{"id":22336,"date":"2007-06-07T00:00:00","date_gmt":"2007-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=22336"},"modified":"2007-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2007-06-07T00:00:00","slug":"2758-congresso-ds-la-mozione-mussi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=22336","title":{"rendered":"2758 CONGRESSO DS: La Mozione Mussi"},"content":{"rendered":"<p>20070210 15:30:00 webmaster<\/p>\n<p>A sinistra per il socialismo europeo <\/p>\n<p>INDICE<\/p>\n<p>PARTE PRIMA: C\u2019E\u2019 UN\u2019ALTERNATIVA<br \/>\n1. Questo \u00e8 il congresso che decide<br \/>\n2. Chi \u00e8, il partito democratico?<br \/>\n3. Noi, i contemporanei che hanno poco tempo per garantire<br \/>\nun futuro all\u2019umanit\u00e0<\/p>\n<p>PARTE SECONDA: IL MONDO CHIEDE UN NUOVO SOCIALISMO<br \/>\n1. Un mondo pi\u00f9 giusto, un pianeta in equilibrio, un futuro di pace<br \/>\n2. Un\u2019Europa democratica e sociale<br \/>\n3. L\u2019Italia ad un bivio<br \/>\n4. Centralit\u00e0 del lavoro: per una piena, stabile, buona occupazione<br \/>\n5. Uno stato laico, i diritti civili, la libert\u00e0<br \/>\n6. Democrazia e riforma della politica<\/p>\n<p>PARTE PRIMA<\/p>\n<p>C\u2019E\u2019 UN\u2019ALTERNATIVA<\/p>\n<p>1. QUESTO E\u2019 IL CONGRESSO CHE DECIDE<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il Congresso che decide l\u2019avvenire della sinistra italiana. Noi, compagne e compagni che veniamo da diverse esperienze politiche e da diverse collocazioni nei precedenti congressi dei Ds, siamo contrari alla scomparsa in Italia, unico Paese europeo, di un grande partito socialista e di sinistra.<br \/>\nNoi proponiamo un\u2019alternativa per i Ds.<br \/>\nProponiamo un rinnovamento profondo dei Ds, partito del socialismo europeo e dell\u2019Internazionale socialista. Proponiamo una tavola di valori e una piattaforma programmatica pi\u00f9 avanzate: nelle politiche economiche, sociali e ambientali; nell\u2019impegno per la libert\u00e0 e i diritti di tutte e di tutti; nel rinnovamento etico e democratico della politica; nella lotta per la pace e la giustizia del mondo; nella capacit\u00e0 di rappresentare il lavoro.<br \/>\nNoi proponiamo di curare i mali della frantumazione politica superando, su basi chiare, quelle divisioni a sinistra che rappresentano uno dei fattori della crisi italiana. Vogliamo contribuire al consolidamento e all&#8217;allargamento dell&#8217;Unione, che ha vinto le elezioni, ha dato vita ad un governo di coalizione e si prefigge di aprire la strada ai profondi e necessari cambiamenti nella societ\u00e0, nell&#8217;economia, nella cultura e nell&#8217;etica. Vogliamo dare impulso alla partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica.<br \/>\nTutta la sinistra \u00e8, oggi, al governo del Paese. Noi indichiamo l\u2019obiettivo di una pi\u00f9 grande e unitaria forza della sinistra. Il luogo degli ideali e dell\u2019impegno e della passione civile e politica. Lo strumento della trasformazione economica e sociale, per noi e per le generazioni del futuro.<br \/>\nUna grande forza socialista e di sinistra, parte di un campo internazionale di forze, serve al mondo. Per realizzare la pace, il disarmo, cambiare i caratteri dello sviluppo globale affrontando con un\u2019azione forte il riscatto delle aree di povert\u00e0, di malattia, di degrado come l\u2019Africa. Per indicare l\u2019orizzonte di un nuovo umanesimo, fondato su giustizia e libert\u00e0.<br \/>\nServe all\u2019Europa. Per realizzare il progetto di un\u2019Europa unita, democratica e sociale, legittimata dal consenso dei cittadini e protagonista di un mondo multipolare, retto dalla cooperazione e non dalla guerra.<br \/>\nServe all\u2019Italia di oggi per sostenere e rilanciare l\u2019azione del governo Prodi, che ha bisogno della coesione di tutte le forze politiche dell\u2019Unione, non della contrapposizione tra \u201criformisti\u201d e \u201cradicali\u201d. Il Governo deve durare l\u2019intera Legislatura. A questa maggioranza non c\u2019\u00e8 alternativa.<br \/>\nServe alla storia lunga del nostro Paese.<br \/>\nL\u2019Italia \u00e8 troppo diseguale e troppo divisa; troppo scarsa \u00e8 la sua qualit\u00e0 economica, sociale, ambientale, tecnologica. La sinistra \u00e8 e sar\u00e0 la forza che contrasta le grandi ingiustizie sociali, le nuove e vecchie forme di esclusione e di povert\u00e0. Che si batte per uno sviluppo sostenibile e di qualit\u00e0, per la piena, stabile e buona occupazione, la garanzia dei diritti sociali universali, la laicit\u00e0 dello Stato e l\u2019avanzamento dei diritti civili e di libert\u00e0, per mettere in valore la libert\u00e0 e la differenza femminile. Per ricostruire il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni, attraverso una profonda riforma della politica.