{"id":25719,"date":"2006-12-30T00:00:00","date_gmt":"2006-12-30T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=25719"},"modified":"2019-06-20T15:30:14","modified_gmt":"2019-06-20T15:30:14","slug":"1475-conferenza-stampa-anticipazioni-dossier-statistico-immigrazione-2006","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=25719","title":{"rendered":"1475 CONFERENZA STAMPA: ANTICIPAZIONI DOSSIER STATISTICO IMMIGRAZIONE 2006"},"content":{"rendered":"<p>20060601 15:28:00 webmaster<\/p>\n<p>Nelle pagine seguenti si riporta una parte della sintesi del Dossier, distribuita ai partecipanti<\/p>\n<p>ROMA &#8211; Anche quest\u2019anno hanno avuto notevole risonanza sulla stampa le anticipazioni del \u201cDossier Statistico Immigrazione 2006\u201d, che sar\u00e0 presentato il prossimo 25 ottobre, come di consuetudine, al teatro Orione. Si sono  alternati nella presentazione il Coordinatore del Dossier, Franco Pittau, Mons. Vittorio Nozza della Caritas italiana, Jean L\u00e9onard Touadi, giornalista, Qui ci si limita a riportare un solo flash per ognuno degli interventi: Franco Pittau, Coordinatore del Dossier, p. Bruno Mioli della F. Migrantes, Fabio Sturani, Vice-Presidente dell\u2019ANCI.<\/p>\n<p>Per Franco Pittau ogni anno i flussi migratori in Italia sembrano mettere una marcia in pi\u00f9: Mons. Nozza fa presente che l\u2019incongruenza tra quote di ingresso stabilite e reale fabbisogno di imprese e famiglie genera clandestinit\u00e0. Touadi si fa voce dell\u2019Africa quando dice: \u201cNon \u00e8 l\u2019Europa ad essere sotto assedio, \u00e8 il mio continente con le sue povert\u00e0, le sue guerre, le sue politiche di sfruttamento\u201d. P. Mioli propone che, per dare collocazione logica a singoli provvedimenti da parte della nuova maggioranza, sarebbe opportuno anticipare di qualche mese il \u201cDocumento programmatico Triennale\u201d che la legge sull\u2019immigrazione tassativamente prescrive. Sturani, nella sua qualit\u00e0 di sindaco, insiste &#8211; oltre che sul voto amministrativo &#8211; sullo snellimento delle pratiche burocratiche, trasferendo ai Comuni competenze che ora sono riservate alle questure, come fino a qualche tempo fa alle questure era riservato perfino il rilascio della carta di identit\u00e0.<br \/>\nDa parte di tutti si rileva la necessit\u00e0 di intensificare l\u2019opera di informazione e sensibilizzazione della societ\u00e0 italiana, la quale &#8211; voglia o non voglia &#8211; ha da confrontarsi sempre pi\u00f9 da vicino col fatto migratorio, che non solo \u00e8 irreversibile ma si presenta sempre pi\u00f9 indispensabile per la vita non solo economica del Paese.<br \/>\nANTICIPAZIONI DEL DOSSIER STATISTICO IMMIGRAZIONE CARITAS\/MIGRANTES 2006<\/p>\n<p>Queste anticipazioni sono finalizzate innanzi tutto a far prendere coscienza che, alla fine del 2005, la popolazione immigrata in Italia \u00e8 arrivata a superare, seppure di poco, i 3 milioni di unit\u00e0, tenuto conto dei 180.000 immigrati extracomunitari venuti per inserirsi da noi e dei nuovi nati in Italia da entrambi i genitori stranieri: ricordiamo che la stima del \u201cDossier\u201d per la fine del 2004 era di 2.786.340 soggiornanti regolari. Utilizzando i dati messi a disposizione \u00e8 stato ricostruito un quadro organico di quanto \u00e8 avvenuto nello scorso anno.<br \/>\nIl 2005 \u00e8 stato un anno molto interessante non solo per questo consistente aumento ma anche per il monitoraggio pi\u00f9 preciso del mercato del lavoro, che ha evidenziato la persistente incongruenza tra quote stabilite e fabbisogno del mercato.<\/p>\n<p>L\u2019analisi dei visti d\u2019ingresso non ha solo una rilevanza di natura quantitativa ma aiuta anche a porre fine ad una lettura banale del fenomeno migratorio, spesso ridotto alla mera funzione lavorativa dei nuovi venuti o addirittura, quando si identifica immigrazione e delinquenza, all\u2019assolutizzazione del comportamento deviante di alcune loro frange. La realt\u00e0 si colloca ben al di l\u00e0 di questo riduttivo inquadramento e ci presenta una molteplicit\u00e0 di vissuti e di condizioni, con significative differenze a seconda delle provenienze, e attraverso le sue indicazioni particolareggiate non solo aiuta a capire il presente e a ipotizzare il futuro, ma accredita anche il fenomeno migratorio come una tra le pi\u00f9 significative espressioni della dimensione internazionale del mondo odierno.