{"id":24774,"date":"2006-12-30T00:00:00","date_gmt":"2006-12-30T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=24774"},"modified":"2006-12-30T00:00:00","modified_gmt":"2006-12-30T00:00:00","slug":"2438-gestire-i-beni-comuni-manuale-per-lo-sviluppo-sostenibile-locale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=24774","title":{"rendered":"2438 Gestire i beni comuni: Manuale per lo sviluppo sostenibile locale"},"content":{"rendered":"<p>20061114 22:20:00 webmaster<\/p>\n<p>a cura di Alessandro Bratti e Alessandra Vaccari <\/p>\n<p>(estratti dal libro &quot;Gestire i beni comuni: Manuale per lo sviluppo sostenibile locale&quot;)<\/p>\n<p>L\u2019idea di approfondire gli strumenti per la sostenibilit\u00e0 locale nasce dalle esperienze del mio recente passato di amministratore locale e dalle esigenze che ho sentito di condividere con altri numerosi colleghi che hanno vissuto in prima persona la nascita e lo sviluppo delle nuove politiche ambientali, dal Summit di Rio (1992) ai giorni nostri, passando dalla fase delle politiche \u201ccontro\u201d a quella delle politiche \u201cper\u201d.<br \/>\nDalle parole di Alessandro Bratti, appare chiaro che Gestire i beni comuni rappresenta una guida per chi \u00e8 responsabile di decisioni che coinvolgono il territorio e la comunit\u00e0 locale.<\/p>\n<p>Le domande a cui dare risposta sono numerose: \u00e8 possibile assumere decisioni senza una consultazione interattiva con i cittadini? Come pu\u00f2 essere inserita la variabile ambientale nelle politiche di sviluppo? Lo strumentario a disposizione degli amministratori \u00e8 proporzionato all\u2019obiettivo?<br \/>\nLa sostenibilit\u00e0 locale pone questioni che non sono risolvibili ricorrendo solo al tradizionale apparato amministrativo e gestionale. In Italia, nell\u2019ultimo decennio, molti enti hanno sperimentato concretamente nuove politiche di sostenibilit\u00e0, ma questo patrimonio di conoscenze non si \u00e8 ancora strutturato in una vera e propria disciplina. I modelli e le applicazioni sono ancora giovani e stanno cercando di sintonizzarsi con le politiche tradizionali, a loro volta sottoposte a revisioni e trasformazioni.<br \/>\nGestire i beni comuni non \u00e8 soltanto un repertorio ragionato degli strumenti disponibili: tutti gli autori sviluppano una riflessione sui risultati concreti di ogni esperienza nel suo contesto socio-ambientale e propongono le possibili chiavi di integrazione tra i vari strumenti. Anche alla luce dei nuovi problemi che emergono ogniqualvolta le discussioni sul bene comune si trasformano in \u201cconflitti ambientali\u201d.<\/p>\n<p>Il valore dei beni comuni <\/p>\n<p>Un giovane politico americano, Bob Kennedy, assassinato nel 1968 durante una campagna presidenziale che forse avrebbe vinto, sostenne in uno straordinario discorso attraversato dalle nascenti sensibilit\u00e0 ambientaliste che il prodotto interno lordo \u201cnon tiene conto dello stato di salute delle nostre famiglie, della qualit\u00e0 della loro educazione e della gioia dei loro giochi. \u00c8 indifferente alla decenza delle nostre fabbriche e insieme alla sicurezza delle nostre strade. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidit\u00e0 dei nostri matrimoni, l\u2019intelligenza delle nostre discussioni o l\u2019onest\u00e0 dei nostri dipendenti pubblici. Non tiene conto n\u00e9 della giustizia dei nostri tribunali, n\u00e9 della giustezza dei rapporti tra noi. Il prodotto interno lordo non misura n\u00e9 la nostra arguzia n\u00e9 il nostro coraggio, n\u00e9 la nostra saggezza, n\u00e9 le nostre conoscenze, n\u00e9 la compassione, n\u00e9 la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ci\u00f2 che rende la vita meritevole di essere vissuta, e pu\u00f2 dirci tutto sull\u2019America, eccetto se siamo orgogliosi di essere americani\u201d.<br \/>\nQuesta dichiarazione di Kennedy, a mio avviso, pu\u00f2 essere un prologo perfettamente calzante in un ragionamento pi\u00f9 ampio sul valore dei beni comuni e su come quantificarlo. \u00c8 difficile, infatti, \u201cmonetizzare\u201d valori importanti, come la qualit\u00e0, le risorse ambientali, la coesione sociale, tutte quelle infrastrutture immateriali, insomma, fuori dai parametri dell\u2019economia classica.