{"id":23653,"date":"2008-06-07T00:00:00","date_gmt":"2008-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=23653"},"modified":"2008-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2008-06-07T00:00:00","slug":"5132-associazioni-italiane-nel-mondo-realta-in-evoluzione-documento-approvato-dal-cdp-del-cgie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=23653","title":{"rendered":"5132 Associazioni italiane nel mondo: realt\u00e0 in evoluzione &#8211; Documento approvato dal CDP del CGIE"},"content":{"rendered":"<p>20080624 23:40:00 redazione-IT<\/p>\n<p>Associazioni italiane nel mondo: realt\u00e0 in evoluzione &#8211; Il Documento di riflessione approvato il 23.06.2008 dal CDP del CGIE<\/p>\n<p>Premessa<\/p>\n<p>Il Gruppo di lavoro ad hoc sull\u2019associazionismo italiano all\u2019estero, promosso dal Consiglio Generale degli Italiani all\u2019estero e costituito dai vice segretari generali per le aree continentali, dai presidenti delle otto commissioni tematiche, dai rappresentanti delle commissioni continentali del CGIE, dai rappresentanti della Consulta nazionale dell\u2019emigrazione, dagli Assessorati e Consulte regionali di emigrazione, propone alla riflessione e al dibattito delle associazioni italiane all\u2019estero e delle istituzioni competenti il seguente documento, frutto dell\u2019incontro realizzato a Roma, il 27 e 28 maggio 2008.<\/p>\n<p>Il presente documento \u00e8 stato presentato e discusso dal Comitato di presidenza del CGIE il 23 Giungo 2008.<br \/>\nLe analisi, considerazioni e proposte contenute nel documento sono il momento iniziale di una pi\u00f9 ampia riflessione sulla realt\u00e0 ed il futuro dell\u2019associazionismo italiano all\u2019estero, riflessione che vede coinvolti tutti gli attori di questo vitale aspetto della convivenza sociale, dalle diverse forme associative all\u2019estero, alle associazioni nazionali di emigrazione e alla CNE, agli organismi istituzionali come Comites, CGIE e parlamentari eletti all\u2019estero, alle Consulte ed Assessorati regionali d\u2019emigrazione.<br \/>\nSi tratta, perci\u00f2, di comprendere l\u2019evoluzione dell\u2019associazionismo avvenuta negli ultimi decenni e di ridefinire un quadro di relazioni efficace e produttivo tra le istituzioni italiane e l\u2019associazionismo italiano all\u2019estero in grado di accoglierne e potenziarne le novit\u00e0, le positive trasformazioni ed aperture interculturali e in linea con le nuove esigenze e fabbisogni che emergono dalle comunit\u00e0 italiane all\u2019estero.<br \/>\nIn questa prospettiva \u00e8 necessario far emergere e riconoscere tutta la pluralit\u00e0 ed il carattere libero ed autonomo dell\u2019esperienza associativa nel mondo ed assumerla come valore fondamentale per il perpetuarsi di una dimensione di comunit\u00e0 tra gli italiani e gli oriundi italiani nei diversi continenti e paesi e per la costruzione della loro rappresentanza.<br \/>\nConciliare le qualit\u00e0 costitutive ed evolutive del movimento associativo con le finalit\u00e0 istituzionali tese a valorizzarne la funzione di mediazione culturale, sociale, economica e politica tra l\u2019Italia e i paesi di accoglienza, e con gli enti locali (Regioni, Province, Comuni) necessita di un quadro di lettura del fenomeno associativo che superi atteggiamenti unilaterali e recepisca la soggettivit\u00e0 e pluralit\u00e0 interculturale di questo mondo come la base stessa per lo sviluppo di tali politiche.<br \/>\nNon si tratta solo di riconsiderare il dialogo delle associazioni storiche con le istituzioni italiane ma di saper cogliere l\u2019evoluzione delle associazioni, specie quelle che coinvolgono pi\u00f9 da vicino le giovani generazioni. Un impegno, perci\u00f2, sul ruolo dell\u2019associazionismo con lo sguardo puntato sul futuro, ma attento alle diverse sfaccettature che il fenomeno ha assunto nel tempo.