<\/p>\n<p>Tra l\u2019altro, la riflessione sui paesi di arrivo evidenzia che i flussi nel 2005 per quasi la met\u00e0 hanno riguardato cittadini europei e per un altro quinto cittadini americani e questo va a temperamento delle paure di invasione da parte di gruppi non omogenei alla nostra civilt\u00e0.<br \/>\nLa Romania si \u00e8 confermata il primo paese per numero di visti ricevuti, pi\u00f9 di 40.000 e in prevalenza per motivi di lavoro, con un protagonismo di questa nazionalit\u00e0 pari a uno ogni cinque ingressi. A seguire troviamo Albania, Stati Uniti, Marocco, Cina, Ucraina, India, Filippine e Iugoslavia, ma con motivi d\u2019ingresso molto differenziati tra di loro. \u00c8 indubbio che l\u2019aumento che l\u2019immigrazione sta attualmente conoscendo ha diverse marce in pi\u00f9 rispetto alla pur consistente crescita registrata negli anni \u201990.<\/p>\n<p>L\u2019insieme di questi dati porta a chiedersi se la rappresentazione dell\u2019immigrazione, che sta alla base delle decisioni di politica migratoria, risponda in maniera adeguata alla realt\u00e0 e solleva una serie di problemi normativi e amministrativi. Questa \u00e8 la struttura delle anticipazioni del \u201cDossier\u201d. Nel merito dei singoli punti si ritorna qui di seguito con il supporto dei dati.<\/p>\n<p>Il mercato occupazionale nel 2005: la frattura tra mercato formale e mercato reale<\/p>\n<p>Per il 2005 sono stati emanati tre decreti flussi: il primo ha previsto l\u2019ingresso di 79.500 neocomunitari, il secondo l\u2019ingresso di 79.500 extracomunitari (di cui 25.000 stagionali) e il terzo ha completato il contingente degli extracomunitari con altri 20.000 lavoratori stagionali.<br \/>\nPer i neocomunitari dell\u2019Est Europa la quota stabilita di 79.500 ingressi \u00e8 stata utilizzata, alla data di giugno 2005, da 44.096 persone, per il 60% maschi. Il gruppo prevalente \u00e8 stato quello dei polacchi (24.149), seguiti da slovacchi (12.735), cechi (3.719) e ungheresi (1.968). Tra di essi i lavoratori non stagionali sono stati 11.737, per un terzo inseriti nel settore domestico; mentre i 32.359 stagionali si sono indirizzati per i quattro quinti in agricoltura e per il resto nel turismo.<\/p>\n<p>Un discorso pi\u00f9 articolato merita l\u2019ingresso dei lavoratori extracomunitari, per i quali nel 2005 vi \u00e8 stata la possibilit\u00e0 di 45.000 ingressi per lavoro stagionale e di 54.500 ingressi per lavoro non stagionale, questi ultimi cos\u00ec ripartiti: 20.800 unit\u00e0 di lavoro dipendente riservate a nazionalit\u00e0 predeterminate, 15.000 per collaboratori familiari e 15.000 per altri settori (dei quali solo 27.900 assegnati alle regioni), 2.500 a lavoratori autonomi, 1.000 a dirigenti e personale altamente qualificato e 200 a lavoratori di origine italiana.<br \/>\nA fine giugno 2005 (non \u00e8 quindi escluso che successivamente i numeri siano aumentati) sono state conteggiate 123.567 domande presentate per lavoro non stagionale da parte di lavoratori extracomunitari, mentre per lavoro stagionale, alla stessa data, sono pervenute 37.837 domande. Complessivamente, a fronte di 99.500 posti previsti per gli extracomunitari per il 2005, le richieste sono state 161.404: i posti per lavoro stagionale sono stati sufficienti, mentre quelli per lavoro non stagionale sono risultati meno della met\u00e0 di quelli richiesti.<\/p>\n<p>\u00c8 opportuno concentrarsi sulle domande per lavoro stabile, essendo quello pi\u00f9 direttamente collegato con l\u2019inserimento nel paese. Le 123.567 domande per posti non stagionali per il 44,2% (54.621) hanno riguardato collaboratori familiari, con punte superiori al 50% in diverse regioni (Campania, Lazio, Liguria, Puglia, Sicilia, Toscana) e con valori pari o inferiori al 37% nelle Province di Trento e Bolzano, nel Friuli Venezia Giulia, in Lombardia, nelle Marche, nel Molise, nel Veneto e nella Valle d\u2019Aosta. Si pu\u00f2 dire che grosso modo il gruppo di regioni a minor fabbisogno di lavoro domestico riguarda quelle prevalentemente industrializzate.<\/p>\n<p>\u00c8 stato rilevato anche il fabbisogno della forza lavoro edile, che mediamente \u00e8 pari al 17,2% delle domande pervenute (21.208), ha punte superiori al 20% in molte regioni del Nord e del Centro (Bolzano e Trento, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Marche, Molise) e valori pi\u00f9 bassi nel Meridione, anche inferiori al 10% (Calabria, Campania, Puglia, Sicilia).