{"id":23398,"date":"2008-06-07T00:00:00","date_gmt":"2008-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=23398"},"modified":"2008-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2008-06-07T00:00:00","slug":"5358-rifugiati-bari-reportage-dal-centro-di-accoglienza-per-richiedenti-asilo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=23398","title":{"rendered":"5358 RIFUGIATI: Bari, reportage dal centro di accoglienza per richiedenti asilo"},"content":{"rendered":"<p>20080807 18:52:00 redazione-IT<\/p>\n<p>&#8211; Al Cara di Bari uno dei superstiti del terribile naufragio di Teboulbah.<\/p>\n<p>Sorge in una base dell&#8217;Aeronautica militare. Inaugurato il 28 aprile con una capienza di 744 posti, ospita gi\u00e0 978 richiedenti asilo. Solo 70 all&#8217;anno saranno accolte nello Sprar. Gli altri torneranno in strada, con o senza documenti<br \/>\nEsterno del Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Bari Palese<\/p>\n<p>BARI &#8211; Sulla vecchia pista dell\u2019aeroporto militare di Bari Palese \u00e8 cresciuta l\u2019erba. Le 250 roulotte che dal 1991 ogni estate erano destinate alla prima accoglienza dei migranti che sbarcavano in Puglia, Calabria e Sicilia, non ci sono pi\u00f9. Al loro posto sorge un nuovo centro. Sempre all\u2019interno della base dell\u2019aeronautica militare. Un piccolo villaggio di 124 moduli prefabbricati montati su un grande piazzale di cemento, intorno ad una grande cupola di tela, usata come mensa e sala comune.<\/p>\n<p>Ci sono campi da calcio e da pallavolo. C\u2019\u00e8 l\u2019ufficio immigrazione della polizia. Ogni modulo ha l\u2019aria condizionata, c\u2019\u00e8 un infermeria, i bagni sono puliti e gli spazi comuni ben curati. C\u2019\u00e8 una ludoteca, una scuola di italiano. E tuttavia si respira una certa tensione. <\/p>\n<p>Il centro \u00e8 stato inaugurato il 28 aprile 2008. Inizialmente i posti disponibili erano 744, che vuol dire 6 persone per ogni modulo, ovvero due letti in ognuna delle tre piccole stanze. Gli ospiti presenti alla data del sei agosto sono 928. Quasi 200 in pi\u00f9. In alcune stanze sono stati montati letti a castello. Ai 20 nuclei familiari presenti \u00e8 comunque garantita la possibilit\u00e0 di condividere la stessa stanza. Ci sono 109 donne (due su tre sono somale) e 14 minori, tutti con meno di 14 anni. Due bambini sono nati qui a Bari. Una donna sta per terminare la gravidanza. La maggior parte degli ospiti arrivano da Lampedusa e sono stati portati a Bari con un ponte aereo. La prima nazionalit\u00e0 \u00e8 quella somala con 380 presenze, tra cui 69 donne. Segue quella nigeriana (163, di cui 34 donne) e poi quella eritrea (134) e ghanese (82). Gli afgani sono solo 18. Dall\u2019inizio dell\u2019anno sono transitati dal Cara 1.247 ospiti, tra cui 171 donne e 24 minori. Dei 319 ospiti che hanno lasciato il centro, in molti casi si tratta di allontanamenti non autorizzati. Cos\u00ec hanno fatto 64 tunisini, 6 algerini, ma anche 31 eritrei. Dal centro si pu\u00f2 uscire dalle 8:00 alle 22:00. Cos\u00ec chi sa di non avere le carte per chiedere asilo abbandona la struttura. E lo stesso fa chi invece l\u2019asilo non lo vuole chiedere in Italia, ma in Inghilterra o in Nord Europa. I pochi che hanno avuto i documenti invece sono accompagnati alla stazione con un biglietto per le citt\u00e0 del nord. Lo Sprar (Servizio di protezione nazionale per richiedenti asilo) ha infatti affidato al Cara di Bari soltanto 70 posti all\u2019anno, su 978 richiedenti asilo attualmente ospitati. In pratica vengono usati solo per nuclei familiari e casi vulnerabili. Per adesso una trentina di persone sono state accolte. Per gli altri c\u2019\u00e8 la strada, il ritorno al via. Arrivati da soli in terra straniera, saranno di nuovo abbandonati a se stessi. Con o senza un documenti. Con la differenza che nel frattempo lo Stato avr\u00e0 speso migliaia di euro per ognuno di loro. L\u2019ente gestore del Cara di Bari, la cooperativa sociale Auxilium &#8211; che tra operatori sociali, mediatori, personale sanitario e amministrativo, impiega 160 persone nella struttura &#8211; riceve un\u2019indennit\u00e0 di 49 euro al giorno per ogni ospite. Che fanno 45.000 euro al giorno; un milione trecento mila euro al mese, 16 milioni all\u2019anno. Una montagna di denaro che, nonostante la buona volont\u00e0 degli operatori e la qualit\u00e0 della struttura, rischia di essere speso inutilmente, visto il giro di vite sulla seconda accoglienza. <\/p>\n<p>Tuttavia la maggior parte degli ospiti di Bari Palese sta ancora aspettando di essere intervistato dalla Commissione per il riconoscimento per lo status di rifugiato. I lavori vanno a rilento. Molti sono qui da oltre tre mesi. E intanto iniziano ad arrivare i primi dinieghi. Nigeriani, ghanesi, maliani, nigerini, difficilmente saranno riconosciuti come rifugiati politici. Vengono da paesi che non sono in guerra. E salvo rari casi, non hanno prove che dimostrino la loro persecuzione personale. E spesso non lo sono affatto. Dire che i loro paesi sono in mano a governi corrotti, che mafie, corruzione e impunit\u00e0 li hanno costretti a partire per garantire un futuro libero ai propri figli non li aiuter\u00e0 a strappare un permesso di soggiorno alla Commissione. Le prime risposte negative hanno diffuso la paura. E adesso tutti temono un decreto di espulsione. Per questo hanno protestato, luned\u00ec scorso, bloccando l\u2019auto blu del sottosegretario all\u2019Interno, Alfredo Mantovano, in visita al Cara, e esponendo cartelli contro il razzismo. E hanno presentato le stesse richieste al sindaco di Bari, Michele Emiliano, che ha visitato il centro marted\u00ec scorso. Nessuno si lamenta delle condizioni del centro. &quot;Very good!