<br \/>\nOggi la qualit\u00e0 delle relazioni sociali, delle condizioni ambientali, dei processi produttivi e delle caratteristiche dei prodotti, delle procedure decisionali e amministrative, dell\u2019offerta culturale e formativa, dei servizi di assistenza e di cura delle persone, costituisce il vero carattere dello sviluppo delle nostre societ\u00e0. Le persone e le comunit\u00e0, i cittadini e gli utenti sempre pi\u00f9 esprimono una domanda sociale di qualit\u00e0 alla quale le istituzioni, le imprese e pi\u00f9 in generale la politica e la cultura devono rispondere. L\u2019Europa, e in particolare l\u2019Italia, \u00e8 un importante laboratorio per comprendere le dinamiche e i processi che segnano e attraversano questo passaggio epocale. \u00c8 il caso dei tanti territori cresciuti sulla valorizzazione del \u201cmade in Italy\u201d e delle produzioni tipiche dove l\u2019incrocio tra saperi tradizionali e innovazioni tecnologiche sviluppa economie ad alto valore aggiunto, che producono pi\u00f9 benessere e consumano meno energia e risorse fisiche. \u00c8 il caso della rinascita di quell\u2019Italia dei piccoli Comuni in cui si trova custodito gran parte dell\u2019intreccio di natura e di cultura che rappresenta la quintessenza dell\u2019identit\u00e0 italiana. [&#8230;] l\u2019Italia \u00e8 tutto un proliferare di iniziative ed esperienze orientate alla qualit\u00e0.<br \/>\nUn caleidoscopio di orgogli locali costitutivi dell\u2019identit\u00e0 italiana, che hanno la qualit\u00e0 come elemento comune del loro codice genetico. A fronte dei processi di globalizzazione in atto le qualit\u00e0 territoriali possono rappresentare l\u2019elemento caratterizzante del nostro paese che ne affermi le peculiarit\u00e0 in un contesto altrimenti fortemente omogeneizzante.<br \/>\n[&#8230;]<br \/>\nErmete Realacci<br \/>\nPresidente VIII Commissione della Camera dei Deputati<br \/>\n(Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici)<\/p>\n<p> La gestione dei conflitti ambientali <\/p>\n<p>[&#8230;] Situazioni di conflitto, a volte irreversibili, si manifestano quando le questioni in discussione riguardano l\u2019autorizzazione e la costruzione di nuovi impianti (recupero o smaltimento di rifiuti, termovalorizzazione, impianti eolici ecc.) a prescindere dal fatto che questi siano o non siano all\u2019interno di una pianificazione attenta alle questioni ambientali.<br \/>\nIn questo caso anche il tema della percezione del rischio diventa un fattore da non trascurare.<br \/>\nSunstein (2004) considera l\u2019analisi costi-benefici fondamentale per affrontare il tema del rischio ambientale e della sua percezione da parte dei cittadini. Egli individua tre aspetti principali che un amministrazione dovrebbe affrontare: 1) cercare di stimare attraverso valutazioni quantitative l\u2019ordine di grandezza di qualsiasi problema si debba affrontare; 2) stabilire le eventuali relazioni tra rischi differenti anche in termini quantitativi se \u00e8 possibile; 3) cercare di impiegare strumenti efficaci ed economici al tempo stesso. I pi\u00f9 importanti di questi vengono individuati nella diffusione dell\u2019informazione, negli incentivi economici, nei contratti di riduzione dei rischi e nell\u2019ambientalismo compatibile con il mercato. Gestire la percezione del rischio e favorire l\u2019intelligenza di ogni problema all\u2019interno del suo contesto pi\u00f9 generale diventano cos\u00ec condizioni indispensabili per il contenimento dei conflitti.