{"id":23419,"date":"2008-06-07T00:00:00","date_gmt":"2008-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=23419"},"modified":"2008-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2008-06-07T00:00:00","slug":"5339-quotidiani-teletrasmessi-che-significa-per-la-stampa-italiana-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=23419","title":{"rendered":"5339 Quotidiani teletrasmessi: che significa per la stampa italiana all\u2019estero?"},"content":{"rendered":"<p>20080806 11:10:00 redazione-IT<\/p>\n<p>Confesso che ho un debole per le cose complicate. Piu\u2019 non capisco e piu\u2019 tento di capire. Saranno le parole del mio vecchio professore di liceo: \u201cCaro Max, mai fermarsi alla soluzione piu\u2019 semplice. Cercare di approfondire sempre per quanto possibile. Ma attento agli errori\u201d.<br \/>\nE quindi mio caro lettore perdonami se commettero\u2019 alcuni errori. Questa volta pero\u2019 sono scusato. La scarsezza dei dati a disposizione e\u2019 impressionante, visto il dettato di trasparenza che i recenti governi italiani avevano assunto. Speriamo che il nuovo governo migliori cio\u2019.<br \/>\nEd infine andiamo a tentare di sbrogliare la complicata matassa dei contributi ai giornali italiani all\u2019estero, impresa titanica per un semplice cronista che ha a disposizione poche risorse.<\/p>\n<p>Quello che tenteremo di comprendere e\u2019 gli incroci che avvengono tra contributi a giornali italiani all\u2019estero ed accordi con giornali nostrani.<\/p>\n<p>Partiamo dall\u2019ultimo articolo pubblicato quello delle coincidenze nei contributi per la stampa italiana all\u2019estero. Avevamo rilevato che nel 2006 i giornali che ricevevano una fetta impressionante dei fondi pubblici (piu\u2019 del 70 % del totale) erano concentrati in solo 3 testate e solo nei paesi anglosassoni.<br \/>\nCose queste sicuramente anomale visto che le scelte di erogazione di fondi pubblici dovrebbero essere basate su principi di equita\u2019 di distribuzione e politiche per gli italiani all\u2019estero e non preferenze quali-quantitative solo per alcune aree (anglofone) o solo per un numero ridottissimo di testate (solo 3). Se a questo si aggiungeva che una, il Corriere Canadese, e\u2019 di proprieta\u2019 di una multinazionale straniera e con la possibilita\u2019 di perdere il management italiano la situazione diveniva veramente dubbia.<br \/>\nAvevamo altresi\u2019 rilevato che tutti e tre avevano accordi di distribuzione con un giornale italiano, La Repubblica, che e\u2019 un nome a 5 stelle dell\u2019editoria italiana.<\/p>\n<p>Dopo un ulteriore analisi dei contributi pubblici abbiamo rilevato un\u2019 altra categoria, quella dei contributi a quotidiani italiani teletrasmessi in Paesi diversi da quelli membri dell&#8217;Unione europea.<br \/>\nLa legge del 7 marzo 2001, n. 62, art. 3 li definisce cosi\u2019(sito della Presidenza del consiglio):<br \/>\n\u201cIl contributo previsto \u00e8 riservato alle imprese editrici di giornali quotidiani che abbiano attivato sistemi di teletrasmissione in facsimile delle testate edite in Paesi diversi da quelli membri dell\u2019Unione europea. Il contributo erogabile, per un totale di euro 2.065.827,596 l\u2019anno (2004), \u00e8 determinato dal 50% dei costi annui documentati relativi all\u2019acquisto carta, stampa e distribuzione riguardanti la diffusione delle copie delle testate teletrasmesse aventi i requisiti previsti.\u201d<br \/>\nTuttavia e\u2019 presumibile attendersi che oggigiorno i costi della teletrasmissione sono soprattutto quelli della stampa e della connessione via internet, con cui si inviano i giornali all\u2019estero in tempo reale.<\/p>\n<p>E qui cominciano le difficolta\u2019 per il vostro cronista. Infatti, contrariamente ai dati summenzionati (del 2006), inspiegabilmente i dati per questa seconda categoria di contributi non sono disponibili per il 2006. Questa asimmetria di dati disponibile e\u2019 difficile da intendere visto che non deve trattarsi di un calcolo complicato. Ma tant\u2019e\u2019.