{"id":24501,"date":"2008-06-07T00:00:00","date_gmt":"2008-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=24501"},"modified":"2008-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2008-06-07T00:00:00","slug":"4273-giorno-della-memoria-un-discorso-francofortese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=24501","title":{"rendered":"4273 GIORNO DELLA MEMORIA: Un discorso francofortese"},"content":{"rendered":"<p>20080128 17:21:00 redazione-IT<\/p>\n<p>di Saul Friedl\u00e4nder<\/p>\n<p>Saul Friedl\u00e4nder il 14 ottobre 2007 \u00e8 stato insignito alla Fiera del Libro di Francoforte del &quot;Premio per la Pace&quot; dei librai tedeschi. Di seguito riportiamo in versione quasi integrale il discorso tenuto dal grande storico di origine ebraico-cecoslovacca nell&#8217;accogliere il prestigioso Premio.<\/p>\n<p>&quot;Sono cosciente che questo premio mi \u00e8 stato assegnato in parte rilevante a causa delle tematiche di cui mi occupo svolgendo il mio lavoro; ed \u00e8 proprio per questa ragione che accetto con grande umilt\u00e0 un&#8217;onorificenza la cui importanza va ben oltre ogni prestazione individuale. Nel contempo, l&#8217;oggetto storico di cui mi occupo in quanto studioso (&#8230;) non \u00e8, per me in quanto persona, un\u2019astrazione. Il che spiega forse i miei sentimenti contrastanti di questo momento.<\/p>\n<p>Ho deciso, nella mia breve replica, di illustrare estratti di alcuni documenti, per lo pi\u00f9 lettere, che con qualche eccezione, non sono mai state pubblicate. Le hanno scritte membri della mia famiglia e loro amici, in tedesco, loro lingua madre. Come ho cercato di mostrare nel mio lavoro, questi sguardi sul passato di singole persone rivestono, nella rappresentazione della storia, un significato di carattere generale. Oggi non ho n\u00e9 pretese di scientificit\u00e0 n\u00e9 intenti polemici; nutro semplicemente il desiderio di esprimermi nell\u2019unica maniera, per il mio modo di sentire, adeguata a questa ricorrenza.<br \/>\n    Il 28 settembre 1942 poliziotto francese Roulhac protocoll\u00f2 le dichiarazioni dei miei genitori dopo il loro arresto, avvenuto alla frontiera tra Francia e Svizzera. Entrambi, rilasciate le proprie generalit\u00e0, riassunsero la loro vicenda, con parole simili, prendendo le mosse dalla fuga da Praga: Mi padre dichiar\u00f2: &quot;Lasciai la Cecoslovacchia nell\u2019aprile del 1939, dopo l\u2019annessione del paese alla Germania, poi riparai a Parigi, dove rimasi fino al giugno del 1940. Quando i tedeschi arrivarono a Parigi, mi rifugiai a N\u00e9ris-les-Bains, che \u00e8 stata la mia ultima residenza. Nel settembre mi mossi in treno verso la Svizzera. Da \u00c9vian andai a piedi a Novel, l\u00ec attraversai la frontiera. Stamani sul presto sono stato arrestato dalla polizia elvetica e rispedito in Francia.&quot; Mia madre Elli indic\u00f2 di esser nata a Ober-Rochlitz nella regione dei Sudeti e di avere 37 anni; mio padre Hans (Jan in ceco) era nato a Praga e aveva 45 anni. Entrambi dichiararono di essere ebrei e di avere un figlio di dieci anni.<br \/>\n    Era stato evidentemente un errore quello di scegliere la Francia quale paese d\u2019esilio, ma nell\u2019aprile del 1939 chi poteva saperlo? In quel momento la nostra famiglia si frantum\u00f2: mentre ci stabilivamo a Parigi, un fratello di mia madre ripar\u00f2 in Svezia con la nonna; gli altri fratelli raggiunsero la Palestina. Marta, la sorella di mio padre, rimase invece a Praga.