{"id":22601,"date":"2008-06-07T00:00:00","date_gmt":"2008-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=22601"},"modified":"2008-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2008-06-07T00:00:00","slug":"6166-r-ricci-filef-al-convegno-cne-la-natura-interculturale-dellassociazionismo-italiano-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=22601","title":{"rendered":"6166 R. RICCI (Filef) al convegno CNE: La natura interculturale dell\u2019associazionismo italiano all\u2019estero"},"content":{"rendered":"<p>20081128 21:59:00 redazione-IT<\/p>\n<p>[b]Convegno CNE:\u201cAssociazioni protagoniste all\u2019estero\u201d<br \/>\nLa relazione di Rodolfo Ricci (FILEF &#8211; Ufficio di Presidenza della CNE): &quot;La natura e l\u2019azione interculturale dell\u2019associazionismo italiano all\u2019estero&quot;<\/p>\n<p>&quot;La riflessione sulla situazione e sul futuro dell\u2019 associazionismo di emigrazione equivale, in un certo senso, ad occuparsi del futuro delle nostre collettivit\u00e0 intese come comunit\u00e0 che condividono, almeno in parte, sistemi di valori identitari, culturali e di interessi. <\/p>\n<p>E\u2019 un dato acquisito che senza la funzione aggregativa e organizzativa, di orientamento e confronto tra le persone che compongono le nostre collettivit\u00e0, i singoli soggetti si troverebbero in una situazione di anomia indifferenziata. Non esisterebbe cio\u00e8 \u201csociet\u00e0\u201d o, come spesso si autodefinisce \u201ccollettivit\u00e0\u201d o \u201ccomunit\u00e0 \u201d tra gli italiani all\u2019estero.[\/b]<\/p>\n<p>[b]La funzione di promozione e mediazione sociale che storicamente ha svolto e svolge l\u2019associazionismo costituisce la funzione fondamentale e strategica per la riproduzione del senso di appartenenza e del legame con l\u2019Italia.<br \/>\nLaddove ha saputo operare con lungimiranza l\u2019associazionismo dell\u2019emigrazione \u00e8 stato uno strumento di efficace mediazione e di tutela per favorire un corretto inserimento ed integrazione nelle societ\u00e0 di accoglienza.<\/p>\n<p>La tutela, il rafforzamento e l\u2019adeguamento dell\u2019esperienza associativa costituiscono quindi una funzione strategica che d\u00e0 ragione, da una parte, dell\u2019esistenza stessa dei diversi livelli di rappresentanza che si sono andati costituendo negli ultimi venti anni (Comites, CGIE, rappresentanza parlamentare) e, dall\u2019altra, ne costituisce la possibilit\u00e0 di azione e attuazione  garantendo, allo stesso tempo, lo spazio di agibilit\u00e0 democratica indispensabile per la loro espressione e per il loro riconoscimento. Pensiamo solo a cosa ne sarebbe del voto all\u2019estero senza la funzione di mediazione e di mobilitazione del tessuto associativo.<\/p>\n<p>La questione della cosiddetta \u201ccrisi dell\u2019associazionismo di emigrazione\u201d di cui si discute da molti anni va quindi posta in questo contesto di riferimento: la domanda se il tessuto associativo corrisponda alle esigenze attuali delle collettivit\u00e0, a come esso pu\u00f2 essere adeguato alla sua evoluzione sociale e culturale, alle nuove esigenze e fabbisogni che emergono dall\u2019emigrazione italiana nel mondo, a quali siano le modalit\u00e0 e gli strumenti pi\u00f9 utili in tale direzione, non pu\u00f2 prescindere dal contesto indicato. Impegnarsi per un rinnovamento del tessuto di rappresentanza sociale costituito dall\u2019associazionismo, vuol dire, in effetti, impegnarsi innanzitutto per una innovazione positiva nell\u2019approccio complessivo verso le nostre collettivit\u00e0 emigrate.<\/p>\n<p>Questa considerazione merita ed implica un necessario chiarimento rispetto al modo in cui si legge questa presenza italiana all\u2019estero e al luogo (anche fisico) da cui la si legge; e cio\u00e8:<\/p>\n<p>1)- Se la si legge dall\u2019interno delle collettivit\u00e0 presenti all\u2019estero, l\u2019evoluzione delle forme organizzative che le stesse collettivit\u00e0 si danno, percorre gi\u00e0 da tempo un proprio autonomo iter caratterizzato da livelli crescenti di integrazione nei paesi di insediamento, sia sul piano culturale che sul piano sociale e politico. Molte forme associative (certo non tutte), si sono riconvertite e molte di nuove ne sono nate in corrispondenza di questa nuova prospettiva di impegno e di vissuto personale e collettivo. In questo mondo di nuova rappresentanza sociale molto orientata verso i paesi di residenza, non vi \u00e8 crisi, anzi vi \u00e8 crescita di importanza di un mondo interculturale fatto di indigeni e di immigrati (spesso anche di altre etnie o di una sorta di meticciato \u201citalo-mondiale\u201d) che insieme contribuisce alla vita civile e sociale di quei paesi.