<br \/>\nSocialismo e sinistra non sono per noi solo un richiamo a identit\u00e0 profondamente radicate da pi\u00f9 di un secolo in Italia. A una storia e a una memoria. Sono una risposta alle sfide di oggi e di domani. L\u2019esperienza storica del socialismo non basta. Occorre certo rinnovarla, aprirla ai nuovi problemi, alle nuove idee, ai nuovi movimenti, alle nuove culture critiche. Quando le reti di comunicazione abbracciano il mondo e consentono a tutti di sapere di tutti.<br \/>\nMa il partito democratico non va \u201coltre\u201d la sinistra e il socialismo: va fuori e indietro. <\/p>\n<p>2. CHI E\u2019, IL PARTITO DEMOCRATICO?<\/p>\n<p>La mozione promossa dal segretario Fassino chiama il congresso Ds a consentire alla costituzione di un nuovo partito, \u201cdemocratico\u201d, ma non pi\u00f9 \u201cdi sinistra\u201d. I Ds, la forza principale della sinistra politica italiana, non ci saranno pi\u00f9.<br \/>\nIn parallelo, la Margherita decider\u00e0 la stessa cosa. Il Partito democratico nasce come fusione tra Ds e Margherita.<br \/>\nQuale sar\u00e0 il suo posto nel mondo, in un mondo sempre pi\u00f9 dominato da relazioni ed eventi sovranazionali? Il Pse si \u00e8 detto disponibile ad accogliere nuovi venuti, partiti progressisti e democratici, che ne accettino identit\u00e0 e piattaforma. Tutti i dirigenti della Margherita, e la mozione congressuale unica di quel partito, dicono con chiarezza: \u201cmai nel Pse\u201d. Rimandare ad un momento successivo la risposta a una questione di tale portata strategica vuol dire condannare il nuovo partito ad essere senza casa in Europa e nel mondo.<br \/>\nAnaloga domanda fu formulata anche alla vigilia delle elezioni europee. Si garant\u00ec allora la maturit\u00e0 di soluzioni innovative nel Parlamento europeo: la lista fu unica, ma gli eletti Ds e quelli della Margherita si separarono subito, gli uni nel gruppo socialista, gli altri in quello liberaldemocratico. Con un indebolimento del peso dei Ds nel Pse.<br \/>\nNel mondo di oggi, durano poco esperimenti nazionali isolati. L\u2019eventuale idea di saltare l\u2019Atlantico, verso l\u2019omonimo Partito Democratico americano, pu\u00f2 rivelarsi rapidamente illusoria o velleitaria.<br \/>\nIl rapporto unitario tra Ds e Margherita \u00e8 un bene per la coalizione democratica e richiede mediazioni e compromessi. Ma per stare in un partito solo, troppe sono le differenze politiche e culturali: su bioetica e diritti civili, pace e guerra, pubblico e privato, libert\u00e0 della ricerca scientifica e laicit\u00e0 dello Stato. Dove manca il pieno, c\u2019\u00e8 il vuoto, e pu\u00f2 nascere un partito figlio della mescolanza di ceti politici piuttosto che della fusione di culture, comitato elettorale pi\u00f9 che comunit\u00e0 di valori. Un partito che, annunciato come stabilizzatore del governo, pu\u00f2 al contrario accendere competizioni tra diverse personalit\u00e0 politiche e accentuare le distanze con altre forze del centrosinistra.<br \/>\nNoi siamo per l\u2019unit\u00e0 di tutto il centrosinistra. Nella passata esperienza di governo, ci impegnammo per l\u2019unit\u00e0 dell\u2019Ulivo, che conteneva tutta l\u2019alleanza, salvo il Prc. Oggi il campo comune del centrosinistra \u00e8 l\u2019Unione. La bussola della coalizione e del governo di centrosinistra \u00e8 il programma con cui l\u2019Unione ha vinto le elezioni, battendo il populismo plebiscitario della destra guidata da Berlusconi.<br \/>\nPer queste ragioni siamo nettamente contrari al Pd. Vogliamo un partito di sinistra di ispirazione socialista che rinnovi i suoi rapporti con la societ\u00e0 italiana e conquisti i giovani, che rappresenti il lavoro, la cultura, l\u2019ecologia, la scienza, l\u2019impresa responsabile, che apra la porta al protagonismo femminile. Che stia in un rapporto fecondo con le associazioni e i movimenti che operano nel Paese, valorizzando sempre pi\u00f9 le forme politiche anche non partitiche.<br \/>\nUn partito protagonista gi\u00e0 nella battaglia delle idee, che traduca i sogni delle persone in speranza e in azione.<br \/>\nNoi candidiamo Fabio Mussi, che durante la sua militanza ha contribuito a tante idee innovative, a guidare la nuova fase della vita del partito.