{"id":25232,"date":"2006-12-30T00:00:00","date_gmt":"2006-12-30T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=25232"},"modified":"2006-12-30T00:00:00","modified_gmt":"2006-12-30T00:00:00","slug":"1970-ann-jones-cosa-accade-in-afghanistan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=25232","title":{"rendered":"1970 ANN JONES: COSA ACCADE IN AFGHANISTAN"},"content":{"rendered":"<p>20060904 15:19:00 webmaster<\/p>\n<p>Vi ricordate di quando il pacifico, democratico, ricostruito Afghanistan era il modello pubblicitario su cui si doveva rifare l&#8217;Iraq? Nell&#8217;agosto 2002, il segretario alla difesa Donald Rumsfeld parlava del nuovo Afghanistan come di una &quot;straordinaria vittoria&quot; ed un &quot;modello di successo per cio&#8217; che potrebbe accadere in Iraq&quot;. Come tutti ormai sanno, il modello in Iraq non sta funzionando. Percio&#8217;, non dovremmo sorprenderci nel sapere che non sta funzionando neppure in Afghanistan.<br \/>\nLa storia del successo afgano e&#8217; sempre stata piu&#8217; una favola che un fatto. Ora, mentre l&#8217;amministrazione Bush passa il &quot;peacekeeping&quot; alle forze Nato, l&#8217;Afghanistan e&#8217; la scena della piu&#8217; vasta operazione militare nella storia del trattato del nordatlantico.<\/p>\n<p>[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59@libero.it) per<br \/>\naverci messo a disposizione nella sua traduzione il seguente articolo di Ann<br \/>\nJones. Ann Jones, giornalista e fotografa, ha passato la maggior parte degli<br \/>\nultimi quattro anni in Afghanistan; attivista per i diritti umani, lavora<br \/>\nnel paese con le agenzie internazionali e insegna inglese ai docenti del<br \/>\nliceo di Kabul; scrive delle sue esperienze in Afghanistan per &quot;Nation<br \/>\nMagazine&quot; ed e&#8217; stato pubblicato di recente il suo libro: Kabul in inverno:<br \/>\nvita senza pace in Afghanistan, Metropolitan Books, 2006)]<\/p>\n<p>Vi ricordate di quando il pacifico, democratico, ricostruito Afghanistan era<br \/>\nil modello pubblicitario su cui si doveva rifare l&#8217;Iraq? Nell&#8217;agosto 2002,<br \/>\nil segretario alla difesa Donald Rumsfeld parlava del nuovo Afghanistan come<br \/>\ndi una &quot;straordinaria vittoria&quot; ed un &quot;modello di successo per cio&#8217; che<br \/>\npotrebbe accadere in Iraq&quot;. Come tutti ormai sanno, il modello in Iraq non<br \/>\nsta funzionando. Percio&#8217;, non dovremmo sorprenderci nel sapere che non sta<br \/>\nfunzionando neppure in Afghanistan.<br \/>\nLa storia del successo afgano e&#8217; sempre stata piu&#8217; una favola che un fatto.<br \/>\nOra, mentre l&#8217;amministrazione Bush passa il &quot;peacekeeping&quot; alle forze Nato,<br \/>\nl&#8217;Afghanistan e&#8217; la scena della piu&#8217; vasta operazione militare nella storia<br \/>\ndel trattato del nordatlantico.<br \/>\nLe mie mail di oggi riportano l&#8217;appello di una chirurga americana che lavora<br \/>\na Kabul: la sua squadra medica d&#8217;emergenza non riesce a trattare neanche la<br \/>\nmeta&#8217; dei civili feriti che le vengono inviati dalle province in cui si<br \/>\ncombatte, a sud e a est. Truppe statunitensi, britanniche e canadesi si<br \/>\ntrovano in guerra contro i combattenti talebani, mentre sconcertati<br \/>\ncomandanti Nato si stanno gia&#8217; chiedendo cos&#8217;e&#8217; che e&#8217; andato male.