<\/p>\n<p>2)- Se invece la si legge dalla prospettiva italiana, certamente vi sono elementi critici, una evidenziata \u201ccrisi\u201d che \u00e8 tuttavia in gran parte riferita alle aspettative o agli auspici che  provengono da parte delle istituzioni e dei centri di rappresentanza politica e sociale italiani. Ci\u00f2 accade, nello specifico, in riferimento ad orientamenti che si sono consolidati nell\u2019ultimo decennio e che leggono prevalentemente la presenza delle collettivit\u00e0 emigrate come risorsa economica o come potenziale fattore di rafforzamento della presenza italiana nel mondo, oppure di penetrazione verso l\u2019estero di singole organizzazioni. Si riscontra cio\u00e8 -dal punto di vista istituzionale italiano, ma non solo, sia a livello centrale che regionale-, un certo disagio nel non poter disporre di interlocutori associativi strumentalmente utili allo svolgimento di una funzione di potenziamento delle relazioni del Sistema Paese o dei sistemi regionali, nel mondo, che le collettivit\u00e0 emigrate, attraverso un associazionismo per ci\u00f2 predisposto,  potrebbero costituire. <\/p>\n<p>Tra queste due ottiche o dimensioni relazionali delle nostre collettivit\u00e0, vi \u00e8 dunque la necessit\u00e0 di una opzione ovvero di una sintesi positiva.<br \/>\nInfatti, continuare a parlare di crisi senza una riflessione seria ed approfondita, immaginare soluzioni esclusivamente \u201canagrafiche\u201d o \u201cfunzionali-strumentali\u201d, non aiuta a comprendere o a risolvere se non in minima parte il problema (se di problema si tratta) del futuro dell\u2019associazionismo italiano all\u2019estero.<\/p>\n<p>Il quale ha oggi dimensioni oggettivamente pi\u00f9 ampie e globali e sempre meno nazionali: comunit\u00e0 italiane in partenza, sempre pi\u00f9 interculturali e integrate (quindi diverse, autonome e dotate di originali caratteri identitari) oggi.  Siamo di fronte, a mio modo di vedere, ad un classico problema interpretativo o ermeneutico; ad un problema cio\u00e8 che riguarda pi\u00f9 che altro la lettura che si \u00e8 in grado di dare (o che si intende dare) rispetto ad un nuova fase storica nella quale si incontrano, o si scontrano, diverse prospettive; oppure &#8211; ma in fondo \u00e8 la stessa cosa -, siamo di fronte a un normale trend di sviluppo interno alle diverse collettivit\u00e0 e all\u2019associazionismo che ne \u00e8 espressione, e che, dall\u2019Italia, siamo in grado di comprendere solo in parte o che solo in parte corrisponde agli auspici formulati dal \u201clato\u201d italiano. <\/p>\n<p>Rispetto a questa diversit\u00e0 ed autonoma originalit\u00e0 interculturale delle nostre collettivit\u00e0, rispetto al fatto cio\u00e8 che diverse generazioni di discendenti si sono oramai succedute paese per paese, rispetto ad un tessuto variegato di forme associative, sia nella loro genesi, sia nella loro funzione e missione statutaria, bisogna avvicinarsi, a mio parere, con una accentuata disposizione all\u2019ascolto e alla comprensione dei nuovi caratteri che manifesta, evitando in partenza l\u2019equivoco che l\u2019associazionismo serva per forza a qualcuno, magari per perpetuare o inaugurare interessi parziali o settoriali, ed evitando al contempo, di cadere in quella sorta di trappola identitaria che ne legge solo il presunto carattere originario, quello della partenza o del primo arrivo nei paesi di ricevimento: quell\u2019 \u201ditalianit\u00e0\u201d immutabile e permanente che ne dovrebbe contraddistinguere la specifica natura come se si trattasse di un carattere genetico.