{"id":24821,"date":"2006-12-30T00:00:00","date_gmt":"2006-12-30T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=24821"},"modified":"2006-12-30T00:00:00","modified_gmt":"2006-12-30T00:00:00","slug":"2363-presentato-a-roma-il-dossier-statistico-immigrazione-2006","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=24821","title":{"rendered":"2363 PRESENTATO A ROMA IL DOSSIER STATISTICO IMMIGRAZIONE 2006"},"content":{"rendered":"<p>20061025 20:01:00 webmaster<\/p>\n<p>IMMIGRAZIONE\/SPECIALE DOSSIER (dal Redattore Sociale)<\/p>\n<p>Superano i 3 milioni gli immigrati in Italia. Il 70% ha tra i 15 e i 44 anni. <\/p>\n<p>E&#8217; straniero un residente ogni 20. L&#8217;Est Europa il primo paese di provenienza, il Nord l&#8217;area d&#8217;insediamento privilegiata. Nove stranieri su 10 risiedono per ragioni di lavoro. I dati di Caritas\/Migrantes<\/p>\n<p>Sono 191 milioni i migranti nel mondo, 20 milioni tra richiedenti asilo e rifugiati. Nei 25 Stati membri dell&#8217;Ue oltre 26,6 milioni gli stranieri. L&#8217;Italia colma il gap con i grandi paesi d\u2019immigrazione.<\/p>\n<p>Diritto di voto: lo chiedono 6 immigrati su 10. Preoccupano casa e lavoro <\/p>\n<p>Tra 10 anni gli immigrati in Italia saranno 6 milioni, il 10% della popolazione <\/p>\n<p>Snellimento delle procedure burocratiche per la regolarizzazione e cittadinanza: gli impegni del Presidente del Consiglio<\/p>\n<p>L&#8217;Italia rischia di essere l&#8217;unica a tenere aperte le frontiere agli immigrati rumeni<\/p>\n<p>ROMA &#8211; Un residente ogni 20 \u00e8 immigrato  (\u00e8 del 5,2% l&#8217;incidenza sul totale della popolazione italiana) e tra dieci anni questa cifra sar\u00e0 raddoppiata, superando i valori che oggi si riscontrano in Germania e in Austria. E&#8217; la previsione del Dossier Statistico Immigrazione Caritas\/Migrantes 2006, presentato questa mattina a Roma, che registra, alla fine del 2005, 3.035.000 immigrati regolari nel Paese. Il dato solo apparentemente differisce da quello dell&#8217;ultimo studio Istat che, nello stesso periodo, indica in 2.670.514 il numero di cittadini stranieri in Italia (vedi lancio del 17 ottobre 2006). Il  Dossier Caritas\/Migrantes, infatti, tiene conto dei dati registrati dal Ministero dell&quot;Interno, del numero dei nati nell\u2019anno di riferimento e di una quota di permessi di soggiorno in corso di rinnovo.<\/p>\n<p>Dove vivono e da dove vengono &#8211; Diffusa in tutto il paese la presenza di stranieri regolari, seppure in maniera differenziata: il 59,5% al Nord, il 27% al Centro mentre al Sud il 13,5%. Privilegiato l\u2019insediamento al di fuori dei comuni capoluogo: quelli della cintura metropolitana, infatti, soddisfano meglio le esigenze abitative dei nuovi venuti. Roma detiene il primato della popolazione straniera con l\u201911,4%, seguita da Milano (10,9%) che si appresta per\u00f2 a scalzare la capitale. Tra le regioni, la Lombardia \u00e8 gi\u00e0 prima: da sola accoglie quasi un quarto di tutta la popolazione straniera.<br \/>\nA carattere stabile la maggioranza dei permessi di soggiorno rilasciati: 9 su 10 immigrati sono presenti per ragioni di lavoro (62,6%) e per motivi familiari (29,3%). Gli immigrati che hanno gi\u00e0 maturato 5 anni di soggiorno sono 1 milione 200 mila; i cittadini extracomunitari titolari della carta di soggiorno, 396.000. E il trend delle persone stabilmente insediate \u00e8 destinato ad aumentare.<br \/>\nL&#8217;Est Europa \u00e8 il primo paese di provenienza con 125.408 presenze; seguono il Nord Africa (109.461), l&#8217;Asia (79.259), gli altri paesi africani (51.124), l&#8217;America Latina 27.768, Tra i gruppi nazionali vengono per primi il Marocco (71.818: 3 titolari ogni 10 soggiornanti), l\u2019Albania (57.107: 2 su 10) e la Romania (1 su 10). La diversit\u00e0 dei luoghi di origine determina la co-presenza di molte fedi: cristiani (49,1%), musulmani (33,2%), religioni orientali (4,4%). Sono 1 milione e mezzo i cristiani provenienti da altri paesi, con cattolici e ortodossi che quasi si equivalgono (circa 660.000 unit\u00e0 ciascuno). Vi sono poi 1 milione di musulmani, e tra i 50 e i 100 mila induisti e buddisti, oltre a 350.000 o non credenti o classificabili nelle religioni prima menzionate.