{"id":25206,"date":"2006-12-30T00:00:00","date_gmt":"2006-12-30T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=25206"},"modified":"2006-12-30T00:00:00","modified_gmt":"2006-12-30T00:00:00","slug":"1984-fabrizio-gatti-io-schiavo-in-puglia-una-nova-indagine-del-famoso-giornalista-dellespresso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=25206","title":{"rendered":"1984 FABRIZIO GATTI: IO SCHIAVO IN PUGLIA, una nova indagine del famoso giornalista dell&#039;Espresso"},"content":{"rendered":"<p>20060906 11:33:00 webmaster<\/p>\n<p>[Dal settimanale &quot;L&#8217;Espresso&quot;, anno LII, n. 35, 7 settembre 2006 (ma pubblicato il primo settembre 2006), disponibile nel sito<br \/>\nhttp:\/\/espresso.repubblica.it (da cui lo riprendiamo)]<\/p>\n<p>Sfruttati. Sottopagati. Alloggiati in luridi tuguri. Massacrati di botte se protestano. Diario di una settimana nell&#8217;inferno. Tra i braccianti stranieri nella provincia di Foggia.<br \/>\n*<br \/>\nIl padrone ha la camicia bianca, i pantaloni neri e le scarpe impolverate.<br \/>\nE&#8217; pugliese, ma parla pochissimo italiano. Per farsi capire chiede aiuto al suo guardaspalle, un maghrebino che gli garantisce l&#8217;ordine e la sicurezza nei campi. &quot;Senti un po&#8217; cosa vuole questo: se cerca lavoro, digli che oggi<br \/>\nsiamo a posto&quot;, lo avverte in dialetto e se ne va su un fuoristrada. Il maghrebino parla un ottimo italiano. Non ha gradi sulla maglietta sudata. Ma si sente subito che lui qui e&#8217; il caporale: &quot;Sei rumeno?&quot;.<\/p>\n<p>Un mezzo sorriso<br \/>\nlo convince. &quot;Ti posso prendere, ma domani&quot;, promette, &quot;ce l&#8217;hai un&#8217;amica?&quot;.<br \/>\n&quot;Un&#8217;amica?&quot;. &quot;Mi devi portare una tua amica. Per il padrone. Se gliela<br \/>\nporti, lui ti fa lavorare subito. Basta una ragazza qualunque&quot;. Il caporale<br \/>\nindica una ventenne e il suo compagno, indaffarati alla cremagliera di un<br \/>\ngrosso trattore per la raccolta meccanizzata dei pomodori: &quot;Quei due sono<br \/>\nrumeni come te. Lei col padrone c&#8217;e&#8217; stata&quot;. &quot;Ma io sono solo&quot;. &quot;Allora<br \/>\nniente lavoro&quot;.<br \/>\n*<br \/>\nNon c&#8217;e&#8217; limite alla vergogna nel triangolo degli schiavi. Il caporale vuole<br \/>\nuna ragazza da far violentare dal padrone. Questo e&#8217; il prezzo della<br \/>\nmanodopera nel cuore della Puglia. Un triangolo senza legge che copre quasi<br \/>\ntutta la provincia di Foggia. Da Cerignola a Candela e su, piu&#8217; a Nord, fin<br \/>\noltre San Severo. Nella regione progressista di Nichi Vendola. A mezz&#8217;ora<br \/>\ndalle spiagge del Gargano. Nella terra di Giuseppe Di Vittorio, eroe delle<br \/>\nlotte sindacali e storico segretario della Cgil. Lungo la via che porta i<br \/>\npellegrini al megasantuario di San Giovanni Rotondo. Una settimana da<br \/>\ninfiltrato tra gli schiavi e&#8217; un viaggio al di la&#8217; di ogni disumana<br \/>\nprevisione. Ma non ci sono alternative per guardare da vicino l&#8217;orrore che<br \/>\ngli immigrati devono sopportare.<br \/>\n*<br \/>\nSono almeno cinquemila. Forse settemila. Nessuno ha mai fatto un censimento<br \/>\npreciso. Tutti stranieri. Tutti sfruttati in nero. Rumeni con e senza<br \/>\npermesso di soggiorno. Bulgari. Polacchi. E africani. Da Nigeria, Niger,<br \/>\nMali, Burkina Faso, Uganda, Senegal, Sudan, Eritrea. Alcuni sono sbarcati da<br \/>\npochi giorni. Sono partiti dalla Libia e sono venuti qui perche&#8217; sapevano<br \/>\nche qui d&#8217;estate si trova lavoro. Inutile pattugliare le coste, se poi gli<br \/>\nimprenditori se ne infischiano delle norme. Ma da queste parti se ne<br \/>\ninfischiano anche della Costituzione: articoli uno, due e tre. E della<br \/>\nDichiarazione universale dei diritti dell&#8217;uomo. Per proteggere i loro<br \/>\naffari, agricoltori e proprietari terrieri hanno coltivato una rete di<br \/>\ncaporali spietati: italiani, arabi, europei dell&#8217;Est. Alloggiano i loro<br \/>\nbraccianti in tuguri pericolanti, dove nemmeno i cani randagi vanno piu&#8217; a<br \/>\ndormire. Senza acqua, ne&#8217; luce, ne&#8217; igiene. Li fanno lavorare dalle sei del<br \/>\nmattino alle dieci di sera. E li pagano, quando pagano, quindici, venti euro<br \/>\nal giorno. Chi protesta viene zittito a colpi di spranga. Qualcuno si e&#8217;<br \/>\nrivolto alla questura di Foggia. E ha scoperto la legge voluta da Umberto<br \/>\nBossi e Gianfranco Fini: e&#8217; stato arrestato o espulso perche&#8217; non in regola<br \/>\ncon i permessi di lavoro. Altri sono scappati. I caporali li hanno cercati<br \/>\ntutta notte. Come nella caccia all&#8217;uomo raccontata da Alan Parker nel film<br \/>\n&quot;Mississippi burning&quot;. Qualcuno alla fine e&#8217; stato raggiunto. Qualcun altro<br \/>\nl&#8217;hanno ucciso.