{"id":22489,"date":"2008-06-07T00:00:00","date_gmt":"2008-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=22489"},"modified":"2008-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2008-06-07T00:00:00","slug":"6282-pd-veltroni-il-peggio-sarebbe-tornare-indietro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=22489","title":{"rendered":"6282 Pd, Veltroni: il peggio sarebbe tornare indietro"},"content":{"rendered":"<p>20081219 19:18:00 redazione-IT<\/p>\n<p>Relazione di Walter Veltroni alla Direzione nazionale del Partito Democratico<\/p>\n<p>Per Berlusconi i dirigenti del Pd non sono altro che \u00absbandati, in uno stato confusionale\u00bb. Ma Walter Veltroni iniziando la riunione della Direzione del suo partito &#8211; la pi\u00f9 difficile della sua vita, sulla questione morale &#8211; non \u00e8 sembrato sbandato o fragile. Ha iniziato invocando il pugno duro contro i corrotti. Non c&#8217;\u00e8 posto per i disonesti nel Pd, ha detto.<\/p>\n<p>\u00abVerremmo meno alle nostre responsabilit\u00e0 se pensassimo e ci comportassimo diversamente\u00bb. Il Partito democratico, a ben ricordare, \u00e8 nato anche per dare una soluzione al problema della questione morale. Dunque per primo si deve \u00abreprimere il malcostume politico se nell&#8217;immediato dovremo pagare in termini di consenso elettorale\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che i magistrati devono continuare la loro opera, scoprire le magagne nelle amministrazioni. Nenache si vuol mettere la sordina alle inchieste, come aveva gi\u00e0 chiarito Massimo D&#8217;Alema. I magistrati devono per\u00f2, dice Veltroni, stare attenti quando arrestano qualcuno perch\u00e8 a causa della cortocircuitazione mediatica l\u2019arresto &#8211; un mezzo \u00abestremo, da usare con prudenza\u00bb- pu\u00f2 distruggere una persona. Specie se un politico, viene da aggiungere. E quando sono pi\u00f9 di due o tre, anche un partito: ma questo Veltroni non lo dice, anche se si legge in controluce.<\/p>\n<p>Veltroni punta sull\u2019orgoglio degli amministratori onesti, \u00absiamo gente per bene\u00bb, anche se non nega che ci sia \u00abattorno a tutti i partiti\u00bb, sottolinea, \u00abun&#8217;area grigia e paludosa, dove competenza e professionalit\u00e0 diventa carrierismo politico\u00bb.<\/p>\n<p>Il Pd non \u00e8 ad un passo dal baratro ma ci si sta pericolosamente avvicinando. \u00abIl Pd \u00e8 nato da una sintesi tra continuit\u00e0 e innovazione\u00bb \u2013 spiega il segretario \u2013 ora per\u00f2 con la crisi economica, si pone \u00abun&#8217;alternativa secca e drammatica: o innoviamo o falliamo, o facciamo un&#8217;innovazione politica e programmatica o rischiamo di essere travolti\u00bb.<\/p>\n<p>Dunque l\u2019indicazione \u00e8 \u00absaltare nel futuro\u00bb. Perch\u00e8 i segnali sono chiari: \u00abl&#8217;astensionismo nel voto in Abruzzo e i consensi all&#8217;Idv sono il sintomo non la causa del malessere\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abTutto si pu\u00f2 accettare &#8211; ha proseguito Veltroni &#8211; tranne lezioni da chi ha messo nelle proprie liste e tra i propri eletti indagati di camorra e mafia\u00bb e in particolar modo dal premier Berlusconi che ha affrontato la questione morale con le leggi ad personam.<\/p>\n<p>Lui rilancia per\u00f2, vuole vincere, l\u2019obiettivo resta quello di diventare il primo partito, spodestare il Pdl. Ma non da solo. E no, non romper\u00e0 ogni rapporto con L\u2019Italia dei Valori, come gli chiedeva una parte del partito \u2013 Tonini ad esempio \u2013 e come vorrebbe anche il Pdl.<\/p>\n<p>Il Pd e Di Pietro fanno due opposizioni diverse, ribadisce. \u00abIl punto di debolezza dell&#8217;Idv \u00e8 che alimenta le polemiche con noi, ma non si cimenta con la sfida dell&#8217;innovazione\u00bb. La distanza \u00e8 stata gi\u00e0 manifestata in tre occasioni: \u00abQuando ha stracciato l&#8217;accordo elettorale di fare un gruppo insieme, quando abbiamo deciso di non andare in piazza Navona\u00bb. Ed \u00e8 vero che non sono state poche le frizioni anche durante il governo Prodi. Ma -aggiunge Veltroni \u2013 \u00abquesto non significa che a livello locale, anche con Udc e Prc, non ci possano essere convergenze su programmi e buona amministrazione\u00bb.<\/p>\n<p>Si tratta di buttare lo schema dell&#8217;alleanza sinistra- centro \u00abche \u00e8 novecentesco e il pd \u00e8 un partito di centrosinistra\u00bb. E anche di fare sposalizi o lungi fidanzamenti con altre forze politiche. Niente monogamia, insomma. Ma niente splendida solitudine. \u00abNon faremo tutto da soli, ma le nuove alleanze dovranno essere fondate sull&#8217;innovazione e il cambiamento. E deve essere una alleanza affidabile alla prova della tenuta di governo\u00bb. \u00c8 dunque lo schema delle alleanze programmatiche.<\/p>\n<p>Niente isolamento neanche in Europa. Cos\u00ec Veltroni risolve il problema di sfondo della collocazione internazionale del Pd basandosi su due capisaldi: \u00abdifendere l&#8217;autonomia della sua identit\u00e0 democratica ma anche costruire il progetto riformista europeo perseguendo un sistema di alleanze a cominciare dai socialisti europei\u00bb.<\/p>\n<p>Quanto alla riorganizzazione interna si vuole evitare che il meccanismo delle primarie \u2013 pur definito \u00abuno straordinario strumento di democrazia\u00bb &#8211; non possono diventare un&#8217;ideologia. \u00abSarebbe tragico se il Pd si trasformasse in un partito che ha la sua occupazione esclusiva nella discussione delle regole\u00bb.<\/p>\n<p>Niente congresso anticipato, non se ne parla. Ci sar\u00e0 per\u00f2 una conferenza programmatica \u2013 di fatto un pre congresso \u2013 a marzo, quindi prima delle europee. Con l\u2019avvertenza a non aumentare la litigiosit\u00e0 interna, gi\u00e0 arrivata a punto limite. \u00abStiamo rischiando di finire come l&#8217;Unione, di segare l&#8217;albero su cui tutti si \u00e8 seduti\u00bb.<\/p>\n<p>Fino ad allora il segretario eletto con le primarie Pd propone un impegno su alcuni temi: la rivoluzione ecologica dell\u2019economia, il voto da estendere ai 16enni e una riforma che metta mano ai costi della politica. Su questo Veltroni propone di ripartire dal pacchetto di proposte Violante da riproporre direttamente in Parlamento, contiene la riduzione del numero dei parlamentari e la trasformazione del Senato in un Senato federale.<\/p>\n<p>Poi tocca ai tanti interventi in programma. Chiamparino rimette l&#8217;incarico di ministro delle riforme nel governo-ombra. Poi per\u00f2 Veltroni lo convince a ritornare suoi suoi passi.<\/p>\n<p>Molto atteso l&#8217;intervento di Massimo D&#8217;Alema. Se il Pd ha avuto dei problemi e ha visto appannarsi il proprio profilo questo \u00e8 accaduto \u00abper ragioni pi\u00f9 complesse del correntismo\u00bb anche perch\u00e8 nel Pd \u00abnon abbiamo correnti, bens\u00ec siamo se mai una amalgama mal riuscita\u00bb. Per D&#8217;Alema le correnti \u00absono assai discutibili, sono un modo di organizzare la vita interna, un modo non bello a vedersi, anche se consisterebbe nel darsi un ordine\u00bb. La crisi politica economica e sociale che il Paese sta attraversando richiede \u00abnon solo innovazione ma anche autorit\u00e0, forza, rassicurazione e una guida in grado di dare risposte al Paese\u00bb. Lo dice Massimo D&#8217;Alema alla direzione nazionale del Pd, sottolineando che \u00abandiamo verso una crisi molto difficile con il rischio dello smarrimento di una parte del Paese perci\u00f2 &#8211; aggiunge &#8211; il rigore politico \u00e8 essenziale perch\u00e8 il fastidio sociale pu\u00f2 diventare rivolta populista\u00bb. Il Pd \u00abdeve tenere insieme innovazione e autorevolezza altrimenti non coglieremo l&#8217;opportunit\u00e0 di una crisi che \u00e8 drammatica ma che pu\u00f2 segnare la fine della stagione berlusconiana\u00bb.<\/p>\n<p>__________________<\/p>\n<p>1<br \/>\nRelazione di Walter Veltroni alla Direzione nazionale del Partito Democratico<br \/>\nDisuguaglianza sociale. Il dramma pi\u00f9 grande che l\u2019Italia oggi sta vivendo \u00e8 contenuto in queste due parole.<br \/>\nDisuguaglianza sociale. E\u2019 questa la grande, moderna questione che si pone, oggi, di fronte a noi.<br \/>\nColpevole non vedere, non rendersene conto. Imperdonabile non sentire bruciante, sulla nostra pelle, per le nostre<br \/>\ncoscienze, il dovere di offrire risposte a questa realt\u00e0.<br \/>\nLa crisi finanziaria, esplosa nei mesi scorsi, \u00e8 diventata recessione economica e sta colpendo con durezza la vita delle<br \/>\npersone, delle famiglie, delle imprese.<br \/>\nNel terzo trimestre di quest\u2019anno il Pil \u00e8 sceso dello 0,9 per cento. L\u2019Istat ci dice che il tasso di disoccupazione \u00e8 arrivato<br \/>\nal 6,1 per cento e Confindustria stima che arriver\u00e0 all\u20198,4 per cento nel 2009. Settori cruciali del nostro apparato<br \/>\nproduttivo conoscono riduzioni di ordinativi nell\u2019ordine del 30 per cento rispetto allo scorso anno. La caduta dei consumi<br \/>\ne la stretta creditizia tolgono ossigeno alle piccole imprese: tre su cinque stanno avendo difficolt\u00e0 nell\u2019accesso al credito.<br \/>\nPi\u00f9 di 300 mila lavoratori sono gi\u00e0 in cassa integrazione: 58 mila in diversi stabilimenti della Fiat, 1.600 nelle sole<br \/>\nacciaierie di Piombino, e soffrono anche distretti forti della nostra economia come quello delle ceramiche di Sassuolo e<br \/>\nquello dell\u2019occhialeria di Belluno. Sempre Confindustria stima che la crisi distrugger\u00e0 600 mila posti di lavoro.