<\/p>\n<p>I primi dati disponibili sono quelli del 2004 e sono i seguenti:<br \/>\n1) GRUPPO EDITORIALE L\u2019ESPRESSO S.p.A. LA REPUBBLICA 1.325.982,39 euros<br \/>\n2) R.C.S. QUOTIDIANI S.p.A. IL CORRIERE DELLA SERA 739.845,20 euros.<\/p>\n<p>Sono dati vecchi di 4 anni e quindi non molto significativi, ad eccezione di dare un indicazione di massima. E qual\u2019\u00e8 tale indicazione?<\/p>\n<p>E\u2019 la seguente: data la difficolta\u2019 di penetrazione di mercati esteri, il primo quotidiano menzionato si e\u2019 presumibilmente affidato ad accordi con quotidiani di lingua italiana all\u2019 estero che comportano la distribuzione congiunta dei due giornali (La Repubblica e l\u2019altro giornale del paese anglofono). In questo caso i lettori trovano inserita all\u2019interno del giornale all\u2019estero l\u2019edizione internazionale de \u201cla Repubblica\u201d.<br \/>\nFin qui nulla di male. In piu\u2019 l\u2019edizione internazionale de \u201cla Repubblica\u201d e\u2019 \u201cteletrasmessa\u201d e stampata a totale suo carico, come lo stesso direttore di America Oggi Andrea Mantineo ha dichiarato alla stampa nel 2002.<\/p>\n<p>Il problema e\u2019 che, con i contributi statali a quotidiani italiani teletrasmessi chi paga veramente e\u2019 il governo italiano non il giornale menzionato. In altre parole La Repubblica riceve i contributi pubblici molto rilevanti e poi a costi molto ridotti teletrasmette e stampa i propri prodotti fuori dell\u2019Unione Europea. E, in piu\u2019, appoggiandosi a quotidiani loro stessi gia\u2019 pesantemente sussidiati dallo stato italiano, che gia\u2019 di per se\u2019 stessi quindi producono a costi ridotti.<br \/>\nNon si puo\u2019 negare che in questo modo c\u2019 \u00e8 un beneficio oggettivo per i famosi 3 giornali italiani all\u2019estero, che hanno la possibilita\u2019 di vendere a costo zero i propri giornali con l\u2019edizione internazionale della Repubblica.<br \/>\nMa lo stesso giornale La Repubblica si beneficia di cio\u2019 poiche\u2019 a costo molto basso diffonde all\u2019estero i propri giornali e soprattutto riceve grandi contributi pubblici per questo.<br \/>\nTutto cio\u2019 appoggiandosi alla rete di distribuzione di giornali italiani all\u2019estero che, come detto, gia\u2019 ricevono contributi pubblici dallo stato italiano.<\/p>\n<p>Se abbiamo svelato il mistero dei contributi pubblici ai grandi giornali italiani all\u2019estero onestamente non lo so.<br \/>\nMa francamente rimane il fatto che un sistema che in teoria dovrebbe beneficiare i giornali italiani all\u2019estero per trasmettere i sentimenti e le impressioni delle nostre comunita\u2019 all\u2019estero, si trasforma, oggettivamente, in uno strumento per facilitare la diffusione all\u2019estero e ricevere sostanziosi contributi pubblici per grandi giornali nazionali.<\/p>\n<p>Inoltre i contributi pubblici, dall\u2019altro lato, beneficiano un numero ridottissimo (3) di giornali italiani all\u2019estero. E tutto cio\u2019 quando giornali genuinamente italiani all\u2019estero sono in una situazione di cronica penuria di fondi e dovrebbero essere aiutati dallo stato italiano per il loro lavoro svolto.<\/p>\n<p>__________________<\/p>\n<p>Altri articoli di Max Bono sul tema:<\/p>\n<p>Coincidenze nei contributi per la stampa italiana all\u2019estero<br \/>\nTre su tre. Troppe coincidenze. Mi ritornano alla mente le parole del mio vecchio professore di liceo, burbero ma simpatico: \u201cMio caro Max quando ci sono troppe coincidenze c\u2019e\u2019 qualcosa che non va. Allora e\u2019 il caso di investigare\u201d.<br \/>\nE proviamo a farlo anche se l\u2019impresa e\u2019 mastodontica, di un modesto giornalista italiano all\u2019estero.