<\/p>\n<p>Sulla base di queste rilevazioni \u00e8 indubbia una frattura tra il mercato formale (quello programmato) e quello reale espresso dalle aziende e dalle famiglie (ed evidenziato dalle domande presentate). Le domande di lavoro non stagionale non soddisfatte sono state circa 100.000 (il 77% di quelle presentate) e, se \u00e8 vero che si \u00e8 trattato di persone gi\u00e0 presenti in Italia, quella che chiamiamo programmazione si \u00e8 chiusa nel 2005 con un bilancio di 100.000 irregolari e che sulla base di un criterio di valutazione cos\u00ec concreto si deve essere giustamente severi nei confronti della legge e della sua applicazione.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda le tendenze \u00e8 bene tenere presente che le 123.567 domande registrate, rapportate alla popolazione straniera complessivamente soggiornante in Italia, incidono per il 4,4% ed evidenziano la tendenza a far venire in Italia un nuovo lavoratore stabile ogni 4 stranieri soggiornanti. L\u2019Emilia Romagna \u00e8 la regione che ha totalizzato il pi\u00f9 alto numero di richieste di lavoratori extracomunitari (20.106, di cui l\u201984,3% rimasto insoddisfatto); mentre le regioni con il pi\u00f9 cospicuo numero di immigrati (la Lombardia con 653.000 soggiornanti a inizio 2005 e il Lazio con 390.000 soggiornanti) rivelano, sulla base di queste registrazioni, una richiesta inferiore alla media (16.381 e 15.278 domande, pari rispettivamente a 1 nuovo lavoratore ogni 20 soggiornanti). Tenuto conto che queste regioni, e specialmente le province di Roma e di Milano, sono state le maggiori protagoniste nella regolarizzazione del 2002, non \u00e8 agevole comprendere se il fabbisogno di manodopera immigrata sia effettivamente contenuto o si tratti solo di sfiducia e scarsa utilizzazione dei canali ufficiali, anche a causa dell\u2019insufficiente disponibilit\u00e0 di posti da essi programmata.<\/p>\n<p>Nella valutazione complessiva dei flussi bisogna anche tenere conto di una quota di altri 26.600 posti non assegnati alle regioni per soddisfare la richiesta delle aziende e delle famiglie e tenuti a disposizione dei paesi convenzionati, dei lavoratori autonomi, dei dirigenti e degli immigrati di origine italiana.<\/p>\n<p>L\u2019analisi fin qui condotta sulla base dei dati ufficiali va completata con un accenno a valutazioni di tipo diverso che sono state fatte sulla programmazione dei flussi. Un\u2019indagine dell\u2019editoriale \u201cStranieri in Italia\u201d, condotta nel mese di marzo 2005 sui due terzi delle province italiane, calcolava che a quella data erano state presentate 258.000 domande che, rapportate alle province mancanti, raggiungevano quota 370.000; inoltre l\u2019indagine ipotizzava che, attraverso le domande che sarebbero state presentate nei successivi mesi, il loro numero alla fine avrebbe potuto essere di 450.000, e quindi tre volte superiore ai posti disponibili. Significativamente venivano citati questi esempi: a Roma 40.000 mila domande per 2.400 posti, a Milano 18.500 per 1.200 posti, a Napoli 7.000 domande per 500 posti. Il decreto flussi evidenzierebbe cos\u00ec ancora una volta, senza la possibilit\u00e0 di venirne a capo, una rilevante sacca di irregolarit\u00e0, poich\u00e9 a detta degli operatori e degli studiosi del settore le domande presentate riguardano per la maggior parte persone gi\u00e0 presenti in Italia e pronte, una volta accettata la loro domanda, a ritornare nel loro paese per ottenere il visto: perci\u00f2, ironicamente, \u00e8 stato detto che pi\u00f9 che di un decreto flussi si tratterebbe di un decreto che costringe al riflusso.<\/p>\n<p>Probabilmente il numero effettivo delle domande presentate si colloca a met\u00e0 tra quello rilevato a giugno 2005 dal Ministero del Lavoro e quello ipotizzato dall\u2019editoriale \u201cStranieri in Italia\u201d; se cos\u00ec non fosse diventerebbe arduo capire perch\u00e9 ad appena un anno di distanza, nel mese di marzo 2006, le domande presentate a seguito del nuovo decreto flussi per l\u2019assunzione di lavoratori extracomunitari siano state ben 480.000. Fortunatamente il nuovo sistema di rilevazione messo a punto dal Ministero dell\u2019Interno attraverso le Poste Italiane e gli Sportelli unici ha gi\u00e0 reso possibile quantificare il numero totale delle domande e, quando sar\u00e0 in grado di fornire le disaggregazioni per provincia, per categoria, per sesso e per provenienza, consentir\u00e0 di conoscere meglio il mercato e le sue tendenze e di pervenire, finalmente, ad una capacit\u00e0 programmatoria pi\u00f9 adeguata. Tracciati cos\u00ec i contorni del mercato formale e di quello reale, si pu\u00f2 entrare nel merito dei flussi di ingresso in Italia, per lavoro o per altri motivi, che hanno portato la presenza straniera in Italia a superare i 3 milioni di unit\u00e0 all\u2019inizio del 2006.