<\/p>\n<p>3. NOI, I CONTEMPORANEI CHE HANNO POCO TEMPO PER GARANTIRE UN FUTURO ALL\u2019UMANITA\u2019<\/p>\n<p>Apparteniamo alle generazioni che hanno assistito ad un\u2019accelerazione bruciante della globalizzazione, ad uno sviluppo mai visto del mercato e dell\u2019economia globale, ad un allargamento della sfera del benessere a miliardi di persone, alla rivoluzione della \u201csociet\u00e0 della conoscenza\u201d, ad un\u2019inedita diffusione della tecnologia.<br \/>\nApparteniamo alle generazioni che toccano con mano il rischio di una catastrofe ambientale, l\u2019impatto delle attivit\u00e0 umane sulla biosfera, gli effetti dannosi dei cambiamenti climatici e i rischi di mutazioni irreversibili delle condizioni di produzione e riproduzione della vita sul pianeta Terra.<br \/>\nLa rottura dell\u2019equilibrio ecologico condanna intere aree del mondo, a partire dall\u2019Africa, a processi di degrado, che oggi la globalizzazione ignora. Per questo \u00e8 importante che il movimento mondiale per una globalizzazione regolata ed equa veda il pieno impegno della sinistra italiana, europea e mondiale. Da Nairobi vengono altre indicazioni importanti che debbono essere trasformate in politiche precise.<br \/>\nApparteniamo alle generazioni su cui si riversano le promesse infrante della globalizzazione: in luogo del benessere dell\u2019umanit\u00e0, il benessere a misura di mercato; in luogo del comando dello Stato democratico, quello della rete delle oligarchie economiche; in luogo del lavoro stabile, la via spianata al lavoro precario; in luogo dei diritti di cittadinanza tesi a promuovere la personalit\u00e0 complessiva degli individui, quelli di una massa di individui primariamente caratterizzati dalla loro capacit\u00e0 di accesso al consumo consentita dal proprio livello di reddito; in luogo di un\u2019equa distribuzione dei beni comuni dell\u2019umanit\u00e0 (cibo, acqua, medicinali, informazione), l\u2019esclusione di intere parti del mondo; in luogo dell\u2019ideale della giustizia sociale, quello che affida alla competizione generale tra gli individui la vittoria degli uni sugli altri.<br \/>\nSiamo perci\u00f2 le generazioni che devono affrontare una sfida gigantesca, una riforma profonda della societ\u00e0 e dell\u2019economia, la diffusione del sapere a beneficio di tutti, un salto tecnologico che fermi la guerra dell\u2019uomo alla natura, una guerra che l\u2019uomo non pu\u00f2 vincere.<\/p>\n<p>PARTE SECONDA<\/p>\n<p>IL MONDO CHIEDE UN NUOVO SOCIALISMO<\/p>\n<p>1. UN MONDO PIU\u2019 GIUSTO, UN PIANETA IN EQUILIBRIO, UN FUTURO DI PACE<\/p>\n<p>Il dominio di un mercato senza regole non pu\u00f2 garantire un assetto giusto e sicuro all\u2019economia globale. La violenza dei nuovi fondamentalismi \u2013 una minaccia per tutta l\u2019umanit\u00e0 \u2013 non si fronteggia con la guerra. L\u2019egemonismo militare dell\u2019attuale amministrazione USA non \u00e8 in grado di governare il mondo. Per questo occorre regolare e correggere il mercato, che da solo non si porr\u00e0 mai limiti. E promuovere una politica di pace: alla teoria e alla pratica dello scontro di civilt\u00e0 va sostituito il primato del diritto internazionale, la riforma e il rilancio dell\u2019ONU.<br \/>\nIl mondo sta cambiando. I principi maschili e patriarcali sui quali si \u00e8 costruito un modello di civilt\u00e0 sono stati incrinati e vanno superati ovunque per la salvezza di tutti. Dall\u2019America Latina viene la domanda di nuovi equilibri economici internazionali. Pur con grandi contraddizioni, l\u2019Asia, India e Cina in testa, afferma un nuovo protagonismo. L\u2019Africa \u00e8 largamente abbandonata alla fame, alla sete, alle guerre civili, ai massacri, alle malattie, e le potentissime lobbies dell\u2019industria farmaceutica, del commercio delle materie prime, dello sfruttamento energetico, prive di controllo, prosperano sul disastro del continente. Il mondo islamico attraversa una crisi profonda, che diventer\u00e0 sempre pi\u00f9 esplosiva se la si fronteggia con la pura contrapposizione di civilt\u00e0 e con la minaccia di nuove guerre. Ovunque emergono pi\u00f9 spazi per chi vuole un mondo sostenibile e democratico, come ha mostrato anche il recente global forum africano.<br \/>\nLa parabola del liberismo \u00e8 discendente, il modello di sviluppo e di globalizzazione dell\u2019ultimo ventennio non regge. Il mondo chiede un nuovo socialismo, una nuova organizzazione di idee e di forze a livello mondiale.<br \/>\nIl primo imperativo \u00e8 costruire la pace. Le spese militari hanno superato i mille miliardi di dollari ed \u00e8 ripresa in pieno la corsa agli armamenti nucleari, chimici, batteriologici. L\u2019Italia non pu\u00f2 n\u00e9 assistere n\u00e9 concorrere ad una situazione nella quale una quota crescente del surplus mondiale finisce in armamenti. E\u2019 matura un\u2019iniziativa per riaprire il processo del disarmo e della denuclearizzazione.