{"id":23771,"date":"2008-06-07T00:00:00","date_gmt":"2008-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=23771"},"modified":"2008-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2008-06-07T00:00:00","slug":"5007-venezuela-il-dilemma-militare-intervista-a-dario-azzellini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=23771","title":{"rendered":"5007 VENEZUELA, il dilemma militare: Intervista a Dario Azzellini"},"content":{"rendered":"<p>20080521 18:06:00 redazione-IT<\/p>\n<p>di Marcelo Colussi<br \/>\nTratta e tradotta da www.argenpress.info<br \/>\n(Associazione Italia-Nicaragua)<\/p>\n<p>La rivoluzione bolivariana, in Venezuela, \u00e8 nel mirino della geopolitica imperiale di Washington. Le immense ricchezze petrolifere che giacciono nel sottosuolo, hanno trasformato il paese caraibico in un prezioso bottino per l\u2019avidit\u00e0 della prima economia mondiale, che in grandissima misura si alimenta di petrolio. D\u2019altro canto, il processo di cambiamento che vive la sua societ\u00e0 dall\u2019arrivo alla presidenza di Hugo Ch\u00e1vez ed il \u201ccattivo esempio\u201d che rappresenta per i paesi vicini del subcontinente \u2013 i quali hanno gi\u00e0 iniziato a coalizzarsi in un progetto autonomo ed antimperialista come l\u2019ALBA \u2013 sono tendenze che la Casa Bianca desidera ribaltare urgentemente. A tal fine ha gi\u00e0 sciorinato un repertorio di azioni criminali (golpe, sabotaggio petrolifero, sciopero padronale), senza ancora nessun successo, fino ad ora. Ma la lotta continua, e sono diversi i fronti nei quali va avanti la destabilizzazione:<\/p>\n<p>la guerra mediatica, il sabotaggio economico, la speculazione finanziaria, la ricerca della ingovernabilit\u00e0 attraverso un quotidiano ostruzionismo, la promozione di forze \u201cdemocratiche\u201d come l\u2019attuale movimento studentesco medio-borghese mascherato da progressista, etc. etc. A tutto questo, si aggiunga l\u2019opzione militare.<br \/>\n><br \/>\n> Sebbene in questo momento non sembrerebbe possibile una invasione diretta da parte dell\u2019esercito statunitense, l\u2019opzione bellica prende altre forme, non per questo meno pericolose. Per entrare nei dettagli, Argenpress, grazie al suo corrispondente di Caracas, Marcelo Colussi, ne ha parlato con uno specialista in materia: il politologo di origini italiane Dario Azzellini, che da cinque anni vive e segue da molto vicino questi processi in terra venezuelana. Autore di varie pubblicazioni su argomenti militari \u2013 \u201cL\u2019affare della guerra\u201d, \u201cL\u2019azienda guerra\u201d -, le sue parole non fanno altro che confermare ed ampliare con dati precisi ci\u00f2 che le pi\u00f9 alte autorit\u00e0 del governo vanno gi\u00e0 segnalando in questi ultimi giorni, e che anche il presidente Ch\u00e1vez ha reso pubblico senza giri di parole: siamo nel mezzo di una strategia pianificata da Washington di penetrazione di paramilitari colombiani che fanno opera di destabilizzazione all\u2019interno del Venezuela. Sembrerebbe questa la modalit\u00e0 che sta adottando oggi l\u2019attacco militare: \u00ab Non usano fucili n\u00e9 vanno vestiti con uniformi militari, ma stanno acquistando case, aprendo ristoranti ed attivit\u00e0 commerciali dove vendono alcolici, e sottobanco, droga \u00bb.<br \/>\n><br \/>\n> Argenpress: cos\u00ec come stanno le cose, \u00e8 lecito pensare ad un intervento militare degli Stati Uniti in territorio venezuelano?