{"id":23614,"date":"2008-06-07T00:00:00","date_gmt":"2008-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=23614"},"modified":"2008-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2008-06-07T00:00:00","slug":"5133-guglielmo-zanetta-abbiamo-bisogno-di-sinistra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=23614","title":{"rendered":"5133 Guglielmo Zanetta: Abbiamo bisogno di Sinistra"},"content":{"rendered":"<p>20080625 09:54:00 redazione-IT<\/p>\n<p>Non vediamo altra strada percorribile. Abbiamo bisogno di una sinistra unita, abbiamo bisogno di un programma credibile che tocca la testa i sentimenti e il ventre molle del nostro paese, abbiamo bisogno di democrazia, abbiamo bisogno di SINISTRA e basta. Abbiamo bisogno di sinistra con \u201cun programma\u201d che abbia un&#8217; anima alternativa, per far partecipare le forze progressiste ed i movimenti  del nostro  paese.  Che punti a riequi\u00aclibrare redditi sempre pi\u00f9 divaricati fra ceti sociali ed aree del paese. Che assicuri servizi universali accessibili e di alta qualit\u00e0. Che sposti grandi risor\u00acse verso il lavoro, lo sviluppo sostenibile, la qualificazione del welfare, la scuola, la cultura, la ricerca. Che affronti con forza i vecchi e i nuovi problemi della moralit\u00e0 pubblica.<br \/>\nVa costruito un rapporto tra la sinistra e quella generazione politica che ha dato voce a una speranza di rinnovamento che ricorda ci\u00f2 che \u00e8 accaduto dopo il 1968 : i movimenti.<\/p>\n<p>E&#8217; sempre pi\u00f9 urgente concentrare il lavoro sull&#8217;elaborazione di un programma che sappia parlare a movimenti e forze sociali. La nostra assemblea si apre in una situazione politica che \u00e8 drammaticamente cambiata rispetto a pochi mesi fa.<br \/>\nProdi ha perso e la sinistra  \u00e8 sparita, a questo punto bisogna pur chiedersi quanto regger\u00e0 un sistema politico che sul lato destro vede crescere il sovversivismo del partito al governo con  le leggi ad personam, mentre al centro il PD sta arrancando, vicini ormai alla sindrome dell\u2019Aventino; dal nostro lato  stenta ad emergere quella nuova aggregazione unitaria di sinistra in mancanza della quale la crisi italiana pu\u00f2 precipitare verso esiti imprevedibili.  <\/p>\n<p>Quando parliamo della debolezza del Paese \u00e8 anche di noi che dobbiamo parlare. A ben vedere sta qui la risposta pi\u00f9 forte a chi &#8211; giustamente &#8211; si preoccupa del futuro della sinistra e del suo ruolo storico. \u00c8 dalla novit\u00e0 della situazione storica che bisogna partire, essendo essa che c\u2019impone la necessit\u00e0 (e al tempo stesso ci offre l&#8217;opportunit\u00e0) di assumere una pi\u00f9 alta responsabilit\u00e0 verso il paese.<br \/>\nIl nodo \u00e8 questo.  Da un lato \u00e8 tempo di affermare senza ambiguit\u00e0 e retropensieri che tutta la situazione richiede, dopo i recenti disastri elettorali e del  \u201ctutto mercato\u201d non meno ma pi\u00f9 potere politico e quindi non meno ma pi\u00f9 forti strutture capaci, come i vecchi partiti, di coinvolgere i cittadini nella vita pubblica e di restituire a loro diritti uguali e la possibilit\u00e0 di organizzarsi, di decidere, di contare che, questo spazio esiste tutto intero perch\u00e9 \u00e8 ovvio che una lunga storia di divisioni feroci non si chiude semplicemente chiedendo gli uni agli altri di \u201cfare passi indietro\u201d.<\/p>\n<p>Dovremmo chiedere a tutti noi di fare quel grande passo avanti che consiste nel dare risposta a una \u201ccrisi italiana\u201d,  sulla cui natura e gravit\u00e0 non \u00e8 vero che siamo tutti d&#8217;accordo.<br \/>\nQuesto \u00e8 il punto. Noi siamo di fronte ad un nodo storico. Perch\u00e9 si tratta di una crisi della sinistra inedita che, non si misura con i numeri delle statistiche e che \u00e8 difficilmente leggibile con le culture di cui disponiamo: n\u00e9 con le vecchie culture \u201cclassiste\u201d ma nemmeno con la vulgata riformista appresa a Londra o nelle universit\u00e0 americane. La lotta di classe c\u2019\u00e8, l\u2019abbiamo persa, l\u2019ha vinta il capitalismo.