<\/p>\n<p>Dal mio punto di vista, invece, l\u2019associazionismo serve in primis ed essenzialmente a s\u00e9 stesso, ovvero alla gente che lo crea e che lo sostiene partecipando democraticamente alla sua vita interna e agli obiettivi che esso, autonomamente, di volta in volta si d\u00e0 nelle diverse situazioni continentali, di paese e delle diverse citt\u00e0 e territori ove i nostri emigrati sono approdati nel corso di oltre un secolo. <\/p>\n<p>Tutti noi, e l\u2019Italia con le sue istituzioni dobbiamo quindi capire se, e perch\u00e9, siamo interessati a mantenere con questo vasto mondo fatto di circa 6.000 associazioni all\u2019estero (ma sono molte di pi\u00f9 se si va oltre gli albi consolari) un legame forte e solido, oggi e in futuro, partendo innanzitutto, proprio dal riconoscimento della sua autonomia, variet\u00e0, specificit\u00e0, al di fuori di visioni parziali e limitate in quanto strumentali o in quanto onnicomprensive ed omologanti ci\u00f2 che omologabile non \u00e8, e considerando che, al contrario, proprio la tutela di questa pluralit\u00e0 ed autonomia pu\u00f2 garantire il superamento di eventuali situazioni di crisi, pu\u00f2 contribuire ad una moderna evoluzione dell\u2019associazionismo e della partecipazione delle nostre collettivit\u00e0 emigrate, partecipazione che \u00e8 &#8211; e non pu\u00f2 che essere &#8211; bilaterale e multilaterale insieme, cio\u00e8 orientata verso i due (o pi\u00f9) lati del contesto in cui le stesse collettivit\u00e0 si trovano a vivere.<\/p>\n<p>Solo UNO di questi lati \u00e8 l\u2019Italia. L\u2019altro \u00e8 quello del paese di residenza, a cui si sommano anche altri contesti dei paesi e delle aree limitrofe, oppure, in alcuni casi, contesti addirittura continentali.<\/p>\n<p>Per esempio, in Europa, non sfugge a nessuno che le nostre collettivit\u00e0 sono interessate ed impegnate alla partecipazione sociale, culturale e politica sia nel paese di arrivo, che in quello di partenza, sia sul versante dell\u2019unificazione politica del continente: un antico, ma assolutamente attuale slogan degli anni \u201980, diceva che gli italiani in Europa erano, assieme alle altre etnie emigrate, i primi cittadini europei.<br \/>\nAltrettanto si pu\u00f2 dire per il continente sud-americano, con sollecitazioni che giungono dai singoli paesi, da quelli appartenenti alle diverse aree di integrazione (Mercosur, Comunit\u00e0 Andina, Alba, ecc.).<\/p>\n<p>Voglio dire che se la globalizzazione riguarda gli italiani in Italia, essa riguarda in modo ancora pi\u00f9 netto gli italiani all\u2019estero, a cavallo tra situazioni (o contraddizioni) ancor pi\u00f9 complesse, sia dal punto di vista delle comunit\u00e0, sia da quello dei singoli soggetti. <\/p>\n<p>Ridurre questo vissuto -complesso e in continuo divenire-, ad un unico e monotono ambito di italianit\u00e0, peraltro vago e di difficile definizione (a parte gli ormai logori schemi riconducibili al cosiddetto made in Italy, del quale oggi, dentro la crisi epocale nessuno sa bene cosa accadr\u00e0), sarebbe come ridurre l\u2019incredibile variet\u00e0 della cucina italiana a quella industriale del fast-food.  <\/p>\n<p>Pi\u00f9 che di riduzione, si tratterebbe anzi di cancellazione vera e propria di ci\u00f2 che invece costituisce la sua insita ricchezza, quindi di un opzione quasi chirurgica per asportare da questo universo solo ci\u00f2 che ci interessa nell\u2019immediato, nel breve termine, sia essa la funzione di penetrazione economica o culturale, oppure quella (in cui forse inevitabilmente sono costretti a cadere i nostri partiti dopo il voto all\u2019estero), della omologazione politica delle collettivit\u00e0 secondo gli schemi politici italiani i quali, tra l\u2019altro, non sembrano essere i migliori.<\/p>\n<p>[u]La domanda quindi \u00e8 la seguente: l\u2019Italia \u00e8 interessata a questa variet\u00e0 meticcia ed interculturale da tutti i punti di vista in cui, tra i diversi caratteri permane, certo, anche la variet\u00e0 italica, oppure intende mantenere un rapporto ed una relazione solo con ci\u00f2 che continua e continuer\u00e0 imperterrito a definirsi solo italiano, monoculturale e con la testa e lo spirito stabilmente orientato verso Roma?