<br \/>\nTre su tre dicevamo. E vediamole queste coincidenze. Stiamo parlando dei contributi per quotidiani editi e diffusi all\u2019estero. Di quelli veri, i tre maggiori pagati dal governo italiano:<br \/>\n1) Oggi Gruppo editoriale, che produce il giornale America Oggi negli USA e che ha ricevuto contributi di 2 .582.284,50 euro nel 2006;<br \/>\n2) Italmedia SCRL, che produce il giornale Corriere Canadese nel Canada e che ha ricevuto contributi di 2 .892.158,64 euro nel 2006;<br \/>\n3) S.E.I. PTY LTD., che produce il giornale il Globo nell\u2019 Australia e che ha ricevuto contributi di 2 .582.284,50 euro nel 2006.<br \/>\nInsieme la magica triade ha ricevuto circa 8 milioni di euro. Che cosa hanno in comune questi giornali italiani all\u2019estero, oltre a ricevere i maggiori sussidi all\u2019editoria italiana all\u2019estero?<br \/>\nTutti e tre hanno accordi di distribuzione del quotidiano La Repubblica nei loro mercati all\u2019estero. Niente male per uno stato, quello italiano, notoriamente taccagno con i suoi giornali italiani all\u2019estero.<br \/>\nIl vostro cronista non arriva a comprendere la volonta\u2019 dei governi che hanno deciso questa politica per i giornali italiani all\u2019estero. Troppo grande e\u2019 il livello per lui.<br \/>\nEgli si limita solo a rilevare questa serie di coincidenze, i soldi e gli accordi, per gli stessi giornali.<br \/>\nLa Repubblica e\u2019 un eccellente giornale e probabilmente tutti i giornali italiani all\u2019estero fanno a pugni per avere accordi di distribuzione con esso. Tuttavia rimane il fatto che chi ci riesce e\u2019, coincidentalmente, chi riceve i contributi piu\u2019 rilevanti dallo stato italiano.<\/p>\n<p>No per favore non mi parlate di casta, parola questa che dovrebbe essere usata solo per le categorie di gruppi sociali indiani che costituiscono una gerarchia rigida in alcune societ\u00e0 del passato. Vi ho detto gia\u2019 che il vostro cronista non arriva a questi livelli.<\/p>\n<p>E\u2019 pero\u2019 un fatto che, in tempi di penuria quasi cronica per la stampa italiana all\u2019estero, la concentrazione di fondi pubblici solo ai menzionati giornali e\u2019 gia, di per se\u2019 sola, anomala. Se a cio\u2019 si aggiunge la coincidenza degli accordi di distribuzione allora la cosa diviene quasi incomprensibile.<br \/>\nPerche\u2019 questo?<br \/>\nForse nell\u2019afa dell\u2019ombrellone di agosto i nostri politici e giornalisti (quelli con la lettera maiuscola) vorranno pensare alla domanda di questo modesto cronista, che e\u2019 la stessa di una grande categoria, un po\u2019 ignorata al momento, quella degli italiani all\u2019estero.<\/p>\n<p>___________________<\/p>\n<p>Corriere Canadese: il profitto grazie ai sussidi italiani<\/p>\n<p>Sapevate che uno dei giornali tradizionali delle comunita\u2019 italiane all\u2019estero (Corriere Canadese) appartiene ad una multinazionale canadese (Multimedia Nova Corporation), recentemente a sua volta partecipata in maniera significativa dalla compagnia Torstar quotata alla borsa candese?<br \/>\nE sapevate che il Corriere Canadese ha ricevuto la bellezza di 2 .892.158,64 euros nel 2006 come contributi per quotidiani editi e diffusi all\u2019estero?<br \/>\nE\u2019 giusto che lo stato italiano sussidi una corporation straniera , che sicuramente non ha bisogna di cio\u2019 per aumentare i suoi profitti?<\/p>\n<p>Benvenuti nella giungla dei sussidi italiani ai giornali italiani all\u2019estero, un argomento che abbiamo discusso varie volte in passato. Questa volta pero\u2019 parliamo della numero1 delle imprese che ricevono i sussidi per i giornali italiani all\u2019estero, la Italmedia Societa\u2019 cooperativa a responsabilita\u2019 limitata, per lo meno secondo i dati del governo italiano. Bisogna percio\u2019 cercare di essere precisi e mi scuso in anticipo con il lettore per le eventuali imprecisioni contenute nell\u2019articolo, data la scarsezza dei dati disponibili.