{"id":23405,"date":"2008-06-07T00:00:00","date_gmt":"2008-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=23405"},"modified":"2008-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2008-06-07T00:00:00","slug":"5365-bolivia-cosa-e-in-gioco-col-referendum-revocatorio-di-domenica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=23405","title":{"rendered":"5365 Bolivia: cosa \u00e8 in gioco col referendum revocatorio di domenica"},"content":{"rendered":"<p>20080808 18:51:00 redazione-IT<\/p>\n<p>Domenica 10 agosto si realizzer\u00e0 in Bolivia il referendum revocatorio. Le dieci cariche pi\u00f9 importanti del paese, presidente, vicepresidente e otto dei nove prefetti (governatori) saranno sottoposte ad un referendum popolare che confermer\u00e0 o meno il loro incarico.<br \/>\nSi vota in un contesto caotico e con il pericolo reale di un colpo di stato organizzato dai prefetti dell\u2019opposizione. Questa ha tentato fino all\u2019ultimo di evitare un referendum che pu\u00f2 essere la chiave di volta del processo diretto da Evo Morales. Da luned\u00ec il cambiamento in Bolivia si fermer\u00e0 definitivamente o accelerer\u00e0.<\/p>\n<p>di Gennaro Carotenuto<\/p>\n<p>Ricordate Salvador Allende? Il golpe in Cile non si doveva realizzare l\u201911 settembre ma il giorno dopo, il 12 settembre 1973. Ma quando il traditore Augusto Pinochet seppe che il giorno 11 Allende avrebbe annunciato al paese che si sarebbe tenuto un referendum popolare sul suo mandato, e se avesse perso si sarebbe dimesso in pace e in democrazia, decise di anticipare il colpo di stato. Era evidente ad ogni persona informata dei fatti, che il popolo era con Don Salvador e che questo sarebbe uscito infinitamente rafforzato dal referendum, rispetto all\u2019opposizione e rispetto alla sua litigiosa maggioranza.<\/p>\n<p>Il golpe in Cile avvenne quindi innanzitutto per evitare il referendum e, anche adesso in Bolivia, l\u2019opposizione al governo popolare, dopo aver preteso il revocatorio contro un governo secondo loro delegittimato, ha cambiato idea. Da allora Ricardo Bajo ha contato addirittura trenta diverse strategie dell\u2019opposizione per impedire il referendum. Sono arrivati a sostenere che \u201cvotare \u00e8 antidemocratico\u201d. Adesso non resta loro che la violenza perch\u00e9 il revocatorio non si tenga. Il giorno sei il Presidente non ha potuto commemorare nella citt\u00e0 di Sucre l\u2019anniversario dell\u2019indipendenza e i presidenti amici di Argentina e Venezuela, Cristina Fern\u00e1ndez e Hugo Ch\u00e1vez, sono stati costretti a rinunciare all\u2019ultimo momento ad una visita di stato in appoggio al presidente. Il giorno dopo \u00e8 stato impedito al presidente della Repubblica di uscire dall\u2019aeroporto di Santa Cruz (la provincia dove l\u2019opposizione \u00e8 pi\u00f9 forte) e neanche nel capoluogo del dipartimento di Beni, Trinidad, gli \u00e8 stato permesso di parlare. Mentre continui scontri segnano di sangue la vigilia, tali fatti testimoniano da un lato di un\u2019opposizione eversiva contro l\u2019indio presidente, dall\u2019altro della persistente fragilit\u00e0 dello Stato e di conseguenza del governo nel controllo del territorio.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che, come in Cile nel 1973, anche in Bolivia \u00e8 evidente che le masse sono con Evo Morales e non ci sono sondaggi che temono che Evo possa perdere il revocatorio di domenica.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 il mandato di pochi governatori o dello stesso presidente la cosa pi\u00f9 importante che \u00e8 in gioco domenica in Bolivia. La cosa pi\u00f9 importante \u00e8 che, comunque vada, il revocatorio toglier\u00e0 la Bolivia dall\u2019impasse istituzionale nella quale si trova da mesi.