<br \/>\n><br \/>\n> Dario Azzellini: un intervento diretto non sembrerebbe possibile, n\u00e9 a breve n\u00e9 a media-lunga scadenza. Non c\u2019\u00e8 una situazione politica in America Latina, al momento, che lo permetterebbe. D\u2019altra parte un intervento diretto risulta essere un\u2019avventura troppo grande e niente indicherebbe che il governo degli Stati Uniti \u00e8 disposto a correre un rischio tale. Ci sono molte probabilit\u00e0 che si trasformi in un nuovo Vietnam, e sicuramente non hanno intenzione di ripetere qualcosa del genere. D\u2019altronde, visto il consumo immenso di petrolio degli Stati Uniti al suo interno, non sono in condizioni di rischiare di perdere la fornitura del Venezuela per un tempo che non si sa quanto potrebbe essere se si avventurassero in una azione militare diretta. Per questi motivi, credo che non sia concepibile un intervento diretto con le proprie truppe, ma \u00e8 possibile un\u2019altra modalit\u00e0, che in realt\u00e0 stanno gi\u00e0 sperimentando, e nel medio termine potrebbe acquisire pi\u00f9 consistenza, ossia organizzare una opzione militare simile a quella che fu la Contra in Nicaragua anni fa, in versione modificata e corretta. Come lo farebbero qui? Attraverso il paramilitarismo colombiano.<br \/>\n> In una prima fase, il paramilitarismo colombiano cominci\u00f2 a penetrare il Venezuela dal punto di vista economico. Di fatto ha il controllo di molti settori, con terreni e tutta una logistica che permette loro di contare su luoghi sicuri per agire e poi ripiegare quando \u00e8 il momento. Nel territorio nazionale controlla il contrabbando di benzina dal Venezuela verso la Colombia, e questo \u00e8 un affare molto grande. Controlla il narcotraffico, e si pu\u00f2 supporre, partendo dai dati che sono venuti alla luce recentemente, che controlla anche il contrabbando di alimenti. Se \u00e8 gi\u00e0 avviata la struttura per il contrabbando della benzina, possono utilizzarla tranquillamente per contrabbandare qualsiasi cosa, come alimenti, per l\u2019appunto. E con ci\u00f2, giustamente, si nota il profilo destabilizzante che esiste in questo contrabbando: si provoca la crisi di rifornimenti, il che causa la ingovernabilit\u00e0 in Venezuela. Di fatto, in Colombia i paramilitari hanno il controllo di una parte dell\u2019approvvigionamento di latte. Si pu\u00f2 quindi dedurre che nell\u2019attuale scarsit\u00e0 di latte in Venezuela sarebbero coinvolte queste organizzazioni, agendo in definitiva con un fine politico.<br \/>\n> Oltre a questo, ci sono altri fenomeni di paramilitarismo colombiano all\u2019interno del territorio venezuelano, come per esempio la collaborazione con gli allevatori. Molti dei sicari responsabili della morte di leader contadini del Venezuela (186 dal 2001, quando entra in vigore la Legge della Terra) sono colombiani. E questo \u00e8 molto facile da scoprire, perch\u00e9 semplicemente vengono identificati per il loro accento. Ci sono molti testimonianze al riguardo.<br \/>\n> Si \u00e8 a conoscenza della presenza di paramilitari colombiani in Venezuela, anche se ancora non stanno agendo come formazioni armate cos\u00ec come fanno in Colombia. Al momento gli assassinii che provocano sono mirati, e agiscono in piccoli gruppi di due o tre persone. Non ci sono massacri enormi come abitualmente fanno in Colombia.<br \/>\n> Cominciarono ad entrare in territorio venezuelano attraverso una regione di frontiera come T\u00e1chira. Nella citt\u00e0 di San Crist\u00f3bal, T\u00e1chira, il paramilitarismo riscuote il \u201cvaccino\u201d [pizzo] da tutti i commercianti. E quelli che non lo versano, \u00e8 perch\u00e9 sono loro attivit\u00e0 commerciali, e ce ne sono, naturalmente. Hanno scelto San Crist\u00f3bal perch\u00e9 \u00e8 situata all\u2019entrata della cordigliera della Ande. Il progetto strategico del paramilitarismo colombiano che si sta costruendo, cercando di coinvolgere anche dei venezuelani, \u00e8 quello di avere il controllo di questa cordigliera. Ci\u00f2 gli offrirebbe il controllo militare su tutti i territori de los llanos, la pianura. E per un altro verso \u00e8 un canale diretto da C\u00facuta, capitale del paramilitarismo in tutta la Colombia, alla frontiera con il Venezuela, fino all\u2019entroterra dello stesso Venezuela per far passare di l\u00ec ci\u00f2 che desiderano: armi, droga, persone. Assicurandosi il controllo di tutta questa zona potrebbero praticamente muoversi con tutta tranquillit\u00e0 dalla Colombia fino alle porte di Caracas.