<\/p>\n<p>Il Corriere Canadese, secondo il sito della Multimedia Nova Corporation, ha una tiratura giornaliera di circa 30,000, il che da\u2019 poco piu\u2019 di undici milioni di copie vendute all\u2019anno (ammettendo una tiratura costante durante l\u2019anno). E\u2019 sicuramente da chiedersi perche\u2019 un periodico di cui abbiamo parlato in passato in Brasile (Fanfulla) che secondo dati ufficiali produce circa un milione e mezzo di copie riceve solo poco piu\u2019 di 50,000 euro a confronto del Corriere che (come detto) per undici milione di copie riceve quasi 3 milioni di euro.<br \/>\nQui le anomalie sono due: da un punto di vista matematico se un 1.5 milioni di copie danno 50.000 euro, 15 milioni dovrebbero dare 500.000 euro. Nel caso del Corriere 11 milioni di copie danno invece 3 milioni di sussidi del governo.<br \/>\nNon si capisce perche\u2019 le copie del Fanfulla sono valorizzate cosi\u2019 poco.<br \/>\nForse i numeri dei giornali e periodici italiani all\u2019estero sono davvero sinistri a vederli.<\/p>\n<p>Altra anomalia: Per ogni copia prodotta lo stato italiano da 27 centesimi euro di sussidi (3 milioni di sussidi\/11 milioni di copie) . Il prezzo sulla copertina del Corriere Canadese e\u2019 0.75 euro (o un dollaro piu\u2019 tasse con il giornale La Repubblica). E qui la matematica deve veramente essere un opinione.<br \/>\nIl Corriere Canadese riceve dal governo italiano un sussidio del 36% del prezzo pagato dal consumatore. Come e\u2019 possibile cio\u2019?<\/p>\n<p>Il Corriere Canadese e\u2019 un giornale storico della comunita\u2019 italiana in Canada, fondato dal famoso Dan Iannuzzi. Tuttavia e\u2019 curioso che esso fosse posseduto dalla societa\u2019 Italmedia Societa\u2019 cooperativa a responsabilita\u2019 limitata con sede in Via Flaminia 19 &#8211; int. 16, Roma. Cosi\u2019 e\u2019 del resto registrata con il governo italiano la societa\u2019 che riceve i sussidi governativi.<\/p>\n<p>Ora probabilmente questa era la realta\u2019 tanti anni fa ma oggigiorno e\u2019 completamente diversa.<br \/>\nProva ne sia che esisteva un management agreement tra Italmedia e la Multimedia Nova Corporation in base al quale il management del Corriere Canadese doveva essere deciso dalla societa\u2019 italiana Italmedia. Ora pero\u2019 dall\u2019ottobre 2007 la societa\u2019 Multimedia Nova ha denunciato la validita\u2019 di questo agreement. Vi sono voci che cio\u2019 e\u2019 legato alla continuazione nel ricevere sussidi dal governo italiano. La storia si trascina dallora poiche\u2019 quasi ogni 3 mesi la Multimedia lascia aperta la possibilita\u2019 di non denunciare l\u2019agreement (l\u2019ultima volta e\u2019 avvenuto ad inizio maggio 2008) probabilmente stando alla finestra per vedere se il Corriere Canadese ricevera\u2019 i sussidi anche quest\u2019anno.<\/p>\n<p>La domanda e\u2019 tuttavia sempre la stessa: e\u2019 giusto che lo stato italiano paghi i profitti di una grande corporation straniera, specialmente con i soldi che dovrebbero essere usati per i giornali genuinamente italiani all\u2019estero (nel management come nella proprieta\u2019)?<\/p>\n<p>__________________<\/p>\n<p>Periodici italiani all\u2019 estero: dove vanno milioni di euro?<\/p>\n<p>Lo so. Nel mio ultimo articolo avevo scritto che avrei terminato l\u2019inchiesta. Tuttavia ho ricevuto una valanga di emails di colleghi giornalisti, specialisti, professori universitari, direttori e soprattutto persone semplici che mi chiedono di continuare. Ho cercato di spiegare loro che si tratta di un argomento che interessa molto ma che sono oberato di altri lavori, piu\u2019 redditizi. Non ne hanno voluto sapere.<br \/>\nE allora torniamoci, solo per questa volta, sull\u2019argomento. Teniamo presente i numeri. Le opinioni, i voli pindarici, le prese di posizione orgogliose le lasciamo agli interessati.<\/p>\n<p>A noi cronisti al verde ci riserviamo solo il lavoro di rendicontazione. Un lavoro boring (da noia mortale) ma che e\u2019 vitale per capire il livello di sprechi che colpisce questo settore, che e\u2019 sovvenzionato da tempo dallo stato italiano.<\/p>\n<p>Un piccolo calcolo: se il Fanfulla, periodico italiano all\u2019estero che illustri specialisti del settore mi hanno detto sapere aver cessato l\u2019esistenza da decenni, ha ricevuto, per esempio, negli ultimi 20 anni la stessa somma percepita nel 2006 (circa 50 mila euro), cio\u2019 significa che stiamo parlando di un milione di euro.