{"id":23710,"date":"2008-06-07T00:00:00","date_gmt":"2008-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=23710"},"modified":"2008-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2008-06-07T00:00:00","slug":"5066-chi-sta-rubando-il-diritto-al-cibo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=23710","title":{"rendered":"5066 Chi sta rubando il diritto al cibo"},"content":{"rendered":"<p>20080531 18:55:00 redazione-IT<\/p>\n<p>[b]di Jean Ziegler &#8211; commissione Onu per i diritti umani[\/b]<br \/>\nda Il Manifesto del 30 maggio 2008<\/p>\n<p>[b]Le cause che hanno scatenato l\u2019attuale crisi della produzione alimentare hanno, per molti versi, generato una violazione del diritto alla nutrizione.<br \/>\nLo scorso anno, dal febbraio 2007 al febbraio 2008, il prezzo del frumento sul mercato internazionale \u00e8 cresciuto del 130%, quello del riso del 74%, quello della soia dell\u201987%, quello del granoturco del 31%. In media, in questo periodo, il prezzo dei prodotti di prima necessit\u00e0 \u00e8 cresciuto di oltre il 40%. Ci sono tre importanti aspetti preliminari da considerare.<br \/>\nInnanzitutto, paesi forti come l\u2019India, la Cina, l\u2019Egitto e altri sono attualmente in grado di fornire alla loro popolazione gli alimenti di primaria necessit\u00e0, anche se questo non sar\u00e0 un processo a lungo termine. Ma la maggior parte dei paesi pi\u00f9 poveri non ha la stessa capacit\u00e0.[\/b]<\/p>\n<p>[b]Haiti consuma in genere annualmente 200 mila tonnellate di farina e 320 mila di riso. I1 100% della farina consumata \u00e8 d\u2019importazione, e cos\u00ec il 75% del riso. Tra il gennaio del 2007 e il gennaio del 2008 il prezzo della farina a Haiti \u00e8 salito dell\u201983% e quello del riso del 69%. Sei dei nove milioni di haitiani vivono in condizioni di estrema povert\u00e0. Molti di loro sono ridotti a cibarsi di focacce impastate col fango.<\/p>\n<p>In seconda analisi, gli accordi per l\u2019esportazione prevedono che circa il 90% dei prodotti di prima necessit\u00e0 siano venduti \u00abfree on board\u00bb (Fob) &#8211; con costi di trasporto a spese dell\u2019acquirente. Alcuni, ma solo una minoranza, vengono venduti \u00abCost, insurance and freight\u00bb (Cif) &#8211; con costi di trasporto a carico del venditore. Ci\u00f2 significa che generalmente si deve aggiungere il costo del trasporto al gi\u00e0 altissimo prezzo che i prodotti alimentari hanno raggiunto nel mondo, cosa che peggiora la situazione<br \/>\nconsiderato il prezzo del petrolio. Ad esempio molti paesi dell\u2019Africa occidentale come il Mali, il Senegal e altri, importano fino all\u201980% dei generi alimentari dall\u2019estero, soprattutto il riso dalla Thailandia e dal Vietnam.<\/p>\n<p>Terzo punto, la tragedia incombente dell\u2019aumento dei prezzi acutizza una tragedia gi\u00e0 in atto, quella della fame, che nel 2007 ha ucciso sei milioni di bambini al di sotto dei dieci anni. Mentre parliamo delle cause che determinano la nuova crisi dei prodotti alimentari, una crisi gi\u00e0 consolidata continua il suo cammino. Le statistiche della World Bank (Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo, o Birs) dicono che 2.200 miliardi di persone vivono in condizioni di estrema povert\u00e0 e che i costi di<br \/>\nnutrizione si prendono l\u201980-90% del reddito familiare. In Europa la proporzione cambia: solo il 10-15% del reddito viene utilizzato a scopo nutrizionale. La situazione dei poveri, molti dei quali vivono nei centri urbani, \u00e8 dunque questa: per colpa dell\u2019abnorme aumento dei prezzi, essi<br \/>\nstanno via via scivolando nell\u2019abisso della fame.