{"id":25193,"date":"2006-12-30T00:00:00","date_gmt":"2006-12-30T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=25193"},"modified":"2006-12-30T00:00:00","modified_gmt":"2006-12-30T00:00:00","slug":"2011-nicaragua-raccolti-amari-le-monocolture-della-fame","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=25193","title":{"rendered":"2011 NICARAGUA: &#034;Raccolti amari&#034;, Le monocolture della fame"},"content":{"rendered":"<p>20060908 12:44:00 webmaster<\/p>\n<p>Tra esportazioni e sovranit\u00e0 alimentare  <\/p>\n<p>di Giorgio Trucchi<br \/>\nFonte: Ass. Italia-Nicaragua\/Peacelink<\/p>\n<p>Perch\u00e9 si sostiene che il principale attentato contro la sovranit\u00e0 alimentare sia stata la monocoltura?<br \/>\nQuesta \u00e8 una delle molte domande che vengono poste dal nuovo documentario &quot;Raccolti amari&quot;, realizzato e prodotto dai registi F\u00e9lix Zurita e Joaqu\u00edn Z\u00faniga e presentato al pubblico nicaraguense dalla Fondazione Luci\u00e9rnaga.<\/p>\n<p>In un paese come il Nicaragua, saccheggiato per secoli e con una storia marcata dalla produzione di prodotti per l&#8217;esportazione, che ha arricchito le grandi multinazionali ed i pochi impresari nazionali, la monocoltura \u00e8 stata la principale responsabile degli enormi danni causati all&#8217;ecosistema, all&#8217;essere umano e della situazione di estrema povert\u00e0  in cui vivono i nicaraguensi.<\/p>\n<p>La Lista Informativa &quot;Nicaragua y m\u00e1s&#8230;&quot; ha assistito alla presentazione di &quot;Raccolti amari&quot;, durante la quale l&#8217;economista e sociologo Orlando Nu\u00f1ez, direttore del Centro para la Investigaci\u00f3n, la Promoci\u00f3n y el Desarrollo Rural y Social (Cipres), ha toccato i punti nevralgici di questo tema.  <\/p>\n<p>&quot;Secondo le dichiarazioni del nostro Ministro dell&#8217;Economia, del Presidente della Repubblica e di molti scrittori occidentali, lo sviluppo \u00e8 investimento, creazione di occupazione e di valuta e ci\u00f2 avviene grazie alla produzione di prodotti per l&#8217;esportazione.<br \/>\nNessuno pu\u00f2 dire di essere contrario a questi elementi ed allo sviluppo come termine generale, ma questa concezione di &quot;sviluppo&quot; che ci vogliono imporre crea una grande contraddizione.<br \/>\nQuesto \u00e8 davvero lo sviluppo esistente, perch\u00e9 il discorso che ci propongono \u00e8 quello che per raggiungere il benessere bisogna lasciare tutte le utilit\u00e0 in mano agli imprenditori, nazionali e soprattutto stranieri, affinch\u00e9  apparentemente possano investire in questo sviluppo.<br \/>\nUltimamente si stanno dando molti nomi allo sviluppo e diventa difficile smascherare quello che si nasconde dietro a questi termini. Si parla di &quot;sviluppo dal viso umano&quot;, &quot;sviluppo con accento alle situazioni di genere&quot;, &quot;sviluppo sostenibile che rispetta la natura&quot;, ma quale \u00e8 il vero risultato che si ottiene?<br \/>\nCi hanno convinti che lo sviluppo sia qualcosa di importante, qualcosa di imprescindibile.<br \/>\nCi hanno imposto il concetto che lo sviluppo implica maggiore crescita e che questo \u00e8 positivo per il Nicaragua.<\/p>\n<p>Quello che per\u00f2 vediamo \u00e8 che con una crescita maggiore si ottengono maggiori disastri, maggiore povert\u00e0 ed \u00e8 logico, perch\u00e9 se noi esportiamo caff\u00e8 ad un prezzo minore del suo costo di produzione, pi\u00f9 caff\u00e8 esportiamo e pi\u00f9 perdiamo.<br \/>\nQuello che bisogna capire \u00e8 che la crescita e lo sviluppo in una societ\u00e0 capitalista pu\u00f2 portare solo a questi risultati.<br \/>\nDobbiamo cominciare a ribellarci contro questo tipo di sviluppo e non \u00e8 facile, perch\u00e9 l&#8217;apparato ideologico che utilizzano \u00e8 molto potente e convincente.