{"id":23633,"date":"2008-06-07T00:00:00","date_gmt":"2008-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=23633"},"modified":"2008-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2008-06-07T00:00:00","slug":"5152-stranieri-della-porta-accanto-poco-consumismo-molto-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=23633","title":{"rendered":"5152 Stranieri della porta accanto: poco consumismo, molto lavoro"},"content":{"rendered":"<p>20080701 20:09:00 redazione-IT<\/p>\n<p>&#8211; Immigrati fannulloni? Un clich\u00e9: lavorano, ma spesso senza contratto<br \/>\n&#8211; Consumatori s\u00ec, ma attenti: gli immigrati sognano casa e auto<br \/>\n&#8211; Don Nozza: &#8221;I datori di lavoro paghino per l&#8217;integrazione&#8221;<br \/>\n&#8211; Zingaretti: &#8221;Un testo che aiuta a conoscere l\u2019altro&#8221;<br \/>\n&#8211; Roma verso un Albo delle professionalit\u00e0 straniere<\/p>\n<p>E&#8217; il profilo che emerge dalla ricerca Caritas sulla vita quotidiana e il lavoro degli stranieri a Roma. Revelli (Commissione sull&#8217;esclusione sociale): &#8221;Quadro senza toni allarmistici, piuttosto di sofferta e dignitosa normalit\u00e0&#8221;<\/p>\n<p>Roma &#8211; \u201cIstruiti, laboriosi, poco inclini al consumo, economicamente autosufficienti, aperti alla solidariet\u00e0, sempre pi\u00f9 attaccati all\u2019Italia\u201d. E\u2019 questo l\u2019identikit degli immigrati che emerge dalla ricerca \u201cLe condizioni di vita e di lavoro degli immigrati nell\u2019area romana\u201d, che viene presentata oggi a Roma da Caritas di Roma e Caritas italiana, insieme alla provincia. Lo studio, commissionato dalla Commissione d\u2019indagine sull\u2019esclusione sociale al Centro Studi e Ricerche Idos &#8211; in collaborazione con la Fondazione Ismu e con numerose associazioni di immigrati &#8211; non intende negare gli aspetti problematici di un fenomeno sociale dalle dimensioni cos\u00ec ampie, ma vuole superare un approccio che tende a inquadrare l\u2019immigrazione come un \u201cunico grande problema\u201d, dando visibilit\u00e0 ai benefici che questa apporta alla nostra vita quotidiana, sia demograficamente che economicamente.<\/p>\n<p>Dallo studio si delinea l\u2019immagine di una popolazione diversificata al suo interno, in cui permangono sacche di emarginazione e indigenza e, parallelamente, emergono situazioni di relativo benessere e agio. Insomma,  un\u2019immigrazione n\u00e9 ricca, n\u00e9 depressa, assolutamente \u201cnormale\u201d. &quot;Si potrebbe dire l&#8221;immigrato della porta accanto&#8217;, che lavora con noi o nella nostra casa, che manda i suoi figli a scuola insieme ai nostri, non pu\u00f2 continuare a essere additato come il capro espiatorio di un\u2019economia che va a rilento o di una sicurezza pubblica che preoccupa&quot;. Per Marco Revelli, presidente della Commissione d\u2019indagine sull\u2019esclusione sociale, il quadro che emerge \u00e8 \u201cdecisamente diverso da quello consueto della rappresentazione prevalente, spesso orientata a toni allarmistici e all\u2019emergenza&#8217;: un quadro di sofferta e dignitosa normalit\u00e0. Di non facile, ma laboriosa integrazione\u201d.<\/p>\n<p>Per fare questo, la ricerca considera una molteplicit\u00e0 di aspetti, da quelli economico-lavorativi a quelli di socio-culturali e giuridici, riconoscendo il valore che l\u2019esperienza romana ricopre anche sul piano nazionale. L\u2019area metropolitana di Roma, infatti, insieme ai comuni della Provincia \u2013 dove gli immigrati tendono sempre di pi\u00f9 a trasferirsi per il costo ridotto delle abitazioni &#8211; costituisce in Italia il polo territoriale di maggiore concentrazione della popolazione immigrata regolarmente soggiornante. Secondo il Dossier Caritas\/Migrantes erano 430 mila all\u2019inizio del 2007. Qui l\u2019immigrazione presenta una grande vivacit\u00e0, innanzitutto per il policentrismo delle presenze: le nazionalit\u00e0 rappresentate sono oltre 180, in prevalenza euroasiatiche e con un primato di romeni (22,3%), filippini (9,1%) e polacchi (6%).