<br \/>\n    Nel giugno del 1940, quando i tedeschi si approssimavano a Parigi, riprendemmo, come ho detto, la nostra fuga: giungemmo a N\u00e9ris-les-Bains, una piccola localit\u00e0 termale nella zona non occupata, non distante da Vichy. Ci stabilimmo l\u00ec tra crescenti difficolt\u00e0 materiali. Mia madre faceva l\u2019estetista e la donna delle pulizie oltre a curare un pezzetto di terra che alcuni amici svizzeri le avevano messo a disposizione; mio padre, che di salute stava sempre peggio, dava lezioni private di tedesco.<\/p>\n<p>Auschwitz, foto aerea<\/p>\n<p>A partire dal 1941 i generi alimentari divennero un gran problema. All\u2019inizio del 1942 mia madre scrisse alla nonna che stava a Stoccolma: &quot;I vostri pacchi rappresentano per noi un raggio di luce e ci danno tanta gioia. Questo piacere per\u00f2, come ho gi\u00e0 detto, non deve costare oltre una certa misura. Vorrei soltanto aggiungere che le sardine sono tutte condite con la salsa di pomodoro. Se avete la possibilit\u00e0 di farcele avere sott\u2019olio, sarebbero ovviamente molto pi\u00f9 gradite. Hans la salsa di pomodoro non la pu\u00f2 assolutamente mangiare. Le altre sono anche molto pi\u00f9 nutrienti. Se, in luogo delle sardine, \u00e8 lecito inviare qualcos\u2019altro, la cosa sarebbe davvero molto gradita. Le sardine, considerando il loro peso, non \u00e8 molto razionale spedirle; ma naturalmente non so cosa sia possibile. I bonbon, in particolare le caramelle, sono una cosa magnifica. Non ci sarebbe latte condensato? Tu puoi capire da te, cara mamma, quel che pu\u00f2 servire qui. Molto gradito \u00e8 tutto ci\u00f2 che contiene grassi e zuccheri. Anche le conserve di carne sarebbero una bella cosa. (\u2026) Ci ha fatto molto piacere ricevere la lettera di Marta (la sorella di mio padre che era rimasta a Praga). Anche noi, come voi, tremiamo da una lettera all\u2019altra&#8230; \u00e8 un orrore.&quot; Tutte le lettere potevano essere aperte dalla censura.<br \/>\n    Il 16 aprile 1942 mia madre invi\u00f2 un&#8217;altra lettera in Svezia. Ed entro nel merito, oltre ai soliti commenti sui pacchi, delle notizie su Praga, ricevute tramite la Svezia: &quot;\u00c8 una grande consolazione che le persone interessate (i parenti di mia nonna) siano a Theresienstadt e non come tanti altri in Polonia, dove \u00e8 certamente molto peggio. Speriamo che rimangano l\u00ec e che [la stessa sorte] non tocchi a tanti altri. Si pu\u00f2 solo sperare anche se purtroppo non ci si pu\u00f2 credere molto\u2026&quot; Ritornano poi in primo piano le sfide quotidiane e le &quot;scoperte&quot;: &quot;Qui grazie a Dio la primavera \u00e8 arrivata molto prima rispetto allo scorso anno ed \u00e8 da un bel po\u2019 che non dobbiamo riscaldare. Ho gi\u00e0 piantato un paio di patate novelle e la prossima settimana semineremo il resto\u2026. Purtroppo alcune galline si divertono a venire nel mio orto e mi hanno scombussolato la mia semina di piselli; andr\u00f2 avanti solo con le patate e il mese prossimo con fagiolini e borek (&quot;porro&quot; in ceco), semenze che ai merli non sono gradite. A proposito: non puoi neanche immaginare cosa non fanno qui con i porri\u2026&quot; Seguono alcune ricette. Mia madre era una buona cuoca, e mia nonna famosa per la sua eccellenza in cucina.