<br \/>\n\u201cIo non renderei note queste cose\u201d, ha detto ieri il Presidente del Consiglio.<br \/>\nMa questi non sono solo numeri: sono storie, sono vite, sono famiglie mortificate e in ginocchio, sono dignit\u00e0 ferite e<br \/>\nsperanze infrante. E questa realt\u00e0 il Presidente del Consiglio non pu\u00f2 pensare di cancellarla agli occhi degli italiani.<br \/>\nAlcuni di voi avranno letto, su Internet, i racconti dei ragazzi di 5 mila scuole italiane. Descrivono cos\u2019\u00e8 la crisi, con gli<br \/>\nocchi di un adolescente, mentre la vita continua, mentre si avvicinano le Feste di Natale. Una di queste lettere descrive<br \/>\nquello che succede in una famiglia normale, semplice, onesta. Lo sguardo di una ragazza che cade sui suoi genitori,<br \/>\nseduti al tavolo della cucina. Il padre con la testa fra le mani. La madre con lo sguardo preoccupato che prova a<br \/>\nconsolarlo. Quelle due parole, \u201ccassa integrazione\u201d, percepite distintamente.<br \/>\nE il racconto che prosegue: \u201cpap\u00e0 non sembra consolarsi, dice di essere un fallito, perch\u00e9 non \u00e8 riuscito a dare<br \/>\ntranquillit\u00e0 e sicurezza alla sua famiglia. Si sente un fallito, perch\u00e9 ha caricato mamma di mille preoccupazioni e,<br \/>\nnonostante gli sforzi, con quel misero stipendio di operaio che portava in casa, non si riusciva ad arrivare a fine mese. Si<br \/>\nsente un fallito perch\u00e9 non riesce a dare ai suoi figli un futuro sereno: non pu\u00f2 portarci al cinema o al ristorante, ma<br \/>\n2<br \/>\nneanche comprarci dei vestiti nuovi o una fetta di carne in pi\u00f9 al posto delle solite verdure. Mamma allora si siede<br \/>\naccanto a lui, lo guarda negli occhi e gli dice determinata e lucida: \u00e8 lo Stato che ha fallito, non tu; lo Stato che non<br \/>\nriesce a dare benessere ai suoi cittadini e sta producendo sempre pi\u00f9 nuovi poveri\u201d.<br \/>\nIl dramma \u00e8 questo. La crisi sta colpendo un Paese fermo e terribilmente diseguale, un Paese con le infrastrutture in<br \/>\nritardo e senza mobilit\u00e0 sociale, sempre pi\u00f9 diviso fra ricchi e poveri, fra chi paga le tasse e chi no, fra pochi che per<br \/>\nmolto tempo hanno tratto vantaggi dalle speculazioni finanziarie e tanti che anche per effetto dell\u2019avida ingordigia di<br \/>\nquesti pochi ora non arrivano alla fine del mese.<br \/>\nGli operai che faticano, che troppo spesso rischiano anche la vita per 1.200 euro al mese e che ora vivono con<br \/>\nl\u2019angoscia di arrivare in fabbrica e sapere che si va tutti a casa perch\u00e9 la produzione si ferma.<br \/>\nI pensionati che devono calcolare come impiegare quel che resta della loro pensione dopo aver pagato l\u2019affitto di casa e<br \/>\nle bollette e decidere se eliminare qualcosa quando vanno al supermercato oppure entrano in farmacia.<br \/>\nI ragazzi che, quando scadono i sei mesi passati al telefono a quattro o cinque euro l\u2019ora, sanno che nemmeno verranno<br \/>\navvertiti e \u201clicenziati\u201d, perch\u00e9 semplicemente non verr\u00e0 loro rinnovato il contratto: si calcola possano essere mezzo<br \/>\nmilione, quelli che alla fine dell\u2019anno saranno in questa condizione.<br \/>\nTutte quelle famiglie che sono state sempre considerate \u201cceto medio\u201d, ma che stanno diventando i \u201cnuovi poveri\u201d di cui si<br \/>\nparla nella lettera di quella ragazza. O che comunque sentono che possono facilmente diventarlo: l\u2019Italia \u00e8 il paese<br \/>\neuropeo, seconda solo all\u2019Ungheria, con la percentuale pi\u00f9 alta di persone (pi\u00f9 di un terzo della popolazione) che si<br \/>\nsentono a rischio povert\u00e0.<br \/>\nLa realt\u00e0 nuova con cui tutti siamo chiamati a fare i conti ha insomma un nome: disuguaglianza sociale.<br \/>\nE noi, una forza come il Partito Democratico, non possiamo rispondere che in un modo: facendo nostra, nei modi che<br \/>\nsono di un partito riformista e dell\u2019innovazione, la lotta alle forme di questa moderna e inaccettabile disuguaglianza<br \/>\nsociale.<br \/>\nE\u2019 proprio adesso che noi possiamo farlo, che il Partito Democratico pu\u00f2 e deve farlo. E\u2019 il senso, la ragione, della nostra<br \/>\nstessa esistenza.<br \/>\nNel momento in cui c\u2019\u00e8 un\u2019emergenza da gestire, per attutire l\u2019impatto della crisi sulla societ\u00e0 italiana. Ora che c\u2019\u00e8 da<br \/>\nimmaginare e costruire il futuro, se si vuole evitare che l\u2019Italia esca dalla recessione pi\u00f9 piccola, pi\u00f9 sola e ancora pi\u00f9<br \/>\ningiusta.<br \/>\nC\u2019\u00e8 bisogno di molta e buona politica. Gestire l\u2019emergenza, immaginando e costruendo il futuro, richiede infatti la<br \/>\ncapacit\u00e0 e la volont\u00e0 di fare appello, in piena trasparenza, a tutte le energie del Paese. Richiede spirito repubblicano,<br \/>\nforte coesione nazionale, senso di responsabilit\u00e0 diffuso, insieme al coraggio di decisioni difficili e ambiziose.<br \/>\nAl governo, lo diciamo con rammarico, sono fin qui mancati sia il coraggio dell\u2019innovazione, sia la capacit\u00e0 di confronto:<br \/>\nsul piano politico e parlamentare, come su quello sociale e sindacale.<br \/>\n3<br \/>\nLa destra appare pi\u00f9 impegnata in una campagna elettorale permanente. Il governo fa l\u2019opposizione all\u2019opposizione,<br \/>\npiuttosto che governare il Paese in un passaggio cos\u00ec difficile. Gli italiani se ne sono accorti e hanno cominciato ad<br \/>\nesprimere disillusione e preoccupazione.<br \/>\nIn Abruzzo, il partito dell\u2019astensione ha sfiorato la maggioranza assoluta. E il nuovo presidente della Regione \u00e8 stato<br \/>\nvotato da meno di un quarto degli elettori. Non si contano i sondaggi che rilevano la crescita esponenziale della<br \/>\npropensione al non voto.<br \/>\nE\u2019 evidente che l\u2019angoscia per la crisi economica e sociale, insieme alla caduta di autorevolezza, di credibilit\u00e0 morale<br \/>\ndella politica, stanno aprendo una pericolosa voragine nella democrazia italiana.<br \/>\nAnche sotto questo profilo, il profilo politico e istituzionale, la crisi sar\u00e0 uno spartiacque. Non solo il volto economico,<br \/>\nproduttivo, sociale dell\u2019Italia, non solo il suo peso e il suo ruolo in Europa e nel mondo: anche la sua fisionomia civile, la<br \/>\nsua qualit\u00e0 democratica saranno ridefiniti, usciranno radicalmente cambiati.<br \/>\nPotremmo ritrovarci in un Paese che non riconosciamo. Migliore o peggiore: dipender\u00e0 anche da noi, da cosa<br \/>\ndecideremo di fare e prima ancora di essere.<br \/>\nSar\u00e0 un paese senza il berlusconismo, che nonostante le apparenze \u00e8 un modello culturale, prima ancora che<br \/>\neconomico e politico, che inevitabilmente volge al tramonto. E\u2019 stato il nostro modo, il modo italiano, di adattarci<br \/>\nall\u2019egemonia del pensiero neo-conservatore, che ha dominato il mondo negli ultimi trent\u2019anni e oggi \u00e8 entrato in una crisi<br \/>\nirreversibile.<br \/>\nIl Partito Democratico invece \u00e8 nato per abitare il futuro. Per essere la vela con la quale l\u2019Italia pu\u00f2 prendere il vento<br \/>\nnuovo: quel vento democratico che oggi sembra essere l\u2019unica energia che pu\u00f2 portare il mondo fuori dalla crisi.<br \/>\nMa non possiamo dare nulla per scontato. Non basta un\u2019intenzione, per produrre un successo storico. Serve<br \/>\nun\u2019opportunit\u00e0 oggettiva, un\u2019occasione prodotta dalla storia. E serve anche una convinta decisione soggettiva, che si<br \/>\ntraduca in una collettiva assunzione di responsabilit\u00e0.<br \/>\nIl Partito Democratico \u00e8 nato sulla base di una sintesi tra continuit\u00e0 e innovazione. Era inevitabile e forse anche saggio.<br \/>\nSe oggi abbiamo il PD, se oggi siamo il PD \u00e8 perch\u00e9 culture politiche che hanno fatto la storia del Paese, organizzazioni<br \/>\nprofondamente radicate nella societ\u00e0 italiana hanno deciso, con generosit\u00e0 e lungimiranza, di guardare oltre se stesse,<br \/>\ndi pensare il futuro.<br \/>\nMa la crisi economica e politico-morale che stiamo vivendo ci consegna, oggi, un\u2019alternativa, secca e drammatica: o<br \/>\ninnovazione, o fallimento.<br \/>\nO siamo capaci di accelerare l\u2019innovazione \u2013 politica e programmatica, ma pi\u00f9 ancora radicando un partito nuovo \u2013 o<br \/>\nrischiamo che il PD sia travolto. O aiutiamo il Partito Democratico a saltare nel futuro, o finiamo per legarlo ad un<br \/>\npresente che la crisi sta precipitando nel passato.<br \/>\nQuesto \u00e8 l\u2019ultimatum che ci hanno inviato gli elettori abruzzesi. Con l\u2019astensione di massa, che non ha colpito solo noi,<br \/>\nma anche e innanzi tutto noi. E con il voto all\u2019Italia dei Valori, che come \u00e8 stato scritto \u00e8 il sintomo e non la causa del<br \/>\nnostro malessere. L\u2019una e l\u2019altro, sono espressione di una protesta, dura, rabbiosa, e insieme di un appello accorato, da<br \/>\nparte dei nostri elettori.