{"id":22648,"date":"2008-06-07T00:00:00","date_gmt":"2008-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=22648"},"modified":"2008-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2008-06-07T00:00:00","slug":"6133-immigrazione-mons-di-tora-sempre-piu-mamme-straniere-riportano-i-figli-in-patria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=22648","title":{"rendered":"6133 IMMIGRAZIONE, Mons. Di Tora: &#039;Sempre pi\u00f9 mamme straniere riportano i figli in patria&#039;"},"content":{"rendered":"<p>20081124 13:40:00 redazione-IT<\/p>\n<p>&#8211; Il direttore della Caritas di Roma sulla situazione italiana: \u2018\u2019Un dramma che ci chiama a risposte concrete. Interventi di sostegno come asili, tutele assicurative, promozione delle forme di aiuto sono investimenti sociali da fare subito\u2019<br \/>\n&#8211; I &#8221;rischi&#8217; di crescere straniero in Italia<br \/>\n&#8211;  Cecchini: \u2019Le classi ponte? Un passo indietro drammatico\u2019<\/p>\n<p>ROMA \u2013 \u201cNegli ultimi mesi un numero sempre maggiore di mamme straniere fa compiere ai figli nati in Italia, un ritorno in \u2018patria\u2019 per farli accudire dai propri familiari, per l\u2019impossibilit\u00e0 di farlo in Italia\u201d. \u00c8 l\u2019allarme lanciato stamattina da mons. Guerino di Tora, direttore della Caritas diocesana di Roma, in occasione della presentazione del libro \u201cCrescere straniero in Italia. Rischi e opportunit\u00e0\u201d presentato dalla stessa Caritas oggi a Roma. Secondo mons. di Tora  questa situazione \u00e8 \u201cun dramma che ci chiama a risposte immediate e concrete. Interventi di sostegno come asili, tutele assicurative, promozione delle forme di aiuto all\u2019interno delle comunit\u00e0 sono investimenti sociali da fare subito\u201d.<\/p>\n<p>In Italia, alla fine del 2007, sono 760 mila i giovani stranieri, 457 mila dei quali nati in Italia. 65 mila solo nella provincia di Roma, 45 mila dei quali nati nella capitale. Ma i numeri stanno leggermente cambiando negli ultimi anni. \u201cRispetto ad alcuni anni fa \u00e8 mutata radicalmente la migrazione infantile \u2013 spiega il direttore della Caritas di Roma -. Se prima la gran parte dei bambini arrivavano attraverso il ricongiungimento attualmente, oltre i due terzi dei bambini che ogni anno vengono iscritti in anagrafe, nascono in Italia. Sono 65 mila nel 2007, mentre a Roma quasi 5 mila\u201d. Particolarmente preoccupante \u00e8 invece la situazione dei minori con genitori presenti irregolarmente sul territorio italiano. \u201cLa situazione pi\u00f9 drammatica \u2013 ha ricordato mons. Di Tora &#8211;  riguarda i bambini figli di immigrati presenti irregolarmente in Italia. Per queste famiglie la cura dei loro figli rappresenta spesso l\u2019unico contatto con il mondo delle istituzioni: la scuola, la sanit\u00e0, le organizzazioni di assistenza. Sono famiglie che nella maggior parte dei casi vivono nell\u2019irregolarit\u00e0 per un sistema normativo molto penalizzante e precario. I bambini figli di irregolari, pur avendo garantiti alcuni diritti fondamentali, come la scuola dell\u2019obbligo, rimangono esclusi dall\u2019intervento dei servizi sociali e dalla possibilit\u00e0 di essere presi in cura da un pediatra di riferimento come accade per gli altri bambini\u201d.<\/p>\n<p>La sfida per il futuro resta sempre l\u2019integrazione, ma fatta attraverso un percorso che passi necessariamente i valori e i diritti, come quello fondamentale della cittadinanza.\u201cLa sfida dell\u2019integrazione \u2013 spiega mons. di Tora &#8211; passa attraverso valori quali la famiglia, il territorio, la scuola. \u00c8 senz\u2019altro una prospettiva del futuro: siamo ormai a minori di terza generazione, quindi con famiglie che vivono pienamente la realt\u00e0 cittadina, il lavoro, il quartiere e questi ragazzi rappresentano ancora di pi\u00f9 un motivo di integrazione. \u00c8 difficile pensare che chi \u00e8 nato a Roma e parla addirittura il romanesco si senta in grave difficolt\u00e0\u201d. Le cosiddette seconde e terze generazioni di immigrati in Italia, secondo il direttore della Caritas di Roma, ci interrogano anche su un altro aspetto fondamentale: la cittadinanza, un importante riconoscimento per i diritti civili.Problema che va di pari passo con la possibilit\u00e0 di acquisirla pienamente alla nascita.  \u201cIo vedrei positivo \u2013 spiega mons. di Tora -, al di l\u00e0 del fatto dello ius sanguinis, il fatto che chi nasce in quel territorio come avviene anche in altri paesi possa essere considerato cittadino\u201d.