{"id":23671,"date":"2008-06-07T00:00:00","date_gmt":"2008-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=23671"},"modified":"2008-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2008-06-07T00:00:00","slug":"5108-sinistra-undici-tesi-dopo-lo-tsunami","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=23671","title":{"rendered":"5108 SINISTRA: Undici tesi dopo lo tsunami"},"content":{"rendered":"<p>20080614 13:20:00 redazione-IT<\/p>\n<p>Documento del Centro Riforma dello Stato elaborato in occasione dell&#8217;Assemblea annuale dell&#8217;associazione che si terr\u00e0 il 27 giugno 2008 a Roma<\/p>\n<p>Undici tesi dopo lo tsunami<\/p>\n<p>1. Aprile 2008: va rilevato il tratto di discontinuit\u00e0, forse di salto. Non si pu\u00f2 riprendere il discorso dall\u2019heri dicebamus. Occorre un cambio di passo, nella ricerca e nell\u2019iniziativa. Non stava scritto che la transizione si chiudesse a destra. Ma cos\u00ec \u00e8 avvenuto. E tuttavia non \u00e8 la sorpresa il sentimento dominante: i segni c\u2019erano, nel paese, e anche a Roma. Perch\u00e9 non siano stati letti, \u00e8 il problema. D\u2019altra parte, non \u00e8 la paura il sentimento che ci deve dominare. Non c\u2019\u00e8 Annibale alle porte, non ci sar\u00e0 un passaggio di regime. C\u2019 \u00e8 una nuova destra, di governo, e di amministrazione, da sottoporre ad analisi e da contrastare nella decisione, con uno scatto di pensiero\/azione.<\/p>\n<p>2. Si conferma il dato, che viene da lontano, di una maggioranza di centro-destra nel paese reale.  Negli ultimi quindici anni, l\u2019opinione di centro si \u00e8 avvicinata all\u2019opinione di destra. Se la Dc era un centro che guardava a sinistra, Forza Italia \u00e8 un centro che guarda a destra. Questo ha dato l\u2019illusione che ci fosse un residuo di centro da conquistare a sinistra. C\u2019era, ma meno consistente di quanto si pensasse. I mutamenti, non colti, di societ\u00e0, a livello di territorio, sono stati pi\u00f9 forti dell\u2019iniziativa politica. Sono state due le risposte a questi smottamenti di opinione: una a vocazione maggioritaria, una a vocazione minoritaria. La prima, una risposta, diciamo cos\u00ec, espansiva: competere al centro, per togliere al centro-destra un pezzo di consenso. Cos\u00ec, i Progressisti, poi l\u2019Ulivo, poi l\u2019Unione, poi il Partito democratico. Che quest\u2019ultimo potesse assolvere a questa funzione da solo come un tutto, si \u00e8 dimostrato un progetto, a dir poco, non realistico. La seconda, una risposta, diciamo cos\u00ec, difensiva: marcare una posizione alternativa, con una grande ambizione e una piccola forza. Non si pu\u00f2 essere, troppo a lungo, anticapitalisti e deboli, antagonisti in pochi.  Aprile, il pi\u00f9 crudele dei mesi: due fallimenti,  del centro-sinistra e della sinistra, del grande partito di centro-sinistra e della  piccola aggregazione di sinistra.<\/p>\n<p>3. Qui, un punto teorico-politico, che va affrontato. Si potrebbe chiamare l\u2019equivoco della rappresentanza. Anzi, il rapporto tra l\u2019equivoco della rappresentanza e quella che si dice la crisi della politica. Che cosa viene prima, una crisi di rappresentanza sociale o una crisi di proposta politica? Che cosa fa pi\u00f9 difetto, la rappresentanza o la rappresentazione? Proviamo a rovesciare il senso comune. E diciamo cos\u00ec: la crisi della politica comincia non quando la politica non sa pi\u00f9 ascoltare, ma quando la politica non sa pi\u00f9 parlare. Certo che bisogna ascoltare, la rappresentanza \u00e8 essenziale, capire la societ\u00e0, conoscerla, ma non \u00e8 tanto la mancanza di questo che sta al fondo della crisi della politica. Il fondo della crisi della politica \u00e8 nel crollo di soggettivit\u00e0 politica, nella caduta, relativamente recente, della proposta soggettiva. La politica non sa pi\u00f9 parlare proprio perch\u00e9 non sa pi\u00f9 leggere, non sa pi\u00f9 interpretare. E quindi non sa orientare, non sa dirigere. L\u2019equivoco della rappresentanza \u00e8 il fatto di assumere il dato cos\u00ec com\u2019\u00e8, anche il dato della societ\u00e0, anche il dato della maggioranza di centrodestra nel paese. Se tu lo assumi cos\u00ec com\u2019\u00e8, e cerchi di correggere questo, e non ti fai carico invece di una proposta politica forte, l\u00ec inneschi appunto un processo che va a finire nella crisi della politica. Prima produci l\u2019antipolitica e poi ti fai carico di rappresentarla.