<br \/>\n4<br \/>\nIl bollettino quotidiano, che da ormai diverse settimane ci informa di indagini o provvedimenti giudiziari nei confronti di<br \/>\nnostri amministratori o dirigenti, in tutta Italia e in particolare nel Mezzogiorno, racconta al Paese di un Partito<br \/>\nDemocratico segnato da opacit\u00e0 amministrative, compromessi morali, collusioni col malaffare.<br \/>\nSappiamo che si tratta di un\u2019immagine deformata e quindi ingiusta. I nostri amministratori sono migliaia: migliaia di<br \/>\npersone perbene, la stragrande maggioranza delle quali regala alla collettivit\u00e0 un servizio in regime di volontariato,<br \/>\nquando non ci rimette di tasca propria.<br \/>\nAl Paese voglio dire che il PD \u00e8 un partito di persone per bene, di amministratori straordinari, che sono un patrimonio per<br \/>\nl\u2019Italia. Colpirli significa danneggiare quella cultura del buon governo e della responsabilit\u00e0 etica che caratterizza il lavoro,<br \/>\nla fatica e il rischio di migliaia di amministratori italiani.<br \/>\nE tuttavia, non si pu\u00f2 deformare, o ingrandire, qualcosa che non c\u2019\u00e8. Non sappiamo se ci sono elementi di prova a carico<br \/>\ndegli amministratori e dirigenti politici indagati dalla magistratura. Per ciascuno di loro vale, come per tutti, il principio<br \/>\ncostituzionale della presunzione d\u2019innocenza, fino alla eventuale condanna definitiva.<br \/>\nE la magistratura, lo diciamo in questo momento con la nettezza di sempre, deve procedere nel suo lavoro senza che da<br \/>\nnessuna parte venga messo in discussione il principio della sua autonomia e indipendenza. Quel principio che \u00e8 la forza<br \/>\ndi una democrazia.<br \/>\nPer noi la questione morale \u00e8 centrale. Lo \u00e8 per il nostro elettorato, lo \u00e8 per ciascuno di noi individualmente. Per questo,<br \/>\nquando si affaccia, determina in noi inquietudine e voglia di reagire.<br \/>\nSia chiaro: noi vogliamo pi\u00f9 di chiunque altro che proprio gli amministratori di centrosinistra siano i pi\u00f9 attenti alle regole,<br \/>\ngiuridiche e morali, che presidiano al loro lavoro. E dunque, se la magistratura, in singoli casi, registra gravi anomalie, \u00e8<br \/>\ngiusto che intervenga. Non siamo tra coloro che rispettano la magistratura e la sua autonomia a seconda di chi \u00e8<br \/>\nindagato.<br \/>\nAllo stesso tempo voglio dire questo: un magistrato ha nelle sue mani uno strumento molto potente, che pu\u00f2 distruggere<br \/>\nla vita e la dignit\u00e0 di una persona. E non penso solo ai politici o agli amministratori, ma in primo luogo ai singoli cittadini.<br \/>\nVoglio essere sincero, perch\u00e9 lo sostenne il mio giornale, quando ero direttore dell&#8217;Unit\u00e0, al momento dell&#8217;arresto di<br \/>\nPaolo Berlusconi: la sottrazione ad una persona della sua libert\u00e0 \u00e8 uno strumento estremo, da utilizzare davvero con<br \/>\ngrande equilibrio e attenzione.<br \/>\nAnche perch\u00e9 non si pu\u00f2 ignorare il fatto che sul lavoro della magistratura agisce la morsa di un sistema mediatico che<br \/>\nfinisce per regalare nove colonne alla notizia di un&#8217;indagine e consegna a sole tre righe quella del proscioglimento.<br \/>\nLa magistratura ha un grande potere, al quale non pu\u00f2 non corrispondere una grandissima responsabilit\u00e0. E un po\u2019 come<br \/>\nun medico che se sbaglia un\u2019operazione pu\u00f2 segnare per sempre la vita di una persona.<br \/>\nE comunque, per noi, non c\u2019\u00e8 solo il codice penale. Non possiamo non vedere come nel nostro partito si siano insinuati<br \/>\nstili politici, metodi di gestione della cosa pubblica, modalit\u00e0 di rapporto con la societ\u00e0 civile e di relazione con la sfera<br \/>\ndegli interessi privati, assai diversi da quelli che devono essere nostri.<br \/>\n5<br \/>\nC\u2019\u00e8 la grande maggioranza degli amministratori di centrosinistra, che hanno sempre ispirato la loro condotta a principi di<br \/>\ntrasparenza, di competenza, di innovazione e su queste buone pratiche hanno basato la loro popolarit\u00e0 tra i cittadini.<br \/>\nE tuttavia, da diversi anni a questa parte \u00e8 cresciuta, attorno a tutti i partiti, anche un\u2019area grigia e paludosa, nella quale<br \/>\nla trasparenza \u00e8 diventata opacit\u00e0, la competenza professionismo politico e carrierismo arrogante, l\u2019innovazione gestione<br \/>\ncinica di un potere fine a se stesso.<br \/>\nLa popolarit\u00e0, in questi casi, ha lasciato il passo al disincanto e alla delusione. E ci si \u00e8 illusi di poter compensare questo<br \/>\ndeficit di consenso con il rovesciamento del rapporto tra potere e consenso: non \u00e8 pi\u00f9 il libero consenso dei cittadini che<br \/>\nlegittima il potere, ma \u00e8 il potere che viene utilizzato per acquistare il consenso.<br \/>\nE comunque, anche le ultime indagini dimostrano, se mai ce ne fosse stato bisogno, che la questione della moralit\u00e0 della<br \/>\npolitica non riguarda certo una parte sola. Noi la avvertiamo in modo particolarmente bruciante perch\u00e9 la nostra cultura, i<br \/>\nnostri valori, il nostro modo di essere, quello di tutto il nostro popolo, mette la legalit\u00e0 e l\u2019onest\u00e0 personale al primo posto,<br \/>\nassoluta precondizione del far politica.<br \/>\nPer altri non \u00e8 certo cos\u00ec. E tutto si pu\u00f2 accettare tranne le lezioni che vengono da chi tra le sue file ha indagati per reati<br \/>\nconnessi alla mafia e alla camorra. Da chi, mi riferisco al Presidente del Consiglio e voglio dirlo senza alcuna<br \/>\nconcessione alla demagogia, ma per semplice verit\u00e0 dei fatti, ha scelto di fronteggiare le sue vicende giudiziarie varando<br \/>\nuna serie infinita di leggi ad personam.<br \/>\nE\u2019 in funzione dei nostri valori che noi siamo estremamente severi con noi stessi e promuoviamo la nostra stessa<br \/>\nprofonda innovazione.<br \/>\nUn partito ha pochi poteri di intervento su se stesso in chiave punitiva e repressiva. Ha invece grandi responsabilit\u00e0 e<br \/>\npossibilit\u00e0 nella prevenzione di comportamenti illeciti, o comunque sbagliati. Perch\u00e9 se organizziamo la nostra vita<br \/>\ninterna in modo da tollerare fenomeni di malcostume politico, per quanto non penalmente rilevanti, di fatto abbassiamo la<br \/>\nsoglia etica e creiamo le premesse anche per la violazione delle leggi.<br \/>\nIl Partito Democratico \u00e8 un partito nuovo, anche perch\u00e9 la prevenzione del malcostume politico intende farla sul serio.<br \/>\nAnche se questo dovesse costare, nell\u2019immediato, pagare dei prezzi in termini di consenso elettorale.<br \/>\nNon ho nessuna paura, voglio essere chiaro anche in questo caso, di perdere voti se questo significa combattere e<br \/>\nsconfiggere quei fenomeni di inquinamento che rischiano di avvelenare la nostra vita interna.<br \/>\nPer i disonesti non c\u2019\u00e8 posto nel Partito Democratico.<br \/>\nVerremmo meno alla nostra responsabilit\u00e0, se pensassimo e se ci comportassimo diversamente.<br \/>\nIl Partito Democratico \u00e8 nato per rinnovare la politica, per restituirle dignit\u00e0, credibilit\u00e0, autorevolezza. Per liberarla da<br \/>\nqueste degenerazioni: non per ereditarle, non per farle sue. Il Partito Democratico fa parte della soluzione, non del<br \/>\nproblema.<br \/>\nQuesto abbiamo detto ai cittadini italiani. Ai nostri elettori che hanno affollato i seggi delle primarie il 14 ottobre dell\u2019anno<br \/>\nscorso e poi ci hanno consegnato, pur nella inevitabile sconfitta nella competizione sul governo, un partito del 33 per<br \/>\ncento dei voti, il pi\u00f9 grande partito riformista che l\u2019Italia abbia mai conosciuto.<br \/>\n6<br \/>\nLo abbiamo detto ai nostri militanti, che hanno riempito il Circo Massimo il 25 ottobre: per la prima volta in cos\u00ec tanti, per<br \/>\nla prima volta accomunati dalla stessa bandiera. Cos\u00ec abbiamo detto. E cos\u00ec loro hanno capito.<br \/>\nPer questo, oggi, ci chiedono coerenza. Lo hanno fatto in Abruzzo. Lo fanno in tutto il Paese, e noi dovremo dare loro la<br \/>\nchiara percezione che abbiamo scelto, in modo inequivocabile e impegnativo, la discontinuit\u00e0 e l\u2019innovazione: sul piano<br \/>\npolitico, su quello programmatico, su quello della forma partito e della sua classe dirigente.<br \/>\nLe crisi sono fasi di passaggio, dure e dolorose, dalle quali non si esce mai come si era entrati: nelle forme e nei modi di<br \/>\nproduzione e di sviluppo; nei rapporti di forza, sociali e politici; nei modelli culturali, nella gerarchia dei valori.<br \/>\nDalla grande crisi del 1929, si usc\u00ec, dopo la Seconda Guerra mondiale, con un grande compromesso tra capitalismo e<br \/>\ndemocrazia: una crescita trainata dai consumi di una classe media in espansione, nella quale entrava il mondo del<br \/>\nlavoro, anche operaio; una forte compressione delle disuguaglianze, grazie a politiche salariali generose e a forti azioni<br \/>\nredistributive pubbliche; la rapida espansione dello Stato sociale.<br \/>\nTrent\u2019anni dopo, negli anni Settanta, la crisi petrolifera e la stagflazione hanno spinto l\u2019Occidente a cambiare rotta: forti<br \/>\ninvestimenti in innovazione tecnologica, che innalzano la produttivit\u00e0 tagliando posti di lavoro e ridimensionando il potere<br \/>\ncontrattuale dei sindacati; la classe media si assottiglia, le disuguaglianze tornano ad allargarsi e l\u2019ascensore sociale si<br \/>\nblocca, anche per il ridimensionamento dello Stato sociale.