<\/p>\n<p>Trattasi di una stima per difetto probabilmente. Un milione di euro che, andando ad un periodico che probabilmente non esiste da piu\u2019 di 20 anni, grida vendetta per quella miriade di giornali e periodici, cartacei ed on-line che si mantengono solo sullo sforzo di cronisti e giornalisti da sempre cronicamente in bolletta (come il sottoscritto) e che praticamente lavorano gratis producendo, senza falsa modestia, articoli e riviste di qualita\u2019 anche minima.<\/p>\n<p>Se poi ripetiamo il calcolo per l\u2019Eco di Basilea ne esce un altro milione di euro per gli ultimi 20 anni. E se moltiplichiamo per i periodici che producono poco e niente ma che hanno ricevuto sussidi fissi dal governo italiano solo negli ultimi due decenni, stiamo parlando di cifre che superano le decine di milioni di euro. Per cosa? Le cifre delle tirature pubblicate sono impressionanti per i primi in classifica di quelli che ricevono sussidi pubblici. Fanno invidia a giornali di buona tiratura pubblicati in Italia.<br \/>\nSono veritiere? Onestamente dubitiamo fortemente di cio\u2019. Le verifiche che dovevano essere svolte dagli organismi consolari italiani all\u2019estero sono, anch\u2019esse, tutte da verificare.<\/p>\n<p>Lasciatemi dire una cosa: non tutti i periodici italiani all\u2019estero sono nello stesso calderone. Ci sono alcuni di ottima qualita\u2019, che, ironicamente, ricevono sussidi non all\u2019altezza della loro qualita\u2019. Ma il quadro d\u2019insieme e\u2019 francamente disarmante.<\/p>\n<p>Insieme agli amici del boteco (bar povero) di sao Paolo, abbiamo tentato di fare un controllo minimo di questi periodici. Ci sono cose che, come diceva il mio vecchio professore di liceo, fanno ridere i polli.<br \/>\nTuttavia non e\u2019 lavoro di un cronista al verde fare un serio censimento di tali sprechi ed iniquita\u2019. E\u2019 lavoro di funzionari del MAE. Che gia\u2019 sono troppo ben pagati dallo stato italiano per attendersi che cronisti squattrinati italo-brasiliani facciano il loro lavoro.<\/p>\n<p>E ora si parla di aumentare la torta dei fondi pubblici. Richiesta sacrosanta visto che le cifre erogate non sono state modificate dall\u2019inizio del millennio, quando i costi di produzione dei giornali erano molto minori.<br \/>\nTuttavia se si adotta lo stesso criterio usato finora, si beneficeranno solo i soliti noti, mentre i seri professionisti non riceveranno il becco d\u2019un quattrino.<br \/>\nSpero che questo articolo spieghi per i mei lettori che quanto il gruppo di Sao Paolo poteva fare l\u2019ha fatto.<br \/>\nOra la palla passa al MAE e speriamo che non ci sara\u2019 il classico autogol in zona Cesarini. Specie perche\u2019, per parafrasare un linguaggio calcistico, il passaggio che abbiamo fatto apriva la via al gol delle autorita\u2019 non al loro autogol.<\/p>\n<p>__________________<\/p>\n<p>Nuova legge sui periodici italiani all\u2019estero: piu\u2019 soldi a chi?<\/p>\n<p>San Paolo, boteco (bar povero) degli italiani della grande mela sudamericana.<\/p>\n<p>\u201cPensavi di fare rumore e invece alcuni nemmeno ti pubblicano piu\u2019 Max. La tua inchiesta sui periodici italiani all\u2019estero non piace a molti\u201d dice il mio amico col naso aquilino.<br \/>\n\u201cMax devi renderti conto che gli sprechi colossali che riferisci accadevano con il silenzio-assenzo degli italiani in Italia, che non vogliono stare a sentire a noi italiani di fuori e che pensano di liquidarci con qualche centesimo. Il problema e\u2019 che anche quello va ai soliti noti e a noi non arriva niente. Gli italiani all\u2019 estero che ricevono\u201d termina il mio amico bassetto che tradisce le origini meridionali con l\u2019 immancabile cervejnha (birretta) gelata, \u201csono ammanicati con gli italiani d\u2019Italia. Risultato loro prendono tutto.