<\/p>\n<p>I visti per inserimento rilasciati nel 2005<\/p>\n<p>Per la ricostruzione dei flussi del 2005 ci avvaliamo dell\u2019archivio visti del Ministero degli Affari Esteri, che si caratterizza non solo per un\u2019apprezzabile tempestivit\u00e0 ma anche per un soddisfacente trattamento dei dati.<br \/>\nLa concessione dei visti \u00e8 regolamentata dalla convenzione di applicazione dell\u2019Accordo di Schenghen, che prevede tre categorie fondamentali:<br \/>\n-visti Schenghen uniformi (VSU) con una validit\u00e0 massima di 90 giorni;<br \/>\n-visti a validit\u00e0 territoriale limitata (VTL) soggetti anche a restrizione territoriale oltre che temporale;<br \/>\n-visti nazionali (VN), previsti dall\u2019art. 18 della Convenzione, con una validit\u00e0 superiore a 90 giorni.<br \/>\nNaturalmente, essendo qui trattata l\u2019immigrazione d\u2019inserimento, verranno presi in considerazione solo i visti nazionali, quelli la cui durata consente un vero e proprio inserimento nel paese, seppure di durata differenziata.<\/p>\n<p>Nel 2005 sono stati rilasciati dalle rappresentanze diplomatiche e consolari italiane 224.080 visti per inserimento (appena un quinto di quelli complessivamente rilasciati), non solo per lavoro e ricongiungimento familiare ma anche per diversi altri motivi, da prendere in considerazione distintamente.<\/p>\n<p>ITALIA. Visti per inserimento concessi nel 2005<br \/>\nMotivi rilascio\tNumero\t% sul totale\tMotivi rilascio\tNumero \t% sul totale<br \/>\nDiplomatico\t1.234\t0,6\tFamiliari al seguito\t3.964\t1,8<br \/>\nLavoro subordinato\t78.989\t35,3\tStudio &#8211; Scuole diverse\t26.619\t11,9<br \/>\nLavoro autonomo\t775\t0,3\tStudio &#8211; Universit\u00e0\t5.072\t2,3<br \/>\nMissione\t7.019\t3,1\tVacanze lavoro\t358\t0,2<br \/>\nMotivi religiosi\t2.795\t1,2\tAltri motivi\t2.910\t1,3<br \/>\nReingresso\t3.446\t1,5\tTotale visti inserimento\t224.080\t100,0<br \/>\nResidenza elettiva\t968\t0,4<br \/>\nRincong. familiare\t89.931\t40,1\tTotale generale visti\t1.076.080\t&#8211;<br \/>\nFONTE: Dossier Statistico Immigrazione Caritas\/Migrantes. Elaborazioni su dati del Ministero degli Affari Esteri<\/p>\n<p>Motivi diplomatici (1.234). Per quanto i diplomatici siano una categoria del tutto particolare di immigrati, sono pur sempre chiamati a insediarsi nel paese per una certo periodo di tempo.<\/p>\n<p>Lavoro autonomo (775). Il numero di questi visti \u00e8 molto basso, addirittura inferiore alla quota stabilita per il 2005 (2.500), e attesta la scarsa predisposizione dell\u2019Italia ad attirare investitori\/imprenditori esteri, mentre gli immigrati stanno dimostrando da anni un\u2019eccezionale propensione alla scelta imprenditoriale. Tra l\u2019altro va osservato che, nel corso degli anni \u201990, i permessi di soggiorno concessi per lavoro autonomo sono stati mediamente pi\u00f9 elevati (circa 1.300 l\u2019anno). Indichiamo i principali paesi di provenienza per lavoro autonomo nel 2005: 86 la Croazia, 61 visti Cuba, 50 il Kazakistan, 49 la Russia, 36 Taiwan, 34 il Pakistan, 26 il Giappone, 22 la Corea del Sud e 20 la Romania.<\/p>\n<p>Lavoro subordinato (78.989). \u00c8 il motivo pi\u00f9 ricorrente dopo quello per motivi familiari, anche se \u00e8 rimasto, seppur di poco, al di sotto della quota stabilita di 79.500 unit\u00e0 tra lavoro dipendente non stagionale e lavoro stagionale. In effetti, a volte la lentezza delle procedure fa s\u00ec che un certo numero di datori di lavoro rinunci all\u2019impiego dei lavoratori stagionali inizialmente ipotizzato. Di questi visti 4.559 sono stati rilasciati a marittimi, 982 a lavoratori dello spettacolo e 977 a sportivi. Al numero complessivo citato si aggiungono altri 5.946 visti per lavoro dipendente di durata inferiore a tre mesi.