<br \/>\n*<br \/>\nAdesso e&#8217; la stagione dell&#8217;oro rosso: la raccolta dei pomodori. La provincia<br \/>\ndi Foggia e&#8217; il serbatoio di quasi tutte le industrie della trasformazione<br \/>\ndi Salerno, Napoli e Caserta. I perini cresciuti qui diventano pelati in<br \/>\nscatola. Diventano passata. E, i meno maturi, pomodori da insalata. Partono<br \/>\ndal triangolo degli schiavi e finiscono nei piatti di tutta Italia e di<br \/>\nmezza Europa. Poi ci sono i pomodori a grappolo per la pizza. Gli altri<br \/>\nortaggi, come melanzane e peperoni. Tra poco la vendemmia. Gli imprenditori<br \/>\nfanno finta di non sapere. E a fine raccolto si mettono in coda per<br \/>\nincassare le sovvenzioni da Bruxelles. &quot;L&#8217;espresso&quot; ha controllato decine di<br \/>\ncampi. Non ce n&#8217;e&#8217; uno in regola con la manodopera stagionale. Ma questa non<br \/>\ne&#8217; soltanto concorrenza sleale all&#8217;Unione Europea. Dentro questi orizzonti<br \/>\ndi ulivi e campagne vengono tollerati i peggiori crimini contro i diritti<br \/>\numani.<br \/>\n*<br \/>\nNon ci vuole molto per entrare nel mercato piu&#8217; sporco dell&#8217;Europa agricola.<br \/>\nQualche nome inventato da usare di volta in volta. Una fotocopia del decreto<br \/>\ndi respingimento rilasciato un anno fa a Lampedusa dal centro di detenzione<br \/>\nper immigrati. E la bicicletta, per scappare il piu&#8217; lontano possibile in<br \/>\ncaso di pericolo. Il caporale che pretende una ragazza in sacrificio<br \/>\ncontrolla la raccolta dei perini a Stornara. Uno dei primi campi a sinistra<br \/>\nappena fuori paese, lungo il rettilineo di afa che porta a Stornarella.<br \/>\nMeglio lasciar perdere. Per arrivare fin qui bisogna pedalare sulla statale<br \/>\n16 e poi infilarsi per dieci chilometri negli uliveti. Il borgo e&#8217; una<br \/>\npiccola isola di case nell&#8217;agro. Alla stazione di Foggia, Mahmoud, 35 anni,<br \/>\ndella Costa d&#8217;Avorio, aveva detto che quaggiu&#8217; la raccolta, forse, e&#8217; gia&#8217;<br \/>\ncominciata. Lui, che dorme in una buca dalle parti di Lucera, e&#8217; senza<br \/>\nlavoro: li&#8217; a Nord i pomodori devono ancora maturare. Cosi&#8217; Mahmoud campa<br \/>\nvendendo informazioni agli ultimi arrivati in treno. In cambio di qualche<br \/>\nmoneta.<br \/>\n*<br \/>\nOggi dev&#8217;essere la giornata piu&#8217; torrida dell&#8217;estate. Quarantadue gradi,<br \/>\nannunciavano i titoli all&#8217;edicola della stazione. Sperduta nei campi appare<br \/>\nnell&#8217;aria bollente una stalla abbandonata. E&#8217; abitata. Sono africani. Stanno<br \/>\nriposando su un vecchio divano sotto un albero. Qualcuno parla tamashek,<br \/>\nsono tuareg. Un saluto nella loro lingua aiuta con le presentazioni. La<br \/>\nsegregazione razziale e&#8217; rigorosa in provincia di Foggia. I rumeni dormono<br \/>\ncon i rumeni. I bulgari con i bulgari. Gli africani con gli africani. E&#8217;<br \/>\ncosi&#8217; anche nel reclutamento. I caporali non tollerano eccezioni. Un bianco<br \/>\nnon ha scelta se vuole vedere come sono trattati i neri. Bisogna prendere un<br \/>\nnome in prestito. Donald Woods, sudafricano. Come il leggendario giornalista<br \/>\nche ha denunciato al mondo gli orrori dell&#8217;apartheid. &quot;Se sei sudafricano<br \/>\nresta pure&quot;, dice Asserid, 28 anni. E&#8217; partito da Tahoua in Niger nel<br \/>\nsettembre 2005. E&#8217; sbarcato a Lampedusa nel giugno 2006. Racconta che e&#8217; in<br \/>\nPuglia da cinque giorni. Dopo essere stato rinchiuso quaranta giorni nel<br \/>\ncentro di detenzione di Caltanissetta e alla fine rilasciato con un decreto<br \/>\ndi respingimento. Asserid ha attraversato il Sahara a piedi e su vecchi<br \/>\nfuoristrada. Fino ad Al Zuwara, la citta&#8217; libica dei trafficanti e delle<br \/>\nbarche che salpano verso l&#8217;Italia. &quot;In Libia tutti gli immigrati sanno che<br \/>\ngli italiani reclutano stranieri per la raccolta dei pomodori. Ecco perche&#8217;<br \/>\nsono qui. Questa e&#8217; solo una tappa. Non avevo alternative&quot;, ammette Asserid:<br \/>\n&quot;Ma spero di risparmiare presto qualche soldo e di arrivare a Parigi&quot;.