{"id":23452,"date":"2008-06-07T00:00:00","date_gmt":"2008-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=23452"},"modified":"2008-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2008-06-07T00:00:00","slug":"5332-tende-e-container-per-i-richiedenti-asilo-al-cpa-di-crotone-il-piu-grande-deuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=23452","title":{"rendered":"5332 Tende e container per i richiedenti asilo al Cpa di Crotone, il pi\u00f9 grande d&#039;Europa"},"content":{"rendered":"<p>20080805 13:57:00 redazione-IT<\/p>\n<p>Reportage dal centro di prima accoglienza pi\u00f9 grande d\u2019Europa. I presenti sono 1.677 su 1.689 posti disponibili. Uno su quattro viene dall\u2019Afghanistan, poi Nigeria e Somalia. 130 le donne e 43 i minori<\/p>\n<p>&#8211; Cpa di Crotone, afgano un richiedente asilo su quattro<br \/>\n&#8211; Cpa di Crotone, presto un\u2019interrogazione al Senato sulle condizioni sanitarie<br \/>\n&#8211; Sprar saturo, rifugiati abbandonati a se stessi<br \/>\n&#8211; Investire di pi\u00f9 nello Sprar: la richiesta delle associazioni<\/p>\n<p>CROTONE \u2013 Alle dieci del mattino il caldo sotto le tende \u00e8 gi\u00e0 insopportabile. Non c\u2019\u00e8 un filo d\u2019aria. Il telo grigio \u00e8 macchiato del sangue di dozzine di zanzare schiacciate nella notte da Ahmed e dai suoi due compagni. Vengono dal Sudan. Sono sopravvissuti al genocidio del Darfur. E dopo cinque mesi in Libia sono riusciti a imbarcarsi per Lampedusa. Da 40 giorni l\u2019Italia li accoglie cos\u00ec, su materassini gialli di gommapiuma senza lenzuola. Sotto tende senza acqua corrente n\u00e9 elettricit\u00e0. I bagni a trecento metri di distanza. La tendopoli \u00e8 l\u2019ultima novit\u00e0 del campo di accoglienza per richiedenti asilo pi\u00f9 grande d\u2019Europa.<\/p>\n<p>Siamo in provincia di Crotone, il centro Sant\u2019Anna si trova di fronte all\u2019omonimo aeroporto, sull\u2019altro lato della Statale 106, a met\u00e0 strada tra Crotone e Isola di Capo Rizzuto. Dalla sua apertura, all\u2019epoca degli sbarchi in Puglia dei kosovari nel 1999, da questa vecchia base dell\u2019Aeronautica militare sono transitate circa 70.000 persone, di cui 7.000 solo nel 2007.<\/p>\n<p>Al 4 agosto 2008 i presenti sono 1.677 su un totale di 1.698 posti disponibili. Circa 1.200 vengono ospitati nei 160 container gialli, verdi e blu delle quattro sezioni A, B, C e D del campo. Otto per container. Poi ci sono i 240 posti nelle 30 tende blu montate questa estate dal Ministero dell\u2019Interno per fronteggiare l\u2019aumento degli sbarchi in Sicilia. E quindi i 256 posti negli appartamenti del Cara (Centro accoglienza richiedenti asilo), la nuova sezione, tutta in muratura, inaugurata a maggio 2008 e dedicata in particolare alle famiglie e alle donne, sole o con figli. Poco distante, un muro in cemento armato alto circa cinque metri, circonda l\u2019ex centro di permanenza temporanea (Cpt), chiuso nel maggio del 2007. Dal 24 aprile del 2007, per decreto ministeriale, i cancelli del Sant\u2019Anna sono aperti dalle 8 alle 22. Per uscire basta esibire il tesserino di riconoscimento.<\/p>\n<p>Due terzi degli ospiti sono stati trasferiti al Sant\u2019Anna direttamente da Lampedusa, in aereo. Gli altri invece, essenzialmente afghani e iracheni, sono arrivati in Italia dalla Grecia, nascosti sui traghetti che partono ogni giorno da Patrasso verso i porti dell\u2019Adriatico. Un ospite su quattro \u00e8 afghano (424 sui 1.677 presenti al 4 agosto 2008). Seguono nigeriani (259 persone), somali (229), ghanesi (158), iracheni (147), eritrei (144), ivoriani (79) e togolesi (65). Ma le nazionalit\u00e0 presenti sono oltre 40. Rispetto allo scorso anno, sono del tutto scomparsi i nordafricani. Solo due algerini e una donna marocchina. Le donne presenti sono 130 e i minori 43. Per loro ci sono servizi ad hoc: un laboratorio per le donne, una ludoteca e una scuola di italiano per bambini.