{"id":25472,"date":"2006-12-30T00:00:00","date_gmt":"2006-12-30T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=25472"},"modified":"2019-06-20T13:17:06","modified_gmt":"2019-06-20T13:17:06","slug":"1707-la-relazione-di-fabio-mussi-allassemblea-nazionale-sinistra-ds","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=25472","title":{"rendered":"1707 La relazione di Fabio Mussi all&#039;Assemblea nazionale Sinistra Ds"},"content":{"rendered":"<p>20060708 16:40:00 webmaster<\/p>\n<p>Diritti globali, equit\u00e0 sociale, laicit\u00e0<br \/>\nUna Sinistra autonoma e unitaria in Italia, nella famiglia socialista in Europa <\/p>\n<p>ASSEMBLEA NAZIONALE SINISTRA DS A ROMA<br \/>\nSABATO 1 LUGLIO 2006 ORE 10 TEATRO QUIRINO<\/p>\n<p>Noi siamo la sinistra Ds. Come membri del maggior partito della sinistra italiana, la pi\u00f9 importante forza della coalizione che ora governa l\u2019Italia, avvertiamo una grande responsabilit\u00e0 verso il nostro Paese, verso tutti gli uomini e le donne \u2013 del lavoro, della cultura, delle professioni \u2013 che nutrono la speranza di veri cambiamenti, che credono al ruolo, politico e culturale, della sinistra, e all\u2019idea socialista. Ci rivolgiamo prima di tutto a loro, riunendoci oggi qui per dire qualcosa di meditato e di importante. A loro, alla maggioranza del nostro partito, a tutte le formazioni di sinistra e della alleanza democratica.<\/p>\n<p>Da aprile ad oggi \u00e8 successo molto. <\/p>\n<p>Primo: il centrosinistra ha vinto, sia pure d\u2019un soffio, le elezioni politiche, si sono formate le Presidenze delle Camere, \u00e8 stato eletto il Presidente della Repubblica \u2013 e voglio salutare Giorgio Napolitano, cui va la nostra stima e la nostra amicizia &#8211; si \u00e8 formato il Governo presieduto da Romano Prodi.<\/p>\n<p>Secondo: il centrosinistra ha colto subito dopo un largo successo nelle elezioni amministrative, a conferma di un consenso popolare che dal 2001 ad oggi si \u00e8 consolidato, premiando le capacit\u00e0 locali di governo e il lavoro di sindaci capaci di rappresentare degnamente i loro cittadini. <\/p>\n<p>Terzo: una valaga di NO ha seppellito la Costituzione di Lorenzago, figlia dei traffici tra Forza Italia, Lega, An e Udc, e difeso quella del \u201948, figlia della lotta di Liberazione e dell\u2019antifascismo, che ha prodotto la democrazia e la Repubblica.<\/p>\n<p>Naufraga cos\u00ec l\u2019ambizioso tentativo populistico-autoritario sotto il cui segno si sono mossi negli ultimi anni Berlusconi e il berlusconismo. Forse la partita non \u00e8 ancora chiusa, comunque \u00e8 bene avviata. Ora non dobbiamo chiuderci a ipotesi chiare, limitate e democratiche di riforma costituzionale. Forse per\u00f2 l\u2019esperienza compiuta, e i rischi corsi, dovrebbero indurci a qualche prudenza. Prima di avventurarci in qualche nuova \u201cgrande riforma\u201d, prima di aprire nuove procedure, conviene dedicare qualche mese alla meditazione. Un sistema che decide con pi\u00f9 velocit\u00e0 ed efficienza \u00e8 desiderabile, se \u00e8 un sistema che si apre ad una pi\u00f9 forte partecipazione democratica, e in cui i poteri sono separati, bilanciati, reciprocamente controllati; un sistema che decentra \u00e8 auspicabile, se \u00e8 chiara la responsabilit\u00e0 fiscale e se \u00e8 garantito l\u2019universalismo dello Stato sociale, ora che \u00e8 evidente \u2013 dati gli esiti della radicalizzazione dell\u2019ideologia liberista che abbiamo visto negli ultimi anni \u2013 che non c\u2019\u00e8 un trade-off, una reciproca esclusione, tra Stato sociale e crescita economica.