<\/p>\n<p>4. Quando la politica non sa pi\u00f9 parlare, allora viene fuori un ceto politico, e un ceto amministrativo, autoreferenziale, che parla a se stesso e di se stesso, perch\u00e8 non sa pi\u00f9 parlare al paese, alla societ\u00e0. Questo ceto politico, impegnato a occuparsi di se stesso, entra nella logica di qualsiasi altro ceto, di qualsiasi altro corpo della societ\u00e0. Per garantirsi il consenso insegue le pulsioni di massa. Pi\u00f9 le rappresenta, pi\u00f9 vince. La politica non \u00e8 scollata dalla societ\u00e0 civile, \u00e8 incollata ad essa. Se societ\u00e0 civile \u00e8 il campo degli interessi particolari e degli egoismi corporati, allora la politica di oggi non la rappresenta poco, piuttosto le assomiglia troppo. Questa politica \u00e8 un pezzo di questa societ\u00e0, subalterna alle leggi di movimento, nazionali e sovranazionali, attraverso cui essa si autogoverna. Di qui, la crisi di senso dell\u2019agire politico, vero e proprio fatto d\u2019epoca del nostro tempo. Perch\u00e9, compito principale della politica non \u00e8 dare risposte, \u00e8 fare domande. E\u2019 la politica che deve interrogare la societ\u00e0, e il dato che c\u2019\u00e8, deve appunto saperlo leggere, decifrare, tradurre, e solo dopo che lo ha interpretato, pu\u00f2 rappresentarlo, ma mai rappresentarlo come riflesso passivo, mai specchiarlo cos\u00ec come  si presenta oggettivamente, nel suo  gioco incontrollato di forze.<\/p>\n<p>5. Quale, su questo punto, la differenza tra l\u2019adesso e ieri? In passato c\u2019erano le grandi classi, che avevano una voce, che parlavano, esprimevano, s\u00ec, interessi, ma grandi interessi, di per s\u00e9 riconoscibili. In quel caso la politica era pi\u00f9 facilitata a rappresentare, a raccogliere, perch\u00e9 la voce veniva da potenti aggregati, gi\u00e0 autonomamente, in qualche misura, organizzati. Era meno importante allora leggere e interpretare, era pi\u00f9 possibile direttamente rappresentare.  Ma quando le grandi classi si disgregano, e ti trovi di fronte a una societ\u00e0 frammentata, pluralistica, corporativizzata, cetualizzata, anarchicamente individualizzata, quando non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 quindi voce sociale, aumenta l\u2019obbligo della voce politica. Parlare a questa frammentazione, vuol dire elaborare una proposta riunificante. Il sociale ormai, nel capitalismo dopo la classe, va costruito,  non va descritto. Produrre legame sociale, e produrlo attraverso il conflitto, o meglio, attraverso i conflitti, ecco il volto nuovo della Sinistra, dopo il Movimento operaio. La Destra, nemmeno la nuova destra, pu\u00f2 e sa farlo. Il discrimine \u00e8 qui. Fare societ\u00e0, ma con la politica: se deve esserci missione, per la Nuova Sinistra, questa \u00e8.<\/p>\n<p>6. C\u2019\u00e8 un\u2019ondata di destra, che arriva, con il solito ritardo in Europa, dall\u2019America di Bush, proprio mentre l\u00ec va forse declinando. E\u2019 una febbre da rivoluzione conservatrice in tono minore, che attacca i corpi malandati dei nostri sistemi politici. Lo schema \u00e8 quello tradizionale: la paura come risposta al disagio. Perch\u00e9 la paura non \u00e8 la causa scatenante, la causa scatenante \u00e8 il disagio, di societ\u00e0, di umanit\u00e0, e quindi di civilt\u00e0. La paura \u00e8 un rimedio mobilitante per chi non ha difese, e  dunque le cerca, per chi non ha sicurezza del futuro e dunque cerca sicurezza almeno nel presente. La destra corrisponde di pi\u00f9 e meglio al lato oscuro dell\u2019animo umano, e la sinistra ha i Lumi ma da tempo li tiene spenti. Una tesi politica, controcorrente, da sostenere a questo punto con buone ragioni potrebbe dire cos\u00ec: la destra vince perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 la sinistra. E\u2019 una tesi dimostrabile empiricamente, ultimi dati elettorali alla mano, nel paese Italia e, soprattutto, in quell\u2019evento simbolico che \u00e8 la caduta di Roma: non ha sfondato il centro-destra, \u00e8 franato il centro-sinistra. La verit\u00e0 da cominciare a dire \u00e8 che il centro-sinistra non ha futuro se non si riorganizza intorno a una Grande Sinistra.