{"id":25551,"date":"2006-12-30T00:00:00","date_gmt":"2006-12-30T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=25551"},"modified":"2019-06-20T13:17:36","modified_gmt":"2019-06-20T13:17:36","slug":"1621-rivista-indipendenza-il-nuovo-numero-di-giugno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=25551","title":{"rendered":"1621 RIVISTA INDIPENDENZA: IL NUOVO NUMERO DI GIUGNO"},"content":{"rendered":"<p>20060619 17:57:00 webmaster<\/p>\n<p>a)    Stavolta esordiamo con l\u2019Afghanistan. Un conflitto molto meno seguito ma nient\u2019affatto irrilevante per le strategie imperiali di Washington in Asia centrale. Un significativo banco di prova per il governo di centrosinistra italiano. Saranno proni anch\u2019essi, dopo il centrodestra, a sua maest\u00e0 imperiale? Basta pensare ai trascorsi e alla triade Prodi-Parisi-D\u2019Alema per darsi una risposta. Una raffica di notiziole comunque perch\u00e9 non ci si accusi di prevenzione: Italia \/ Afghanistan (1, 10, 15); Afghanistan (2, 8, 15); Italia (4). Un\u2019occhiata a Italia (9) sull\u2019Iraq. Sul ritiro dall\u2019Iraq, asserito dall\u2019attuale governo di centrosinistra, \u00e8 da tenere a mente quanto prefigurato dal precedente governo di centrodestra che aveva annunciato la stessa cosa per fine anno (cfr. blocco di notizie 15-30 maggio: Italia \/ Iraq. 17 maggio. Un illuminante scritto di Stefano Chiarini). Istruzioni per l\u2019uso: nella fase imperialista il mondo \u00e8 una scacchiera ed i teatri di guerra ne sono solo i quadratini. Ah, sul tema Afghanistan un\u2019occhiata a Francia \/ Afghanistan (14).<\/p>\n<p>Dal blocco allegato di &quot;Notizie dal mondo&quot;<br \/>\n1-15 giugno 2006:<\/p>\n<p> A buon intenditor nessuna parola.<\/p>\n<p>b)    Corno d\u2019Africa. Somalia (6, 8, 14). Un USA \/ Somalia all\u201911. Scenari lontani. L\u2019Africa solitamente fuori dall\u2019attenzione internazionale, carit\u00e0 pelosa a parte. A Mogadiscio arrivano le Corti islamiche. Sembra un deja vu. Comunque da seguire.<\/p>\n<p>c)    Dal caldo africano al freddo himalayano. Nepal (3, 11) con i maoisti ad un passo dal governo. Situazione interessante anche per le contaminazioni (maoiste) sulla confinante India (3). A Washington hanno gi\u00e0 aperto la pratica e l\u2019India interessa in funzione anti-Cina. Il fantasma di Mao potrebbe intralciare certi disegni imperiali della Casa Bianca gi\u00e0 avviati di recente con lo sdoganamento nucleare di Nuova Delhi.<\/p>\n<p>d)\tSituazione molto delicata in Palestina. Sul referendum di Abbas cfr 7, 11. Ma anche, d\u2019accompagno, Israele (12) e Palestina \/ Israele (14). <\/p>\n<p>Tra l\u2019altro: <\/p>\n<p>Euskal Herria (2, 8, 13, 14, 15 giugno)<br \/>\nIraq (5, 8, 9, 15 giugno)<br \/>\nSiria (3 giugno)<br \/>\nUSA \/ Iraq (14 giugno)<br \/>\nUSA \/ Iran (2 giugno)<br \/>\nIran (3, 4 giugno)<br \/>\nVenezuela (1 giugno)<br \/>\nBolivia (3 giugno)<br \/>\nPer\u00f9 (8 giugno)<br \/>\nUcraina (6, 13 giugno)<br \/>\nUcraina \/ Russia (6 giugno)<br \/>\n___________________________<\/p>\n<p>Italia \/ Afghanistan. 1 giugno. L\u2019intervento in Afghanistan? Diverso e peggiore rispetto a quello in Iraq. Gino Strada, fondatore di Emergency, intervistato da il Manifesto, \u00e8 perentorio: \u00abmi permetto di ricordare che l\u2019intervento in Afghanistan inizia il 7 ottobre 2001, portato avanti dall\u2019aviazione di un paese senza nessun coinvolgimento, neanche tentato, delle Nazioni Unite. Il 12 settembre una risoluzione dell\u2019ONU assicurava che il Consiglio di Sicurezza si sarebbe impegnato ad assicurare alla giustizia gli attentatori e i mandanti degli attacchi terroristici, di tutti gli atti di terrorismo, secondo la Carta delle Nazioni Unite. Venticinque giorni dopo un paese decide di bombardare un altro paese con un atto che \u00e8 stato di terrorismo internazionale, esattamente come \u00e8 stato quello al World Center (&#8230;). Gli interventi di tamponamento ex post [l\u2019avallo successivo dell\u2019ONU, ndr] non sanano la situazione di illegalit\u00e0 che, ripeto, \u00e8 particolarmente grave per gli italiani [il riferimento \u00e8 alla violazione dell\u2019art. 11 della Costituzione, ndr]\u00bb.<\/p>\n<p>Italia \/ Afghanistan. 1 giugno. Gino Strada difende anche l\u2019azione di Emergency. Le organizzazioni umanitarie stanno subendo una progressiva \u00abmilitarizzazione\u00bb e le pressioni aumentano su quelle riottose a schierarsi con l\u2019attuale autorit\u00e0 imperiale di Washington. Su Repubblica Guido Rampoldi tira fuori appunto il caso dell\u2019ospedale di Emergency a Kabul: \u00abAprire un centro sanitario che rimette in sesto i combattenti d\u2019un regime spaventoso\u00bb, scrive il giornalista di Repubblica, \u00aba noi non pare un grande affare per la pace e per l\u2019umanit\u00e0\u00bb. Replica Strada: \u00abNei nostri ospedali curiamo tutti, questo \u00e8 certo: non abbiamo mai chiesto a nessuno come la pensa, chi \u00e8, cosa vota, che cosa ha fatto nella sua vita. E di questo siamo orgogliosi. D\u2019altronde ci ispiriamo, semplicemente, alla Dichiarazione universale dei diritti umani e alla deontologia medica. Mi inorridisce sentire parlare, di nuovo, di pallottole o bombe umanitarie. C\u2019\u00e8 una logica terrificante dietro quello che scrive Rampoldi, che non soltanto va contro i princ\u00ecpi di Emergency \u2013sarebbe poca cosa\u2013 ma contro ogni deontologia medica e contro qualsiasi diritto umanitario internazionale. \u00c8 la logica del fai-da-te, del cow boy, la logica della barbarie\u00bb.<\/p>\n<p>Russia. 1 giugno. Il Pentagono mira a schierare una base di missili intercettori in uno dei Paesi dell\u2019Europa orientale. Mosca replica preannunciando postazioni anti-missile ai confini. Secondo il vice premier e ministro della Difesa, Sergei Ivanov, questo intendimento diventer\u00e0 esecutivo nei piani per lo sviluppo dello strumento militare dal 2006 al 2010. \u00abSiamo al corrente di piani per la creazione di postazioni anti-missile in Polonia. Questi progetti ci preoccupano molto e li teniamo in considerazione nei nostri piani per i prossimi cinque anni\u00bb, dice Ivanov all\u2019agenzia Itar-Tass. Aggiunge che le spese di ammodernamento e di gestione raggiungeranno entro il 2010 il rapporto di parit\u00e0, mentre \u00abattualmente il 60% del bilancio \u00e8 devoluto alle spese di gestione dell\u2019esercito e della marina e il 40% allo sviluppo\u00bb. Questo rapporto cinque anni fa era pari al 70 e 30%.<\/p>\n<p>Venezuela \/ Russia. 1 giugno. La Russia costruir\u00e0 in Venezuela due stabilimenti per la produzione di armi e munizioni. Ieri, il presidente venezuelano Hugo Ch\u00e1vez ha annunciato che Mosca ha gi\u00e0 sottoscritto un contratto per la fornitura al Venezuela di 100mila fucili di assalto Kalashnikov. \u00abCos\u00ec potremo difendere ogni strada, ogni collina, ogni angolo\u00bb, ha detto Ch\u00e1vez in visita in Ecuador, dove ha firmato una serie di contratti per forniture energetiche. Secondo l\u2019agenzia Associated Press, la societ\u00e0 Rosoboronexport avrebbe confermato che le trattative sono in corso senza per\u00f2 fornire dettagli sui tempi e sulla capacit\u00e0 di produzione dell\u2019impianto. Ch\u00e1vez ha detto anche ai giornalisti che un primo lotto di 30mila Kalashnikov dovrebbe arrivare in giugno, notizia confermata dall\u2019industria russa. L\u2019accordo non \u00e8 visto di buon occhio dagli USA che considerano Ch\u00e1vez una presenza destabilizzante nella regione. Nel mese di maggio il dipartimento di Stato USA ha bandito la vendita di armi al Venezuela per i contatti di quel Paese con l\u2019Iran e Cuba e per la \u00abmancanza di supporto nella lotta al terrorismo\u00bb. Secondo fonti di stampa gli USA sarebbero preoccupati dalle iniziative del Venezuela volte al rafforzamento del suo apparato militare. In aprile il Venezuela ha ricevuto tre elicotteri militari russi, primi di un lotto di 15 ordinati a Mosca. Secondo Ch\u00e1vez, contribuiranno alla protezione del Venezuela nell\u2019eventualit\u00e0 di una invasione USA. Il governo venezuelano ha ripetutamente accusato Washington di tentare di destabilizzare il governo ed il paese.<\/p>\n<p>Venezuela. 1 giugno. Tagli alla produzione petrolifera per mantenere il prezzo del greggio su un livello di poco inferiore ai 70 dollari al barile. Lo ha chiesto oggi, invano, il capo di Stato venezuelano Hugo Ch\u00e1vez, nel corso del 141\u00b0 incontro dei paesi produttori di petrolio appartenenti al cartello dell\u2019Opec in corso a Caracas. Il tetto di produzione giornaliera si manterr\u00e0 quindi sui 28 milioni di barili decisi in precedenza. Secondo il ministro dell\u2019Energia iraniano Kazem Vaziri-Hamaneh e quello del Qatar, Abdullah al-Attiyah, con l\u2019attuale tendenza al rialzo dei prezzi, un decremento della produzione non \u00e8 una misura praticabile. Secondo Frederic Lassere di SG Securities di Parigi, con l\u2019attuale costo al barile vicino ai 70 dollari, se il direttivo dell\u2019Opec avesse deciso di diminuire la quantit\u00e0 di petrolio estratto, avrebbe lanciato un segnale politico negativo difficile da far accettare ai consumatori. Soprattutto in considerazione del fatto che nei prossimi mesi, in concomitanza con l\u2019arrivo dell\u2019estate e della stagione degli uragani, la domanda di petrolio da parte degli Stati Uniti tender\u00e0 ad aumentare molto, con forti pressioni inflattive sul costo del greggio.