<\/p>\n<p>Tuttavia non tutte le donne sono accolte negli spazi pi\u00f9 protetti del Cara. E nemmeno i bambini. Addirittura 52 donne, 19 minori e 2 neonati sono ospitati dentro i container. L\u2019ente gestore \u2013 Caritas e Misericordia \u2013 cerca di fare del suo meglio per la gestione di un centro che ha i numeri di un piccolo paese. Ogni mercoled\u00ec vengono fatti incontri con i rappresentanti delle varie comunit\u00e0 nazionali. C\u2019\u00e8 una scuola che, a gruppi di 20, insegna l\u2019italiano a 400 persone al giorno. Vengono celebrate le varie feste religiose, le feste di indipendenza, il giorno della memoria per il Darfur. C\u2019\u00e8 una piccola cappella per la preghiera e una stanza adibita a moschea. Ci sono campi da gioco. Il centro \u00e8 stato addirittura visitato da oltre 300 studenti delle scuole medie e superiori della provincia. E tuttavia non c\u2019\u00e8 nemmeno una mensa. Le persone ritirano la colazione e i pasti sotto il sole, nel cortile, mantenuti in fila dagli agenti della polizia che con i manganelli indicano loro l\u2019ordine da tenere. Si mangia nel piazzale oppure dentro i container. Comprese donne e bambini. Nei container c\u2019\u00e8 almeno l\u2019aria condizionata, ma molti dicono di non avere lenzuola pulite n\u00e9 sufficiente sapone per lavarsi. (gdg), <\/p>\n<p>__________________<\/p>\n<p>Cpa di Crotone, afgano un richiedente asilo su quattro<\/p>\n<p>Fuggono dalla guerra ma non hanno fatto i conti con la burocrazia. Per chi \u00e8 transitato in altri Stati Ue, il Regolamento Dublino II blocca l&#8217;iter della domanda d&#8217;asilo. La testimonianza di Z.K., fuggito da Baghlan<\/p>\n<p>CROTONE \u2013 Nel pi\u00f9 grande centro di accoglienza d&#8217;Europa, gli afgani sono gli ospiti pi\u00f9 numerosi. Dei 1.677 presenti al 4 agosto 2008 nel campo di Sant&#8217;Anna, a Crotone,  ben 424 provengono dall&#8217;Afganistan. Uno su quattro. Arrivano in Italia nascosti nei camion che da Patrasso, in Grecia, si imbarcano sui ferry diretti nei porti italiani dell&#8217;Adriatico, a Venezia, Ancona, Bari e Brindisi. Fino a Crotone invece li porta il passaparola. Per loro i tempi di attesa sono pi\u00f9 lunghi degli altri richiedenti asilo. C&#8217;\u00e8 chi \u00e8 al Sant&#8217;Anna da cinque o sei mesi. Per lasciarsi la guerra alle spalle hanno attraversato l&#8217;Iran, scalato a piedi le montagne innevate della provincia di Van per entrare in Turchia, hanno viaggiato stipati nei camion fino a Istanbul, sfidato il mar Egeo sui gommoni diretti alle isole greche e infine rischiato la vita appesi sotto i telai dei tir imbarcati a Patrasso. Ma il pi\u00f9 grande ostacolo devono ancora affrontarlo. \u00c8 il Regolamento Dublino II. Il loro destino \u00e8 appeso alla forma dei loro polpastrelli. Se la polizia di qualsiasi Stato membro europeo ha gi\u00e0 preso le loro impronte digitali, quello Stato \u00e8 responsabile della loro domanda d&#8217;asilo. In questi casi, l&#8217;Unit\u00e0 Dublino del Ministero dell&#8217;Interno avvia una procedura che pu\u00f2 durare mesi. Il rischio \u00e8 di essere rinviati in Grecia. Anche se in Grecia il tasso di riconoscimento dei rifugiati \u00e8 dello 0,3% contro il 57% dell&#8217;Italia (10% delle domande accolte e 47% permesso di soggiorno per motivi umanitari). Norvegia, Svezia e Germania hanno sospeso il Regolamento Dublino II con la Grecia da alcuni mesi, proprio per tutelare la protezione dei rifugiati. L&#8217;Italia fa finta di niente.<\/p>\n<p>Z.K. \u00e8 pashtun. Viene dall&#8217;Afghanistan. E in Afghanistan ha paura di essere rimpatriato. \u00c8 gi\u00e0 successo una volta. Nell&#8217;aprile del 2007, dalla Francia, mentre tentava di raggiungere illegalmente l&#8217;Inghilterra per chiedere asilo. Mi racconta la sua storia facendomi entrare nel container verde dove vive con altri cinque afgani pashtun, al Sant\u2019Anna. Z. era entrato in Europa dalla Slovacchia, via Ucraina. Da l\u00ec aveva attraversato l\u2019Austria, l\u2019Italia e la Francia. Ma prima di riuscire a trovare un passeur che lo facesse salire su uno dei camion che da Calais si imbarcano per l\u2019Inghilterra, venne arrestato