<\/p>\n<p>7. C\u2019\u00e8 un retroterra di questo discorso, di cui bisogna essere consapevoli, un discorso di lungo respiro, che funge un po\u2019 da convitato di pietra di tutti i nostri pensieri. Dice questo: la destra vince, perch\u00e9 il capitalismo \u00e8 forte. Sta forse esaurendosi il ciclo neoliberista  e sta forse riguadagnando spazio il ruolo delle politiche pubbliche, e c\u2019\u00e8 da capire dove cadr\u00e0 l\u2019accento, se sul passaggio di crisi o sul passaggio di ristrutturazione. La sfida \u00e8 a livello globale, e sarebbe bene non lasciare alla destra tutta intera la denuncia degli effetti perversi della globalizzazione mercatista. Il capitalismo \u00e8 forte perch\u00e9 riesce a tenere ancora insieme innovazione di sistema, democrazia politica ed egemonia culturale. Un blocco di potenza che ha permesso fin qui a proprio favore due, e due sole, soluzioni di governo: o un centro-destra forte o un centro-sinistra debole. La virtuosa alternanza nei sistemi bipolari o bipartitici, modello Westminster, si sappia, ha questo vizietto di fondo. In queste condizioni, non c\u2019\u00e8 spazio n\u00e9 per una politica di pura gestione n\u00e9 per una politica di mera contestazione. C\u2019\u00e8 posto solo per una guerra di posizione, di media durata. La difficile situazione economica impatter\u00e0 con il governo politico della destra. E l\u2019emergenza, che sembrava dover essere istituzionale, magari sar\u00e0 di pi\u00f9 sociale. La storia-mondo, poi, \u00e8 un campo di imprevedibili eventi, se non la si guarda con la pappa del cuore, ma la si afferra con la lucida intelligenza di una politica-mondo. Qui c\u2019\u00e8 un terreno favorevole per la sinistra, se sapr\u00e0 essere meno Proteo e pi\u00f9 Anteo, se sapr\u00e0 di meno apparire in tante forme e di pi\u00f9 ritrovare la sola terra da cui ricava la propria forza.<\/p>\n<p>8. Bisogna dire: il popolo della sinistra ha il diritto di avere, per s\u00e9, una forza politica. E poi dire: l\u2019Italia, per stare in Europa e nel mondo ha bisogno di una sinistra. Non di una piccola sinistra, residuale, testimoniale, arroccata nei passati simboli e nelle antiche identit\u00e0, ma di una Grande Sinistra, moderna, critica, autonoma, autorevole, popolare. Non si pu\u00f2 concedere che l\u2019anomalia italiana si ripresenti oggi nella forma dell\u2019eccezione di un paese senza una grande forza politica che rivendichi con orgoglio questa funzione, nel nome, nei fatti, nei valori. Il problema di oggi non \u00e8: che cosa \u00e8 sinistra, ma chi  \u00e8 sinistra. Pi\u00f9 che conoscere, si tratta di andare a ri-conoscere il popolo della sinistra. Ma, anche qui, riconoscere non vuol dire rappresentare, vuol dire costruire, o meglio, ricostruire un campo di forze, in grado di portare un progetto di trasformazione, strategicamente pensato e tatticamente agito. Fondare un popolo: questo il Beruf &#8211; vocazione\/professione &#8211; della politica, quando non \u00e8 chiacchiera ma discorso, non immagine ma idea, non affabulazione ma organizzazione.<\/p>\n<p>9. La nuova e antica centralit\u00e0: dare forma politica al pluriverso del lavoro. Ci vuole un\u2019idea politica di lavoro, anzi, di lavoratore. Dopo l\u2019esperienza storica del movimento operaio, in che modo la persona che lavora, uomo e donna in modo differente, pu\u00f2 avere in quanto tale, non solo come cittadino, una funzione politica? Come i lavoratori associati possono contare politicamente? In che modo, per quali vie, con quali forme, possono esprimere un progetto di modello sociale, di sistema politico, di egemonia culturale? E, anche qui, chi sono oggi i lavoratori? C\u2019\u00e8 questo ceto medio acculturato di massa, che \u00e8 diventato un po\u2019 la caricatura del blocco storico per il centro-sinistra: perch\u00e9 \u00e8 isolato e lontano dal resto della societ\u00e0 reale. Ha una parte alta, che va verso le professioni, una parte bassa che va verso il precariato, a volte le due condizioni si congiungono. E\u2019 prezioso lavoro della conoscenza, un decisivo pezzo di lavoro immateriale, con in mano il futuro di sviluppo del paese. Va ricongiunto al lavoro materiale, al lavoro manuale, che c\u2019\u00e8 anche quando manovra le macchine, al lavoro operaio, salariato. Il lavoro sans phrase, direbbe Marx.  