<br \/>\n&quot;Sviluppo&quot; continua ad essere una parola sacrosanta e molto legittimata, mentre dobbiamo cominciare a far vedere come con una maggior crescita si ottenga invece una maggiore povert\u00e0 ed anche ricchezza, ma non per i poveri, perch\u00e9 la povert\u00e0 non si misura mai sulla base delle case dei ricchi, bens\u00ec sull&#8217;insieme della societ\u00e0&quot;. <\/p>\n<p>Secondo Peter Rosset, esperto in agroecologia e membro della Red de Investigaci\u00f3n-Acci\u00f3n sobre la Tierra e consulente di V\u00eda Campesina, intervistato da Ernest Ca\u00f1ada della Agencia Catalana de Cooperaci\u00f3 Desenvolupament (ACCD), &quot;il principale attentato storico contro la sovranit\u00e0 alimentare \u00e8 stata la monocoltura. Un modello basato su enormi estensioni destinate ad un solo tipo di coltivazione, orientato all&#8217;esportazione. Storicamente i paesi del Sud e le loro popolazioni hanno perso la loro capacit\u00e0 di alimentarsi, perch\u00e9 le migliori terre vengono destinate in modo sempre maggiore alla produzione per l&#8217;esportazione.<br \/>\nLa crescita di un prodotto per l&#8217;esportazione in un determinato territorio provoca l&#8217;allontanamento del settore contadino, provocando una situazione di crisi sociale. Questo settore viene assorbito, da una parte, dalla frontiera agricola e dall&#8217;altra, dalla creazione di occupazione per la successiva monocoltura.<br \/>\nIl Nicaragua \u00e8 un esempio di questo modello, dove migliaia di persone sono state progressivamente allontanate dai loro territori per poter coltivare caff\u00e8, cotone, banane, canna di zucchero, cacao, allevamento e pi\u00f9 recentemente, sesamo e sorgo.<br \/>\nI contadini sono stati convertiti in braccianti agricoli, mal pagati, stagionali con un lavoro garantito solo due o tre mesi all&#8217;anno, oppure si sono spostati verso la frontiera agricola, abbattendo boschi e seminando mais e fagioli, fino all&#8217;incorporazione di questi nuovi terreni nella successiva coltivazione per l&#8217;esportazione&quot;.  <\/p>\n<p>Il Nicaragua, come la maggioranza dei paesi del Sud del mondo, ha puntato tutto sulla monocoltura, nella quale non sono coinvolti solo i grandi imprenditori, bens\u00ec la maggioranza dei piccoli produttori, dei contadini in generale, ai quali \u00e8 stata inculcata l&#8217;idea che questo \u00e8 positivo per loro.  <\/p>\n<p>&quot;Non si deve pensare che la monocoltura in Nicaragua &#8211; ha continuato Orlando Nu\u00f1ez &#8211; sia in mano solo ai grandi imprenditori, perch\u00e9 i contadini sono parte integrante di questo tipo di produzione.<br \/>\nIl grande imprenditore nazionale quando deve vendere ad un prezzo inferiore al costo di produzione semplicemente abbandona la produzione.<br \/>\n\u00c8 per questo motivo che il 75 per cento del caff\u00e8 viene prodotto dai contadini, i quali si trasformano nella soluzione per chi ottiene i veri guadagni da questo tipo di commercio e cio\u00e8 le grandi imprese multinazionali che importano questo prodotto.<br \/>\nVoi dite che i prezzi del caff\u00e8 sono crollati e che per questo motivo gli imprenditori sono falliti, ma bisogna capire che sono crollati i prezzi della nostra esportazione, mentre il prezzo del caff\u00e8 a livello mondiale continua a salire ed il commercio del caff\u00e8 \u00e8 oggi pi\u00f9 che mai redditizio.<br \/>\nUn quintale (di libbra &#8211; circa 50 Kg) di caff\u00e8 origina 4 mila dollari di guadagno netto in Europa o negli Stati Uniti e non importa se il contadino deve vendere questo stesso caff\u00e8 alla misera somma di 30 o 50 dollari al quintale.<br \/>\nQuale \u00e8 la meta, l&#8217;obiettivo degli importatori occidentali? Che i contadini si dedichino alla monocoltura. Dicono loro che devono trasformarsi in imprenditori, perch\u00e9 i grandi imprenditori non stanno oramai producendo  perch\u00e9 non \u00e8 redditizio e li considerano come individui che non lavorano per un reale guadagno, come braccianti senza salario, come imprenditori senza guadagno.