<br \/>\nLa risposta sta in un triplice fallimento: niente pace, niente democrazia e<br \/>\nniente ricostruzione.<br \/>\n*<br \/>\nL&#8217;amministrazione Bush ha fatto politicamente le cose a rovescio. Dopo aver<br \/>\nspinto i talebani a suon di bombe nelle periferie, nel 2001, ha messo in<br \/>\npiedi un governo senza siglare una pace, uno scenario che piu&#8217; tardi si<br \/>\nsarebbe ripetuto in Iraq. Invece di premere per negoziati di pace fra i<br \/>\npartiti afgani rivali, i vittoriosi americani hanno dato il potere agli<br \/>\nislamisti ed ai comandanti delle milizie che erano servite a sostituire i<br \/>\nsoldati Usa nella guerra contro l&#8217;Unione Sovietica degli anni &#8217;80. Poi<br \/>\nl&#8217;amministrazione Bush ha messo in scena elezioni per questi candidati, ed<br \/>\nha proclamato che i risultati erano la democrazia.<br \/>\nHa anche confinato la International Security Assistance Force (Isaf),<br \/>\ncomposta largamente da truppe europee, alla capitale, creando cosi&#8217; un&#8217;oasi<br \/>\ndi sicurezza per il governo, mentre sguinzagliava i signori della guerra di<br \/>\nsua scelta alla ricerca di Osama bin Laden nel resto del paese.<br \/>\nAd est e sud, che e&#8217; come dire in meta&#8217; del paese, i talebani non hanno mai<br \/>\nsmesso di combattere. Oggi, rimpolpate dall&#8217;arrivo di combattenti importati<br \/>\nda al-Qaida (detti arabi-afgani) e con l&#8217;ausilio di nuove tecniche apprese<br \/>\ndall&#8217;insorgenza irachena (le bombe sulle strade o quelle suicide), le forze<br \/>\ntalebane sono piu&#8217; forti di quando gli Usa le &quot;sconfissero&quot; nel 2001.<br \/>\n*<br \/>\nSecondo la Commissione indipendente afgana per i diritti umani, la<br \/>\nmaggioranza degli afgani avrebbero visto con favore un processo di amnistia<br \/>\ne riconciliazione, e persino il presidente Karzai ha di recente chiesto<br \/>\nall&#8217;amministrazione Bush di cambiare metodo, e di smettere di uccidere<br \/>\nafgani. Ma le politiche riaffermate a Kabul dalla segretaria di stato<br \/>\nCondoleeza Rice chiedono di combattere sino all&#8217;eliminazione dell&#8217;ultimo<br \/>\ntalebano.<br \/>\nCom&#8217;era da aspettarsi, l&#8217;opinione pubblica ha cominciato ad avversare con<br \/>\nforza un governo centrale largamente privo di potere, tenuto sotto scorta<br \/>\nnella capitale da forze armate straniere. L&#8217;insicurezza che la maggior parte<br \/>\ndegli afgani subiscono, l&#8217;assenza di pace, e&#8217; abbastanza per aver fatto loro<br \/>\nperdere fiducia nel presidente Karzai, spesso definito sarcasticamente &quot;il<br \/>\nsindaco di Kabul&quot; o &quot;l&#8217;assistente dell&#8217;ambasciatore americano&quot;.<br \/>\nStoricamente, gli afgani hanno scelto e seguito leader forti: da chi guida<br \/>\nsi aspettano sicurezza, lavoro, o almeno che faccia qualcosa. Il governo<br \/>\nKarzai, costretto a seguire un&#8217;agenda al servizio degli Usa, si trova spesso<br \/>\nin difficolta&#8217; nel difendere gli interessi afgani, e non ha dato nulla al<br \/>\ncittadino medio che vive ancora in una poverta&#8217; abissale. Nel 2004,<br \/>\ndoverosamente gli afgani votarono per Karzai, quale strumento delle promesse<br \/>\namericane. Nel 2005, quando si tennero le elezioni parlamentari, gli<br \/>\nelettori indicarono che ne avevano abbastanza degli stessi candidati,<br \/>\ncomandanti di milizie ed estremisti islamisti, e delle stesse vuote<br \/>\npromesse.