e rimpatriato. All\u2019aeroporto di Kabul non ebbe problemi con la polizia, dice. Ma rimanere era troppo pericoloso. Z. viene da Baghlan. Trecento chilometri a nord di Kabul. Una citt\u00e0 balzata all&#8217;onore delle cronache per la strage dei bambini, nel luglio 2007, quando un attentato contro una delegazione governativa fece 75 morti tra cui 59 scolari tra gli 8 e i 18 anni. Z. era rientrato da tre mesi. Dopo l\u2019attentato ripart\u00ec. Stavolta attraversando l\u2019Iran, la Turchia e la Grecia. In Italia \u00e8 arrivato nascosto in un camion sbarcato a Bari il 29 aprile 2008. Le sue impronte digitali sono conosciute in Slovacchia, in Austria, in Francia, in Grecia e adesso anche in Italia. Z. aspetta la decisione dell\u2019Unit\u00e0 Dublino. Z. ha paura di essere rimandato in Grecia o Slovacchia. O peggio ancora di essere rimpatriato.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 perch\u00e9 alcuni richiedenti asilo politico afgani hanno ricevuto una risposta negativa dalla Commissione territoriale di Crotone per il riconoscimento dello status di rifugiato. Perch\u00e9 provenienti da zone dell\u2019Afghanistan ritenute sicure dalla Commissione stessa, quali ad esempio Kabul. Difficile definire sicuro un Paese dove, nei primi sette mesi del 2008, secondo Peace Reporter, la guerra ha fatto almeno 3.513 vittime. Per questo un centinaio di afgani hanno recentemente protestato sotto il Tribunale di Catanzaro, con uno sciopero della fame protratto dal 16 al 18 giugno 2008. Molti di loro sono in attesa dei risultati dell\u2019Unit\u00e0 Dublino da pi\u00f9 di quattro mesi. Dalla protesta sono passati quasi due mesi. E ancora non hanno avuto risposte. Non sanno chi sar\u00e0 lo Stato competente a ricevere la loro istanza di asilo, e hanno paura di essere rimandati in Afghanistan. (gdg),<\/p>\n<p>__________________<\/p>\n<p>Cpa di Crotone, presto un\u2019interrogazione al Senato sulle condizioni sanitarie<\/p>\n<p>A cura delle senatrici Mazzucconi e Bianchi (Pd). Critiche sull&#8217;accoglienza delle donne, preoccupazione sulle condizioni dei container e della tendopoli, sulla mancanza di una mensa e di assistenza legale<\/p>\n<p>CROTONE \u2013 Le senatrici Daniela Mazzucconi (Pd) e Dorina Bianchi (Pd) lavorano ad un&#8217;interrogazione parlamentare sulle condizioni del centro di accoglienza Sant&#8217;Anna di Crotone. Accompagnate da rappresentanti delle associazioni locali impegnate nella promozione dei diritti dei migranti \u2013 raccolte nel Coordinamento Baobab \u2013 le parlamentari hanno visitato il centro lo scorso 18 luglio. Il rapporto della visita, diffuso dal Coordinamento Baobab, giudica \u201cpreoccupanti\u201d le condizioni di accoglienza nei container e nella tendopoli. Critiche sono state espresse anche sull&#8217;accoglienza delle donne e sull&#8217;assistenza sanitaria. Nonch\u00e9 sugli eccessivi tempi di attesa per i casi Dublino II, ovvero quei richiedenti asilo politico \u2013 soprattutto afgani \u2013 che attendono il responso della Commissione Dublino che deve decidere quale Stato europeo sia competente della loro domanda di protezione, essendo gi\u00e0 transitati in un altro Stato membro prima di raggiungere l&#8217;Italia. Durante la visita, le senatrici hanno riscontrato la presenza di 10 richiedenti asilo afgani in un unico container, mantenuto in \u201cpessime condizioni\u201d: \u201cle lenzuola (monouso) sono sporche e lacerate. Alcuni materassi sono sul pavimento, senza rete e senza lenzuola. Dentro il caldo \u00e8 soffocante a causa di un guasto al condizionatore\u201d. Alcuni degli ospiti vivono in queste condizioni da marzo 2008. La permanenza media al centro &#8211; secondo il rapporto \u2013 \u00e8 di quattro, cinque mesi.