<\/p>\n<p>Venezuela. 1 giugno. Ch\u00e1vez \u00e8 favorevole ad una politica di alti prezzi dell\u2019oro nero per diverse motivazioni, di natura interna ed internazionale. Prima di tutto le ragioni di politica nazionale. La sostanziale mancanza di sufficienti investimenti tecnologici negli apparati produttivi e i contrasti tra Ch\u00e1vez e i dirigenti della societ\u00e0 petrolifera di Stato, la Pdvsa, seguiti al golpe contro di lui del 2002, hanno determinato una notevole compressione delle capacit\u00e0 produttive, scese da 3,5 milioni di barili al limite degli attuali 2,2-2,5 milioni di barili al giorno. Dopo il tentato golpe contro Ch\u00e1vez dell\u2019aprile 2002 e il rapido ritorno al potere dell\u2019ex colonnello, i vertici della Pdvsa avviarono una serrata della produzione che costrinse Ch\u00e1vez a sostituirli in blocco con esponenti a lui politicamente vicini. Da allora, per\u00f2, i livelli produttivi non sono mai riusciti a risalire ai picchi precedenti a tali vicende. In un simile contesto, un elevato prezzo del petrolio sui mercati internazionali pu\u00f2 compensare difficolt\u00e0 strutturali e di relazioni tra governo e holding petrolifera di Stato. In secondo luogo, se i prezzi dell\u2019oro nero rimangono elevati, il leader venezuelano pu\u00f2 continuare a finanziare al meglio i programmi di natura sociale volti a migliorare i livelli di alfabetizzazione della popolazione, i servizi sanitari e l\u2019incremento di alloggi popolari. <\/p>\n<p>Venezuela. 1 giugno. Vi sono poi ragioni di politica internazionale dietro la richiesta di Ch\u00e1vez di tagliare la produzione di greggio. Sin dalla sua visita in Cina alla fine del 2004, Ch\u00e1vez ha iniziato a utilizzare l\u2019arma del petrolio come un vero e proprio strumento diplomatico, funzionale alla realizzazione dei suoi obiettivi di politica estera. Mentre i paesi del Medio Oriente, membri dell\u2019Opec, sono consapevoli che accettare un taglio alla produzione significherebbe innescare forti tensioni che porterebbero a sostanziali aumenti del prezzo del petrolio e a una possibile spirale inflazionistica mondiale e sul mercato statunitense, gi\u00e0 provato dalle polemiche sulla questione nucleare iraniana, Ch\u00e1vez non ha simili timori. Anzi, il suo obiettivo \u00e8 proprio quello di usare la Oil Diplomacy, come qualcuno l\u2019ha gi\u00e0 definita, contro gli Stati Uniti. Con la stagione degli uragani alle porte e la probabile crescita della domanda di energia nel corso dei mesi estivi, mantenere il costo del petrolio a livelli elevati significherebbe indebolire ancora di pi\u00f9 la dirigenza statunitense, costretta a fronteggiare pressioni inflazionistiche, e magari indurla ad assumere un atteggiamento diverso verso Caracas. Non \u00e8 un caso che non appena si \u00e8 diffusa la notizia dell\u2019apertura di Condoleezza Rice a un possibile dialogo con l\u2019Iran per la questione nucleare, il prezzo del petrolio al barile \u00e8 immediatamente sceso di due dollari. La repentina discesa del costo del greggio induce quindi a ritenere che, tra le motivazioni congiunturali alla base della calcolata apertura della Casa Bianca sull\u2019Iran, vi siano anche considerazioni di natura petrolifera e di costi della materia prima.<\/p>\n<p>Venezuela. 1 giugno. Se il prezzo del petrolio resta elevato, le chance di Ch\u00e1vez di usare le riserve energetiche a sua disposizione per ulteriori finalit\u00e0 diplomatiche aumentano di molto. Per esempio, potr\u00e0 continuare a fornire greggio a costi ridotti a nazioni come quelle caraibiche o ad altri paesi latino-americani in temporanea difficolt\u00e0 come recentemente con l\u2019Ecuador, accrescendo le proprie risorse di influenza \u2018dolce\u2019 internazionale. E potr\u00e0 utilizzare i fondi ottenuti dalla vendita del petrolio per sostenere i grandi progetti infrastrutturali come il gasdotto del sud che dovrebbe essere utilizzato per trasportare il gas naturale dal nord al sud del cono latino-americano e favorire cos\u00ec l\u2019integrazione energetica dell\u2019America Latina, da lui considerata un passo essenziale per la successiva integrazione economica. Non solo, con un prezzo del greggio elevato, diverrebbe economicamente conveniente estrarre le, attualmente poco utilizzate, immense risorse petrolifere presenti in Venezuela presso la valle del fiume Orinoco, dove, secondo recenti prospezioni effettuate dalla Chevron, si troverebbero riserve accertate per almeno 275 miliardi di barili, una quantit\u00e0 tale che, se confermata, potrebbe permettere al Venezuela di rivaleggiare con l\u2019Arabia Saudita nel primato mondiale delle riserve possedute. La caratteristica del petrolio dell\u2019Orinoco \u00e8 quella di essere particolarmente pesante e denso e quindi richiedere processi di raffinazione pi\u00f9 costosi. Ma se i livelli internazionali del prezzo del greggio restassero alti potrebbero rendere economicamente competitivo anche tale tipo di petrolio, accrescendo in proporzione geometrica il peso specifico del Venezuela sulla scena mondiale. Le scelte e gli obiettivi politici perseguiti da Ch\u00e1vez verrebbero considerati con un\u2019altra prospettiva e lo stesso presidente potrebbe quantomeno ridurre di intensit\u00e0 le crescenti critiche dell\u2019opposizione interna sulle enormi risorse finanziarie venezuelane spese all\u2019estero per solidariet\u00e0 con governi o movimenti politici considerati dai bolivariani amici.<\/p>\n<p>Venezuela \/ Ecuador. 1 giugno. L\u2019offensiva politica, via petrolio, continua: Ch\u00e1vez firma a Quito, con il presidente ecuadoriano Alfredo Palacio, un accordo di cooperazione petrolifera. L\u2019Ecuador, che pochi giorni fa ha dichiarato decaduto il contratto con la statunitense Oxy, potr\u00e0 raffinare fino a 100mila barili al giorno del suo greggio nelle raffinerie venezuelane, con un risparmio di 200-300 milioni di dollari l\u2019anno. Nonostante sia produttore ed esportatore di petrolio, l\u2019Ecuador \u00e8 costretto ad importare i derivati petroliferi, il gas e la nafta, per 1.8 miliardi di dollari l\u2019anno. L\u2019accordo prevede anche un\u2019integrazione energetica e accordi di cooperazione fra le due compagnie statali, Pdvsa e Petrocuador. L\u2019Ecuador \u00abrecupera le sue risorse energetiche\u00bb, ha detto Ch\u00e1vez e Palacio ha parlato di \u00abun giorno memorabile nella storia dell\u2019Ecuador\u00bb.<\/p>\n<p>Euskal Herria. 2 giugno. Misure cautelari solo per Permach. Degli otto dirigenti di Batasuna, la Procura obbliga solo Joseba Permach a presentarsi quotidianamente ai commissariati per la firma e gli vieta di uscire dallo Stato spagnolo. Il giudice Fernando Grande-Marlaska ha quindi rimandato liberi Arnaldo Otegi, Jon Gorrotxategi, Karmelo Landa, Rufi Etxeberria, Joseba Alvarez, Juan Kruz Aldasoro, Pernando Barrena, specificando per\u00f2 che non muta la situazione processuale degli imputati adducendo, come motivazione, tra le altre, il fatto che \u00able norme devono essere interpretate attendendo alla realt\u00e0 sociale del momento nel quale si applicano\u00bb. Della serie: come si usa la cosiddetta \u201cgiustizia\u201d. Il magistrato ha motivato le misure restrittive per Permach per aver il portavoce di Batasuna detto, la scorsa settimana, che, se gli otto dirigenti fossero stati incarcerati, il processo di pace sarebbe entrato \u00abin una situazione di blocco\u00bb. In un\u2019intervista a Radio Euskadi (26 maggio scorso), Permach aveva criticato \u00abRubalcaba (ministro dell\u2019Interno, ndr) e gli assistenti di Zapatero\u00bb perch\u00e9 \u00abstanno tirando molto la corda\u00bb e avvertito l\u2019esecutivo spagnolo che stava ponendo \u00abal limite del colasso\u00bb la possibilit\u00e0 di aprire un processo politico in Euskal Herria con l\u2019accentuare le persecuzioni nei confronti degli indipendentisti.<\/p>\n<p>Euskal Herria. 2 giugno. Il reato commesso dagli otto esponenti di Batasuna \u00e8 quello di aver convocato una conferenza stampa in un hotel di Iru\u00f1ea, il 24 marzo, ed esposto il punto di vista della formazione indipendentista rispetto al cessate-il-fuoco decretato dall\u2019ETA. Il solo Otegi non era presente perch\u00e9 a casa, malato. Lo scorso venerd\u00ec il giudice aveva allargato l\u2019imputazione a un \u00abreato di minacce terroriste\u00bb, legando l\u2019intervista a due rappresentanti di ETA pubblicata da Gara, la presentazione della commissione negoziatrice di Batasuna e dichiarazioni di Joseba Permach che poneva l\u2019attenzione sulla gravit\u00e0 del momento politico (per una serie di atti persecutori contro la sinistra abertzale) e la possibilit\u00e0 di un \u00abblocco\u00bb nel processo negoziale in via di apertura.