<br \/>\nLi convincono ad abbandonare la produzione di alimenti ed a introdursi nella produzione di prodotti per l&#8217;esportazione e questo \u00e8 proprio quello che stanno facendo i nostri contadini.<br \/>\nOgni giorno vediamo come molti organismi internazionali che danno finanziamenti ed altri la cui attivit\u00e0 \u00e8 il microcredito, e lo fanno con buone intenzioni, si attivino anch&#8217;essi per la produzione di prodotti per l&#8217;esportazione, ma non  danno finanziamenti per produrre alimenti, ma solo per prodotti commerciali come il sesamo, il sorgo, il caff\u00e8, le banane, perch\u00e9 quello di cui hanno bisogno fuori del Nicaragua sono prodotti di esportazione e questo sta accadendo in un paese come il nostro che non vive certo nel benessere&quot;.<\/p>\n<p>Secondo Peter Rosset &quot;la sovranit\u00e0 alimentare \u00e8 il diritto di tutti i popoli di poter definire il proprio sistema di produzione, distribuzione e consumo di alimenti.<br \/>\n\u00c8 il diritto della popolazione rurale di aver accesso alla terra, di poter produrre per il mercato locale e nazionale, di non essere esclusi da questi mercati dalle importazioni fatte dalle multinazionali.<br \/>\n\u00c8 anche il diritto dei consumatori ad aver accesso ad alimenti sani, accessibili, culturalmente appropriati con la gastronomia, la storia culinaria del proprio paese e prodotti localmente.<br \/>\nSe un paese non \u00e8 capace di alimentare la propria gente, se per alimentarsi dipende dal mercato mondiale, siamo di fronte ad una situazione profondamente vulnerabile. Vulnerabilit\u00e0 di fronte alla buona volont\u00e0 delle superpotenze o alle fluttuazioni del mercato. Per questo motivo parliamo di sovranit\u00e0&quot;.  <\/p>\n<p>Il Nicaragua sta vivendo una situazione drammatica e come dice Eduardo Galeano &quot;i paesi poveri sono poveri perch\u00e9 sono ricchi.&quot;  <\/p>\n<p>&quot;Sono 500 anni &#8211; ha continuato Orlando Nu\u00f1ez &#8211; che il Nicaragua vive questa situazione, \u00e8 la sua storia e quella di tutti i paesi coloniali e post-coloniali ed \u00e8 anche il futuro che stanno preparando per questi paesi, ma con la differenza che prima gli permettevano almeno di produrre alimenti, mentre ora non glielo stanno pi\u00f9 permettendo, perch\u00e9 produrre alimenti si \u00e8 convertito in qualcosa di sovversivo, un attentato contro questo concetto di &quot;sviluppo.&quot;<br \/>\nDicono che \u00e8 giusto che la gente mangi, ma alla fine insistono sul fatto che la cosa pi\u00f9 importante sia lo &quot;sviluppo&quot;.<br \/>\nPerch\u00e9, secondo i nostri governanti, i grandi imprenditori e le grandi imprese multinazionali, che la gente possa mangiare non \u00e8 sviluppo. Lo sviluppo \u00e8 la crescita delle imprese, la creazione di posti di lavoro a basso costo e la produzione di beni per l&#8217;esportazione.<br \/>\nQuesto sviluppo \u00e8 un fallimento per la vita umana e per la natura, mentre \u00e8 un successo per gli imprenditori e per le metropoli ed il loro maggior successo \u00e8 che ci hanno convinti di questo.<br \/>\nParlare di commercio equivale a parlare di sviluppo e questo concetto diventa sempre pi\u00f9 intenso e non \u00e8 mai sufficiente.<br \/>\nAttualmente, il Nicaragua sta spendendo 70 milioni di dollari per importare ogni anno prodotti della nostra dieta tipica come fagioli, riso e mais ed altri 350 milioni di altri alimenti. Con quello che spendiamo nell&#8217;importazione dei derivati del petrolio se ne va tutto quello che ricaviamo dalle esportazioni e questo \u00e8 un fallimento nazionale.&quot;  <\/p>\n<p>La monocoltura e questo tipo di &quot;sviluppo&quot; hanno anche conseguenze molto negative che colpiscono direttamente la salute delle persone e l&#8217;ecosistema.<br \/>\nCentinaia di migliaia di persone hanno subito gli effetti nocivi dei pesticidi utilizzati nella produzione di cotone, banane e zucchero ed altre monocolture.