<\/p>\n<p>Missione (7.019). Beneficiari di questo visto sono gli stranieri che vengono per ragioni legate a funzioni politiche, governative o comunque di pubblica utilit\u00e0. In questa sede sono stati presi in considerazione solo i visti superiori ai 90 giorni, altrimenti il loro numero complessivo sarebbe stato quasi tre volte superiore (21.000). Un quinto dei visti per missione viene rilasciato a statunitensi (5.020).<\/p>\n<p>Motivi religiosi (2.795). I ministri di culto, appartenenti ad organizzazioni confessionali iscritti all\u2019elenco tenuto dal Ministero dell\u2019Interno, che hanno ottenuto questi visti di lunga durata, sono appena un terzo rispetto a quelli venuti con visti di durata inferiore ai 90 giorni (il totale dei due gruppi raggiunge le 7.058 unit\u00e0). Anche negli anni \u201990 la media dei permessi rilasciati per motivi religiosi \u00e8 stata di circa 3.000 l\u2019anno.<br \/>\nReingresso (3.446). Questi visti vengono rilasciati non a persone venute ex novo dall\u2019estero bens\u00ec a immigrati gi\u00e0 soggiornanti, che si siano trovati incidentalmente sprovvisti del permesso di soggiorno e che pertanto necessitino di un visto per rientrare in Italia. Ritorna qui l\u2019annoso problema delle lungaggini burocratiche che caratterizzano il rinnovo dei permessi di soggiorno, affrontato solo di recente con un\u2019impostazione innovativa che coinvolge le poste italiane, i comuni e i patronati. Avviene di fatto che un consistente numero di immigrati, anzich\u00e9 ricevere un valido titolo di soggiorno, ottiene per lunghi periodi solo il ticket dell\u2019avvenuta consegna dell\u2019istanza di rinnovo: per loro il visto di reingresso \u00e8 l\u2019unica soluzione che consenta di lasciare temporaneamente l\u2019Italia e poi di ritornarvi.<\/p>\n<p>Residenza elettiva (968). Sono appena un migliaio queste persone, abbastanza agiate, venute a stabilirsi in Italia senza bisogno di lavorare. Il loro numero limitato ridimensiona la capacit\u00e0 di attrattiva del \u201cbel paese\u201d e induce a riflettere sull\u2019immagine che l\u2019Italia riesce a dare di se stessa e sulle condizioni burocratico-ambientali alle quali \u00e8 soggetto il cittadino straniero che si inserisce in Italia. La tendenza al rilascio di questi visti risulta in forte calo: dall\u2019archivio del Ministero dell\u2019Interno si rileva che negli anni \u201990 i permessi di soggiorno per residenza elettiva sono stati circa 3.000 l\u2019anno e addirittura 4.000 nel 1990.<\/p>\n<p>Ricongiungimento familiare e familiari al seguito (89.931 + 3.964). Questo \u00e8 stato negli ultimi anni il motivo di maggiore ingresso in Italia e ci\u00f2 mostra che l\u2019immigrazione in Italia, anche se all\u2019inizio vede come protagonisti uomini soli e donne sole, nel volgere di poche anni attira anche i familiari rimasti in patria per la comprensibile aspirazione alla ricomposizione dei nuclei. In realt\u00e0, unitamente a questa tipologia va anche considerata quella dei visti rilasciati per familiari al seguito (3.964 unit\u00e0), che consente l\u2019ingresso dei parenti (solo di quelli con i quali \u00e8 possibile effettuare il ricongiungimento) contestualmente al titolare di un visto per motivi di lavoro (subordinato di durata non inferiore a 1 anno, autonomo non occasionale, studio o motivi religiosi) o al cittadino italiano o comunitario. Il numero pi\u00f9 contenuto di questi visti conferma che si tratta di una modalit\u00e0 meno utilizzata, anche perch\u00e9 presuppone da parte del richiedente una relativa sicurezza\/tranquillit\u00e0 circa le condizioni dell\u2019inserimento, che al momento dell\u2019arrivo difficilmente si possiedono. Va comunque sottolineato che essi contribuiscono ad aumentare l\u2019importanza dei motivi familiari, uno tra i pi\u00f9 significativi indicatori dell\u2019insediamento strutturale degli immigrati.<\/p>\n<p>Studio (26.619). Si tratta spesso di visti concessi per periodi superiori ai tre mesi; anzi non \u00e8 raro che i permessi siano annuali e periodicamente rinnovabili. Per lo pi\u00f9 si tratta di cittadini statunitensi iscritti alle numerose universit\u00e0 americane presenti a Roma e in altre citt\u00e0 italiane, ma vi sono anche altre persone che vengono per seguire corsi di perfezionamento (legati ad attivit\u00e0 artistiche) o giovani interessati a conseguire un diploma presso le scuole secondarie italiane. Peraltro, sommando questi visti con quelli rilasciati per brevi periodi (inferiori ai 90 giorni) si arriva ad un numero pressoch\u00e9 doppio (41.093).