<\/p>\n<p>Euskal Herria. 2 giugno. Per il giudice Fernando Grande-Marlaska tutte le iniziative della sinistra abertzale (patriottica) \u00absono conseguenza di un piano orchestrato dall\u2019insieme della rete dell\u2019organizzazione terrorista ETA, al fine di obbligare i poteri legittimi a negoziare e ad assumere le sue esigenze come condizione indispensabile del cessate definitivo dell\u2019esercizio della violenza\u00bb. Per questo respinge la tesi che i divieti alle manifestazioni di Batasuna e le iniziative giudiziarie contro i suoi membri \u00abchiudano o limitino l\u2019esercizio legittimo dei diritti civili e politici\u00bb.<\/p>\n<p>Euskal Herria. 2 giugno. Batasuna critica la politica della UE in Sri Lanka. L\u2019inclusione della guerriglia tamil, LTTE, nella lista delle organizzazioni \u00abterroriste\u00bb dell\u2019Unione Europea (UE) \u00e8 un attacco al processo di pace in Sri Lanka. Secondo il movimento basco la decisione \u00e8 \u00abconseguenza della pressione esercitata dal governo di Colombo e degli Stati Uniti\u00bb, il che suppone, aggiunge, \u00abun chiaro allineamento della UE contro una delle parti integranti il processo di pace dello Sri Lanka\u00bb. La UE \u00abcriminalizza l\u2019LTTE, mentre il ricorso sistematico alla guerra sporca e alle organizzazioni paramilitari da parte di Colombo contro il popolo tamil prosegue impunito\u00bb. <\/p>\n<p>USA \/ Iran. 2 giugno. Senza clamori la Casa Bianca stringe il cerchio intorno all\u2019Iran. Washington ha gi\u00e0 adottato, unilateralmente, un insieme di misure economiche e finanziarie tendenti a soffocare l\u2019Iran impedendogli di accedere al sistema bancario internazionale. Negli ultimi mesi la svizzera Ubs Ag e l\u2019olandese Abn Amro Holding hanno annunciato di aver posto fine ad ogni operazione con il governo iraniano dopo che nei loro confronti erano state aperte due inchieste del Dipartimento della Giustizia USA. Parallelamente, agitando lo spauracchio iraniano-sciita, Washington sta cercando di legare ancor pi\u00f9 a s\u00e9 i paesi arabi \u2013sunniti\u2013 del Golfo, la Giordania e l\u2019Egitto, da un lato per imbarcarli nella \u00abcrociata contro il terrorismo\u00bb e convincerli ad abbandonare al loro destino i palestinesi e la resistenza irachena e dall\u2019altro a sostenere il tentativo americano-francese \u2013tramite la Hariri Inc. l\u2019ultradestra libanese e Walid Jumblatt\u2013 di disarmare la resistenza libanese e palestinese e portare al potere in Siria, al posto dell\u2019attuale regime alawita-sciita del presidente Bashar, l\u2019ex vicepresidente sunnita Abdel Halim Khaddam e i fratelli musulmani. Quasi un risarcimento di Washington ai sunniti per aver dato agli sciiti la Mesopotamia.<\/p>\n<p>USA \/ Iran. 2 giugno. Il governo di Teheran, da parte sua, si \u00e8 dichiarato pronto a colloqui diretti con Washington ma ha respinto l\u2019approccio di Washington che ha posto condizioni non trattabili. Ieri il ministro degli Esteri iraniano, Manucher Mottaki, ha detto che le proposte USA non sarebbero altro che \u00abun tentativo della Casa Bianca di riparare le smagliature con gli alleati europei\u00bb e \u00abun pretesto per coprire i fallimenti statunitensi in Iraq e nella regione\u00bb. Il braccio di ferro si \u00e8 quindi spostato nella riunione dei cinque grandi pi\u00f9 la Germania. Qui gli USA hanno fatto passare un pacchetto di \u00abincentivi\u00bb, se Teheran decide di piegarsi; in caso contrario, un impegno collettivo a rimandare il dossier al Consiglio di Sicurezza per l\u2019adozione di sanzioni. Mosca e Pechino hanno salutato positivamente l\u2019apertura di Washington ma non sembrano ancora del tutto convinte ad accettare il varo di misure punitive contro Teheran; in particolare respingono il richiamo all\u2019articolo VII della Carta ONU, che implica l\u2019uso della forza, primo passo per azioni belliche. Gli USA, con la loro \u00abapertura senza condizioni\u00bb che Teheran non poteva che respingere, intendono superare formalmente le perplessit\u00e0 europee e il \u201cno\u201d di Cina e Russia all\u2019adozione di misure coercitive contro l\u2019Iran. L\u2019\u00abapertura\u00bb deriverebbe inoltre dalla necessit\u00e0 di costruire un fronte internazionale in grado di sostenere l\u2019assedio a Teheran e, un domani, un\u2019eventuale blitz, in un momento di grave difficolt\u00e0 per l\u2019Amministrazione, a causa dell\u2019andamento disastroso della guerra in Iraq e in Afghanistan, e a pochi mesi dalle elezioni di medio termine di novembre negli States.<\/p>\n<p>USA \/ Iran. 2 giugno. Secondo la BBC, gli USA avrebbero raggiunto un accordo con Russia e Cina (i paesi che si sono sempre opposti a sanzioni contro l\u2019Iran): qualora a Teheran rifiutino il loro ultimatum-proposta, Mosca e Pechino appoggerebbero una dura risoluzione dell\u2019ONU.<\/p>\n<p>Afghanistan. 2 giugno. La vittoria dei taliban \u00ab\u00e8 solo questione di tempo\u00bb. Lo ha detto il responsabile militare del movimento insorgente afgano, il mullah Madadallah. Nella prima intervista rivolta all\u2019Occidente dal ritiro talebano nel dicembre 2001 sotto i bombardamenti a tappeto USA, la guerriglia riconosce eccessi nei suoi anni di governo e ricorda agli alleati europei che il loro nemico sono gli Stati Uniti. All\u2019emittente Al Jazeera, il dirigente talebano ammicca e allo stesso tempo avverte le truppe della NATO, il cui numero sta crescendo nel paese, assicurando che \u00abnoi non consideriamo come nostri principali nemici gli altri paesi che fanno parte della coalizione straniera distaccata in Afghanistan; il nostro nemico numero uno sono gli Stati Uniti\u00bb. Ha quindi aggiunto: tornando al potere applicheremo una politica meno dura. \u00abAbbiamo appreso molte cose che dobbiamo avere in considerazione in futuro. La nostra attuazione, con la volont\u00e0 di Dio, sar\u00e0 differente per soddisfare tutti gli strati del popolo afgano\u00bb. Ha quindi affermato di essere in permanente contatto con la guida talebana, il mullah Omar. La guerriglia \u00e8 protagonista in questi mesi di una crescente offensiva contro l\u2019occupazione del paese. <\/p>\n<p>Cina \/ Palestina. 2 giugno. Pechino riceve il governo palestinese. Il ministro degli Esteri cinese, Li Zhaoxing, si \u00e8 incontrato ieri con il suo omologo palestinese, Mahmud al Zahar. Lo riferisce l\u2019agenzia Xinhua. La Cina, come ha fatto la Russia, rompe cos\u00ec il blocco imposto da USA ed Israele all\u2019attuale Esecutivo palestinese. Al-Zahar si recher\u00e0 poi anche in Iran, Indonesia, Malesia e Sri Lanka. Non sono riferiti i termini dell\u2019incontro, ma analisti ritengono sia stato incentrato sulla posizione del governo di Hamas di fronte all\u2019iniziativa di pace araba, adottata al vertice di Beirut nel 2002. Questa stabilisce che i paesi arabi normalizzeranno le proprie relazioni bilaterali con Israele se questi si ritira dai territori occupati nella guerra del 1967 e riconosce uno Stato indipendente palestinese con Gerusalemme come capitale. Il portavoce ministeriale ha sottolineato che il governo cinese non ha mai considerato Hamas un\u2019\u00aborganizzazione terrorista\u00bb e ribadito che il principio di \u201cpace in cambio di terra\u201d deve essere la base per dare soluzione al conflitto. <\/p>\n<p>Germania. 3 giugno. Le riforme neoliberiste stanno creando problemi alla Grande Coalizione tedesca (socialdemocratici e democristani al governo). Il governo di Angela Merkel vuole restringere le norme per gli aiuti ai disoccupati. L\u2019Esecutivo prepara dure ripercussioni per chi non accettasse la terza offerta di impiego ed il lavoro gratis di coloro che dipendono dall\u2019aiuto pubblico. Si tratta dei tagli pi\u00f9 duri dalla Seconda Guerra Mondiale.<\/p>\n<p>Montenegro. 3 giugno. Il Montenegro ha proclamato oggi la sua indipendenza in una sessione straordinaria del Parlamento divenendo pertanto un nuovo Stato dei Balcani. Sancita cos\u00ec la fine della Jugoslavia.<\/p>\n<p>Siria. 3 giugno. In un discorso registrato, il capo di al Qaeda in Mesopotamia, Abu Musab al Zarqawi, differenziandosi da quanto sostenuto dallo stesso Bin Laden, ha invitato i sunniti a portare avanti una vera e propria crociata contro gli sciiti non solo in Iraq (contro ogni ipotesi di unit\u00e0 nazionale per combattere le truppe straniere) ma anche \u2013in questo in perfetta sintonia con i piani di USA e Francia\u2013 contro la resistenza libanese degli Hezbollah, della quale ha chiesto il disarmo. Hezbollah, dice al Zarqawi, sarebbe diventata \u00ablo scudo che protegge l\u2019esercito sionista dagli attacchi dei mujaheddin in Libano\u00bb.