<\/p>\n<p>La sola selezione del campione (916 immigrati di 69 nazionalit\u00e0) ha richiesto un anno di tempo. Il questionario \u00e8 stato somministrato telefonicamente tra i mesi di maggio e giugno 2007. Quasi un settimo del campione vive fuori dall\u2019area urbana, in una cinquantina di comuni sparsi sul territorio provinciale o, in casi residuali, nelle sue immediate vicinanze e, d\u2019altra parte, ben 4 su 10 ritengono pi\u00f9 conveniente vivere in un comune della provincia piuttosto che nella capitale. Quasi i tre quarti sono arrivati in Italia tra il 1990 e il 2003, periodo segnato in tutta Italia da una notevole intensit\u00e0 dei flussi in entrata. Ma sono meno della met\u00e0 (47,6%) quelli che hanno ricevuto il permesso di soggiorno entro la stessa data. Circa la met\u00e0 (50,6%) ha fruito di un provvedimento di regolarizzazione (un 25% fino al 1998 e un 25% nel 2002). Ci\u00f2 significa che molti sono stati di fatto costretti a iniziare da irregolari la loro storia migratoria. E poi le traversie non finiscono con l\u2019emersione ed evidenziano la complessit\u00e0 e la lentezza delle procedure burocratiche per ottenere un titolo di soggiorno valido. Oltre un sesto degli intervistati (18%) \u00e8 in attesa di rinnovo o rilascio del permesso di soggiorno. Aneta Carreri<\/p>\n<p>__________________<\/p>\n<p>Immigrati fannulloni? Un clich\u00e9: lavorano, ma spesso senza contratto<\/p>\n<p>Secondo i risultati della ricerca Caritas sulle condizioni di vita degli stranieri a Roma il 79,9% lavora, il 12% \u00e8 disoccupato. Ma per chi lavora, in un sesto dei casi non ci sono tutele. Quasi la met\u00e0 sono collaboratori delle famiglie<\/p>\n<p>Roma &#8211; Sempre pi\u00f9 spesso gli italiani invocano una \u201cimmigrazione buona\u201d, ma secondo i risultati della ricerca \u201cLe condizioni di vita e di lavoro degli immigrati nell\u2019area romana\u201d che viene presentata oggi a Roma da Caritas Italiana e Caritas di Roma, insieme alla provincia, questa esiste gi\u00e0. Non c\u2019\u00e8 infatti una massa di fannulloni, ci sono invece lavoratori poco tutelati. Nell\u2019area romana la larghissima maggioranza degli intervistati ha un impiego (79,9%), mentre solo poco pi\u00f9 di un decimo \u00e8 disoccupato (12%); la quota restante \u00e8 composta da studenti (6,4%) e da persone in altra condizione non professionale (1,7%). Gli occupati, nell\u201987,2% dei casi, sono alle dipendenze di uno o pi\u00f9 datori di lavoro, mentre il restante 2,8% svolge un\u2019attivit\u00e0 autonoma. Il 15,3% dei lavoratori dipendenti \u00e8 senza contratto.<\/p>\n<p>L\u2019occupazione non \u00e8 stata trovata grazie agli uffici pubblici (solo 1 caso su 70), ma autonomamente o attraverso le reti parentali, amicali e associative. Riguardo le mansioni svolte, collaboratori domestici e assistenti domiciliari rappresentano,da soli, quasi la met\u00e0 del totale (43,6%). Uno ogni nove \u00e8 manovale nell\u2019 edilizia o addetto ad alberghi e ristoranti (11,8%), ma tanti (13,5%) sono anche dediti a occupazioni intellettuali (traduttori e interpreti, mediatori culturali, formatori e insegnanti, informatici) o professionisti nell\u2019ambito socio-sanitario (medici, paramedici e assistenti socio-assistenziali), mentre il 5,2% si trova in posizione impiegatizia.