<br \/>\nViene teorizzata l\u2019autosufficienza del mercato e si afferma lo strapotere della finanza sull\u2019economia reale, con gravi<br \/>\nconseguenze anche per la democrazia, costretta a rinunciare a qualunque effettiva sovranit\u00e0 sui flussi di capitale.<br \/>\nL\u2019economia torna a crescere, ma a prezzo di gravi squilibri e forti disuguaglianze: negli Stati Uniti, innanzi tutto, ma<br \/>\nanche in una parte dei paesi europei, tra i quali in primo luogo l\u2019Italia, divenuta in questi anni, dopo gli Usa, il paese pi\u00f9<br \/>\ndiseguale dell\u2019Occidente.<br \/>\nNel mercato globale entrano in campo nuovi protagonisti. Miliardi di esseri umani, prima esclusi dallo sviluppo,<br \/>\nrivendicano peso e ruolo. Nel nuovo secolo, lo sviluppo si mostra tanto impetuoso, quanto insostenibile: sul piano<br \/>\nglobale, per il divario crescente tra l\u2019indebitamento americano e il surplus asiatico; sul piano ambientale, per le pesanti<br \/>\nconseguenze sul clima del trasferimento del modello occidentale ai paesi emergenti; sul piano interno, per<br \/>\nl\u2019impoverimento della classe media, in particolare negli Usa, spinta ad indebitarsi per la casa, la sanit\u00e0, l\u2019istruzione.<br \/>\nLo squilibrio \u00e8 stato sostenuto, in questa prima fase del Duemila, la stagione della presidenza di George Bush, dalla<br \/>\n\u201chybris\u201d imperiale americana, dal suo imporsi come unica iperpotenza globale, dalla sua pretesa di dettare da sola, in<br \/>\nmodo unilaterale, con le armi o con il dollaro, le decisioni riguardanti l\u2019ordine mondiale.<br \/>\nMa il pantano iracheno prima e la crisi finanziaria poi, hanno spezzato l\u2019illusione neo-conservatrice e hanno aperto la via<br \/>\nad una fase nuova, ad un nuovo paradigma di pensiero, ad una nuova stagione politica.<br \/>\nIn questo contesto, la scelta del popolo americano di affidare le proprie sorti a Barack Obama \u00e8 stata una straordinaria<br \/>\nprova di saggezza e di lungimiranza. L\u2019America ha respinto la tentazione della chiusura difensiva e ha deciso di<br \/>\nscommettere sul cambiamento: su un nuovo multilateralismo nelle relazioni internazionali; e su un nuovo New Deal, sulla<br \/>\nricostruzione della classe media, su una nuova stagione di uguaglianza sociale.<br \/>\n7<br \/>\nObama, e con lui il Partito democratico, ha vinto perch\u00e9 ha puntato tutte le sue carte sul cambiamento, sulla voglia, sul<br \/>\nbisogno di innovazione della societ\u00e0 americana.<br \/>\nOra \u00e8 atteso dalla dura prova dei fatti. Sar\u00e0 la storia a dirci se il giovane presidente afroamericano, come tutto lascia<br \/>\nsperare e presumere, sar\u00e0 un nuovo Roosevelt, la guida sicura di una fase di cambiamento duraturo e solido. Per<br \/>\nintanto, \u00e8 toccato a lui aprire simbolicamente una fase nuova, una \u201cterza fase\u201d dello sviluppo umano contemporaneo.<br \/>\nIl binomio rappresentato dalla crisi economica e dalla vittoria di Obama costituisce una formidabile occasione storica per<br \/>\ni democratici e i progressisti di tutto il mondo e quindi anche per noi italiani.<br \/>\nNessuno di noi ha mai pensato che la vittoria democratica negli Stati Uniti fosse una nostra vittoria, ma abbiamo colto in<br \/>\nquel risultato una straordinaria opportunit\u00e0 e anche una lezione, da apprendere e da meditare.<br \/>\nGrazie alla crisi economica e al suo programma innovativo, Obama \u00e8 riuscito a cambiare in profondit\u00e0 i rapporti di forza<br \/>\npolitici nella societ\u00e0 americana, riportando i Democratici al primato sia alla Casa Bianca che al Campidoglio, dopo una<br \/>\nlunga stagione di predominio repubblicano, solo attenuato con la presidenza Clinton.<br \/>\nSe ci\u00f2 \u00e8 stato possibile, \u00e8 perch\u00e9 la crisi economica ha riportato in primo piano il conflitto sociale, negli anni di egemonia<br \/>\nrepubblicana messo in secondo piano dall\u2019uso ideologico delle questioni inerenti la razza, i valori tradizionali, la<br \/>\nsicurezza interna ed esterna.<br \/>\nE\u2019 come se la crisi avesse dissolto la nebbia che per tre decenni aveva consentito e quasi imposto ai ceti popolari e alla<br \/>\nmiddle class americana di votare contro i propri interessi e a favore di quelli della minoranza privilegiata, che vedeva<br \/>\nogni anno crescere i suoi redditi e i suoi patrimoni e decrescere la pressione fiscale alla quale era sottoposta.<br \/>\nLa lezione americana ci dice che cambiare i rapporti di forza nella societ\u00e0 \u00e8 possibile; che se \u00e8 stato possibile nella<br \/>\nsociet\u00e0 americana, non c\u2019\u00e8 alcuna ragione insuperabile perch\u00e9 non possa esserlo anche in quella italiana; che la<br \/>\ncondizione perch\u00e9 ci\u00f2 avvenga \u00e8 riportare in primo piano, nella competizione politica, la questione economica e sociale;<br \/>\ne offrire ad essa uno sbocco realistico, attraverso una proposta di forte innovazione politica e programmatica.<br \/>\nQuesta \u00e8 del resto per noi la \u201cvocazione maggioritaria\u201d. Non la presunzione boriosa dell\u2019autosufficienza, n\u00e9 la ricerca<br \/>\ndella solitudine, ma la convinzione che i rapporti di forza elettorali, anche nella societ\u00e0 italiana, non sono un destino<br \/>\nineluttabile, ma possono essere modificati, anche in profondit\u00e0, se cambia l\u2019offerta politica, attraverso l\u2019innovazione della<br \/>\nproposta che rivolgiamo al Paese.<br \/>\nNon \u00e8 vero, non \u00e8 mai stato vero, che la societ\u00e0 italiana \u00e8 \u201cdi destra\u201d e pertanto ai riformisti, ai democratici, non resta che<br \/>\ncompensare, con la manovra politica, con il gioco delle alleanze, la loro insuperabile minorit\u00e0.<br \/>\nIl Partito democratico \u00e8 nato sulla base del presupposto contrario. Una profonda innovazione politica e programmatica<br \/>\npu\u00f2 cambiare, anche significativamente, l\u2019orientamento elettorale degli italiani.<br \/>\nNoi vogliamo far diventare il PD, alle prossime elezioni politiche, il primo partito italiano. Vogliamo conquistare alla destra<br \/>\nuna parte dei suoi consensi, costruendo una grande alleanza nella societ\u00e0 italiana, un&#8217;alleanza con il Paese.<br \/>\n8<br \/>\nE\u2019 un cammino lungo e faticoso, quello che ci attende. Un cammino che chiede a ciascuno di noi generosit\u00e0, pazienza,<br \/>\ntenacia. E anche una certa dose di disciplina interiore. Ma \u00e8 l\u2019unico all\u2019altezza delle ragioni storiche che hanno portato<br \/>\nalla fondazione del PD. E soprattutto, l\u2019unico adeguato alle necessit\u00e0 dell&#8217;Italia.<br \/>\nLungo il cammino, costruiremo le necessarie alleanze politiche. Mai pi\u00f9 alleanze lunghe, eterogenee, costruite \u201ccontro\u201d<br \/>\nl\u2019avversario e poi incapaci di governare. Questa stagione l\u2019abbiamo chiusa con coraggio noi, l\u2019ha chiusa il PD per sempre<br \/>\ne il Paese non ha nessuna intenzione di farsi riportare indietro.<br \/>\nE neppure dobbiamo nutrire nostalgia della stagione dell\u2019alleanza tra partiti \u201cdi sinistra\u201d e partiti \u201cdi centro\u201d. Non solo \u00e8 un<br \/>\nprogetto incompatibile col Partito Democratico, che \u00e8 un partito di centrosinistra. Soprattutto, \u00e8 un progetto anacronistico,<br \/>\nche considera immutabile uno schema novecentesco che tutt\u2019al pi\u00f9 pu\u00f2 sopravvivere a se stesso, ma che certo non \u00e8 in<br \/>\ngrado di esprimere alcuna potenzialit\u00e0 innovativa.<br \/>\nNon c\u2019\u00e8, da parte nostra, alcuna illusione di poter fare tutto da soli. Ma le alleanze nuove che costruiremo saranno<br \/>\nalleanze per l\u2019innovazione e il cambiamento, affidabili sul piano della tenuta alla prova di governo. E saranno possibili<br \/>\nsolo se il Partito Democratico sapr\u00e0 dimostrare capacit\u00e0 espansive, solo se noi non delegheremo a nessuno il compito,<br \/>\nche \u00e8 innanzi tutto nostro, di modificare i rapporti di forza politici nella societ\u00e0 italiana, attraverso la messa in campo di<br \/>\nuna proposta innovativa e credibile.<br \/>\nE&#8217; qui il punto di debolezza dell&#8217;Italia dei Valori, che alimenta costantemente una polemica nei nostri confronti ma non si<br \/>\ncimenta, parlando di lavoro, di scuola o di immigrazione, con le sfide dell&#8217;innovazione riformista.<br \/>\nSento dire che dovremmo rompere con Di Pietro. Posso solo far presente che gi\u00e0 per tre volte in questi mesi, abbiamo<br \/>\nesplicitato nel modo pi\u00f9 chiaro che in Italia ci sono modi diversi di intendere e di fare l\u2019opposizione: subito dopo il voto di<br \/>\naprile, quando Di Pietro ha stracciato gli accordi presi prima delle elezioni sul gruppo unico, quando noi non abbiamo<br \/>\npartecipato alla manifestazione di Piazza Navona e infine con una mia dichiarazione che \u00e8 stata titolo di apertura dei<br \/>\ngiornali.<br \/>\nCi\u00f2 non significa che a livello locale non si possano trovare, come accade e accadr\u00e0 con l\u2019Udc e la sinistra radicale, delle<br \/>\nconvergenze su programmi e buona amministrazione.<br \/>\nE comunque vorrei ricordare, per la memoria, che con lo stesso Di Pietro che oggi fa un\u2019opposizione diversa dalla<br \/>\nnostra, abbiamo condiviso un\u2019esperienza di governo, e con non poche contraddizioni.