<br \/>\n1. Il valore innegabile dell\u2019associazionismo italiano<br \/>\nL\u2019associazionismo italiano all\u2019estero \u00e8 stato, fin dall\u2019inizio, il terreno privilegiato dell\u2019impegno solidale di quanti si sono dedicati alla promozione dei diritti degli emigrati, alla tutela dei diritti, previdenziali e di assistenza sociale, dei lavoratori. Senza l\u2019impegno dell\u2019associazionismo degli e per gli italiani all\u2019estero i diritti civili, sociali, culturali e politici delle comunit\u00e0 oltreconfine non sarebbero stati raggiunti. Inoltre l\u2019associazionismo italiano all\u2019estero ha permesso la conservazione e la promozione dell\u2019italianit\u00e0, collegando le nostre comunit\u00e0 con l\u2019Italia soprattutto quando lo Stato italiano era assente nel mondo dell\u2019emigrazione.<br \/>\nStoricamente le comunit\u00e0 italiane nel mondo hanno creato, nei diversi Paesi di accoglienza, vari tipi di associazioni per rispondere alle esigenze e agli stimoli del periodo storico vissuto. Si inizia dalle societ\u00e0 di mutuo soccorso e di risposta ai bisogni scolastici e sociali della prima emigrazione per poi costituire associazioni legate al paese d\u2019origine quando si faceva necessario mantenere un\u2019identit\u00e0 aggregante soprattutto in periodi bellici dove divergevano gli interessi dell\u2019Italia da quelli dei paesi di accoglienza.<\/p>\n<p>Negli anni 1960-70, con la ri-definizione dei ruoli istituzionali delle Regioni italiane vengono accentuati i rapporti economici e politici con il mondo associativo italiano all\u2019estero, che diventa un partner privilegiato di promozione e di relazione. Questo fatto ha consentito all\u2019associazionismo di assumere un ruolo di mediazione tra i migranti ed i rispettivi territori, di partenza, arrivo e ritorno, facilitati in questo dall\u2019istituzione di consulte e legislazioni regionali, in grado di garantire un certo finanziamento di progetti specifici.<br \/>\nNegli ultimi decenni \u00e8 cambiata la fisionomia dell\u2019emigrazione italiana: a quella tradizionale si sono aggiunte le generazioni di discendenti italiani ed una nuova componente giovanile qualificata. Dal punto di vista associativo diminuiscono le associazioni assistenziali e mutualistiche e si rafforza un associazionismo economico attivo nei processi di import-export tra l\u2019Italia e l\u2019estero, un associazionismo fatto di relazioni pluriculturali e interculturali, un associazionismo meno istituzionale e pi\u00f9 rispondente ad esigenze ricreative e di tempo libero.<br \/>\nInfine, fenomeno recente e particolare (in stretto collegamento con l\u2019attribuzione del diritto di voto in loco agli Italiani all\u2019estero) \u00e8 la costituzione nei diversi paesi di accoglienza di associazioni partitiche in collegamento con le forze politiche italiane.<br \/>\nSi incontra cos\u00ec, sempre pi\u00f9, un associazionismo che \u00e8 l&#8217;espressione diretta dei gruppi di italiani e di loro discendenti piuttosto che il prodotto di istituzioni o organismi (autorit\u00e0 consolari, forze politiche, sindacati, missioni cattoliche, patronati). Tali associazioni cercano come interlocutori non tanto le istanze nazionali quanto le amministrazioni locali e regionali per valorizzare, difendere e promuovere la loro immagine e la loro realt\u00e0 sociale, economica e culturale di emigrazione.<br \/>\n2. La realt\u00e0 dell\u2019associazionismo italiano<br \/>\nSecondo i dati 2007 del Ministero degli Affari Esteri, il fenomeno dell&#8217;associazionismo all&#8217;estero coinvolge pi\u00f9 di un milione e mezzo di italiani in 5.944 associazioni, di cui numerose nate negli ultimi decenni.