[\/u]<\/p>\n<p>Nella prima delle ipotesi non c\u2019\u00e8 alcuna crisi da contrastare, poich\u00e9 l\u2019interculturalit\u00e0 delle nostre collettivit\u00e0 \u00e8 destinata a crescere come l\u2019associazionismo che ne deriver\u00e0; nella seconda delle ipotesi la crisi \u00e8 certa; anzi non c\u2019\u00e8 futuro. Quindi \u00e8 del tutto inutile recriminare. <\/p>\n<p>Ovviamente, in caso di risposta affermativa all\u2019ipotesi che noi qui auspichiamo, cio\u00e8 quella di riconoscere i caratteri plurali gi\u00e0 presenti nella grande maggioranza delle associazioni, spetta a tutti gli interlocutori il compito di individuare, insieme all\u2019associazionismo, gli strumenti migliori per valorizzare tali caratteri.<\/p>\n<p>E qui si apre il capitolo delle modalit\u00e0 di tutela e di sostegno dell\u2019associazionismo, che va affrontato certamente a partire dalle proprie interne specificit\u00e0 (associazionismo di partecipazione, culturale, ricreativo, di servizi di varia natura, economico, regionale, ecc.), ma, ancor prima, dal riconoscimento della sua costitutiva apertura, dinamicit\u00e0 ed interculturalit\u00e0 che non pu\u00f2 e non deve essere, come accennato, ricondotta a schemi e flussi di relazione univoci e statici tra Italia ed italianit\u00e0 all\u2019estero.<\/p>\n<p>L\u2019italianit\u00e0 presente nel mondo, all\u2019interno delle nostre collettivit\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 infatti per sua natura una italianit\u00e0 aperta e arricchita dagli altri contributi culturali e dalle altre prospettive identitarie che nel corso di 130 anni gli italiani emigrati hanno incontrato, con cui si sono confrontati e da cui sono stati influenzati.<\/p>\n<p>Gli interlocutori che il Paese Italia ha di fronte, sono quindi, in questo senso, gi\u00e0 costitutivamente qualcosa di altro e di pi\u00f9 vasto e variegato che non la statica riproposizione di una dimensione associativa di difesa identitaria, tipica delle prime generazioni. Si pu\u00f2 anzi affermare, a questo punto, che la crisi \u00e8 crisi di questo modello interpretativo. Cio\u00e8, la crisi \u00e8 in Italia, non all\u2019estero.<\/p>\n<p>Se ci\u00f2 \u00e8 vero, a livello istituzionale c\u2019\u00e8 dunque bisogno di grande apertura a recepire le indicazioni e le proposte che provengono da questo mondo associativo interculturale che tuttavia mantiene o intende mantenere o inaugurare nuovi rapporti con l\u2019Italia.<\/p>\n<p>Tra l\u2019attore istituzionale che ha la necessit\u00e0 di strutturare griglie di riconoscimento dei soggetti associativi, albi, criteri di valutazione sulla loro entit\u00e0, programmi e progetti rispetto ai suoi obiettivi da una parte<br \/>\ne l\u2019associazionismo interculturale che rappresenta ed elabora dinamicamente visioni di prospettiva, proposte, azioni integrate con i paesi di residenza, ecc., dall\u2019altra parte, c\u2019\u00e8 quindi bisogno almeno di pari dignit\u00e0 e aperta interlocuzione, di disponibilit\u00e0 all\u2019ascolto non solo su singoli progetti e singole misure, ma soprattutto nella definizione di nuovi programmi a medio termine che non possono emanare esclusivamente dall\u2019Italia, ma debbono essere costruiti inter-culturalmente.<\/p>\n<p>Ne pu\u00f2 scaturire solo qualcosa di fortemente positivo, se \u00e8 vero che gi\u00e0 tra la fine degli anni \u201980 e l\u2019inizio degli anni \u201990, ci\u00f2 \u00e8 in parte accaduto: la prospettiva della cosiddetta \u201cemigrazione come risorsa\u201d sulla base della quale sono state riviste e rimodulate intere leggi regionali e interi capitoli di misure ed azioni positive del Ministero Affari Esteri o del Ministero del Lavoro, era infatti la proposta di lettura che in quella fase storica l\u2019associazionismo dell\u2019emigrazione ha proposto e che fu in buona parte recepita a livello istituzionale. <\/p>\n<p>Anche se il completo recepimento di quella prospettiva \u00e8 ben lontano dall\u2019essere concluso, il capitolo che si apre oggi \u00e8 quello di una rivisitazione o se sei vuole di un\u2019adeguamento ed ulteriore aggettivazione di quel concetto verso quella che potremmo chiamare \u201cl\u2019emigrazione (o gli italiani e gli oriundi all\u2019estero) come risorsa interculturale e multipolare\u201d.