<br \/>\n*<br \/>\nLa parte piu&#8217; triste della storia sta qui: nonostante la finta pace e la<br \/>\ndemocrazia da burletta vantate dell&#8217;amministrazione Bush, quest&#8217;ultima<br \/>\navrebbe potuto fare dell&#8217;Afghanistan un successo solo se avesse portato a<br \/>\ncompimento la terza e piu&#8217; grande promessa, quella di ricostruire un paese<br \/>\nbombardato.<br \/>\nLa maggioranza degli afgani, dopo la dispersione dei talebani, era piena di<br \/>\nsperanza e desiderosa di mettersi al lavoro. I benefici tangibili della<br \/>\nricostruzione (impieghi, case, scuole, assistenza sanitaria) avrebbero<br \/>\npotuto indurli a sostenere il governo e a trasformare una democrazia<br \/>\nillusoria in qualcosa di piu&#8217; reale. Ma la ricostruzione non e&#8217; avvenuta.<br \/>\nQuando le forze Nato si sono mosse quest&#8217;estate nelle province del sud, per<br \/>\n&quot;mantenere la pace e continuare lo sviluppo&quot;, il generale David Richards,<br \/>\ncomandante britannico dell&#8217;operazione, sembra essere rimasto scioccato nello<br \/>\nscoprire che nessuno sviluppo, o ben poco, era mai cominciato. Di questo<br \/>\nfallimento, i primi responsabili sono gli Usa. Fino a quest&#8217;ultimo anno, la<br \/>\ncoalizione guidata dagli americani ha assunto per se&#8217; sola il compito di<br \/>\nristabilire condizioni di sicurezza fuori Kabul, ma non vi ha impiegato sul<br \/>\nterreno un solo uomo. Come risultato, i volontari di associazioni umanitarie<br \/>\n(internazionali e afgane) hanno perso la vita, pressoche&#8217; tutte le ong si<br \/>\nsono ritirate all&#8217;interno di Kabul o, come Medici senza frontiere, hanno<br \/>\nlasciato il paese. I mercenari, ancora presenti nel paese, si trovano<br \/>\nregolarmente coinvolti in progetti relativi alla &quot;sicurezza&quot;, cosi&#8217; che il<br \/>\ndenaro degli aiuti umanitari, come sta accadendo anche in Iraq, finisce nel<br \/>\nbudget militare.<br \/>\nUna recente testimonianza dell&#8217;Ispettore generale per la ricostruzione<br \/>\ndell&#8217;Iraq ha rivelato come l&#8217;Agenzia statunitense per lo sviluppo<br \/>\ninternazionale (Usaid) manipoli i propri conti per nascondere i mastodontici<br \/>\ncosti che i problemi di sicurezza aggiungono ai progetti d&#8217;aiuto (si arriva<br \/>\na maggiorazioni del 418%). E&#8217; ragionevole pensare che se ascoltassimo<br \/>\nl&#8217;Ispettore responsabile per l&#8217;Afghanistan ci racconterebbe le medesime<br \/>\nstorie: le ditte sotto contratto per l&#8217;Usaid sono le stesse. Senza pace non<br \/>\npuo&#8217; esserci sicurezza, e senza sicurezza non c&#8217;e&#8217; ricostruzione.