<br \/>\n    Il 15 luglio ebbero inizio le deportazioni in massa degli ebrei stranieri dalla Francia. Dapprima la cosa riguard\u00f2 il territorio occupato, da agosto poi, con il sostegno di Vichy, fu la volta degli ebrei che vivevano nelle zone non occupate. Da quel momento in poi sopravvivere divenne una questione di pura casualit\u00e0. Ripensandoci, si pu\u00f2 dire che ogni tattica di comportamento non era altro che un cieco tastare nel buio.<br \/>\n    Presi dal panico, i miei genitori posero alla ricerca di un nascondiglio sicuro per me; scelsero infine collegio cattolico, un cambio di identit\u00e0 e un battesimo. Gli accordi in tal senso furono presi da Madame Mac\u00e9 de Lepinay, abitante del luogo, stava imparando il tedesco con mio padre. Mi madre si era rivolta a lei con una lettera in tedesco, il 28 di agosto, supplicandola: &quot;La mia grande, accorata preghiera, stimata signora, \u00e8 che Lei si prenda cura di nostro figlio accordandogli, fino alla fine di questa terribile guerra, la Sua protezione. Non so quale sia il modo migliore per proteggerlo, ma ho la massima fiducia nel Suo buon senso e nella Sua bont\u00e0. Il destino mio e di mio marito \u00e8 ormai nelle mani di Dio. Se Lui vorr\u00e0 che ce la facciamo potremo vedere la fine di questi tempi terribili. Se ci toccher\u00e0 soccombere, avremo la grande fortuna di sapere che almeno il nostro amato figlio si \u00e8 salvato. Il ragazzo possiede vestiti, biancheria e scarpe in abbondanza, e per lui vi sono anche abbastanza soldi. Verr\u00f2 a deporre il tutto nella Sua casa se avr\u00e0 l\u2019impagabile bont\u00e0 di dirmi di s\u00ec.&quot;<br \/>\n    Poich\u00e9 i miei genitori non trovarono alcun rifugio, decisero di associarsi a un gruppo che tent\u00f2 di passare la frontiera svizzera. Come abbiamo visto, il piano fall\u00ec. &quot;Il 28 settembre alle ore 6.15&quot; \u2013 scrive il sottoufficiale di sorveglianza alla stazione di frontiera di Saint-Gingolph Aptheloz \u2013 &quot;due giovani di Le Bouveret mi segnalano di aver incontrato un gruppo di 7 o 8 persone sulla strada che porta da Saint Gingolph a Le Bouveret; supponendo che si trattasse di profughi, ne informai immediatamente il capo della stazione che prese le misure necessarie.&quot; Ancora nello stesso giorno il capostazione informava il comandante della zona di Vevey: &quot;Alle 6:00 ho arrestato 6 ebrei consegnatimi dal sottoufficiale Apotheloz. Il signore e la signora Friedl\u00e4nder, il signore e la signora Preistag sono stati rimandati alle ore 6.30 sulla strada che porta a Saint-Gingolph.&quot; Quella settimana potevano ancora entrare nel paese le coppie con figli piccoli, quelle senza bambini venivano rimandate indietro.<\/p>\n<p>Auschwitz, festicciola con con ragazze e ufficiali hitleriani<\/p>\n<p>Il 30 settembre mio padre scrisse, sempre da St. Gingolph, a Madame Mac\u00e9 di Lepinay: &quot;Abbiamo raggiunto la Svizzera dopo faticosissimo viaggio e ci hanno respinti. Non eravamo stati informati correttamente. Attendiamo ora di essere trasferiti al campo di Rivesaltes dove si decider\u00e0 del nostro destino nel modo che Lei ben sa. Non abbiamo parole per descriverle la il nostro sconforto e la nostra disperazione\u2026&quot; E infatti all\u2019inizio di ottobre i miei genitori furono tradotti nel campo di concentramento francese di Rivesaltes, un luogo vicino dai Pirenei.