<\/p>\n<p>E&#8217; giovane l&#8217;imigrazione italiana &#8211; Il dossier conferma che l\u2019immigrazione diventer\u00e0 sempre pi\u00f9 l\u2019unico fattore di crescita demografica in grado di rimediare al prevalere dei decessi sulle nascite. Gli immigrati sono in Italia una popolazione giovane, concentrata per il 70% nella fascia d\u2019et\u00e0 15-44 anni (degli italiani, invece, solo il 47,5% degli italiani si colloca in quella fascia). La fecondit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 alta tra le donne straniere, ciascuna con 2,4 figli (1,25 per le donne italiane). I cittadini stranieri, dai quali nel 2005 sono nati 52.000 bambini, hanno inciso per il 9,4% sulle nuove nascite. I minori sono 586mila, circa un quinto della popolazione straniera, un\u2019incidenza maggiore rispetto a quella degli italiani. In 5 anni (nel 2001 erano 326.101) il loro numero \u00e8 quasi raddoppiato e l&#8217;aumento \u00e8 dovuto per quasi il 60% alle nascite. <\/p>\n<p>Lavoro &#8211; Secondo previsioni Eurostat\/Istat, i giovani lavoratori italiani (15-44 anni) diminuiranno di 1.350.000 unit\u00e0 nel 2010 (di 3.209.000 unit\u00e0 nel 2020), mentre quelli pi\u00f9 anziani (45-64 anni) aumenteranno di 910.000 unit\u00e0 nel 2010 (di 1.573.000 unit\u00e0 nel 2020). Il trend avr\u00e0 ripercussioni sul mercato lavorativo, dove gli immigrati sono destinati a esercitare un peso crescente. Sul totale delle assunzioni annuali, gli immigrati incidono per un sesto. Uno ogni 10 occupati \u00e8 nato in un paese extracomunitario. Sono 173.000 i nuovi lavoratori stanieri assunti per la prima volta nel 2005 (per l\u201911,6% in agricoltura, per il 25,6% nell\u2019industria e per la restante quota nei servizi). 130.969 gli immigrati titolari di azienda (con un aumento del 38% rispetto al 2005): le attivit\u00e0 si concentrano nei settori dell\u2019edilizia e del commercio, dove crescente \u00e8 anche il coinvolgimento delle donne. La banca dati dell\u2019Inps conferma per\u00f2 le basse retribuzioni dei lavoratori immigrati: mediamente, la met\u00e0 di quelle degli italiani. Notevoli le differenze anche in considerazione del sesso, del luogo e del settore di lavoro. Ben peggiore la situazione per gli irregolari.  Molto elevata la partecipazione sindacale: sono 526.320 gli immigrati iscritti rispetto al totale di 5.776.269 lavoratori sindacalizzati. Espressa la necessit\u00e0 di essere meglio tutelati sul piano del riconoscimento della professionalit\u00e0, dei diritti contrattuali e della prevenzione. <\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<p>Sono 191 milioni i migranti nel mondo, 20 milioni tra richiedenti asilo e rifugiati<\/p>\n<p>Nei 25 Stati membri dell&#8217;Ue oltre 26,6 milioni gli stranieri. L&#8217;Italia colma il gap con i grandi paesi d\u2019immigrazione<\/p>\n<p>ROMA &#8211; Sono 191 milioni gli immigrati nel mondo, 20 milioni tra richiedenti asilo e rifugiati, 30-40 milioni gli irregolari (7-8 in Europa), 600-800mila le vittime della tratta: \u00e8 questo il &quot;mondo di migranti\u201d descritto dall\u2019ultimo Dossier statistico 2006 di Caritas\/Migrantes, presentato oggi a Roma. Una dimensione che lascia intuire agli esperti un flusso migratorio sempre pi\u00f9 intenso. La Cina \u00e8 tra i principali protagonisti del nuovo mondo globalizzato, con la diffusione dei suoi prodotti e con una collettivit\u00e0 di 34 milioni di persone all\u2019estero, che assicurano un gettito di rimesse di 21,3 miliardi di dollari l\u2019anno. Tuttavia solo in Cina, che conta 45 citt\u00e0 con pi\u00f9 di un milione