{"id":24523,"date":"2008-06-07T00:00:00","date_gmt":"2008-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=24523"},"modified":"2008-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2008-06-07T00:00:00","slug":"4256-una-sinistra-per-il-paese-un-documento-di-dirigenti-sindacali-e-politiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=24523","title":{"rendered":"4256 Una sinistra per il paese &#8211; Un documento di dirigenti sindacali e politiche"},"content":{"rendered":"<p>20080123 16:17:00 redazione-IT<\/p>\n<p>Il dibattito a sinistra &#8211; documento<\/p>\n<p>Una sinistra per il Paese Con questo documento, i deputati Massimo Cialente e Angelo Lo Maglio; il sottosegretario agli Esteri Famiano Crucianelli; l&#8217;economista Paolo Leon; il giurista Felice Besostri; esponenti politici di Sinistra Democratica come Mauro Beschi, Sergio Ferrari e Nicola Manca; i segretari nazionali della Cgil: Carla Cantone, Morena Piccinini e Paolo Nerozzi; il segretario generale della Cgil Scuola Enrico Panini e il segretario generale della Funzione pubblica Cgil, Carlo Podda; il segretario generale della Cgil Lazio Walter Schiavella e il presidente dell&#8217;Inca nazionale Raffaele Minelli aprono il confronto con il Movimento di Sinistra democratica e con la Sinistra\/l&#8217;Arcobaleno. Vai al sito di Aprileonline: http:\/\/www.aprileonline.info\/5939\/una-sinistra-per-il-paese<\/p>\n<p>Dai rifiuti di Napoli al conflitto fra politica e magistratura, dalla questione sociale ai conti pubblici , dalla legge elettorale alla legalit\u00e0 non vi \u00e8 problema del paese che non sia segnato dalla confusione, dallo scontro permanente e dall&#8217;emergenza. E&#8217; una condizione che produce gravi danni nell&#8217;immediato e rischia, soprattutto, di ipotecare qualsiasi progetto ambizioso della politica. Il risultato pi\u00f9 grande della strategia Berlusconiana, grazie anche agli errori del centro &#8211; sinistra, \u00e8 proprio quello di aver imposto quotidianamente al governo, alla sua maggioranza e al paese l&#8217;amletico dubbio fra l&#8217;essere e il non essere. Con questo intervento vogliamo consapevolmente evitare ci\u00f2 che l&#8217;emergenza quotidianamente ci consegna e, prima che sia troppo tardi vogliamo riprendere una riflessione sulla sinistra e sul suo futuro. Nei giorni, nelle settimane, forse nei mesi che verranno la vicenda italiana pu\u00f2 arrivare a un suo passaggio decisivo grande \u00e8 il rischio che la destra torni al governo del paese, grande \u00e8 il pericolo che la sinistra vi arrivi esaurita dall&#8217;esperienza del governo e senza una bussola per il domani .<br \/>\n    Se gli Stati Generali dell&#8217;8 e 9 dicembre saranno stati un &quot;nuovo inizio &quot; o un falso movimento, lo si decider\u00e0 nei prossimi mesi, intanto dobbiamo registrare le luci e le ombre della situazione attuale, tenere aperta la discussione politica e, con questo documento, affermare un punto di vista e un percorso con esso coerente. La nostra convinzione \u00e8 che oggi la priorit\u00e0 sia proprio quella di avere una riflessione, una discussione aperta, partecipata, libera da ogni tentazione burocratica e sugli organigrammi. Intendiamo contribuire ad affrontare quel &quot;vuoto &quot;a sinistra che \u00e8 vuoto di politica e assenza di confronto sulle strategie.