{"id":24891,"date":"2006-12-30T00:00:00","date_gmt":"2006-12-30T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=24891"},"modified":"2006-12-30T00:00:00","modified_gmt":"2006-12-30T00:00:00","slug":"2311-la-bancarizzazione-dei-nuovi-italiani-limmigrazione-cambia-fisionomia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=24891","title":{"rendered":"2311 La &#039;&#039;bancarizzazione dei nuovi italiani&#039;&#039;: l&#039;immigrazione cambia fisionomia"},"content":{"rendered":"<p>20061016 12:26:00 webmaster<\/p>\n<p>L&#8217;Abi presenta il primo studio organico sull&#8217;argomento. La stragrande maggioranza degli immigrati giunti in Italia si \u00e8 stabilizzata. Da qui la necessit\u00e0, per il sistema economico e bancario, di conoscere meglio la situazione<\/p>\n<p>&#8211; Sono un milione e mezzo i clienti immigrati delle banche italiane &#8211; La figura dell&#8217;immigrato &#8221;bancarizzato&#8221;: non pi\u00f9 solo rimesse<\/p>\n<p>ROMA &#8211; Dall\u2019inizio degli anni novanta l\u2019immigrazione in Italia ha cambiato fisionomia. Gli immigrati presenti sul nostro territorio sono sempre di pi\u00f9, una generazione si \u00e8 stabilizzata e radicata, cambiano nel frattempo i flussi e i paesi di provenienza. Da una immigrazione caratterizzata essenzialmente dalla presenza di persone provenienti dal nord Africa, dal maghreb e dalle Filippine, ora i flussi si sono notevolmente modificati e in termini di percentuali sembrano dominare gli immigrati provenienti dall\u2019Europa orientale e dall\u2019ex blocco sovietico, fenomeno che ha fatto parlare di \u201ceuropeizzazione\u201d dell\u2019immigrazione in Italia.<\/p>\n<p>E\u2019 questa la base di partenza analitica della recente ricerca curata dall\u2019Abi, l\u2019associazione delle banche italiane e del centro studi Cespi sulla \u201cbancarizzazione dei nuovi italiani\u201d.<\/p>\n<p>Si tratta del primo studio organico su un argomento che solo qualche anno fa avrebbe potuto sembrare assurdo. Gli immigrati, quando il fenomeno ha cominciato a investire sul serio anche il nostro paese, erano considerati gente povera, che spesso fuggiva dai paesi di provenienza per le estreme condizioni di disagio economico e sociale o per la guerra. Profughi o poveri, comunque gli ultimi della terra. L\u2019immigrazione \u00e8 negli anni cambiata, come \u00e8 cambiata nel corso di un secolo la nostra emigrazione all\u2019estero. La stragrande maggioranza degli immigrati si \u00e8 sabilizzata e ora siamo gi\u00e0 al primo passaggio di generazioni. Da qui la necessit\u00e0, per il sistema economico e in particolare per il sistema bancario, di conoscere meglio la situazione per adeguare le strategie di intervento alle reali esisgenze delle persone.<\/p>\n<p>Nella ricerca Abi-Cespi si delinea quindi per prima cosa il cambiamento avvenuto. Prima di tutto in termini numerici, visto che nel 1991, secondo i dati forniti dal Dossier Caritas (ormai accreditato come una delle fonti principali in tema di immigrazione-emigrazione), c\u2019erano in Italia 649 mila immigrati soggiornanti. Nel 2004 la cifra era gi\u00e0 molto cambiata: 2.786.000 persone. La spinta \u00e8 stata diversa, ma si \u00e8 verificato un vero e proprio boom dall\u2019inizio del nuovo secolo. Dal 2000 ad oggi, infatti, la popolazione immigrata \u00e8 quasi raddoppiata e il fenomeno, secondo le stime degli esperti, \u00e8 destinato a durare, con un possibile ulteriore nuovo raddoppio nell\u2019arco dei prossimi dieci anni. Cambiano anche le provenienze. \u201cL\u2019ondata degli ingressi registrati negli ultimi anni \u2013 si legge nell\u2019analisi di Sebastiano Ceschi del Cespi \u2013 segna una significativa variazione rispetto alle aree continentali di provenienza dei flussi: aumentano infatti in maniera significativa gli immigrati provenienti dall\u2019Europa Orientale, che diventa la principale area di partenza dei flussi che investono il nostro paese\u201d. Il fenomeno, spiegano i ricercatori \u00e8 particolarmente evidente se si guarda alle graduatorie sugli immigrati oggi in Italia. Al primo posto c\u2019\u00e8 oggi la comunit\u00e0 dei rumeni, mentre al terzo posto si collocano gli albanesi. Poi per\u00f2 ci sono forti spinte dall\u2019Ucraina (i cui immigrati sono cresciuti del 200 per cento tra il 2002 e il 2003) mentre aumentano progressivamente i moldavi e i polacchi. Dalla Polonia l\u2019immigrazione si era un po\u2019 fermata, ora invece ha ripreso con forza.