<br \/>\nLe difficolt\u00e0 che gli amministratori locali incontrano nella costruzione di opere pubbliche non sono certamente una novit\u00e0. Susskind J e Cruikshank (1987) scrivevano: \u201csiamo giunti a un\u2019impasse. Le amministrazioni pubbliche non riescono ad agire, anche quando tutti ritengono che qualcosa debba essere fatto\u2026 qualsiasi sforzo per costruire prigioni, autostrade, centrali elettriche, case di cura per malati mentali o case popolari \u00e8 osteggiato da coloro che risiedono nei dintorni. Dal 1975 in questo Paese non \u00e8 stato costruito neanche un impianto per il trattamento dei rifiuti pericolosi, anche se tutti ritengono che tali impianti siano necessari per evitare il fenomeno della discarica selvaggia\u201d.<br \/>\nIl paese di cui si parla non \u00e8 l\u2019Italia bens\u00ec gli Stati Uniti. Questo problema infatti non \u00e8 tipicamente locale ma riguarda tutti i paesi.<br \/>\nCome sostiene Bobbio (2004), le comunit\u00e0 locali (o addirittura microlocali) tendono a mobilitarsi contro progetti di interesse generale che percepiscono come una minaccia per i propri interessi (economici o legati alla salute). Da una recente indagine, inceneritori, centrali ma anche linee elettriche e rigassificatori risultano essere in Italia i casi pi\u00f9 problematici. Nel nostro paese il fenomeno delle opposizioni a impianti e infrastrutture sta raggiungendo soglie critiche: la gara a chi contesta di pi\u00f9 sembra travalicare le ragioni dello sviluppo sostenibile e della giusta ricerca di una valutazione partecipata dell\u2019impatto delle grandi opere, per arrivare allo scontro tout court. Ormai non si fa differenza tra un termovalorizzatore e un impianto di compostaggio, tra la Tav e il ponte sullo stretto. La fenomenologia della contestazione investe anche impianti o infrastrutture ambientalmente sostenibili, come i parchi eolici o gli interventi di bonifica (Nimby Forum, 2006).<br \/>\nI dati aggiornati dell\u2019Osservatorio Gestione dei conflitti ambientali e territoriali parlano oggi di 139 infrastrutture e impianti contestati, e l\u2019analisi si riferisce al periodo dal 15 maggio 2005 al 15 febbraio 2006 (in tutto l\u2019anno precedente erano stati rilevati 190 impianti e infrastrutture oggetto di blocchi e contestazioni da parte delle popolazioni locali). Il trend di \u201cuscita\u201d di articoli di stampa su questi temi \u00e8 in crescita, con 307 articoli al mese e picchi di oltre 55 articoli al giorno.<br \/>\nLe contestazioni, come sempre, riguardano ogni tipologia di nuovo insediamento industriale sul territorio: ponti, strade, ferrovie, centrali per la produzione di energia elettrica, impianti per il trattamento dei rifiuti. Al top delle contestazioni, come si pu\u00f2 immaginare, la tratta ferroviaria ad alta capacit\u00e0 Torino-Lione; seguono il termovalorizzatore di Trento, la centrale di Bertonico, il termovalorizzatore di Firenze, il rigassificatore di Brindisi.<br \/>\nIn tutti questi casi emerge che il fattore scatenante risiede nella carenza di una comunicazione adeguata da parte dei soggetti che propongono gli impianti e le infrastrutture, dalla quale, a cascata, derivano prima legittime diffidenze e poi polarizzazioni che si radicano e divengono inconciliabili.<br \/>\nA volte le comunit\u00e0 interessate possono avere ottime ragioni per opporsi o per lo meno per \u201cvolerne sapere di pi\u00f9\u201d rispetto a realizzazioni che cadono sul proprio territorio e che ne influenzano lo sviluppo per il futuro. Le comunit\u00e0 locali sono spesso in grado di difendersi efficacemente, anche trovando alleati importanti negli organi di stampa locali. Si formano comitati spontanei, si organizzano assemblee, proteste. [&#8230;]<\/p>\n<p>Le autorit\u00e0 locali e il clima <\/p>\n<p>Gli accordi per l\u2019attuazione del Protocollo di Kyoto hanno previsto il ricorso a strumenti flessibili, i Clean Development Mechanisms e i Joint Implementation, basati sulla collaborazione tra paesi diversi e su strumenti di mercato idonei a contenere il costo globale degli adeguamenti, come ad esempio lo scambio di quote di emissione (emission trading), potenzialmente utilizzabile anche da soggetti che oggi non sono vincolati all\u2019obbligo, ovvero gli enti locali, almeno quelli di dimensioni medio-grandi.