<\/p>\n<p>Il canale associativo rimane, perci\u00f2, una risorsa privilegiata, per quanto non esclusiva, nelle relazioni delle istituzioni regionali e nazionali con le comunit\u00e0 emigrate. Anche se il numero degli aderenti non copra l\u2019intera collettivit\u00e0, soprattutto quando si consideri il pi\u00f9 ampio bacino rappresentato dai discendenti italiani fonte anch\u2019essi di momenti specifici di aggregazione, le associazioni offrono visibilit\u00e0, svolgono ruoli di mediazione, coprono una diversit\u00e0 di obiettivi: ricreativi, sociali, culturali, professionali, religiosi.<br \/>\nSe alcune associazioni hanno terminato la loro funzione storica e si sono riqualificate in direzioni pi\u00f9 settoriali, promuovendo iniziative culturali o rispondendo a nuovi bisogni della comunit\u00e0 italiana, altre si sono aperte a contatti, relazioni e progetti internazionali. E\u2019 necessario, perci\u00f2, riconoscere le diverse tipologie associative e approntare specifici e adeguati strumenti di sostegno, per evitare che le nuove forme associative, pi\u00f9 innovative e interculturali, risultino paradossalmente quelle meno tutelate sebbene rappresentino una parte reale della societ\u00e0 civile.<br \/>\nIl fenomeno dell\u2019associazionismo di emigrazione \u00e8 una realt\u00e0 in continua evoluzione. E quando si afferma che il mondo associativo \u00e8 in crisi a causa dell\u2019inevitabile invecchiamento dei quadri dirigenti, del mancato ricambio generazionale e della necessit\u00e0 di ridefinire gli obiettivi associativi in modo da rispondere ad esigenze e bisogni nuovi, bisogna comprendere che tale \u201ccrisi\u201d riguarda solo una parte del mondo associativo e che in ogni caso essa deve essere vista come tappa, dolorosa e probabilmente positiva se affrontata adeguatamente, di un cammino di crescita.<br \/>\nInfatti, riconoscere che parte della realt\u00e0 associativa \u00e8 legata a scenari sociali ed economici ormai superati, che allo spirito di solidariet\u00e0 originario del movimento associativo (anche in supplenza dello Stato) \u00e8 spesso subentrato uno spirito di subalternit\u00e0 pi\u00f9 legato a difendere gli interessi di alcuni gruppi di potere italiani che a rispondere ai bisogni delle proprie comunit\u00e0, che molte delle finalit\u00e0 statutarie vanno aggiornate\u2026 riconoscere tutto questo significa dare il giusto rilievo alla diversa composizione delle comunit\u00e0 italiane all\u2019estero fatte di giovani, di nuove emigrazioni, di gruppi con interessi sociali, culturali, scientifici, imprenditoriali, artistici.<br \/>\nMolti di questi nuovi esempi di aggregazione travalicano il territorio di un solo Paese creando una rete transnazionale e mondiale anche grazie alle nuove risorse tecnologiche. Molte associazioni, soprattutto quelle create da giovani per i giovani, superano la logica della mono appartenenza regionale o nazionale per aprirsi pi\u00f9 agli italofili che agli italofoni, cio\u00e8 a chi ama o ha interesse a sviluppare relazioni con l\u2019Italia indipendentemente dal Paese di appartenenza e dalla lingua parlata.<br \/>\nL\u2019affermarsi di queste nuove forme associative, connesse ai diversi interessi elettivi e alle nuove generazioni, consentono di ritenere che l\u2019associazionismo di emigrazione non \u00e8 un fenomeno di retroguardia, ma dinamico, un ponte tra mondi in evoluzione, che stabilisce connessioni a partire da un sentimento di comune appartenenza su una nuova base identitaria italiana, non arroccata in se stessa, ma aperta al confronto con altre culture ed universi mentali.<br \/>\nL\u2019associazionismo italiano all\u2019estero, sia nella prospettiva storica che nelle sue attuali potenzialit\u00e0, \u00e8 perci\u00f2 un importante elemento-ponte capace di collegare diverse esperienze umane. Svolge una funzione di mediazione tra differenti paesi e culture, tra il paese di origine, sempre vivo nella memoria, nei valori e negli affetti, ed il paese d\u2019insediamento, divenuto spesso il centro delle decisioni professionali, culturali e sociali.