<br \/>\nE\u2019 giusto fare, forse, un ragionamento di fase. Silvio Berlusconi \u00e8 da quindici anni al potere. Otto come capo di governo,<br \/>\nsette come capo dell\u2019opposizione. E\u2019 l\u2019uomo politico pi\u00f9 \u201clongevo\u201d dell\u2019ultimo trentennio di storia italiana. E\u2019 evidente che<br \/>\nil Paese si trova nelle condizioni in cui \u00e8, sua \u00e8 una parte molto grande di responsabilit\u00e0.<br \/>\nEd \u00e8 altrettanto evidente che se l\u2019Italia sta cos\u00ec \u00e8 anche perch\u00e9 le \u00e8 mancata una vera e coerente stagione riformista. Il<br \/>\nnostro Paese non ha conosciuto stagioni paragonabili a quella che la Gran Bretagna ha avuto con Tony Blair o per il<br \/>\nverso opposto da Margaret Thatcher, non ha mai goduto dei benefici di quei cicli lunghi di governo che producono<br \/>\nventate creative e innovatrici, che dinamizzano e modernizzano una comunit\u00e0 nazionale.<br \/>\nDue volte si sono aperte possibilit\u00e0 di questo tipo: con il primo centrosinistra e con il primo governo Prodi, ma entrambe<br \/>\nqueste esperienze si sono interrotte bruscamente.<br \/>\n9<br \/>\nBerlusconi ha dimostrato e continua a dimostrare di non essere all\u2019altezza di questa sfida. Noi dobbiamo esserlo. Tutte le<br \/>\nnostre energie, intellettuali, morali, politiche, organizzative, devono essere messe al servizio di questo compito storico,<br \/>\nallo stesso tempo arduo e affascinante.<br \/>\nCon la crisi dell\u2019egemonia del pensiero neo-conservatore, pu\u00f2 tornare il primato della politica sulla forza, e dopo la crisi<br \/>\ndell\u2019unilateralismo, torna ad affermarsi, come unica via possibile, quella del multilateralismo efficace, del dialogo tra i<br \/>\npopoli, per la pace e per uno sviluppo equilibrato e sostenibile.<br \/>\nSi afferma, a partire dai pericoli per l\u2019ambiente, la necessit\u00e0 di una visione qualitativa dello sviluppo, che faccia della<br \/>\nricerca di nuove tecnologie e di nuove fonti energetiche il settore trainante di una nuova rivoluzione industriale.<br \/>\nOltre la contrapposizione tra religione e ragione, si afferma l\u2019idea di una societ\u00e0 post-secolare, nella quale il<br \/>\nriconoscimento della dimensione pubblica della fede religiosa, del suo apporto alla tenuta dei legamenti sociali e alla<br \/>\nvitalit\u00e0 della democrazia, si salda con l\u2019autonomia della politica e la laicit\u00e0 delle istituzioni.<br \/>\nEmerge, da questi segni dei tempi, tutta l&#8217;attualit\u00e0 del progetto del PD, che \u00e8 nato sulla base di un\u2019intuizione culturale,<br \/>\nprima ancora che politica. Avevamo maturato la consapevolezza che il mondo nuovo che stava nascendo metteva fuori<br \/>\ngioco le vecchie culture, le tradizioni politiche del Novecento, con le loro pretese di autosufficienza. E ci provocava a<br \/>\ncercare, insieme, un pensiero nuovo, nuove categorie per leggere la storia e nuovi alfabeti per interloquire con essa.<br \/>\nPer questo ci siamo incontrati, donne e uomini che si erano formati nella sinistra democratica come nel movimento<br \/>\ncattolico, nell\u2019area laica e liberaldemocratica o a confronto con le nuove culture e i nuovi movimenti della fine del secolo<br \/>\nscorso. Quel che ci accomuna \u00e8 una visione umanistica della storia e della politica, sulla quale fondiamo il nostro<br \/>\nimpegno per una societ\u00e0 aperta, libera, eguale.<br \/>\nNoi, il PD, non siamo una federazione di vecchi partiti e neppure di vecchie culture. Siamo un partito nuovo, impegnato<br \/>\nnella definizione e nella realizzazione di una comune, innovativa identit\u00e0 politica e culturale: l\u2019identit\u00e0 democratica,<br \/>\nl\u2019identit\u00e0 di un partito riformista, di centrosinistra.<br \/>\nCi sentiamo parte di una vicenda storica dell\u2019umanit\u00e0 che va sotto il nome di \u201cOccidente democratico\u201d. Siamo \u201ceuropeisti\u201d<br \/>\ne siamo \u201catlantici\u201d. Non in maniera chiusa, esclusiva, difensiva, ma in maniera aperta. Pensiamo cio\u00e8 che quanto noi<br \/>\nabbiamo scoperto nella terribile e travagliata storia dell\u2019Occidente lo stia scoprendo tutta l\u2019umanit\u00e0 e che gli altri popoli<br \/>\nstiano percorrendo un cammino originale verso la stessa nostra meta: la meta della democrazia, l\u2019unico sistema<br \/>\nrispettoso della dignit\u00e0 di ogni essere umano.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 qui, per noi progressisti di tutto il mondo, la sfida di una missione al tempo stesso antica e nuovissima: attraverso un<br \/>\nnuovo internazionalismo democratico, costruire le sedi e le regole di un nuovo governo globale. Quel governo mondiale<br \/>\ndel quale parl\u00f2 con grande spirito anticipatore Enrico Berlinguer.<br \/>\nC\u2019\u00e8 la sfida di fare di una nuova stagione di lotta alla disuguaglianza la leva fondamentale per l\u2019apertura di una nuova<br \/>\nfase di sviluppo socialmente ed ecologicamente sostenibile.<br \/>\nIl PD \u00e8 un partito europeista, che lavora al potenziamento delle istituzioni comunitarie, sulla base di un\u2019ispirazione<br \/>\nfederalista, anche attraverso la costruzione di un vero sistema politico europeo, che abbia nella competizione tra<br \/>\ncentrodestra e centrosinistra una sua dimensione centrale e imprescindibile.<br \/>\n10<br \/>\nOggi non \u00e8 cos\u00ec. La Commissione europea \u00e8 il risultato pi\u00f9 degli equilibri tra i governi nazionali, che di quelli emersi in<br \/>\nseno al Parlamento dal voto dei popoli. E lo stesso Parlamento europeo vive pi\u00f9 di consociazione tra i grandi partiti, a<br \/>\nloro volta prevalentemente cartelli di partiti nazionali, che di competizione tra grandi schieramenti politici.<br \/>\nLa nostra collocazione e il nostro ruolo in Europa sono definiti da due punti fermi. Il primo \u00e8 l&#8217;autonomia dell\u2019identit\u00e0<br \/>\n\u201cdemocratica\u201d del PD, irriducibile alle attuali famiglie politiche europee. Un\u2019identit\u00e0 che deve essere messa al servizio<br \/>\ndella costruzione di un grande campo di centrosinistra in Europa. La seconda \u00e8 il progetto di trasformazione del quadro<br \/>\npolitico europeo, per il quale intendiamo batterci e attorno al quale intendiamo costruire una rete di alleanze in Europa, a<br \/>\ncominciare dalla famiglia socialista. Cos\u00ec vogliamo essere: con la nostra identit\u00e0, ma non isolati.<br \/>\nLa nostra vocazione maggioritaria, la nostra ambizione di modificare in profondit\u00e0 i rapporti di forza nel Paese, attraverso<br \/>\nla costruzione di una nuova alleanza sociale, fondata sull\u2019innovazione politica e programmatica, ha come primo banco di<br \/>\nprova la risposta da dare alla crisi globale che sta sconvolgendo anche il nostro Paese.<br \/>\nCon il Lingotto e con programma elettorale, e poi con il lavoro del governo ombra, abbiamo configurato proposte e valori<br \/>\ndi riferimento. Lo dico perch\u00e9 uno dei nostri vizi \u00e8 quello di pensare di dover sempre ricominciare da capo con i<br \/>\nprogrammi e l\u2019identit\u00e0. Invece abbiamo una solida base.<br \/>\nNello stesso spirito di innovazione, sapendo che questi temi e l\u2019innovazione del partito saranno ancora al centro della<br \/>\nConferenza programmatica di marzo, voglio oggi avanzare una serie di altre concrete proposte.<br \/>\n1 \u2013 Primo: una politica di bilancio espansiva, subito, adesso. La crisi va affrontata dando una risposta efficace a chi<br \/>\nperde il lavoro, alle famiglie che non arrivano alla fine del mese e alle imprese che soffrono. Ed \u00e8 questo l\u2019unico modo<br \/>\nper farlo.<br \/>\nTutti i governi stanno facendo cos\u00ec. Tutti meno uno: il governo Berlusconi, in Italia. Che si ostina a ripetere che non c\u2019\u00e8<br \/>\nbisogno di modificare il decreto di luglio. Il Pil cade, la produzione industriale crolla, aumenta la disoccupazione, gli<br \/>\nitaliani stringono la cinghia e riducono i consumi, ma tutto quel che c\u2019era da decidere \u00e8 gi\u00e0 stato deciso a luglio e ora<br \/>\nbisogna lasciare perfettamente inalterati i saldi di finanza pubblica.<br \/>\nNon si pu\u00f2 fare diversamente, dicono gli stessi neofiti del rigore che tra il 2001 e il 2006 hanno aumentato di due punti e<br \/>\nmezzo di Pil la spesa corrente primaria e che ora hanno appena buttato 3 miliardi e mezzo di euro nell\u2019azzeramento<br \/>\ndell\u2019Ici anche per i contribuenti pi\u00f9 agiati e altri 3 miliardi nel pasticcio Alitalia.<br \/>\nE invece si pu\u00f2 e si deve cambiare, bisogna avere il coraggio di innovare. I problemi dell\u2019Italia sono profondi, non<br \/>\nnascono con la crisi. L\u2019Italia non deve solo resistere alla recessione, deve tornare a crescere.<br \/>\nNessuno meglio di noi sa che la stabilit\u00e0 dei conti pubblici \u00e8 un valore. Siamo stati noi a risanarli e a portare l\u2019Italia da<br \/>\nsubito in Europa, quando altri pensavano solo ad alimentare uno sterile euroscetticismo. E\u2019 stato il primo governo Prodi,<br \/>\n\u00e8 stato un ministro del Tesoro come Carlo Azeglio Ciampi.