<br \/>\nBisognerebbe riflettere piuttosto sulla storia d&#8217;Italia e domandarsi a che punto \u00e8 arrivato il distacco da un\u2019idea nazionale di quella intellettualit\u00e0 di massa (politici compresi) che dovrebbe rappresentare \u201cl&#8217;armatura flessibile\u201d del Paese, il suo cemento.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la crisi che, sta anche in casa nostra.  Essa riguarda il modo d\u2019essere complessivo del Paese, come dimostra l\u2019estrema difficolt\u00e0 perfino a pensare il nostro passato e quindi l&#8217;incerta idea che gli italiani hanno di s\u00e9 e delle ragioni del loro stare insieme. In pi\u00f9 sono venute meno le vecchie basi strutturali (per esempio lo Stato centralistico, l&#8217;economia mista, la banca pubblica, il vecchio compromesso tra il Nord che produce e il Sud che consuma ma fornendo al Nord risparmio, mano d&#8217;opera a basso costo e un grande mercato protetto, l\u2019incessante emigrazione e la trasmigrazione di milioni di persone  dal sud verso il nord del mondo), e vengono a mancare anche le vecchie basi geo-politiche e geo-economiche. Di fatto le condizioni storiche grazie alle quali ci siamo sviluppati nel dopoguerra diventando un Paese \u201cricco\u201d e una potenza mondiale.<\/p>\n<p>Il Paese si \u00e8 seduto ed \u00e8 cos\u00ec difficile difendere ci\u00f2 che resta del nostro apparato industriale.  Non si capisce pi\u00f9 che posto abbiamo nella divisione internazionale del lavoro, dato che ci siamo infilati in un vicolo cieco: non siamo pi\u00f9 i produttori di beni di consumo, cio\u00e8 delle cose che fornivamo noi a basso costo al vecchio mondo industriale e  perso l&#8217;autobus delle nuove tecnologie per reggere alle sfide di un mondo nuovo, allargato, dove le merci a basso costo si producono in Cina, in India ed in tutto il sud est asiatico.<\/p>\n<p>Si batte la globalizzazione economica, nuova forma di imperialismo (o meglio nuovo colonialismo e solo puro sfruttamento), con l\u2019esportazione della globalizzazione dei diritti. La sinistra \u00e8 chiamata a questa responsabilit\u00e0,  non solo in Italia.<br \/>\n\u00c8 evidente che, con tutto il rispetto per le ricette certamente utili degli economisti, senza un grande disegno politico non si esce da questo vicolo cieco.  Il declino non \u00e8 un fatto economico. \u00c8 l&#8217;impossibilit\u00e0 per una media potenza di scommettere sul futuro se non ha una politica estera, se &#8211; grazie al centro destra &#8211; non sa se la costruzione europea \u00e8 il suo destino oppure se l&#8217;Italia sta in Europa in quanto vassallo degli Stati Uniti e quindi col compito di sabotarla.<\/p>\n<p>Il declino, \u00e8 la rinuncia delle giovani coppie a fare figli perch\u00e9 i servizi sociali sono smantellati, \u00e8 lo scarso livello del capitale umano perch\u00e9 la strada imboccata \u00e8 quella dell&#8217;evasione fiscale, del lavoro precario e dell&#8217;arte di arrangiarsi.<br \/>\nQuesta \u00e8 la crisi italiana. \u00c8 il disperato bisogno del Paese di avere una guida e la mancanza di un\u2019idea nazionale. Di qui dovrebbe partire la nostra assemblea e parlare a tutta la sinistra italiana.  Non dalle formule ma dalla necessit\u00e0 di contribuire alla costruzione di una forza che per la sua consistenza e la sua credibilit\u00e0 sia in grado di sciogliere la stridente contraddizione tra un grande patrimonio sociale e culturale, fatto di risorse e di valori quali solo poche regioni del mondo possiedono, e una tale mancanza di fiducia nel futuro per cui il Paese si \u00e8 seduto, non rischia, non intraprende, non fa figli, dissipando cos\u00ec un immenso patrimonio di lavoro e di capacit\u00e0 imprenditoriali.<\/p>\n<p>Per fare questo noi non dobbiamo buttare a mare quel grande patrimonio politico e quello straordinario solco morale e intellettuale grazie al quale il socialismo e il nostro comunismo hanno segnato la storia d&#8217;Italia e d&#8217;Europa.  \u00c8 davvero stupido pensare di sostituire tutto questo con una sorta di grande lista civica, oppure inventare partiti senza radici.<br \/>\nSarebbe per\u00f2 assurdo negare la necessit\u00e0 e l&#8217;urgenza di \u201candare oltre\u201d i confini del socialismo e del riformismo novecentesco, ma questo non pu\u00f2 sfociare nel conformismo o nel radicalismo. E perci\u00f2 \u00e8 giunto il tempo di incontrare altre culture e altri riformismi, altri socialismi per contaminarci culturalmente e per dar vita a una vera, grande alleanza strategica, \u00e8 tempo di chiamare alla lotta in Europa le grandi culture: quella nostra, come quella socialdemocratica, la  cristiana, come i diversi amici della libert\u00e0 e della dignit\u00e0 dell&#8217;uomo?<\/p>\n<p>Il dialogo si fa a questa altezza. Non si fa al ribasso ma rendendo esplicita la posta in gioco.<\/p>\n<p>Abbiamo bisogno di Democrazia.<\/p>\n<p>Che cosa resta della  nostra democrazia?.  Qualsiasi manuale di diritto costituzionale c&#8217;insegna che la democrazia \u00e8 \u201cun&#8217;organizzazione interna dello stato secondo cui il potere politico emana dal popolo ed \u00e8 esercitato dal popolo &#8211; un&#8217;organizzazione che consente al popolo governato di governare a sua volta per il tramite dei propri rappresentanti eletti\u201d.<br \/>\nAccettare definizioni come questa, di una pertinenza al limite delle scienze esatte, in una trasposizione alla nostra esperienza di vita, equivarrebbe a non tener conto della infinita gradualit\u00e0 di condizioni patologiche di fronte alle quali si pu\u00f2 trovare il nostro corpo in qualsiasi momento del tempo. In altri termini: il fatto che la democrazia possa essere definita con grande precisione non significa che funzioni nella realt\u00e0.  Attenzione non stiamo sostituendo la vecchia burocrazia della prima repubblica con la nuova burocrazia degli amministratori, delle liste personali, del culto della personalit\u00e0, roba  tardo 800, altro che \u201cinnovazione\u201d \u00e8 solo \u201cconservazione\u201d o meglio ancora \u201csmantellamenti\u201d e ritorno alla societ\u00e0 medioevale.  Un rapido excursus attraverso la storia delle idee politiche ci porta a quattro riflessioni spesso sbrigativamente accantonate, con la scusa che il mondo cambia.  Perch\u00e9 le istanze del potere politico tentano di distogliere la nostra attenzione da un fatto evidente:<\/p>\n<p>&#8211;    all&#8217;interno stesso del meccanismo elettorale, si trovano in conflitto una scelta politica rappresentata dal voto e un&#8217;abdicazione civica, cos\u00ec vale anche per i partiti;<\/p>\n<p>&#8211;    non \u00e8 forse vero che, nel preciso momento in cui la scheda \u00e8 introdotta nell&#8217;urna, (oppure sono eletti gli organismi di un partito) l&#8217;elettore( o l\u2019iscritto) trasferisce in mani terze, senza alcuna contropartita se non le promesse intese durante la campagna elettorale (o i congressi), quella parte di potere politico che possedeva fino allora in quanto membro della comunit\u00e0 di cittadini o di militanti del partito?;<\/p>\n<p>&#8211;    non \u00e8 forse vero che quando il governo di questi \u201celetti\u201d, \u201d istituzioni o partito\u201d in realt\u00e0 poi tutti i loro errori ri-cadono sulle spalle degli elettore\/o degli iscritti, e nessuno paga?;<\/p>\n<p>&#8211;    Restituire ai cittadini la democrazia e la  partecipazioni alle decisioni, deve essere la base del nostro programma e della nostra proposta.<\/p>\n<p>E ai nostri giorni \u00e8 il premio Nobel per l\u2019economia J. Stiglitz a definire il problema, (\u201cThe roaring fineties\u201d, New York, 2003). \u201c Nessuna innovazione della vita politica democratica \u00e8 possibile se gli interessi privati dei grandi gruppi sono pi\u00f9 importanti degli interessi della collettivit\u00e0, ovvero se di fronte agli interessi prevalenti di alcuni, i cittadini cessano di essere uguali\u201d. Motivo di pi\u00f9 per esaminare che cosa sia la nostra democrazia, quale sia la sua utilit\u00e0, prima di pretendere &#8211; ossessione della nostra epoca &#8211; di renderla obbligatoria e universale.  