{"id":25407,"date":"2006-12-30T00:00:00","date_gmt":"2006-12-30T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=25407"},"modified":"2019-06-20T13:18:04","modified_gmt":"2019-06-20T13:18:04","slug":"1754-piero-fassino-il-partito-che-vogliamo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=25407","title":{"rendered":"1754 Piero Fassino: Il partito che vogliamo"},"content":{"rendered":"<p>20060714 13:08:00 webmaster<\/p>\n<p>Riprendiamo ampi stralci tratti dall\u00b4editoriale  di Piero Fassino al numero della rivista \u00abItaliani Europei &#8211; bimestrale del riformismo italiano\u00bb da oggi in edicola. L&#8217;articolo sar\u00e0 spunto per una discussione tra lo stesso segretario dei Ds, Giuliano Amato e Alfredo Reichlin, che si terr\u00e0 sempre  oggi alle 15 presso la Sala Olimpo dell&#8217;Hotel Minerva a Roma.<\/p>\n<p>(da l&#8217;Unit\u00e0 del 14 luglio 2006)<\/p>\n<p>Con la vittoria nelle elezioni politiche del 10 e 11 aprile e con i risultati confortanti delle elezioni amministrative di maggio non soltanto si chiude un ciclo elettorale intenso e impegnativo, ma soprattutto si \u00e8 aperta una nuova stagione politica caratterizzata dall&#8217;esaurirsi del berlusconismo e dal ritorno a responsabilit\u00e0 di governo di una coalizione riformista e progressista. Da questo mutamento radicale di scenario occorre adesso trarre tutte le conseguenze e rivolgere la nostra attenzione alle nuove sfide che ci attendono. (&#8230;)<\/p>\n<p>E ora tocca al centrosinistra riprendere in mano le redini di un&#8217;Italia che &#8211; proprio per effetto della politica della destra &#8211; \u00e8 un Paese oggi pi\u00f9 esposto al rischio di un declassamento della sua forza economica e di una regressione della sua coesione sociale e nazionale. Oggi governare non \u00e8 davvero solo amministrare bene. Serve uno scatto, un salto, una \u00abscossa\u00bb come l&#8217;ha chiamata Romano Prodi. Una scossa che rimetta in movimento l&#8217;Italia e restituisca fiducia e certezze ai tanti &#8211; le imprese, le famiglie, i giovani, il mondo del lavoro, le donne &#8211; che hanno visto la loro vita insidiata da molte forme di incertezza, precariet\u00e0, solitudine. Vincere la prova del governo \u00e8 dunque la prima grande sfida che sta di fronte a Romano Prodi e al centrosinistra. Per vincerla, tuttavia, occorre misurarsi anche con l&#8217;altra grande sfida che ci consegna il voto del 9 e 10 aprile: il tema cruciale della trasformazione dell&#8217;Ulivo da alleanza politico-elettorale a soggetto politico a tutto tondo. (&#8230;)<\/p>\n<p>Abbiamo fatto del rilancio dell&#8217;Ulivo il perno per la ricostruzione dell&#8217;unit\u00e0 del centrosinistra e abbiamo presentato per tre volte consecutive l&#8217;Ulivo agli elettori &#8211; nelle elezioni europee del 2004, nelle regionali del 2005, nelle politiche del 2006 &#8211; raccogliendo ogni volta un consenso di circa un terzo del corpo elettorale. Non solo, ma nelle aree socialmente pi\u00f9 dinamiche &#8211; le citt\u00e0, i territori urbani, i giovani &#8211; il consenso raccolto dall&#8217;Ulivo \u00e8 stato pi\u00f9 ampio di quello dei suoi partiti. Tant&#8217;\u00e8 che, all&#8217;indomani delle elezioni, \u00e8 apparsa naturale la formazione dei gruppi parlamentari dell&#8217;Ulivo; come naturale \u00e8 apparso presentare il simbolo dell&#8217;Ulivo anche nelle principali citt\u00e0 andate al voto il 28 e 29 maggio. A conferma che l&#8217;Ulivo \u00e8 un soggetto nel quale si \u00e8 venuta riconoscendo via via una quantit\u00e0 crescente di elettrici e di elettori, una parte dei quali non hanno appartenenza partitica.<\/p>\n<p>E questa \u00e8 la ragione per cui sono convinto che nel nome del nuovo partito, comunque lo si chiami, si dovr\u00e0 fare esplicito riferimento all&#8217;Ulivo, perch\u00e9 in questo simbolo e in questo nome si riconoscono gi\u00e0 oggi milioni di donne e di uomini.