<\/p>\n<p>Dopo il revocatorio, se il governo sar\u00e0 riconfermato, si voter\u00e0 e con ogni probabilit\u00e0 si approver\u00e0 la nuova Costituzione. Questa sar\u00e0 lo strumento fondamentale con il quale uno Stato fondato sull\u2019apartheid e l\u2019esclusione sociale, si trasformer\u00e0 in uno stato plurale con pari diritti e pari dignit\u00e0 per tutti i boliviani e dove l\u2019egemonia si sposter\u00e0 gramscianamente a favore del popolo. E\u2019 con tale mandato che Evo Morales \u00e8 stato eletto: non quello di governare, ma di cambiare il paese. Da l\u00ec in avanti tutto sar\u00e0 possibile, a cominciare dallo smantellamento dell\u2019immenso latifondo e delle sacche di lavoro servile e schiavo ancora presenti nel paese, soprattutto nelle regioni pi\u00f9 ricche come Santa Cruz. Tutto sar\u00e0 possibile con il superamento dei rapporti di produzione neoliberali per un progetto di paese che Evo Morales definisce \u201csocialista\u201d.<\/p>\n<p>Fu proprio per impedire che la nuova Costituzione entrasse in vigore che l\u2019opposizione chiese in origine il revocatorio. Evo (che intervistammo qui) lesse le carte e accett\u00f2 la sfida. Superando il revocatorio si sbloccher\u00e0 anche la situazione per il referendum Costituzionale, un ginepraio dal quale il governo stesso non aveva finora saputo uscire. E perci\u00f2 che l\u2019opposizione ha cambiato idea e da mesi si oppone con tutte le sue forze al revocatorio che aveva essa stessa chiesto. Ma il fatto che il risultato possa essere messo in discussione solo con barricate, brogli, golpe o con l\u2019assassinio del Presidente, un\u2019eventualit\u00e0 purtroppo sempre possibile in Bolivia, non implica che il referendum di domenica sia meno importante.<\/p>\n<p>Il revocatorio, la costituzione e il processo in atto<\/p>\n<p>Chi crede che in Bolivia non sia in atto un vero cambiamento, doveva andare sabato scorso a Huarisaca, nelle vicinanze del lago Titicaca, dove \u00e8 stato firmato il decreto che istituisce le tre universit\u00e0 indigene del paese. A Huarisaca stessa sorger\u00e0 l\u2019universit\u00e0 in lingua aymara. A Chimbor\u00e9 quella in lingua quechua, a Hipatimuri quella in lingua guaran\u00ed. Ha affermato Evo Morales che \u201cper la prima volta nella storia i popoli indigeni, il maggiore desiderio dei quali \u00e8 la conoscenza, potranno possedere la tecnologia\u201d. Per la prima volta la maggioranza dei boliviani potr\u00e0 arrivare a titoli universitari studiando nella propria lingua madre. La conoscenza, la tecnologia, il progresso, per la prima volta saranno nelle mani dei popoli nativi boliviani e non solo dei creoli.<\/p>\n<p>E\u2019 solamente uno dei passaggi, simbolici e concreti allo stesso tempo, che la Bolivia fondata sull\u2019esclusione della maggioranza indigena stia passando alla storia. E\u2019 perci\u00f2 che l\u2019opposizione, che pu\u00f2 contare con l\u2019aiuto incondizionato del governo degli Stati Uniti, sta giocando cos\u00ec pesante. Ha puntato finora tutto sulla polarizzazione del paese. Ha cercato di impedire fin dal primo momento al governo di governare. Ha puntato sulla conflittualit\u00e0 permanente, giocando anche sulle contraddizioni del processo, come quella di appoggiarsi su di un sindacato conservatore incapace di appoggiare lealmente il governo amico. Ha puntato sul separatismo secessionista (teorizzato dal Dipartimento di Stato di Washington come uno strumento per bloccare processi democratici sgraditi) e sulla divisione tra la regione andina tutta indigena e quella della cosiddetta mezzaluna. Le province ricche, bianche e separatiste, con le loro milizie neofasciste, si sono approvate degli statuti di autonomia illegali per mettersi al di fuori dello Stato. Tutto \u00e8 stato fatto nella supposizione razzista che l\u2019indio che aveva avuto l\u2019ardire di diventare presidente, non abituato a governare, si sarebbe via via logorato. Non \u00e8 successo.<\/p>\n<p>Il cambiamento in Bolivia \u00e8 gi\u00e0 in atto ed \u00e8 profondo. La nazionalizzazione degli idrocarburi, ha dato per la prima volta solidit\u00e0 e solvibilit\u00e0 allo Stato. Quando entr\u00f2 in carica il governo le riserve internazionali di valuta erano di appena 1.7 miliardi di dollari. Adesso sono gi\u00e0 di 7 miliardi. Le entrate derivate dal petrolio in poco pi\u00f9 di due anni si sono moltiplicate per quattro, da 500 milioni a 2 miliardi di dollari l\u2019anno.