<br \/>\nLe associazioni sono un valido soggetto relazionale specie in contesti locali. Infatti, la condivisione di lingua, identit\u00e0, codici culturali ed etici \u00e8 un elemento aggregante, generatore di un mix di fiducia e affinit\u00e0. La promozione ed il sostegno degli ambiti associativi, culturali e sociali, \u00e8 pertanto una strategia valida, da perseguire soprattutto nei riguardi delle associazioni dei giovani italiani nel mondo.<br \/>\nAnche all\u2019interno del mondo giovanile si riscontrano diversi atteggiamenti: mentre parte dei giovani italiani vivono spesso i clich\u00e9 e gli stereotipi dell\u2019italianit\u00e0, elementi folcloristici ed imposti dall\u2019esterno, altri, pi\u00f9 coinvolti nelle dinamiche dei rispettivi paesi di residenza, sviluppano sensibilit\u00e0 nuove legate al recupero o alla riscoperta delle proprie radici culturali.<br \/>\nRiproporre in maniera creativa il legame con la terra d\u2019origine, capire ed assumere le differenze sperimentate in emigrazione, aiutare a fare una sintesi identitaria caratterizzata dalla pluralit\u00e0 di espressioni e di appartenenze \u00e8 la nuova proposta associativa dei giovani italiani nel mondo che, attratti da una cultura italiana solidale, si affrancano cos\u00ec da una visione \u201cnostalgica\u201d e \u201cprovinciale\u201d dell\u2019italianit\u00e0.<br \/>\n3. L\u2019associazionismo italiano per il futuro<br \/>\nL\u2019associazionismo \u00e8 stato e continua ad essere il \u201ccuore\u201d delle comunit\u00e0 italiane nel mondo. E\u2019 ancora essenziale nel collegamento fra le comunit\u00e0 all\u2019estero e l\u2019Italia. E\u2019 strumento di aggregazione, di promozione e sostegno dell\u2019italianit\u00e0. Rappresenta una strategia valida per il futuro, soprattutto se guardiamo alle giovani generazioni di origine italiana, che superando la semplice incorporazione nelle associazioni storiche, propone dinamiche associative innovative come l\u2019esperienza e la valorizzazione delle molteplici appartenenze culturali, la coscienza multiculturale di formare un mondo plurale composto da diverse origini e culture, l\u2019impegno di mettere in relazione interculturale le diversit\u00e0 di ogni persona, gruppo e appartenenza.<br \/>\nE\u2019 interesse dell\u2019Italia, allora, di non perdere il collegamento che passa attraverso la rete dell\u2019associazionismo, con le sue comunit\u00e0 all\u2019estero e di non disperdere un importante patrimonio di conoscenze e di esperienze, di cui le giovani generazioni di origine italiana rappresentano una punta avanzata. Le istituzioni italiane, interessate a mantenere un proficuo legame con questo mondo associativo e a promuoverne l\u2019evoluzione, devono cos\u00ec riconoscere il valore della soggettivit\u00e0 politica dell\u2019associazionismo e favorire il consolidamento di un associazionismo autonomo, attento ai bisogni delle comunit\u00e0 italiane.<br \/>\nInfatti, tra i pericoli da evitare nel rapporto con l\u2019associazionismo c\u2019\u00e8 quello di costringere le attivit\u00e0 associative in forme che potrebbero inaridirne l\u2019autonomia e la spontaneit\u00e0, di sottovalutare il valore aggiunto che i giovani danno al mondo associativo, di proporre interventi calati dall\u2019alto incapaci di privilegiare la soggettivit\u00e0 degli attori e di confondere ruoli e compiti delle diverse componenti del mondo migratorio, nel caso delle associazioni in rapporto a Comites, CGIE, parlamentari eletti all\u2019estero e regioni.