di abitanti, 400 milioni di abitanti vivono al di sotto della soglia di povert\u00e0. In India sono 35 le citt\u00e0 con pi\u00f9 di un milione di abitanti. Dei 6 miliardi e mezzo di cittadini del pianeta solo 960 milioni risiedono nei paesi a sviluppo avanzato: 1 miliardo e 400 milioni di persone vivono con meno di due dollari al giorno e 192 milioni sono i disoccupati. \u201cDividendo la ricchezza prodotta per il numero degli abitanti, ogni persona dovrebbe ricevere annualmente 9.250 dollari ma le cose non stanno in questi termini: si va dai 5.200 euro spettanti ai Paesi in via di sviluppo ai 32.600 dollari dei paesi a sviluppo avanzato, dai 1.100 dollari dell\u2019Africa Subshariana ai 27.500 dollari dell\u2019Unione europea e ai 40.750 dollari del Nord America\u201d, spiega il rapporto. Differenze che i pi\u00f9 poveri, spinti da una crescente pressione demografica, cercheranno di colmare, lasciando, appena possibile, la propria terra d\u2019origine.  <\/p>\n<p>L\u2019Europa tra bisogno e timore &#8211; Alla fine del 2004 i cittadini stranieri nei 25 Stati membri dell\u2019Unione erano 26 milioni e 61mila su una popolazione di 457 milioni di abitanti e un\u2019incidenza di poco superiore al 5%, con punte del 9% in Germania e in Austria, dell\u20198% in Spagna, del 5% nel Regno Unito e in Francia e del 4% in Italia (aumentata di un punto l\u2019anno successivo). \u201cL\u2019Unione Europea sta vivendo un atteggiamento tormentato nei confronti dell\u2019immigrazione e ci\u00f2 ha influito, sia in Francia che in Olanda, sulla mancata accettazione della costituzione europea\u201d, sottolinea il rapporto. E se la mobilit\u00e0 &#8211; intesa sia come libert\u00e0 di viaggiare che come spostamento di merci e lavoratori &#8211; \u00e8 un valore acquisito per l\u2019Europa, ad essersi effettivamente spostato \u00e8 solo l\u20191,5% dei cittadini europei, una percentuale rimasta invariata negli ultimi 30 anni. \u201cCi\u00f2 rende indispensabile l\u2019apporto della manodopera immigrata, che per\u00f2 \u00e8 connessa con la paura di un\u2019invasione e del dumping sociale\u201d, commenta il rapporto, che torna nuovamente a sottolineare la mancanza di una normativa condivisa dagli stati membri in materia di immigrazione. \u201cL\u2019accordo &#8211; commentano gli esperti &#8211; sembra possibile solo per alcune categorie specifiche (come, ad esempio, per i lavoratori altamente qualificati)\u201d. \u201cLe soluzioni vengono inquadrate diversamente dal Centro-Nord Europa e dall\u2019Europa mediterranea che \u00e8 a diretto contatto con le aree di esodo. \u2013 prosegue il rapporto &#8211; Il lavoro nero continua ad essere in larga misura un regolatore del mercato mentre l\u2019azione dei trafficanti sconfinano spesso nella morte dei migranti, non importa se via terra o via mare: secondo l\u2019Ong United sono stati circa 5.000 i morti di frontiera nell\u2019ultimo decennio\u201d. <\/p>\n<p>L\u2019Italia raggiunge i grandi paesi d\u2019immigrazione &#8211; Il numero degli immigrati regolari in Italia ha quasi raggiunto quello degli emigrati italiani nel mondo: 3.035.000 alla fine del 2005 (dati che si ottengono aggiungendo ai quelli del Ministero dell\u2019Interno, il numero dei nati e la quota di permessi di soggiorno in corso di rinnovo). Una cifra che avvicina il nostro paese ai grandi paesi europei di immigrazione come la Germania (7.287.980), la Spagna (3.371.394), la Francia (3.263.186) e la Gran Bretagna (2.857.000). L\u2019aumento degli immigrati in Italia \u00e8 dovuto sia ai nuovi arrivi (187mila) che alle nascite di figli di cittadini stranieri (52mila) e nel futuro \u201cdeve essere messo in conto un aumento ancor pi\u00f9 rilevante\u201d: basti pensare alle 485mila domande di assunzione presentate nel mese di marzo 2006 per rientrare sulle quote stabilite dal Decreto Flussi (170mila), quasi tre volte inferiori alle necessit\u00e0. Secondo