<br \/>\n><br \/>\n> Argenpress: il progetto, quindi, sarebbe quello di creare una nuova contra, come quella che ci fu in Nicaragua durante tutta la decade degli anni 80 del secolo passato riuscendo alla fina a sovvertire la Rivoluzione Sandinista. Siamo effettivamente in una situazione del genere?<br \/>\n><br \/>\n> Dario Azzellini: a medio termine direi di s\u00ec: una Contra come quella del Nicaragua. Al momento si sta costruendo la struttura necessaria, la logistica che gli permetta di operare con tranquillit\u00e0. Per esempio, stanno cercando di avere il controllo delle imprese e delle cooperative dei tassisti. A Barinas la maggior parte gi\u00e0 appartiene, direttamente o indirettamente, al paramilitarismo. E nelle imprese dove non c\u2019\u00e8 il controllo dei paramilitari, uccidono i tassisti. Si potrebbe pensare che, a medio termine, assassinando tassisti ed anche trasportatori, cercano di mettere il settore dei trasporti contro il governo. E chi si ricorda del Cile di Salvador Allende sa quanto \u00e8 importante in questo settore una strategia di destabilizzazione. Oggi i paramilitari stanno facendo un lavoro con i tassisti perch\u00e9 questo \u00e8 un settore basilare per sviluppare intelligence. Questa non \u00e8 una novit\u00e0, si fa da tutte le parti.<br \/>\n> Sono gi\u00e0 due anni che il paramilitarismo ha dato inizio ad una strategia massiccia di penetrazione nei quartieri di Caracas. Guadagna terreno dando cocaina a prezzi molto bassi, o addirittura regalandola, a piccoli gruppi di criminali. In questo modo comincia a reclutare persone, ad avere strutture nei quartieri; il prossimo passo sar\u00e0 quello di armarle per dare solidit\u00e0 a questa struttura, per renderla operativa in funzione dei piani futuri. Da quasi un anno stanno cercando, con queste strutture, di impedire l\u2019organizzazione della gente a livello comunitario, nei vari quartieri. Per esempio, nei luoghi dove i consigli comunali si sono organizzati ed hanno iniziato a raggiungere alcuni obiettivi \u2013 rendere i propri quartieri pi\u00f9 vivibili, tra le altre cose, aumentare la sicurezza, tornare a promuovere attivit\u00e0 ricreative sane etc. &#8211; , proprio l\u00ec, curiosamente, risorge la delinquenza con pi\u00f9 forza. Non si tratta di qualche ladruncolo; no, c\u2019\u00e8 tutto un piano di organizzazione della delinquenza, quasi con una logica militare. Non possiamo pensare che l\u2019aumento di crimini nell\u2019ultimo anno sia casuale. \u00c8 una doppia strategia: da un lato creare il panico, malessere, instabilit\u00e0. Dall\u2019altro, creare le condizioni affinch\u00e9, in un dato momento, possano irrompere loro stessi offrendosi come forze dell\u2019ordine. La stessa logica che hanno avuto in Colombia. Nella zona di frontiera, che sia Barinas, Apure, il T\u00e1chira, M\u00e8rida, Zulia, ci sono sindaci, dell\u2019opposizione cos\u00ec come bolivariani, che collaborano con il paramilitarismo. Tutto questo la popolazione lo sa, anche se non dispone di una documentazione che lo provi. La base denuncia, per\u00f2 poi non c\u2019\u00e8 seguito. Non c\u2019\u00e8 nessun organismo, che si sappia, che stia lavorando in maniera organica e sistematica mettendo insieme tutte queste informazioni; o forse s\u00ec, ma non \u00e8 stato reso ancora pubblico. Si fanno sforzi contro il paramilitarismo, per\u00f2 non c\u2019\u00e8, almeno al momento, una politica di Stato chiara per tutto questo, una risposta contundente e completa per attaccare il fenomeno.