<\/p>\n<p>Studio presso le universit\u00e0 italiane (5.072). Sono annualmente circa 5.000 gli studenti che si immatricolano presso le universit\u00e0 italiane, mentre lo stock di tutti gli studenti stranieri iscritti alle universit\u00e0 italiane \u00e8 di circa 35.000 unit\u00e0 (l\u20191,9% della popolazione universitaria totale nell\u2019anno accademico 2003-2004). Sempre nello stesso anno si sono laureati poco meno di 3.000 universitari stranieri (l\u20191,2% del totale). Queste cifre non sono lontanamente paragonabili a quelle della Germania, Gran Bretagna, Francia, a riprova dell\u2019insufficiente grado di internazionalizzazione dell\u2019Italia in questo ambito.<\/p>\n<p>I continenti e i paesi protagonisti dei flussi nel 2005<\/p>\n<p>I 224.080 visti rilasciati per inserimento nel 2005 sono stati cos\u00ec ripartiti per continenti di rilascio: Europa 44,5%, Asia 21,0%, America 18,1% e Africa 15,9%. <\/p>\n<p>Il panorama rispetto agli inizi degli anni \u201990 \u00e8 notevolmente cambiato: l\u2019Europa ha consolidato la sua preminenza (aumento di quattro punti percentuali e 100.000 nuovi ingressi, che lievitano ancor di pi\u00f9 se si tiene conto dei neocomunitari); l\u2019Asia si colloca saldamente al secondo posto (47.000 ingressi); seguono l\u2019America (41.000) e l\u2019Africa (36.000), continente questo che in tutti gli anni \u201980 era stato invece il maggior protagonista dei flussi in ingresso. <\/p>\n<p>La tipologia dei visti rilasciati vede al primo posto il ricongiungimento familiare (40,1%), seguito dal lavoro dipendente (35,2%) e dallo studio (14,2%). <\/p>\n<p>ITALIA. I primi 12 paesi per numero e tipologia dei visti nel 2005<br \/>\nPaese\tVisti\t% lavoro\t% ric. fam.\tPaese\tVisti\t% lavoro\t% ric. fam.<br \/>\nRomania\t42.322\t80,4\t16,0\tIndia\t7.222\t24,2\t58,0<br \/>\nAlbania\t23.530\t21,9\t63,5\tFilippine\t6.953\t56,8\t34,0<br \/>\nStati Uniti\t20.231\t3,1\t2,4\tIugoslavia\t6.297\t40,0\t48,6<br \/>\nMarocco\t17.343\t27,4\t68,0\tMacedonia\t5.429\t27,7\t68,5<br \/>\nCina\t13.621\t20,9\t68,6\tTunisia\t4.977\t39,9\t47,4<br \/>\nUcraina\t7.925\t39,7\t47,8\tPer\u00f9\t4.557\t30,4\t62,8<br \/>\nFONTE: Dossier Statistico Immigrazione Caritas\/Migrantes. Elaborazioni su dati del Ministero degli Affari Esteri<\/p>\n<p>Il diverso andamento degli anni \u201990<\/p>\n<p>Nel passato il \u201cDossier\u201d era solito analizzare congiuntamente i visti e i relativi permessi di soggiorno, monitorando cos\u00ec il flusso delle persone a partire dagli adempimenti iniziali svolti nel paese di origine per chiudere con la concessione dei permessi di soggiorno in Italia. Un simile confronto ha consentito di verificare quanti tra i visti rilasciati siano stati effettivamente utilizzati, di ricavare ulteriori disaggregazioni sui nuovi venuti (sesso, et\u00e0, stato civile), di conoscere il flusso migratorio dei cittadini comunitari, specialmente quello proveniente dai nuovi paesi dell\u2019Est, non desumibile dai visti ai quali i cittadini europei non sono soggetti. Questo incrocio, condotto dal \u201cDossier\u201d per gli anni \u201990, \u00e8 diventato ultimamente impossibile per l\u2019indisponibilit\u00e0 dei dati. <\/p>\n<p>Nel decennio in questione sono stati concessi complessivamente 1.407.155 permessi di soggiorno in Italia, dei quali 917.056 sono risultati validi alla fine di ciascun anno (anche se non sono tutti legati a motivi di inserimento stabile), mentre altri 490.099 (pari al 34,8% del totale) sono stati di durata breve e sono scaduti prima della fine dell\u2019anno.<br \/>\nI nuovi ingressi per lavoro sono stati 15.000 nel 1990 e tra i 19.000 e i 25.000 negli anni successivi, con un andamento discontinuo.<br \/>\nInvece i permessi per ricongiungimento familiare sono stati caratterizzati da una crescita costante: 10.000\/11.000 nel triennio 1990-1992, 17.000\/18.000 nel 1994-1996, 25.000 nel 1997 e quindi, con un aumento veramente notevole, pi\u00f9 di 40.000 sia nel 1998 che nel 1999.<\/p>\n<p>I permessi per residenza elettiva sono stati in media 3.000 l\u2019anno e quelli per motivi religiosi si sono attestati sulle 4.000 unit\u00e0. Pi\u00f9 numerosi sono i permessi per studio (11.000 l\u2019anno), dei quali per\u00f2 meno della met\u00e0 riguarda la frequenza delle universit\u00e0 italiane.