<\/p>\n<p>Ho richiamato queste considerazioni per ricordare che quel progetto politico che comunemente viene chiamato \u00abPartito democratico\u00bb non nasce oggi. Ha alle spalle gi\u00e0 undici anni di vita. E anche per questo \u00e8 necessario portarlo a compimento con la definitiva trasformazione dell&#8217;Ulivo in un grande partito democratico e riformista. Per realizzare questo obiettivo \u00e8 tempo che la discussione sul Partito democratico viva concretamente nella societ\u00e0 italiana. Un partito nuovo, infatti, soprattutto se corrisponde ad un progetto politico ambizioso e di ampio respiro, non pu\u00f2 nascere in laboratorio. (&#8230;)<\/p>\n<p>Il dibattito sul nuovo soggetto politico tende spesso ad incagliarsi sui nomi, sulle date, sugli organigrammi, sulla leadership: non sono questioni secondarie, ma quando prevalgono su tutto il resto rischiano di soffocare una riflessione che deve invece essere culturalmente densa e alta, arricchita da una larga partecipazione adeguata all&#8217;importanza di un progetto politico che vuole avere portata storica e non contingente. <\/p>\n<p>Non serve, quindi, chiudersi in un angusto dibattito organizzativo. Non \u00e8 questo che ci chiedono i milioni di cittadini italiani che dal 1996 ad oggi hanno accompagnato la nascita e l&#8217;affermazione dell&#8217;Ulivo: persone in carne e ossa che con la loro passione, la loro generosit\u00e0, la loro dedizione hanno confermato via via di avere fiducia nella nascita di una forza politica unitaria, riformatrice, progressista, capace di rappresentarne bisogni e idee, aspirazioni e valori. E di tradurli concretamente in progetto di governo.<\/p>\n<p>La costruzione dell&#8217;Ulivo come partito democratico e riformista deve, dunque, essere il frutto di un processo politico vero, nel quale la consapevolezza dei mutamenti sociali, economici e culturali che hanno investito il mondo, l&#8217;Europa, l&#8217;Italia nell&#8217;ultimo quarto di secolo, si incontri con la capacit\u00e0 di interpretare il futuro, di rappresentare i nuovi bisogni e i nuovi diritti, di indicare il profilo e la qualit\u00e0 del modello di sviluppo che deve caratterizzare l&#8217;Italia, nonch\u00e9 la collocazione del nostro Paese nei nuovi scenari dell&#8217;interdipendenza globale e dell&#8217;integrazione europea.<\/p>\n<p>(&#8230;) La funzione primaria di un partito politico \u00e8 guidare una nazione, pensarla e collocarla negli orizzonti pi\u00f9 larghi del mondo, concorrere alla costruzione di identit\u00e0 collettive e radicarle in un sistema di valori condivisi, promuovere coesione sociale e senso di appartenenza, coniugare partecipazione e decisione, selezionare una classe dirigente e plasmarla intorno a valori forti. Per chi crede nella democrazia, questa funzione non \u00e8 affatto scomparsa nel tempo liquido della modernit\u00e0, ma acquisisce un&#8217;attualit\u00e0, un&#8217;urgenza ancora pi\u00f9 stringenti. Insomma il nostro problema, la questione di fondo che dobbiamo affrontare, \u00e8 come si declina la funzione nazionale e dirigente in una societ\u00e0 che tende ad essere sempre pi\u00f9 organizzata intorno alle persone e non solo alle identit\u00e0 sociali collettive; una societ\u00e0 nella quale il primato dell&#8217;interesse generale \u00e8 insidiato dall&#8217;emergere di vecchi e nuovi corporativismi; una societ\u00e0 nella quale le maggiori opportunit\u00e0 di libert\u00e0, autonomia, realizzazione non mettono al riparo da nuovi rischi di precariet\u00e0, emarginazione, incomunicabilit\u00e0. E il ruolo della politica, dei partiti, si ritrova essenzialmente nell&#8217;esigenza, solo apparentemente banale, di ampliare il pi\u00f9 possibile quelle opportunit\u00e0 e ridurre il pi\u00f9 possibile quei rischi.