<br \/>\nAdama, 40 anni, tuareg nigerino di Agadez, ha fatto il percorso inverso. A<br \/>\nParigi e&#8217; atterrato in aereo, con un visto da turista. Poi gli e&#8217; andata<br \/>\nmale. Dalla Francia l&#8217;hanno espulso come lavoratore clandestino. Ed e&#8217; sceso<br \/>\nin Puglia, richiamato dalla stagione dell&#8217;oro rosso. &quot;Questo e&#8217;<br \/>\nl&#8217;accampamento tuareg piu&#8217; a nord della storia&quot;, ride Adama. Ma c&#8217;e&#8217; poco da<br \/>\nridere. L&#8217;acqua che tirano su dal pozzo con taniche riciclate non la possono<br \/>\nbere. E&#8217; inquinata da liquami e diserbanti. Il gabinetto e&#8217; uno sciame di<br \/>\nmosche sopra una buca. Per dormire in due su materassi luridi buttati a<br \/>\nterra, devono pagare al caporale cinquanta euro al mese a testa. Ed e&#8217; gia&#8217;<br \/>\nuna tariffa scontata. Perche&#8217; in altri tuguri i caporali trattengono dalla<br \/>\npaga fino a cinque euro a notte. Da aggiungere a cinquanta centesimi o un<br \/>\neuro per ogni ora lavorata. Piu&#8217; i cinque euro al giorno per il trasporto<br \/>\nnei campi. Lo si vede subito quanto e&#8217; facile il guadagno per il caporale.<br \/>\nAlle due e mezzo del pomeriggio arriva con la sua Golf. E la carica<br \/>\nall&#8217;inverosimile. &quot;Davvero questo e&#8217; africano?&quot;, chiede agli altri davanti<br \/>\nall&#8217;unico bianco. Nessuno sa dare risposte sicure. &quot;Io pago tre euro l&#8217;ora.<br \/>\nTi vanno bene? Se e&#8217; cosi&#8217;, sali&quot;, offre l&#8217;uomo, calzoncini, canottiera e<br \/>\nsul bicipite il tatuaggio di una donna in bikini ritratta di schiena.<br \/>\n*<br \/>\nSi parte. In nove sulla Golf. Tre davanti. Cinque sul sedile dietro. E un<br \/>\nragazzo raggomitolato come un peluche sul pianale posteriore. Solo per<br \/>\nquesto trasporto di dieci minuti il caporale incassera&#8217; quaranta euro. I<br \/>\nragazzi lo chiamano Giovanni. Loro hanno gia&#8217; lavorato dalle 6 alle 12,30.<br \/>\nLa pausa di due ore non e&#8217; una cortesia. Oggi faceva troppo caldo anche per<br \/>\ni padroni perche&#8217; rinunciassero a una siesta. Giovanni si presenta subito<br \/>\ndopo, guardando attraverso lo specchietto retrovisore: &quot;Io John e tu?&quot;. Poi<br \/>\navverte: &quot;John e&#8217; bravo se tu bravo. Ma se tu cattivo&#8230;&quot;. Non capisce<br \/>\nl&#8217;inglese ne&#8217; il francese. E questo basta a far cadere il discorso. Ma il<br \/>\npugnale da sub che tiene bene in vista sul cruscotto parla per lui. Amadou,<br \/>\n29 anni, nigerino di Filingue, rivela lo stato d&#8217;animo dei ragazzi:<br \/>\n&quot;Giovanni, oggi e&#8217; venerdi&#8217; e non ci paghi da tre settimane. Ormai stiamo<br \/>\nfinendo le scorte di pasta. Da quindici giorni mangiamo solo pasta e<br \/>\npomodoro. I ragazzi sono sfiniti. Hanno bisogno di carne per lavorare&quot;. I<br \/>\ntre euro l&#8217;ora promessi erano solo una bugia. Ma Giovanni promette ancora.<br \/>\nQuando risponde dice sempre: &quot;Noi turchi&quot;. Anche se la targa della macchina<br \/>\ne&#8217; bulgara. E per il suo accento potrebbe essere russo oppure ucraino. &quot;Ti<br \/>\ngiuro su Dio&quot;, continua il caporale, &quot;oggi arrivano i soldi e vi paghiamo.<br \/>\nTu mi devi credere. Io lavoro come te a Stornara. Non prendo in giro i miei<br \/>\ncolleghi&quot;. Giovanni abita alla periferia. Un villino di mattoni sulla<br \/>\ndestra, a meta&#8217; del rettilineo per Stornarella. Quasi di fronte a un&#8217;altra<br \/>\nstalla pericolante senz&#8217;acqua, riempita di materassi e schiavi.<br \/>\n*<br \/>\nLa Golf stracarica corre e sbanda sulla stretta provinciale per Lavello. Il<br \/>\ncontachilometri segna 100 all&#8217;ora. Una follia. Alle prime aziende agricole<br \/>\ndel paese, Giovanni svolta a destra dentro una strada sterrata. Altri due<br \/>\nchilometri e si e&#8217; arrivati. Si prosegue a piedi, in fila indiana. Il campo<br \/>\ne&#8217; tra due vigneti. Questi pomodori vanno raccolti a mano. Quando il padrone<br \/>\nvede arrivare il gruppo di africani, imita il verso delle scimmie. Poi da&#8217;<br \/>\ngli ordini con gli insulti resi celebri dal vicepresidente del Senato,<br \/>\nRoberto Calderoli: &quot;Forza bingo bongo&quot;. Nello stesso istante un furgone<br \/>\nscarica nove rumeni. Tra loro tre ragazze, le uniche nella squadra. Si<br \/>\nlavora a testa bassa. Guai ad alzare lo sguardo: &quot;Che cazzo c&#8217;e&#8217; da<br \/>\nguardare? Giu&#8217; e raccogli&quot;, urla il padrone avvicinandosi pericolosamente.<br \/>\nSi chiama Leonardo, una trentina d&#8217;anni. E&#8217; pugliese. Indossa bermuda,<br \/>\ncanottiera e occhiali da sole alla moda come se fosse appena rientrato dalla<br \/>\nspiaggia. Da come parla e&#8217; il proprietario dell&#8217;azienda agricola. O forse e&#8217;<br \/>\nil figlio del proprietario. Si occupa della manodopera. Una sorta di<br \/>\ncomandante dei caporali. La sua azienda e&#8217; a una decina di chilometri, alle<br \/>\nporte di Stornara. Proprio sulla strada che Giovanni percorre per portare<br \/>\ngli schiavi al campo. Leonardo si fa aiutare da un altro italiano, il<br \/>\ncaporale dei rumeni. Uno con la maglietta bianca, i capelli lunghi e i<br \/>\nbaffetti curati. Il terzo italiano e&#8217; probabilmente il compratore del<br \/>\nraccolto. Magro. Capelli biondi corti. Telefonino appeso al petto in fondo a<br \/>\nuna catena d&#8217;oro. Parla con un forte accento napoletano. Parcheggia il suo<br \/>\nSuv e si fa subito sentire. Qualcuno ha appoggiato per sbaglio le cassette<br \/>\npiene sulle piante di pomodoro. E lui grida come un pazzo: &quot;Il primo che<br \/>\nrimette una cassetta sulle piante, com&#8217;e&#8217; vero Gesu&#8217; Cristo, gliela spacco<br \/>\nsulla testa&quot;. I tre italiani sudano. Ma solo per il caldo. Oltre a<br \/>\nsorvegliare i loro schiavi, non fanno assolutamente nulla.