\u201d<\/p>\n<p>\u201cMa perche\u2019 pensi che si parla ora di questi periodici?\u201d grida il giovane biondino pieno di brufoli dal fundo, cronicamente al verde come freelance giornalista italiano in Brasile. \u201cLeggi qua: e mi mostra l\u2019articolo di una agenzia di stampa:<\/p>\n<p>&#8230;.Il decreto-legge 25 giugno 2008 n.112, attualmente all\u2019esame delle commissioni Bilancio e Finanze della Camera dei Deputati contempla tra l\u2019altro, all\u2019articolo 44, una norma che riguarda la semplificazione e il riordino delle procedure di erogazione dei contributi all\u2019editoria ed i cui effetti interessano anche i quotidiani italiani all\u2019estero e, anche se pi\u00f9 alla lontana, la stampa periodica italiana all\u2019estero. &#8230;. Quando parla di contributi, la norma si riferisce specificatamente alla legge 7 agosto 1990, n. 250, e successive modificazioni, che riguarda i quotidiani compresi quelli editi all\u2019estero, e alla legge 7 marzo 2001, n. 62, che si riferisce nella massima parte sempre ai quotidiani ma che, tuttavia, all\u2019art. 3 si occupa della stampa periodica italiana all\u2019estero solo per prevedere il raddoppio dello stanziamento ad essa destinato (da 2 a 4 miliardi di vecchie lire)&#8230;.<br \/>\ne l\u2019ordine del giorno proposto da Giovanni Rapan\u00e0 in passato:<\/p>\n<p>A tale proposito, raccomanda il seguente emendamento alla Legge 7 marzo 200l, n. 62 (Nuove norme sull&#8217;editoria e sui prodotti editoriali e modifiche alla Legge 5 agosto 1981, n. 416), Art. 3 (modalit\u00e0 di erogazione delle provvidenze in favore dell&#8217;editoria) Il comma 1. dell&#8217;art. 3 va cambiato come segue: &quot;A decorrere dal 10 gennaio 2005 l&#8217;importo di 4 miliardi in lire previsto per i contributi di cui all&#8217;art.26, primo comma, della Legge 5 agosto 1981, n. 416, e successive modificazioni, \u00e8 aumentato a 4 milioni di euro&quot;.<\/p>\n<p>\u201cStanno aumentando i soldi, dopo secoli che davano una miseria ai periodi italiani all\u2019estero\u201d continua il biondino, \u201ce ora i soliti noti stanno salivando per prendersi tutto come prima, solo che di piu\u2019. Senza controlli sara\u2019 una bella pappatoia.\u201d<\/p>\n<p>\u201cPer questo molti non ti vogliono pubblicare Max, smettila che e\u2019 inutile\u201d, riprende il bassetto. \u201cMa le autorita\u2019 che fanno? Grida quello col naso aquilino. \u201cTu pensa che Max ha mandato l\u2019articolo a tutti quelli del MAE, tutti sanno tutto ma nessuno dice niente.\u201d<\/p>\n<p>\u201cMax sei un ingenuo e\u2019 agosto, ora vanno tutti al mare\u201d grida il biondino coi brufoli \u201ced in piu\u2019 i giornali italiani non pubblicano perche\u2019 non sono interessati per solidarieta\u2019 di casta\u201d continua il brufolone con la rabbia tipica del freelance squattrinato.<\/p>\n<p>Ed alla fine sono io Max che la faccio la figura dell\u2019ingenuo. A questo punto, come diceva un famoso cartoon, \u201cl\u2019ultimo chiude la porta\u201d e la mia inchiesta finisce qui.<\/p>\n<p>Meglio finire questa cervejinha gelada prima che si riscalda. Gli animi del boteco sono gia\u2019 troppo accesi. E, detto tra noi, la verita\u2019 e\u2019 che c\u2019e\u2019 una punta di invidia di questo gruppo di giornalisti squattrinati in Brasile che vede la possibilita\u2019 di aprire un giornale sempre piu\u2019 lontana, nonostante l\u2019aumento dei fondi annunziato dal governo. Perche\u2019 sa gia\u2019 che, anche se arriveranno, a loro non andranno mai.<\/p>\n<p>__________________<\/p>\n<p>Stampa italiana periodica all\u2019estero: quali sono i dati veri?<\/p>\n<p>San Paolo, ristorante italiano, una domenica pomeriggio di luglio.<br \/>\n\u201cMa dove credi di stare Max, in Svizzera? Qui siamo in Brasile, lo sai, ci sono sempre trucchi per gabbare le autorita\u2019, figurati quelle italiane che controllano la stampa italiana all\u2019estero\u201d grida il mio amico col naso aquilino, un po\u2019 alticcio.