<br \/>\nL\u2019uso della forza \u00e8 legittimo solo nel rispetto integrale della Carta delle Nazioni Unite e dell\u2019art. 11 della Costituzione italiana. La catastrofe della guerra in Iraq deve servire da ammonimento: guerra porta guerra. La stessa situazione in Afghanistan rischia di andare fuori controllo.<br \/>\nIl primo strumento per la sicurezza globale sono le politiche per uno sviluppo equo e sostenibile, e la collaborazione tra i popoli e gli stati del pianeta. La non violenza \u00e8 il valore cui tendere.<br \/>\nL\u2019Italia \u00e8 in un rapporto di alleanza con gli Stati Uniti. E\u2019 vicina agli americani per le minacce terroristiche, \u00e8 stata loro vicina per il sanguinoso attacco dell\u201911 settembre. L\u2019alleanza non preclude un giudizio chiaro sull\u2019attuale politica dell\u2019amministrazione USA: unilateralismo, negazione del diritto internazionale, la guerra infinita al nemico di volta in volta indicato.<br \/>\nSulla base di Vicenza, riteniamo si debba ascoltare l\u2019opinione contraria delle popolazioni locali, far precedere ogni decisione dallo svolgimento della Conferenza nazionale sulle servit\u00f9 militari, prevista dal Programma dell\u2019Unione, secondo quanto indicato dall\u2019ordine del giorno approvato da tutti i gruppi dell\u2019Unione al Senato. Occorre, inoltre, avviare una riflessione sui trattati che vanno adeguati al nuovo contesto internazionale.<br \/>\nDunque \u00e8 realismo politico, non utopia, porre il grande tema di un governo democratico per il pianeta, della riforma delle Nazioni Unite e delle istituzioni internazionali, di nuove regole per il mercato, di una politica globale del ciclo della materia e dell\u2019energia. I temi che l\u2019Internazionale socialista ha posto al centro del suo prossimo congresso.<br \/>\nUn&#8217;economia senza regole fa gravare sull&#8217;umanit\u00e0 la minaccia della catastrofe ambientale. La somma delle previsioni di crescita formulate nei singoli Stati per il prossimo decennio \u00e8 insostenibile per gli equilibri ambientali e ingiusta per gli equilibri sociali del pianeta. Va contestata l&#8217;idea stessa di misurare lo sviluppo di un paese dalla crescita della ricchezza e del prodotto interno lordo.<br \/>\nCi sono prodotti e consumi che devono crescere, ci sono prodotti e consumi che devono decrescere. Ci sono interessi che devono essere garantiti come diritti, ci sono interessi che devono essere limitati e mediati. L&#8217;indice da assumere deve essere quello dello sviluppo umano equo e diffuso e della salvaguardia ambientale. Gli obiettivi di sviluppo sostenibile devono tener conto dei cambiamenti climatici e dei cambiamenti della biosfera, della crescita demografica e dei crescenti squilibri tra citt\u00e0 e campagne; devono reagire alla squilibrata divisione internazionale del lavoro e alla concentrazione in poche mani del capitale finanziario e del patrimonio immobiliare nell&#8217;intero pianeta. La garanzia, nei diritti nazionali, della libert\u00e0 sindacale, della tutela dei lavoratori, dei diritti sociali fa parte dell&#8217;impegno del socialismo contro ogni perdurante forma di oppressione, maschile, coloniale, razziale, religiosa, classista, generazionale.<br \/>\nNel nuovo secolo l&#8217;umanit\u00e0 deve affrontare la sfida pi\u00f9 alta: l&#8217;insostenibilit\u00e0 dell&#8217;attuale organizzazione dell&#8217;economia globale, il progressivo esaurimento dei combustibili fossili, il riscaldamento del pianeta, la riduzione e il deterioramento delle risorse naturali, il degrado del suolo e della terra, nuove sofferenze di fame, sete, povert\u00e0. Una tale sfida comporta la riforma dello sviluppo, la riconversione ecologica dell&#8217;economia globale e delle economie nazionali, un inedito salto tecnologico verso sistemi di risparmio e verso fonti rinnovabili e non inquinanti di energia.<br \/>\nLa logica del protocollo di Kyoto, cio\u00e8 di un insieme di regole che collegano diritto e natura, va estesa, coinvolgendo tutti i paesi nella maggiore riduzione delle emissioni di gas serra, individuando vincoli, scadenze, sanzioni per gli altri obiettivi multilaterali del millennio. Va affermato il diritto di tutti i popoli e di tutti gli abitanti del pianeta a quel grande bene comune che \u00e8 l&#8217;acqua. Deve essere pattuito nel mondo un inventario dei beni comuni e delle conoscenze tradizionali dell&#8217;umanit\u00e0, non disponibili alla logica della speculazione e del profitto.