<br \/>\nDa molti anni, gli ex lavoratori e lavoratrici delle piantagioni di banane e canna da zucchero, ammalati di Insufficienza Renale Cronica (IRC) ed a causa del contatto con il pesticida Nemag\u00f3n, hanno intrapreso una lunga lotta affinch\u00e9 le multinazionali nordamericane e gli impresari nicaraguensi rispondano per i danni causati e per le migliaia di morti che reclamano giustizia.<br \/>\nTutta la zona di Occidente del Nicaragua, originariamente molto fertile, \u00e8 stata disboscata ed inquinata a causa dell&#8217;implementazione di quello modello.<br \/>\nLa gente, povera e senza risorse, aveva visto in questo tipo di lavoro l&#8217;occasione per poter sopravvivere ed accett\u00f2 le vergognose condizioni che le venivano offerte, senza per\u00f2 essere informata sulla pericolosit\u00e0 dei pesticidi che venivano applicati quotidianamente.<\/p>\n<p>&quot;Quale \u00e8 oggi il problema? &#8211; ha concluso Orlando Nu\u00f1ez -. Che \u00e8 difficile dire pubblicamente che siamo contro la creazione di questo tipo di posti di lavoro. Quando andiamo alla Zona Franca (maquila) e vediamo come vengono sfruttate le lavoratrici, la violazione dei loro diritti umani, lavorativi e sindacali, non possiamo dir loro che abbandonino il posto di lavoro. Non possiamo farlo nemmeno con chi lavora nelle piantagioni di banane o nell&#8217;Ingenio San Antonio (uno delle pi\u00f9 grandi imprese di produzione di zucchero e rhum dell&#8217;America Centrale che, secondo gli ex lavoratori colpiti dalla IRC, \u00e8 responsabile della morte di pi\u00f9 di due mila persone, dell&#8217;inquinamento delle acque nella parte Occidentale del Nicaragua e della sottrazione delle terre a migliaia di persone per poter ampliare la coltivazione di canna da zucchero).<br \/>\nNon possiamo farlo perch\u00e9 \u00e8 vero che sono sfruttati, che esiste un alto indice di contaminazione, ma ci scontriamo anche con una grande contraddizione, perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;unico lavoro disponibile ed \u00e8 l&#8217;unico tipo di lavoro che sta fomentando il Governo.<br \/>\nNoi non siamo contro il caff\u00e8, lo zucchero o le banane, ma siamo contro un modello di sviluppo che non ha un&#8217;altra opzione che questa. Bisogna porre fine a questo modello, non c&#8217;\u00e8 un&#8217;altra soluzione.<br \/>\nIl contadino, l&#8217;operaio, devono essere i soggetti principali dello sviluppo e del benessere, gli unici soggetti con la capacit\u00e0 di produrre in modo diversificato.<br \/>\nInoltre, il contadino \u00e8 gi\u00e0 l&#8217;unico soggetto che sta producendo gli alimenti fondamentali in Nicaragua. Questo \u00e8 il suo delitto e viene considerato come un vero delinquente, perch\u00e9 \u00e8 lui quello che si sta opponendo al Trattato di Libero Commercio tra America Centrale, Repubblica Dominicana e Stati Uniti (Cafta), \u00e8 lui che si sta opponendo alla proibizione da parte dell&#8217;Impero di produrre alimenti.<br \/>\nL&#8217;Impero presenta un discorso molto chiaro e provocatorio: noi abbiamo mais in eccesso e dobbiamo venderlo, abbiamo latte in polvere, riso e molto spesso transgenici. Come vi permettete di produrre alimenti?<\/p>\n<p>Ma il contadino continua ad essere un individuo emarginato ed il Governo non vuole ascoltare.<br \/>\nNon vuole nemmeno ascoltare ed approfondire un altro fenomeno che \u00e8 la solidariet\u00e0 con i poveri.<br \/>\nOra i poveri sono diventati i soggetti privilegiati degli Organismi internazionali, delle Organizzazioni non governative.<br \/>\nNon si sono mai fatti tanti studi sui poveri come in questi ultimi tempi.<br \/>\nSi fanno studi su quanti ne muoiono di IRC, di Nemag\u00f3n, di malaria.