<\/p>\n<p>Quindi non solo posizioni di basso profilo e scarso prestigio sociale e retributivo: l\u2019area romana inizia a offrire anche ruoli pi\u00f9 qualificati, specialmente a chi ha maturato una certa anzianit\u00e0 di soggiorno. A lavorare come operai edili, assistenti domiciliari, addetti a ristorazione e alberghi, ma anche come operai agricoli, sono soprattutto gli immigrati arrivati in Italia a partire dal 2004, mentre tra chi \u00e8 arrivato fino al 1989 \u00e8 pi\u00f9 alta la quota di domestici a ore, impiegati esecutivi e di concetto, intellettuali, titolari di attivit\u00e0 commerciali e operai specializzati. La met\u00e0 degli intervistati percepisce delle retribuzioni piuttosto basse (tra i 500 e i 1.000 euro mensili) e il reddito medio da lavoro dichiarato \u00e8 di 916 euro al mese. Oltre la met\u00e0 degli intervistati (54,8%) per\u00f2 si ritiene soddisfatta dell\u2019attuale occupazione. Il 50,4% degli intervistati ha dichiarato che appena arrivato in Italia \u00e8 stato costretto a ricorrere all\u2019aiuto economico di parenti, amici (connazionali e italiani) e organizzazioni di solidariet\u00e0, e solo dopo qualche tempo \u00e8 riuscito a sostenersi autonomamente. Aneta Carreri <\/p>\n<p>__________________<\/p>\n<p>Consumatori s\u00ec, ma attenti: gli immigrati sognano casa e auto<\/p>\n<p>Ricerca Caritas sugli stranieri a Roma. Uno su 10 \u00e8 proprietario della casa in cui vive. 7 su 10 in affitto: la media \u00e8 622 euro. Tutti hanno il telefono cellulare. Il 47,7% fa spesa nei supermercati. Inclusi anche nei circuiti dello svago<\/p>\n<p>ROMA &#8211; Gli immigrati risultano dei consumatori attenti secondo il quadro che emerge dalla ricerca \u201cLe condizioni di vita e di lavoro degli immigrati nell\u2019area romana\u201d presentata a Roma da  Caritas di Roma e Caritas Italiana, insieme alla Provincia di Roma. In cima alla lista dei beni che vorrebbero acquistare, prima dell\u2019automobile, c\u2019\u00e8 la casa, principale ambizione di oltre la met\u00e0 degli intervistati (53,1%). \u00c8 interessante sottolineare che si tratta di una casa da acquistare nell\u2019area romana, ormai principale centro di interesse, e non nel paese d\u2019origine. Uno su dieci (si tratta in prevalenza della quota di popolazione insediata da pi\u00f9 lungo tempo) \u00e8 proprietario della casa in cui vive (e nel 69% dei casi sta ancora pagando il mutuo), quasi 7 su 10 sono in affitto, in qualche caso come ospiti non paganti (5,8%), e quasi un sesto (15,1%) vive sul posto di lavoro, mentre appena 24 persone tra gli intervistati (1 ogni 42, 2,6%) sono ospitate in una struttura di prima o di seconda accoglienza. La larga maggioranza, in altri termini, vive a casa sua e non in strutture assistenziali: con i propri familiari (61% del campione), con amici e parenti (32,2%) e appena il 6,8% da solo. I costi medi per un alloggio in affitto sono 622 euro mensili per un appartamento, 329 per una stanza, 212 per un posto letto.<\/p>\n<p>Questi dati di sintesi nascondono situazioni anche molto diverse tra loro, ma danno conto della \u201cpressione\u201d esercitata dai canoni d\u2019affitto su una fascia di popolazione che \u00e8 largamente riconducibile alla categoria dei lavoratori a basso reddito. Mediamente, in ogni caso, gli intervistati dividono un\u2019abitazione di circa 70 metri quadrati con altre 3 persone (identificabili, tendenzialmente, in 2 familiari e 1 non familiare). Si delinea, dunque, una situazione distante dalle situazioni emergenziali e di fortuna alle quali si \u00e8 abituati a ricondurre l\u2019intera popolazione immigrata. L\u2019immagine che ne risulta vede gli immigrati confrontarsi con le stesse problematiche abitative