<br \/>\nMa c&#8217;e&#8217; di piu&#8217;. Per capire il fallimento, e la frode, di tali progetti di<br \/>\nricostruzione, bisogna dare un&#8217;occhiata allo specifico sistema con cui gli<br \/>\nUsa forniscono aiuto per lo sviluppo a livello internazionale. Durante gli<br \/>\nultimi cinque anni gli Usa e molti altri donatori hanno mandato miliardi di<br \/>\ndollari in Afghanistan, eppure gli afgani continuano a chiedere: Dove sono<br \/>\nfiniti i soldi? Chi paga le tasse in America dovrebbe fare la stessa<br \/>\ndomanda. La risposta ufficiale e&#8217; che i fondi inviati dai donatori si<br \/>\nperdono nella corruzione afgana. Ma gli afgani equivoci, abituati alle<br \/>\nbustarelle da due soldi, stanno imparando come la corruzione ad alto livello<br \/>\nfunzioni benissimo per i padroni del mondo.<br \/>\n*<br \/>\nUn rapporto del giugno 2005, molto circostanziato, di Action Aid (ong con<br \/>\nsede centrale a Johannesburg in Sudafrica, assai rispettata) ci aiuta a far<br \/>\nchiarezza su come funzioni questo mondo. Il rapporto ha studiato gli aiuti<br \/>\nallo sviluppo forniti da tutti i paesi sul globo ed ha scoperto che solo una<br \/>\npiccola parte di essi (forse tocca il 40%) e&#8217; concreta. Il resto e&#8217; &quot;aiuto<br \/>\nfantasma&quot;, il che significa che i soldi non arriveranno mai ai paesi a cui<br \/>\nsono destinati.<br \/>\nParte di questi soldi non esistono proprio, se non come voce in bilancio,<br \/>\ncome quando i paesi contabilizzano la cancellazione del debito o i costi di<br \/>\ncostruzione di una bella nuova ambasciata nella colonna degli aiuti. Molti<br \/>\ndi questi soldi non lasceranno mai la propria casa: i mandati di pagamento<br \/>\nper gli &quot;esperti&quot; americani sotto contratto dall&#8217;Usaid, per esempio, vanno<br \/>\ndirettamente dall&#8217;agenzia alle banche Usa, senza mai passare per i &quot;paesi<br \/>\nche devono essere ricostruiti&quot;. Molto altro denaro, conclude il rapporto, e&#8217;<br \/>\nbuttato via in &quot;assistenza tecnica superpagata e inefficace&quot; (come gli<br \/>\n&quot;esperti&quot; di cui sopra, per dire).<br \/>\nEd un&#8217;altra bella fetta di soldi e&#8217; legata alla nazione donatrice, il che<br \/>\nvuol dire che chi la riceve e&#8217; obbligato ad usare il denaro per comprare<br \/>\nprodotti del paese donatore: soprattutto quando le stesse merci potrebbe<br \/>\ntrovarle a prezzo assai piu&#8217; basso in casa propria.<br \/>\nGli Usa sono ai piu&#8217; alti livelli nella classifica dei &quot;donatori fantasma&quot;,<br \/>\nsolo la Francia qualche volta li supera. Il 47% dell&#8217;aiuto americano allo<br \/>\nsviluppo va alla &quot;superpagata assistenza tecnica&quot;; solo il 4% dell&#8217;aiuto<br \/>\nsvedese lo fa, e il 2% dell&#8217;aiuto lussemburghese o irlandese. E per quanto<br \/>\nriguarda il dover acquistare prodotti del paese donatore, ne&#8217; la Svezia, ne&#8217;<br \/>\nla Norvegia, ne&#8217; l&#8217;Irlanda o il Regno Unito lo fanno. Il 70% del denaro<br \/>\namericano legato agli aiuti ha questa clausola, di doverci comperare roba<br \/>\namericana, soprattutto sistemi d&#8217;arma. Considerate queste pratiche, Action<br \/>\nAid calcola che 86 centesimi su ogni dollaro siano &quot;aiuto fantasma&quot;.<br \/>\nSecondo gli standard fissati anni orsono dall&#8217;Onu e ai quali ha aderito<br \/>\npraticamente ogni nazione del mondo, un paese ricco dovrebbe dare lo 0,7%<br \/>\ndel suo introito nazionale annuale a quelli poveri. Solo i paesi scandinavi,<br \/>\nl&#8217;Olanda ed il Lussemburgo (con lo 0,65%) si avvicinano alla percentuale;<br \/>\nall&#8217;altro capo della fila, ci sono gli Usa con lo 0,02%: 8 dollari l&#8217;anno a<br \/>\npersona dal &quot;paese piu&#8217; ricco del mondo&quot; (a confronto, pensate che la Svezia<br \/>\nne da&#8217; 193, la Norvegia 304 e il Lussemburgo 357). Il presidente Bush si<br \/>\nvanta di aver mandato miliardi di dollari in Afghanistan, ma in effetti<br \/>\navremmo ottenuto un miglior risultato passando in giro un cappello.