<\/p>\n<p>Quali sono le cause principali delle gravi violazioni dei diritti alla nutrizione conseguenti all\u2019aumento dei prezzi? E qual \u00e8 la causa di tale aumento? Una delle principali \u00e8 la speculazione, che avviene soprattutto alla Chicago commodity stock exchange (Borsa delle materie prime agricole di<br \/>\nChicago), dove vengono stabiliti i prezzi di quasi tutti i prodotti alimentari del mondo. Tra il novembre e il dicembre dello scorso anno il mercato finanziario mondiale \u00e8 crollato e pi\u00f9 di mille miliardi di dollari investiti sono andati in fumo. Di conseguenza la maggioranza dei grandi speculatori, come quelli che investivano in hedge funds, hanno finito per<br \/>\ninvestire in options e futures sui prodotti agricoli grezzi e sui generi di prima necessit\u00e0.<\/p>\n<p>Nel 2000 il volume commerciale dei prodotti agricoli alle varie Borse ammontava approssimativamente a dieci miliardi di dollari. A maggio del 2008 ha raggiunto i 175 miliardi di dollari. Solo nel mese di gennaio 2008, quando \u00e8 iniziata questa inversione di tendenza, 3 miliardi di nuovi dollari<br \/>\nsono stati investiti alla Chicago commodity stock exchange. Tutti i generi di prima necessit\u00e0 sono per lo pi\u00f9 controllati da almeno otto grandi multinazionali. La pi\u00f9 grande societ\u00e0 che commercia grano \u00e8 la Cargifi, nel<br \/>\nMinnesota, che l\u2019anno scorso controllava il 25% di tutti i cereali prodotti nel mondo. I profitti della Cargill nel primo trimestre del 2007 hanno raggiunto i 553 milioni di dollari. Nel primo trimestre del 2008 sono arrivati a un miliardo e 300 milioni.<\/p>\n<p>E\u2019 difficile calcolare esattamente quanto la speculazione abbia influito sull\u2019aumento dei prezzi. La World Bank fa una stima che si aggira intorno al 37%. Heiner Flassbeck, Direttore della Divisione strategie globalizzazione e<br \/>\nsviluppo dell\u2019Unctad (United nations conference on trade and development), sostiene che questa percentuale si possa tranquillamente raddoppiare. La seconda causa dell\u2019esplosione dei prezzi \u00e8 la massiccia distruzione di<br \/>\nprodotti quali cereali e granoturco, finalizzata alla produzione di bioetanolo e biodiesel (agrocarburanti). Solo nello scorso anno gli Stati Uniti d\u2019America hanno incenerito 138 milioni di tonnellate di granoturco, cio\u00e8 un terzo della raccolta annuale, per trasformarlo in bioetanolo. E la<br \/>\nComunit\u00e0 europea si sta muovendo nella stessa direzione. John L\u00ecpsky, il secondo al vertice del Fondo monetario internazionale, sostiene che l\u2019utilizzo dei prodotti agricoli nella produzione del bioetanolo, in particolar modo il granoturco, sia responsabile dell\u2019aumento dei prezzi dei prodotti alimentari almeno al 40%.<\/p>\n<p>Ma di questo nefasto aumento non sono certo meno  responsabili i programmi di revisione del Fondo monetario mondiale e le politiche della Organizzazione mondiale del commercio. Per molti anni queste organizzazioni hanno dato<br \/>\npriorit\u00e0 all\u2019esportazione di prodotti quali cotone, zucchero di canna, caff\u00e8, t\u00e8, arachidi, e questo ha generato pericolose negligenze di fondo a scapito della \u00abfood security\u00bb, la sicurezza alimentare. Lo scorso anno, ad<br \/>\nesempio, il Mali esportava 380mila tonnellate di cotone e importava l\u201982% dei suoi prodotti alimentari. Questa politica agricola sbagliata imposta ai paesi in via di sviluppo \u00e8 oggi per gran parte responsabile della,<br \/>\ncatastrofe, poich\u00e9 le popolazioni interessate non sono in grado di permettersi gli altissimi costi dei generi alimentari.<\/p>\n<p>Detto questo, \u00e8 evidente che il Consiglio dei diritti umani dell\u2019Onu pu\u00f2 farsi avanti e giocare un ruolo essenziale nella soluzione di un problema tanto grave che negli anni a venire non potr\u00e0 far altro che peggiorare.