<br \/>\nConsiderando la tipologia delle azioni definite in Italia per la riduzione dei gas serra (deliberazione Cipe 12 novembre 1998), se si eccettuano i pochi interventi che possono essere realizzati solo a scala nazionale (interventi per incrementare l\u2019efficienza del parco di generazione elettrico e le misure di politica industriale), tutte le altre azioni (la riduzione dei consumi energetici nel settore dei trasporti, nell\u2019edilizia residenziale e terziaria e nei settori non energetici, la produzione da fonti rinnovabili e l\u2019assorbimento della CO2 nelle aree naturali o a pascolo) trovano il terreno ideale di realizzazione nella dimensione locale o nel coordinamento e decentramento dell\u2019azione tra i livelli nazionale e locale.<br \/>\nSe, come affermava gi\u00e0 nel 1992 l\u2019Agenda 21 adottata a Rio de Janeiro, molti problemi ambientali e di sviluppo \u2013 e spesso le loro soluzioni \u2013 affondano le radici nella dimensione locale, anche le strategie energetiche, strettamente correlate ai cambiamenti e ai rischi ambientali locali e globali, trovano nella dimensione locale un terreno ideale di sviluppo e realizzazione.<br \/>\n[&#8230;]<br \/>\nLe pubbliche amministrazioni e in particolare gli enti locali realizzano, gestiscono e mantengono infrastrutture e servizi sociali, economici e ambientali, hanno responsabilit\u00e0 e compiti in materia di pianificazione e gestione territoriale e urbanistica, definiscono le politiche e le regole ambientali e igienico-sanitarie locali, attuano e supportano le normative e le politiche nazionali.<br \/>\nInoltre la pubblica amministrazione non \u00e8 solo attore delle politiche pubbliche, ma \u00e8 anche un grande consumatore di beni e utente di servizi energetici impiegati per produrre ed erogare servizi ai cittadini. Gli enti locali gestiscono anche importanti parchi veicolari e immobiliari (edilizia popolare, scuole, impianti sportivi, palazzi di uffici ecc.) e infrastrutture di varia natura, il cui funzionamento assorbe energia, consuma beni e servizi, impiega forza lavoro che a sua volta utilizza servizi di trasporto.<br \/>\nE ancora: gli enti locali partecipano talvolta al capitale di aziende o costituiscono consorzi che gestiscono servizi pubblici: dai trasporti ai servizi idrici, dalla gestione rifiuti ai servizi energetici in senso stretto (gas ed elettricit\u00e0).<br \/>\nInsomma nel complesso delle funzioni, competenze e attivit\u00e0 riconducibili alla responsabilit\u00e0 degli enti locali si possono facilmente individuare opportunit\u00e0 di intervento rilevanti per orientare il modello energetico-ambientale locale, anche attraverso l\u2019assunzione di un ruolo guida nella promozione delle scelte di consumo. Le autorit\u00e0 locali sono attori importanti per l\u2019aggregazione della domanda e per la qualificazione dell\u2019offerta, per l\u2019incentivazione di nuovi comportamenti e stili di vita, per la promozione di condizioni favorevoli allo sviluppo di mercati locali, di investimento in nuove produzioni e attivit\u00e0 di servizio e per la creazione di opportunit\u00e0 di lavoro nel settore dell\u2019efficienza negli usi finali dell\u2019energia e nello sviluppo delle fonti rinnovabili. [&#8230;]<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br \/>\n2006 &#8211; pagine 376 &#8211; euro 24,00 &#8211; ISBN 88-89014-42-3<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>2438-gestire-i-beni-comuni-manuale-per-lo-sviluppo-sostenibile-locale<\/p>\n<p>3214<\/p>\n<p>2006-1<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20061114 22:20:00 webmaster a cura di Alessandro Bratti e Alessandra Vaccari (estratti dal libro &quot;Gestire i beni comuni: Manuale per lo sviluppo sostenibile locale&quot;) L\u2019idea <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=24774\" title=\"2438 Gestire i beni comuni: Manuale per lo sviluppo sostenibile locale\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[109],"tags":[],"class_list":["post-24774","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2006"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - 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