<br \/>\n*<br \/>\nL&#8217;amministrazione Usa spesso deliberatamente rappresenta in modo falso il<br \/>\nsuo programma di aiuti ad uso delle popolazioni. Lo scorso anno, per<br \/>\nesempio, mentre il presidente Bush mandava sua moglie a Kabul per poche ore,<br \/>\nil tempo di fare qualche fotografia pubblicitaria, il &quot;New York Times&quot;<br \/>\nriportava che la missione di costei era &quot;la promessa di un impegno a lungo<br \/>\ntermine per l&#8217;istruzione di donne e bambini&quot;. Nel suo discorso di Kabul, la<br \/>\nsignora Bush disse che gli Usa avrebbero fornito 17,7 milioni di dollari in<br \/>\npiu&#8217; per sostenere l&#8217;istruzione in Afghanistan.<br \/>\nQuello che e&#8217; accaduto e&#8217; che il fondo in questione e&#8217; stato usato per<br \/>\ncostruire un&#8217;universita&#8217; privata, l&#8217;Universita&#8217; americana dell&#8217;Afghanistan,<br \/>\ndiretta alle elite afgane e statunitensi, e a cui si accede a pagamento: il<br \/>\nfatto che un&#8217;universita&#8217; privata venga finanziata dai soldi delle tasse<br \/>\npubbliche e costruita dal corpo dei genieri dell&#8217;esercito Usa e&#8217; un&#8217;altra<br \/>\ndelle peculiarita&#8217; degli aiuti in stile Bush.<br \/>\nAshraf Ghani, l&#8217;ex ministro delle finanze afgane, e presidente<br \/>\ndell&#8217;Universita&#8217; di Kabul, si e&#8217; lamentato: &quot;Non si puo&#8217; continuare a<br \/>\nsostenere l&#8217;istruzione privata ed ignorare quella pubblica&quot;.<br \/>\n*<br \/>\nTipicamente, gli Usa preferiscono canalizzare il danaro degli aiuti<br \/>\numanitari verso appaltatori statunitensi. L&#8217;assistenza umanitaria Usa e&#8217;<br \/>\nsempre piu&#8217; privatizzata, ed e&#8217; ormai solo un meccanismo per trasferire i<br \/>\ndollari delle tasse ai forzieri di ditte americane selezionate, ed alle<br \/>\ntasche di chi i soldi li ha gia&#8217;. Nel 2001 Andrew Natsios, l&#8217;allora<br \/>\ndirettore di Usaid, cito&#8217; i fondi per l&#8217;assistenza all&#8217;estero come &quot;uno<br \/>\nstrumento politico chiave&quot;, disegnato per aiutare gli altri paesi a<br \/>\n&quot;diventare migliori mercati per l&#8217;esportazione statunitense&quot;. Per garantire<br \/>\nche tale missione vada a buon fine, il Dipartimento di Stato ha di recente<br \/>\nassunto la direzione di quelle che prima, almeno formalmente, erano agenzie<br \/>\numanitarie semi-autonome. E poiche&#8217; lo scopo dell&#8217;aiuto americano e&#8217; quello<br \/>\ndi rendere il mondo sicuro per gli affari americani, Usaid si serve di una<br \/>\nlista di ditte &quot;favorite&quot; (che puo&#8217; leggermente mutare a seconda dei<br \/>\nrisultati elettorali) a cui chiede di sottoporre progetti, e talvolta<br \/>\ninterpella un solo appaltatore, la stessa efficiente procedura che ha reso<br \/>\nl&#8217;Halliburton cosi&#8217; fortunata in Iraq.