Pensiamo alle  barbarie  ed alle guerre del secolo scorso, sono bastati due proiettili per eliminare, J e R. Kennedy, Luter King ecc. due aerei per il crimine delle torri gemelle di NY. Non \u00e8 stato sufficiente per destituire due ex amici dell\u2019occidente quale Bin Landen e Sadan, il vecchio arsenale di fuoco degli USA  in Afganistan ed in  Iraq,  decimando la popolazione civile inerme, quanti morti conteremo alla fina di questo delitto contro l\u2019umanit\u00e0, per l\u2019esportazione della democrazia. Ricordiamoci che oggi nel mondo ci sono circa 70 guerre provinciali gestite indirettamente dal mondo occidentale, intento ad esportare la democrazia. <\/p>\n<p>Questa caricatura di democrazia che, missionari di una nuova religione, cerchiamo d&#8217;imporre al resto del mondo, non \u00e8 la democrazia.<br \/>\nQualcuno ci dir\u00e0: ma le democrazie occidentali non sono basate sul censo e sul colore della pelle, e all&#8217;interno dell&#8217;urna il voto del cittadino ricco o di pelle chiara conta esattamente quanto quello del cittadino povero o di pelle pi\u00f9 scura. A costo di raffreddare questi entusiasmi, diremo che le realt\u00e0 brutali del mondo in cui viviamo rendono ridicolo questo quadro idilliaco, e che, in un modo o nell&#8217;altro, finiremo per ritrovarci con un corpo autoritario dissimulato sotto i pi\u00f9 begli ornamenti della democrazia. E cos\u00ec, il diritto di voto, espressione di una volont\u00e0 politica, \u00e8 nel contempo un atto di rinunzia a quella stessa volont\u00e0, in quanto l&#8217;elettore la delega ad un candidato. Almeno per una parte della popolazione, l&#8217;atto di votare \u00e8 una forma di rinunzia temporanea ad un&#8217;azione politica personale, tenuta in sordina sino alle elezioni successive, momento in cui i meccanismi di delega torneranno al punto di partenza, per riattivare lo stesso processo.  <\/p>\n<p>Ecco bisognerebbe poter rivoltare questo processo. Vorremmo che la delega sia restituita ad uomini e donne. Questo uno dei punti della nostra battaglia politica. Questa rinuncia pu\u00f2 costituire, per la minoranza eletta, il primo passo di un meccanismo che, nonostante le vane speranze degli elettori spesso autorizza a perseguire obiettivi che non hanno nulla di democratico e che possono costituire un&#8217;autentica offesa ai cittadini e alla legge. Molte volte la delega  \u00e8 scippata, in linea di principio, a nessuno verrebbe in mente di eleggere come rappresentanti nelle istituzioni degli individui corrotti, anche se sappiamo per triste esperienza che le alte sfere del potere a livello sia nazionale che internazionale, talvolta sono occupate da  criminali o dai loro mandatari. Per\u00f2 \u00e8 anche vero che con le ultime elezione questo \u00e8 avvenuto in Italia: inquisiti, al governo i Piduisti, in parlamento i grandi elettori delle mafie. L&#8217;esperienza conferma che una democrazia politica che non si basa su una democrazia economica e culturale \u00e8 di ben scarsa utilit\u00e0. Disprezzata e relegata nel dimenticatoio delle formule arcaiche, l&#8217;idea di una democrazia economica ha ceduto il posto ad un mercato trionfante fino all&#8217;oscenit\u00e0. E  all&#8217;idea di una democrazia culturale si \u00e8 sostituita quella, non meno oscena, di una massificazione industriale delle culture, uno pseudo miscuglio di culture e di classe di cui ci si serve per mascherare il predominio di una sola di esse. Noi crediamo di aver fatto dei passi avanti, ma in realt\u00e0 regrediamo.<\/p>\n<p>Una democrazia autentica, che come un sole inondasse della sua luce tutti i cittadini, dovrebbe cominciare da quello che abbiamo tutti sottomano, cio\u00e8 il paese in cui nasciamo, la societ\u00e0 in cui viviamo, la strada in cui abitiamo, i cittadini che incontriamo ed i loro bisogni.  