<br \/>\nIn quest\u2019ottica, le istituzioni italiane \u2013 pur invitando le associazioni italiane, vecchie e nuove, a perseguire modalit\u00e0 aggregative caratterizzate da democrazia interna, trasparenza di obiettivi, mezzi ed attivit\u00e0, partecipazione fattiva dei membri, ricambio generazionale di responsabili e membri evitando per\u00f2 la logica della contrapposizione tra giovani e anziani e favorendo la convivenza e l\u2019arricchimento reciproco \u2013 ritengono inopportuno stabilire criteri fissi per \u201cqualificare\u201d le diverse associazioni italiane, dal momento che l\u2019amministrazione pubblica, nel momento di richieste specifiche, gi\u00e0 prevede condizioni e criteri da rispettare, come l\u2019iscrizione ai diversi albi consolare, regionale o nazionale.<br \/>\nLa questione della rappresentanza<br \/>\nL\u2019associazionismo italiano all\u2019estero vive una fase di transizione e trasformazione che porta ad un necessario chiarimento di ruolo anche in relazione alle nuove forme di rappresentanza. Infatti, se l\u2019associazionismo tradizionale ha svolto per anni un positivo ruolo di rappresentanza sociale pressoch\u00e9 esclusiva (coprendo spesso l\u2019assenza della politica), oggi \u2013 soprattutto nella dimensione pi\u00f9 \u201cpolitica\u201d \u2013 deve confrontarsi con i nuovi organi di rappresentanza come Comites, CGIE e parlamentari eletti all\u2019estero. Per salvaguardare questa distinzione di ruoli \u00e8 opportuno che partiti ed associazioni riconoscano e accettino i loro rispettivi ruoli e competenze senza prevaricazioni e confusioni. L\u2019associazionismo deve, perci\u00f2, saper mantenere la propria autonomia che non vuol dire isolamento o contrapposizione, ma proficua collaborazione nel rispondere ai bisogni sociali e alle domande della comunit\u00e0 italiana.<br \/>\nInfatti, coloro che ritengono superato il ruolo di rappresentanza dell\u2019associazionismo in favore di una rappresentanza esclusiva dei partiti politici, devono ricordare che la realt\u00e0 associativa \u00e8 ancora pi\u00f9 rilevante dopo la costituzione di Comites e CGIE e dopo l\u2019ottenimento dell\u2019esercizio di voto in loco da parte degli Italiani nel mondo con la successiva elezione dei parlamentari nella circoscrizione estero. L\u2019esempio dell\u2019America Latina \u00e8 significativo dato che, nelle elezioni del 2008 sono stati preferiti candidati provenienti dal mondo associativo al posto di quelli designati dai partiti.<br \/>\nRiconoscere, allora, che la rappresentanza sociale delle associazioni \u00e8 autonoma, complementare, ma non riconducibile a quella dei partiti politici significa tenere in giusta considerazione quella parte significativa di italiani interessati a seguire direttamente la gestione dei problemi sociali, educativi e culturali della comunit\u00e0.<br \/>\nIl rapporto con le Regioni<br \/>\nAnche nei rapporti con le Regioni, atteggiamenti di tipo strumentale vanno arginati, per mantenere un orientamento e un indirizzo capace di generare legami pi\u00f9 ampi e profondi di carattere sociale e culturale, oltre che economico e commerciale.<br \/>\nInfatti, se alcune regioni hanno una pratica consolidata di promozione con i corregionali all\u2019estero, altre regioni si limitano a considerare le associazioni come semplici \u201cfornitori\u201d di personale o di pubblico da \u201cutilizzare\u201d per iniziative che emanano direttamente dai vari uffici e assessorati regionali.<br \/>\nE\u2019 importante invece che le Regioni sostengano e incentivino proposte e misure di formazione all\u2019associazionismo, per esempio nel campo delle nuove tecnologie o nello scambio di esperienze multi e interculturali.