<br \/>\n\u201cMa che dici, in Svizzera e\u2019 come qua in Brasile, si gabba il santo alla stessa maniera, vedi l\u2019Eco\u201d risponde l\u2019altro, basso e tarchiato ma con lo stesso colorito rosso fuoco disegnato dal vino.<br \/>\n\u201cLa verita\u2019 e\u2019 che i dati della stampa periodica all\u2019estero, che riceve sussidi dal governo italiano sono molto spesso gonfiati. Non tutta, ci sono notabili eccezioni, anche molto valide, ma la maggioranza e\u2019 cosi\u2019, e lo sanno benissimo in Italia\u201d risponde un terzo dal fondo del ristorante italiano, con le immancabili foto d\u2019epoca.<br \/>\nE vediamo un po\u2019 se il mio amico ha ragione, per lo meno per quanto riguarda la Svizzera.<\/p>\n<p>Ad una prima occhiata L\u2019Eco di Basilea (o Eco Tele 7) e\u2019 molto simile al Fanfulla di Sao Paolo (Brasile).<br \/>\nTirature da fare invidia ad un giornale italiano venduto in Italia (dati a fine 2006): 1.366.500 copie il primo 1,410,000 il secondo.<br \/>\nE soprattutto i contributi statali: 67.061,07 euro il primo, 49.511,27 euro il secondo.<\/p>\n<p>Tuttavia le similitudini non finiscono qui: tanto il primo (http:\/\/www.l-eco.ch\/ )quanto il secondo (non ce l\u2019ha proprio) non hanno un sito funzionante. E dire che con tutti i fondi pubblici ricevuti questi anni potevano farlo, come fanno tutti i giornali e le riviste al mondo.<br \/>\nI dubbi sul Fanfulla li abbiamo descritti in precedenza. Sull\u2019 Eco gia\u2019 nel novembre 2007 l\u2019 ex- deputato Gianni FARINA diceva:<br \/>\n\u201cEppure, le testate sono ancora tante e i contributi a favore degli editori sono di 2 milioni di euro. Sono pochi? Non direi, ma male utilizzati, sicuramente&#8230;..<br \/>\nPer fare un esempio, L\u2019Eco, il settimanale edito a Basilea, diretto da Emiddio Bulla, ha ricevuto dallo Stato italiano nel 2005 precisamente 72&#8217;552,05 euro (circa 120 mila franchi) per una tiratura totale di 1&#8217;371&#8217;000 copie l\u2019anno, circa 30 mila copie la settimana. Se ai contributi diretti dall\u2019Italia, aggiungiamo quelli indiretti, si arriva ad una somma indubbiamente considerevole. \u201c<\/p>\n<p>Non sembrano questi periodici avere una diffusione mostrata dal numero di copie pubblicato. Qui la legge italiana e\u2019 interessante.<br \/>\n\u201cI bilanci devono essere corredati da una relazione di certificazione da parte di societ\u00e0 abilitate secondo la normativa dello Stato in cui ha sede l\u2019impresa.<br \/>\n&#8230; La tiratura del quotidiano deve essere accertata mediante esibizione di fatture per l\u2019acquisto della carta e fatture dello stampatore. Sulla tiratura dovr\u00e0 essere espressa l\u2019esplicita indicazione<br \/>\ndell\u2019autorit\u00e0 diplomatica o consolare competente.<br \/>\n&#8230; Tutta la documentazione occorrente deve essere presentata in regola con le norme italiane sul bollo con relativa traduzione giurata in lingua italiana.\u201d<\/p>\n<p>Norme che sembrano rigide a sufficienza per garantire una sicurezza nell\u2019applicazione delle regole.<br \/>\nMa sono applicate alla lettera? E l\u2019autorita\u2019 consolare competente ha sempre dato un indicazione positiva a riguardo? E basata su che cosa?<\/p>\n<p>Come si vede le domande sono molte. Il fatto e\u2019 che da una semplice discussione ad un ristorante sorge una domanda severa che deve essere risposta dalle nostre autorita\u2019 di governo:<br \/>\n\u201cDove vanno i soldi dati alla stampa periodica all\u2019 estero?\u201d e , in piu\u2019, \u201cI controlli sono adeguati?\u201d Quest\u2019ultima domanda suscita forti dubbi che non possono piu\u2019 essere lasciati inevasi.<\/p>\n<p>Con che autorita\u2019 si tagliano fondi a destra e manca nell\u2019area degli italiani all\u2019estero e poi si lasciano in vita sprechi colossali come quelli descritti?<br \/>\nE concludiamo con le parole del mio amico col naso aquilino al ristorante:<\/p>\n<p>\u201cQuelli dell\u2019 Eco e del Fanfulla sono solo la punta dell\u2019iceberg. Ma se si controllano ad uno ad uno le tirature ed i fondi dati ai giornali e ai periodici italiani all\u2019estero (come il MAE dovrebbe fare) ci sono cose da far rizzare il capelli in testa. A quando questo controllo?