<\/p>\n<p>Noi, noi abbiamo combattuto una battaglia coerente, dal Congresso di Pesaro ad oggi, dalla grave sconfitta del 2001. Con alterne fortune congressuali, ma con coerenza: abbiamo in tutti questi anni rivendicato insieme le ragioni della alleanza democratica e dell\u2019autonomia della sinistra. La posizione di oggi \u00e8 una conferma. Il nostro dissenso nei Ds non \u00e8 mai stato spinto al punto di provocare rotture che avrebbero compromesso l\u2019obiettivo fondamentale: \u201cil dovere patriottico\u201d di liberare l\u2019Italia da Berlusconi. Abbiamo pi\u00f9 volte dissentito, ma abbiamo sempre partecipato senza risparmio di forze all\u2019impegno per il successo del nostro partito e del centrosinistra. Oggi la sinistra Ds dispone di 24 parlamentari nazionali e 3 europei, ed ha responsabilit\u00e0 importanti nel governo nazionale, in Parlamento, in tanti governi locali e regionali. Siamo stati e siamo una minoranza, mai un gruppo minoritario settario o arrabbiato. Veniamo da una grande tradizione politica e culturale che pone sempre al primo posto la funzione nazionale della politica e dei partiti \u2013 come ci ricorda sempre Alfredo Reichlin. Non ne abbiamo perso la memoria.<\/p>\n<p>Oggi vogliamo sostenere il Governo presieduto da Romano Prodi, aiutarlo ad essere unito e a fare cose buone. E, pur consapevoli della difficile situazione parlamentare, vogliamo contribuire alla sua durata per l\u2019intera legislatura. Il che richiede un\u2019opera intelligente di mediazione tra le componenti pi\u00f9 centriste e quelle pi\u00f9 radicali. Non \u00e8 impossibile, con il programma dell\u2019Unione alla mano, favorire la stabilit\u00e0 del Governo. E ci vuole coraggio, tanto coraggio, nel cambiamento d\u2019Italia.<\/p>\n<p>Il compito \u00e8 immane. Ci troviamo a fronteggiare uno stato penoso dell\u2019economia e dei conti pubblici: la debole ripresa in atto non baster\u00e0 da sola a sormontare la stagnazione che ci ha lasciato in eredit\u00e0 il centrodestra. E i dati macroeconomici (deficit, debito, attivo primario) impongono sicuramente una correzione. Nel primo, positivo incontro con le parti sociali, gioved\u00ec a Palazzo Chigi, Prodi e Padoa Schioppa hanno prospettato una manovra immediata pari allo 0,5 del PIL ed una legge finanziaria, che guarda all\u2019intera legislatura, pari a ulteriori 2.5 punti di PIL. Il provvedimento approvato ieri dal Consiglio dei Ministri \u00e8 importante e forte: interviene sulla tutela della concorrenza e dei consumatori, dispiega la lotta contro l\u2019elusione e l\u2019evasione fiscale, destina risorse allo sviluppo (infrastrutture, ricerca e innovazione).<\/p>\n<p>La parola d\u2019ordine \u00e8: \u201ccrescita, equit\u00e0, stabilit\u00e0\u201d. Siamo tutti consapevoli che non \u00e8 pi\u00f9 possibile pensare ai \u201cdue tempi\u201d. Correzione finanziaria, giustizia sociale, sviluppo, investimenti devono andare insieme. Se dura a lungo, per un Paese, la cura delle montagne russe, con un governo che sperpera, e poi uno che risana, e poi uno che sperpera, e uno che risana, per ritrovarci alla fine con la caduta degli investimenti, la svalorizzazione del lavoro, la perdita di competitivit\u00e0, il definanziamento dell\u2019educazione, della ricerca, delle infrastrutture, alla fine, come in un gigantesco gioco dell\u2019oca, si torna sempre alla casella zero: questa, alla fine, \u00e8 la via sicura per il declino. Alla fine, cos\u00ec una Nazione diventa la periferia di qualche impero.<\/p>\n<p>La lotta contro l\u2019evasione fiscale (che \u00e8 una vergogna senza pari), contro il lavoro precario, per la qualit\u00e0 sociale, sono la spina dorsale delle politiche di risanamento. E\u2019 importante la conferma della riduzione della pressione fiscale e contributiva sul lavoro e sull\u2019impresa (l\u2019intervento, annunciato in campagna elettorale, sul \u201ccuneo\u201d): ed \u00e8 evidente che una parte importante di tale riduzione deve andare al sostegno ai salari, per ragioni di giustizia, ma anche perch\u00e9 altrimenti non ci sar\u00e0 ripresa del mercato interno.