che coinvolgono il resto delle \u201cfasce svantaggiate\u201d della popolazione locale. <\/p>\n<p>Praticamente tutti gli intervistati possiedono un telefono cellulare (98,6%), mentre solo un quinto (19,9%) \u00e8 titolare di un abbonamento per telefono fisso. La larga maggioranza \u00e8 in possesso di un televisore (70%), spesso associato alla parabola o al decoder (24,3%), che permettono di seguire i programmi trasmessi dai paesi di provenienza. Piuttosto diffuso \u00e8 anche il computer (40,4%), meno l\u2019automobile (31,8%), mentre \u00e8 consistente l\u2019utilizzo dei mezzi pubblici: oltre la met\u00e0 degli intervistati \u00e8 titolare dell\u2019apposito abbonamento (54,4%). Solo il 2,6% fa gli acquisti in piccoli negozi e il 9,4% nei mercati, mentre la larga maggioranza si rivolge abitualmente alla rete dei supermercati (47,7%) o dei discount (40,2%) ed \u00e8 residuale la quota di chi ricorre ai servizi della rete Caritas e Sant\u2019Egidio (0,1%). Anche rispetto alla gestione del tempo libero e, pi\u00f9 in particolare, alla frequentazione di cinema e ristoranti, gli intervistati appaiono caratterizzati da attitudini sempre pi\u00f9 simili a quelle del resto della popolazione: n\u00e9 frequentatori abitudinari n\u00e9 tagliati fuori da questi circuiti \u201cdi svago. Poco pi\u00f9 della met\u00e0 afferma di frequentare i ristoranti (51,7%), anche se molto raramente (15,8%), spendendo mediamente per pasto non pi\u00f9 di 25 euro (80,4%). Pi\u00f9 contenuta, ma comunque vicina alla met\u00e0 del totale, \u00e8 la quota di chi frequenta i cinema (42,9%).<\/p>\n<p>Pi\u00f9 di 7 su 10 leggono i giornali italiani e nella met\u00e0 dei casi li acquistano anche,  pi\u00f9 di 2 su 10 leggono i giornali redatti nella lingua del paese d\u2019origine, in pi\u00f9 della met\u00e0 dei casi editi in patria. Solo 1 su 24 non legge i giornali, mentre a non acquistarli, vista la diffusione della free-press, \u00e8 pi\u00f9 di 1 ogni 6.<\/p>\n<p>Oltre i due terzi degli intervistati (68,4%) si concedono periodi di ferie, in prevalenza per pi\u00f9 di due settimane: pi\u00f9 di 6 su 10 tornano in patria, quasi 2 su 10 rimangono nel Comune di residenza e una quota di poco inferiore in un luogo di vacanza in Italia, una tendenza, quest\u2019ultima, che tende ad affermarsi man mano che cresce l\u2019anzianit\u00e0 di soggiorno, suggerendo di superare anche l\u2019immagine di un immigrato con la mente sempre rivolta al paese di nascita, soppiantata da una pluralit\u00e0 di atteggiamenti e propensioni. Aneta Carreri<\/p>\n<p>__________________<\/p>\n<p>Don Nozza: &#8221;I datori di lavoro paghino per l&#8217;integrazione&#8221;<\/p>\n<p>Il direttore di Caritas Italiana sostiene la proposta di alcune associazioni di immigrati: &#8221;Del resto loro pagano per il permesso di soggiorno&#8221;. E boccia ancora il pacchetto sicurezza: &quot;Misure penali non siano al centro&#8221;<\/p>\n<p>ROMA &#8211; Lavoro regolare, alloggi, scuola, mediazione culturale, corsi di lingua, pari opportunit\u00e0: su tutto questo bisogna investire per evitare che la presenza degli immigrati diventi sempre di pi\u00f9 una realt\u00e0 periferica. Lo sostiene il direttore di Caritas Italiana, analizzando i risultati della ricerca sulle condizioni di vita e lavoro degli stranieri a Roma di Caritas italiana e Caritas di Roma, in collaborazione con la provincia. Sono tanti i fattori che emarginano gli stranieri in Italia: la macchinosa burocrazia per il permesso di soggiorno e la cittadinanza, il lavoro nero, il sottoutilizzo rispetto alle qualifiche, l\u2019esposizione al rischio di infortuni, l\u2019abbandono scolastico, il disagio abitativo. A questo la Caritas risponde