il rapporto se si tiene conto del deficit demografico italiano e della pressione dei paesi d\u2019origine, \u00e8 \u201crealistico stimare l\u2019impatto in entrata in almeno 300mila unit\u00e0 l\u2019anno\u201d. <\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p>IMMIGRAZIONE\/SPECIALE DOSSIER<br \/>\nDiritto di voto: lo chiedono 6 immigrati su 10. Preoccupano casa e lavoro <\/p>\n<p>Il 12-15% \u00e8 proprietario dell&#8217;immobile in cui abita, ma circa 250mila soggiornanti legalmente non possono iscriversi come residenti al Comune perch\u00e9 senza alloggio. &#8221;Insufficiente&#8221; il Fondo di 775 milioni di euro<\/p>\n<p>ROMA &#8211; Controversa, in Italia, l&#8217;evoluzione della normativa e delle politiche in tema di immigrazione, condizione che contribuisce a rendere deficitarie le condizioni di inserimento e di partecipazione per i cittadini stranieri: tra le maggiori rivendicazioni segnalate dal Dossier Statistico Immigrazione 2006 di Caritas\/Migrantes, presentato oggi a Roma, la riduzione dei tempi di attesa per la cittadinanza, e poi diritto di voto, casa e lavoro. Secondo il Dossier, 6 immigrati su 10 vorrebbero avere il diritto di voto; per 1 su 5, invece, la maggiore preoccupazione consiste nel trovare casa e lavoro. Presso i centri d&#8217;ascolto della Caritas, sono 6 su 10 le richieste inerenti reddito e lavoro; 3 su 10 quelle per l&quot;alloggio. Il Dossier sottolinea, tuttavia, che il 12-15% degli immigrati ha risolto il problema della casa diventando proprietario dell&#8217;immobile in cui abita. Restano per\u00f2 centinaia di migliaia le persone straniere con disagio abitativo (fino a 860.000) o in condizione di &quot;precariet\u00e0 anagrafica\u201d per motivi immobiliari (circa 250.000), cio\u00e8 legalmente soggiornanti ma non ancora in grado di iscriversi come residenti al comune, perch\u00e9 alle prese con problemi di alloggio adeguato.  Tra le segnalazioni raccolte dall&quot;Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar) nel 2005, il 20,2% ha riguardato casi di discriminazione sull\u2019affitto degli alloggi. Ma presso lo stesso Ufficio, sono poi pervenute anche 867 segnalazioni di discriminazioni razziali, soprattutto al Centro-Nord e perlopi\u00f9 ai danni di immigrati africani (37,6%). Malgrado le difficili condizioni di vita gli immigrati si sono dimostrati anche buoni consumatori: il 91% degli immigrati ha il cellulare, l\u201980% possiede il televisore, il 75% invia rimesse in patria, il 60% possiede un conto in banca, il 55% un\u2019auto, il 22% ha il personal computer. Inoltre il 5,3% dei titolari di patente automobilistica \u00e8 straniero (1.890.000 complessivamente, di cui 330.000 nuovi acquisitori nel 2005, un quarto di tutti gli iscritti a scuola guida). <\/p>\n<p>Sul fronte della sicurezza il Dossier rileva che il 40% degli italiani ritiene gli immigrati maggiormente coinvolti nelle attivit\u00e0 criminali. Il pregiudizio, tuttavia, \u00e8 meno diffuso che in altri paesi, come Germania e Inghilterra. Delle 549.775 denunce presentate nel 2004 contro persone note, sono state in media del 21,3% quelle contro cittadini stranieri. Il Dossier sottolinea inoltre la necessit\u00e0 di perfezionare la norma per il inserimento dei minori non accompagnati (attualmente 7.583) che rischiano di diventare clandestini al diciottesimo anno di et\u00e0. Un aiuto importante all&#8217;integrazione degli stranieri in Italia viene dai mediatori culturali, in prevalenza immigrati, circa 2.400 (dato Creifos), per i tre quarti donne: in quattro casi su 10 hanno un titolo universitario e hanno seguito un corso per potersi inserire nel lavoro della mediazione, quasi sempre precario, in prevalenza esplicato nei servizi educativi e sanitari.<\/p>\n<p>Ancora poco quello che si fa per i rifugiati e i richiedenti asilo: nel 2005, le domande pervenute sono state 9.346; 14.651 quelle esaminate mentre quelle riconosciute o comunque risolte con protezione sono state 5.266. 