<\/p>\n<p>Per risolvere la crisi alcuni suggeriscono le seguenti soluzioni:<br \/>\n1. La speculazione va regolata. L\u2019Unctad sostiene che i prezzi dei prodotti di primaria necessit\u00e0 non debbono essere soggetti alle speculazioni di Borsa, ma che andrebbero stabiliti da accordi internazionali fra paesi produttori e paesi consumatori. Il metodo dell\u2019Unctad di regolare tali<br \/>\naccordi attraverso buffer stocks (scorte cuscinetto) e stabex (system for the stabilisation of export, fondo di stabilizzazione dei proventi alle esportazioni a favore dei paesi Africa-Caraibi-Pacifico) potrebbe essere una<br \/>\nsoluzione. La soluzione complementare \u00e8 quella di riformare drasticamente le regole dei futures e delle options attraverso norme che permettano di controllare gli abusi pi\u00f9 gravi.<\/p>\n<p>2. Un\u2019altra soluzione al problema sta nel vietare in modo assoluto la trasformazione dei prodotti agricoli in biocarburanti. La facilit\u00e0 di movimento concessa al Nord del mondo dall\u2019uso di centinaia di milioni di automobili non si pu\u00f2 far scontare alle popolazioni affamate e prive dei pi\u00f9<br \/>\nbasilare sostentamento solo perch\u00e9 abitano la parte pi\u00f9 bassa dello stesso mondo.<\/p>\n<p>3. Le istituzioni di Bretton Woods e l\u2019Organizzazione mondiale per il commercio potrebbero cambiare i parametri della loro politica nell\u2019agricoltura e dare assoluta priorit\u00e0 agli investimenti nei prodotti di prima necessit\u00e0 e<br \/>\nnella produzione locale, compresi i sistemi di irrigazione, le infrastrutture, le semenze, i pesticidi eccetera. I lavoratori della terra e i suoi prodotti sono stati trascurati per troppo tempo. La situazione che ha visto gli agricoltori emarginati dai processi di sviluppo e discriminati nei diritti va cambiata al pi\u00f9 presto. Le nazioni, le organizzazioni internazionali e le agenzie per lo sviluppo bilaterale devono dare assoluta priorit\u00e0 agli investimenti sui prodotti agricoli primari e sulla  produzione locale.<\/p>\n<p>4. C\u2019\u00e8 poi un problema di coerenza. Molti dei paesi che fanno parte della International covenant on economic, social and cultural rights (Convenzione internazionale dei diritti economici, sociali e culturali) sono anche membri delle istituzioni di Bretton Woods e dell\u2019Organizzazione mondiale per il commercio. Quando i loro rappresentanti votano, nel Consiglio esecutivo del Fondo monetario internazionale e nel Consiglio, governativo della Banca mondiale, dovrebbero dare priorit\u00e0 assoluta ai diritti dell\u2019alimentazione e tenere conto dei predetti suggerimenti. E allo scopo di esaminarli a fondo, sarebbe anche utile che il Consiglio stabilisse di dare un mandato al Consultivo della Commissione.[\/b]<\/p>\n<p>NOTE<\/p>\n<p>Jean Ziegler \u00e8 membro della commissione del consiglio consultivo Onu per i diritti umani<br \/>\nTraduzione di Silvana Pedrini<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>5066-chi-sta-rubando-il-diritto-al-cibo<\/p>\n<p>5811<\/p>\n<p>EmiNews 2008<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20080531 18:55:00 redazione-IT [b]di Jean Ziegler &#8211; commissione Onu per i diritti umani[\/b] da Il Manifesto del 30 maggio 2008 [b]Le cause che hanno scatenato <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=23710\" title=\"5066 Chi sta rubando il diritto al cibo\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[108],"tags":[],"class_list":["post-23710","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2008"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - 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