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 importante che si confermi l\u2019intenzione di sviluppare gli investimenti in educazione, ricerca e innovazione. Stanno succedendo cose formidabili al mondo: quella \u201csociet\u00e0 della conoscenza\u201d di cui si parl\u00f2 a Lisbona, \u00e8 in pieno \u201cboom\u201d planetario, grazie all\u2019Asia e al Nord America, e in misura minore all\u2019Europa. Ed \u00e8 in pieno sviluppo (l\u2019ho potuto vedere nei vertici di Bruxelles come nella recente riunione dell\u2019OCSE ad Atene) un conflitto politico sulla regolazione dei sistemi: tutto mercato o intervento pubblico? E\u2019 chiaro da che parte deve stare l\u2019Italia. Ed \u00e8 chiaro che deve recuperare la deriva provinciale, autarchica, aziendalistica che, con la destra al governo, l\u2019aveva isolata in Europa. E\u2019 quello che ho tentato di fare a Bruxelles: ha provocato molto rumore la responsabilit\u00e0 che mi sono assunto sul finanziamento comunitario alla ricerca sulle staminali. Ma la partita grossa \u00e8 quella che riguarda il \u201cSettimo Programma Quadro\u201d della ricerca (53mld di euro in sette anni) con cui l\u2019Europa punta a tenere il passo. Costruire lo \u201cSpazio comune europeo dell\u2019Universit\u00e0 e della ricerca\u201d \u00e8 una grande sfida: io sto provando ad affrontarla. Con una linea che punta a contrastare le diseguaglianze sociali, che possono anche trovarsi esaltate, invece che ridotte, dai sistemi educativi, e a premiare il merito e la qualit\u00e0 dei risultati. Ci sono le persone, e ci sono le classi sociali. La societ\u00e0 moderna si presenta con una vasta promessa di successo agli individui in competizione. Sono due grandi scienziati sociali americani, Tversky e Kahneman, che hanno parlato delle straordinarie aspettative degli individui, che poi fanno, per lo pi\u00f9, l\u2019esperienza della \u201cregressione alla media\u201d. Una \u201cmedia\u201d di vita e lavoro sui gradini bassi della scala. La chiamano \u201cmatematica della paura\u201d. \u201cPaura\u201d, \u201cincertezza\u201d, \u201cscarto\u201d, \u201cliquidit\u00e0\u201d: noi non possiamo rassegnarci ad una societ\u00e0 fatta cos\u00ec. <\/p>\n<p>Perci\u00f2 dobbiamo muoverci in aree politiche vaste, e scommettere sull\u2019Europa. Mi ha fatto piacere sentirmi dire, nella veste di ministro italiano dell\u2019Universit\u00e0 e della ricerca, in qualche sede internazionale, \u201cItalia, bentornata in Europa!\u201d. Ho visto che, citando Giorgio Ruffolo, nella bella nota che ha offerto a questa nostra riunione, Paolo Leon scrive: \u201cLa soluzione socialista per il futuro dell\u2019Unione \u00e8 \u201cpi\u00f9 Stato Europeo\u201d e meno Stato nazionale\u201d. Sono d\u2019accordo con lui.<\/p>\n<p>Ci vogliono soluzioni forti, perch\u00e9 socialisti compassionevoli e liberali democratici alla fine non costituiranno un argine sufficiente al liberismo scatenato e alla destra neopopulista. Naturalmente, non basta l\u2019economia per spiegare la crisi italiana dei nostri tempi. Si \u00e8 sfibrata la tempra morale della Nazione: la crisi \u00e8 prima di tutto etica. Siamo di nuovo sommersi da una catena di scandali che sembra non avere fine, in ogni settore della societ\u00e0. Non c\u2019\u00e8 solo la bassa forza dell\u2019illegalit\u00e0 diffusa, dell\u2019abuso, della truffa. Una impensabile quantit\u00e0 di quelli che dovrebbero essere \u201cclasse dirigente\u201d ingrossano abitualmente le file della corruzione e della