Se questa condizione non viene rispettata &#8211; e non lo \u00e8 &#8211; vengono inficiati tutti i ragionamenti precedenti, vale a dire il fondamento teorico e il funzionamento empirico del sistema e della democrazia. <\/p>\n<p>Oggi in Italia, partiamo da un dato agghiacciante e semplice: dall 2003 duemilioni trecentotrentamila novecentosettanta perso\u00acne \u201c hanno difficolt\u00e0 ad acquistare cibo\u201d ed il numero cresce di anno in anno. In Italia, non in Africa; oltre 2.330.970 persone sono, quindi, povere. Al di sotto dei livelli della dignitosa sopravvivenza minima. Met\u00e0 di questi \u201csenza cibo\u201d (quanti di loro sono anche \u201csenza tetto\u201d, visto che, nelle grandi citt\u00e0, un appartamento minimo, 50mq, costa non meno di 600-800 euro al mese?) non riescono a mangiare. <\/p>\n<p>In Italia, membro del ricco Occidente, della saggia Europa, dei fantastici Paesi pi\u00f9 industrializzati, non tutti hanno il necessario. Quale democrazia per i nuovi emarginati? Se la democrazia \u00e8 veramente il governo del popolo, per il popolo e da parte del popolo, non ci sarebbe nulla da discutere, ma le cose non stanno cos\u00ec. E soltanto uno spirito cinico si azzarderebbe ad affermare che tutto va per il meglio nel mondo in cui viviamo. Si dice anche che la democrazia sia il sistema politico meno peggiore, e nessuno fa osservare che questa accettazione rassegnata di un modello che si contenta di essere \u201c il meno peggiore \u201d pu\u00f2 frenare a una ricerca verso qualcosa di \u201c possibile  e di  migliore \u201c.  <\/p>\n<p>Lo sappiamo che, il potere democratico per sua natura \u00e8 sempre provvisorio. Dipende dalla stabilit\u00e0 delle elezioni, (il 2008 ne \u00e8 la prova) dal flusso delle ideologie, e dagli interessi di classe. Si pu\u00f2 vedere in lui una sorta di barometro organico che registra le variazioni della volont\u00e0 politica della societ\u00e0. Ma, in maniera flagrante, sono innumerevoli le alternanze politiche apparentemente radicali, che hanno come conseguenza il cambiamento di governo, ma che non sono poi accompagnate da quelle trasformazioni sociali, economiche e culturale fondamentali che lasciava supporre il responso elettorale.  <\/p>\n<p>Parliamoci chiaro: i cittadini non hanno eletto i loro governi perch\u00e9 questi li \u201c offrano \u201c al mercato. Ma il mercato condiziona i governi affinch\u00e9 questi gli \u201c offrano \u201c i loro cittadini, materia pregiata per la nostra societ\u00e0 dei consumi.<br \/>\nNel nostro tempo di globalizzazione liberista, il mercato \u00e8 lo strumento per antonomasia dell&#8217;unico potere degno di tale nome, il potere economico e finanziario.  Questo non \u00e8 democratico perch\u00e9 non \u00e8 stato eletto dal popolo, non \u00e8 gestito dal popolo e soprattutto perch\u00e9 non si prefigge come finalit\u00e0 il bene del popolo. Impossibile negare l&#8217;evidenza: la massa di poveri chiamata a votare non \u00e8 mai chiamata a governare ma solo a soccombere nella guerra quotidiana, dell\u2019inflazione, della disoccupazione, del lavoro precario, in pratica combatte giorno per giorno per poter arrivare alla fine del mese, per sopravvivere. <\/p>\n<p>Nell&#8217;ipotesi di un governo formato dai poveri, in cui questi rappresentassero la maggioranza, come ha immaginato Aristotele nella sua \u201cPolitica\u201d, essi non disporrebbero dei mezzi necessari a modificare l&#8217;organizzazione dell&#8217;universo dei ricchi che li dominano, li sorvegliano e li soffocano,  ecco noi abbiamo una missione quello di dare gli strumenti a questi cittadini per poter governare, cos\u2019\u00e8 questo se non socialismo. <\/p>\n<p>La pretesa democrazia occidentale \u00e8 entrata in una fase di trasformazione retrograda che non \u00e8 pi\u00f9 in grado di fermare e le cui conseguenze prevedibili saranno la sua stessa negazione. Non c&#8217;\u00e8 alcun bisogno che qualcuno si assuma la responsabilit\u00e0 di liquidarla, \u00e8 essa stessa a suicidarsi ogni giorno che passa.