<br \/>\nLe grandi migrazioni del nostro tempo, che vedono spostarsi da una parte all\u2019altra del mondo milioni di persone, alla ricerca di opportunit\u00e0 e di speranze di vita, devono essere affrontate \u2013 combattendo risolutamente la vergogna del nuovo schiavismo \u2013 estendendo i diritti di cittadinanza, a partire, nel nostro Paese, dall\u2019estensione del diritto di voto amministrativo.<\/p>\n<p>2. UN\u2019EUROPA DEMOCRATICA E SOCIALE<\/p>\n<p>L\u2019Europa \u00e8 una grande carta nelle mani dell\u2019umanit\u00e0.<br \/>\nL&#8217;Europa che vogliamo deve essere democratica e sociale. E&#8217; indispensabile rilanciare il progetto di una Costituzione europea. L&#8217;Europa deve infatti avere istituzioni democratiche, rinnovate ed efficienti, la Carta dei diritti fondamentali dei cittadini, un governo europeo che risponda a un parlamento europeo, partiti politici realmente sovranazionali.<br \/>\nE&#8217; questo il passaggio storico che il socialismo europeo ha di fronte, per mantenere, nell&#8217;era della globalizzazione, l&#8217;impegno di emancipazione e libert\u00e0 che la sinistra ha svolto nell&#8217;epoca in cui l&#8217;economia e la finanza potevano essere regolate su base nazionale. In tal senso diamo un giudizio molto positivo del recente congresso del Pse di Porto.<br \/>\nL&#8217;Europa deve avere politiche fiscali, sociali, ambientali ed energetiche comuni, altrettanto vincolanti di quelle monetarie e di mercato. Gli attuali parametri di Maastricht non devono essere immodificabili, e l&#8217;Italia deve impegnarsi nella loro revisione.<br \/>\nE&#8217; importante che la crisi costituzionale trovi soluzione prima delle elezioni del 2009. L&#8217;Italia, paese convintamente europeista, si impegni per contribuire a questo obiettivo, anche promuovendo forme di partecipazione dei cittadini alle decisioni fondamentali.<br \/>\nL&#8217;Europa si presenti unita all\u2019Onu e nelle sedi internazionali, anzitutto con una forte iniziativa contro la pena di morte nel mondo e per l&#8217;affermazione ovunque dei diritti della persona. L&#8217;Europa assuma il Mediterraneo non come confine tra civilt\u00e0 contrapposte, ma come priorit\u00e0 di un impegno comune: per renderlo un mare di pace, di integrazione, di cooperazione, di scambio equo.<br \/>\nL&#8217;identit\u00e0 europea non si definisce in contrapposizione ai valori o alle fedi religiose altrui, ma per i valori di cui essa \u00e8 portatrice: la pace, la democrazia, i diritti umani, l&#8217;ecologia e lo stato sociale, questo grande lascito e questa conquista di civilt\u00e0 che la seconda met\u00e0 del novecento europeo ha saputo costruire.<br \/>\nDella storia e del modello europeo fa parte un sistema politico e di partiti di massa radicati.<br \/>\nOggi solo partiti a dimensione europea possono costituire i soggetti della democratizzazione della vita politica europea e del cambiamento sociale. Per la sinistra italiana sarebbe un grave errore abbandonare questa prospettiva a dedicarsi a progetti di destrutturazione del sistema politico europeo.<\/p>\n<p>3. L\u2019ITALIA AD UN BIVIO<\/p>\n<p>L\u2019Italia \u00e8 un Paese importante, in Europa e nel mondo. L\u2019Italia attraversa una prolungata crisi: finanziaria, di crescita economica, di competitivit\u00e0, di classi dirigenti, di quadro democratico, di tenuta del rapporto di fiducia tra cittadini e politica. Sono aumentate le disuguaglianze sociali, si sono rafforzati i fattori corporativi. Un Paese bloccato. Le nuove generazioni sono preda dell\u2019insicurezza: per molti appare preclusa la speranza in un futuro di libera costruzione del proprio lavoro e della propria vita.<br \/>\nIl nuovo Governo di centro sinistra ha mosso i primi passi affrontando l\u2019emergenza finanziaria e ponendo le prime pietre di una politica di riforme. Si \u00e8 determinata una difficolt\u00e0 nel rapporto con il Paese che va riconosciuta, analizzata e affrontata con determinazione. Bisogna cambiare passo, compiere scelte nuove e coraggiose.<br \/>\nIl punto centrale \u00e8 la qualit\u00e0 dello sviluppo.<br \/>\no Qualit\u00e0 \u00e8 un rinnovato Stato sociale e spesa pubblica efficiente.<br \/>\no Qualit\u00e0 \u00e8 diritti dei lavoratori e impresa responsabile.<br \/>\no Qualit\u00e0 \u00e8 redistribuzione equa delle ricchezze tra i cittadini e le famiglie.<br \/>\no Qualit\u00e0 \u00e8 tutela dell\u2019ambiente, risparmio energetico, fonti rinnovabili, sviluppo rurale.