con quella che don Nozza chiama strategia della solidariet\u00e0: \u201cNon si deve pensare l\u2019immigrazione slegandola da accoglienza, solidariet\u00e0 e giustizia\u201d. Per contro, \u201ccontenimento, repressione e misure penali non devono essere proposte come l\u2019essenza della politica migratoria\u201d. Per tutto questo servono risorse. Don Nozza allora sostiene: \u201cNon ci sembra infondata l\u2019ipotesi emersa nell\u2019ambito dell\u2019associazionismo degli immigrati di far pagare una quota per l\u2019integrazione ai datori di lavoro, come del resto gli stessi immigrati pagano per ottenere il permesso di soggiorno\u201d.<\/p>\n<p>\u201cLa strategia della solidariet\u00e0 \u2013 spiega Nozza, entrando nel dettaglio della questione &#8211; esclude che l\u2019immigrazione si riduca a essere una realt\u00e0 periferica e cio\u00e8 marginale. Questo aggettivo connota le realt\u00e0 che contano poco, ottengono poco dai centri decisionali e incidono poco sulla societ\u00e0. Le migrazioni non sono una realt\u00e0 periferica dal punto di vista statistico. A livello mondiale sono circa 200 milioni i migranti, tutti i continenti e tutti i paesi sono coinvolti in questo fenomeno, come area di partenza o come area di arrivo, e non di rado sotto entrambi gli aspetti, come \u00e8 il caso dell\u2019Italia. Il 2007 \u00e8 stato l\u2019anno dell\u2019equilibrio tra emigranti italiani all\u2019estero e immigrati stranieri in Italia, con valori di poco al di sopra dei 3,5 milioni. Nel futuro gli immigrati presenti in Italia arriveranno a livelli pi\u00f9 elevati. Voglio dire, a commento di una recente proiezione fatta dall\u2019Istat sulla crescita dell\u2019immigrazione, che alla luce di quanto \u00e8 avvenuto negli ultimi anni e dell\u2019andamento demografico, \u00e8 realistica una quota di crescita di 300.000 unit\u00e0 l\u2019anno. Se cos\u00ec stanno le cose, basteranno 20 anni, senza pi\u00f9 attendere la met\u00e0 del secolo, per superare i 10 milioni di cittadini stranieri, con un\u2019incidenza sulla popolazione residente superiore al 16% e una strutturalizzazione ancora pi\u00f9 elevata del fenomeno rispetto a quella che gi\u00e0 ora riscontriamo\u201d.<\/p>\n<p>Ma a fronte di questi dati, la presenza degli immigrati rischia di configurarsi come una \u201crealt\u00e0 periferica anche a livello giuridico. Ad esempio, il permesso di soggiorno della Comunit\u00e0 Europea per lungosoggiornanti (ex carta di soggiorno), assicura di per s\u00e9 la garanzia del soggiorno e una pi\u00f9 ampia equiparazione ai cittadini italiani, senza tuttavia contemplare, almeno in Italia, la partecipazione alle elezioni amministrative e l\u2019accesso al pubblico impiego.  \u00c8 auspicabile che si compiano dei passi in avanti attraverso un confronto pi\u00f9 costruttivo tra gli schieramenti, ma purtroppo pare che l\u2019orientamento preso vada nel senso contrario\u201d.        <\/p>\n<p>Anche a livello lavorativo, \u201cgli immigrati vengono in qualche modo costretti a essere una periferia\u201d. Questi i motivi: la prassi quasi generalizzata del collocamento in nero anche degli immigrati regolari e l\u2019evasione contributiva nei loro confronti, un diffuso \u2018fenomeno carsico\u2019 che colpisce maggiormente determinate categorie come le collaboratrici familiari e gli operai edili;  l\u2019eccessiva \u2018canalizzazione\u2019 verso determinati settori; il sottoutilizzo di questi lavoratori rispetto alle qualifiche maturate (spesso difficili da riconoscere per la complessit\u00e0 delle procedure) e, pi\u00f9 in generale, lo scarso potere contrattuale di cui questi lavoratori godono, visti i larghi spazi di ricattabilit\u00e0 legati alla precariet\u00e0 del soggiorno. Non pu\u00f2 non destare impressione il divario tra preparazione ricevuta e inserimento lavorativo, che vede gli immigrati prevalere  per percentuale di laureati e diplomati (39,5% rispetto al 33,4% degli italiani, con uno scarto di 6,5 punti percentuali \u2013 Censimento 2001) e per l\u2019altissima percentuale di impieghi non specializzati (83,7% rispetto al 54,7% degli italiani, con uno scarto di 29 punti percentuali \u2013 Inps, 2004).