<br \/>\nSe escludiamo i motivi di breve durata (salute, turismo e altri) e una met\u00e0 circa di quanti sono giunti per asilo, motivi umanitari e studio, risulta che nel decennio 1990-1999 gli stranieri venuti per inserirsi nella societ\u00e0 italiana sono stati 664.000: non si tiene qui conto dei permessi concessi ai regolarizzati nel 1990, nel 1996 e nel 1998, che ammontano all\u2019incirca ai nuovi ingressi dell\u2019intero decennio.<\/p>\n<p>Gli anni \u201990, anche tenuto conto che la prima legge organica sull\u2019immigrazione si colloca alla fine di quel periodo, sono stati di grande vivacit\u00e0 perch\u00e9 hanno visto raddoppiare la popolazione immigrata. Tuttavia, se si attua un confronto con i ritmi che si riscontrano attualmente, la differenza \u00e8 enorme e l\u2019andamento precedente appare molto ridimensionato. I motivi di lavoro sono passati annualmente da 25.000 a pi\u00f9 di 100.000, i ricongiungimenti familiari dalla media di 22.000 l\u2019anno e da pi\u00f9 di 40.000 alla fine degli anni \u201990 agli odierni 90.000. Anche le nuove nascite da entrambi i genitori stranieri dalle 8.000 all\u2019inizio degli anni \u201990 e dalle 22.000 nel 1999 sono passate alle oltre 50.000: sono aumentate di poco solo le presenze per asilo e per motivi umanitari (dalle 12.000 unit\u00e0 degli anni \u201990 alle attuali 15.000).<\/p>\n<p>Calcolando nel complesso il ritmo d\u2019aumento della popolazione immigrata, si va dalle 80.000 unit\u00e0 l\u2019anno degli anni \u201990 al ritmo attuale quattro volte pi\u00f9 sostenuto, in linea con quelle tendenze ipotizzate da diversi demografi e studiosi dell\u2019immigrazione.<\/p>\n<p>Un futuro che si fa fatica ad inquadrare organicamente<\/p>\n<p>Se depuriamo i 224.080 visti nazionali rilasciati nel 2005 da alcune tipologie che non prefigurano una permanenza stabile e teniamo conto anche dei lavoratori stagionali inclusi nel numero complessivo dei lavoratori, possiamo ipotizzare che l\u2019immigrazione per inserimento sia stata nel 2005 di circa 180.000 unit\u00e0.<br \/>\nSe poi facciamo riferimento al 2006 e teniamo conto che gli ingressi per lavoro sono aumentati (170.000 tra lavoratori fissi e stagionali), che i nuovi nati da entrambi i genitori stranieri (48.384 nel 2005) possono aver raggiunto la quota di 55-60.000, che siano circa 15.000 i neocomunitari insediatisi in Italia, possiamo stimare che il ritmo d\u2019aumento annuale della presenza di stranieri in Italia sia attualmente pari a circa 325.000, il che porta a ipotizzare pi\u00f9 che un raddoppio della popolazione immigrata nel corso di 10 anni.<br \/>\nL\u2019Italia, con sei milioni di immigrati, diventer\u00e0 cos\u00ec il secondo paese di immigrazione in Europa dopo la Germania e uno dei pi\u00f9 grandi del mondo.<\/p>\n<p>A questo punto \u00e8 doveroso chiedersi se la societ\u00e0 italiana stia riuscendo ad inquadrare in maniera adeguata un fenomeno che si sta sviluppando a ritmi cos\u00ec sostenuti.<br \/>\nNeppure il recente dibattito politico sull\u2019immigrazione \u00e8 risultato soddisfacente, seppure i toni siano stati pi\u00f9 contenuti rispetto alla competizione elettorale del 2001. Chiamare gli italiani a salvaguardare il loro lavoro e il loro benessere in contrapposizione a quello degli immigrati o a scegliere tra la sicurezza e la delinquenza significa non rendersi conto che i destini di tutti sono inestricabilmente congiunti. \u00c8 vero, da una parte, che molte affermazioni vengono fatte per ragioni di schieramento e che, nonostante tutto, seppure a fatica sembra avanzare un senso di apertura favorito dall\u2019interazione quotidiana nelle case, nelle aziende, nei cantieri, negli stessi ospedali e in qualunque altro luogo pubblico\/privato di incontro, contatto, scambio.