criminalit\u00e0. Non c\u2019\u00e8 malversazione che non sia praticata, nei media come nel calcio, nella sanit\u00e0 come nell\u2019impresa o nella pubblica amministrazione. C\u2019\u00e8 poco da fare: resta una strepitosa testimonianza, un monumento di intelligenza politica e di intuizione profetica, che non vogliamo dimenticare, l\u2019intervista sulla \u201cquestione morale\u201d di Enrico Berlinguer! Per questo c\u2019\u00e8 bisogno, a difesa della legge e della democrazia, di una severa magistratura indipendente. E di un potere politico che, con l\u2019esempio e con l\u2019azione, ricostruisca un principio morale, un\u2019etica civile capace di fondare la cittadinanza e regolare secondo il principio democratico la vita della societ\u00e0 e dello Stato. <\/p>\n<p>Io penso che siano importanti i segni di ricollocazione internazionale dell\u2019Italia che vengono dal nostro Governo. E\u2019 stato rispettato l\u2019impegno del ritiro dall\u2019Iraq. La partecipazione alla \u201ccoalizione degli willings\u201d non era una politica, era il segno di un assoggettamento. D\u2019Alema \u00e8 stato fermo, e dignitoso nell\u2019affermare e difendere la nuova posizione italiana. Anche quando ha posto al governo degli Stati Uniti la questione di Guantanamo, che due giorni fa la stessa Corte Suprema americana ha definito contrastante con la Convenzione di Ginevra e contrario alla Costituzione americana, dunque illegittimo. Credo che questa condotta possa essere pienamente apprezzata. Credo che D\u2019Alema, e Parisi, abbiano ragione anche sull\u2019Afghanistan. Iraq e Afghanistan non sono la stessa cosa: \u00e8 vero che la missione in Afghanistan non pu\u00f2 essere considerata infinita, ed \u00e8 vero che bisogna ridiscutere il senso politico dell\u2019impegno; \u00e8 giusto \u2013 e il Governo ha deciso in questo senso &#8211; che non ci sia un incremento di forze italiane, o nuovi mezzi come gli aerei da combattimento. Ma l\u00ec ci sono la Nato, l\u2019Onu, l\u2019Europa, compresi tedeschi e spagnoli che in Iraq non sono andati o si sono ritirati. Credo che non si possa convenire con quei gruppi di sinistra che chiedono un immediato disimpegno, e che non sia accettabile che si metta a rischio il Governo. Tanto meno che si consideri l\u2019ipotesi di voti dal centrodestra in soccorso del Governo, per sostituire voti che mancano: la maggioranza deve essere autosufficiente, il resto appartiene a libere determinazioni di altri gruppi parlamentari. E\u2019 importante che si sia raggiunto un accordo nel Governo.<\/p>\n<p>Il nostro Paese pu\u00f2 aspirare, non velletariamente, a svolgere un ruolo di pace e di cooperazione in molte aree del mondo, a cominciare dal Mediterraneo, luogo di grandi migrazioni umane; campo d\u2019azione del terrorismo; area nella quale si sono accese inedite contraddizioni culturali, politiche, religiose, economiche, rese pi\u00f9 acute dalla guerra irakena; mare sulle cui sponde ha ripreso drammatico vigore il conflitto israelo-palestinese, dalla cui soluzione \u2013 cui il nostro Paese pu\u00f2 dare un contributo prezioso, sulla linea di \u201cDue popoli, due Stati\u201d &#8211; dipende una parte decisiva degli assetti globali.<\/p>\n<p>Bisogna pensare, ed agire, in grande. Consapevoli di ci\u00f2 che dobbiamo fronteggiare nei prossimi decenni. I decenni nei quali la popolazione mondiale salir\u00e0 a nove miliardi, diventer\u00e0 pi\u00f9 vecchia, sar\u00e0 concentrata nelle citt\u00e0 e in un numero ristretto di Paesi; i decenni nei quali Cina e India contenderanno il primato economico a Europa e Stati Uniti; i decenni nei quali lo sviluppo del capitale finanziario e dell\u2019economia riuscir\u00e0 a soddisfare le aspettative di una parte crescente dell\u2019umanit\u00e0, sprofondandone per\u00f2 un\u2019altra nell\u2019inferno della fame, delle malattie, del \u201cdivide\u201d culturale e informativo; i decenni nei quali arriver\u00e0 alla fine l\u2019era del petrolio (vi ricordate? Era una delle tesi centrali della nostra mozione congressuale) con una possibile compromissione irreversibile dell\u2019ambiente.