<\/p>\n<p>Libano. 3 giugno. Cresce la tensione nel paese. Venerd\u00ec scorso l\u2019uccisione, a Sidone, con un\u2019autobomba, di due esponenti della Jihad islamica. Due giorni dopo i pi\u00f9 duri scontri di confine tra Hezbollah ed esercito di Tel Aviv che si siano avuti dal 2000. Gioved\u00ec sera, una trasmissione satirica alla televisione libanese Lbc (vicina al leader delle falangi cristiano-maronite di estrema destra, Samir Geagea) nella quale si metteva in ridicolo il segretario degli Hezbollah, sheik Hassan Nasrallah, ha dato fuoco alle polveri. Migliaia di giovani sono scesi in piazza nella periferia sud di Beirut, a maggioranza sciita, bloccando per ore le strade che vanno verso l\u2019aeroporto. I manifestanti si sono diretti poi verso la centrale piazza dei martiri e si sono scontrati con i militanti della destra falangista guidati dal figlio di Amin Gemayel, Sami, a rue Monot. Sassaiole e incidenti anche sulla linea di confine con il quartiere di Ain Rumaneh. Solamente il dispiegarsi dell\u2019esercito lungo la \u201clinea verde\u201d che divideva in due la capitale libanese durante la guerra civile (1975-1990) e gli appelli alla calma dello stesso Nasrallah, hanno evitato, per ora, il peggio.<\/p>\n<p>Iran. 3 giugno. \u00abL\u2019Occidente non pu\u00f2 costringere l\u2019Iran a rinunciare al proprio diritto di avere tecnologia nucleare per scopi civili. Per questo la nazione e il governo iraniani sono decisi ad acquisire energia nucleare\u00bb, ha affermato ieri il presidente Mahmoud Ahmadinejad durante un incontro con il segretario generale dell\u2019Organizzazione della conferenza islamica (Oci), Ekmeleddin Ihsanoglu. Alcuni osservatori fanno per\u00f2 notare che il governo iraniano non ha ancora ufficialmente risposto all\u2019accordo raggiunto gioved\u00ec dal gruppo 5+1 (i 5 grandi del Consiglio di Sicurezza pi\u00f9 la Germania) su un \u00abpacchetto sostanziale\u00bb di incentivi in cambio della sospensione immediata di ogni attivit\u00e0 di arricchimento di uranio e dell\u2019assicurazione che non saranno adottate misure da parte dell\u2019ONU. Perentoria la segretaria di Stato statunitense Condoleezza Rice: l\u2019Iran non pu\u00f2 tergiversare e deve rispondere \u00abnel giro di settimane\u00bb alla proposta-ultimatum, ribadendo che la sospensione dell\u2019arricchimento dell\u2019uranio \u00abnon \u00e8 negoziabile\u00bb, altrimenti \u00abla parola passer\u00e0 al Consiglio di Sicurezza dell\u2019ONU\u00bb. <\/p>\n<p>Iran. 3 giugno. Non usa mezzi termini lo \u201czar\u201d dell\u2019intelligence statunitense, John Negroponte. L\u2019Iran \u00e8 \u00abil principale Stato sponsor del terrorismo nel mondo\u00bb e \u00abpotrebbe avere la bomba nucleare entro il 2010\u00bb, ha affermato in un\u2019intervista alla britannica BBC. Indirettamente gli risponde Ahmadinejad: \u00abLa ragione della loro posizione non \u00e8 la preoccupazione per le armi nucleari, ma l\u2019accesso dell\u2019Iran alla tecnologia, che significa aprire la strada a tutti i Paesi indipendenti, specialmente i Paesi islamici, per avere tecnologia nucleare\u00bb. In attesa di una risposta ufficiale del governo iraniano, per\u00f2, la Russia ha messo le mani avanti. Il presidente Putin ha affermato che \u00ab\u00e8 troppo presto\u00bb per parlare di sanzioni contro l\u2019Iran nel caso in cui Teheran si rifiuti di accogliere le richieste della comunit\u00e0 internazionale sul suo programma nucleare. E ha escluso l\u2019ipotesi di un ricorso alla forza.<\/p>\n<p>Nepal. 3 giugno. Prova di forza ieri a Kathmand\u00f9. Convocati dal Partito Comunista del Nepal &#8211; Maoista, che si lev\u00f2 in armi dieci anni fa, 300mila persone, molte delle quali arrivate da diverse aree del paese, sono scese in piazza nella capitale nepalese. Era la loro prima manifestazione autorizzata da tre anni a questa parte. Ressa sul piazzale, poi, per cercare un varco e vedere i volti praticamente sconosciuti dei dirigenti della guerriglia che si succedevano nei loro discorsi, udibili grazie ad un gigantesco sistema di altoparlanti. Una stazione radio mobile diffondeva le loro parole per tutta la valle di Kathmand\u00f9. \u00c8 la prima grande manifestazione pacifica della guerriglia dopo il ridimensionamento del re Gyanendra. Pi\u00f9 che un semplice corteo si \u00e8 trattato di una prova di forza: la dimostrazione che la guerriglia gode di un forte appoggio popolare e che non \u00e8 dunque solo truppa di montagna ma corpo attivo nella societ\u00e0 nepalese. Si \u00e8 svolta pacificamente e rispettando gli accordi presi con il governo. Il corteo si \u00e8 attenuto a un percorso che ha evitato alcuni luoghi sensibili, come il palazzo reale.<\/p>\n<p>Nepal. 3 giugno. I maoisti chiedono un\u2019accelerazione nel processo di cambiamento. Chiedono che il voto per l\u2019assemblea costituente, che dovr\u00e0 scrivere una nuova Costituzione, non sia gestito da un governo legittimato dalla vecchia. Krishna Bahadur Mahara, il capo negoziatore dei maoisti, prendendo la parola alla manifestazione di ieri, ha accusato il nuovo governo di frapporre ostacoli e di non decidere la data per le elezioni della speciale assemblea che dovr\u00e0 redigere una nuova Costituzione. Ha inoltre denunciato l\u2019inadempimento, da parte dell\u2019esercito, della tregua bilaterale e chiesto l\u2019immediata dissoluzione dell\u2019attuale Parlamento, \u00abincapace di rappresentare il paese\u00bb. Il parlamento attuale \u00e8 stato eletto nel 1999 durante la monarchia e dal re dissolto nel 2002 prima dello scadere del suo mandato quinquennale. Alla fine di aprile, dopo un mese di proteste popolari, il re ha gettato la spugna ed ora, dicono i maoisti, parlamento e governo sono l\u2019espressione di una stagione ormai passata. I maoisti vorrebbero un governo ad interim nel quale, anche se la richiesta non \u00e8 esplicita, i guerriglieri siano rappresentati pi\u00f9 che simbolicamente. C\u2019\u00e8 chi pensa che i maoisti puntino alla guida del governo. Il governo provvisorio attuale, espressione dei sette partiti che con i maoisti formarono la famosa agenda dei 12 punti siglata in India nel novembre scorso per rovesciare re Gyanendra, \u00e8 guidato da Girija Prasad Koirala, leader del partito del Congresso.<\/p>\n<p>Nepal. 3 giugno. Il 18 maggio scorso \u00e8 gi\u00e0 stata messa nero su bianco la svolta storica che fa del Nepal una repubblica, anche se il re vi mantiene un ruolo decorativo. Le \u00abreali\u00bb forze armate hanno smesso di essere reali e la corona ha perso prerogative politiche e privilegi. Secondo Pushpa Kamal Dahal, meglio noto come Prachanda, il leader dei maoisti, \u00e8 per\u00f2 troppo poco. Non solo il Nepal non \u00e8 ancora la repubblica che la guerriglia prefigura ma, stando a quanto riporta la stampa, la coalizione del governo starebbe, ha detto Prachanda in un\u2019intervista, \u00abmarginalizzando, bypassando e minimizzando\u00bb il ruolo del movimento. La manifestazione di ieri \u00e8 stato un chiaro messaggio di avvertimento. Al momento, comunque, la tregua decretata dalle due parti tiene, il governo non chiama pi\u00f9 \u00abterroristi\u00bb i maoisti e i processi in tribunale a loro carico saranno chiusi. Una commissione mista di sei persone (per il governo ci sar\u00e0 il ministro dell\u2019Interno Krishna Sitaula) dovrebbe sedersi a breve ad un tavolo negoziale. Uno dei punti nodali sar\u00e0 la smobilitazione dell\u2019esercito guerrigliero ma anche il capitolo impunit\u00e0 per le uccisioni del passato da ambe le parti. I maoisti vorrebbero una supervisione ONU. Ma per adesso su quello che \u00e8 uno dei punti nodali del processo di pace non c\u2019\u00e8 ancora nessuna indicazione.<\/p>\n<p>India. 3 giugno. Prosegue e si intensifica l\u2019azione politico\/militare del movimento Naxalita, di ispirazione maoista. \u00abLa pi\u00f9 grande minaccia alla sicurezza interna mai affrontata\u00bb, li ha definiti un mese e mezzo fa il primo ministro indiano Manmohan Singh (cfr \u201cnotizie dal mondo\u201d 16 aprile). Efficiente la loro struttura militare ed in crescita il numero dei militari e poliziotti morti a causa della guerriglia Naxalita che opera ormai in diversi Stati indiani: Orissa, Maharashtra, West Bengal, Chattisgarh, Madhya Pradesh e Andhra Pradesh. Nato nei primi anni Ottanta nella cittadina di Naxalbari (da cui il movimento prende nome e in cui troneggia ancora un busto di Charu Mazumdar, padre ideologico dei guerriglieri maoisti), il movimento di ispirazione maoista mira ad instaurare un governo del popolo nella repubblica indiana e fornisce appoggio alle rivendicazioni dei contadini e dei gruppi tribali degli stati in questione. Per molto tempo, i guerriglieri maoisti sono stati considerati poco pi\u00f9 che banditi, disperati che assaltavano granai e caserme della polizia per ottenere cibo o visibilit\u00e0. Liquidata per anni come fenomeno marginale e anche un po\u2019 folkloristico, la guerriglia maoista \u00e8 stata, secondo gli esperti, ampiamente sottovalutata. Talmente sottovalutata da avere avuto la possibilit\u00e0, nell\u2019ultimo anno, di compiere una serie di attacchi senza precedenti. Attacchi compiuti secondo il modello, ormai consolidato, dei maoisti del vicino Nepal: assalti a posti di polizia e caserme, uniti a operazioni populiste alla Robin Hood di grande effetto, come rubare quintali di riso ai ricchi per distribuirlo gratuitamente ai poveri. Gli scontri con la polizia sono ormai all\u2019ordine del giorno. <\/p>\n<p>India. 