<br \/>\n    L&#8217;assemblea di Roma ha confermato che nel popolo di sinistra esistono una spinta unitaria e una volont\u00e0 di partecipazione reale. Il desiderio di unit\u00e0 che vi si \u00e8 espresso \u00e8 stato per\u00f2 contraddetto nella fase precedente agli &quot; Stati Generali &quot; dal modo per il quale le scelte sono state sequestrate dai vertici dei diversi partiti e poi, a conclusione dell&#8217;assemblea romana, trasformando l&#8217;esigenza di partecipazione in proposte pi\u00f9 apparenti che reali. E&#8217; un errore. Non solo perch\u00e9 cos\u00ec si frustra la volont\u00e0 di tanti, ma, in primo luogo, perch\u00e9 si continua a rimuovere la crisi profonda della politica, che ha coinvolto tutto e tutti, destra e sinistra. La crisi della politica \u00e8 cos\u00ec forte che ha investito le istituzioni e, al fondo, la stessa democrazia, una crisi che va ben oltre la congiuntura e gli stessi confini nazionali. E&#8217; crisi di cultura e di partecipazione, \u00e8 crisi dei partiti e del sistema istituzionale. Senza una vera rottura non si uscir\u00e0 da questo tunnel, intanto, almeno sul terreno della partecipazione, \u00e8 bene registrare due eventi importanti: il referendum sindacale al quale hanno partecipato pi\u00f9 di cinque milioni di lavoratori e le primarie del Partito democratico. Primarie che si possono e per diverse ragioni criticare, critiche che trovano forza e argomenti nella realt\u00e0 organizzata del Pd e nei suoi orientamenti politici, ma sarebbe un errore di arroganza e di miopia quello di &quot;buttare il bambino (oltre tre milioni di votanti) con l&#8217;acqua sporca&quot;.<br \/>\n    E non \u00e8 un caso, che l&#8217;assemblea non abbia fatto alcun passo in avanti e abbia anzi mancato l&#8217;obiettivo di delineare l&#8217;orizzonte politico della sinistra, di esplicitarne la sua fisionomia e il suo progetto. Si \u00e8 arrivati a questo appuntamento in un deserto di partecipazione, sull&#8217;onda di una rottura strisciante con il governo Prodi e nel vivo di una contraddizione acuta con gran parte della C.G.I.L. Sono, questi, problemi grandi e che \u00e8 bene discutere per quelli che sono, senza attenuazioni, con tutte le implicazioni strategiche che ne derivano.<br \/>\n    Non solo. Dopo gli Stati Generali non si \u00e8 verificato quel che pur era stato auspicato, i comportamenti non sono cambiati e le prese di posizione politica dei diversi partiti si sono, semmai, irrigidite. La proposta della federazione si \u00e8 rivelata essere, come era prevedibile, una soluzione tattica pi\u00f9 che un impegno strategico. Anche il conflitto fra Pdci e Rc, emblematico sulla legge elettorale, ma esteso ben oltre questa, testimonia quanto siano distanti gli interessi e gli intendimenti sulla strategia politica dei partiti della cosiddetta &quot;cosa rossa&quot;. Il dilemma della sinistra nei 20 mesi del governo Prodi La situazione di incertezza strategica e di grande difficolt\u00e0 politica della sinistra ha dietro di s\u00e9 un dilemma, una contraddizione irrisolta che \u00e8 tornata in primo piano in questi ultimi mesi, ovvero quella di una sinistra che, nella sua ispirazione e nella politica, si divide fra radicalit\u00e0 e riformismo. La scelta convinta di Rifondazione comunista di far parte dell&#8217;esecutivo, il fatto che tutta la sinistra fosse insieme nella maggioranza e nel governo, sembrava aprire nel 2006 una nuova stagione politica, capace di mutare proprio il rapporto fra sinistra e governo, fra radicalit\u00e0 e riformismo. Le cose si sono per\u00f2 da questo punto di vista complicate e per molte ragioni: le difficolt\u00e0 finanziarie del Paese hanno fatto prevalere fin dal primo giorno le ragioni del risanamento e del rigore su quelle dello sviluppo e della redistribuzione della ricchezza; la debolezza del governo senza una maggioranza certa al Senato, e che la formazione del Pd ha contribuito a destabilizzare ancor pi\u00f9; il ricatto centrista di alcuni frammenti della