<\/p>\n<p>Decenni, cio\u00e8 un battito di ciglia. L\u2019umanit\u00e0 dovr\u00e0 dare prova, in un tempo minimo, di non voler seguire le orme degli abitanti dell\u2019Isola di Pasqua: i quali (come illustra magnificamente Jared Diamond in Collasso) giunsero alla quasi estinzione per non aver saputo affrontare i problemi creati da loro stessi. In un tempo minimo, se misurato storicamente, bisogna che si accenda una creativit\u00e0 politica, sociale e tecnologica mai vista. Servono idee ardite. <\/p>\n<p>Solo per fare un esempio, cito David Goodstein, tecnologo e vicerettore del California Institut of Technology, che, nel suo ultimo libro (\u201cSenza pi\u00f9 petrolio\u201d), dice: \u201cL\u2019era del petrolio facile, \u00e8 finita. Quella del clima difficile, \u00e8 cominciata\u201d. E suggerisce: \u201cL\u2019unica via per toglierci dall\u2019impiccio delle risorse petrolifere (che si stanno avvicinando al picco della capacit\u00e0 produttiva) e al tempo stesso per risolvere il grosso guaio del riscaldamento del pianeta (provocato dagli stessi idrocarburi) \u00e8 quella della scienza. I Governi dovrebbero chiamare a raccolta le migliori menti del mondo e incaricarle di trovare una soluzione al fabbisogno energetico. Abbiamo bisogno di un altro Manhattan Project\u201d.<\/p>\n<p>Quello era per fare la bomba, questo sarebbe per disinnescarne una, planetaria. Io penso che il nostro Governo dovrebbe interloquire e proporre. Ma, se si comincia a ragionare davvero in questa dimensione, si ha chiaro quali conseguenze politiche ne derivano? Come appaiono immediatamente obsoleti e primitivi assetti mondiali fondati sul dominio, sugli armamenti, sulla guerra? E quali impensabili territori si aprono ad una sinistra che si alimenti di una cultura critica, e che voglia occuparsi davvero dei destini dell\u2019umanit\u00e0? E quale nutrimento si possa dare ad un nuovo riformismo, affrancato dall\u2019ossessione di correre al centro e di rappresentare i \u201cmoderati\u201d?<\/p>\n<p>Qui veniamo al punto. Il punto del \u201cPartito democratico\u201d. Ora c\u2019\u00e8 bisogno di cose chiare. Chiare. Si deve uscire dal guado. Tutti abbiano il coraggio delle proprie posizioni. A Fassino vorrei dire questo: caro Piero, a questo punto le strade sono due:<\/p>\n<p>La prima. Sno tre anni che ci si prova. La tappa della \u201cFederazione riformista, \u00e8 fallita: ne furono insediati solennemente gli organismi, mai pi\u00f9 riuniti. Si prenda atto che il progetto di una fusione tra Ds e Margherita non ce la fa ad affermarsi, che non c\u2019\u00e8 lo spazio storico di un partito unico. Si dichiari una esplicita correzione di rotta politica. Esplicita. E ragioniamo allora sulle forme dell\u2019alleanza, delle relazioni unitarie possibili con la Margherita e con il resto dell\u2019Unione. A partire dalla riaffermazione dell\u2019autonomia della sinistra socialista che rappresentiamo. E ragioniamo su di noi, su quello che dovrebbe e potrebbe essere, in Italia e nel mondo, il nostro partito.<\/p>\n<p>La seconda. Si vada all\u2019approdo del Partito democratico, in tempi certi. Per ci\u00f2 che se ne capisce, quello non potr\u00e0 essere il mio, il nostro partito. Spero che nessuno si sorprenda di questo annuncio: non \u00e8 nuovo. E soprattutto, nessuno pu\u00f2 immaginare che si vada a togliere dal panorama politico nazionale una forza socialista, e persino la parola \u201csinistra\u201d dal lessico politico italiano, senza che ci siano delle conseguenze.