\u201d dicono, molto buone. Sono i tempi di attesa e la paura di un diniego a far montare la protesta. I somali, che sono la comunit\u00e0 pi\u00f9 numerosa, chiedono tempi pi\u00f9 celeri per le interviste, che ad oggi procedono ad un ritmo di 10 al giorno. Ghanesi e nigeriani chiedono invece di riconoscere il loro bisogno di protezione, anche se i loro paesi non sono in guerra. Ma le loro richieste difficilmente saranno accettate. La Convenzione di Ginevra sui rifugiati \u00e8 chiara, e parla di persecuzioni personali. Usciranno dal centro senza documenti e andranno ad alimentare le fila del lavoro nero. Entrati nei Cara come richiedenti asilo, usciranno come clandestini. E intanto lo stesso governo che ne ordina l\u2019espulsione ha gi\u00e0 annunciato che chieder\u00e0 l\u2019ingresso di 170.000 lavoratori stranieri non comunitari entro la fine dell\u2019anno.<\/p>\n<p>__________________<\/p>\n<p>Al Cara di Bari uno dei superstiti del terribile naufragio di Teboulbah<\/p>\n<p>L&#8217;11 maggio 2008 le autorit\u00e0 tunisine trassero in salvo 16 migranti alla deriva da una settimana, i morti furono 47. Godpower \u00e8 uno di loro. Ha chiesto asilo politico, ma come gli altri nigeriani, rischia l&#8217;espulsione<br \/>\nIl cortile del Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Bari Palese<\/p>\n<p>BARI &#8211; Era la notte dell\u2019undici maggio del 2008, e una motovedetta della guardia costiera tunisina intercettava un gommone di migranti finiti alla deriva al largo delle coste di Teboulbah, vicino Monastir. A bordo c\u2019erano 16 uomini sfiniti e disidratati, unici superstiti di una settimana passata in balia delle onde, senza acqua n\u00e9 viveri. Una settimana di stenti che aveva visto morire 47 dei passeggeri. Godpower non conosceva nessuna delle vittime, ma ricorda tutti i dettagli di quella traversata. Viene da Benin City, in Nigeria, ed \u00e8 uno dei superstiti. \u00c8 ospite del Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Bari Palese. La sua versione dei fatti coincide con l\u2019articolo pubblicato il 12 maggio 2008 dall\u2019agenzia stampa Reuters. &quot;A bordo eravamo una sessantina. C\u2019erano donne e bambini. Eravamo partiti da Zuwarah, ma non avevamo la bussola, n\u00e9 il navigatore e nemmeno un telefono satellitare. Dopo poco il capitano ha perso la rotta, il carburante non era sufficiente e siamo rimasti a secco\u201d. Godpower ha visto morire i suoi compagni di viaggio uno a uno. \u201cNon posso trovare le parole. Sono morti sotto i miei occhi. Siamo rimasti una settimana in mare. Eravamo ustionati. Bevevamo le nostre urine. Io dalla fame mangiavo pezzi di plastica delle mie ciabatte\u201d. Poi finalmente i soccorsi dei tunisini e il ricovero in ospedale, a Monastir. Godpower non ricorda la visita di nessun funzionario dell\u2019Unhcr. Dopo una settimana di ricovero la polizia li ha espulsi, riaccompagnandoli alla frontiera libica a Ras Jdayr. <\/p>\n<p>\u201cNon ci hanno consegnato alle autorit\u00e0 libiche \u2013 ricorda Godpower \u2013, ci hanno mostrato un passaggio non pattugliato e abbiamo proseguito a piedi\u201d. Dieci giorni dopo Godpower partiva di nuovo. Con un gesto di ambigua generosit\u00e0 i loro connection men li avevano piazzati gratuitamente su un altro gommone. Il 26 maggio Godpower sbarcava a Lampedusa, dopo tre giorni in mare.  Oggi, a tre mesi di distanza, Godpower ha paura. Paura che essere sopravvissuto a quel naufragio non sia servito a niente. La commissione per il riconoscimento dello status di rifugiato ha iniziato a rilasciare i primi dinieghi alle richieste d\u2019asilo politico dei cittadini nigeriani ospiti del Cara barese. Godpower ha paura di essere rimpatriato. \u201cNon \u00e8 facile rischiare la tua vita per arrivare in Europa e poi vedersi rispedire a casa\u201d.<\/p>\n<p>www.redattoresociale.it<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>5358-rifugiati-bari-reportage-dal-centro-di-accoglienza-per-richiedenti-asilo<\/p>\n<p>6099<\/p>\n<p>EmiNews 2008<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20080807 18:52:00 redazione-IT &#8211; Al Cara di Bari uno dei superstiti del terribile naufragio di Teboulbah. Sorge in una base dell&#8217;Aeronautica militare. 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