<br \/>\n> A tutto ci\u00f2 bisogna aggiungere l\u2019impunit\u00e0, che continua ad esserci. Sappiamo che gran parte della Giustizia sta ancora sotto il controllo della opposizione alla rivoluzione. Per esempio, in relazione ai 186 contadini di cui parlavamo prima, non c\u2019\u00e8 ancora un colpevole. Questo, ovviamente, agevola il lavoro al paramilitarismo, perch\u00e9 la impunit\u00e0 gli apre porte invece di chiudergliele.<br \/>\n><br \/>\n> Argenpress: se il governo \u00e8 in possesso di dati su questa avanzata del paramilitarismo, se lo stesso Presidente Ch\u00e1vez lo sta denunciando nei suoi ultimi discorsi, perch\u00e9 sembra che non ci sia un piano organico per affrontare la questione? A cosa si dovrebbe questo?<br \/>\n><br \/>\n> Dario Azzellini: \u00e8 sicuro che il presidente Ch\u00e1vez denuncia da tempo la questione del paramilitarismo ed ha espresso la sua profonda preoccupazione, ma sappiamo anche che molte volte lui dice una cosa ma poi coloro che dovrebbero mettere in pratica ci\u00f2 che il presidente ha detto, ne fanno un\u2019altra. Ci\u00f2 dimostra una volta di pi\u00f9 quanto \u00e8 vulnerabile tutto questo processo: ci sono una infinit\u00e0 di persone che maneggiano affari di Stato senza avere la seppur minima convinzione ideologica, stando l\u00ec per puro opportunismo, corruzione, o semplicemente non hanno nessuna formazione politica e la situazione li oltrepassa. Vediamo il caso del contrabbando di benzina. Non stiamo parlando di una certa quantit\u00e0 di litri, no, l\u00ec passano quotidianamente migliaia e migliaia di litri di benzina. E non passano certo attraverso il fiume. Una gran quantit\u00e0 di camion viaggiano tranquillamente su strada, e senza dubbio con la complicit\u00e0 di qualcuno che gli facilita l\u2019affare: soldati e guardie nazionali venezuelane, ed anche colombiani. Altrimenti, non sarebbe possibile. E lo stesso succede con il contrabbando di alimenti, che non \u00e8 praticato da una sola persona con un paio di chili di farina per il pane, ma si tratta di tonnellate e tonnellate di cibo, che per forza devono viaggiare su camion. Adesso che le operazioni per intercettare questo contrabbando si sono intensificate, tra il 18 ed il 25 gennaio sono state sequestrate 6.000 tonnellate di cibo. Questo \u00e8 gi\u00e0 tanto, ovviamente. E cosa significa? Che se in pochi giorni si \u00e8 potuto fare un sequestro di tale portata, quanto invece ne \u00e8 passato fino ad ora? Quanto continua a passarne per altri stati di frontiera dove non si conducono operazioni di controllo? Spaventa saper tutto questo. Cosa si \u00e8 fatto durante tutto l\u2019anno precedente? Non lavorano gli organismi di controllo?<br \/>\n><br \/>\n> Argenpress: quindi sappiamo che tutto questo fenomeno del paramilitarismo non \u00e8 niente di casuale, occasionale, ma risponde ad una strategia militare ben pianificata, con una prospettiva a medio e lungo termine. Partendo dalla Colombia, dove si porta avanti il Plan Patriota, che relazione potremmo incontrare tra questa attuale avanzata paramilitare in Venezuela ed i piano bellici continentali che il governo degli Stati Uniti sospinge utilizzando la Colombia come la sua base per l\u2019America Latina?