<br \/>\n*<br \/>\nGiovanni va a recapitare altri braccianti. Poi torna due volte con i<br \/>\nrifornimenti d&#8217;acqua. Quattro bottiglie di plastica da un litro e mezzo da<br \/>\nfar bastare nelle gole di 17 persone assetate. Sono bottiglie riempite<br \/>\nchissa&#8217; dove. Una zampilla da un buco e arriva quasi vuota. L&#8217;acqua ha un<br \/>\ncattivo odore. Ma almeno e&#8217; fresca. Comunque non basta. Due sorsi d&#8217;acqua in<br \/>\noltre quattro ore di lavoro a quaranta gradi sotto il sole non dissetano. La<br \/>\nmaggior parte dei ragazzi africani non ha nemmeno pranzato ne&#8217; fatto<br \/>\ncolazione. Cosi&#8217; ci si arrangia mangiando pomodori verdi di nascosto dai<br \/>\ncaporali. Anche se sono pieni di pesticidi e veleni. E forse e&#8217; proprio per<br \/>\nquesto che sulla pelle, per giorni, non comparira&#8217; piu&#8217; nemmeno una puntura<br \/>\ndi zanzara.<br \/>\n*<br \/>\nLeonardo vuole sapere com&#8217;e&#8217; che in Africa ci siano i bianchi. Gira tra le<br \/>\nschiene curve come un professore tra i banchi. E da&#8217; il permesso a Mohamed,<br \/>\n28 anni, un ragazzo della Guinea. Per smettere di lavorare o parlare, qui<br \/>\nbisogna sempre chiedere il permesso. Mohamed sa bene perche&#8217; ci sono i<br \/>\nbianchi in Sudafrica. E&#8217; laureato in scienze politiche e relazioni<br \/>\ninternazionali all&#8217;Universita&#8217; di Algeri. Parla italiano, inglese, francese<br \/>\ne arabo. E risponde rimanendo in ginocchio, davanti a quell&#8217;italiano che<br \/>\nconfessa senza pudore di non aver mai sentito parlare di Nelson Mandela.<br \/>\n&quot;Avete capito?&quot;, ripete dopo un po&#8217; Leonardo agli altri due italiani: &quot;In<br \/>\nItalia quelli chiari stanno al Nord mentre noi al Sud siamo scuri. In Africa<br \/>\ninvece al Sud sono bianchi e questi qua del Nord sono neri&quot;.<br \/>\n*<br \/>\nL&#8217;incidente accade all&#8217;improvviso. Michele e&#8217; il piu&#8217; anziano tra i rumeni.<br \/>\nHa una sessantina d&#8217;anni, i capelli grigi. Sta caricando cassette piene sul<br \/>\nrimorchio del trattore. Il legno e&#8217; troppo sottile, e&#8217; secco. E una cassetta<br \/>\nsi sfonda rovesciando dodici chili di pomodori. Michele non fa in tempo ad<br \/>\nabbassarsi a raccoglierli. Leonardo, con la mano chiusa a pugno, lo<br \/>\ncolpisce. Una sventola sulla testa. &quot;Stai attento, coglione&quot;, urla, &quot;credi<br \/>\nche noi stiamo ad aspettare mentre tu butti le cassette?&quot;. Michele forse<br \/>\nchiede scusa. E&#8217; troppo stanco e offeso per parlare ad alta voce. &quot;Scusa un<br \/>\ncazzo&quot;, continua Leonardo, &quot;devi stare piu&#8217; attento&quot;. Ci fermiamo tutti a<br \/>\nguardare. Una ragazza si alza in piedi per protesta. Quello con l&#8217;accento<br \/>\nnapoletano accorre come una furia: &quot;Giu&#8217;, non e&#8217; successo niente. Giu&#8217; o<br \/>\nstasera non si va a casa finche&#8217; non si finisce&quot;. Come se questi ragazzi<br \/>\navessero una casa.<br \/>\n*<br \/>\nMichele ritorna a caricare il rimorchio aiutato da altri rumeni. Ma dopo<br \/>\nmezz&#8217;ora e&#8217; ancora seduto a terra. Si tiene la testa. Perde molto sangue dal<br \/>\nnaso. Un suo compagno di lavoro spreme un pomodoro maturo per bagnargli la<br \/>\nfronte. Cosa ha fatto lo spiega a Leonardo l&#8217;uomo con i baffetti curati: &quot;Ho<br \/>\ndovuto spaccargli una pietra in mezzo agli occhi. Ho dovuto. Quello stronzo<br \/>\nse l&#8217;e&#8217; presa con me perche&#8217; tu prima l&#8217;hai picchiato. E poi perche&#8217; stasera<br \/>\nnon ci sono i soldi per pagarli. Ma che c&#8217;entro io? Lui ha raccolto una<br \/>\npietra e io gliel&#8217;ho tolta dalle mani. Tu pensa se un rumeno di merda mi<br \/>\ndeve minacciare&quot;. Leonardo sorride.