(Giovanni Augello)<\/p>\n<p>__________________<\/p>\n<p>Cecchini: \u2018\u2019Le classi ponte? Un passo indietro drammatico\u2019\u2019<\/p>\n<p>L\u2019assessore provinciale romano alla presentazione del libro \u2018\u2019Crescere straniero in Italia. Rischi e opportunit\u00e0\u2019\u2019. \u2018\u2019Ci sono diversi modi per imparare l\u2019italiano, ma non parcheggiando i figli degli immigrati in un purgatorio\u2019\u2019<\/p>\n<p>ROMA \u2013 \u201cTrovo folle il tema delle classi ponte perch\u00e9 \u00e8 un passo indietro drammatico a livello culturale. \u00c8 un modo pi\u00f9 o meno elegante di reinserire le classi differenziate. Abbiamo gi\u00e0 vissuto l\u2019esperienza di queste classi per i diversamente abili e sappiamo che non \u00e8 la strada da percorrere\u201d. Lo ha detto Claudio Cecchini, assessore alle Politiche sociali della Provincia di Roma, intervenuto oggi alla presentazione del libro \u201cCrescere straniero in Italia. Rischi e opportunit\u00e0\u201d frutto del lavoro della Caritas diocesana di Roma, presso Palazzo Valentini. \u201cCi sono diversi modi per imparare l\u2019italiano &#8211;  continua Cecchini &#8211; se questo \u00e8 il problema, ma non parcheggiando i figli degli immigrati in un purgatorio, visto che vengono spesso da situazioni infernali, e quando acquisiscono l\u2019idoneit\u00e0 passano alle classi dei \u2018normali\u2019\u201d.<\/p>\n<p>Il ruolo della scuola per processi virtuosi di integrazione e di formazione per una futura cittadinanza al centro dell\u2019intervento perch\u00e9 \u00e8 il primo luogo, secondo l\u2019assessore, \u201cimmediato e concreto\u201d di coesione, contaminazione positiva e interculturalit\u00e0. La scuola come risposta positiva anche a quei traumi che spesso i figli degli immigrati subiscono a causa della difficile condizione familiare.<\/p>\n<p>\u201cI bambini \u2013 afferma Claudio Cecchini &#8211; subiscono un doppio trauma, sia quelli che affrontano un ricongiungimento familiare successivo, sia quelli che nascono qui. La storia \u00e8 sempre la stessa: un genitore viene in Italia, o comunque un familiare precede l\u2019altro, quando si creano le condizioni viene il marito o la moglie del primo tassello del ricongiungimento. Poi, quando si creano condizioni migliori, viene il figlio. Nel frattempo che \u00e8 successo che il bambino \u00e8 cresciuto con figure di riferimento differenti da i propri genitori, cio\u00e8 con i nonni, e quando a sei anni viene in Italia trova due sconosciuti. Sono i nonni le figure familiari di riferimento che in quel momento vengono abbandonate\u201d. Secondo l\u2019assessore alle politiche sociali della Provincia, inoltre, \u00e8 un errore che l\u2019Italia non consideri gli strumenti per far acquisire i diritti di cittadinanza in base alla nascita sul suolo e non solo per acquisizione successiva. Circa il 45% dei nati nel nostro paese, spiega l\u2019assessore, si trova ad affrontare problemi di integrazione all\u2019inverso: si trovano pi\u00f9 radicati e inseriti nel contesto culturale italiano che in quello del paese di appartenenza.<\/p>\n<p>Alla base di ogni provvedimento, spiega Cecchini, deve esserci una consapevolezza fondamentale, la stessa che spiega le migrazioni degli italiani in altri temi. \u201cUn mio coetaneo nato in un paese africano ha, statistiche alla mano, una speranza di vita alla nascita minore della mia. Da noi oggi \u00e8 arrivata ad 82 anni per le donne e 78 per gli uomini, ma in certi paesi africani un mio coetaneo a 50 anni \u00e8 gi\u00e0 morto, perch\u00e9 la speranza di vita alla nascita n quel paese \u00e8 di 45 anni. Non bisogna stupirsi se da quella situazione si cerca miglior sorte altrove\u201d.<br \/>\n(Giovanni Augello)<\/p>\n<p>__________________<\/p>\n<p>I &#8221;rischi&#8221; di crescere straniero in Italia<\/p>\n<p>Nel libro della Caritas romana un viaggio attraverso i traumi da migrazione e nella scuola italiana alla ricerca delle buone pratiche d&#8217;integrazione<\/p>\n<p>ROMA &#8211; \u201cGuardando il volto di un bambino non riesco a pensare di poterlo definire o no un irregolare: \u00e8 un bambino\u201d. Sono le parole di una mamma straniera che vive e lavora in Italia da anni, una delle protagonisti silenziose del libro \u201cCrescere straniero in Italia. Rischi e opportunit\u00e0\u201d,  presentato questa mattina dalla Caritas Diocesana di Roma presso Palazzo Valentini. Il volume, pubblicato da Edizioni Lombar Key e curato da