vecchia Margherita. Ma a questi motivi di difficolt\u00e0 in varia misura esterni alla sinistra occorre aggiungere l&#8217;incapacit\u00e0 della sinistra di valorizzare i risultati ottenuti e l&#8217;errore di aver alimentato una conflittualit\u00e0 delle opinioni permanente, della quale ha finito per essere lei stessa la prima vittima. Infine, la debolezza, se non l&#8217;assenza, di proposte in materia di qualit\u00e0 dello sviluppo e di politiche industriali, ha lasciato libero un terreno che avrebbe dovuto essere ricondotto ad una mediazione pi\u00f9 generale e strategica. Cos\u00ec un circuito che poteva essere virtuoso si \u00e8 trasformato in un corto circuito che ha ridotto la maggioranza di governo a un campo di battaglia e ha spinto i partiti a tornare ai vecchi copioni, nel tentativo ognuno di difendere se stesso, la sua identit\u00e0, la sua ragione sociale e la sua base elettorale.<br \/>\n    Le buone intenzioni si sono in gran parte perse e la possibilit\u00e0 di un laboratorio politico-istituzionale che vedesse insieme riformisti e radicali, socialisti, comunisti e ambientalisti, \u00e8 rimasta sulla carta. Di ci\u00f2 avrebbero dovuto discutere gli Stati Generali, proprio a partire da questa occasione sin qui mancata, per riprendere il filo di un ragionamento e di una riflessione strategica. Cos\u00ec non \u00e8 andata. Oggi siamo ad un bivio e fare un passo indietro vorrebbe dire compromettere ci\u00f2 che di buono pure si \u00e8 fatto. Bisogna essere consapevoli che se si dovesse riscoprire &#8211; e diversi sono i segnali in questa direzione &#8211; la &quot;teoria delle due sinistre&quot; e riproporre la dicotomia classica fra riformisti e radicali, i rischi di compromettere l&#8217;esperienza di governo e la prospettiva nel medio periodo di una nuova e ambiziosa sinistra sarebbero molto alti, se non definitivi.<\/p>\n<p>Il socialismo europeo<\/p>\n<p>In Italia pi\u00f9 che altrove abbiamo avuto straordinari movimenti di massa critici con la guerra e la globalizzazione, protagonisti di una nuova stagione democratica nel mondo del lavoro e nella societ\u00e0. Movimenti critici con le spaventose ingiustizie sociali, con gli effetti distruttivi del sistema economico-sociale sull&#8217;ambiente, con il riarmo e con i conflitti militari, ma anche e molto pi\u00f9 che in passato, movimenti ricchi di progettualit\u00e0 e di proposte alternative. Il forum mondiale di Porto Alegre \u00e8 stato un inedito e straordinario laboratorio programmatico; la pace, fuori da ogni retorica, \u00e8 diventata un valore primario, centrale e generale. Le grandi mobilitazioni sindacali, se pensiamo al nostro Paese, sono state il punto di massimo coagulo delle diverse forme di opposizione sociale al modello economico e culturale oggi egemone. Cosa ne \u00e8 di questi movimenti? Dove \u00e8 finito questo grande capitale sociale e intellettuale? Cosa ha sedimentato nella politica? Si dir\u00e0: i movimenti sono ciclici, sono carsici, segnano in profondit\u00e0 e non sempre la superficie ne porta traccia. Tutto vero, ma non basta. In realt\u00e0 la radicalit\u00e0 delle idee e la concretezza di quegli obiettivi &#8211; che pure hanno mosso una grande parte della societ\u00e0 italiana agli inizi degli anni 2000 &#8211; non hanno incontrato la politica, n\u00e9 un progetto riformista e di governo, n\u00e9 una prospettiva in Europa. Per questa fondamentale ragione gran parte di quel potenziale di movimento si \u00e8 perso. Eppure non se ne \u00e8 abbastanza consapevoli, se solo pensiamo alla resistenza di una parte importante della sinistra nell&#8217;affrontare il nodo del &quot;socialismo europeo&quot; &#8211; inteso non come appartenenza ad un credo ideologico, ma come scelta di un campo di forze decisivo per poter affrontare il futuro dell&#8217;Europa e una nuova politica nel mondo. Il socialismo europeo \u00e8 attraversato da grandi divisioni ed \u00e8 privo di una sua identit\u00e0, i partiti socialisti e socialdemocratici spesso sono in grande difficolt\u00e0.