<br \/>\n*<br \/>\nSi smette solo quando il sole va a nascondersi dietro i monti Dauni. Michele<br \/>\nsta meglio. I rumeni si raccolgono intorno al loro caporale. Giovanni scatta<br \/>\nuna foto ai suoi ragazzi. Serve per i pagamenti e per scoprire se qualcuno<br \/>\nscappa dal gruppo. Poi fa firmare il registro con le ore lavorate. Oggi si<br \/>\nfinisce prima del solito. Il perche&#8217; lo racconta il caporale ad Amadou, in<br \/>\nmacchina durante il ritorno: &quot;Ci sono in giro i carabinieri&quot;. Giovanni<br \/>\nsegnala un campo di pomodori lungo la strada: &quot;Vedi qua? Questo pomeriggio i<br \/>\ncarabinieri sono venuti a prendere dei miei ragazzi. Io lavoro anche qui.<br \/>\nAfricani come te e rumeni. Li hanno portati via per il rimpatrio. Ma non<br \/>\navere paura, il campo dove lavorate voi&quot;, dice indicandosi le spalle come se<br \/>\navesse i gradi, &quot;e&#8217; controllato dalla mafia&quot;. Succede spesso quando e&#8217;<br \/>\ngiorno di paga. A volte sono gli stessi padroni a chiamare vigili, polizia o<br \/>\n carabinieri e a segnalare gli immigrati nelle campagne. Basta una<br \/>\ntelefonata anonima. Cosi&#8217; i caporali si tengono i loro soldi. E la<br \/>\nprefettura aggiorna le statistiche con le nuove espulsioni.<br \/>\n*<br \/>\nAmadou pero&#8217; fa notare che nemmeno oggi i ragazzi verranno pagati: &quot;Tu sei<br \/>\nmusulmano?&quot;, chiede Giovanni: &quot;Si&#8217;? Allora io ti giuro su Allah che la<br \/>\nprossima settimana vi pago tutti. E se avete bisogno di carne, ti giuro che<br \/>\nvi invito tutti a casa mia. Ovviamente la prossima settimana. Quando potrete<br \/>\npagare la carne&quot;.<br \/>\n*<br \/>\nIl 14 maggio 1904 qua vicino la polizia attacco&#8217; una manifestazione di<br \/>\nbraccianti. C&#8217;era anche il giovane Giuseppe Di Vittorio. Morirono in quattro<br \/>\nquel giorno. Tra le vittime Antonio Morra, 14 anni, amico d&#8217;infanzia del<br \/>\nfuturo leader sindacale. Adesso le proteste vengono spente prima che possano<br \/>\ndilagare. I caporali agiscono come una polizia parallela. Gli imprenditori<br \/>\nsi rivolgono a loro se ci sono problemi. A cominciare dall&#8217;imposizione delle<br \/>\nregole: &quot;Domani mattina vengo a prendervi alle cinque&quot;, annuncia Giovanni<br \/>\ndopo aver scaricato i suoi passeggeri. Sono quasi le dieci di sera ormai.<br \/>\nCalcolando una doccia improvvisata con l&#8217;acqua del pozzo e la misera cena,<br \/>\nrestano appena cinque ore di sonno. I ragazzi africani spiegano subito le<br \/>\nsanzioni. Chi si presenta tardi, una volta al campo viene punito a pugni.<br \/>\nChi non va a lavorare deve versare al caporale la multa. Anche se si ammala.<br \/>\nSono venti euro, praticamente un giorno di lavoro gratis.<br \/>\n*<br \/>\nUna cinquantina di chilometri piu&#8217; a nord, stesse storie. La carta stradale<br \/>\nindica Villaggio Amendola. Era un borgo agricolo. Ora e&#8217; solo un paese<br \/>\nfantasma riempito da immigrati rumeni e bulgari ridotti in schiavitu&#8217;. Come<br \/>\nl&#8217;ex zuccherificio di Rignano o il Ghetto che la sera, al suono della<br \/>\ntownship music, sembra Soweto. Al Villaggio Amendola perfino la chiesa<br \/>\nabbandonata e&#8217; stata riempita di materassi. Qui il cento per cento degli<br \/>\nabitanti non e&#8217; italiano. Tutti raccoglitori. E tutti stranieri. Tranne una.<br \/>\nGiuseppina Lombardo, 51 anni. Viene dalla Calabria. Per gli agricoltori del<br \/>\nposto e&#8217; una santa donna. Lei e il suo amico tunisino che si fa chiamare<br \/>\nAsis sono capaci di mettere insieme una squadra di raccoglitori di pomodori<br \/>\nin meno di mezz&#8217;ora. Giuseppina e Asis con gli schiavi ci campano. L&#8217;unico<br \/>\npozzo di Villaggio Amendola e&#8217; loro. L&#8217;acqua e&#8217; inquinata ma la vendono<br \/>\nugualmente: cinquanta centesimi una tanica da 20 litri. Anche l&#8217;unico<br \/>\nnegozio del borgo e&#8217; loro. Hanno bottiglie di minerale, se uno proprio non<br \/>\nvuole perdere la giornata per la dissenteria. E hanno carne e pollame: &quot;A<br \/>\nprezzi maggiorati del cento per cento e di dubbia qualita&#8217;&quot;, dicono gli<br \/>\nabitanti. Non e&#8217; facile infiltrarsi come immigrato in questo ghetto e<br \/>\nvincere la paura dei suoi prigionieri. Perche&#8217; Asis, come tutti i caporali,<br \/>\nnon perdona chi parla. Lui e la sua compagna qui sono l&#8217;unica legge. Chi<br \/>\nc&#8217;era si ricorda bene cosa e&#8217; successo la settimana di Pasqua del 2005. Quel<br \/>\npomeriggio un ragazzo rumeno, 22 anni, arrivato da appena quattro giorni,<br \/>\ntorna al Villaggio Amendola con i sacchetti della spesa. E&#8217; stato a Foggia e<br \/>\ncammina davanti al negozio del caporale con quello che si e&#8217; procurato. Una<br \/>\nbottiglia d&#8217;olio, un po&#8217; di pasta. Il testimone che parla con &quot;L&#8217;espresso&quot;<br \/>\ne&#8217; convinto che Asis abbia considerato quel gesto una ribellione al suo<br \/>\ncontrollo. I rumeni raccontano di aver visto poco dopo due uomini affrontare<br \/>\nil nuovo arrivato. Uno, secondo i testimoni, e&#8217; parente di Asis. Con una<br \/>\nspranga lo centrano in mezzo alla testa. Un colpo solo. Poi trascinano il<br \/>\ncorpo sanguinante e semisvenuto su un furgone. Nessuno al villaggio rivedra&#8217;<br \/>\npiu&#8217; quel ragazzo.