3 giugno. I guerriglieri Naxaliti sono una vera e propria struttura militare, gerarchicamente organizzata in \u201cCommissioni\u201d (Centrali, Statali, di zona, di distretto e di area) e in \u201cSquadre combattenti di guerriglia\u201d: ciascuna squadra comprende alcuni dalam, battaglioni composti da nove o dodici guerriglieri. In ciascun dalam combattono almeno quattro o cinque donne, e sono sempre pi\u00f9 numerose le militanti che ottengono addirittura il comando. Ultimamente, a Narayanpur, \u00abper rafforzare la disciplina tra le truppe\u00bb \u00e8 stato creato un dalam composto esclusivamente da donne, sotto il comando di Nirmal Ekka, una dottoressa. Essere donna, in effetti, facilita l\u2019accesso alle abitazioni dei tribali e ai villaggi, e garantisce una maggiore libert\u00e0 di azione: le guerrigliere hanno giocato un ruolo decisivo, ad esempio, durante le campagne elettorali e le elezioni locali e regionali facendo propaganda, dando suggerimenti agli elettori e indottrinando le donne lavoratrici sugli obiettivi e i programmi della guerriglia. Si battono inoltre contro la discriminazione nei confronti delle caste pi\u00f9 basse, per i diritti delle donne e incoraggiano i matrimoni intercastali. Proprio la povert\u00e0, la rabbia e l\u2019insoddisfazione di contadini e degli strati pi\u00f9 disagiati della popolazione in genere, unite alla pressoch\u00e9 totale latitanza delle istituzioni nelle regioni in questione, hanno fornito ai Naxaliti una solida piattaforma su cui operare pi\u00f9 o meno indisturbati contro le diseguaglianze sociali ed economiche della popolazione. E di programmare, secondo gli analisti, una vera e propria strategia a lungo termine che dovrebbe portare, nelle intenzioni dei ribelli, a risultati analoghi a quelli ottenuti dai maoisti nepalesi. \u00ab\u00c8 un problema di sicurezza\u00bb, dichiara Ajay Sahni, portavoce dell\u2019Institute for Conflict Management di Delhi, \u00abma \u00e8 soprattutto un problema di politiche economiche e di responsabilit\u00e0 di cui il governo deve farsi carico se non si vuole rischiare di ritrovarsi con una situazione analoga a quella nepalese. Secondo le nostre previsioni, difatti, nonostante l\u2019apparente anacronismo storico e ideologico, la guerriglia di stampo maoista, se non viene fermata in tempo, dilagher\u00e0 in India e nel subcontinente indiano come e pi\u00f9 della guerriglia integralista islamica\u00bb.<\/p>\n<p>Bolivia. 3 giugno. Parte la rivoluzione agraria. Definendola pi\u00f9 ampia e profonda della riforma nazionale iniziata in questo settore nel 1953, il presidente Evo Morales ha dato il via ufficiale alla \u00abvera rivoluzione agraria\u00bb. Con una cerimonia a Santa Cruz de la Sierra sono stati dati i primi 30mila km quadrati di terre. Qui, nel bastione dell\u2019opposizione, con un forte movimento che chiede l\u2019autonomia o addirittura la secessione, sede del pi\u00f9 forte organismo dei terratenientes, ferocemente contrario a ogni ipotesi di riforma agraria, \u00e8 iniziata la distribuzione delle terre ai contadini poveri, con l\u2019assegnazione dei primi titoli di propriet\u00e0. Proprio a Santa Cruz Morales aveva tentato di trovare un accordo con i proprietari terrieri cruce\u00f1os, ma senza alcun risultato e finito male, con la rottura dei negoziati e la minaccia di formare una sorta di guardia bianca armata a difesa delle propriet\u00e0. Le terre distribuite sabato appartenevano allo Stato ma presto toccher\u00e0 anche alle propriet\u00e0 private, che saranno acquisite dallo Stato, senza compensazioni, fra i latifondi improduttivi. Secondo il governo, quasi il 90% delle terre \u00e8 appannaggio di 50mila famiglie e nel dipartimento di Santa Cruz l\u201980% sarebbe nelle mani di 12 famiglie. <\/p>\n<p>Bolivia. 3 giugno. Ai terratenientes di Santa Cruz, che assicurano che si difenderanno con la forza \u00abdall\u2019orda di contadini degli altipiani che non sono nati qui e ora pretendono di rubare la nostra terra\u00bb, sabato Morales ha risposto che dovranno abituarsi all\u2019idea che le terre \u00abrubate dai loro predecessori durante la Conquista spagnola ritornino ai loro proprietari originali\u00bb. Oltretutto molte delle famiglie latifondiste ottennero le terre proprio con la riforma agraria del 1953, a beneficiare della quale furono per\u00f2 pi\u00f9 gruppi di potere che piccoli produttori, per poi espandersi illegalmente generazione dopo generazione, anche attraverso accordi illegali con imprese straniere. Il viceministro dell\u2019agricoltura, Alejandro Alvarez, ha detto che la redistribuzione delle terre \u00abnon pone alcun problema giuridico\u00bb, ma ha voluto precisare che neppure il governo scarta l\u2019uso della forza nel caso ci sia resistenza ad abbandonare la terra confiscata. Ai contadini ora il compito di avviare produzioni ecologiche, senza fertilizzanti n\u00e9 agenti chimici.<\/p>\n<p>Bolivia. 3 giugno. I medici boliviani hanno scioperato gioved\u00ec in segno di protesta contro il recente arrivo di 700 loro colleghi cubani, che presteranno assistenza nelle zone depresse del paese. In favore della missione cubana si erano invece mobilitati centinaia di infermieri. Si \u00e8 appreso intanto che il consorzio indiano Jindal Steel and Power si \u00e8 aggiudicato la concessione del giacimento di ferro di El Mut\u00fan, uno dei pi\u00f9 grandi del mondo, con una promessa di investimento iniziale di 2.300 milioni di dollari. Nei giorni scorsi Morales aveva sigillato \u00abl\u2019alleanza strategica\u00bb con La Habana e con Caracas accogliendo il presidente venezuelano Ch\u00e1vez e il vicepresidente cubano Lage. Tra gli accordi sottoscritti, la costruzione di impianti petrolchimici ad opera della compagnia boliviana Ypfb e di quella venezuelana Pdvsa, l\u2019appoggio ai produttori rurali, l\u2019assegnazione di borse di studio a giovani boliviani.<\/p>\n<p>Bolivia. 3 giugno. Il progetto di Costituzione del presidente della Bolivia, Evo Morales, per l\u2019Assemblea Costituente che sar\u00e0 eletta il 2 luglio, antepone i diritti collettivi di indigeni e contadini, nazionalizza la terra e le risorse naturali. Viene affermata la \u00abvolont\u00e0 indeclinabile\u00bb di avere uno sbocco sul Pacifico, che la Bolivia ha perso nel XIX\u00b0 secolo. Oltre al castigliano, saranno idiomi ufficiali l\u2019aimara ed il quechua, e la bandiera indigena multicolore, la whipala, avr\u00e0 lo stesso riconoscimento dell\u2019attuale rossa, gialla e verde, secondo il documento \u201cRifondare la Bolivia\u201d, editato dal Movimento al Socialismo, che, assicura l\u2019agenzia Efe, sta finora circolando in via riservata. \u00abDal 1826 ad oggi, la Bolivia ha visto oltre una dozzina di assemblee costituenti. In tutte queste, gli indigeni, i contadini ed i settori maggioritari sono stati marginalizzati dalla vita repubblicana\u00bb, dicono le prime righe della proposta. \u00abLa storia della Bolivia \u00e8 la storia della resistenza indigena-popolare di fronte alla discriminazione e alla povert\u00e0\u00bb, \u00e8 scritto ancora nell\u2019introduzione del documento, e segnala che i popoli indigeni \u00abhanno diritto all\u2019autodeterminazione e alla territorialit\u00e0\u00bb. <\/p>\n<p>Italia. 4 giugno. Subito dopo la visita di D\u2019Alema a Washington sono sempre pi\u00f9 insistenti le voci che vorrebbero il governo emanare un decreto legge sulle missioni militari, un decreto unico su tutte le missioni: dal finanziamento del rientro dall\u2019Iraq agli impegni di spesa per i contingenti impegnati dall\u2019Afghanistan ai Balcani e all\u2019Africa. Sar\u00e0 imbarazzante perch\u00e9 la tecnica del decreto unico, che priva il parlamento di qualsiasi opportunit\u00e0 di discussione strategica sulle diverse missioni anche nella fase successiva di ratifica di un provvedimento gi\u00e0 in vigore, \u00e8 quella adottata dal centrodestra dal 2003 in poi e sistematicamente contestata dal centrosinistra finch\u00e9 \u00e8 rimasto all\u2019opposizione.