\u201d<\/p>\n<p>__________________<\/p>\n<p>Fanfulla: la stampa italiana in Brasile<\/p>\n<p>Pensavo di essere un bravo ricercatore. Probabilmente non e\u2019 vero. Ho passato una ora su Google cercando il sito. E non l\u2019ho trovato. E dire che il sito e\u2019 di quelli che dovrebbero essere facili da trovare.<\/p>\n<p>Il sito del principale settimanale di lingua italiana in Brasile. Che ha una tiratura (dati a fine 2006) di 1,410,000 e che soprattutto ha ricevuto 49.511,27 euro in 2006. Una enormita\u2019 per i periodici italiani all\u2019estero, costretti ad elemosinare euros ad un governo sempre piu\u2019 taccagno con gli strumenti di diffusione della lingua e cultura italiana all\u2019estero.<br \/>\nE\u2019 vero che la Settimana del Fanfulla e\u2019 un settimanale storico della comunita\u2019 italiana di sao Paolo. Fondato nel giugno del 1893 era la voce della emigrazione italiana in Brasile.<\/p>\n<p>Ma seri dubbi sul Fanfulla furono adombrati gia\u2019 molti decenni fa. Nel sito dell\u2019 Archivio Storico dell\u2019 Emigrazione Italiana si legge: \u201cConstantino Ianni, figlio di italiani radicatisi a S\u00e3o Paolo, commentando la notizia relativa ai 30 milioni spesi nel 1955 dall\u2019Iri nel \u201ctentativo di non far crollare il quotidiano in lingua italiana (sc. il Fanfulla) che si stampa in Brasile\u201d, osserv\u00f2 che la presenza di questi fogli \u201ccoloniali\u201d era in realt\u00e0 dannosa, in quanto ostacolava l\u2019integrazione.\u201d<br \/>\nMa se i dubbi erano forti all\u2019epoca oggi sono francamente imbarazzanti. Questa enorme tiratura di quasi un milione e mezzo di unita\u2019 dove va? Perche\u2019 non c\u2019e\u2019 informazione a riguardo del Fanfulla?<\/p>\n<p>La polemica sugli sprechi di fondi pubblici per la stampa italiana all\u2019estero, che fa accendere gli animi di giornalisti italiani all\u2019estero, sottopagati o che lavorano gratis, diventa sempre piu\u2019 importante in tempi di vacche magre del bilancio statale.<\/p>\n<p>Chi e\u2019 che conta le copie pubblicate? Chi e\u2019 che verifica i dati del MAE circa le pubblicazioni della stampa italiana all\u2019estero? Perche\u2019 si danno soldi a pioggia a giornali e riviste insignificanti mentre grossi giornali prendono una fetta enorme del totale?<\/p>\n<p>Qual\u2019e\u2019, infine, il criterio di scelta dell\u2019erogazione dei fundi pubblici alla stampa italiana all\u2019estero?<\/p>\n<p>Mistero. L\u2019unica cosa certa e\u2019 che, in questi tempi di cultura italiana sempre piu\u2019 bistrattata in patria e all\u2019estero, c\u2019e\u2019 la necessita\u2019 che il nuovo governo faccia piena luce su come si spendono i soldi dell\u2019editoria italiana all\u2019estero. Senza false retoriche ed interessi di bottega. Forse non e\u2019 vero che i fondi non ci sono. Forse solo razionalizzare l\u2019utilizzo di quelli che ci sono sarebbe sufficiente per aiutare i meritevoli e soprattutto penalizzare gli sprechi.<\/p>\n<p>Fanfulla e\u2019 anche il nome della principale squadra di calcio di Lodi. Storica anch\u2019essa perche creata nel 1874, prendendo il nome da Fanfulla da Lodi, uno dei 13 cavalieri italiani che sconfissero i francesi nella disfida di Barletta del 1503. Oggi milita nella Serie D girone B.<br \/>\nMeno male nel calcio, differentemente dalla stampa italiana all\u2019estero, la storia non fa la classifica.<\/p>\n<p>http:\/\/maxbono.blogspot.com\/<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>5339-quotidiani-teletrasmessi-che-significa-per-la-stampa-italiana-allestero<\/p>\n<p>6080<\/p>\n<p>EmiNews 2008<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20080806 11:10:00 redazione-IT Confesso che ho un debole per le cose complicate. Piu\u2019 non capisco e piu\u2019 tento di capire. 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