<br \/>\n*<br \/>\nLo stesso accade il 20 luglio di quest&#8217;anno. Il giorno prima Pavel, 39 anni,<br \/>\nha una discussione con Giuseppina Lombardo. Gli sono caduti quindici euro<br \/>\nnel negozio e lei crede che glieli abbia rubati dalla cassa. Pavel in<br \/>\nRomania faceva il cuoco per 150 euro al mese. Dal 20 marzo 2004, quando e&#8217;<br \/>\narrivato in Puglia, sopporta violenze e angherie. Lo fa per mandare quanto<br \/>\nrisparmia alla moglie e alla sua &quot;fata&quot;, la figlia studentessa, che ha 15<br \/>\nanni. Pavel ha braccia veloci. L&#8217;anno scorso e&#8217; riuscito a riempire fino a<br \/>\n15 cassoni al giorno: 45 quintali di pomodori, lavorando dall&#8217;alba a notte.<br \/>\nCon il cottimo a 3 euro a cassone, era una buona paga secondo lui: tolti il<br \/>\ntrasporto al campo e la tangente per il caporale, Pavel riusciva a<br \/>\nguadagnare anche 25 o 30 euro al giorno. Ma il 20 luglio Asis gli impedisce<br \/>\ndi ripetere il record. Qualcuno gli ha riferito che Pavel ha protestato per<br \/>\nla faccenda dei soldi e per lo sfruttamento dei braccianti. Il tunisino lo<br \/>\ncolpisce nel sonno, in una giornata senza lavoro, alle due del pomeriggio.<br \/>\nPavel si protegge la testa con le braccia. La sbarra di ferro gli rompe le<br \/>\nossa e apre profonde ferite nella carne.<br \/>\n*<br \/>\nLui e&#8217; sicuro di non essere stato ucciso soltanto per l&#8217;intervento dei suoi<br \/>\ncompagni di stanza. Ma lo lasciano li&#8217; a sanguinare sul materasso fino<br \/>\nall&#8217;una di notte. Gli altri stranieri hanno troppa paura di Asis. Anche di<br \/>\nchiamare la polizia e correre il rischio di essere rimpatriati. Alle otto di<br \/>\nsera qualcuno finalmente telefona di nascosto all&#8217;ospedale. L&#8217;ambulanza e<br \/>\nuna pattuglia dei carabinieri, al Villaggio Amendola, arrivano soltanto<br \/>\ncinque ore dopo. Cosi&#8217; e&#8217; andata, secondo la denuncia.<br \/>\n*<br \/>\nIl 31 luglio Pavel viene dimesso dall&#8217;ospedale di Foggia. E&#8217; stato operato<br \/>\nda appena quattro giorni. Ha quasi due mesi di prognosi. Ferri e chiodi<br \/>\nnelle ossa. Le braccia ingessate. Medici e infermieri lo consegnano alla<br \/>\npolizia, violando il codice deontologico. E in questura lo trattano da<br \/>\nclandestino. Anche se dal primo gennaio 2007 tutti i rumeni potrebbero<br \/>\nessere cittadini dell&#8217;Unione europea. Con le braccia immobilizzate, Pavel<br \/>\nnon riesce a impugnare la penna. Il &quot;Primo dirigente dottoressa Piera<br \/>\nRomagnosi&quot;, siglando la notifica del decreto di espulsione, scrive che lui<br \/>\n&quot;si rifiuta di firmare&quot;. Anche la prefettura di Foggia va per le spicce: nel<br \/>\ndecreto di espulsione annota che Pavel e&#8217; &quot;sprovvisto di passaporto&quot;.<br \/>\nUn&#8217;aggravante. Eppure Pavel il passaporto ce l&#8217;ha. Alla fine, non trovando<br \/>\nalternative, un ispettore gli dona dieci euro. E una macchina della questura<br \/>\nlo riporta al Villaggio Amendola. Lo scaricano davanti al negozio di<br \/>\nGiuseppina e Asis. Il tunisino se ne occupa subito. Vuole dimostrare a tutti<br \/>\nchi comanda. Minaccia Pavel e lui va a rifugiarsi in un casolare a un<br \/>\nchilometro dal villaggio. Qualche connazionale gli porta in segreto un po&#8217;<br \/>\ndi pane e da bere. Dopo nove giorni di dolori e sofferenze un amico rumeno<br \/>\nriesce a contattare un avvocato di Foggia, Nicola D&#8217;Altilia, ex poliziotto<br \/>\nal Nord. L&#8217;avvocato trova il casolare. Incontra Pavel e lo riporta<br \/>\nimmediatamente in ospedale. Le ferite sono infette. Il bracciante rumeno e&#8217;<br \/>\ngrave. Denutrito. Viene ricoverato per setticemia. Il resto e&#8217; cronaca degli<br \/>\nultimi giorni. Il 21 agosto Pavel e&#8217; di nuovo dimesso dall&#8217;ospedale. Va in<br \/>\nquestura a completare la denuncia contro il caporale tunisino e la sua<br \/>\ncomplice italiana, che era riuscito a presentare al posto di polizia del<br \/>\npronto soccorso soltanto il 14 agosto. Lo accompagna l&#8217;avvocato che l&#8217;ha<br \/>\nsalvato. Ma dopo una giornata in questura, la Procura fa arrestare Pavel<br \/>\ncome immigrato clandestino: non ha rispettato il decreto di espulsione che,<br \/>\ncosi&#8217; e&#8217; scritto, lo obbligava a lasciare l&#8217;Italia dall&#8217;aeroporto di Roma<br \/>\nFiumicino. Non importa se in quelle condizioni comunque non avrebbe potuto<br \/>\nviaggiare. Lo costringono a dormire su una panca di legno nelle camere di<br \/>\nsicurezza. Nonostante le operazioni, le ossa rotte e le ferite ancora<br \/>\nfresche.