<br \/>\no Qualit\u00e0 \u00e8 una coerente riconversione ecologica del modello produttivo, infrastrutturale e della mobilit\u00e0.<br \/>\no Qualit\u00e0 \u00e8 calcolo \u2013 attraverso la contabilit\u00e0 ambientale \u2013 dell\u2019equilibrio ecologico complementare al prodotto interno lordo.<br \/>\no Qualit\u00e0 \u00e8 centralit\u00e0 della ricerca scientifica e tecnologica, e perci\u00f2 della scuola e dell\u2019universit\u00e0: sistemi da riformare, e investimenti nel sapere e nella ricerca e nei beni culturali, oggi incredibilmente bassi, da portare a livello europeo.<br \/>\no Qualit\u00e0 \u00e8 innovazione e tecnologia, piuttosto che competizione a ribasso di salari e condizioni di lavoro.<br \/>\no Qualit\u00e0 sono istituzioni pubbliche fedeli alla loro missione.<\/p>\n<p>4. CENTRALITA\u2019 DEL LAVORO:<br \/>\nPER UNA PIENA, STABILE, BUONA OCCUPAZIONE<\/p>\n<p>La nostra Costituzione afferma una visione della societ\u00e0 fondata sul valore sociale del lavoro. Nell&#8217;economia globalizzata il lavoro rimane pi\u00f9 che mai decisivo. Mai, nella storia dell\u2019umanit\u00e0 il lavoro salariato ed intellettuale \u00e8 stato cos\u00ec esteso. Ma il lavoro \u00e8 reso precario, incerto, mal retribuito, i diritti collettivi e la libert\u00e0 sindacale sono messi sotto attacco. Questo perch\u00e9 \u00e8 mancata una rappresentanza politica del lavoro. Compito della sinistra \u00e8 colmare questo vuoto. Oggi sono molti gli operai e i precari che votano per la destra o non votano perch\u00e9 non si sentono difesi n\u00e9 coinvolti. La sinistra, se vuole rappresentare il mondo del lavoro e i suoi cambiamenti, non pu\u00f2 essere equidistante tra la Confindustria e i Sindacati. Le donne continuano ad essere particolarmente svantaggiate nell\u2019accesso e nelle condizioni contrattuali. Serve una politica per la piena, stabile e buona occupazione, pi\u00f9 democrazia e partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori, garanzia di livelli di reddito dignitosi per ogni lavoratore dipendente e autonomo, per i pensionati, per tutti.<br \/>\nPiena occupazione, per portare il lavoro l\u00e0 dove manca, e soprattutto nel Mezzogiorno. L\u2019impegno per il Mezzogiorno come scommessa vincente di tutto il Paese non pu\u00f2 rimanere solo una promessa elettorale. Il Mezzogiorno ancora attende la grande svolta, il profondo cambiamento necessario. E&#8217; ripresa nel Sud l&#8217;emigrazione giovanile, riproducendo il dramma di un passato che si sperava non dovesse pi\u00f9 tornare. Nel Mezzogiorno va condotta una grande battaglia politica, sociale e ideale intorno al binomio: lavoro e legalit\u00e0. Le donne e le ragazze italiane vogliono lavorare e devono poterlo fare come nel resto d\u2019Europa, senza dover scegliere tra lavoro o maternit\u00e0 e con retribuzioni e soddisfazioni pari agli uomini.<br \/>\nOccupazione stabile, perch\u00e9 la lotta alla precariet\u00e0 non pu\u00f2 limitarsi agli ammortizzatori sociali, ma richiede una nuova normativa che rovesci la logica della legge 30. Un&#8217;intera generazione sarebbe altrimenti condannata a un futuro di precariet\u00e0 e di livelli infimi di reddito. Va ripristinato il principio del lavoro a tempo pieno e indeterminato come regola generale. Va favorito l\u2019accesso dei giovani alle professioni, al lavoro autonomo, alla creazione di impresa.<br \/>\nBuona occupazione vuol dire tutele e garanzie in ogni posto di lavoro, condizioni di sicurezza che affrontino alla radice le cause strutturali del drammatico ripetersi delle stragi sul lavoro. Vuol dire reddito dignitoso per tutti coloro che lavorano, mentre salari e stipendi sono oggi in Italia scandalosamente bassi. Della condizione operaia una forza della sinistra deve occuparsi sempre, non solo quando sente i fischi di Mirafiori.<br \/>\nPer la redistribuzione della ricchezza, una lotta senza quartiere all&#8217;evasione fiscale \u00e8 necessaria. Ma in una moderna societ\u00e0 sono almeno altrettanto importanti la garanzia di servizi e beni pubblici, e di diritti sociali come l&#8217;istruzione pubblica, la salute, la casa, una pensione dignitosa. Ai giovani, alle donne, agli anziani vanno garantiti diritti che non possono essere a spese degli operai o di chi vive del proprio lavoro. In una visione moderna, lo Stato sociale rappresenta non un freno allo sviluppo, ma un investimento per l\u2019oggi e per il domani, per governare le grandi trasformazioni sociali, culturali e demografiche che abbiamo di fronte. <\/p>\n<p>5. UNO STATO LAICO, I DIRITTI CIVILI, LA LIBERTA\u2019<\/p>\n<p>Per