<br \/>\nSono studi dove gli fanno foto e dove si studia se muoiono prima le donne o i bambini; se muoiono in quantit\u00e0 maggiori quelli del Nemag\u00f3n o della IRC e si dimenticano di una cosa molto importante e cio\u00e8 che in Nicaragua i poveri sono quelli che maggiormente generano la ricchezza, l&#8217;alimento, l&#8217;occupazione e la valuta.<br \/>\nChi produce gli alimenti? Sono i contadini e quando si parla dei poveri, la ricetta \u00e8 quella di dar loro un bicchiere di latte. Siccome \u00e8 povero, \u00e8 un indigente, affinch\u00e9 per lo meno sopravviva bisogna dargli un bicchiere di latte, un biscotto o una libbra di riso.<br \/>\nNon li prendono in considerazione per quello che sono veramente e cio\u00e8 potenziali produttori di latte, di carne, di uova, di riso, di mais e fagioli e questa non \u00e8 una soluzione, non \u00e8 una strategia.<br \/>\nBisogna passare dall&#8217;aiuto ai poveri ad una vera strategia economica.<br \/>\nLa scienza sociale di oggi ha ereditato l&#8217;esperienza della Chiesa cattolica, che \u00e8 quella che pi\u00f9 ha lavorato con i poveri. Ora si considerano i poveri in questo modo, come gente che bisogna aiutare con qualcosa, ma nascondendo che possono essere e sono produttori, che sono quelli che generano la ricchezza, la stessa ricchezza che gli hanno saccheggiato.<br \/>\nBisogna discutere queste cose con franchezza, altrimenti non usciremo mai da questa situazione.<br \/>\nDobbiamo puntare sulla produzione contadina, sulla produzione di alimenti e sulla diversificazione ed invece, tutto punta ad evitare queste cose.<br \/>\nNon esiste credito, non esistono facilitazioni, non esiste sussidio. In tutto il mondo occidentale si d\u00e0 il sussidio agli agricoltori, ma in Nicaragua \u00e8 proibito.<br \/>\nQuello che propone il capitale neoliberista \u00e8 un modello che non generer\u00e0 mai benessere alla societ\u00e0. Mai! Perch\u00e9 tutti i prodotti per l&#8217;esportazione vengono offerti ad un mercato esterno e nessun paese potr\u00e0 godere di benessere senza avere un mercato interno.<br \/>\nSe io produco solo per esportare, a me non interessa il vostro benessere, perch\u00e9 voi non siete quelli che comprano i miei prodotti. Voi non mi comprate il cotone, non mi comprate le banane, il caff\u00e8, i pantaloni che si producono nella Zona Franca e pertanto, non mi importa se voi avete o non avete capacit\u00e0 di acquisto, non mi importa dei vostri miseri salari, se siete lavoratori stagionali o no.<br \/>\nIn questo modo lo sviluppo non coincider\u00e0 mai con il benessere.<br \/>\n\u00c8 difficile, ma si pu\u00f2 fare e c&#8217;\u00e8 gi\u00e0 chi lo sta facendo.<br \/>\nIn questo video, &quot;Raccolti amari&quot;, si parla dei disastri e bisognerebbe farne un altro sulla resistenza, perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 resistenza.<br \/>\nL&#8217;esempio della lotta dei lavoratori dello zucchero (ca\u00f1eros) e delle bananeras, colpiti dai pesticidi, sono voci di speranza, perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 resistenza.<br \/>\nQuesta \u00e8 una battaglia. E&#8217; in atto un massacro, ma non hanno vinto. C&#8217;\u00e8 una battaglia in corso e la gente sta resistendo, sta producendo ed in Nicaragua possiamo mangiare ancora a buon mercato perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 questa gente che sta producendo alimenti&quot;.<\/p>\n<p>Note:<\/p>\n<p>Nelle foto: Orlando Nu\u00f1ez e immagini degli effetti dei pesticidi<\/p>\n<p>(Testo e foto Giorgio Trucchi &#8211; Ass. Italia-Nicaragua gtrucchi@itanica.org )<br \/>\n(Originale in spagnolo su www.rel-uita.org )<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>2011-nicaragua-raccolti-amari-le-monocolture-della-fame<\/p>\n<p>2793<\/p>\n<p>2006-1<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20060908 12:44:00 webmaster Tra esportazioni e sovranit\u00e0 alimentare di Giorgio Trucchi Fonte: Ass. 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