<br \/>\n><br \/>\n> Dario Azzellini: il paramilitarismo della Colombia \u00e8 sostenuto dallo Stato e dalle sue forze armate in stretta correlazione con la strategia di dominazione del governo degli Stati Uniti, \u00e8 sempre posto al servizio delle elite e del governo colombiano. Durante il Plan Colombia, predecessore dell\u2019attuale Plan Patriota, l\u2019Ombusdman del Putumayo aveva detto chiaramente che era pi\u00f9 che evidente che i paramilitari erano la punta di lancia di questa iniziativa bellica. In realt\u00e0, arrivarono prima i paramilitari a preparare il terreno, dopodich\u00e9 si diede inizio al Plan Colombia. Ci sono moltissime prove che legano l\u2019esercito colombiano ai paramilitari, sebbene ci\u00f2, naturalmente, non sia mai qualcosa di ufficiale. Armare la Colombia nel modo in cui si \u00e8 fatto \u00e8 una strategia del governo degli Stati Uniti per creare una minaccia, non solo verso il Venezuela, ma anche verso gli altri paesi latinoamericani. Significa dimostrare che la Colombia \u00e8 una roccaforte, una base militare pronta per agire in qualsiasi parte del continente. Pertanto \u00e8 cruciale, per gli Stati Uniti, non perdere il controllo della Colombia. Per la geostrategia del governo statunitense, questo \u00e8 un paese chiave: \u00e8 l\u2019unico, in America Latina, ad avere l\u2019accesso all\u2019Oceano Atlantico ed all\u2019Oceano Pacifico, ha cinque grandi foreste, risorse energetiche considerevoli, accesso all\u2019Amazzonia, e molto pi\u00f9: un ponte verso il nord \u2013 \u00e8 l\u2019unico collegamento via terra dal sud verso il Centroamerica e da l\u00ec verso il nord -. \u00c8 chiaro che occupa un posto molo importante nella sua strategia e faranno di tutto per non perderlo. Inoltre, gli serve per mantenere sotto minaccia tutti gli altri paesi sudamericani.<br \/>\n><br \/>\n> Agenpress: vale a dire che il ruolo che svolge la Colombia, ora con il Plan Patriota, erede del Plan Colombia, va pi\u00f9 in l\u00e0 anche della Rivoluzione Bolivariana e del \u201cfastidio\u201d che reca Hugo Ch\u00e1vez all\u2019impero.<br \/>\n><br \/>\n> Dario Azzelini: esatto. Il Plan Colombia e tutta questa strategia nacque con Clinton, non dobbiamo dimenticarlo. Questa geostrategia di dominio continentale di Washington \u00e8 indipendente da Ch\u00e1vez. Nella sua essenza consiste nel costruire questo fortino militare come minaccia per tutti i paesi della regione. E relativamente a ci\u00f2 che specificamente stanno facendo adesso contro il Venezuela, va anche oltre i paramilitari; voglio dire: usano armi diverse. Tra le altre, le provocazioni militari dell\u2019esercito colombiano, che vorrebbe causare qualche reazione armata da parte del Venezuela per poi accusare il governo di Ch\u00e1vez all\u2019interno della OEA (Organizzazione degli Stati Americani, ndr) ed attaccarlo con una furiosa guerra mediatica. Di fatto, negli ultimi anni le truppe colombiane, dell\u2019esercito e dei paramilitari, hanno oltrepassato le frontiere molte volte. Passano la frontiera, provocano qualche fatto di violenza, e poi ritornano in Colombia. Non ci sono dubbi che stanno cercando di vedere se il Venezuela risponde militarmente, per poi mettere su tutto lo spettacolo mediatico che gi\u00e0 sappiamo sanno fare, denunciando la minaccia che il governo di Ch\u00e1vez rappresenta per la pace nel continente.<br \/>\n><br \/>\n> Argenpress: in questa prospettiva, quindi, di fronte a questa minaccia bellica che rappresenta l\u2019avanzamento del paramilitarismo, in aggiunta alla guerra mediatica alla quale si vede sottoposta giorno dopo giorno, e dopo la sconfitta elettorale nel referendum del passato dicembre, con le elezioni amministrative di fine anno, che scenario vede per la Rivoluzione Bolivariana nel 2008?