Maria Francesca Posa, responsabile dell&quot;asilo \u201cIl piccolo mondo\u201d della Caritas romana, analizza l\u2019integrazione dei minori stranieri nel nostro paese attraverso un viaggio nella scuola italiana, attraverso i traumi dei minori stranieri e dei propri genitori e attraverso la comprensione del ruolo degli educatori per una buona integrazione. <\/p>\n<p>\u201cOgni pagina di questo libro \u2013 spiega la curatrice dell\u2019opera &#8211; \u00e8 frutto di una esperienza condivisa. La parte pi\u00f9 difficile, forse, \u00e8 stata proprio quella in cui siamo entrati nelle storie che viviamo quotidianamente, perch\u00e9 sono parte di quella che a volte \u00e8 una sofferenza che accompagna il nostro lavoro. \u00c8 vero che ci sono le potenzialit\u00e0 che due culture offrono, ma lavorando in Caritas a volte abbiamo a che fare con situazioni di forte disagio\u201d. Proprio alle difficili condizioni di vita che affrontano molti immigrati \u00e8 dedicata la parte introduttiva del lavoro. Per gli autori, infatti, \u00e8 indispensabile comprendere appieno il trauma da migrazione, perch\u00e9 incide profondamente sui genitori e sui loro figli. L\u2019adattamento a nuove condizioni di vita richiede di per s\u00e9 un elevato stress che spiega spesso i vari disagi che affronta l\u2019adulto e il minore straniero. Di qui l\u2019importanza di una \u201csicurezza\u201d di base del bambino con la madre o con chi si occupa di lui. \u201cLe famiglie straniere \u2013 spiega Mimma Taf\u00e0, docente presso il dipartimento di Psicologia Dinamica e Clinica dell\u2019Universit\u00e0 \u201cSapienza\u201d di Roma &#8211; hanno delle specificit\u00e0 che vanno considerate, altrimenti si rischia di non aiutarle e di invalidare qualsiasi tipo di intervento\u201d.<\/p>\n<p>Alla scuola e a chi si prende cura dei minori, dopo i genitori, \u00e8 dedicata un\u2019altra parte importante del libro. L&#8217;esperienza scolastica, infatti, \u00e8 spesso il banco di prova per il bambino straniero e non costituisce solo un fattore di rischio: pu\u00f2 divenire risorsa laddove riesca ad realizzare una buona integrazione. Proprio per questi motivi, spiega la professoressa Taf\u00e0, la creazione di classi separate non pu\u00f2 che essere vista in modo negativo. \u201cMi sembra un ulteriore tassello stigmatizzante che la scuola propone all\u2019interno della societ\u00e0 \u2013 spiega Mimma Taf\u00e0 -. L\u2019integrazione avviene attraverso il rispetto reciproco. Lo stigma colpirebbe certamente il bambino ma anche le loro famiglie, che verrebbero isolate dalle altre facendo venire meno quell\u2019interazione necessaria. La scuola di cui si parla nel libro \u00e8 invece un luogo aperto al diverso, rispettosa delle tradizioni e delle sue abitudini, di tutto ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 di importante nella cultura di appartenenza. La diversit\u00e0 non rappresenta un elemento di disturbo, ma una possibilit\u00e0 di arricchimento\u201d.  <\/p>\n<p>Il filo conduttore di tutta l\u2019opera \u00e8, infatti, il tema della diversit\u00e0. Per gli autori, essa crea disagio, a volte paura, ed \u00e8 soprattutto un\u2019esperienza complessa, difficile da vivere in prima persona. La consapevolezza che sia possibile un passaggio da una societ\u00e0 multiculturale a una societ\u00e0 interculturale, per\u00f2, pu\u00f2 aprire nuove possibilit\u00e0 di gestire in modo non conflittuale la paura del nuovo. &#8221;Si tratta in definitiva \u2013 spiegano gli autori &#8211; di ravvisare nella diversit\u00e0 del culturalmente diverso non un elemento di disturbo da annientare, assimilare o emendare, ma una ricchezza da accogliere e valorizzare, fermo restando che l\u2019onere del cambiamento non \u00e8 esclusivamente a carico del soggetto che si deve integrare, ma anche a carico di coloro che appartengono al contesto sociale di accoglienza&#8221;. (Giovanni Augello)<\/p>\n<p>http:\/\/www.redattoresociale.it\/<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>6133-immigrazione-mons-di-tora-sempre-piu-mamme-straniere-riportano-i-figli-in-patria<\/p>\n<p>6869<\/p>\n<p>EmiNews 2008<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20081124 13:40:00 redazione-IT &#8211; Il direttore della Caritas di Roma sulla situazione italiana: \u2018\u2019Un dramma che ci chiama a risposte concrete. Interventi di sostegno come <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=22648\" title=\"6133 IMMIGRAZIONE, Mons. 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