20.000 invece i rifugiati insediatisi in Italia. Rafforzato per\u00f2 il Sistema di protezione per rifugiati e richiedenti asilo, curato dall\u2019Anci per conto del Ministero dell\u2019Interno. Quanto alla popolazione nomade, infine, per met\u00e0 costituita da italiani e che conta 150.000 unit\u00e0, l\u2019errore pi\u00f9 radicale indicato dal Dossier \u00e8 quello di concepirla come una popolazione destinata a vivere nei campi.<\/p>\n<p>Sul fronte dell\u2019istruzione, gli studenti con cittadinanza straniera risultano essere 424.683 (anno scolastico 2005-2006) e tra due anni supereranno abbondantemente il mezzo milione: essi incidono mediamente per il 4,8% sul totale della popolazione studentesca, con punte del 6% sugli iscritti alla scuola primaria (4 su 10 sono concentrati in questo grado di scuola e solo 2 su 10 nella secondaria). Ancora ridotto, il numero di studenti stranieri iscritti presso le universit\u00e0: 38.000 su 2 milioni e 300 mila studenti esteri sparsi nel mondo nel 2004, \u00e8 ben poco rispetto alla quota del 10-12% di Gran Bretagna, Germania e Francia. Del resto sono carenti anche le borse di studio disponibili a favore degli studenti dei paesi in via di sviluppo. Ancora insufficiente, secondo il dossier, il fondo per l\u2019immigrazione: sebbene nel 2006 sia passato a 775 milioni di euro contro i 518 milioni del 2005, resta tuttavia ancora inferiore al miliardo di euro stanziato nel 2004. Inoltre, esso \u00e8 confluito nel pi\u00f9 generale Fondo per le politiche sociali senza vincolo, per cui non \u00e8 assicurato l\u2019utilizzo per gli immigrati. (sb)<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<\/p>\n<p>Tra 10 anni gli immigrati in Italia saranno 6 milioni, il 10% della popolazione <\/p>\n<p>La lettura del fenomeno nel XVI rapporto di Caritas\/Migrantes. Stranieri, risorsa economica: con le rimesse verso i paesi d\u2019origine riequilibrano il rapporto tra nord e sud del mondo<\/p>\n<p>ROMA &#8211; Un centinaio di relatori, approfondimenti su tutte le Regioni d&#8217;Italia, un comitato scientifico di alto livello, collaborazioni dirette da decine di associazioni, pi\u00f9 di 500 pagine, che schede e tabelle su tutti gli aspetti del fenomemo. E&quot; il XVI Dossier statistico sull\u2019immigrazione in Italia, anno 2006, presentato questa mattina al Teatro Don Orione di Roma dalla Caritas Migrantes. Lo ha illustrato davanti a una platea stracolma il curatore Franco Pittau. Il suo intervento subito dopo la proiezione di un breve film sull\u2019immigrazione curato dal registra Rai, Giuseppe Rogolino. Nel filmato sono stati sottolineati soprattutto gli aspetti relativi al problema della casa e dell\u2019integrazione effettiva degli immigrati.  Gi\u00e0 dal titolo scelto per la presentazione ufficiale di quest\u2019anno, &quot;oltre l\u2019alternanza\u201d, si capisce il messaggio chiaro che la Caritas vuole mandare all\u2019opinione pubblica e ai decisori politici. L\u2019immigrazione, ha detto con molta nettezza (e passione)  Franco Pittau, non si pu\u00f2 pi\u00f9 considerare un fenomeno transitorio, o un problema, o peggio ancora un rischio e un pericolo per la societ\u00e0 italiana. E\u2019 al contrario &#8211; al di l\u00e0 dell\u2019alternanza politica \u2013 una grande risorsa per un paese che non solo sta invecchiando e fa meno figlio, ma che rischia vere e proprie forme di declino economico. E\u2019 un quadro che vale per tutti i paesi europei, ma che per l\u2019Italia \u00e8 ancora pi\u00f9 pressante ed evidente. Il dossier Caritas di quest\u2019anno mette dunque in luce i nuovi dati sull\u2019immigrazione in Italia. Non sono troppo differenti da quelli dell\u2019anno precedente, ma \u2013 secondo Pittau \u2013 segnalano delle precise evidenze. La prima \u00e8 che ormai la situazione tra immigrati ed emigranti italiani si \u00e8 bilanciata perfettamente, ovvero il numero degli immigrati ha raggiunto quello degli emigrati italiani nel mondo. Si tratta di una cifra ragguardevole visto che siamo ormai sui 3 milioni, e che l\u2019Italia \u00e8 diventato cos\u00ec il secondo paese di immigrazione in Europa, solo dopo la Germania.