<br \/>\nLe ditte preselezionate stipulano un contratto con l&#8217;Usaid, detto Iqc<br \/>\n(ovvero &quot;per quantita&#8217; indefinite&quot;). Le ditte presentano informazioni vaghe<br \/>\nsu cosa potrebbero fare in aree non meglio specificate, riservandosi le<br \/>\ndefinizioni per un successivo contratto. La ditta di volta in volta scelta<br \/>\nverra&#8217; invitata a materializzare le sue speculazioni tramite il formato Rfp<br \/>\n(ovvero &quot;richiesta di proposte&quot;), e poi inviata in un paese straniero a<br \/>\ncercare di rendere reale qualsiasi tipo di lavoro sognato da teorici di<br \/>\nWashington, assolutamente non oberati dalla conoscenza di prima mano dello<br \/>\nsfortunato paese in questione.<br \/>\nI criteri con cui si scelgono gli appaltatori ha poco o niente a che fare<br \/>\ncon le condizioni del paese che li riceve, e non sono esattamente cio&#8217; che<br \/>\nchiamereste campioni di trasparenza.<br \/>\n*<br \/>\nPrendete il caso della strada maestra Kabul-Kandahar, che il sito dell&#8217;Usaid<br \/>\npropaganda con orgoglio come un successo. In cinque anni e&#8217; la sola strada<br \/>\nche sia mai stata finita, il che supera almeno di un punto il record<br \/>\ndell&#8217;amministrazione Bush nella costruzione di sistemi idrici o fognari<br \/>\n(nessuno).<br \/>\nNel marzo 2005, la superstrada in questione apparve sul giornale &quot;Kabul<br \/>\nWeekly&quot; sotto il titolo: &quot;Milioni buttati via per strade di seconda mano&quot;.<br \/>\nIl giornalista afgano Mirwais Harooni racconto&#8217; che sebbene ditte<br \/>\ninternazionali si fossero offerte per ricostruire la strada al prezzo di 250<br \/>\ndollari al chilometro, gli statunitensi del Louis Berger Group avevano<br \/>\nottenuto il lavoro al prezzo di 700 dollari al chilometro (ce ne sono 389).<br \/>\nPerche&#8217;? La risposta standard americana e&#8217; che gli americani lavorano<br \/>\nmeglio, sebbene non sia il caso della ditta Berger che all&#8217;epoca era gia&#8217; in<br \/>\nritardo su un altro contratto di 665 milioni di dollari per costruire scuole<br \/>\nin Afganistan. La Berger subappalto&#8217; la costruzione della stretta strada a<br \/>\ndue corsie, priva di guard-rail, a ditte turche ed indiane, al costo finale<br \/>\ndi un milione di dollari a miglio: e chiunque ci viaggi oggi puo&#8217; constatare<br \/>\nche sta gia&#8217; cadendo a pezzi.<br \/>\nL&#8217;ex ministro della pianificazione Ramazan Bashardost fece notare che in<br \/>\nmateria di strade i talebani avevano fatto un miglior lavoro, ed anche lui<br \/>\npose la fatidica domanda: &quot;Dove sono finiti i soldi?&quot;. Oggi, con una mossa<br \/>\nche certamente fara&#8217; crollare gli indici di gradimento di Karzai, e<br \/>\ndanneggera&#8217; ulteriormente le truppe Usa e Nato presenti nell&#8217;area,<br \/>\nl&#8217;amministrazione Bush sta facendo pressione sul governo afgano affinche&#8217;<br \/>\nquesto &quot;dono del popolo degli Stati Uniti&quot; (cosi&#8217; venne definita la strada)<br \/>\nsia trasformato in una strada a pagamento: 20 dollari a guidatore per un<br \/>\npermesso di transito valido un mese. In questo modo, dicono gli esperti<br \/>\namericani fornitori di superpagata assistenza tecnica, l&#8217;Afghanistan<br \/>\npotrebbe avere un introito annuo di 30 milioni di dollari dai suoi cittadini<br \/>\nimmiseriti e alleggerire finalmente il &quot;peso&quot; dell&#8217;aiuto che grava sugli<br \/>\nUsa.