<br \/>\n*<br \/>\nIl giorno dopo si apre il processo, immediatamente rinviato a ottobre. Oltre<br \/>\nad aver perso il lavoro, grazie alla legge Bossi-Fini Pavel rischia da uno a<br \/>\nquattro anni di prigione. Piu&#8217; di quanto potrebbe prendersi il suo caporale<br \/>\nche intanto resta libero. &quot;Quell&#8217;uomo&quot;, racconta Pavel terrorizzato, &quot;mirava<br \/>\nalla testa. Voleva uccidermi&quot;.<br \/>\n*<br \/>\nQualche bracciante morto da queste parti l&#8217;hanno gia&#8217; trovato. Slavomit R.,<br \/>\npolacco, aveva 44 anni quando e&#8217; stato bruciato il 2 luglio 2005 in un campo<br \/>\na Stornara. Un caso irrisolto. Come quello di due cadaveri mai identificati<br \/>\nabbandonati a Foggia. Le scomparse sono un altro capitolo dell&#8217;orrore.<br \/>\nNessuno sa quanti siano i lavoratori rumeni, bulgari o africani spariti. I<br \/>\ncaporali, quando li ingaggiano o li massacrano di botte, non sanno nemmeno<br \/>\ncome si chiamano. Gli unici casi sono stati scoperti grazie alle denunce<br \/>\ndell&#8217;ambasciata di Polonia. Hanno dovuto insistere i diplomatici di<br \/>\nVarsavia. E&#8217; dal 2005 che cercano notizie di tredici connazionali. Erano<br \/>\nvenuti a lavorare come stagionali nel triangolo degli schiavi. E non sono<br \/>\npiu&#8217; tornati a casa. L&#8217;elenco compilato in agosto dal consolato sulle<br \/>\nricerche delle persone scomparse non rende onore all&#8217;Italia. Su dodici<br \/>\n&quot;richieste indirizzate alla questura di Foggia&quot;, l&#8217;ambasciata ha dovuto<br \/>\nprendere atto che per nove casi non c&#8217;e&#8217; stata &quot;nessuna risposta da parte<br \/>\ndella questura&quot;. Dopo mesi di inutile attesa l&#8217;appello e&#8217; stato girato al<br \/>\nComando generale dei carabinieri. E, attraverso gli investigatori del Ros,<br \/>\nla Procura antimafia di Bari ha finalmente aperto un&#8217;inchiesta.<br \/>\n*<br \/>\nNessuno sta invece indagando sulla morte di un bambino. Perche&#8217; quello che<br \/>\ne&#8217; successo apparentemente non e&#8217; reato. Il piccolo sarebbe nato a fine<br \/>\nsettembre. Liliana D., 20 anni, quasi all&#8217;ottavo mese di gravidanza, la<br \/>\nsettimana di ferragosto arranca con il suo pancione tra piante di pomodoro.<br \/>\nLa fanno lavorare in un campo vicino a San Severo. Ne&#8217; il marito, ne&#8217; il<br \/>\ncaporale, ne&#8217; il padrone italiano pensano a proteggerla dal sole e dalla<br \/>\nfatica. Quando Liliana sta male, e&#8217; troppo tardi. Ha un&#8217;emorragia. Resta due<br \/>\ngiorni senza cure nel rudere in cui abita. Gli schiavi della provincia di<br \/>\nFoggia non hanno il medico di famiglia. Sabato 18 agosto, di pomeriggio, il<br \/>\nmarito la porta all&#8217;ospedale a San Severo. La ragazza rischia di morire.<br \/>\nViene ricoverata in rianimazione. Il bimbo lo fanno nascere con il taglio<br \/>\ncesareo. Ma i medici gia&#8217; hanno sentito che il suo cuore non batte piu&#8217;.<br \/>\nAnche lui vittima collaterale. Di questa corsa disumana che premia chi piu&#8217;<br \/>\ntaglia i costi di produzione.<br \/>\n*<br \/>\nL&#8217;industria alimentare campana paga i pomodori pugliesi da 4 a 5 centesimi<br \/>\nal chilo. Sulle bancarelle lungo le strade di Foggia i perini salgono gia&#8217; a<br \/>\n60 centesimi al chilo. A Milano 1,20 euro quelli maturi da salsa e 2,80 euro<br \/>\nal chilo quelli ancora dorati. Al supermercato la passata prodotta in<br \/>\nCampania costa da 86 centesimi a 1,91 euro al chilo. I pelati da 1,04 a 3<br \/>\neuro al chilo. Eppure, nel ghetto di Stornara, nemmeno stasera che il mese<br \/>\ne&#8217; quasi finito ci sono i soldi per comprare un pezzo di carne. &quot;Donald, non<br \/>\nte ne andare&quot;, si fa avanti Amadou, &quot;Giovanni e&#8217; molto arrabbiato con te<br \/>\nperche&#8217; hai lasciato il gruppo. Ti sta cercando, vado a dirgli che sei qui&quot;.<br \/>\nNel fondo di questa miseria, Amadou sa gia&#8217; con chi stare. Tra tanti uomini<br \/>\ncostretti a inginocchiarsi, lui ha scelto i caporali. E&#8217; il momento di<br \/>\nprendere la bici e scappare. Nel buio. Prima che Giovanni decida di chiamare<br \/>\ni suoi sgherri. E di dare il via alla caccia nei campi.