<\/p>\n<p>Nessuno degli ospiti si \u00e8 lamentato con la delegazione delle parlamentari per il cibo, sebbene non esista una mensa e i pasti vengano consumati all\u2019aperto o nei container. \u00c8 piuttosto sul fronte sanitario che lamentano gravi carenze. \u201cVisite rifiutate, maltrattamenti e mancanza di cure\u201d si legge nel rapporto. Alcuni ospiti sostengono che \u201cper qualsiasi tipo di problema danno a tutti la stessa medicina\u201d. Un ragazzo iracheno, disabile per una ferita da mina alla gamba destra, \u00e8 stato visitato solo grazie all&#8217;intervento della senatrice Mazzucconi, dopo che aveva  inutilmente chiesto pi\u00f9 volte una visita. Il medico ha sostenuto che il ragazzo, per una \u201cpreoccupante devascolarizzazione\u201d adesso rischia \u201cl\u2019amputazione dell\u2019arto\u201d. Gli ospiti hanno poi dichiarato alla delegazione \u201cdi aver ricevuto dal loro ingresso nel Centro un solo paio di lenzuola e che solo ogni dieci giorni ricevono un sapone e uno shampo monouso\u201d, mentre la convenzione della Prefettura con l&#8217;ente gestore prevede due cambi a settimana delle lenzuola e una distribuzione quotidiana di shampoo e sapone.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda l&#8217;assistenza legale, gli ospiti hanno dichiarato alle parlamentari \u201cdi non ricevere nessun tipo di informazione in materia legale e di non essere informati circa i loro diritti\u201d. Alcuni hanno riferito \u201cdi essersi rivolti agli operatori legali del centro, ma di non aver ottenuto consulenza, soprattutto per presentare i ricorsi\u201d. Per questo molti si rivolgono ad avvocati esterni al Centro. Chi invece ha ottenuto una decisione positiva da parte della Commissione per il riconoscimento dello status di rifugiato, deve attendere oltre un mese prima di poter ritirare il permesso di soggiorno e il titolo di viaggio e lasciare il campo.<\/p>\n<p>__________________<\/p>\n<p>Sprar saturo, rifugiati abbandonati a se stessi<\/p>\n<p>Misericordie e Caritas ricevono un&#8217;indennit\u00e0 di 30 euro al giorno per ogni richiedente asilo. Con 1.698 posti disponibili al Cpa di Crotone, significa circa 18 milioni di euro l&#8217;anno. Ma dopo la prima accoglienza nessuna integrazione<\/p>\n<p>CROTONE &#8211; Sono arrivati i militari. Annunciati dal pacchetto sicurezza, cento uomini in mimetica, distribuiti su tre turni, da ieri presidiano il centro di prima accoglienza per immigrati di Sant\u2019Anna, a Crotone. Stanno di piantone lungo la rete all\u2019ingresso, sotto il sole, appoggiati alle portiere dei fuoristrada dell\u2019esercito. A vigilare la struttura ci sono anche polizia, carabinieri e guardia di ginanza. La situazione \u00e8 la stessa negli altri centri di prima accoglienza. Ma a Crotone non \u00e8 l\u2019unica novit\u00e0. Da un anno \u00e8 quotidianamente presente all\u2019interno della struttura anche un rappresentante dell\u2019Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati. Ciononostante i tempi di attesa per il riconoscimento dello status di rifugiato continuano a superare i tre mesi. E i tempi raddoppiano per i casi Dublino. La commissione territoriale ha sede all\u2019interno del campo, come pure l\u2019Ufficio immigrazione della polizia, ma ci\u00f2 non abbrevia le lungaggini burocratiche. E intanto gli ospiti sono costretti a aspettare, senza la possibilit\u00e0 di lavorare n\u00e9 di mantenersi. Sono costretti a essere assistiti.<\/p>\n<p>Uno su due otterr\u00e0 una protezione umanitaria o lo status di rifugiato. Dopodich\u00e8 sar\u00e0 abbandonato a se stesso. S\u00ec perch\u00e9 i circuiti del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) sono saturi. A malapena riescono a garantire una seconda accoglienza ai casi vulnerabili, come donne sole e famiglie. I posti disponibili sono 3.000. Nel 2007, soltanto da Crotone, sono transitati 7.000 richiedenti asilo. Non c\u2019\u00e8 altro da aggiungere. \u00c8 la prassi a Crotone come negli altri centri di prima accoglienza d\u2019Italia. Dopo mesi trascorsi dentro i container o sotto le tende, con o senza un permesso di soggiorno si viene semplicemente accompagnati alla stazione ferroviaria pi\u00f9 vicina, con in tasca un biglietto per le citt\u00e0 del nord e qualche indirizzo utile. Cos\u00ec si vanno ad alimentare le sacche del lavoro nero nell\u2019agricoltura del sud o nell\u2019edilizia del nord, come pure i ghetti delle periferie delle grandi citt\u00e0, dove finiscono per abitare questi nuovi cittadini. E allora gli sforzi di tanti operatori sociali di buona volont\u00e0 diventano inutili. Schiacciati sotto un sistema che non funziona, che crea clandestinit\u00e0 e marginalit\u00e0, ma che fa guadagnare tanti. A partire dagli enti gestori dei centri di prima accoglienza.