<\/p>\n<p>Comunque, ci vuole un Congresso, in tempi certi e ravvicinati. Non si sciolgono i Ds, non si fonda il \u201cPartito democratico\u201d senza un congresso. Noi chiediamo, con molta energia, che si rispettino innanzitutto le regole democratiche primarie.<\/p>\n<p>Ieri su un giornale Fassino ha detto: \u201cQuando andremo al Congresso dovremo arrivarci con una proposta e non solamente con un\u2019intenzione\u201d. Dunque, non c\u2019\u00e8 ancora una proposta? Stiamo discutendo perci\u00f2 di nulla? Ho resistito alla tentazione di invadere questa scrivania con la valanga degli annunci apparsi sui media: \u201csta nascendo il partito riformista, stiamo per farlo, \u00e8 nato, \u00e8 fatto\u201d. Mi basta un D\u2019Alema di 13 giorni fa: \u201cRitengo che saremo pronti per la primavera del 2007\u201d. Allora, ci siamo o non ci siamo?<\/p>\n<p>La strada impercorribile mi pare la terza, quella di una nuova fase di incerta e confusa transizione, di nuovi provvisori patti federativi, di nuove cabine di regia, di nuove regolazioni transitorie: cos\u00ec si porta alla meta un esercito esausto.<\/p>\n<p>E non abbiamo bisogno di un qualche nuovo escamotage verbale per rassicurare la sinistra del partito. Nel frattempo si aprono localmente \u201ccostituenti\u201d, comitati, sezioni nelle quali gi\u00e0 si distribuiscono tessere di un partito che non c\u2019\u00e8. Una sorta di via oligarchico-plebiscitaria, di cui ci sembra evidente la sterilit\u00e0 e l\u2019arbitrio.<\/p>\n<p>Aggiungo che il gruppo dirigente attuale dei Ds non ha il mandato per procedere e concludere: non c\u2019\u00e8 un solo documento congressuale che autorizza la formazione del \u201cpartito unico\u201d. E non si pu\u00f2 accettare il fatto compiuto, sulla base di un supposto consenso popolare implicito e non verificato.<\/p>\n<p>Quello che c\u2019\u00e8 di sicuro \u00e8 un simbolo, l\u2019Ulivo, che ha un buon successo elettorale (anche se ha subito, dal \u201996 ad oggi, una costante emorragia). Alle ultime elezioni, \u00e8 per\u00f2 bene non dimenticare, il di pi\u00f9 ottenuto rispetto alla somma dei voti Ds e Dl dipende dal di meno raccolto dai due partiti. Noi siamo al 17%, poco lontani dal \u201992. Ma n\u00e9 il 31% dell\u2019Ulivo, n\u00e9 il successo delle primarie, ci dicono di per s\u00e9 che occorre fondare un partito.<\/p>\n<p>Sento un\u2019argomento: gli attuali partiti hanno esaurito la loro funzione, ci vuole \u201cqualcosa di nuovo\u201d. E\u2019 un gettare l\u2019anima oltre l\u2019ostacolo. Generoso, ma insufficiente. Ma l\u2019ostacolo resta l\u00ec. Due debolezze che si appoggiano l\u2019un l\u2019altra non fanno una forza. Se si apre una crisi, occorre guardarci dentro, occorre scavare nell\u2019insediamento sociale, nelle forme della rappresentanza, nel tessuto culturale di un grande soggetto collettivo. Non basta costruire qualche nuova scatola.<\/p>\n<p>I contenuti sono i grandi assenti dalla discussione. Non parlo del Programma dell\u2019Unione, che rappresenta un buon punto di compromesso tra tante forze diverse. Parlo del programma fondamentale, della rete di valori, dei tratti identitari del \u201cpartito democratico\u201d di cui si parla. Quali passi si sono compiuti? Che cosa potr\u00e0 mai essere una forza politica avanzata e moderna, se non \u00e8 chiaro e definito il suo rapporto con il lavoro \u2013 con il lavoro innanzitutto \u2013 e se non sono definite le sue idee in materia di libert\u00e0 delle persone, responsabilit\u00e0 della scienza, libert\u00e0 della ricerca, laicit\u00e0 dello Stato? E attenti, perch\u00e9 quando parlo di \u201claicit\u00e0\u201d non intendo uno spazio vuoto sovrastato da uno Stato neutrale: parlo di uno spazio pieno, gremito di voci, compresa quella della Chiesa (che non pu\u00f2 essere relegata a fatto privato), e di uno Stato che si alimenta di questa vita plurale della societ\u00e0 e delle culture. E che alla fine legifera e regola, scegliendo traiettorie non confessionali.