<\/p>\n<p>(&#8230;)Ovunque in Europa i sistemi politici sono caratterizzati da tre regole: in primo luogo tendono ad articolarsi attorno a due opzioni, una progressista e una conservatrice. Ed \u00e8 cos\u00ec anche in Italia. In secondo luogo quasi ovunque queste due opzioni non si riconoscono in due partiti, ma in due coalizioni pluripartitiche. Ed \u00e8 cos\u00ec anche in Italia. E, infine, ovunque &#8211; caratteristica assai pi\u00f9 labile in Italia &#8211; la solidit\u00e0 delle due coalizioni \u00e8 dovuta al fatto che ciascuna \u00e8 guidata e diretta da una forza principale di vasto radicamento sociale, di largo consenso elettorale, di forte cultura di governo. \u00c8 esattamente per colmare questa lacuna nel sistema politico italiano che serve il partito dell&#8217;Ulivo. Tanto pi\u00f9 oggi, dopo il voto del 9 e 10 aprile, vinto da una coalizione di centrosinistra composta da tredici partiti, obiettivamente esposta a rischi di fragilit\u00e0 e distinzioni. Esistono dunque precise ragioni sociali e politico-istituzionali che portano ad affermare che serve un \u00abPartito democratico\u00bb. <\/p>\n<p>Una volta spiegata la sua necessit\u00e0, occorre definirne l&#8217;identit\u00e0. Un soggetto politico si definisce a partire da tre elementi: il sistema di valori, il profilo programmatico e la collocazione internazionale. Guardando a questi tre fattori, emerge l&#8217;originalit\u00e0 del Partito democratico italiano che per nascere ha bisogno di far incontrare le diverse culture politiche che hanno segnato la storia politica dell&#8217;Italia: il riformismo della sinistra, il riformismo cattolico-sociale e cattolico-democratico e il riformismo di matrice azionista, laica e liberaldemocratica. Peraltro, proprio il fatto che l&#8217;Ulivo abbia alle spalle undici anni di vita ha gi\u00e0 consentito di costruire via via un&#8217;intelaiatura valoriale e progettuale, fondata sull&#8217;incontro tra questi riformismi, la loro reciproca contaminazione culturale, la maturazione di esperienze e azioni politiche e programmatiche comuni.<\/p>\n<p>Non \u00e8 difficile quindi individuare i tratti del riformismo su cui fondare il Partito democratico: la pace e la consapevolezza delle responsabilit\u00e0, anche difficili, che si debbono assumere per affermarla; l&#8217;Europa e la sua integrazione come lo spazio, il luogo, la dimensione del futuro dell&#8217;Italia; il ruolo insostituibile del mercato e il valore dell&#8217;impresa per realizzare quell&#8217;accumulazione e quella crescita senza le quali non sarebbe possibile alcuna politica redistributiva; il sapere come leva fondamentale sia per innalzare la qualit\u00e0 dello sviluppo e la specializzazione del sistema produttivo, sia per restituire valore al lavoro e al talento individuale; le politiche redistributive e lo Stato sociale come strumenti insostituibili per realizzare uguaglianza, equit\u00e0 e coesione sociale; la tutela della natura e della specie come condizione per una pi\u00f9 alta qualit\u00e0 individuale e collettiva; la parit\u00e0 di genere per realizzare una societ\u00e0 in cui uomini e donne abbiano effettivamente gli stessi diritti e le stesse opportunit\u00e0; la laicit\u00e0 come capacit\u00e0 di riconoscere le scelte di vita di ciascuno e garantire uguaglianza di diritti e di opportunit\u00e0, consentendo a ogni persona di vivere la propria libert\u00e0 nella responsabilit\u00e0. Su ciascuno di questi temi oggi l&#8217;Ulivo \u00e8 gi\u00e0 espressione di un nuovo riformismo sorto dall&#8217;incontro tra riformismi diversi e dalla sintesi delle loro esperienze e del loro pensiero.<\/p>\n<p>Quanto alla collocazione internazionale di un futuro Partito democratico, non sfugge a nessuno che la sfida sta nell&#8217;individuare un punto di coesione e di compatibilit\u00e0 tra la geografia politica italiana e la geografia politica europea. <\/p>\n<p>Stabilito che in Italia il Partito democratico \u00e8 l&#8217;incontro tra culture e riformismi diversi, \u00e8 altrettanto vero che nel panorama europeo la stragrande maggioranza delle forze politiche che si richiamano al campo progressista, democratico e riformista sono socialiste e socialdemocratiche. Tant&#8217;\u00e8 che Anthony Giddens &#8211; uno dei teorici della Terza via di Tony Blair &#8211; non esita a scrivere: \u00abTrovo interessante il progetto di aggregazione che