<br \/>\n><br \/>\n> Dario Azzellini: un punto essenziale \u00e8 vedere se si riesce realmente ad avere una efficace azione di governo. Sappiamo che ci sono molte cose che funzionano a met\u00e0, ed altre che funzionano in maniera congiunturale. Mi sembra che sia importante, per la salvaguardia della Rivoluzione, che la gente veda pi\u00f9 e migliori risultati in tutti i progetti che si portano avanti. E cio\u00e8: che le cose funzionino. Da qualcosa apparentemente banale come la raccolta della spazzatura in ogni citt\u00e0 fino ai problemi generali a livello nazionale. Un\u2019altra cosa fondamentale \u00e8 vedere se per le prossime elezioni si riesca a presentare candidati scelti veramente dalla base. Questo, fino ad ora, non \u00e8 successo, e migliorare questo aspetto sarebbe importante anche per l\u2019avanzamento del processo rivoluzionario. Credo che per affrontare tutto questo, significhi dire: dal paramilitarismo fino a questi aspetti di corruzioni ed inefficienza che tanto male fanno alla Rivoluzione dall\u2019interno, la unica opzione \u00e8 pi\u00f9 potere popolare. Coinvolgere di pi\u00f9 la base, le persone; questa deve essere la soluzione. Per esempio, nell\u2019ambito militare, anche i comandanti di qualsiasi base dell\u2019esercito o della Guardia Nazionale dovrebbero essere approvati dalle comunit\u00e0. \u00c8 solo un esempio, per\u00f2 cos\u00ec dovrebbe essere la dinamica, perch\u00e9 le comunit\u00e0 sono quelle che realmente sanno ci\u00f2 che succede: se tal comandante di una base \u00e8 corrotto o no, se sta facendo affari con il legname o difende i narcotrafficanti. La gente sa tutto questo, ma non ha canali per esercitare il suo potere reale, per rendere pubbliche le denunce, per fare pressione. Nella nuova Polizia Nazionale che si sta creando, stanno pensando a questo tipo di meccanismi; dunque qualcosa di simile dovrebbe essere per tutte le strutture dello Stato: che la gente da ogni comunit\u00e0 sostenga, o cacci, i funzionari.<br \/>\n><br \/>\n> Argenpress: visto che solo l\u2019organizzazione popolare dal basso pu\u00f2 essere garanzia del consolidamento della rivoluzione, che dire degli aspetti militari? Milizie popolari armate, dunque? Popolo armato per difendere la Rivoluzione?<br \/>\n><br \/>\n> Dario Azzellini: senza dubbi. \u00c8 assolutamente necessario come forma del potere popolare. Ovviamente, queste strategie di destabilizzazione come lo sono i paramilitari, o la Contra in Nicaragua negli anni ottanta, consistono nel non affrontarsi con l\u2019esercito regolare. Piuttosto si dedicano al logoramento della popolazione, producendo attacchi militari minori. E la maniera migliore di rispondere a questo, evitando cos\u00ec di far crescere tremendamente l\u2019esercito, \u00e8 armare la gente, promuovere l\u2019autodifesa rivoluzionaria. In questo senso \u00e8 un compito politico necessario la costruzione di milizie popolari per difendere l\u2019avanzamento del processo. Ci sono organizzazioni popolari di base che lo stanno chiedendo. Nella recente riunione di consigli comunali ed organizzazioni rivoluzionarie di base che sono nate dalla sconfitta del referendum, questo tema \u00e8 stato discusso. Bisogner\u00e0 vedere come va avanti tutto ci\u00f2, cosa dice il governo al riguardo. Con il movimento contadino si \u00e8 lavorato di pi\u00f9 sul tema. Una parte considerevole della popolazione contadina partecipa nelle riserve ed \u00e8 in coordinamento con alcuni settori dell\u2019esercito. Non in tutto il paese, per\u00f2 ci sono milizie contadine armate.<br \/>\n><br \/>\n> Argenpress: parlando di paramilitarismo che proviene dalla Colombia con il suo Plan Patriota, non possiamo fare a meno di considerare cosa succede in questo paese e quali prospettive reali s\u2019intravedono nel futuro. Sappiamo che l\u00ec c\u2019\u00e8 il movimento pi\u00f9 vecchio del continente, con due formazioni guerrigliere molto forti, ma c\u2019\u00e8 un sostanziale pareggio con le forze armate dello Stato capitalista, a cui si aggiunge l\u2019affare del narcotraffico che \u00e8 l\u2019altro grande strumento che utilizza la destra. Tutta questa situazione molto complessa \u00e8 lontana dal risolversi nell\u2019immediato, n\u00e9 a medio termine. Che scenario si pu\u00f2 vedere qui, e che influenza avrebbe questo per il Venezuela?