<\/p>\n<p>Iraq. 5 giugno. Il certificato di morte delle 24 vittime civili di Haditha smentisce la versione ufficiale fornita dai marines. A rivelarlo \u00e8 il Washington Post in una lunga riscostruzione di come \u00e8 stata finora gestita la vicenda all\u2019interno delle forze armate statunitensi. Alle cinque del pomeriggio del 19 novembre 2005 furono chiamati dei camion per portare via i corpi di 24 civili. \u00abL\u2019unit\u00e0 che arriv\u00f2 nella cittadina di Haditha\u00bb, scrive il quotidiano, \u00abtrov\u00f2 beb\u00e8, donne e bambini, ai quali era stato sparato alla testa e al petto. Tutti erano stati uccisi da colpi d\u2019arma da fuoco, secondo il certificato di morte che \u00e8 stato redatto\u00bb. Tuttavia il giorno dopo il capitano Jeffrey Pool, un portavoce dei marines in Iraq, affermava: \u00abquindici iracheni sono stati uccisi ieri dall\u2019esplosione di una bomba sul ciglio della strada ad Haditha\u00bb. Malgrado quello che i marines videro una volta arrivati sul posto, nota il Post, la versione ufficiale \u00e8 stata mantenuta per sei mesi.<br \/>\nA gennaio arriv\u00f2 il generale Peter Chiarelli, nuovo numero due militare USA nel Paese. Il suo atteggiamento, nota il giornale, \u00e8 diverso da quello di altri ufficiali. Fu lui a scoprire che l\u2019inchiesta sull\u2019accaduto non era mai stata fatta. Il colonnello Gregory Watt fu incaricato d\u2019indagare e il 9 marzo inform\u00f2 Chiarelli che il certificato di morte dei 24 iracheni uccisi riferiva che erano morti per colpi d\u2019arma da fuoco, mentre la versione ufficiale parlava di una bomba e di uno scontro con insorti. I marines non hanno ancora corretto quel loro comunicato su Haditha del 20 novembre e al momento rimane ancora da chiarire come gestirono quella vicenda e se contribuirono a quello che appare un tentativo di nascondere quanto accaduto, conclude il giornale.<\/p>\n<p>Irlanda del Nord. 6 giugno. Paisley chiede ancora pi\u00f9 tempo per formare l\u2019esecutivo. Il dirigente del Partito Democratico dell\u2019Ulster (DUP), Ian Paisley, ha chiesto ai governi britannico ed irlandese di far slittare di due settimane, dal 24 novembre all\u20198 dicembre, l\u2019ultimatum per la formazione dell\u2019Esecutivo. Questa proroga allungherebbe ulteriormente i tempi, comportando la modifica dell\u2019attuale legislazione, che include la minaccia di dissoluzione dell\u2019Assemblea e l\u2019amministrazione diretta, da parte di Londra e Dublino, di questa parte di isola irlandese.<\/p>\n<p>Somalia. 6 giugno. Mogadiscio in mano alle corti islamiche. Le milizie dei Tribunali sconfiggono i \u201csignori della guerra\u201d, che abbandonano la capitale. Dopo diverse settimane di combattimenti e circa 350 morti, le milizie delle Corti islamiche hanno assunto ieri il controllo di tutti i punti strategici della citt\u00e0, decretando la sconfitta di quella strana \u201cAlleanza per la restaurazione della pace e contro il terrorismo\u201d che riuniva sotto le stesse insegne i principali \u201csignori della guerra\u201d del paese. Primi contatti tra i vincitori e il governo di transizione somalo guidato da Mohamed Ali Gedi. L\u2019esponente principale delle corti, Sheikh Sharif Sheikh Ahmed, ha rassicurato la popolazione: \u00abL\u2019unione delle Corti islamiche non \u00e8 interessata a continuare le ostilit\u00e0 e concorrer\u00e0 pienamente alla restaurazione della pace e della sicurezza dopo la vittoria del popolo con il sostegno di Allah\u00bb. Intervistato dalla France Presse, Ahmed ha detto: \u00abComincia una nuova era per Mogadiscio, senza i \u201csignori della guerra\u201d\u00bb. La Somalia soffre la legge del pi\u00f9 forte da quando, nel 1991, fu rovesciato il dittatore Mohamed Siad Barre. Questi tribunali islamici sono emersi a partire dal 2004.<\/p>\n<p>Somalia. 6 giugno. Ex insegnante, studioso di arabo e letteratura in Libia e in Sudan, Sheikh Sharif \u00e8 a capo dell\u2019Unione dei Tribunali islamici dal 2004. Nelle sue frequenti uscite alla radio o in televisione, non ha mai nascosto di voler instaurare uno stato islamico basato sulla shari\u2019a. Lo stesso movimento che dirige \u00e8 nato dall\u2019esigenza di portare ordine all\u2019interno della capitale somala, sostituendo la legge della giungla con quella coranica. Ha progressivamente conquistato l\u2019appoggio di fette consistenti della popolazione, stanche dell\u2019anarchia e dello strapotere dei \u201csignori della guerra\u201d. L\u2019Unione riunisce ufficialmente 12 corti, ma i tribunali islamici starebbero proliferando, assumendo in alcuni casi una connotazione clanica. Hanno le loro milizie, con compiti di polizia. Secondo quanto denuncia Washington, darebbero riparo a combattenti stranieri e presunti membri di al Qaeda. Un punto, quest\u2019ultimo, su cui permangono molti dubbi, ma che ha spinto gli Stati Uniti a finanziare massicciamente i \u201csignori della guerra\u201d dell\u2019Alleanza.<\/p>\n<p>Somalia. 6 giugno. Il futuro del paese \u00e8 avvolto nell\u2019incertezza: i \u201csignori della guerra\u201d usciranno di scena? Le Corti troveranno un modus vivendi con il premier di transizione Mohammed Ali Gedi e, soprattutto, con il presidente Abdullahi Yusuf Ahmed, che nel 1992 sbaragli\u00f2 in una battaglia epica nel Puntland i miliziani di Al Itihaad, antesignani delle Corti? Ma, soprattutto, gli Stati Uniti e l\u2019Etiopia potranno sopportare nel Corno d\u2019Africa uno Stato a forte impronta islamica? Dalla citt\u00e0 di Baidoa (250 chilometri da Mogadiscio), dove il governo si riunisce per ragioni di sicurezza, Gedi ha licenziato i suoi quattro ministri-\u201csignori della guerra\u201d (tra cui Qanyare Afrah e Muse Sudi, gi\u00e0 responsabili rispettivamente del dicastero della sicurezza interna e del commercio) e ha detto che vuole instaurare un dialogo con le Corti. Queste ultime gli hanno risposto di essere interessate e avrebbero avanzato la candidatura del loro membro anziano, Sheikh Hassan Dahir Aweys, per occupare uno dei dicasteri lasciati vuoti dai \u201csignori della guerra\u201d caduti in disgrazia. Il vento sta cambiando a Mogadiscio. Resta da vedere se gli USA sono disposti a ingoiare una nuova disfatta, sia pur indiretta, nello stesso paese da cui furono costretti a ritirarsi ignominiosamente nel 1993.<\/p>\n<p>Ucraina. 6 giugno. La Crimea si dichiara \u00abNATO-free\u00bb dopo proteste per l\u2019arrivo di marines USA. Il parlamento della Crimea, regione autonoma dell\u2019Ucraina, ha dichiarato la penisola territorio \u00abNATO-free\u00bb, ossia libero dalla presenza e dall\u2019influenza dell\u2019Alleanza Atlantica. I deputati hanno votato all\u2019unanimit\u00e0 \u201361 a 0\u2013 la risoluzione. Il Parlamento ha cos\u00ec chiesto, ieri, l\u2019annullamento delle manovre militari (Sea Breeze 2006) previste prossimamente nella penisola, nel quadro della crescente collaborazione del governo ucraino con la NATO, e che si tengono da qualche anno nel mar Nero. Il suo presidente, Viktor Yushenko, ha accusato la Russia di aver fomentato questa decisione. Di fatto sulla presenza dei marines lo scontro \u00e8 ora anche giuridico: la presenza \u00e8 \u00abillegale\u00bb perch\u00e9 non autorizzata dal Parlamento nazionale (Rada), bench\u00e9 prevista in un decreto firmato proprio da Yushenko, che tuttavia la Rada ha rigettato pi\u00f9 volte. Un nuovo voto \u00e8 stato rinviato al 14. Molti temono che Sea Breeze faccia da cavallo di Troia all\u2019ingresso effettivo della NATO in Ucraina, da sempre caldeggiato da Yushenko. La penisola di Crimea, ceduta dall\u2019URSS all\u2019Ucraina negli anni Cinquanta, \u00e8 un bastione dell\u2019opposizione. Qui, a Sebastopoli, Mosca tiene ancora ormeggiata dopo il crollo dell\u2019URSS la flotta del Mar Nero, il cui ritiro dal territorio ucraino (previsto per il 2017) \u00e8 oggetto di interminabili negoziati con Kiev.<\/p>\n<p>Ucraina \/ Russia. 6 giugno. Yushenko \u00e8 sempre pi\u00f9 in difficolt\u00e0, dopo la spaccatura del fronte arancione e il risorgere del filorusso Yanukovich. A pi\u00f9 di due mesi dalle elezioni non c\u2019\u00e8 ancora un governo. La costa ucraina si presenta inquieta anche pi\u00f9 a est, sul mar d\u2019Azov che segna il confine con la Russia, dove in questi giorni si \u00e8 riacceso il contenzioso tra i due paesi per la propriet\u00e0 del piccolo ma strategico stretto di Kerch. Sempre a est, nelle province a maggioranza russofona di Kharkov e Luhansk e in citt\u00e0 come Dnipropetrovsk e Nikolaiev, le autorit\u00e0 locali hanno deciso di ripristinare l\u2019uso del russo come lingua ufficiale, accanto all\u2019ucraino. Uso cancellato \u2013con poca lungimiranza visti i gravi problemi burocratici che ne sono scaturiti\u2013 proprio dalla rivoluzione arancione. Ora il Partito delle Regioni di Yanukovich cavalca la protesta di Feodosia (dove in un hotel sanatorio di stampo sovietico sono acquartierati 249 marines USA), chiedendo le dimissioni del ministro della Difesa, Gritsenko, mentre Mosca ventila ritorsioni economiche contro Kiev. Persino i socialisti di Moroz, alleati di Yushenko, minacciano di uscire dalla proposta coalizione di governo \u00abarancione\u00bb che sbloccherebbe la crisi, se il presidente insister\u00e0 sull\u2019opzione pro-NATO. Per via di questa delicata situazione, si continua a rimandare la visita di Putin nel paese. Stessa sorte per quella del presidente statunitense, George W, Bush, prevista questo stesso mese. Mosca, intanto, ha annunciato per il 30 giugno un forte aumento del prezzo del gas. Nelle negoziazioni, per\u00f2, rileva il quotidiano Den, avr\u00e0 di fronte \u00abun paese senza governo\u00bb.