<br \/>\n4. Le politiche ed i mezzi per promuovere e sostenere l\u2019associazionismo del futuro<br \/>\nLa seguenti indicazioni operative possono aiutare l\u2019associazionismo italiano all\u2019estero a proseguire la sua evoluzione verso forme e attivit\u00e0 pi\u00f9 consone alla nuova realt\u00e0 degli Italiani nel mondo. Non si tratta di indicazioni esclusive, ma solo di proposte da confrontare e ampliare insieme a tutti gli attori associativi e istituzionali italiani.<br \/>\n&#8211;\tModifica della legge 383\/2000 sulle associazioni di promozione sociale italiane in modo da estendere la sua applicazione non solo al territorio italiano, ma anche alle realt\u00e0 associative che sono prevalentemente dislocate ed operanti all\u2019estero.<br \/>\n&#8211;\tCoordinamento permanente e unitario delle politiche d\u2019emigrazione sia a livello nazionale che regionale. Rivitalizzare il tavolo Stato-Regioni-CGIE e\/o, in caso di sua impossibilit\u00e0 operativa, favorire forme di auto-coordinamento regionale con il coinvolgimento delle consulte regionali, per programmare, monitorare e valutare le azioni di sostegno all\u2019associazionismo.<br \/>\n&#8211;\tRiforma del CGIE e dei Comites; armonizzazione della legislazione regionale relativa al tema dell\u2019emigrazione, creando un legame fra legislazione nazionale e Regioni.<br \/>\n&#8211;\tIn collegamento con la Consulta Nazionale dell\u2019Emigrazione, istituire un unico momento di coordinamento in Italia capace di rappresentare pi\u00f9 completamente il mondo associazionistico italiano all\u2019estero.<br \/>\n&#8211;\tSostegno alla nascita di associazioni di giovani italiani e di origine italiana, capaci di superare un concetto di italianit\u00e0 chiusa e limitata. Infatti, oltre all\u2019appartenenza giuridica (il passaporto italiano), \u00e8 necessario individuare nuove chiavi di interlocuzione quali la cultura e la lingua, nel rapporto con le nostre associazioni all\u2019estero. Tali associazioni potranno rinvigorire il collegamento con l\u2019Italia attraendo competenze, professionalit\u00e0 ed intelligenze con l\u2019incentivazione, per esempio, di forme di partenariato e di cooperazione con il mondo culturale, imprenditoriale ed istituzionale italiano.<br \/>\n&#8211;\tCreazione e sostegno di corsi di formazione per leadership associative e di educazione alla vita associativa.<br \/>\n&#8211;\tPromozione di aggregazioni associative (anche in forma interregionale) per realizzare progetti comuni.<br \/>\n&#8211;\tSostegno alla qualificazione degli strumenti d\u2019informazione delle comunit\u00e0 italiane all\u2019estero: stampa, radio, tv, internet. Tali interventi potrebbero favorire una conoscenza non folcloristica dell\u2019Italia attuale, anche attraverso le trasmissioni di RAI International e la moltiplicazione di stages in Italia per operatori della comunicazione, capaci di diventare, a loro volta, formatori di altri giovani.<br \/>\n&#8211;\tSeminario sull\u2019internazionalizzazione come luogo di riflessione sulle connessioni tra giovani, globalizzazione e internazionalizzazione economica, ed occasione per rilanciare il ruolo delle Associazioni nell\u2019ambito delle misure volte a sostenere la competitivit\u00e0 dell\u2019Italia nel mondo.<br \/>\n&#8211;\tRicerca-azione di carattere scientifico sulla realt\u00e0 associativa odierna, per comprenderne le aspettative e le problematiche, per valorizzarne il contributo propositivo. Tale indagine \u00e8 utile anche per correggere la percezione che in Italia si ha delle associazioni all\u2019estero come enti obsoleti e spesso luoghi di sprechi, facendo invece emergere la diffusa realt\u00e0 operosa e fruttuosa, in gran parte volontaria, delle associazioni italiane all\u2019estero. In un primo momento tale ricerca-azione potrebbe interessare alcuni Paesi-campione con l\u2019obiettivo di identificare le buone pratiche associative ed innovative. In un secondo momento, anche per completare i dati in possesso del MAE, si potrebbe impostare un\u2019anagrafe associativa esaustiva capace di rendere conto del complesso mondo dell\u2019associazionismo italiano all\u2019estero.