<\/p>\n<p>Il processo di \u201ceuropeizzazione\u201d dell\u2019immigrazione italiana \u00e8 comunque evidente se si mettono a confronto tutte le percentuali. Dall\u2019Europa provengono \u2013 sui 2.800.000 totali \u2013 circa 1.300.000 persone (che equivalgono al 46,3 per cento del totale). Dall\u2019Africa provengono attualmente 647 mila persone (il 23,2% del totale), dall\u2019Asia 472 mila (16,9 per cento), dall\u2019America 314 mila persone, ovvero circa l\u201911 per cento del totale. E infine tra Oceania e apolidi ci sono altre 7000 persone, una minoranza che equivale allo 0,2 per cento.<\/p>\n<p>L\u2019immigrazione italiana \u00e8 poi sempre pi\u00f9 matura, preparata e radicata nel sistema produttivo. Aumentano anche le famiglie che si stabilizzano e anche il numero degli stranieri coniugati \u00e8 aumentato sensibilmente dal secolo scorso, passando dal 40,7 per cento del 1991 al 49,9 per cento del 2003. Nascono pi\u00f9 bambini stranieri in Italia e la maggioranza dei minori presenti nel nostro paese tende ad essere pi\u00f9 africana. In ogni caso sia la tendenza all\u2019europeizzazione, sia la maggiore propensione a fare figli degli africani determinano la nuova faccia dell\u2019inserimento familiare degli stranieri. Sempre dalle elaborazioni effettuate dall\u2019Abi e dal Cespi, si capisce che la propensione pi\u00f9 forte all\u2019insediamento familiare si riscontra tra gli immigrati provenienti dall\u2019area balcanica e tra quelli provenienti dal Nord Africa. Cominciano ad essere forti, comunque, gli insediamenti familiari indiani, cinesi e da alcune zone dell\u2019Africa sub sahariana, ovvero Ghana e Senegal.<\/p>\n<p>Lo studio dell\u2019Abi, che ha come obiettivo quello di cogliere le nuove opportunit\u00e0 del servizio bancario per queste fasce della popolazione immigrata, prende anche in considerazione i luoghi del paese dove \u00e8 diventata pi\u00f9 radicata e consolidata la presenza degli immigrati e le zone del mercato del lavoro maggiormente occupate dai \u201cnuovi italiani\u201d. In alcune zone, infatti, \u00e8 stata l\u2019industria manifatturiera ad attirare maggiormente gli immigrati. In altre sono i servizi del terziario ad essere il luogo di arrivo e poi di radicamento degli immigrati. Le forme di lavoro pi\u00f9 precario, incerto e comunque irregolare sono tuttora sviluppate soprattutto nel Meridione. Cambiano anche le forme di assistenza e cambiano rapidamente i bisogno dei nuovi italiani che cominciano ad esprimere profili simili ai vecchi italiani per quanto riguarda il rapporto con i soldi. All\u2019inizio, infatti, il rapporto pi\u00f9 importante tra banche e immigrati era basato sul fenomeno delle rimesse verso i loro paesi. Il problema principale della prima generazione di migranti era quello di mandare i soldi alle loro famiglie che erano rimaste nei paesi d\u2019origine. Ora l\u2019integrazione socio-economica sta cambiando il quadro dei bisogni e del rapporto tra banche e nuovi italiani. (pan)<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p>Sono un milione e mezzo i clienti immigrati delle banche italiane<\/p>\n<p>La cifra \u00e8 destinata a crescere; 1.197.200 sono i clienti provenienti dai paesi in via di sviluppo. e dai paesi considerati in transizione. Il tasso di bancarizzazione dei migranti adulti regolari in Italia \u00e8 del 57,1%. Ricerca dell&#8217;Abi<\/p>\n<p>ROMA &#8211; Una cifra di tutto rispetto. Circa il 60 per cento degli immigrati ha un rapporto con la banca. C\u2019\u00e8 stato dunque un grande sviluppo della clientela dei \u201cnuovi italiani\u201d e le potenzialit\u00e0 di crescita di questo bacino di utenza per le banche sono ancora molto alte. In termini assoluti si tratta di oltre un milione e mezzo di persone. E\u2019 una cifra destinata a crescere rapidamente. Nella ricerca curata dall\u2019Abi (associazione delle banche italiane) e dal Cespi, di cui si parler\u00e0 a Roma in un convegno organizzato il 24 e 25 ottobre prossimi, si analizza la situazione attuale e soprattutto le prospettive future. Le ipotesi prese in considerazioni e le stime sul tasso di bancarizzazione dei migranti indicano comunque percentuali abbastanza alte. Secondo queste stime, il 60 per cento dei residenti stranieri in Italia ha un rapporto diretto con le banche. In altre parole \u2013 se queste stime sono corrette \u2013 possiamo dire che sei cittadini su dieci hanno un rapporto con la banca.