<\/p>\n<p>Palestina. 7 giugno. Il Documento di Riconciliazione Nazionale che il presidente Mahmud Abbas (Abu Mazen) intende sottoporre a referendum \u00e8 stato elaborato da membri dei principali movimenti palestinesi incarcerati in Israele. Prevede un riconoscimento implicito di Israele. Questo documento, che Hamas nega di dare per buono al 100%, prevede la fine degli attentati in territorio israeliano e la creazione di uno Stato palestinese nei territori occupati nel 1967, il che, appunto, presuppone un riconoscimento implicito di Israele. Tra i principali punti del testo: diritto al ritorno dei rifugiati; Stato indipendente nei territori occupati nel 1967 con Gerusalemme capitale; modernizzazione e riattivazione dell\u2019Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), con adesione di Hamas e Jihad Islamica; diritto a resistere con tutti i mezzi, anche con le armi quindi, ma limitato ai territori occupati nel 1967; rafforzamento dell\u2019Autorit\u00e0 Palestinese; governo di unit\u00e0 nazionale con la partecipazione di tutti i gruppi, particolarmente Al Fatah e Hamas; le negoziazioni (con Israele) sono competenza dell\u2019OLP e del presidente dell\u2019Autorit\u00e0 Palestinese, a condizione che ogni accordo cruciale sia approvato dal Consiglio Nazionale Palestinese (il Parlamento dell\u2019OLP) o sottoposto a referendum. Tra gli estensori del documento: Marwan Barghouti (Al Fatah), Abdelkhaled Al-Natche (Hamas) e membri della Jihad, del FPLP (Fronte Popolare) e del FDLP (Fronte Democratico).<\/p>\n<p>Iraq. 7 giugno. Il Pentagono intende inviare a breve in Iraq 3.700 uomini di stanza in Germania, per rafforzare il contingente iracheno. Lo afferma la Cnn, citando fonti militari anonime. Le truppe dalla Germania devono avvicendare le unit\u00e0 che stanno terminando la loro missione, ma il generale Casey, comandante del contingente, aveva sperato di poterle tenere di riserva, se la situazione della sicurezza nel Paese lo avesse permesso. Gli USA hanno in Iraq circa 134mila militari.<\/p>\n<p>Brasile. 7 giugno. Irruzione in Parlamento. Oltre 500 membri del Movimento de Liberta\u00e7\u00e3o dos Sem Terra (Mlst, una dissidenza del Movimento Sem Terra) hanno lanciato un\u2019automobile contro il portone della Camera dei Deputati e hanno poi fatto irruzione all\u2019interno, armati di pietre e bastoni. La protesta, originata dal rifiuto dei parlamentari di ricevere una delegazione del movimento, si \u00e8 conclusa con 23 feriti, di cui uno grave, e centinaia di arrestati. Tra questi il leader del Mlst, Bruno Maranhao, esponente del Partido dos Trabalhadores del presidente Lula. Da tempo le organizzazioni contadine premono perch\u00e9 vengano superate le lungaggini nell\u2019applicazione della riforma agraria e nella distribuzione delle terre. <\/p>\n<p>Euskal Herria. 8 giugno. La Polizia spagnola irrompe durante una conferenza stampa di Batasuna e ne ordina la sospensione. Convocata ieri ad Iru\u00f1ea, mirava a rendere pubblica la proposta di soluzione politica della formazione patriottica basca illegalizzata sul conflitto nei Paesi Baschi. Il provvedimento \u00e8 stato disposto dal giudice Fernando Grande-Marlaska. Sconcerto tra i giornalisti presenti in sala. Molti di loro hanno protestato e sostenuto di non aver mai assistito a niente di simile nel corso della loro carriera giornalistica. Fonti giuridiche dell\u2019Audiencia Nacional hanno spiegato che il giudice ritiene illegali tutte le attivit\u00e0 di Batasuna, incluse le conferenze stampa, anche se realizzate in locali chiusi. Il provvedimento mostra che non si \u00e8 interrotta l\u2019offensiva contro Batasuna guidata da Grande-Marlaska, nonostante la scorsa settimana non abbia imposto misure cautelari significative contro gli otto dirigenti di Batasuna.<\/p>\n<p>Somalia. 8 giugno. George Bush annuncia di voler preparare una risposta statunitense per evitare che la Somalia diventi un rifugio per Al Qaeda. Gli ha risposto il capo delle corti islamiche di Mogadiscio, Sheihk Sharif Sheikh Ahmed: le sue milizie, ha detto in un\u2019intervista, potrebbero \u00abdare una lezione agli americani\u00bb. Intanto, alti funzionari legati all\u2019amministrazione Bush, lo riporta la stampa USA, hanno confermato oggi, sotto anonimato, che Washington sosteneva i \u201csignori della guerra\u201d. Una posizione mai esplicitata ufficialmente, quantunque fosse evidente a tutti gli osservatori ed analisti dell\u2019area. <\/p>\n<p>USA \/ Iraq. 8 giugno. Stati Uniti sotto choc: turbe psichiche per un soldato su dieci. \u00c8 il senso del reportage che USA Today ha dedicato ieri ai soldati che tornano dall\u2019Iraq con turbe mentali. Sono uno su dieci, raccontano al giornale i medici che li esaminano al ritorno, ricordando che in base alla \u00abturnazione\u00bb sono almeno 500mila i soldati che hanno \u00abservito\u00bb laggi\u00f9. C\u2019\u00e8 quindi un potenziale di 50mila giovani \u00abtrasformati in spostati\u00bb, ma siccome al rientro non presentano ferite \u00abvisibili\u00bb il loro problema \u00e8 di fatto ignorato.<\/p>\n<p>Afghanistan. 8 giugno. La NATO punta ad aumentare la sua presenza militare in Afghanistan per far fronte all\u2019aumento degli attacchi della guerriglia soprattutto nel sud del paese. \u00c8 quanto emerge dalla due-giorni dei ministri della difesa della NATO a Bruxelles, argomento principale appunto l\u2019Afghanistan. Secondo quanto preannunciato nei giorni scorsi, la NATO \u00e8 pronta a portare le truppe sul campo dagli attuali 9mila soldati a un numero che si aggira tra i 15mila e i 17mila entro il prossimo luglio, e potrebbe ulteriormente accrescere la sua presenza entro la fine dell\u2019anno. \u00abNon ci illudiamo che il nostro compito sia facile\u00bb, ha detto il segretario generale della NATO, Jaap de Hoop Scheffer, in una conferenza stampa al termine del consiglio ministeriale. A conferma, il ministro della difesa afgano, Abdul Rahim Wardak, per la prima volta presente ad un vertice della NATO, ha previsto un incremento ulteriore dell\u2019attivit\u00e0 guerrigliera, sulla base di informazioni a sua disposizione, nel sud del paese, durante la prossima estate, quando avverr\u00e0 la parziale sostituzione delle truppe presenti attualmente nella missione \u201cEnduring freedom\u201d con quelle fresche della NATO.<\/p>\n<p>Per\u00f9. 8 giugno. Nelle sue prime dichiarazioni alla stampa straniera, Alan Garc\u00eda si mostra conciliante verso Caracas, dopo gli attacchi a Ch\u00e1vez che avevano mosso in campagna elettorale. Garc\u00eda ha escluso in maniera decisa di volersi porre alla testa di un fronte regionale antichavista, come qualcuno aveva pronosticato, e ha anzi auspicato il mantenimento di buoni rapporti con il Venezuela. Del resto n\u00e9 Garc\u00eda n\u00e9 Ch\u00e1vez hanno interesse a una rottura delle relazioni diplomatiche. Come scrive l\u2019analista politico Isaac Bigio, \u00abla guerra verbale condotta dai due \u00e8 servita all\u2019aprista (il partito di Garc\u00eda, ndr) per assicurarsi il voto della destra e al bolivariano per far s\u00ec che Humala lo seguisse e si spostasse a sinistra. Oggi entrambi hanno raggiunto il loro scopo. Garc\u00eda \u00e8 arrivato al governo, Ch\u00e1vez \u00e8 riuscito a creare per la prima volta un movimento di massa affine in Per\u00f9 (dove in precedenza non esisteva nulla)\u00bb. Intanto, alle \u201caperture\u201d di Garc\u00eda, lo sconfitto Ollanta Humala ha risposto scartando qualsiasi ipotesi di accordo e promettendo di portare in piazza l\u2019opposizione al governo. \u00abLa lotta continua\u00bb, ha affermato l\u2019ex militare.<\/p>\n<p>Per\u00f9. 8 giugno. La vittoria di Garc\u00eda e l\u2019ondata chavista. Domenica Alan Garc\u00eda ha vinto in 10 dei 25 dipartimenti e a Lima (un terzo dell\u2019elettorato) ha avuto il 66%. Humala, invece, ha vinto negli altri 15 e nei 6 della sierra del sud, con pi\u00f9 del 60%. Il paese \u00e8 spaccato geograficamente ed elettoralmente in due. Sul piano politico, il voto degli indigeni e dei poveri (il 52% della popolazione), per Humala, appare pi\u00f9 coeso e convinto mentre per Garcia ha votato in termini significativi, turandosi il naso, anche la destra spaventata dal discorso chavista e anti-liberista di Humala. Analisti osservano che il nuovo governo nasce stretto in una tenaglia (da destra e da sinistra) e che il vero sconfitto di domenica \u00e8 prima di tutto la destra peruviana. Stando ai numeri Humala non ha vinto, ma per dire che abbia effettivamente vinto Alan e che l\u2019ondata chavista si sia fermata, in Per\u00f9, \u00e8 ancora presto.