<br \/>\n    Quel campo di forze resta per\u00f2 un investimento strategico, se non vogliamo rinunciare nel futuro a un ruolo della politica e della sinistra, se vogliamo sperare di governare e non subire le poche luci e le molte ombre dei processi di globalizzazione. Quelli che abbiamo alle spalle sono stati anni duri e difficili. Il terrorismo internazionale, la guerra in Afghanistan e in Iraq, la tragedia senza fine dei palestinesi, il nuovo conflitto con la Russia, la ripresa del riarmo, l&#8217;instabilit\u00e0 e la difficolt\u00e0 profonda dell&#8217;economia americana e europea, il collasso ambientale sono la testimonianza di un fallimento, di una crisi e di un&#8217;impotenza. Il fallimento dell&#8217;amministrazione Bush, la crisi dell&#8217;egemonia politica e culturale degli Stati Uniti nel mondo, l&#8217;impotenza dell&#8217;Europa e della sinistra europea che poco e male ha contrastato la strategia dell&#8217;amministrazione repubblicana e, soprattutto, non ha messo in campo un disegno strategico alternativo.<br \/>\n    Nei prossimi mesi nello scenario internazionale si possono aggiungere nuove e molto aspre prove , \u00e8 sufficiente riflettere al grande rischio iraniano e all&#8217;incognita dei Balcani. Per\u00f2, dalle elezioni negli Stati Uniti, pu\u00f2 venire una straordinaria svolta, per gli americani e per lo stesso futuro del mondo. Le primarie per le elezioni di novembre e, ancor pi\u00f9, le primarie nel campo dei democratici questo ci dicono. L&#8217;America pu\u00f2 cessare di essere un grande problema per tornare ad essere una risorsa per la comunit\u00e0 mondiale, non sar\u00e0 un percorso semplice, n\u00e9 lineare. Molto dipender\u00e0 dalle scelte dell&#8217;Europa e da un nuovo protagonismo del socialismo europeo, dalla sua capacit\u00e0 di dare senso, attualit\u00e0 e concretezza a quelle idee fondamentali di libert\u00e0, pace e eguaglianza che sono state alla base della parte migliore della storia europea del \u2018900.<\/p>\n<p>Noi abbiamo criticato il Pd e la sua ambiguit\u00e0 sulla collocazione politica in Europa, sul suo possibile abbandono di quel che \u00e8 stato e fin qui resta l&#8217;unico referente politico europeo ed internazionale di sinistra. Ma tanto pi\u00f9 incomprensibile \u00e8 la rimozione di una questione tanto decisiva nel dibattito degli Stati Generali della sinistra. Se questa bussola, al di l\u00e0 della retorica, dovesse smarrirsi nella stessa sinistra democratica, sarebbe grave. Con essa si perderebbe infatti anche una delle ragioni alla base dell&#8217;ultima battaglia nel congresso dei Ds, e di quest&#8217;ultima andrebbe smarrito il significato pi\u00f9 forte, perch\u00e9 se venisse meno tale orizzonte strategico unitario, la stessa unit\u00e0 a sinistra non potrebbe che esaurirsi nell&#8217;area &quot; radicale e massimalista&quot;.<\/p>\n<p>Il centro-sinistra come scelta strategica e una nuova centralit\u00e0 del lavoro<br \/>\nI mesi che abbiamo alle spalle ci consegnano una lezione che tarda ad arrivare nel concreto della politica di governo e la vicenda sul welfare ne \u00e8 una testimonianza esemplare.