<\/p>\n<p>Inoltre, un quarto degli occupati stranieri lavora in orari disagiati: il 19% la sera (dalle 20 alle 23), il 12% la notte (dopo le 23) e il 15% la domenica (Istat, 2006). A ci\u00f2 si aggiunge la loro pi\u00f9 elevata esposizione al rischio infortunistico (il rischio per loro cresce del 50%, come rilevato dall\u2019Inail\u201d. Questa connotazione periferica, oltre che a livello normativo-burocratico e lavorativo, si riscontra anche sotto diversi aspetti a livello sociale: emblematico \u00e8 il differenziale tra quanti, a conclusione della terza media, non vengono ammessi all\u2019esame di licenza: tra gli italiani si tratta di 1 iscritto ogni 50, tra i figli degli immigrati di 1 ogni 10 (anno scolastico 2005-06). Altro ambito emblematico \u00e8 quello relativo alle condizioni abitative. Il disagio abitativo non \u00e8 certo una prerogativa della popolazione immigrata, ma nel caso degli stranieri non comunitari le problematiche legate all\u2019alloggio tendono ad amplificarsi. In particolare, nonostante il rifiuto di fornire un alloggio agli immigrati regolari rientri tra le forme di discriminazione sanzionate da un risarcimento e da una reclusione fino a 3 anni, nei giornali di annunci economici le inserzioni di questo tipo sono ricorrenti. All\u2019indisponibilit\u00e0 ad affittare agli stranieri (e segnatamente agli extracomunitari) si associa poi la tendenza ad applicare loro un canone \u2018speciale\u2019, che porta ad un incremento del 10-20% rispetto agli affitti pagati dagli italiani, nonch\u00e9, pi\u00f9 raramente, la richiesta di garanzie \u2018aggiuntive\u2019 come una fideiussione bancaria e, nonostante questo, il pi\u00f9 delle volte la locazione \u00e8 transitoria o in nero\u201d.<\/p>\n<p>\u201cll \u2018pacchetto sicurezza\u2019 ha generato in Caritas, e pi\u00f9 in generale in tutto l\u2019ambito sociale, diffuse perplessit\u00e0 per i suoi contenuti ed ancora maggiore perplessit\u00e0 \u00e8 stata manifestata per il fatto che l\u2019attenzione venga dedicata in esclusiva all\u2019immigrazione irregolare, quasi che per tutti gli altri immigrati, che sono ben pi\u00f9 numerosi, tutto vada bene. Noi riteniamo invece che il contenimento, la repressione, le misure penali non debbano essere proposte come l\u2019essenza della politica migratoria: nel buon ordine delle cose, esse sono solo una parte residuale, da utilizzare in presenza di comportamenti devianti rispetto alla norma, che non riguardano per\u00f2 la stragrande maggioranza degli immigrati\u201d. Ma \u201cil collante di cui necessita una societ\u00e0 multiculturale sono le disposizioni in grado di accogliere i nuovi venuti, sostenendoli con l\u2019offerta di pari opportunit\u00e0 e incentivando la convivenza e la coesione sociale. Infine un appello a politici e amministratori pubblici: \u201cEssi hanno la possibilit\u00e0 di operare in maniera differenziata, incidendo significativamente sulle situazioni locali, ponendo un rimedio alle attuali carenze, eliminando progressivamente le varie linee di distinzione che pongono gli immigrati in una situazione di svantaggio\u201d.