<\/p>\n<p>Occorre per\u00f2 che questa mentalit\u00e0 approssimativa e ambigua venga con urgenza messa da parte per lasciare il posto ad una seria capacit\u00e0 di approfondimento che consenta di inquadrare e indirizzare il futuro in senso proficuo. A questo riguardo \u00e8 doveroso ribadire con fermezza che alcune decisioni non vanno nell\u2019indirizzo auspicabile. Il collegamento tra mercato occupazionale e normativa sull\u2019immigrazione \u00e8 stato ostacolato dall\u2019avere indebitamente assolutizzato la chiamata nominativa dall\u2019estero come unica modalit\u00e0 d\u2019ingresso. Vent\u2019anni di osservazione del fenomeno consentono di definire questa impostazione come velleitaria, inconcludente ed essa stessa causa dell\u2019espansione della irregolarit\u00e0, mentre urge la reintroduzione della possibilit\u00e0 di venire in Italia per la ricerca del posto di lavoro al fine di favorire l\u2019incontro tra domanda e offerta. Tra l\u2019altro questa possibilit\u00e0, positivamente sperimentata in Italia e poi abbandonata, \u00e8 stata praticata anche altrove per consentire l\u2019ingresso dei neocomunitari subordinati: in Grecia avviene attraverso la formula della prestazione di garanzia e in Danimarca sotto forma di permesso per la ricerca del posto di lavoro.<\/p>\n<p>L\u2019estrema flessibilit\u00e0 attuale dei posti di lavoro mal si compone con la rigida normativa sul contratto di soggiorno, che per giunta mortifica la dignit\u00e0 delle persone implicate nella mobilit\u00e0 perch\u00e9 genera un penoso clima di angoscia esistenziale, aumenta a dismisura gli adempimenti burocratici (peraltro gestiti con difficolt\u00e0) e ritarda il processo di integrazione.<br \/>\nI problemi di gestione del mercato del lavoro non si esauriscono nelle quote e nei meccanismi di ingresso, bens\u00ec comportano un impegno ancora maggiore ad insediamento avvenuto. L\u2019Italia da una parte vedr\u00e0 aumentare il fabbisogno di personale per l\u2019assistenza delle famiglie, degli anziani e dei malati, e dall\u2019altra \u00e8 chiamata a riqualificare il suo sistema produttivo in maniera pi\u00f9 competitiva. Con l\u2019immigrazione si deve riuscire a contemperare entrambe le esigenze, obiettivo dal quale si \u00e8 lontani. Una visione d\u2019insieme pi\u00f9 organica impone anche di riflettere su diversi altri punti, al momento insoddisfacenti, quali la formazione all\u2019estero, l\u2019immigrazione qualificata, la formazione professionale, l\u2019avvio di una progettazione a carattere innovativo, il maggiore coinvolgimento degli stessi immigrati e delle loro rappresentanze.<\/p>\n<p>Anche le implicazioni societarie dell\u2019immigrazione sono caratterizzate da vistose lacune. Si stenta a entrare nel merito dell\u2019integrazione, parola chiave del futuro, precisandone doveri ma anche diritti, con adeguate e concrete misure di sostegno: a titolo esemplificativo, si pu\u00f2 citare &#8211; fra le scelte recenti &#8211; l\u2019incomprensibile esclusione dal bonus beb\u00e8 degli immigrati, pure considerati un provvidenziale anche se temporaneo rimedio a livello demografico, e &#8211; tra quelle meno recenti &#8211; il loro limitato accesso all\u2019assistenza sociale. Servono una nuova mentalit\u00e0 non discriminatoria e il coraggio di procedere alle riforme necessarie, tra le quali sicuramente vanno incluse il superamento dell\u2019antiquata legge sulla cittadinanza e l\u2019attribuzione del diritto di voto amministrativo, senza pi\u00f9 considerare uno spauracchio questa conquista civile, altrove sperimentata positivamente da anni.<\/p>\n<p>L\u2019Italia \u00e8 diventata un grande paese di immigrazione anche senza il supporto di un\u2019adeguata politica di immigrazione. Gli immigrati, con la loro tenace voglia di riuscire, possono essere anche per noi una leva supplementare per lo sviluppo. La consistenza attuale del fenomeno, il ritmo di crescita, gli scenari ipotizzabili a breve e medio termine portano a concludere che la societ\u00e0 italiana nel suo insieme deve superare gli indugi e adoperarsi per preparare una convivenza pi\u00f9 fruttuosa e pi\u00f9 serena: questo \u00e8 l\u2019auspicio di Caritas e Migrantes.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1475-conferenza-stampa-anticipazioni-dossier-statistico-immigrazione-2006<\/p>\n<p>2262<\/p>\n<p>2006-2<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20060601 15:28:00 webmaster Nelle pagine seguenti si riporta una parte della sintesi del Dossier, distribuita ai partecipanti ROMA &#8211; Anche quest\u2019anno hanno avuto notevole risonanza <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=25719\" title=\"1475 CONFERENZA STAMPA: ANTICIPAZIONI DOSSIER STATISTICO IMMIGRAZIONE 2006\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[109],"tags":[],"class_list":["post-25719","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2006"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - 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