<br \/>\n><br \/>\n> Dario Azzellini: \u00e8 davvero un problema difficile, perch\u00e9 la oligarchia colombiana \u00e8 la pi\u00f9 dura di tutto il continente. Si \u00e8 visto che non \u00e8 disposta a cedere niente di niente. Si potr\u00e0 avere la pace per\u00f2, solo se c\u2019\u00e8 un cambio reale nella struttura sociale ed economica del paese. Questo \u00e8 ci\u00f2 che cercano le due formazioni guerrigliere \u2013 FARC ed ELN &#8211; , e nessuno di loro sosterr\u00e0 processi di negoziazione come quelli del Guatemala o del Salvador facendo concessioni da questo punto di vista. Ossia, \u00e8 una situazione molto complicata, perch\u00e9 i gruppi armati non deporranno le armi fino a quando non ci sia un cambio effettivo nella struttura socioeconomica, e la oligarchia colombiana non \u00e8 disposta a cedere nulla. Al momento registriamo un pareggio, ed oggi come oggi non si vede come si possa risolvere questo problema. Una buona notizia \u00e8 stata che la sinistra abbia vinto nelle amministrative di varie citt\u00e0 importanti del paese. Ma non so quale prospettiva reale porti a lungo termine. La situazione \u00e8 senza dubbio molto, molto delicata. Credo che le \u00e9lite dovranno prendere in considerazione questo nel futuro, perch\u00e9 i gruppi armati gi\u00e0 hanno detto che non deporranno mai le armi; forse non le useranno nel caso si dia inizio a processi di pacificazione, ma non le consegneranno mai. E questo si pu\u00f2 comprendere, perch\u00e9 tutti i movimenti guerriglieri che negoziarono processi di pace in Colombia, consegnando le armi, finirono al cimitero. Pertanto, non ci sono segnali che portino a un disarmo. E nessuna delle due parti cede nulla. D\u2019altro lato \u00e8 impossibile che i movimenti armati trionfino in termini militari, perch\u00e9 se succedesse, sicuramente il governo degli Stati Uniti non lo permetterebbe, arrivando magari a bombardare il paese. Con questi piani aggressivi, come il Plan Colombia o il Plan Patriota, per le formazioni guerrigliere, che non sono state sconfitte sul piano militare, si \u00e8 complicata la possibilit\u00e0 di fare un lavoro politico. Prima potevano contare su una maggiore presenza nelle comunit\u00e0, e nelle aree rurali \u201camministravano\u201d realmente grandi territori. Ma con l\u2019incremento di questi piani si \u00e8 allontanata molto di pi\u00f9 la possibilit\u00e0 di lavorare con le popolazioni, di fare lavoro politico di base. Con questo, quindi, si rafforza il messaggio che le \u00e9lite e gli Stati Uniti vogliono dare: che queste guerriglie non sono movimenti politici, per cui aumenta il loro discredito.<br \/>\n><br \/>\n> Argenpress: senza alcun dubbio il panorama politico per i movimenti popolari di tutto il Latinoamerica \u00e8 complicato. In questo senso, l\u2019ALBA pu\u00f2 essere una opzione alternativa?<br \/>\n><br \/>\n> Dario Azzellini: s\u00ec, senza dubbio. Ha gi\u00e0 cominciato ad essere un polo interessante come alternativa. Ora, per esempio, inizia a crescere questa prospettiva di coinvolgere anche il Caribe. Sebbene non sia un messaggio pesante dal punto di vista economico, lo \u00e8 in termini politici e culturali. Se tutta questa regione comincia a guardare verso il sud, verso l\u2019America Latina e non tanto verso gli Stati Uniti, questo rappresenta un cambio importante. Adesso \u00e8 entrata la Repubblica Dominicana nell\u2019ALBA. Naturalmente non \u00e8 cos\u00ec significativo il suo contributo economico, con i suoi appena 150.000 abitanti, ma ha un valore simbolico