<br \/>\nTali proposte dovranno essere attuate impiegando risorse e strumenti opportuni, tra cui indichiamo:<br \/>\n&#8211;\tle risorse destinate alla  formazione professionale degli italiani residenti nei Paesi extra UE, cominciando dal bando del ministero del lavoro per il quale va rafforzata la collaborazione tra CGIE, Comites, MAE e Ministero del Lavoro per il recupero del legame tra politica estera, formazione professionale e giovani;<br \/>\n&#8211;\til patrimonio di strumenti di network, di metodologie progettuali innovative, di capacit\u00e0 professionali e di nuove conoscenze sulle professionalit\u00e0 italiane nel mondo costituito dall\u2019Osservatorio sulla formazione e sul lavoro degli italiani all\u2019estero operante presso la DGIT che va sostenuto e rafforzato nella sua continuit\u00e0 operativa coinvolgendo le federazioni e reti associative nazionali facenti capo alla CNE nell\u2019ambito di un corretto approccio di dialogo sociale;<br \/>\n&#8211;\ti fondi comunitari destinati al nuovo programma di FSE 2007-2013 del MAE che prevede, assieme all\u2019Osservatorio,  iniziative di valorizzazione dell\u2019Associazionismo, dei Comites e delle Consulte regionali nell\u2019ambito dello sviluppo dei servizi pubblici destinati alla mobilit\u00e0 transnazionale degli studenti e dei lavoratori.<\/p>\n<p>Conclusione<br \/>\nConsiderando che la necessaria e rinnovata riflessione sulla situazione e sul futuro dell\u2019associazionismo di emigrazione equivale ad occuparsi del futuro delle nostre collettivit\u00e0 intese come comunit\u00e0 di intessi che condividono sistemi di valori identitari e culturali, siamo coscienti che in assenza della funzione aggregativa e organizzativa, di orientamento e confronto assicurata dall\u2019associazionismo le nostre collettivit\u00e0 ed i singoli soggetti si troverebbero in una situazione di anomia indifferenziata e non esisterebbero, di fatto, \u201ccomunit\u00e0-collettivit\u00e0\u201d degli italiani all\u2019estero. L\u2019attivit\u00e0 di promozione e mediazione sociale, che storicamente ha svolto e svolge l\u2019associazionismo, costituisce, infatti, la funzione fondamentale per la riproduzione del senso di appartenenza e del legame con l\u2019Italia.<br \/>\nLa tutela, il rafforzamento e l\u2019adeguamento dell\u2019esperienza associativa degli italiani all\u2019estero costituiscono, dal punto di vista istituzionale, finalit\u00e0 strategiche che giustificano, da una parte, l\u2019esistenza dei diversi livelli di rappresentanza che si sono costituiti negli ultimi venti anni (Comites, CGIE, rappresentanza parlamentare) e, dall\u2019altra, la possibilit\u00e0 stessa della loro attuazione in quanto ricevono dalle reti associative lo spazio di agibilit\u00e0 democratica indispensabile per la loro espressione e per il loro riconoscimento.<br \/>\nTale relazione (associazionismo-diversi livelli di rappresentanza) implica, allora, un chiarimento rispetto al modo in cui la si legge o, meglio, al luogo da cui la si legge.<br \/>\nSe la si legge dall\u2019interno delle collettivit\u00e0 all\u2019estero, l\u2019evoluzione delle autonome forme organizzative che le collettivit\u00e0 si danno percorre, da tempo, un iter caratterizzato da livelli crescenti di integrazione nei paesi di insediamento sia sul piano culturale che sul piano sociale e politico. In questo mondo di nuova rappresentanza sociale non vi \u00e8 crisi, anzi vi \u00e8 crescente consapevolezza e impegno verso un mondo interculturale che lega autoctoni e immigrati italiani, ma anche di altre etnie, che contribuiscono alla vita civile e sociale di quei paesi.