una forza di sinistra la promozione delle libert\u00e0 e dei diritti civili \u00e8 un fattore costitutivo della propria identit\u00e0. La laicit\u00e0 dello stato \u00e8 lo spazio di tutte le libert\u00e0, compresa quella religiosa. La laicit\u00e0 dello Stato \u00e8 una conquista della democrazia repubblicana, \u00e8 un principio non negoziabile, e va difesa dai molti che oggi vogliono negarla o non intendono difenderla. Non \u00e8 in discussione la libert\u00e0, della Chiesa cattolica e delle altre confessioni religiose di esporre le proprie posizioni. Ma nemmeno pu\u00f2 essere discusso il diritto di esprimere un giudizio critico sull&#8217;offensiva integralista che viene da settori importanti delle gerarchie ecclesiastiche. Tacere di fronte a dichiarazioni lesive della dignit\u00e0 delle cittadine e dei cittadini pu\u00f2 legittimare gesti di quotidiana violenza, fisica e verbale, che molte persone subiscono in virt\u00f9 della propria identit\u00e0. Tanto pi\u00f9 questa battaglia va condotta, quanto pi\u00f9 \u00e8 evidente che la legislazione italiana \u00e8 gravemente arretrata nel campo dei diritti civili e di libert\u00e0 e che servono riforme che colmino il ritardo rispetto ai diritti degli altri paesi europei.<br \/>\nDi fronte a nuovi dilemmi sulla vita e la morte, dinanzi a una pluralit\u00e0 di modi di essere nella sfera della sessualit\u00e0 e dell\u2019affettivit\u00e0 e di scelte in materia di convivenza, bisogna sostenere la libert\u00e0, come spazio di autonoma e responsabile decisione di ciascuno. Lo Stato deve riconoscere il diritto all\u2019autodeterminazione delle donne e degli uomini. Vanno riconosciute, con una moderna legge sulle unioni civili, le forme di amore e di comunione di vita che hanno luogo fuori del matrimonio, indipendentemente dall\u2019orientamento sessuale e dall\u2019identit\u00e0 di genere delle persone coinvolte.<br \/>\nLa ricerca scientifica, che pure non \u00e8 mai senza limiti e che deve fare i conti, di fronte alla potenza della tecnica, con il principio di responsabilit\u00e0, non pu\u00f2 essere compressa in nome di una fede o di un\u2019etica sola. La libert\u00e0 delle donne e l\u2019inviolabilit\u00e0 del corpo femminile sono principi imprescindibili. Nel nostro paese questi capisaldi rischiano di essere messi in discussione. Le donne non possono essere messe sotto tutela politica o religiosa. Va riaffermato il principio costituzionale, incrinato anche dalle recenti scelte legislative, che esclude oneri a carico dello Stato per le scuole private, comprese quelle religiose.<br \/>\nNon sono temi che possono essere rimessi alla coscienza individuale. Una forza politica ha il dovere di dire quali proposte avanza, e sulla base di quale piattaforma ideale. Ecco perch\u00e9 siamo per il riconoscimento dei diritti delle persone, indipendentemente dal loro stile di vita e dal loro orientamento sessuale, di identit\u00e0 di genere e delle istanze ad esse collegate, per l&#8217;eliminazione dei residui patriarcali nel diritto di famiglia, per il divorzio breve, per la libert\u00e0 di ricerca, per il diritto a diventare madri e padri anche attraverso la fecondazione assistita, per il diritto a decidere in prima persona del proprio corpo e della propria morte, per la rimozione degli ostacoli che le donne affrontano nel dare attuazione ai propri progetti di vita. <\/p>\n<p>6. DEMOCRAZIA E RIFORMA DELLA POLITICA<\/p>\n<p>Aspetto centrale della crisi italiana \u00e8 il crescente distacco tra cittadini e politica e la crescente sfiducia dei cittadini nei confronti delle stesse istituzioni. Il sistema politico appare sempre pi\u00f9 autoreferenziale, interessato molto pi\u00f9 ai problemi del ceto politico che a quelli delle italiane e degli italiani. I partiti sono sempre pi\u00f9 macchine volte alla gestione del potere, e sempre meno organismi vitali in mano agli iscritti. N\u00e9 il partito democratico pare in grado di rispondere alle istanze di riforma della politica che sono state avanzate nella stagione migliore dell\u2019Ulivo.<br \/>\nSi \u00e8 aperta una nuova e inquietante questione morale. La riforma della politica e il ripristino dell&#8217;etica pubblica sono oggi la questione democratica e istituzionale pi\u00f9 importante per l&#8217;Italia e per la sinistra.<br \/>\nLa vigilanza nella lotta alla mafia si \u00e8 allentata. L&#8217;impegno senza quartiere contro le mafie e gli intrecci tra politica, affarismo e criminalit\u00e0 deve diventare invece prioritario, quotidiano e diffuso sul territorio.