molto grande: si iniziano a stabilire legami tra paesi e popoli storicamente separati. Penso che si possano avere ancora pi\u00f9 adesioni dal Caribe, perch\u00e9 per questi piccoli paesi pu\u00f2 essere molto interessante questo progetto. Nel panorama attuale, le possibilit\u00e0 di crescere in blocco sono limitate, ovviamente. Potranno entrare alcuni di questi paesi caraibici e l\u2019Ecuador; non credo che ci siano molti pi\u00f9 paesi che ne faranno parte. Ma non ci sono dubbi che l\u2019iniziativa va acquistando maggior peso. Quando si mise in cammino c\u2019erano solo due paesi: Venezuela e Cuba, e solo buone intenzioni. Questo gi\u00e0 \u00e8 cambiato in pochi anni. L\u2019importante \u00e8 vedere se si pu\u00f2 continuare a coinvolgere nell\u2019ALBA non tanto i governi quanto invece i movimenti popolari. Questa potrebbe essere una chiave molto interessante, ed al riguardo il Venezuela sta contribuendo molto, per esempio, con borse di studio ed incentivi. Creare questa coscienza di unit\u00e0 continentale, anche se non ci sono i governi, pu\u00f2 essere molto importante, con una grande potenzialit\u00e0 per le basi popolari. Tutte queste cose, \u00e8 vero, effettivamente danno fastidio all\u2019impero. Danno fastidio, anche solo per il semplice fatto di rompere la logica mercantile per la unione tra gruppi. La minaccia sta l\u00ec, perch\u00e9 propone un altro modello. Fa vedere che \u201cun altro mondo \u00e8 possibile\u201d, effettivamente. Bisogner\u00e0 vedere come procede, se si ferma o continua a crescere.<br \/>\n><br \/>\n> Argenpress: se l\u2019ALBA cresce e si consolida sappiamo che in buona misura sar\u00e0 perch\u00e9 il Venezuela, per mezzo del fenomenale guadagno che gli garantisce il petrolio, lo rende possibile. Detto questo, sar\u00e0 possibile un intervento militare diretto da parte dell\u2019impero su queste riserve petrolifere?<br \/>\n><br \/>\n> Dario Azzellini: io direi che la strategia del governo degli Stati Uniti, sebbene continui a fare pressione su tutti i fronti, \u00e8 piuttosto quella di aspettare che il Venezuela cada da solo. Ancora non \u00e8 necessaria una invasione. Credo che, addirittura, un intervento militare esterno possa rafforzare il progetto rivoluzionario. Per questo, piuttosto, la politica dell\u2019impero \u00e8 puntare sull\u2019avanzamento del paramilitarismo. E se non gli si d\u00e0 un freno ora, probabilmente risulter\u00e0 molto difficile continuare con il processo di trasformazione in Venezuela. Questo paramilitarismo sar\u00e0 quello che impedir\u00e0 di dare seguito alla organizzazione popolare, quella che far\u00e0 fallire i vari programmi che voglia intraprendere il governo, che continuer\u00e0 a contrabbandare il cibo e rubandolo per la Colombia. Tutto questo \u00e8 una bomba a tempo per la rivoluzione, e per questo bisogna fermarlo ora.<\/p>\n<p>http:\/\/www.itanica.org\/modules.php?name=News&#038;file=article&#038;sid=515<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>5007-venezuela-il-dilemma-militare-intervista-a-dario-azzellini<\/p>\n<p>5752<\/p>\n<p>EmiNews 2008<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20080521 18:06:00 redazione-IT di Marcelo Colussi Tratta e tradotta da www.argenpress.info (Associazione Italia-Nicaragua) La rivoluzione bolivariana, in Venezuela, \u00e8 nel mirino della geopolitica imperiale di <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=23771\" title=\"5007 VENEZUELA, il dilemma militare: Intervista a Dario Azzellini\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[108],"tags":[],"class_list":["post-23771","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2008"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - 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