<\/p>\n<p>[u]Il mondo post-crisi che \u2013 nel migliore dei casi &#8211; si profila all\u2019orizzonte, (per forza di cose multicentrico e multipolare), ritrover\u00e0 nelle comunit\u00e0 migranti ed emigrate gli attori indispensabili per consentire la sua tenuta, le funi del suo equilibrio dinamico. Non solo quindi, lavoratori o venditori competitivi di sistemi-paese, ma protagonisti e attori del cambiamento, proprio perch\u00e9 c\u2019\u00e8 da collegare e tenere insieme le diverse culture, i diversi sistemi interpretativi, le diverse ermeneutiche e prospettive con cui e da cui si guarda il pianeta.[\/u]<\/p>\n<p>Vorrei concludere questa relazione con una ultima considerazione e con una proposta di carattere, diciamo cos\u00ec, tecnico e operativo: [u]un auspicato approccio interculturale alle questioni che riguardano gli italiani all\u2019estero non pu\u00f2 essere affrontato con l\u2019attuale quadro di riferimento istituzionale[\/u] che permane da decenni, anzi da un secolo.<\/p>\n<p>[u]Come la questione dell\u2019immigrazione non pu\u00f2 trovare come unico interlocutore il Ministero degli Interni poich\u00e9 ci\u00f2 significherebbe solo ridurre l\u2019immigrazione e le sue grandi potenzialit\u00e0 alla questione della cosiddetta \u201csicurezza\u201d, cos\u00ec appare del tutto fuori luogo che sia solo o quasi esclusivamente il Ministero degli Affari Esteri a dover guidare le relazioni con le nostre collettivit\u00e0, poich\u00e9 anche in questo caso, si tratterebbe di ridurre le potenzialit\u00e0 del mondo degli italiani e degli oriundi a una mera questione di anagrafe e di erogazione di alcuni servizi.[\/u]<\/p>\n<p>Invece, se la risposta \u00e8 quella del riconoscimento della risorsa interculturale, [u]non pu\u00f2 che affermarsi un\u2019azione interdisciplinare, interministeriale, inter-regionale.[\/u]<br \/>\nE\u2019 dunque necessario ripensare profondamente il contesto di riferimento istituzionale ed allargarlo al suo complesso. E\u2019 una questione non nuova, ma mai aggredita in modo convinto.<\/p>\n<p>Ora, anche alla luce degli esiti assurdi che le politiche di ridimensionamento della spesa hanno su questo nostro settore, \u00e8 pi\u00f9 che mai necessario costruire un nuovo quadro normativo. [u]Non pu\u00f2 accadere che le riduzioni di spesa di un solo Ministero ricadano cos\u00ec drasticamente su un intero mondo, su tanti italiani all\u2019estero e soprattutto sulle opportunit\u00e0 che essi rappresentano.[\/u]<\/p>\n<p>E\u2019 anche questo un indice chiaro che siamo ad uno spartiacque storico. Non so se si debba optare per una soluzione del tipo dell\u2019\u201dAgenzia Nazionale per gli Italiani all\u2019Estero\u201d o su una struttura di coordinamento istituzionale che tenga insieme le funzioni ministeriali presso la Presidenza del Consiglio.<br \/>\nE questo \u00e8 un tema che riguarda anche le singole regioni che debbono allargare ai vari assessorati la costruzione di una organica ed efficace politica verso le loro comunit\u00e0 emigrate.<\/p>\n<p>E\u2019 comunque una delle questioni da trattare pi\u00f9 urgentemente come CNE e come vasto mondo dell\u2019associazionismo, assieme ai parlamentari eletti all\u2019estero, al CGIE, alle rete dei Comites, (che vedrei volentieri tutti prioritariamente impegnati su questa questione, piuttosto che sulle infinite ipotesi di autoriforma degli organismi di rappresentanza), se non si vuole che questa grande opportunit\u00e0 di relazioni mondiali sfumi probabilmente in modo definitivo.[\/b]<\/p>\n<p>Rodolfo Ricci<\/p>\n<p>Roma, 28 Novembre 2008<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>6166-r-ricci-filef-al-convegno-cne-la-natura-interculturale-dellassociazionismo-italiano-allestero<\/p>\n<p>6902<\/p>\n<p>EmiNews 2008<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20081128 21:59:00 redazione-IT [b]Convegno CNE:\u201cAssociazioni protagoniste all\u2019estero\u201d La relazione di Rodolfo Ricci (FILEF &#8211; Ufficio di Presidenza della CNE): &quot;La natura e l\u2019azione interculturale dell\u2019associazionismo <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=22601\" title=\"6166 R. 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