<\/p>\n<p>Se invece la si legge dalla prospettiva italiana, vi sono forti elementi critici in gran parte riferibili alle aspettative o agli orientamenti provenienti dalle istituzioni e dai centri di rappresentanza politica e sociale italiani, in riferimento al ruolo che, nell\u2019ultimo decennio, si richiede alle collettivit\u00e0 emigrate, di essere veicolo economico e\/o promotore di una pi\u00f9 efficace e ampia penetrazione dell\u2019Italia nel mondo.<br \/>\nTra queste due ottiche o dimensioni relazionali dello sviluppo sociale e civile che riguarda le nostre collettivit\u00e0, \u00e8 dunque necessaria una sintesi positiva. Infatti, continuare a parlare di crisi senza considerare che le nostre comunit\u00e0 erano esclusivamente italiane in partenza, ma sono sempre pi\u00f9 multiculturali e integrate (quindi diverse, autonome e dotate di originali caratteri identitari), oppure immaginare soluzioni esclusivamente \u201canagrafiche\u201d o funzionali, non aiuta a comprendere o risolvere i problemi e le opportunit\u00e0 del futuro dell\u2019associazionismo italiano all\u2019estero.<br \/>\nRispetto a questa diversit\u00e0, variet\u00e0 ed originalit\u00e0 interculturale delle forme organizzate delle nostre collettivit\u00e0, bisogna avvicinarsi con una accentuata disposizione all\u2019ascolto e alla comprensione, evitando l\u2019equivoco che l\u2019associazionismo serva per forza a qualcuno, magari per perpetuare interessi specifici o settoriali.<br \/>\nL\u2019associazionismo serve, invece, essenzialmente a se stesso, ovvero alla gente che lo crea e che lo sostiene partecipando democraticamente alla sua vita interna e agli obiettivi che esso, autonomamente, si d\u00e0.<br \/>\nL\u2019Italia e le sue istituzioni possono mantenere con questo mondo di partecipazione un legame forte e solido, partendo dal riconoscimento della sua autonomia, evitando approcci strumentali e considerando che proprio la tutela di questa pluralit\u00e0, apertura, dinamicit\u00e0 e soggettivit\u00e0 interculturale, pu\u00f2 consentire una moderna evoluzione dell\u2019associazionismo e allo stesso tempo fornire un contributo di straordinario valore al Paese.<\/p>\n<p>Tra l\u2019attore istituzionale che ha necessit\u00e0 di strutturare griglie di riconoscimento, albi, criteri di valutazione, programmi e progetti rispetto ai suoi obiettivi a breve-medio termine, e l\u2019associazionismo interculturale che sviluppa ed elabora dinamicamente scenari di nuove opportunit\u00e0, a partire dai contesti dei paesi di residenza, c\u2019\u00e8 quindi bisogno di un approccio dialettico che consenta di superare paradigmi relazionali univoci e statici tra Italia ed italianit\u00e0 all\u2019estero, passando dalla iniziale definizione di \u201cemigrazione come risorsa\u201d, elaborata nel corso della Seconda Conferenza Nazionale dell\u2019Emigrazione nel 1988, ad una specifica e prospettica connotazione di \u201cemigrazione come risorsa interculturale\u201d.<br \/>\nIn caso contrario, la mancanza di una lettura aperta ed evolutiva, l\u2019insufficienza di azioni lungimiranti che sostengano il processo di rinnovamento interno al mondo associazionistico e l\u2019assenza di valide misure finalizzate alla sua valorizzazione e a nuove forme di attrazione verso l\u2019Italia delle sue migliori energie, questa \u201cstorica risorsa\u201d andr\u00e0 progressivamente e forse irrimediabilmente perduta per il nostro paese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>5132-associazioni-italiane-nel-mondo-realta-in-evoluzione-documento-approvato-dal-cdp-del-cgie<\/p>\n<p>5874<\/p>\n<p>EmiNews 2008<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20080624 23:40:00 redazione-IT Associazioni italiane nel mondo: realt\u00e0 in evoluzione &#8211; 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