<\/p>\n<p>Quello che conta, poi, ha spiegato Pittau, \u00e8 il ritmo di crescita che risulta tra i pi\u00f9 elevati nel mondo. Tra dieci anni la cifra degli immigrati presenti in Italia sar\u00e0 raddoppiata, arrivando a 6 milioni di presenze, che vorr\u00e0 dire il 10 per cento della popolazione totale. Ed \u00e8 un fenomeno, quello dell\u2019immigrazione, che riguarda il nostro paese, ma riguarda il mondo. Pittau ricorda infatti che in questo momento ci sono almeno 30 milioni di immigrati cinesi in giro per il resto del pianeta. Tutto questo si traduce in un ragionamento semplice: gli immigrati sono soprattutto una risorsa economica. Con le loro rimesse verso i paesi d\u2019origine contribuiscono a riequilibrare il rapporto tra nord e sud del mondo, anche se ovviamente, rispetto alle grandi ingiustizie e disparit\u00e0, le rimesse degli immigrati sono solo una piccola goccia. Ma gli immigrati sono anche una grande risorsa per i paesi dove hanno deciso di emigrare. Si potrebbe dire \u2013 senza forzare il discorso \u2013 che l\u2019unico sviluppo possibile \u00e8 oggi legato proprio agli immigrati. Gli immigrati pongono per\u00f2 dei problemi sociali che i singoli governi devono affrontare al pi\u00f9 presto. Esiste il problema generale dell\u2019interculturalit\u00e0 (cavallo di battaglia della Caritas), ma esistono anche questioni specifiche come la casa, la scuola, i minori abbandonati, la salute, che non possono essere demandati a chissa chi. Esiste perfino un problema di pensioni perch\u00e9 stiamo assistendo a un vero e proprio furto dei contributi. Quando tra 20 o 30 anni questi immigrati andranno in pensione rischiano di passare direttamente nell\u2019esercito dei nuovi poveri. Pittau ha volute smentire anche tutti i luoghi comuni che continuano a farla da padroni. Uno di questi \u00e8 l\u2019idea che gli immigrati siano delinquenti, o che comunque la percentuale di criminalit\u00e0 tra gli stranieri sia molto alta. Basta andare a verificare i dati del ministero dell\u2019Interno, ha detto il curatore del Dossier per capire che le percentuali sono molto pi\u00f9 basse di quelle che riguardano i nostri connazionali.<\/p>\n<p>Di superamemento dei pregiudizi e dei luoghi comuni ha parlato oggi anche Rando Devole, sociologo e giornalista albanese che segue le presentazioni del Dossier dalla prima edizione. Tra le cose che pi\u00f9 colpiscono ha detto Devole, \u00e8 la storia della flessibilit\u00e0. Da una parte si dice che l\u2019economia non pu\u00f2 che essere flessibile e si chiede la massima flessibilit\u00e0 ai lavoratori, ma dall\u2019altra sugli immigrati si \u00e8 molto rigidi, basta pensare che il bonus beb\u00e8 non \u00e8 stato attribuito agli immigrati e basta pensare alle procedure burocratiche sulla cittadinanza e i permessi. A volte si creano dei veri e propri circoli viziosi e a chi si occupa da vicino di immigrazione tocca ripetere delle cose che dovrebbero essere ormai ovvie e scontate. Il fatto \u00e8 che gli immigrati sono ancora considerati una specie di ponti levatoi che si usano quando servono, ma che in realt\u00e0 nascondono al fortezza che c\u2019\u00e8 dietro. In Italia, ha concluso Albanese, sono stati per\u00f2 fatti tantissimi passi avanti. E dentro tutti quei dossier della Caritas (sono appunto gi\u00e0 sedici anni) non c\u2019\u00e8 solo la storia dell\u2019immigrazione in Italia, ma c\u2019\u00e8 ormai un pezzo di storia degli italiani.