<\/p>\n<p>Non solo soldi che vanno sprecati. Anzi vengono reinvestiti nelle due cose pi\u00f9 importanti: il futuro dei bambini e la dignit\u00e0 degli anziani. Con il programma Juancito Pinto, un milione e 800.000 bambini, ricevono circa due euro al mese. Sembra una cifra ridicola, ma in Bolivia \u00e8 sufficiente a frenare l\u2019evasione scolastica. Con l\u2019istituzione della Pensione di Dignit\u00e0, 570.000 anziani ricevono una pensione di circa 25 Euro al mese. Causa orrore una misura del genere nei teorici del neoliberismo. Ma per quel mezzo milione di anziani, ai quali importa ben poco che i neoliberali si scandalizzino, quei 25 Euro rappresentano la differenza che passa tra una vita indegna e una vita degna.<\/p>\n<p>Il ruolo dello Stato \u00e8 centrale nella nuova Bolivia (e di nuovo, chi storce la bocca, ammetta che le ricette precedenti, a cominciare da quella neoliberale hanno, semplicemente, totalmente fallito provocando fame e miseria). Prima i governi fondo monetaristi aiutavano i latifondisti e le multinazionali dell\u2019agroindustria con 150 milioni di dollari l\u2019anno. Adesso con quei soldi lo Stato appoggia i piccoli e medi produttori locali che stanno rinascendo. Ci\u00f2 che va lentamente \u00e8 la riforma agraria. La Bolivia continua ad essere un paese straordinariamente iniquo. Lo 0,6% delle imprese agricole possiede il 66% delle terre mentre l\u201986% di queste detiene appena il 2.4% e il bracciantato \u00e8 ancora il destino unico possibile di centinaia di migliaia di famiglie contadine. Di 30 milioni di ettari di terra, appena 800.000 sono stati restituiti a chi realmente la lavora. A ci\u00f2 si aggiunga che le oligarchie, soprattutto a Santa Cruz, dal 1953 in avanti si sono appropriate illegalmente di almeno 50 milioni di ettari di terra. Si va cos\u00ec piano soprattutto per evitare il confronto violento con l\u2019opposizione. Anche in questo la nuova Costituzione, che stabilisce un limite di 5.000 ettari per le propriet\u00e0 terriere sbloccher\u00e0 l\u2019empasse.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la Bolivia governata dal 22 gennaio 2006 da Evo Morales. Un paese che per la prima volta cerca un proprio modello di sviluppo diverso da quello capitalista. Un paese dove, con l\u2019aiuto dei medici cubani e l\u2019appoggio del Venezuela, sono oggi garantite ai pi\u00f9 poveri 15 milioni di prestazioni sanitarie gratuite l\u2019anno, e dove 250.000 persone hanno riacquistato la vista con operazioni a volte semplici e gratuite come quella di cataratta. Persone che durante l\u2019epoca neoliberale erano semplicemente condannate alla cecit\u00e0 perch\u00e9 non in grado di pagare. Un paese dove si sta conducendo una battaglia senza quartiere all\u2019analfabetismo. Un paese che \u00e8 pienamente parte di un processo emancipatore, quello dell\u2019integrazione latinoamericana, di autonomia economica e culturale, e di sviluppo democratico ed ecosostenibile che ha alla base la riduzione radicale dell\u2019esclusione sociale che \u00e8 il tratto pi\u00f9 tipico del modello di sviluppo latinoamericano post-coloniale e poi neoliberale.<\/p>\n<p>Alla chiusura di questo articolo, nonostante i gravi timori di golpe, \u00e8 scontato che Evo Morales sar\u00e0 riconfermato presidente, ed \u00e8 probabile che i prefetti dell\u2019opposizione di La Paz, Cochabamba e Pando vengano rimossi dal loro incarico. Si passerebbe cos\u00ec dall\u2019accerchiamento del governo, voluto in questi anni dall\u2019opposizione all\u2019accerchiamento delle oligarchie di Santa Cruz con i movimenti sociali boliviani, che non hanno mai abbassato la guardia in questi anni, come punta di diamante della controffensiva. Anche in Bolivia, da luned\u00ec, il potere potrebbe logorare chi non ce l\u2019ha.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>5365-bolivia-cosa-e-in-gioco-col-referendum-revocatorio-di-domenica<\/p>\n<p>6106<\/p>\n<p>EmiNews 2008<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20080808 18:51:00 redazione-IT Domenica 10 agosto si realizzer\u00e0 in Bolivia il referendum revocatorio. 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