<br \/>\nMa se \u00e8 in corso una recessione, l\u2019unico modo per tenere in ordine i conti pubblici in prospettiva \u00e8 quello di sostenere la<br \/>\ncrescita, e dunque di aumentare ora la spesa pubblica, avviando contemporaneamente, subito, quegli interventi di<br \/>\nriqualificazione della spesa che porteranno domani ad una sua riduzione. Sostenere ora il Pil richiede anche la ripresa<br \/>\ndelle liberalizzazioni e di azioni coerenti di politica industriale; tenere i conti in ordine impone di tornare a contrastare<br \/>\nl\u2019evasione. Solo cos\u00ec potremo davvero non compromettere la stabilit\u00e0 di lungo periodo della finanza pubblica.<br \/>\n11<br \/>\nEcco la nostra proposta: per il 2009 si sostengano le famiglie, i lavoratori e le imprese con misure pari a un punto di Pil,<br \/>\npari a 16 miliardi di euro.<br \/>\nProponiamo di ridurre la pressione fiscale sui redditi da lavoro e sulle pensioni, a partire dai livelli medio-bassi: 7-800<br \/>\neuro l\u2019anno in pi\u00f9 per chi ha fino a poco pi\u00f9 di mille euro al mese. Una misura non una-tantum, ma permanente, in grado<br \/>\ndi dare un sollievo duraturo e di contribuire a rilanciare i consumi.<br \/>\nQuesto serve, anche alle nostre imprese. Alle quali lo Stato deve garantire un sostegno per accedere a tutto il credito di<br \/>\ncui hanno bisogno e l\u2019immediato pagamento per i beni e servizi che devono arrivare dalla Pubblica Amministrazione.<br \/>\nTempi certi: quando si ha a che fare con lo Stato, per le imprese, come per i cittadini, questo deve essere un diritto, non<br \/>\nsolo un dovere.<br \/>\nProponiamo poi una riduzione del prelievo Irpef sulla quota di salario da contrattazione di secondo livello, in modo da<br \/>\nfavorire la crescita della produttivit\u00e0 e la sua equa redistribuzione. E proponiamo una riduzione del prelievo Irpef sulle<br \/>\nlavoratrici, dipendenti e autonome, con figli. A parit\u00e0 di reddito, di prestazione di lavoro, di settore di attivit\u00e0, il lavoro di<br \/>\nuna donna con figli deve essere fiscalmente agevolato, e costare meno all&#8217;impresa, rispetto a quello di un lavoratore<br \/>\nmaschio.<br \/>\nLe ragioni sono evidenti: se in famiglia lavora anche la donna, ci sono spese per servizi di cura che altrimenti non ci<br \/>\nsarebbero. E se incentiviamo l\u2019occupazione femminile, tutto il sistema ne trae giovamento, perch\u00e9 la pi\u00f9 grande risorsa<br \/>\nper lo sviluppo e la mobilit\u00e0 sociale \u00e8 quella, oggi sottoutilizzata, rappresentata delle donne.<br \/>\nC\u2019\u00e8 un\u2019evidente, fortissima connessione tra queste proposte in tema di trattamento fiscale del reddito delle lavoratrici e<br \/>\nquella che abbiamo chiamato la \u201cdote fiscale dei figli\u201d: un robusto aiuto alle famiglie che traduce in italiano, senza<br \/>\ndisincentivare il lavoro femminile, la soluzione francese del \u201cquoziente familiare\u201d.<br \/>\nQuesto deciso riorientamento \u201cal femminile\u201d del sistema fiscale e di welfare pu\u00f2 essere finanziato, almeno in parte,<br \/>\nattraverso il graduale e flessibile superamento dell\u2019attuale differenza dell\u2019et\u00e0 di accesso alla pensione tra uomini e<br \/>\ndonne: una questione difficilmente eludibile, dopo la sentenza della Corte europea di giustizia, che l\u2019ha definita come una<br \/>\ndiscriminazione contro le donne.<br \/>\nLa nostra proposta \u2013 al contrario di quella del Governo, che si limita a prendere atto della sentenza per fare cassa \u2013<br \/>\nintende utilizzare tutte le risorse liberate, per rafforzare il sostegno pubblico alle donne stesse, favorendo ogni pratica di<br \/>\nconciliazione e concentrando le risorse nella fase della loro vita nella quale ne hanno pi\u00f9 bisogno, quella del triplo<br \/>\nimpegno: della maternit\u00e0, del lavoro di cura e del lavoro di mercato.<br \/>\nE se c\u2019\u00e8 da affrontare un grande forzo per sostenere lo sviluppo e il tenore di vita della classe media e del mondo del<br \/>\nlavoro, \u00e8 giusto, ad esempio, chiedere un contributo straordinario di solidariet\u00e0 a chi, manager e non solo, ha redditi<br \/>\nsuperiori ad un milione di euro.<br \/>\nE\u2019 venuto il tempo di cominciare a redistribuire davvero, da chi ha troppo verso chi ha poco.<br \/>\n2 \u2013 Seconda grande innovazione: un nuovo sistema universale di ammortizzatori sociali.<br \/>\n12<br \/>\nE\u2019 una innovazione che risponde concretamente al dramma di milioni di milioni di persone, donne e giovani su tutti, e che<br \/>\nd\u00e0 il segno di quanto sia profonda la rottura col passato rappresentata dal riformismo del Partito Democratico.<br \/>\nPer i lavoratori che sono tutelati dalla Cassa integrazione, questo \u00e8 un periodo difficilissimo, pieno di preoccupazioni sul<br \/>\nfuturo loro e dell\u2019azienda. Per tutti gli altri, \u00e8 anche peggio. Per loro, la perdita del lavoro \u00e8 subito perdita di tutto il reddito.<br \/>\nInnovazione, per noi, significa allora superare quell\u2019inaccettabile dualismo nel mercato del lavoro per il quale ci sono<br \/>\nlavoratori che hanno tutele e garanzie e altri che ne hanno di meno o non ne hanno affatto.<br \/>\nE\u2019 come se all\u2019Italia mancasse un intero pilastro dello Stato sociale. Se in America manca la sanit\u00e0 pubblica, a noi manca<br \/>\nla tutela del reddito in caso di perdita del lavoro. Invece della flexicurity europea, nel nostro Paese, per quasi met\u00e0 dei<br \/>\nlavoratori c\u2019\u00e8 il massimo di flessibilit\u00e0, senza alcuna sicurezza.<br \/>\nInnovazione, per noi, significa un sistema capace di sostenere tutti i lavoratori, al di l\u00e0 del contratto, del settore e delle<br \/>\ndimensioni dell\u2019impresa nella quale operano, nel momento in cui ne hanno bisogno. Uniche condizioni: l\u2019impegno per la<br \/>\nriqualificazione professionale e la disponibilit\u00e0 ad accettare un nuovo lavoro.<br \/>\nProponiamo un sussidio unico di disoccupazione, che sostituisca gli attuali istituti, che sia della durata massima di due<br \/>\nanni, che sia finanziato in via assicurativa e sia strettamente collegato a politiche di formazione, di riqualificazione e<br \/>\nreimpiego.<br \/>\nAccanto a questo, proponiamo l\u2019introduzione di un reddito minimo garantito, che contrasti la povert\u00e0 anche tra chi lavora<br \/>\nsolo per brevi periodi di tempo o tra chi non ha un lavoro da molto tempo. Un istituto di welfare universale che esiste in<br \/>\nquasi tutti i paesi europei e che costituisce il completamento degli istituti di tutela del reddito.<br \/>\nNon si tratta, ovviamente, di togliere qualcosa a chi le tutele le ha. Si tratta di dare a chi non ha. Si tratta di costruire un<br \/>\npercorso di inserimento nel mondo del lavoro che sia associato a un sistema di tutele e garanzie.<br \/>\nNoi pensiamo a milioni di giovani, pensiamo alla loro vita, alle loro aspettative, alla loro frustrazione e alle loro speranze.<br \/>\nIeri c\u2019era la mortificazione dei braccianti col cappello in mano, c\u2019era l\u2019alienazione della catena di montaggio. La precariet\u00e0<br \/>\nsenza futuro \u00e8 il volto assunto oggi dallo sfruttamento. Il nostro riformismo non pu\u00f2 chiudere gli occhi di fronte all\u2019eterno<br \/>\nsusseguirsi di lavori precari che non conducono a nulla, di fronte all\u2019inaccettabile prodursi di \u201cvite di scarto\u201d, condizione<br \/>\ncomune di milioni di persone.<br \/>\nE\u2019 questo il contesto nel quale si pu\u00f2 cominciare a pensare e a discutere apertamente, e certo \u00e8 chiara a tutti voi la<br \/>\nradicalit\u00e0 di questa possibile innovazione, della sperimentazione di un contratto unico, a tempo indeterminato, con tutela<br \/>\ncrescente nel tempo e con un ben organizzato sistema di premi e penalizzazioni per l\u2019azienda, volto a favorire il<br \/>\nconsolidamento e la stabilit\u00e0 dei rapporti di lavoro.<br \/>\nInnovazione: di questo ha bisogno, come se fosse aria, il nostro Paese. Innovazione per costruire maggiore giustizia<br \/>\nsociale.<br \/>\n3 \u2013 Terza innovazione radicale: fare dell\u2019ambiente, della lotta ai mutamenti climatici, delle politiche energetiche, una delle<br \/>\nchiavi per uscire dalla crisi.<br \/>\n13<br \/>\nForse la prima delle chiavi. Lo ha capito Barack Obama, che ha annunciato, per rilanciare l\u2019economia americana, un<br \/>\npiano di 150 miliardi di dollari in risparmio energetico e fonti rinnovabili, per creare 5 milioni di nuovi posti di lavoro.<br \/>\nUna \u201crivoluzione verde\u201d, una \u201cterza fase\u201d della rivoluzione industriale, che nasca da una nuova etica della responsabilit\u00e0<br \/>\ne che poggi, per quanto riguarda l\u2019Italia, sulle straordinarie carte che il nostro Paese potrebbe giocare.<br \/>\nLa \u201crottamazione\u201d del petrolio, la fine della dipendenza dai combustibili fossili, gli investimenti sulle fonti rinnovabili:<br \/>\nquesta \u00e8 la strada.<br \/>\nIl governo Berlusconi dimostra di non saperla e volerla prendere. Non comprende, proprio non comprende, che<br \/>\nspendere, in campo ambientale, significa investire sul futuro. Ha distrutto, con un insieme di correttivi devastanti per i<br \/>\ncittadini e per le imprese, gli incentivi al risparmio energetico per le abitazioni introdotti dal governo Prodi. Si \u00e8 nascosto<br \/>\ndietro alla comprensibile preoccupazione dei settori produttivi pi\u00f9 esposti ai venti della crisi per cercare inutilmente di<br \/>\nmascherare il suo ennesimo \u201ceuroscetticismo\u201d: questa volta sugli obiettivi del 20-20-20 per le fonti rinnovabili, il taglio di<br \/>\nemissioni di CO2 e l\u2019efficienza energetica.