<\/p>\n<p>Grandi complimenti al dossier da monsignor Domenico Sigalini, segretario della Commissione Episcopale Migrazioni della Cei. E\u2019 un fatto di straordinaria importanza occuparsi degli immigrati, ha detto oggi monsignor Sigalini, perch\u00e9 queste persone non sono un problema per noi come qualcuno vorrebbe far credere, ma sono piuttosto un regalo di Dio. Sigalini ha fatto riferimento alle sue esperienze dirette, gi\u00e0 nella sua diocesi tra i 60 preti ci sono 20 preti stranieri, in rappresentanza di ben otto nazioni. Sono fratelli gli immigrati che vanno a lavorare all\u2019estero e hanno il grande merito di redistribuire risorse. Sono dunque un tesoro e per questo non dobbiamo avere paura di loro e anzi ce ne dobbiamo occupare. Ma dobbiamo farlo, a concluso il monsignore, nel migliore dei modi. I raggazzi immigrati vanno sostenuti e indirizzati. Si deve investire su di loro perch\u00e9 sono il futuro. Altrimenti, poi, ci tocca andarli a trovare in carcere. Alla presentazione del dossier ha partecipato oggi anche il presidente del consiglio, Romano Prodi. (Paolo Andruccioli)<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p>Snellimento delle procedure burocratiche per la regolarizzazione e cittadinanza: gli impegni del Presidente del Consiglio<\/p>\n<p>Prodi molto deluso dal fallimemento della politica europea in tema di immigrazione. &#8221;Dopo Tamperre tutti i paesi sono rientrati nel loro cortile di casa&#8221;<\/p>\n<p>ROMA &#8211; Il presidente del consiglio Romano Prodi \u00e8 stato appluadito in pi\u00f9 occasioni oggi, durante la presentazione del XVI Dossier immigrazione della Caritas Migrantes. Gli applausi di una platea strapiena riunita al Teatro Don Orione di Roma sono stati elargiti sia al suo arrivo, sia durante alcuni passaggi importanti del suo intervento. Prodi, prima di tutto, ha fatto grandi complimenti al Dossier, che ora \u00e8 diventato un appuntamento quasi istituzionale e che rappresenta sicuramente lo strumento pi\u00f9 sicuro e affidabile per capire il problema dell&#8217;immigrazione. Ovviamente Prodi ha dovuto parlare da capo di governo e non da studioso, anche se ha voluto citare la sua prima esperienza con gli immigrati: una ricerca economica nella provincia di Reggio Emilia dove arrivarono i primi immigrati, 15 egiziani che sono stati impiegati nelle fonderie. E&quot; dunque la prova che si dall\u2019inizio &#8211; ha spiegato Prodi \u2013 l\u2019immigrazioni si \u00e8 caratterizzata come la sostituzione di lavori che gli italiani non volevano pi\u00f9 svolgere, soprattutto in settori molto pesanti, come appunto quello delle fonderie, l\u2019edilizia e l\u2019agricoltura. Ora, a sedici anni dal primo rapporto della Caritas, l\u2019immigrazione \u00e8 diventato un fenomeno strutturale. &quot;Dobbiamo renderci conto \u2013 ha detto Prodi \u2013 che \u00e8 il nostro destino\u201d.<\/p>\n<p>Tutti i discorsi sulla regolarizzazione e la cittadinanza, secondo il presidente del consiglio, non appartengono quindi solo all\u2019etica, ma sono un grande fatto economico. Gli immigrati come risorsa, anche come fenomeno complesso che mette alla prova le istituzioni. L\u2019anno scorso, ha ricordato Prodi sono nati in Italia 52 mila bambini da famiglie immigrate, mente ci sono ormai migliaia di ragazzi immigrati nelle nostre scuole. E\u2019 sempre ancora troppo poco, ha detto il capo del governo, visto che all\u2019estero una delle grandi nuove ricchezze sono gli studenti universitari stranieri. In confronto al resto dell\u2019Europa, il nostro paese, da questo punto di vista, sta quasi a zero. In Italia ci sono poco pi\u00f9 di 500 studenti cinesi, contro le migliaia presenti in Francia, Germania, Regno Unito. La mancanza di ragazzi e bambini nelle scuole italiane diminuisce la nostra apertura mentale e la nostra  visione globale del mondo.