<\/p>\n<p>Come si fa a decidere su un soggetto politico senza essersi adeguatamente misurati sui contenuti? Cio\u00e8 senza aver dato una struttura all\u2019identit\u00e0 collettiva? E\u2019 un grande errore ritenere che la societ\u00e0 moderna, e la tecnologia, dissipi i bisogni identitari di uomini e donne: tali bisogni si presentano fortissimi, persino ulteriormente alimentati dalla globalizzazione, e, se non trovano soddisfazione nelle culture politiche a base razionalista, la cercano altrove. Il disincanto non ha ancora sommerso la speranza. La politica non pu\u00f2 separarsi dalla speranza. Oltre l\u2019orizzonte di una legislatura e di un Governo, che pure \u00e8 il nostro, e che \u00e8 essenziale abbia successo nei prossimi anni.<\/p>\n<p>Per questo, se solleviamo la questione dell\u2019identit\u00e0 socialista, non ci sentiamo retrogradi. La questione \u00e8 del tutto aperta. Si pu\u00f2 pensare ad un partito che abbia gruppi unici nel parlamento italiano e divisi in quello europeo? E che finisca per non appartenere ad alcuna delle grandi famiglie politiche europee? Badate, che non stiamo parlando della libert\u00e0 di turismo politico per gli stati maggiori, che in Europa possono alla fine bussare alle porte che vogliono. Stiamo parlando di una appartenenza collettiva che disegna i caratteri del nostro essere qui, in questa societ\u00e0 e in questo Paese. Del rapporto con un movimento storico che ha subito, e dovr\u00e0 subire, importanti modificazioni, senza per\u00f2 abdicare alle sue ragioni e alla sua visione. Stiamo parlando del socialismo italiano.<\/p>\n<p>La linea lungo la quale ci muoviamo \u00e8 quella sostenuta nei Congressi: \u201cuna sinistra forte e autonoma, una grande alleanza democratica\u201d. Crediamo che corrisponda ad una primaria esigenza unitaria della nostra gente, e alla fiducia nella funzione storica della sinistra politica.<\/p>\n<p>Vediamo quanta frammentazione c\u2019\u00e8 a sinistra, e la cosa ci spaventa. Vediamo anche quale salto culturale e politico deve fare il socialismo, e tutta la sinistra, a partire da quella pi\u00f9 radicale, in Europa e nel mondo, per far fronte alle nuove sfide. Rispettiamo i compagni che vogliono tentare una strada inedita, e largamente ignota. Pensiamo che sia sbagliata. Pensiamo che non sia l\u2019unica.<\/p>\n<p>Il senso di responsabilit\u00e0, insieme a convinzioni profonde, ci induce a non adattarci. A continuare la nostra battaglia. A cercare altre strade.<\/p>\n<p>Coraggio, compagni, che c\u2019\u00e8 molto lavoro da fare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1707-la-relazione-di-fabio-mussi-allassemblea-nazionale-sinistra-ds<\/p>\n<p>2492<\/p>\n<p>2006-2<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20060708 16:40:00 webmaster Diritti globali, equit\u00e0 sociale, laicit\u00e0 Una Sinistra autonoma e unitaria in Italia, nella famiglia socialista in Europa ASSEMBLEA NAZIONALE SINISTRA DS A <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=25472\" title=\"1707 La relazione di Fabio Mussi all&#039;Assemblea nazionale Sinistra Ds\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[109],"tags":[],"class_list":["post-25472","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2006"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - 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