Ma qui ne va della dignit\u00e0 della sinistra il farsi carico e porre rimedio a questa disperata solitudine operaia, che si esprime, come abbiamo visto in tanti modi, a volte sconcertanti, che vanno riconosciuti, non giudicati. Solo assolvendo politicamente a questo compito si pu\u00f2 riaprire il discorso sul nuovo \u201cmondo del lavoro\u201d. Lavoro e sapere, si dice oggi. Pi\u00f9 la differenza del lavoro femminile. Il lavoro autonomo, di prima e seconda generazione,  che va ricongiunto al lavoro dipendente, garantito o precarizzato. Cos\u00ec come il centro urbano va ricongiunto alle periferie metropolitane. Non \u00e8 possibile accettare come un destino il rovesciamento di consenso che si \u00e8 verificato tra questi spazi di territorio e in questi luoghi del sociale. Non \u00e8 possibile. O altrimenti essere di sinistra non ha pi\u00f9 senso politico. Ecco la vera missione di un forte partito della sinistra: recuperare il senso della propria funzione, nel \u201cfare popolo\u201d come \u201csoggetto politico\u201d. Ricongiungere, riannodare e stringere il nodo tra campo sociale e forza politica.<\/p>\n<p>10. Diceva Brecht: sul muro sta scritto \u201cviva la guerra\u201d\/ chi l\u2019ha scritto, \u00e8 gi\u00e0 caduto. Adesso si dice: non si pu\u00f2 tornare indietro. Chi lo ha detto, ha gi\u00e0 messo un piede nel vuoto. Il nuovo a tutti i costi restaura il vecchio che avanza. Abbiamo avuto a nostre spese, qui e ora, una lezione da manuale. Calcoliamo bene le mosse,  prendiamoci il tempo necessario. Ma non escludiamo a priori  il fatto che a volte \u00e8 necessario  fare un passo indietro per saltare in avanti.<\/p>\n<p>11. Intendiamoci su questo. Non si tratta di mettere insieme i pezzi della vecchia sinistra. Sarebbe un\u2019operazione fuori tempo e senza spazio. Il vecchio bisogna sempre che sia quello dell\u2019avversario, mai il nostro. Tutte e due le tradizioni, quella comunista e quella socialdemocratica, sono esaurite. Ma non si creda che sia allora viva, per i bisogni della sinistra, la tradizione liberaldemocratica. Il partito del popolo della sinistra \u00e8 oltre tutta intera questa storia. Le componenti popolari si sono sfaldate, ma le loro culture in senso lato, cio\u00e8 le tracce di civilt\u00e0, che esse hanno depositato nella storia del nostro paese, sono l\u00ec, in attesa di essere riconosciute,valorizzate, riorganizzate e riunificate con le nuove culture, con i nuovi grumi di civilt\u00e0: le esperienze di organizzazione con le esperienze di movimento, il socialismo con il femminismo, il cattolicesimo sociale con i diritti della persona, il lavoro salariato con l\u2019ambientalismo politico, la cultura del conflitto con la cultura della pace. Tutto questo, insieme, \u00e8 popolo della sinistra. E pu\u00f2 diventare partito del popolo della sinistra. Non \u00e8 un blocco, \u00e8 un campo. Non si comporr\u00e0 da solo. Bisogna comporlo. Ci vuole decisione politica e pensiero forte. Ma, ecco: non si deve scherzare con i propri riferimenti, pratici e teorici. Altrimenti si diventa un\u2019altra cosa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>5108-sinistra-undici-tesi-dopo-lo-tsunami<\/p>\n<p>5852<\/p>\n<p>EmiNews 2008<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20080614 13:20:00 redazione-IT Documento del Centro Riforma dello Stato elaborato in occasione dell&#8217;Assemblea annuale dell&#8217;associazione che si terr\u00e0 il 27 giugno 2008 a Roma Undici <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=23671\" title=\"5108 SINISTRA: Undici tesi dopo lo tsunami\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[108],"tags":[],"class_list":["post-23671","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2008"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\r\n<title>5108 SINISTRA: Undici tesi dopo lo tsunami - 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