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda le politiche, Prodi ha voluto correggere una visione che insiste sull\u2019immigrazione solo come fatto di ordine pubblico. Non si tratta di un problema di esclusiva competenza del ministero dell\u2019Interno, ha detto Prodi, ma di competenze intrecciate: la famiglia, la solidariet\u00e0 sociale, la scuola e l\u2019universit\u00e0, il lavoro e via dicendo. Sono con questo approccio multiplo si potr\u00e0 affrontare la questione e le sue domande. Molto deluso, Prodi, dal fallimemento della politica europea in tema di immigrazione. Dopo Tamperre, ha ricordato, tutti i paesi sono rientrati nel loro cortile di casa, mentre questi problemi necessitano di un intervento comune. Un esempio importante \u00e8 quello dei flussi dai paesi dell\u2019est e in particolare dalla Romania e dalla Bulgaria (vedi lancio successivo). Prodi infine promette che il suo governo si adoperer\u00e0 per modificare tutte quelle cose che oggi sono da impedimento a una effettiva integrazione. Il primo punto \u00e8 la semplificazione e l\u2019accorciamento dei tempi burocratici per le regolarizzazioni e la cittadinanza piena degli immigrati. Si tratta poi di affrontare tutte le altre emergenze a cominciare da quella abitativa. Ma Prodi non vuole che si sorvoli neppure sul fenomeno delle rimesse. E\u2019 scandaloso \u2013 ha detto \u2013 che spesso gli immigrati debbano pagare interessi altissimi agli intermediari, anche l\u20198 o il 9 per cento. E\u2019 come perdere una retribuzione mensile all\u2019anno. (Paolo Andruccioli)<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<p>L&#8217;Italia rischia di essere l&#8217;unica a tenere aperte le frontiere agli immigrati rumeni<\/p>\n<p>Emerge il &#8221;caso Romania&#8221;: gli altri paesi Ue hanno scelto di bloccare i flussi, ma Prodi avverte: &#8221;Cos\u00ec si favorisce il ricorso alla clandestinit\u00e0&#8221;<\/p>\n<p>ROMA &#8211; Il presidente del consiglio, Romano Prodi, parlando oggi alla presentazione del Dossier della Caritas sull\u2019immigrazione, ha voluto lanciare un allarme specifico relativo ai flussi di immigrazione proveniente dai paesi dell\u2019Est Europa e in particolare dalla Romania e dalla Bulgaria. I flussi dai due paesi &#8211; ha ammesso il premier \u2013 rappresentano un problema serio, anche e soprattutto perch\u00e9 la situazione \u00e8 complicata dalla decisione di altri paesi europei di bloccare i flussi in particolare dalla Romania. Rischiamo quindi di essere l\u2019unico paese in Europa che continua ad accogliere immigrati rumeni, che tra l\u2019altro rappresentano gi\u00e0 la quota pi\u00f9 consistente in Italia tra le varie immigrazioni.<\/p>\n<p>Prodi ha fatto intendere per\u00f2 con una certa chiarezza che il suo governo non si sta indirizzando verso una moratoria come hanno fatto gi\u00e0 gli altri paesi europei. Se fai un blocco, \u00e8 il ragionamento di Prodi, questa immigrazione arriva lo stesso in Italia scegliendo per\u00f2 la clandestinit\u00e0. E\u2019 gi\u00e0 successo per esempio nel caso dell\u2019immigrazione polacca. L\u2019Italia dunque si trova stretta tra il rifiuto della moratoria e il rifiuto degli altri paesi a considerare una strada comune. Ma quest\u2019ultima, ha ribadito Prodi, \u00e8 l\u2019unica soluzione. Non ci pu\u00f2 essere una politica nazionale isolata dal resto della Ue. Si tratta quindi di lavorare in tal senso. Ed esiste gi\u00e0 una presa di posizione comune tra il governo italiano, la Spagna di Zapatero, la Francia di Chirac, con Cipro e Malta. Una lettera inviata al presidente della Commissione europea per riavviare una discussione complessiva sull\u2019immigrazione. Il primo appuntamento dovrebbe essere fissato per dicembre.<\/p>\n<p>www.redattoresociale.it<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>2363-presentato-a-roma-il-dossier-statistico-immigrazione-2006<\/p>\n<p>3141<\/p>\n<p>2006-1<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20061025 20:01:00 webmaster IMMIGRAZIONE\/SPECIALE DOSSIER (dal Redattore Sociale) Superano i 3 milioni gli immigrati in Italia. 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