<\/p>\n<p>__________________<\/p>\n<p>Zingaretti: &#8221;Un testo che aiuta a conoscere l\u2019altro&#8221;<\/p>\n<p>Il presidente della provincia di Roma commenta il rapporto della Caritas. &#8221;Conoscere l\u2019altro infatti \u00e8 condizione basilare per non avere paura&#8221;<\/p>\n<p>ROMA &#8211;  Non \u00e8 possibile creare sicurezza solo attraverso la repressione. Le forze dell&#8217;ordine vanno aiuate a colpire il crimine, ma gli enti locali hanno il compito di dare sicurezza mettendosi in prima fila per la legalit\u00e0 e la prevenzione: \u00e8 questo, in sintesi, il messaggio che il presidente della provincia di Romna, Nicola Zingaretti, ha lanciato oggi in corso della presentazione della ricerca sulla condizione degli immigrati nell&quot;area romana, presentata oggi nella Capitale da Caritas di Roma e Caritas Italiana, insieme alla provincia. &quot;Grazie  per la produzione di un testo che aiuta a conoscere l\u2019altro\u201d, ha  detto Zingaretti nel suo intervento. \u201cConoscere l\u2019altro infatti \u00e8 condizione basilare per non avere paura\u201d. Zingaretti ha poi aggiunto che la paura nasce dalla mancanza di conoscenza. \u201cSi parla molto di sicurezza e di percezione di insicurezza, che cresce e che non va banailzzata ma deve cambiare l\u2019approccio: non si pu\u00f2 combattere la paura fomentando la paura\u201d. Inoltre, ha aggiunto, non cresce solo la percezione di insicurezza ma anche la povert\u00e0, soprattutte tra le fascee sociali che vivono una precariet\u00e0 permanente. \u201cPer sconfiggere queste paure dovremmo mettere in campo strategie contro la povert\u00e0 dei cittadini e campagne di conscenza nei confrontri dell\u2019altro\u201d. \u201cSo che se ci si limitasse a un problema di ordine pubblico non daremo sicurezza ai cittadini\u201d.<\/p>\n<p>__________________<\/p>\n<p>Roma verso un Albo delle professionalit\u00e0 straniere<\/p>\n<p>Lo ha annunciato l&#8217;assessore alle Politiche sociali, Sveva Belviso. &#8221;Ci sono tante professionalit\u00e0 che non vengono stimolate n\u00e9 utilizzate. Per i prossimi progetti del comune ho intenzione di utilizzare proprio gli iscritti a questo albo&#8221;<\/p>\n<p>ROMA \u2013 \u201cStiamo lavorando al progetto di un Albo per l\u2019iscrizione di immigrati con alte professionalit\u00e0\u201d. Lo ha annunciato l\u2019assessore alle Politiche sociali del Comune di Roma, Sveva Belviso, nel corso della presentazione della ricerca \u201cLe condizioni di vita e di lavoro degli immigrati nell\u2019area romana\u201d, organizzata da Caritas di Roma e Caritas Italiana, insieme alla provincia di Roma, e svoltasi questo pomeriggio.<\/p>\n<p>Per l\u2019assessore alle Politiche sociali, l\u2019Albo ha la duplice funzione di aiutare l\u2019amministrazione e le comunit\u00e0 straniere. \u201cCi sono infatti \u2013 ha precisato la Belviso \u2013 tante professionalit\u00e0 che non vengono stimolate n\u00e9 utilizzate. Per i prossimi progetti del comune ho intenzione di utilizzare proprio gli stranieri iscritti a questo albo\u201d.<\/p>\n<p>Il progetto rientra nell\u2019idea dell\u2019amministrazione capitolina di coniugare i valori della solidariet\u00e0 e della legalit\u00e0. Nel senso che tanto maggiore \u00e8 l\u2019irrigidimento dell\u2019amministrazione verso comportamenti illegali, tanto pi\u00f9 corrisponde un\u2019apertura e una disponibilit\u00e0 verso coloro che restano nell\u2019ambito della correttezza. (ap)<\/p>\n<p>www.redattoresociale.it<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>5152-stranieri-della-porta-accanto-poco-consumismo-molto-lavoro<\/p>\n<p>5894<\/p>\n<p>EmiNews 2008<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20080701 20:09:00 redazione-IT &#8211; Immigrati fannulloni? 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