<br \/>\n    La nostra opinione \u00e8 che sul &quot;protocollo sociale&quot; si siano commessi errori di merito, ma soprattutto non si \u00e8 tenuto conto dello straordinario evento democratico che ha portato pi\u00f9 di 5 milioni di lavoratori a votare sull&#8217;accordo tra governo e sindacati. In particolare, \u00e8 stato un errore formulare nella manifestazione del 20 ottobre l&#8217;obiettivo improbabile di forzare in Parlamento il protocollo sul welfare. Ne \u00e8 seguita la sconfitta del voto di fiducia, una sconfitta tanto pi\u00f9 amara, perch\u00e9 sull&#8217;altro versante c&#8217;era anche la C.G.I.L e il voto di quei 5 milioni di lavoratori.<br \/>\n    Certo \u00e8 indubitabile che, nella maggior parte dei casi e sulle scelte importanti di questo governo nelle scelte di politica interna, l&#8217;interpretazione moderata del programma abbia prevalso sulle proposte che la sinistra con caparbiet\u00e0 ha avanzato; ma spesso \u00e8 emerso anche un nostro limite ad assumere il governo come terreno e strumento fondamentali per affrontare da sinistra le grandi questioni che investono la nostra societ\u00e0 e attraversano il sistema mondo. Non si tratta di moderare pi\u00f9 o meno le proprie vocazioni radicali, nella sostanza di restare identici a se stessi, ma un po&#8217; pi\u00f9 moderati. E&#8217; il punto di vista che va mutato.<br \/>\n    In primo luogo, nel senso di una nuova centralit\u00e0 del lavoro. Assumere il lavoro, la sua dignit\u00e0, la sua crescita, la sua funzione sociale come chiave di lettura per l&#8217;iniziativa politica \u00e8 molto di pi\u00f9 e di diverso che inseguire il sindacato con atteggiamenti parasindacali. Vuol dire declinare in termini nuovi la questione democratica sul terreno delle strategie politiche, delle scelte programmatiche, dei modelli di relazione con il movimento operaio e con la CGIL in particolare.<br \/>\n    Il lavoro perde di centralit\u00e0 politica, perch\u00e9 la stessa sinistra elude l&#8217;esigenza della costruzione concreta di un nuovo equilibrio tra le ragioni del lavoro e le forze centrifughe del mercato, tra la qualit\u00e0 del lavoro nei settori pubblici e la volont\u00e0 di privatizzare parti decisive dello stato sociale, perch\u00e9 rimuove l&#8217;esigenza di una nuova relazione tra i lavoratori e la rappresentanza politica, oggi sempre pi\u00f9 frammentaria e minimalista. Da qui nasce anche l&#8217; incapacit\u00e0 di leggere le tendenze corporative presenti in vasti strati del mondo del lavoro e di contrastarle con politiche capaci di generare solidariet\u00e0 e coesione. E&#8217; quindi essenziale un programma di breve e medio termine che permetta alla politica di riconquistare sovranit\u00e0 nel mercato e nelle scelte d&#8217;impresa, aggredendo il tema della precariet\u00e0 contrattuale, dell&#8217;unitariet\u00e0 delle aziende e della funzione sociale del lavoro pubblico. In una societ\u00e0 bloccata dai grandi interessi finanziari e dai veti di mille corporazioni, in una societ\u00e0 povera di formazione e innovazione, occorre un programma che permetta al lavoro di essere sia il motore di un nuovo e diverso sviluppo, sia uno strumento di mobilit\u00e0 e giustizia sociale. E&#8217; necessario un programma che sposti ricchezza dalla rendita al mondo del lavoro, che investa nella ricerca, nel campo della riconversione ambientale e tecnologica dell&#8217;apparato produttivo, che sappia guidare le opportunit\u00e0 offerte dalla conoscenza verso una diversa qualit\u00e0 dello sviluppo e che affronti grandi questioni di civilt\u00e0, dal precariato alla monetizzazione della salute nei luoghi di lavoro, dai diritti civili alla laicit\u00e0 dello Stato.