porterebbe alla creazione in Italia di un Partito democratico, anche se spererei che fosse pi\u00f9 socialdemocratico nel suo orientamento dei Democratici americani\u00bb. E aggiunge: \u00abPotrebbe cominciare andando a vedere nel concreto l&#8217;esperienza dei Paesi scandinavi (&#8230;) gli italiani non possono diventare degli scandinavi, ma possono imparare molto (come altri Paesi in Europa) dalle politiche di cui quei Paesi sono stati pionieri. I Paesi scandinavi hanno i livelli pi\u00f9 alti di giustizia sociale non soltanto in Europa, ma in tutto il mondo. Ma hanno anche alti tassi di crescita, una crescita che marcia di pari passo con un livello di occupazione alto e stabile. Hanno dimostrato che crescita economica e giustizia sociale non sono solo compatibili, ma interdipendenti\u00bb.<\/p>\n<p>Peraltro, una riflessione sulla collocazione internazionale del Partito democratico non pu\u00f2 prescindere dai mutamenti intervenuti nello scenario politico europeo. Troppo poco, ad esempio, si \u00e8 riflettuto in Italia sul fatto che la crisi della Dc italiana, all&#8217;inizio degli anni Novanta, determin\u00f2 il venir meno di quell&#8217;asse preferenziale tra le due principali Democrazie Cristiane del continente &#8211; la Dc italiana e quella tedesca &#8211; su cui si reggeva il Ppe. Venuta meno una delle due, Helmut Kohl per evitare il rischio di una pericolosa solitudine guid\u00f2 la trasformazione del Ppe da partito europeo dei partiti democratici cristiani a partito dei partiti moderati e conservatori, aprendo le porte del Ppe ad Aznar, ai conservatori inglesi, a Berlusconi e ad altri. <\/p>\n<p>Un processo che, a sua volta, ha portato alla nascita di nuove aggregazioni, quali ad esempio il Partito Democratico Europeo (Pde) promosso dalla Margherita per aggregare forze di ispirazione liberaldemocratica e cristiano-progressista non disponibili ad accettare la deriva conservatrice del Ppe. Si tratta di verificare se sia immaginabile un processo politico analogo che veda il Pse &#8211; in cui oggi siedono partiti socialisti e socialdemocratici di ogni Paese europeo e tra essi Ds e Sdi &#8211; aprirsi a un incontro con altre esperienze riformiste e progressiste, quali quelle di ispirazione cristiana, liberaldemocratica e ambientalista. (&#8230;)<\/p>\n<p>So bene che la collocazione internazionale ed europea del nuovo Ulivo \u00e8 forse uno dei passaggi pi\u00f9 delicati. E anche per questo si tratta di costruire con pazienza e innovazione una soluzione coerente sia con il profilo riformista del nuovo soggetto, sia con il suo pluralismo costitutivo. <\/p>\n<p>Queste osservazioni rendono evidente come non si possa circoscrivere un progetto politico cos\u00ec ambizioso agli angusti confini di una sola \u00abfusione fredda\u00bb tra Ds e Margherita. Questi due partiti sono stati, insieme a Romano Prodi, i promotori dell&#8217;Ulivo. E continueranno ad esserne i protagonisti. Ma se l&#8217;intesa tra Ds e Margherita \u00e8 condizione necessaria, pu\u00f2 da sola non essere sufficiente per far vivere pienamente l&#8217;esperienza dell&#8217;Ulivo e la sua evoluzione in un nuovo Partito democratico. (&#8230;)<\/p>\n<p>Pubblicato il 14.07.06<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1754-piero-fassino-il-partito-che-vogliamo<\/p>\n<p>2538<\/p>\n<p>2006-2<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20060714 13:08:00 webmaster Riprendiamo ampi stralci tratti dall\u00b4editoriale di Piero Fassino al numero della rivista \u00abItaliani Europei &#8211; bimestrale del riformismo italiano\u00bb da oggi in <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=25407\" title=\"1754 Piero Fassino: Il partito che vogliamo\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[109],"tags":[],"class_list":["post-25407","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2006"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\r\n<title>1754 Piero Fassino: Il partito che vogliamo - 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