<br \/>\n*<br \/>\nScheda: I medici accusano: arrivano sani e si ammalano qui<br \/>\nVivono in condizioni disumane. Proprio in questi giorni decine di abitanti<br \/>\ndel Ghetto, tra Foggia e Rignano, si sono ammalati di gastroenterite per le<br \/>\npessime condizioni dell&#8217;acqua. Ma anche quest&#8217;anno, l&#8217;Asl Foggia 3 ha<br \/>\nrifiutato di mettere a disposizione strutture e ricettari per assistere gli<br \/>\nstranieri sfruttati come schiavi nei campi. La denuncia e&#8217; dell&#8217;associazione<br \/>\nfrancese &quot;Medici senza frontiere&quot; che invece ha ottenuto la collaborazione<br \/>\ndell&#8217;Asl Foggia 2 per l&#8217;assistenza sanitaria e umanitaria nel sud della<br \/>\nprovincia. Da tre anni un ambulatorio mobile di Msf visita le campagne tra<br \/>\nCerignola e San Severo. Come se la provincia di Foggia fosse un fronte di<br \/>\nguerra. Ci sono un medico, un&#8217;assistente sociale e un coordinatore:<br \/>\nquest&#8217;anno Viviana Prussiani, Carla Manduca e Teo Di Piazza. &quot;Per il terzo<br \/>\nanno consecutivo siamo stati costretti a continuare questo progetto&quot;, spiega<br \/>\nAndrea Accardi, responsabile delle missioni italiane di Msf: &quot;E ancora una<br \/>\nvolta nell&#8217;estate 2006 ci troviamo di fronte alla stessa situazione: gli<br \/>\nstranieri arrivano sani e si ammalano a causa delle indecenti condizioni che<br \/>\ntrovano nelle campagne. Manca qualsiasi forma di accoglienza. Il sistema<br \/>\neconomico e&#8217; totalmente ipocrita e vede la connivenza e il coinvolgimento di<br \/>\ntutti gli attori. A partire dal governo e dalle istituzioni locali, ovvero<br \/>\nComuni e prefetture, fino ad arrivare alle Asl, alle organizzazioni di<br \/>\nproduttori e ai sindacati&quot;.<br \/>\nNel 2005 Msf ha pubblicato il rapporto &quot;I frutti dell&#8217;ipocrisia&quot; sulle<br \/>\ndrammatiche condizioni degli immigrati sfruttati come schiavi non solo in<br \/>\nPuglia. Perche&#8217;, secondo il tipo di raccolto, situazioni simili si ripetono<br \/>\nin Calabria, Campania, Basilicata e Sicilia. Le malattie piu&#8217; gravi sono<br \/>\nstate diagnosticate negli stranieri che vivono in Italia da piu&#8217; tempo, tra<br \/>\n18 e 24 mesi. Il 40 per cento dei lavoratori nell&#8217;agricoltura vive in<br \/>\nedifici abbandonati. Oltre il 50 non dispone di acqua corrente. Il 30 non ha<br \/>\nelettricita&#8217;. Il 43,2 per cento non ha servizi igienici. Il 30 ha subito<br \/>\nqualche forma di abuso, violenza o maltrattamento negli ultimi sei mesi. E<br \/>\nnell&#8217;82,5 per cento dei casi l&#8217;aggressore era un italiano.<br \/>\n*<br \/>\nScheda: Padroni senza legge<br \/>\nDietro il triangolo degli schiavi ci sono gli imprenditori dell&#8217;agricoltura<br \/>\nfoggiana e molte industrie alimentari. Piccole o grandi aziende non fanno<br \/>\ndifferenza. Quando devono assumere personale stagionale per la raccolta nei<br \/>\ncampi, quasi tutte scelgono la scorciatoia del caporalato. Il compenso per<br \/>\ngli stranieri varia da 2,50 a 3 euro l&#8217;ora (ai quali pero&#8217; vanno tolti tutti<br \/>\ni &quot;servizi&quot; per il caporale). Anche per questo gli italiani sono scomparsi<br \/>\nda questo tipo di lavoro. Solo una piccola minoranza degli agricoltori<br \/>\ninterpellati da &quot;L&#8217;espresso&quot; dice di pagare i braccianti da 4 a 4,50 euro<br \/>\nl&#8217;ora. Ma sempre in nero e rivolgendosi a caporali. In Veneto e in Friuli un<br \/>\nraccoglitore guadagna in media 5,80 euro l&#8217;ora piu&#8217; i contributi, se in<br \/>\nregola. Oppure da 6,20 a 7 euro l&#8217;ora se ingaggiato in nero.<br \/>\nLa legge prevede una retribuzione ordinaria di 35 euro al giorno. Per<br \/>\nfavorire le assunzioni regolari, il governo ha abbassato i contributi che<br \/>\ngli imprenditori devono versare di circa il 75 per cento. Mentre il<br \/>\ncontributo dell&#8217;8,54% che il bracciante deve dare all&#8217;Inps e&#8217; rimasto<br \/>\ninalterato. I controlli sono inefficaci o inesistenti. Nell&#8217;ultimo anno in<br \/>\nprovincia di Foggia soltanto un imprenditore, a Orta Nova, e&#8217; stato<br \/>\narrestato per sfruttamento dell&#8217;immigrazione clandestina.<\/p>\n<p>http:\/\/espresso.repubblica.it<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1984-fabrizio-gatti-io-schiavo-in-puglia-una-nova-indagine-del-famoso-giornalista-dellespresso<\/p>\n<p>2766<\/p>\n<p>2006-1<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20060906 11:33:00 webmaster [Dal settimanale &quot;L&#8217;Espresso&quot;, anno LII, n. 35, 7 settembre 2006 (ma pubblicato il primo settembre 2006), disponibile nel sito http:\/\/espresso.repubblica.it (da cui <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=25206\" title=\"1984 FABRIZIO GATTI: IO SCHIAVO IN PUGLIA, una nova indagine del famoso giornalista dell&#039;Espresso\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[109],"tags":[],"class_list":["post-25206","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2006"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - 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