<br \/>\n    Infine \u00e8 decisiva la piena consapevolezza che la dimensione dei problemi &#8211; le grandi e moderne difficolt\u00e0 sociali, il collasso ambientale, i grandi movimenti migratori, la stagnazione economica, i nuovi nazionalismi e fondamentalismi, il terrorismo, il riarmo e i conflitti militari &#8211; impongono almeno uno scenario europeo, altrimenti il fallimento \u00e8 garantito. E&#8217; in tutte queste ragioni, \u00e8 nella profondit\u00e0 dei problemi del Paese che trova significato la scelta del centro &#8211; sinistra come opzione strategica e la necessit\u00e0 di tentare la via di un nuovo &quot;compromesso sociale&quot;.<br \/>\n    Nei mesi che abbiamo alle spalle, per una parte importante della sinistra, la coalizione dell&#8217;Unione e il governo sono stati vissuti come una parentesi e una scelta tattica antiberlusconiana, pi\u00f9 che come una strategia del presente che guarda e prepara il futuro. Questo errore di ieri \u00e8 anche la tentazione di oggi. Assumere &quot;l&#8217;interesse generale&quot; non \u00e8 parlar d&#8217;altro rispetto agli interessi dei lavoratori, dei precari e delle nuove generazioni. La &quot;lotta di classe&quot; e il contenzioso sui diritti democratici di chi lavora, sono oggi paradossalmente pi\u00f9 acuti di ieri, come dimostra l&#8217;ultima tragedia di Torino. Tuttavia abbiamo il dovere di cercare quei &quot;compromessi sociali&quot; che sono fondamentali per affrontare la crisi italiana e i processi di globalizzazione, per tutelare, non solo a parole, i diritti e gli interessi degli ultimi. Infine, non \u00e8 possibile ripensare una sinistra ambiziosa in questo Paese, una sinistra che voglia andare oltre i confini attuali e che si ponga con convinzione il nodo del governo e del cambiamento, senza una relazione forte con il mondo sindacale. Proprio per questo \u00e8 incomprensibile, se non dentro una logica minoritaria, la rottura che si \u00e8 voluta con il movimento sindacale.<br \/>\n    Occorre, quindi, riprendere il percorso unitario correggendone gli errori, occorre come Sd riprendere e sviluppare il progetto originario. La scelta strategica di investire in un processo di unit\u00e0 a sinistra era e resta giusta, una scelta &#8211; come pi\u00f9 volte si \u00e8 detto &#8211; difficile e dall&#8217;esito incerto. La questione aperta \u00e8 enorme. La fine dei Ds mette in forse la possibilit\u00e0 di una forza di sinistra autonoma, di governo e riformista, capace di tenere insieme la cultura radicale e quella socialista. Si \u00e8 aperto un percorso accidentato e che per essere tentato richiede almeno una condizione essenziale. La scelta di unit\u00e0, il rifiuto di costituirsi in partito da parte di Sd, non pu\u00f2 significare precariet\u00e0, subalternit\u00e0 politica e culturale, n\u00e9 uno scioglimento di fatto. Un nuovo progetto a sinistra non \u00e8 un minuetto, o una passeggiata, ma richiede un confronto vero e, talvolta, una lotta politica. Confondere l&#8217;unit\u00e0 con lo smarrimento della propria identit\u00e0 politica \u00e8 un danno per se stessi e per lo stesso processo unitario. Se si segue questa via, \u00e8 certa anche la dispersione del consenso e delle aspettative che hanno accompagnato la nascita di Sd e sar\u00e0 non meno inevitabile la riduzione del progetto unitario a una sommatoria di sigle e accordi elettorali.<br \/>\nLa verifica di gennaio<br \/>\nNon possiamo essere certi sugli effetti che sulla maggioranza di governo e sugli equilibri politici pi\u00f9 generali produrr\u00e0 la vicenda giudiziaria che ha chiamato in causa il ministro Mastella. Proviamo a pensare che il governo riesca a superare questa ennesima emergenza.