<\/p>\n<p>La Prefettura di Crotone ha siglato diverse convenzioni per la gestione del Sant\u2019Anna. Il comune di Isola di Capo Rizzuto si occupa della manutenzione mentre l\u2019assistenza sanitaria \u00e8 affidata all\u2019Asl n. 5 di Crotone. La gestione dei servizi, dei pasti, dell\u2019assistenza e dell\u2019orientamento \u00e8 invece affidata a una cordata formata dall\u2019associazione delle Misericordie e la Caritas diocesana. La gestione del Sant\u2019Anna vale milioni di euro. Per ogni ospite l\u2019ente gestore riceve un\u2019indennit\u00e0 di circa 30 euro al giorno. Con 1.698 posti disponibili significa 50.000 euro al giorno. Che in un anno fanno 18 milioni di euro. Come a dire che se in un anno transitano 7.000 persone dal centro, per ognuna di loro lo Stato spende circa 2.500 euro per poi riportarli al punto di partenza. Da soli in terra straniera. (gdg),<\/p>\n<p>__________________<\/p>\n<p>&#8221;Investire di pi\u00f9 nello Sprar&#8221;: la richiesta delle associazioni<\/p>\n<p>Il coordinamento Baobab di Cosenza chiede che siano aumentati i posti per la seconda accoglienza e che siano bloccate le espulsioni di richiedenti asilo afgani, &#8221;perch\u00e9 nessuna area del Paese pu\u00f2 essere considerata sicura&#8221;<\/p>\n<p>ROMA \u2013 Proporre la richiesta di radicamento della competenza dello Stato Italiano sui casi Dublino presenti sul territorio ormai da diversi mesi, e sollecitare la Commissione Nazionale a dare indicazioni affinch\u00e9 le Commissioni Territoriali competenti garantiscano misure di protezione a tutti i richiedenti asilo afgani presenti in Italia in quanto non esistono aree di questo Paese che possano essere ritenute sicure. Queste le richieste del Coordinamento Baobab, dopo la visita, con le senatrici Mazzucconi e Bianchi, del centro di accoglienza Sant&#8217;Anna a Crotone e del centro di identificazione e espulsione di Lamezia Terme, lo scorso 18 luglio.<\/p>\n<p>Il coordinamento Baobab, nato nel 2005, riunisce associazioni della provincia di Cosenza che si occupano delle problematiche riguardanti il mondo dei migranti (Azione Cattolica, Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio, Suore di Maria Bambina, Movimento Giovanile Missionario, Kasbah, InformaImmigrati, comunit\u00e0 rumena, filippina, albanese e brasiliana). Le associazioni cosentine, oltre alle critiche, propongono un maggiore investimento nelle strutture di seconda accoglienza del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar). \u201cLe strutture Sprar \u2013 sostiene il coordinamento Baobab -, a differenza delle strutture di detenzione, avviano percorsi di accoglienza volti ad un pieno inserimento socio-economico delle persone\u201d. E costano di meno. Accogliere  un richiedente asilo in strutture di seconda accoglienza costa, secondo Baobab &#8211; in media il 60% in meno che trattenere uno straniero all\u2019interno di strutture di carattere detentivo o semi detentivo. Tuttavia la capacit\u00e0 ricettiva dello Sprar \u00e8 troppo esigua rispetto alle reali esigenze. A fronte delle 14.050 richieste di asilo presentate nel 2007 infatti, i posti disponibili sono solamente 3.000. (gdg)<\/p>\n<p>www.redattoresociale.it<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>5332-tende-e-container-per-i-richiedenti-asilo-al-cpa-di-crotone-il-piu-grande-deuropa<\/p>\n<p>6073<\/p>\n<p>EmiNews 2008<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20080805 13:57:00 redazione-IT Reportage dal centro di prima accoglienza pi\u00f9 grande d\u2019Europa. I presenti sono 1.677 su 1.689 posti disponibili. 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