<\/p>\n<p>I dati contenuti nella nuova ricerca Abi-Cespi, sulle strategie e i prodotti  per l\u2019inclusione finanziaria, sono molto attendibili perch\u00e9 si basano sulle informazioni raccolte dalle banche commerciali. Si tratta di dati provenienti dal 62,5 per cento degli sportelli in funzione su tutto il territorio nazionale. La cifra che l\u2019Abi ha individuato a proposito dei clienti migranti si attesta su 1.439.299. Da questa cifra dovranno per\u00f2 essere sottratti i clienti dei paesi pi\u00f9 ricchi, o quantomeno ad alto reddito, tra cui anche quelli dell\u2019Unione europea. La sottrazione e le stime danno quindi la cifra di 1.197.200 clienti provenienti dai paesi in via di sviluppo. e dai paesi considerati in transizione. Secondo Jos\u00e9 Luis Rhi-Sausi, del Cespi, la cifra complessiva degli immigrati clienti delle banche italiane \u00e8 comunque  abbastanza sorprendente. \u201cInfatti \u2013 spiega Rhi-Sausi nel rapporto Abi-Cespi \u2013 se si sottraggono ai 2.786.340 soggiornanti regolari alla fine del 2004, la quota relativa ai minori (491.230) e quella riferibile ai cittadini provenienti dai paesi ad alto reddito (circa 200 mila), si ottiene la cifra di 2.095.110 immigrati in et\u00e0 adulta\u201d. Questo significa che il tasso di bancarizzazione dei migranti adulti regolari in Italia \u00e8 del 57,1 per cento. E queste cifre non tengono conto della rete degli sportelli Banco-Posta, la cui entit\u00e0 non \u00e8 da consirarsi trascurabile. Insomma almeno il 60 per cento degli immigrati regolari presenti nel nostro paese \u00e8 cliente delle banche.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un fenomeno antico, visto che il processo non si \u00e8 avviato in sintonia con i flussi migratori. In tutta una prima fase i migranti non hanno avuto i rapporti che hanno oggi con il sistema bancario nazionale. Solo negli ultimi anni e in particolare dal 2001 il processo ha subito una vera e propria accelerazione. Quasi tutte le banche interpellate per la compilazione dei questionari, che sono stati poi alla base della ricerca dell\u2019Abi, hanno dichiarato che i loro clienti immigrati sono diventati tali nel giro degli ultimi cinque anni. Pi\u00f9 del 60 per cento dei clienti immigrati delle banche \u00e8 diventata tale dopo la grande crisi finanziaria del 2000-2001. Un incremento che si pu\u00f2 spiegare anche alla luce della regolarizzazione degli immigrati che c\u2019\u00e8 stata nel 2002. E\u2019 ovvio infatti che un immigrato pu\u00f2 aprire un conto in banca solo se regolare.<\/p>\n<p>La domanda \u00e8 diventata all\u2019improvviso molto forte, una domanda che secondo la ricerca Abi \u00e8 da attribuire soprattutto al meccanismo del canale bancario per il pagamento degli stipendi. Ma le banche italiane hanno anche risposto alle sollecitazioni delle persone immigrate. Le banche hanno sperimentato diverse forme di rapporti e hanno via via cambiato le loro strategie e l\u2019approccio complessivo. \u201cDopo un primo periodo contrassegnato dalla polarizzazione tra una visione universalistica (i migranti sono clienti come gli italiani) e una visione particolaristica (sportelli dedicati o addirittura banche per gli immigrati), \u00e8 ormai prevalente tra le banche interpellate l\u2019idea che si debbano evitare discriminazioni, sia positive che negative, e che l\u2019utilizzazione di servizi o di sportelli dedicati sia unicamente funzionale alle strategie di marketing per raggiungere la clientela immigrata\u201d. La vera distinzione che si fa oggi quindi, a livello generale, non \u00e8 pi\u00f9 tra italiani e immigrati come si faceva qualche anno fa, ma tra immigrati in via di integrazione e gli immigrati di recente arrivo in Italia. (pan)<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p>La figura dell&#8217;immigrato &#8221;bancarizzato&#8221;: non pi\u00f9 solo rimesse<\/p>\n<p>Il processo di integrazione degli immigrati regolarizzati \u00e8 andato molto avanti e produce nuovi comportamenti e nuovi bisogni. Alla nuova