<br \/>\nChe fare? Riformarla?<\/p>\n<p>Sappiamo che riformare, come ha scritto con tanta eloquenza l&#8217;autore del Gattopardo , altro non \u00e8 se non cambiare quello che \u00e8 necessario perch\u00e9 non cambi nulla.<\/p>\n<p>Ci domandiamo ha questa funzione la deriva riformista della sinistra italiana?  Rinnovarla? A quale modello per il futuro dobbiamo guardare?. O, a quale epoca del passato sufficientemente democratica si vorrebbe ritornare, e partire da l\u00ec per ricostruire con nuovi\/vecchi  materiali, la democrazia  Allora noi diciamo: rimettiamola in discussione. Se non troveremo un mezzo di re-inventarla, non si perder\u00e0 soltanto la democrazia, ma anche la speranza di vedere un giorno i diritti umani rispettati su questo pianeta. Sarebbe questo il fallimento pi\u00f9 clamoroso del nostro tempo, il segnale di un tradimento che segnerebbe per sempre l&#8217;umanit\u00e0.   <\/p>\n<p>Allora\u2026  Ripartiamo dal quotidiano, dai bisogni dei cittadini. L\u2019assemblea \u00e8 una buona occasione per discutere, per restituire al nostro paese la democrazia, la dignit\u00e0 intellettuale e morale e, l&#8217;energia per uscire dalla spirale negativa che ha portato al degrado tutte le istituzioni culturali,politiche e l\u2019esclusione del parlamento della sinistra.  La differenza, cio\u00e8, tra una visione minimalista che prende atto della struttura dei bisogni e il ritorno, invece, alla grande politica in cui la posta in gioco \u00e8 sempre il problema del senso della vita collettiva e individuale.   <\/p>\n<p>Sappiamo bene che queste parole sono destinate a suscitare l&#8221;ironia di quanti praticano il disincanto come terapia d\u2019addomesticamento delle passioni sociali, ma siamo convinti che senza l&#8217;investimento affettivo sulla prospettiva di un futuro diverso una formazione sociale diventi prima un condominio rissoso e poi una clinica psichiatrica, d\u2019individui chiusi in una solitudine disperata.<\/p>\n<p>Sotto questo profilo, chi pensa di battere il centro destra con la contestazione del mancato mantenimento delle promesse o con l&#8217;analisi delle finanziarie non ha capito il carattere profondamente politico e innovativo della destra italiana e del suo carattere devastante proprio perch\u00e9 capace di suscitare consenso di massa e sintesi sociale, esasperando l\u2019egoismo aggressivo, il razzismo e l&#8217;individualismo possessivo della tarda modernit\u00e0.<\/p>\n<p>Veniamo, dunque, al punto della ricerca dei principi e delle idee che possono istituire una nuova distinzione tra la sinistra, il centro e la destra, per riconquistare la fiducia dei cittadini,  pertanto punti di riferimento per nuove idee e per un programma  per parlare alle persone e riavere il consenso  per  divenire  forza di governo.<\/p>\n<p>&#8211;    La prima differenza \u00e8 la concezione della democrazia e del suo rapporto con i diritti umani universali. La democrazia di cui oggi si parla \u00e8 diventata soltanto una tecnica opportunistica per l&#8217;allocazione della risorsa \u201cconsenso\u201d, e, come tutte le tecniche, esportabile senza alcun riferimento alle identit\u00e0 culturali. Viceversa, siamo convinti che la democrazia sia una forma di vita orientata allo sviluppo dell&#8217;autogoverno sociale attraverso la partecipazione attiva di tutti i cittadini alle decisioni. La democrazia istituisce la distinzione tra pubblico e privato. I cittadini vogliono sapere dove vanno a finire i loro soldi. La democrazia non \u00e8 perci\u00f2 dissociabile dalla ricerca della verit\u00e0, dall&#8221;informazione sui fatti su cui occorre prender partito, e suoi nemici principali sono la menzogna, il sospetto, la manipolazione e la disinformazione.