<br \/>\nLa separazione tra finanza, economia e politica deve essere netta e chiara, come non \u00e8 accaduto nel caso Unipol. Si devono esigere sobriet\u00e0 ed esemplarit\u00e0 dei comportamenti, correttezza e rigore nell&#8217;azione amministrativa, un tempo tratti distintivi della sinistra italiana.<br \/>\nLa drastica riduzione degli abnormi e crescenti costi impropri della politica \u00e8 una priorit\u00e0.<br \/>\nE&#8217; indispensabile una legge sui partiti che attui l\u2019articolo 49 della Costituzione garantendo la trasparenza, la vita democratica, i diritti di ogni iscritto e contrastando la concentrazione del potere decisionale in ristrette oligarchie. I partiti devono essere strumenti a disposizione dei cittadini per concorrere a determinare la politica nazionale e locale, per costruire un senso nuovo della militanza e dell\u2019impegno volontario.<br \/>\nParticolarmente nelle regioni meridionali, anche dove il centrosinistra \u00e8 al governo, si avverte l&#8217;esigenza di un profondo e radicale salto di qualit\u00e0 nel modo di fare politica.<br \/>\nL&#8217;impegno per abolire le &quot;leggi vergogna&quot; sulla giustizia, a cominciare dal falso in bilancio, e per una vera soluzione del conflitto di interessi, non pu\u00f2 essere accantonato.<br \/>\nSul problema istituzionale, le idee e le soluzioni del passato vanno superate con coraggio. La crisi della democrazia italiana \u00e8 una crisi di rappresentativit\u00e0 e di fiducia, non di governabilit\u00e0. Lo svuotamento delle assemblee elettive a favore dei poteri dell&#8217;esecutivo, un federalismo egoista e autoreferenziale sono l&#8217;altra faccia di partiti troppo spesso arroganti nelle pretese di potere e deboli nella capacit\u00e0 di direzione, rappresentanza, sintesi. Il sistema istituzionale va semplificato, e per tale via reso pi\u00f9 moderno ed efficiente.<br \/>\nSiamo contrari al referendum elettorale che viene prospettato, e chiediamo che il partito si esprima in tal senso. In caso di approvazione del quesito, emergerebbe un sistema aberrante, che peggiora tutti i difetti di quello attuale. Riteniamo giusto cambiare la legge elettorale, e indichiamo due ipotesi: un sistema a doppio turno di tipo francese, con quota proporzionale; ovvero un sistema proporzionale corretto di tipo tedesco.<br \/>\nLa stabilit\u00e0 dei governi e l\u2019efficacia della loro azione \u00e8 un valore. Ma riteniamo preoccupante la riproposizione della tesi di un\u2019accentuazione ulteriore dei poteri di chi governa, o di nuovi cambiamenti che contrabbandano per federalismo un separatismo territoriale di stampo leghista. La necessit\u00e0, che condividiamo, di ampie intese per i cambiamenti istituzionali non pu\u00f2 comportare cedimenti su questioni di principio. Anche sotto questo aspetto \u00e8 importante continuare la battaglia per una moderna e democratica societ\u00e0 dell&#8217;informazione fondata sul pluralismo, su un forte servizio pubblico e su di un&#8217;adeguata normativa antitrust.<br \/>\nIl futuro della democrazia italiana deve svilupparsi nel solco dell&#8217;impianto e degli ideali della Costituzione democratica, frutto di un&#8217;alta stagione della storia italiana, iniziata con la Resistenza antifascista. E&#8217; quello che hanno voluto e chiesto gli italiani nel referendum dello scorso anno, e il risultato del voto popolare va rispettato fino in fondo.<\/p>\n<p>Su questa piattaforma politica chiamiamo le compagne e i compagni a mobilitarsi per fare di questo congresso non un momento burocratico di delega al gruppo dirigente a sciogliere i Democratici di Sinistra nel partito democratico, ma, al contrario, un\u2019occasione di partecipazione e di ripresa della politica nel partito.<br \/>\nChiamiamo tutti gli uomini e le donne, i gruppi e le formazioni politiche che le tormentate vicende della sinistra italiana e dei suoi partiti hanno moltiplicato, diviso e frammentato, a discutere e confrontarsi con la nostra iniziativa, a riprendere fiducia nell\u2019impegno politico.<br \/>\nAnche l\u2019Italia merita una grande forza di sinistra saldamente collocata nel socialismo europeo, collegata a tutte le forze di progresso e di cambiamento del mondo.<\/p>\n<p>http:\/\/www.unita.it\/documenti\/MozioneMussi.doc<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>2758-congresso-ds-la-mozione-mussi<\/p>\n<p>3533<\/p>\n<p>EmiNews 2007<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20070210 15:30:00 webmaster A sinistra per il socialismo europeo INDICE PARTE PRIMA: C\u2019E\u2019 UN\u2019ALTERNATIVA 1. 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