<\/p>\n<p>Per\u00f9. 8 giugno. Alan Garc\u00eda \u00e8 tornato al potere dopo la sua prima esperienza nel periodo 1985-90, conclusasi tra accuse di corruzione e violazioni dei diritti umani, con il paese in preda a un\u2019inflazione galoppante (i prezzi erano aumentati fino a 33mila volte) e una violenza politica in continua crescita. Nonostante questo saggio di malgoverno, il leader dell\u2019Apra ha ottenuto la vittoria grazie al voto del ceto medio-alto, che ha fatto convergere i suoi consensi su di lui per far fronte alla \u00abminaccia Humala\u00bb, l\u2019ex militare nazionalista considerato vicino a Ch\u00e1vez e a Morales. Ad assicurare il trionfo di Garc\u00eda sono stati gli elettori di Lima (un terzo del totale), che al primo turno si erano espressi a favore della candidata della destra Lourdes Flores, e quelli della costa settentrionale. Per Ollanta Humala si sono pronunciati invece in modo massiccio i dipartimenti del sud del paese, le zone pi\u00f9 povere e pi\u00f9 indie dove il suo discorso radicale e messianico ha trovato terreno fertile: Ayacucho, Arequipa, Puno, Cuzco, Apur\u00edmac e Huancavelica. Se Garcia ha vinto con 6 milioni e 100 mila voti, Humala, in soli 5 mesi, ne ha raccolti ben oltre 5 milioni. Per questo, anche se l\u2019onda radicale dell\u2019America latina non \u00e8 riuscita a proiettarlo al palazzo di Pizarro a Lima, gli ha dato un peso politico molto consistente.<\/p>\n<p>Per\u00f9. 8 giugno. La composizione del Congresso emerso dal voto del 9 aprile vede la maggioranza relativa dei seggi (45 su 120) assegnata al partito di Humala (Unione per il Per\u00f9), mentre il Partito Aprista Peruviano del suo antagonista Alan Garc\u00eda figura al secondo posto con 36 parlamentari. Seguono Unidad Nacional, la coalizione della neo-liberista dura Lourdes Flores, con 17 seggi, la fujimorista Alleanza per il Futuro dell\u2019ex presidente fuggiasco Fujimori con 13, il Fronte del Centro (5), Per\u00f9 Possibile del presidente uscente Toledo (2), il religioso evangelico Restaurazione Nazionale (2). A condizionare ancora di pi\u00f9 l\u2019operato del nuovo capo dello Stato sar\u00e0 l\u2019appoggio che l\u2019ex presidente Fujimori gli ha assicurato dal Cile, dove si trova in attesa di estradizione. Nel corso della campagna elettorale Humala aveva denunciato il \u00abpatto di impunit\u00e0\u00bb tra Garc\u00eda e Fujimori, un patto confermato anche dalla presenza, tra le fila dell\u2019attuale vincitore, di numerosi ex collaboratori dell\u2019uomo forte del passato regime, tra cui Vladimiro Montesinos. Quanto al futuro vicepresidente, l\u2019ammiraglio a riposo Luis Giampietri, non si \u00e8 distinto solo nel periodo Fujimori: nel 1986, durante la prima presidenza di Alan Garc\u00eda, diresse l\u2019assalto militare al penitenziario di El Front\u00f3n, durante il quale furono massacrati centinaia di prigionieri politici.<\/p>\n<p>Per\u00f9. 8 giugno. Alcune valutazioni sul voto peruviano. Il quotidiano messicano La Jornada pubblica un\u2019analisi del sociologo Carlos Reyna, per il quale \u00abil voto di Humala \u00e8 pi\u00f9 solido del voto di Garc\u00eda perch\u00e9 il suffragio per il vincitore \u00e8 venuto per paura, mentre il voto al nazionalista \u00e8 stato dato nonostante la campagna di paura orchestrata contro Humala; in altri termini, questo consenso \u00e8 espressione di una scelta pi\u00f9 sentita\u00bb. Altri analisti peruviani rilevano la sconfitta dei partiti che apertamente hanno difeso le tesi della destra, cio\u00e8 i partiti legati all\u2019ex presidente Alberto Fujimori e a Lourdes Flores. Quest\u2019ultima, sconfitta al primo turno delle presidenziali, informa alai-amlatina, si \u00e8 premurata di ricordare a Garc\u00eda che ha vinto \u00abcon i voti prestati e con quelli della paura\u00bb. In un\u2019intervista al sito di Rebeli\u00f3n, il sociologo statunitense James Petras ricorda la grande avanzata di Humala, che ha dovuto far fronte \u00aba tutti i partiti della destra e del centro destra, a tutti i mezzi di comunicazione di massa, a tutte le multinazionali e all\u2019ambasciata degli Stati Uniti\u00bb. Ed ha aggiunto: \u00abi risultati elettorali vanno sempre dietro le lotte sociali\u00bb. Il che, aggiunge, non impedir\u00e0 che queste lotte si impongano anche sul terreno elettorale in una prospettiva a medio termine.<\/p>\n<p>Italia. 9 giugno. \u00abIl ritiro del contingente italiano non avr\u00e0 un impatto significativo sullo sforzo della coalizione\u00bb. Con poche, sprezzanti parole Rumsfeld liquida l\u2019addio all\u2019Iraq annunciato dal nuovo governo Prodi. All\u2019ok infastidito del capo del Pentagono, Donald Rumsfeld, nella sala stampa della NATO fa seguito una grande risata. Il ritiro sar\u00e0 indolore, dice Rumsfeld. Una battuta che sottintende che l\u2019impegno dello Stato italiano nel Golfo non \u00e8 poi cos\u00ec essenziale come continua a ripetere il vecchio governo. Subito dopo il dileggio, Rumsfeld si spende in parole di comprensione con Roma: \u00abogni paese pu\u00f2 fare ci\u00f2 che crede appropriato quando lo crede appropriato\u00bb. Il ministro alla Difesa, Arturo Parisi, alla sua prima ad una riunione della NATO, smorza i toni e si avventura, imbarazzato, in piroette diplomatiche. \u00ab\u00c8 evidente che sul tema Iraq siamo portatori di due punti di vista diversi, veniamo da due storie diverse. Arriviamo a questo confronto partendo da storie diverse, non c\u2019\u00e8 nessun segreto da svelare ma c\u2019\u00e8 un confronto che tiene conto del fatto che nel tempo siamo sempre stati alleati e amici. Ho avuto gi\u00e0 occasione di dire che anche nelle migliori famiglie si registrano delle divergenze, quello che conta \u00e8 che si svolgano in un quadro che non ignori l\u2019Alleanza (Atlantica, ndr) che ci lega come Italia e come Europa\u00bb.<\/p>\n<p>Iraq. 9 giugno. S\u00ec del parlamento ai ministri degli interni e della difesa. Il parlamento iracheno ha approvato ieri i candidati del premier Maliki per i ministeri degli interni e della difesa. Agli interni va Jawad al-Bolani, uno sciita che controlla Bassora; alla difesa il generale Abdel Qader Jassim, un sunnita finora a capo dell\u2019esercito, che ha guidato i reparti iracheni che insieme agli statunitensi attaccarono Falluja.<\/p>\n<p>Iraq. 9 giugno. \u00abUna vittoria di Pirro. Anzi avr\u00e0 un effetto negativo, perch\u00e9 un mito non si uccide con la forza ma con l\u2019intelligenza\u00bb. A sostenerlo \u00e8 Loretta Napoleoni, consulente della Homeland Security, l\u2019antiterrorismo USA, autrice di un libro su Abu Musab al-Zarqawi (Al Zarqawi. Storia e mito di un proletario giordano, edito da Marco Tropea).<\/p>\n<p>Iraq. 9 giugno. Di Zarqawi si \u00e8 scritto e detto di tutto. Ben poco c\u2019\u00e8 da aggiungere, molto invece da chiarire, scrive Michele Giorgio su il Manifesto di oggi. Innanzitutto Ahmed Fadeel Al Khaleyleh, il suo vero nome, non era un palestinese come da tempo il suo clan familiare in Giordania ha chiarito. Inoltre non \u00e8 chiaro se sia stato luogotenente di Osama bin Laden. Senza dubbio Zarqawi fu uno delle migliaia di combattenti arabi che parteciparono, accanto ai mujaheddin afghani, alla lotta contro i sovietici in Afghanistan. Tuttavia non \u00e8 stato mai accertato che sia stato un collaboratore di bin Laden. \u00abZarqawi\u00bb, spiega l\u2019analista egiziano Diaa Rashwan, uno dei massimi esperti arabi di islamismo radicale, \u00abin realt\u00e0 \u00e8 andato in Iraq per combattere il suo Jihad, per diventare un comandante importante, e solo nel 2004 ha chiesto di entrare in al Qaeda. Bin Laden ha accettato ma la posizione di Zarqawi \u00e8 rimasta pi\u00f9 quella di un alleato che di un dirigente effettivo di al Qaeda\u00bb. Il giordano infatti ha presentato la propria \u2018bayat\u2019, l\u2019atto di sottomissione, a bin Laden solo nell\u2019ottobre 2004 e il suo gruppo si \u00e8 trasferito definitivamente in Iraq solo nell\u2019estate 2003. Non sono peraltro secondarie le differenze \u00abideologiche\u00bb che esistevano tra i due. Zarqawi \u00e8 descritto come un takfiri, ovvero un estremista islamico che tende a considerare gli altri musulmani come apostati poich\u00e9 non vivr<\/p>\n<p>www.rivistaindipendenza.org<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1621-rivista-indipendenza-il-nuovo-numero-di-giugno<\/p>\n<p>2406<\/p>\n<p>2006-2<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20060619 17:57:00 webmaster a) Stavolta esordiamo con l\u2019Afghanistan. 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