<br \/>\n*<br \/>\nC&#8217;e&#8217; da stupirsi se l&#8217;aiuto straniero sembra all&#8217;afgano ordinario qualcosa<br \/>\ndi cui sono gli stranieri a godere?<br \/>\nAd una estremita&#8217; dell&#8217;infame superstrada, a Kabul, gli afgani si lamentano<br \/>\ndei fantasiosi ristoranti dove questi esperti ed altri forestieri si<br \/>\nriuniscono per bere alcolici, divertirsi e piombare nudi nelle piscine.<br \/>\nObiettano alla presenza di bordelli in citta&#8217; (otto nel 2005), bordelli in<br \/>\ncui donne afgane vengono trafficate per servire ai &quot;bisogni&quot; degli<br \/>\nstranieri. Si lamentano del fatto che la capitale e&#8217; ancora un ammasso di<br \/>\nrovine, che molte persone vivano ancora sotto le tende, che in migliaia non<br \/>\ntrovano lavoro, che i bambini sono denutriti, che le scuole e gli ospedali<br \/>\nsono sovraffollati, che donne in burqa stracciati mendicano nelle strade e<br \/>\nfiniscono per prostituirsi, che i bambini vengono rapiti e venduti in<br \/>\nschiavitu&#8217;, o assassinati per ricavarne organi da trapianto. Si chiedono<br \/>\ndove sia finito il denaro degli aiuti promessi e cosa questo governo<br \/>\nfantoccio possa fare per migliorare le cose.<br \/>\nAll&#8217;altra estremita&#8217; della strada c&#8217;e&#8217; Kandahar, la citta&#8217; natale del<br \/>\npresidente Karzai. Nelle provincie del sud (Kandahar, Helmand, Zabul e<br \/>\nUruzgan) si stima che il comandante talebano Mullah Dadullah abbia piu&#8217; di<br \/>\n12.000 uomini armati e squadre di suicidi pronti a farsi saltare in aria con<br \/>\nbombe. Tendono agguati alle truppe Nato arrivate di fresco. Il comandante<br \/>\nbritannico Richards ha di recente dato il suo avviso: &quot;Dobbiamo capire che<br \/>\nin effetti qui possiamo fallire&quot;.<br \/>\nGli Usa attaccano i talebani come fecero nel 2001, con i bombardamenti<br \/>\naerei. Il &quot;Times&quot; di Londra riporta che solo nel maggio scorso ce ne sono<br \/>\nstati 750; ogni giorno ci sono notizie di vittime prodotte dai combattimenti<br \/>\nfra Nato e talebani, e di vittime che erano &quot;sospetti&quot; talebani o semplici<br \/>\ncivili, uccisi dai bombardamenti americani a largo raggio.<br \/>\nNel frattempo, i talebani prendono il controllo dei villaggi. Uccidono gli<br \/>\ninsegnanti e fanno saltare per aria le scuole. Le squadre antidroga guidate<br \/>\ndagli Usa pure prendono il controllo di villaggi e distruggono le<br \/>\ncoltivazioni di papavero da oppio di contadini in miseria.<br \/>\nPresi, come al solito, nel mezzo di due fazioni in guerra, gli afgani del<br \/>\nsud e dell&#8217;est hanno da tempo cessato di chiedersi dove sono finiti i soldi.<br \/>\nSi chiedono invece chi sia a governare. E che fine ha fatto la pace.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1970-ann-jones-cosa-accade-in-afghanistan<\/p>\n<p>2752<\/p>\n<p>2006-1<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20060904 15:19:00 webmaster Vi ricordate di quando il pacifico, democratico, ricostruito Afghanistan era il modello pubblicitario su cui si doveva rifare l&#8217;Iraq? 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