<br \/>\nNoi proponiamo che l\u2019Italia imbocchi con decisione la strada dell\u2019innovazione, della ricerca, della diffusione delle fonti<br \/>\nrinnovabili. Si devono moltiplicare, e non eliminare, gli incentivi per le famiglie e per molti settori della nostra impresa che<br \/>\nvogliono entrare o gi\u00e0 si muovono in questo campo. Un campo vasto e fertile, che ha confini larghi. Penso ad esempio<br \/>\nagli elettrodomestici, all\u2019illuminotecnica, alla modernizzazione delle tecnologie per l\u2019edilizia. Penso al settore dell\u2019auto, e<br \/>\nnel complesso a quanto si pu\u00f2 fare per un eco-ricambio del parco circolante a livello di mezzi sia privati che pubblici.<br \/>\n4 \u2013 Quarta sfida di innovazione: una radicale e condivisa riforma della scuola, dell\u2019universit\u00e0 e della ricerca.<br \/>\nE\u2019 bene che dal governo ci sia stato un netto passo indietro da parte del governo, anche grazie al nostro ruolo e alle<br \/>\nmigliori ragioni avanzate da un movimento civile che ha coinvolto genitori, ragazzi e insegnanti. I tagli per\u00f2 restano,<br \/>\nmentre gli altri paesi europei proprio qui fanno grandi investimenti. E con i tagli restano la nostra preoccupazione e le<br \/>\nnostre critiche. Insieme ad una consapevolezza che non ci ha mai abbandonato: scuola, universit\u00e0 e ricerca non vanno<br \/>\nbene cos\u00ec come sono, ma hanno appunto bisogno di innovazione.<br \/>\nNella scuola e nell\u2019universit\u00e0 \u00e8 il cambiamento, e non la conservazione, la frontiera dei riformisti.<br \/>\nSelezione e valutazione, questi sono i principi che ispirano le nostre proposte.<br \/>\nSenza selezione e valutazione, senza merito, i migliori finiscono per risultare sempre gli stessi: quelli con famiglie<br \/>\nfacoltose alle spalle, quelli con i contatti giusti, e magari quelli disposti a qualche compromesso di troppo con la propria<br \/>\ncoscienza.<br \/>\nC\u2019\u00e8 un muro di conservazione che va rotto, abbattuto. Proponiamo che l\u2019Italia si doti di un sistema di valutazione,<br \/>\nnazionale e standardizzato, dei livelli di apprendimento degli studenti di elementari, medie e superiori. Solo con un<br \/>\ngrande esame su scala nazionale, gestito da valutatori esterni alle scuole e corretto in modo centralizzato, si potr\u00e0 poi<br \/>\nperseguire efficacemente il duplice obiettivo di premiare i capaci e i meritevoli e di individuare gli studenti, gli insegnanti,<br \/>\nle scuole in difficolt\u00e0, con lo scopo di aiutarli. Solo cos\u00ec si potr\u00e0 valutare il contributo netto di ogni scuola e di ogni<br \/>\ndocente sui risultati degli studenti, tenendo conto della qualit\u00e0 in entrata e delle condizioni socio-economiche delle<br \/>\nfamiglie. E sulla base di obiettivi chiari e di una reale autonomia, sar\u00e0 finalmente possibile indirizzare le risorse verso le<br \/>\nrealt\u00e0 che lo meritano.<br \/>\n14<br \/>\nL\u2019autonomia \u00e8 la condizione per dare fiducia ai giovani. E\u2019 forse venuto il momento di discutere se non si debba investire<br \/>\ncon pi\u00f9 coraggio sulla consapevolezza dei ragazzi di sedici anni, che devono poter partecipare con le loro scelte alla<br \/>\ndefinizione del loro piano di studi. Noi dobbiamo, dentro gli ambiti formativi definiti, permettere che i giovani seguano le<br \/>\nloro passioni e i loro interessi, responsabilizzandoli costantemente. Dobbiamo investire su di loro, avere cura e<br \/>\nattenzione per il grande tema della condizione sociale e psicologica dei ragazzi italiani. E a questo proposito, \u00e8 giunto il<br \/>\nmomento di riconoscere ai ragazzi di sedici anni il diritto di voto alle amministrative. Responsabilizzazione, questa \u00e8 la<br \/>\nchiave, perch\u00e9 oggi si smette di essere bambini e si diventa giovani molto prima di un tempo.<br \/>\nAutonomia e valutazione, anche per l\u2019universit\u00e0: proponiamo una valutazione periodica di universit\u00e0 e dipartimenti,<br \/>\nattraverso gruppi di esperti, anche internazionali, che giudichino la qualit\u00e0 della ricerca e delle pubblicazioni. Sulla base<br \/>\ndi queste valutazioni sar\u00e0 assegnata ai migliori una parte cospicua delle risorse.<br \/>\nIl ministro Gelmini, facendo anche qui un passo indietro, ha annunciato l\u2019obiettivo di portare al 30%, nel medio periodo, la<br \/>\nquota di finanziamento delle universit\u00e0 pubbliche basata sulla valutazione della ricerca. Bene. Lo si faccia davvero e con<br \/>\nrapidit\u00e0, con criteri davvero rigorosi e in modo indipendente. Di pi\u00f9: lo si faccia privilegiando il migliore 25% dei<br \/>\ndipartimenti di ogni settore disciplinare.<br \/>\nE\u2019 un circolo virtuoso, che si deve innescare. Premiare le migliori universit\u00e0 porta le universit\u00e0 a puntare sui migliori. E<br \/>\ncos\u00ec, al di l\u00e0 delle regole che verranno scelte per i concorsi universitari, si potr\u00e0 sperare di ridurre al minimo i problemi di<br \/>\nlocalismo, clientelismo o nepotismo.<br \/>\n5 \u2013 Quinta grande innovazione: mettere finalmente sui giusti binari le politiche per il Mezzogiorno.<br \/>\nLe politiche del governo Berlusconi stanno letteralmente saccheggiando le risorse dedicate al Sud e puntano a<br \/>\nriproporre, al posto della buona pratica degli incentivi automatici, l\u2019intermediazione della politica locale e nazionale. Le<br \/>\ncifre sono impressionanti: nel 2009, a fronte di 6 miliardi originariamente appostati nel Fondo per le Aree Sottoutilizzate,<br \/>\nle effettive disponibilit\u00e0 sono state dimezzate per finanziare spese di parte corrente, che trovano i loro destinatari<br \/>\nprevalentemente al centro-nord. E ancora prima era stato cancellato il credito d\u2019imposta per gli investimenti nel<br \/>\nMezzogiorno.<br \/>\nCi vogliono risorse aggiuntive e ci vuole una coraggiosa battaglia per la legalit\u00e0. Non si pu\u00f2 lasciar solo quel vasto<br \/>\nmovimento di imprenditori, artigiani, commercianti del Sud che si battono contro il pizzo e le estorsioni delle mafie e<br \/>\nhanno bisogno di buona politica come dell\u2019aria da respirare. Della politica che d\u00e0 certezze e non dispensa favori.<br \/>\nDue, per noi, sono le strade da seguire per battere l\u2019ideologia della dipendenza e promuovere la cultura della legalit\u00e0 e<br \/>\nl\u2019etica della responsabilit\u00e0, senza le quali il Mezzogiorno non potr\u00e0 mai diventare quella risorsa per il Paese e innanzi<br \/>\ntutto per se stesso che oggi non riesce ad essere.<br \/>\nProponiamo di concentrare i fondi destinati al Mezzogiorno su pochi grandi obiettivi di carattere infrastrutturale e<br \/>\nsovraregionale, a cominciare dalla mobilit\u00e0 e dalle grandi reti idriche.<br \/>\nProponiamo di prevedere una sorta di \u201cvincolo esterno\u201d nazionale, che promuova l\u2019utilizzo ottimale delle risorse<br \/>\npubbliche ordinarie, per una progressiva qualificazione dei servizi pubblici e una progressiva riduzione delle spese di<br \/>\nautorganizzazione della pubblica amministrazione.<br \/>\n15<br \/>\nE\u2019 esattamente per questi motivi che il Mezzogiorno non deve temere l\u2019ondata di responsabilit\u00e0 derivante da un<br \/>\nfederalismo ben pensato: fondato sui criteri di vera autonomia impositiva, solidariet\u00e0 collettiva e non bilaterale,<br \/>\nriferimento ai costi standard e non ai costi storici. Ed \u00e8 proprio in nome dell\u2019interesse del Mezzogiorno e non solo delle<br \/>\nlegittime aspirazioni delle aree forti del Nord, che abbiamo deciso di presentare in Senato un nostro organico disegno di<br \/>\nlegge sull\u2019attuazione dell\u2019articolo 119 della Costituzione e di aprire, a partire da esso, un confronto serrato con la<br \/>\nmaggioranza.<br \/>\nDel capitolo riforme discuteremo approfonditamente nella Conferenza programmatica di marzo e prima ancora nel<br \/>\nconvegno su Piero Calamandrei che terremo a febbraio. Cominciamo qui da almeno due tracce di riforma.<br \/>\nPrimo: la riduzione dei costi della politica. La politica deve costare di meno. Costano troppo le campagne elettorali,<br \/>\ncostano troppo gli apparati istituzionali, costa troppo il personale politico. Costa troppo il sistema delle imprese<br \/>\npubbliche, a cavallo tra politica ed economia, sia a livello nazionale, sia soprattutto a livello regionale e locale. Su questo<br \/>\nsiamo pronti a un confronto trasparente e di merito col Governo, al quale chiediamo, se ne \u00e8 capace, di uscire<br \/>\ndall&#8217;attuale, colpevole inerzia.<br \/>\nNoi siamo favorevoli a interventi incisivi: da una significativa riduzione del numero dei parlamentari, alla trasformazione<br \/>\ndel Senato in sede del confronto sulle decisioni legislative che attengono all\u2019equilibrio tra istituzioni centrali e autonomie<br \/>\nregionali. Fino all\u2019abolizione dei consigli d\u2019amministrazione nelle societ\u00e0 pubbliche che gestiscono i servizi locali e alla<br \/>\nloro sostituzione con amministratori unici e collegi di revisori.