<br \/>\n    Si \u00e8 chiesto da sinistra e giustamente una verifica politico &#8211; programmatica del governo e della maggioranza per gennaio. Si \u00e8 detto che il programma dell&#8217;Unione rischia di non esistere pi\u00f9. E&#8217; solo una scoperta tardiva: quel programma, ancorch\u00e9 generico, \u00e8 figlio di un altro momento e non ha fatto i conti con i rapporti di forza reali nel Paese e soprattutto nel Parlamento e al Senato. Le questioni all&#8217;ordine del giorno sono evidenti: la dignit\u00e0 del lavoro e una redistribuzione salariale e fiscale; la debolezza ormai cronica della domanda interna e una strategia che affronti alla radice il nodo del precariato; il rilancio dell&#8217;economia e la qualit\u00e0 sociale e ambientale dello sviluppo. Infine la riforma della legge elettorale, una delle questioni decisive se si vuole affrontare il degrado della vita politica. La stabilit\u00e0 del sistema politico &#8211; istituzionale, il superamento della frammentazione, la rappresentanza reale del Paese e il bipolarismo sono le possibili coordinate per una riforma che voglia contrastare l&#8217;esaltazione dei particolarismi, i mali di una democrazia truccata e il trasformismo come sistema.<br \/>\n    Il confronto di gennaio non sar\u00e0 semplice, ma sarebbe un errore per la sinistra affrontare la discussione nella maggioranza di governo con atteggiamento recriminatorio e rivendicativo, per poi magari dar corso a una nuova e confusa stagione di governo. E particolarmente grave sarebbe se, ancora una volta, come gi\u00e0 \u00e8 stato per la discussione sul &quot;protocollo&quot;, una parte della sinistra dovesse affrontare questo passaggio, in particolare sulle questioni economico &#8211; sociali, con spirito di competizione nei confronti delle organizzazioni sindacali.<br \/>\n    O si cambia registro tutti, sinistra compresa, oppure saranno inevitabilmente altri, la destra nell&#8217;immediato e per un periodo che potrebbe non essere breve, a prendere nelle proprie mani le chiavi del governo e del futuro del Paese. Massimo Cialente, Famiano Crucianelli, Angelo Lo Maglio, Mauro Beschi, Felice Besostri, Sergio Ferrari, Paolo Leon, Nicola Manca, Carla Cantone, Raffaele Minelli, Paolo Nerozzi, Enrico Panini, Morena Piccinini, Carlo Podda, Walter Schiavella<\/p>\n<p>http:\/\/www.aprileonline.info\/5939\/una-sinistra-per-il-paese<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>4256-una-sinistra-per-il-paese-un-documento-di-dirigenti-sindacali-e-politiche<\/p>\n<p>5010<\/p>\n<p>2008-3<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20080123 16:17:00 redazione-IT Il dibattito a sinistra &#8211; documento Una sinistra per il Paese Con questo documento, i deputati Massimo Cialente e Angelo Lo Maglio; <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=24523\" title=\"4256 Una sinistra per il paese &#8211; Un documento di dirigenti sindacali e politiche\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[108],"tags":[],"class_list":["post-24523","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2008"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\r\n<title>4256 Una sinistra per il paese - Un documento di dirigenti sindacali e politiche - Emi-News<\/title>\r\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\r\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=24523\" \/>\r\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\r\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\r\n<meta property=\"og:title\" content=\"4256 Una sinistra per il paese - Un documento di dirigenti sindacali e politiche - Emi-News\" \/>\r\n<meta property=\"og:description\" content=\"20080123 16:17:00 redazione-IT Il dibattito a sinistra &#8211; 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