<br \/>\n    Il 5 ottobre vennero poi trasferiti da Rivesaltes a Drancy, poco distante da Parigi. Era quella la centrale di raccolta degli ebrei che dovevano essere deportati dalla Francia. Il migliore amico dei miei a N\u00e9ris, il signor Fr\u00e4nkel, un ebreo austriaco, scriveva a mia nonna per informarla degli eventi: &quot;Nell\u2019ambito delle disposizioni generali nei confronti degli ebrei stranieri&quot; &#8212; scriveva Fr\u00e4nkel \u2013 &quot;i Suoi figli Elli e Hans sono stati trasferiti il 5 scorso in luogo sconosciuto. Che significa o la Germania o una qualsiasi altra riserva per ebrei&quot;.<br \/>\n    &quot;Ne hanno passate davvero tante. Dapprima, verso la fine di agosto, erano ricercati: Hans ripar\u00f2 in una clinica, Elli era andata da amici e Paul stava nascosto. Quando la situazione di Elli divenne insostenibile anche ripar\u00f2 nella stessa clinica, dove rimasero fino al 25 settembre circa&#8230; Verso il 26 (settembre), sull\u2019orlo della disperazione, certi ormai che non sarebbero potuti tornare alla loro dimora giacch\u00e9 la polizia aveva ordinato di farli internare, decisero di fuggire in Svizzera\u2026 Riuscirono ad arrivarci, con tanta fatica, ma per una disumana nozione o interpretazione della legge oppure per una particolare scalogna dei due disgraziati, le autorit\u00e0 svizzere alcune ore dopo ne decretarono la consegna alle autorit\u00e0 di frontiera\u2026 Condivido tutto il suo dolore, so quanto dolorosa sia l\u2019incertezza giacch\u00e9 ho mio padre in Polonia (deportato da Vienna) e da circa un anno di lui non so pi\u00f9 niente.&quot; Fr\u00e4nkel stesso fu arrestato nel 1943, non si sa esattamente quando, e mandato a morte.<br \/>\n    N\u00e9 ci furono vie di fuga per mia zia Marta a Praga. Era stata insegnante in una scuola ebraica; in seguito aveva lavorato nell\u2019ufficio della comunit\u00e0. Nel mese di novembre del 1942 mia nonna la inform\u00f2 della deportazione dei miei genitori. Il 4 dicembre rispose: &quot;Avevo sempre pensato al futuro e a un arrivederci con i nostri cari, ora, chiss\u00e0 se e quando questo potr\u00e0 mai avvenire. Ma spero e continuo a sperare&#8230; Cara mamma sii forte e non perderti d\u2019animo. Non siamo gli unici, questo \u00e8 il destino di migliaia, e io continuo a sperare che la sorte ci ricongiunger\u00e0&quot;.<br \/>\n    Marta poco tempo dopo invi\u00f2 ancora una lettera a mia nonna: &quot;Questa probabilmente sar\u00e0 l\u2019ultima lettera che ti scrivo, per un po\u2019, poich\u00e9 entro il 1\u00b0 luglio (1943) lascio anch\u2019io Praga e tutti gli amici e colleghi. Non ti devi preoccupare o essere triste per questo; posso dirti in tutta sincerit\u00e0 che parto volentieri, sono contenta di raggiungere tanti nostri parenti e amici e di stare l\u00ec con loro&#8230;&quot; Verosimilmente il tono, traboccante di ottimismo, doveva servire a risparmiare la nonna. E Marta continuava: &quot;Dov\u2019\u00e8 Hans? &#8230; Penso cos\u00ec spesso a lui e a Elli, anche per questa ragione \u00e8 bene che io parta, in qualche modo sar\u00f2 pi\u00f9 vicina a loro, credimi!&quot; Il nome di mia zia \u00e8 iscritto, a Praga, nella tavola commemorativa: deportata il 13 luglio del 1943 a Theresienstadt e il 6 settembre dello stesso anno ad Auschwitz, dove mor\u00ec.