<\/p>\n<p>&#8211;    La seconda differenza \u00e8, perci\u00f2, la politica estera, che oggi significa niente pi\u00f9 e niente meno della guerra al terrorismo proclamata da Bush, Blair\/Brown, Sarkozy e Berlusconi e dei rapporti tra Europa e Stati Uniti, relativamente alle relazioni con le altre culture e civilt\u00e0. Anche in questo campo \u00e8 decisiva la differenza tra inganno e verit\u00e0. Sull&#8217;Iraq abbiamo assistito all&#8221;apologia della menzogna di stato e all&#8217;ipocrisia della missione umanitaria, senza dare ai cittadini italiani una giusta rappresentazione degli enormi interessi di potere economico e di dominio mondiale che hanno spinto Bush a intraprendere questa sciagurata iniziativa. Sono stati impediti, infatti, ogni tentativo di comprensione delle ragioni del mondo islamico, e persino la piet\u00e0 e la denuncia delle migliaia di morti civili, donne, vecchi e bambini, uccisi dalle bombe intelligenti non solo delle armate Usa. \u00c8 vergognoso che in un paese democratico chi, pur condannando duramente la ferocia terroristica, esprime indignazione e condanna anche le stragi di civili Iracheni, Afgani, sia escluso dalla comunit\u00e0 civile e accusato di complicit\u00e0 con il nemico. Guernica, le bombe atomiche sul Giappone, i campi di concentramento ci avrebbero dovuto lasciare nel nostro DNA l\u2019indignazione per la morte.<\/p>\n<p>&#8211;    La terza differenza riguarda la tutela della vita e dell&#8217;ambiente contro le forme d\u2019egemonia scientifiche e tecnologiche che tendono a distruggere le specificit\u00e0 delle culture e le differenze fra le identit\u00e0 sociali. Il rapporto tra tecnica e vita non \u00e8 solo una questione etica, ma eminentemente politica, perch\u00e9 si tratta di scegliere fra un&#8221;omologazione sostanzialmente biologista, fondata sulla presunta neutralit\u00e0 della tecnica applicata al vivente, e una visione \u201cumanistica\u201d delle diverse societ\u00e0. Solo la grande politica pu\u00f2 governare la tecnica senza far assoggettare l&#8217;umanit\u00e0 al sistema tecnico attualmente legato agli interessi economici dei grandi poteri.<\/p>\n<p>Si condividano o no queste considerazioni, in ogni caso \u00e8 certo che se si vuol battere l&#8217;iperpoliticit\u00e0 del messaggio apparentemente impolitico della destra ed in particolare di Berlusconi, bisogna alzare il livello del dibattito e riportarlo sui temi che oggi possono definire il terreno della Grande Politica. Il PD non centra \u00e8 in parte omologato a quel modello e va recuperato ad un nuovo dialogo con la sinistra..  Se si vuole, cio\u00e8, battere non un modo di amministrare ma una visione della societ\u00e0 e del modo. \u00c8 possibile ancora, nell&#8217;epoca della globalizzazione, parlare di grande politica o bisogna rassegnarsi al trionfo dell&#8217;individualismo singolarizzato e impersonale nella forma dell&#8217;edonismo consumistico e garantito dal sistema-apparato tecnico-economico? Questo \u00e8 il vero terreno sul quale si gioca la sopravvivenza della sinistra. Purtroppo ci\u00f2 a cui si assiste oggi \u00e8 invece principalmente il balletto dei calcoli, come se il senso del nostro agire fosse soltanto la crescita del Pil e la diversa competenza professionale dei professori d\u2019economia.<\/p>\n<p>La confederazione, la federazione o la grande alleanza di sinistra  sono in realt\u00e0 parole vuote se designano mere aggregazioni senza idee forti, valori guida ed al centro della nostra discussione non ci sia la persona.<br \/>\nDi questo occorre discutere. Da qui bisogna incominciare per ricostruire la SINISTRA  e la  democrazia nel nostro paese.<br \/>\nE noi non dispiacerebbe se il nuovo partito della sinistra si chiamasse SINISTRA e basta.<\/p>\n<p>* Circolo della SD di Ortona<br \/>\n* Componente del coordinamento estero di Sinistra Democratica<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>5133-guglielmo-zanetta-abbiamo-bisogno-di-sinistra<\/p>\n<p>5875<\/p>\n<p>EmiNews 2008<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20080625 09:54:00 redazione-IT Non vediamo altra strada percorribile. 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