domanda corrisponde un offerta di servizi bancari sempre pi\u00f9 sofisticata. Rapporto Abi<\/p>\n<p>ROMA &#8211; Esiste una nuova figura di risparmiatore in Italia? L\u2019immigrato \u201cbancarizzato\u201d? Probabilmente s\u00ec perch\u00e9 il processo di integrazione sociale ed economica degli immigrati regolarizzati \u00e8 andato molto avanti e produce ormai nuovi comportamenti e nuovi bisogni degli individui. A questa nuova domanda corrisponde poi un offerta di servizi bancari sempre pi\u00f9 sofisticata. E\u2019 la tesi sostenuta dal recente studio curato dall\u2019Abi, l\u2019associazione delle banche italiane e dal Cespi (vedi i lanci precedenti). Dalla ricerca possiamo trarre dunque anche una sorta di identikit dell\u2019immigrato risparmiatore in Italia.<\/p>\n<p>La prima differenza tra i comportamenti degli stranieri in Italia di dieci anni fa e quelli attuali sta proprio nella diversificazione della domanda. Inizialmente il sistema bancario era utilizzato solo per la rimessa dei soldi all\u2019estero e per il pagamento degli stipendi. Oggi invece l\u2019immigrato regolare in Italia usa molti atri servizi.<\/p>\n<p>Prima di tutto i servizi di conto corrente di base, tra cui il deposito bancario, i bonifici, gli addebiti il pagamento delle diverse utente (luce, affitti, gas, ecc.).<\/p>\n<p>L\u2019altro servizio molto utilizzato \u00e8 ovviamente quello delle carte pre-pagate e delle ricaribabili varie.<\/p>\n<p>Si continuano poi a utilizzare moltissimo tutti i servizi legati alle rimesse. Ci sono in questo senso gli accordi con le banche estere, le convenzioni con agenzie di money transfer, i bonifici transfrontalieri a condizioni particolari e l\u2019utilizzazione delle carte pre-pagate per il ritiro del contante nei paesi d\u2019origine.<\/p>\n<p>L\u2019altro modo di utilizzare le banche da parte degli immigrati \u00e8 quello del settore del credito al consumo, ovvero i mutui per l\u2019acquisto di abitazioni, i prestiti personali e i prestiti finalizzati.<\/p>\n<p>Sempre secondo la ricerca Abi-Cespi, i migranti esprimono richieste finanziarie pi\u00f9 articolate di quelle espresse normalmente dai clienti italiani. Il risparmiatore migrante ha infatti le stesse esigenze dei nostri connazionali a cui somma per\u00f2 una domanda di servizi ulteriori, quali appunto quelli legati alle rimesse verso l\u2019estero. Il nuovo risparmiatore migrante ha dunque la coscienza di esprime una doppia domanda nei confronti del sistema bancario. \u201cGli immigrati \u2013 scrive Sebastiano Ceschi del Cespi \u2013 vogliono poter essere considerati possessori di entrambe le caratteristiche (italiani e non italiani) e scegliere di attivare contestualmente istanze e bisogni legati all\u2019uno o all\u2019altro dei territori tra cui si muovono le loro esistenze\u201d. E\u2019 il noto fenomeno sociale della \u201cdoppia appartenza\u201d che si traduce in questo contesto nella doppia appartenenza anche dal punto di vista economico e finanziario. In questo contesto si forma il \u201ctransnazionalismo\u201d.<\/p>\n<p>Dal punto di vista delle persone, oltre quello dei servizi, il discorso si fa obiettivamente pi\u00f9 complesso perch\u00e9 il migrante esprime strategie e progettualit\u00e0 non univoche e soprattutto non riconducibili a un unico luogo. E\u2019 lo stare \u201cqui e l\u00ec\u201d contemporaneamente. Molto interessanti nello studio dell\u2019Abi i casi studio considerati: dalle traiettorie imprenditoriali dei migranti egiziani, al caso del lavoro autonomo dei senegalesi. In ogni caso, sempre per quanto riguarda le banche, le strategie di marketing si basano su due filoni principali: il livello di inserimento sociale in Italia dell\u2019immigrato e i caratteri specifici delle provenienze socioeconomiche, etniche e bancarie dei paesi d\u2019origine. (pan)<\/p>\n<p>www.redattoresociale.it<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>2311-la-bancarizzazione-dei-nuovi-italiani-limmigrazione-cambia-fisionomia<\/p>\n<p>3091<\/p>\n<p>2006-1<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20061016 12:26:00 webmaster L&#8217;Abi presenta il primo studio organico sull&#8217;argomento. La stragrande maggioranza degli immigrati giunti in Italia si \u00e8 stabilizzata. 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