<br \/>\n    Facevano parte della tradotta di deportazione n\u00b0 40, che condusse i miei genitori da Drancy ad Auschwitz, 468 uomini, 514 donne oltre a 18 persone delle quali non si indica il sesso, per un totale di 1000 esseri umani, 200 dei quali erano bambini. La tradotta giunse ad Auschwitz il 6 novembre. Tra coloro che sopravvissero al viaggio, 639 finirono al loro arrivo nella camera a gas. Nessuna delle donne e soltanto quattro uomini erano ancora in vita alla fine della guerra. La morte di mio padre \u00e8 riportata nelle liste del lager: il 1\u00b0 dicembre 1942. Il nome di mia madre non \u00e8 indicato; non si conoscono n\u00e9 la data n\u00e9 le circostanze della sua morte.<\/p>\n<p>Auschwitz, corpi deportati cui \u00e8 stata mozzata la testa<\/p>\n<p>L\u2019ultima lettera proveniente dai miei genitori, la scrisse mio padre a Madame Mac\u00e9 de Lepinay il 5 ottobre durante il trasporto da Rivesaltes a Drancy. Non sapevano dove il treno li stava portando. La lettera fu gettata dal treno e presa in consegna da dei quaccheri in attesa alla stazione mentre passavano i convogli dei deportati. &quot;Madame&quot; &#8212; esordiva mio padre in francese &#8212; &quot;Le scrivo dal treno che ci sta portando in Germania. All\u2019ultimo momento ho consegnato a un rappresentante dei quaccheri 6000 franchi e un braccialetto con un pendente, a una signora l\u2019album con la raccolta di francobolli affinch\u00e9 li facessero avere a Lei. Voglia conservare queste cose per il piccolo e riceva per l\u2019ultima volta i nostri infiniti ringraziamenti con i pi\u00f9 cordiali auguri per Lei e la Sua famiglia. Non abbandoni il piccolo! Che Dio Le renda grazia benedicendo Lei e la Sua famiglia! Elli e Jan Friedl\u00e4nder.&quot;<br \/>\n    Sono passati 60 anni da quando risuonarono queste e innumerevoli altre voci simili. Eppure, nonostante il tanto tempo trascorso, esse ci commuovono con una forza e un\u2019immediatezza insolite, continuando ad avere effetti ben oltre i confini della comunit\u00e0 ebraica. Queste grida hanno toccato vasti settori e diverse generazioni della societ\u00e0 occidentale. Quando le ascoltiamo, non svolgiamo un rito istituzionale o commemorativo, ci sottraiamo alla manipolazione, a rappresentazioni commerciali dell\u2019accaduto. Si tratta di voci individuali, che ci scuotono per il candore delle vittime che nulla immaginavano circa il loro destino, mentre intorno a loro molti ne sapevano l&#8217;esito e talvolta ne erano attivamente coinvolti. Le voci di quelle persone che andarono incontro allo sterminio ci toccano ancor oggi proprio per la loro innocenza e la loro solitudine nella disperazione. Le voci delle persone ci commuovono al di l\u00e0 di ogni argomentazione razionale, poich\u00e9 mettono in questione e sempre nuovamente a dura prova la fede nell\u2019esistenza di un\u2019umana solidariet\u00e0.&quot;<\/p>\n<p>Versione dal tedesco di Maria Satta Ermano e dall&#8217;inglese di Martin Pfeiffer<\/p>\n<p>http:\/\/www.avvenirelavoratori.eu\/<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>4273-giorno-della-memoria-un-discorso-francofortese<\/p>\n<p>5027<\/p>\n<p>2008-3<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20080128 17:21:00 redazione-IT di Saul Friedl\u00e4nder Saul Friedl\u00e4nder il 14 ottobre 2007 \u00e8 stato insignito alla Fiera del Libro di Francoforte del &quot;Premio per la <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=24501\" title=\"4273 GIORNO DELLA MEMORIA: Un discorso francofortese\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[108],"tags":[],"class_list":["post-24501","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2008"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - 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