<br \/>\nSecondo: il nodo delle leggi elettorali, che non si pu\u00f2 considerare risolto solo in virt\u00f9 delle scelte adottate dal Partito<br \/>\ndemocratico nelle elezioni di aprile. Con le leggi attuali, il ritorno a un sistema frammentato \u00e8 sempre dietro l\u2019angolo. Ed<br \/>\n\u00e8 evidente che il livello di sfiducia dei cittadini verso la politica \u00e8 destinato a crescere se si insiste sulla strada dei listoni<br \/>\nbloccati.<br \/>\nDal nostro punto di vista, le preferenze non sono la soluzione ideale, anche se \u00e8 preferibile che siano mantenute<br \/>\nladdove, come per le elezioni europee, altre soluzioni sono di fatto precluse. In tema di europee, continuo a pensare che<br \/>\nsi debba trovare un equilibrio nel senso della difesa delle preferenze e dell\u2019introduzione di una soglia di sbarramento per<br \/>\nevitare la frammentazione.<br \/>\nLa strada maestra, almeno per quanto riguarda l\u2019elezione del Parlamento, \u00e8 comunque il ritorno al collegio uninominale,<br \/>\nnel quadro di un sistema che, come avviene nell\u2019esperienza francese, spinga ad aggregazioni tra forze omogenee e<br \/>\nconsenta agli elettori di scegliere da chi vogliono essere governati.<br \/>\nNon abbiamo preclusioni di principio, qualora si dovesse realmente avviare una discussione nel merito, alla luce del sole,<br \/>\nper migliorare la legge vigente, a prendere in esame soluzioni subordinate. Dovrebbe tuttavia trattarsi di subordinate che<br \/>\nabbiano virt\u00f9 simili alla principale, che cio\u00e8 consentano ai cittadini al tempo stesso di scegliere i candidati al Parlamento<br \/>\ne di decidere la maggioranza di governo.<br \/>\nContinuiamo a ritenere che la legge elettorale attualmente in vigore per il Parlamento sia una mostruosit\u00e0 da superare ed<br \/>\nanche in questo caso dobbiamo sfidare la destra sul terreno dell\u2019innovazione.<br \/>\nIl Paese deve poter uscire da una eterna e logorante campagna elettorale. Pu\u00f2 servire anche un\u2019altra radicale<br \/>\ninnovazione: una sola tornata elettorale amministrativa, comuni, province e regioni insieme. Magari a met\u00e0 legislatura,<br \/>\nuna sorta di elezioni di mid-term.<br \/>\n16<br \/>\nPer quanto riguarda la riforma della giustizia, quello che sta accadendo con le inchieste della magistratura sulla politica,<br \/>\nlo ripeto, non fa cambiare la nostra posizione, n\u00e9 in un senso n\u00e9 nell\u2019altro. Il ministro ombra Tenaglia ha presentato al<br \/>\ngoverno un pacchetto di proposte elaborato nel corso di una riuscita conferenza nazionale del PD.<br \/>\nSono proposte ispirate ad una maggiore efficienza della macchina processuale, soprattutto nei confronti dei cittadini e<br \/>\ndelle imprese. Proposte concrete e innovative. Penso solo al problema della lentezza della giustizia. Abbiamo detto:<br \/>\nvalutazione sistematica, benchmark, responsabilit\u00e0. Quanto guadagnerebbe, in civilt\u00e0 e in crescita economica, il nostro<br \/>\nsistema economico e sociale, se tutti ti tribunali d\u2019Italia funzionassero coi tempi del Tribunale di Torino? Se si \u00e8 riusciti a<br \/>\nTorino, perch\u00e9 non si pu\u00f2 riuscire altrove?<br \/>\nProposte concrete e innovative. Come quando in campagna elettorale presentammo una proposta sulle intercettazioni<br \/>\ntelefoniche che prevedeva che i magistrati possano avvalersi delle intercettazioni per tutti i reati ma che nulla di questo<br \/>\npossa finire sui giornali, violando fondamentali diritti. E questa proposta, lo voglio ricordare, fu allora sottoscritta anche<br \/>\ndall\u2019Italia dei Valori.<br \/>\nInsieme al merito delle questioni, abbiamo indicato una metodologia innovativa: le riforme della giustizia non si fanno<br \/>\ncontro i magistrati, come vorrebbe il governo, o contro gli avvocati. Si fanno ascoltando, si fanno con un confronto di<br \/>\nmerito, basato non su dei pregiudiziali s\u00ec o no, ma su soluzioni concrete. Se si riuniscono le parti sociali per discutere<br \/>\ndelle pensioni, non si vede perch\u00e9 non debbano essere coinvolti i protagonisti di un settore fondamentale come la<br \/>\ngiustizia quando \u00e8 della sua riforma che si deve decidere.<br \/>\nUn tavolo che duri sessanta giorni, al termine del quale il governo decida, ma dopo aver lavorato insieme al mondo della<br \/>\ngiustizia e se lo riterr\u00e0 anche con l\u2019opposizione. E\u2019 la nostra proposta, che si muove nel solco tracciato dal Presidente<br \/>\nNapolitano che noi vogliamo seguire: distinzione tra governo e opposizione nel confronto politico, e ricerca della<br \/>\npossibile convergenza sui grandi temi di interesse nazionale.<br \/>\nL\u2019innovazione politica e programmatica \u00e8 una condizione necessaria per modificare in profondit\u00e0 i rapporti politici nella<br \/>\nsociet\u00e0 italiana e corrispondere alla nostra vocazione maggioritaria. Ma non \u00e8 condizione di per s\u00e9 sufficiente.<br \/>\nLe idee migliori appariranno scritte sull\u2019acqua, se non potranno disporre di un soggetto politico collettivo in grado di dar<br \/>\nloro gambe per camminare nella societ\u00e0, nella politica, nelle istituzioni.<br \/>\nAnzi, quanto pi\u00f9 ambiziosa \u00e8 la portata innovativa del nostro programma, tanto pi\u00f9 diventa cruciale la capacit\u00e0 del partito<br \/>\ndi rappresentare, suscitare, organizzare attorno ad essa un consenso largo nella societ\u00e0, attraverso la forza della sua<br \/>\norganizzazione, la credibilit\u00e0 dei suoi gruppi dirigenti, lo spessore democratico della sua vita interna.<br \/>\nUn partito affidabile \u00e8 un\u2019organizzazione abitata e guidata da persone credibili, che ispirano fiducia: per la loro<br \/>\ntrasparenza e onest\u00e0, per la sobriet\u00e0 del loro stile di vita, per la loro competenza, per il loro impegno appassionato.<br \/>\nLa credibilit\u00e0 morale di un partito \u00e8 un bene inestimabile, che \u00e8 facilissimo perdere e faticosissimo riconquistare. Dar vita<br \/>\nad un partito nuovo non \u00e8 facile, non \u00e8 mai stato facile, tanto meno quando si tratta di unire forze diverse. Ma oggi siamo<br \/>\nad un passaggio critico, che pu\u00f2 essere decisivo per il Partito Democratico.<br \/>\nL\u2019urgenza immediata, in questo momento, \u00e8 quella di recuperare fiducia, la fiducia dei nostri elettori nei riguardi del<br \/>\nPartito Democratico.<br \/>\n17<br \/>\nCominciamo con l\u2019applicare con ferma intransigenza il nostro Codice etico, che prevede un robusto elenco di<br \/>\nincompatibilit\u00e0, di conflitti d\u2019interesse, di garanzie, che possono anche essere rafforzate, prevedendo ad esempio la non<br \/>\ncandidabilit\u00e0 di persone che, a giudizio di una magistratura interna, abbiano compiuto atti che pur non essendo<br \/>\npenalmente rilevanti, recano pregiudizio alla credibilit\u00e0 morale del partito.<br \/>\nUn\u2019altra buona regola \u00e8 quella del ricambio dei gruppi dirigenti, che deve essere frequente e continuo. Oggi \u00e8 una vera e<br \/>\npropria urgenza. Se vogliamo consolidare il PD, dobbiamo lavorare in modo impegnato, corale e convinto, per creare le<br \/>\ncondizioni per un forte avvicendamento con una nuova generazione di dirigenti.<br \/>\nIl successo delle nostre iniziative di formazione politica, a cominciare dalla scuola estiva di Cortona, che ha visto la<br \/>\npartecipazione impegnata ed entusiasta di mille ragazze e ragazzi, sta generando non solo un sistema di formazione<br \/>\ndiffuso, quale non si ricordava da decenni nella politica italiana, ma un vero e proprio movimento di rinnovamento<br \/>\nculturale e anche generazionale del partito, fondato non pi\u00f9 sull\u2019incontro tra ex, ma sul comune riconoscersi come<br \/>\n\u201cdemocratici\u201d.<br \/>\nHo chiesto a Giorgio Tonini e ad Annamaria Parente di organizzare una scuola di formazione nel Mezzogiorno, per una<br \/>\nnuova leva di amministratori, per i giovani, che abbia al centro i temi della legalit\u00e0. E ho chiesto a Roberto Saviano, che<br \/>\nha accettato, di prendere parte a questo nostro progetto. Sono segni di speranza, che dobbiamo incoraggiare. E dai<br \/>\nquali dobbiamo attingere energie.<br \/>\nIl malcostume e la degenerazione politica sono stati alimentati in questi anni pi\u00f9 per la debolezza dei partiti che per la<br \/>\nloro forza. Un Partito democratico forte, perch\u00e9 radicato, aperto, unito \u00e8 la via maestra per far prevalere la buona politica.<br \/>\nUn partito forte \u00e8 un organismo vivo, profondamente radicato nel territorio, capace di rappresentarne gli interessi e di<br \/>\nviverne i valori. Un partito che s<\/p>\n<p>www.unita.it<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>6282-pd-veltroni-il-peggio-sarebbe-tornare-indietro<\/p>\n<p>7018<\/p>\n<p>EmiNews 2008<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20081219 19:18:00 redazione-IT Relazione di Walter Veltroni alla Direzione nazionale del Partito Democratico Per Berlusconi i dirigenti del Pd non sono altro che \u00absbandati, in <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=22489\" title=\"6282 Pd, Veltroni: il peggio sarebbe tornare indietro\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[108],"tags":[],"class_list":["post-22489","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2008"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - 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