{"id":22295,"date":"2007-06-07T00:00:00","date_gmt":"2007-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=22295"},"modified":"2007-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2007-06-07T00:00:00","slug":"2797-il-discorso-del-presidente-napolitano-in-occasione-della-visita-al-parlamento-europeo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=22295","title":{"rendered":"2797 IL DISCORSO DEL PRESIDENTE NAPOLITANO IN OCCASIONE DELLA VISITA AL PARLAMENTO EUROPEO"},"content":{"rendered":"<p>20070216 15:32:00 webmaster<\/p>\n<p>IL DISCORSO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NAPOLITANO IN OCCASIONE DELLA VISITA AL PARLAMENTO EUROPEO. STRASBURGO, 14 FEBBRAIO 2007<\/p>\n<p>\tSignor Presidente,<br \/>\nla ringrazio vivamente per le cortesi e amichevoli espressioni che mi ha rivolto e che ha rivolto all&#8217;Italia e che rispecchiano il nostro comune sentire e operare nel periodo della pi\u00f9 stretta collaborazione tra noi. Collaborammo, nei rispettivi ruoli, soprattutto per far nascere quel Trattato costituzionale a cui lei ora rinnova un convinto sostegno. Le ricambio sentimenti di sincera stima e di fervido augurio all&#8217;inizio del suo importante mandato.<\/p>\n<p>Signor Presidente P\u00f6ttering,<br \/>\nSignor Vice-Presidente della Commissione,<br \/>\nSignor Rappresentante del Consiglio,<br \/>\nSignore e Signori deputati,<\/p>\n<p>ritorno in questo emiciclo con lo stesso sentimento di appartenenza che mi ha animato negli anni del mio impegno in Parlamento europeo. Appartenenza all&#8217;istituzione parlamentare e appartenenza all&#8217;Europa. Sono stato per pi\u00f9 decenni membro del Parlamento nazionale del mio paese, ma mi sono subito sentito a mio agio nell&#8217;assolvere il mandato di eletto in questa assemblea quando sono stato chiamato a farne parte. Nessun disagio, perch\u00e9 il Parlamento europeo, almeno dal 1979, ha la stessa dignit\u00e0, autorit\u00e0 e legittimit\u00e0 democratica di qualsiasi Parlamento liberamente eletto. Nessuna contraddizione, perch\u00e9 ho sempre creduto e credo che tra Parlamenti nazionali e Parlamento europeo non debba esservi incomprensione e antagonismo, ma solo rispetto reciproco e feconda cooperazione.<br \/>\nE, soprattutto, sono sempre stato convinto che si possano ben rappresentare le ragioni e gli interessi del proprio paese nel Parlamento europeo come nel Parlamento nazionale : qui, nelle aule di Strasburgo e di Bruxelles, secondo una visione pi\u00f9 ampia di problemi e di scelte che anche nell&#8217;interesse delle nostre comunit\u00e0 nazionali debbono concepirsi in una dimensione europea. Quel che unisce noi tutti \u00e8 appunto il senso dell&#8217;appartenenza all&#8217;Europa come patrimonio comune di valori e di idee, di tradizioni e di speranze, e come progetto di costruzione di un nuovo soggetto politico e istituzionale che possa far fronte alle sfide dell&#8217;epoca in cui viviamo e del prevedibile futuro.<br \/>\nCos\u00ec si spiega il dato peculiare dell&#8217;esperienza che si compie nel Parlamento europeo : dove agiscono rappresentanze politiche che non obbediscono a logiche nazionali ristrette e divergenti, e che possono certo dividersi su questioni anche importanti, in votazioni certamente significative, ma convergono in assai larga misura nella visione dei fondamentali obbiettivi da perseguire al fine di rafforzare la costruzione dell&#8217;Europa unita.<br \/>\nQuando &#8211; com&#8217;\u00e8 accaduto tante volte nel corso dei decenni &#8211; si \u00e8 trattato di scegliere tra l&#8217;andare pi\u00f9 avanti, il rendere pi\u00f9 ampia e forte l&#8217;unit\u00e0 europea, o il segnare il passo e addirittura il tornare indietro, il Parlamento europeo ha sempre svolto un ruolo propulsivo, si \u00e8 pronunciato nettamente, con maggioranze larghissime, per far progredire la costruzione comune, per allargarne l&#8217;orizzonte e le ambizioni.<br \/>\nIn effetti, gi\u00e0 a partire dal grande fatto nuovo dell&#8217;elezione, nel 1979, del Parlamento europeo a suffragio universale, la strada della parlamentarizzazione e della costituzionalizzazione dell&#8217;Unione era apparsa una prospettiva obbligata, al fine di rafforzare le basi democratiche del processo d&#8217;integrazione, di garantire i diritti e le possibilit\u00e0 di partecipazione dei cittadini. In quel senso si mosse il Parlamento europeo approvando il 14 febbraio 1984 &#8211; precisamente 23 anni fa &#8211; il Progetto di Trattato che istituiva l&#8217;Unione europea. Quel Progetto elaborato e discusso per impulso di Altiero Spinelli purtroppo non divenne Trattato ; e nonostante il lungo e non infecondo cammino successivo, spesso ispirato alle proposte dello stesso progetto Spinelli, rimasero aperte molte questioni, e ne sorsero di nuove.<br \/>\nCos\u00ec, quando al momento della firma del deludente Trattato di Nizza, i governi convennero sulla necessit\u00e0 di affrontare i grandi temi dell&#8217;avvenire dell&#8217;Europa e di aprire un vero e proprio processo costituente, il Parlamento si impegn\u00f2 fino in fondo a dare il suo contributo, collaborando alla ricerca di soluzioni soddisfacenti di fronte agli interrogativi indicati nella Dichiarazione di Laeken del dicembre 2001.<br \/>\nIl Parlamento europeo pu\u00f2 essere fiero del ruolo propulsivo svolto pi\u00f9 che mai in quella fase e in special modo nella Convenzione di Bruxelles, nei suoi gruppi di lavoro, nelle sue sedute plenarie e nel suo Presidium.<br \/>\nSignori Deputati, 2001,2002,2003 : in quegli anni non ci fu pausa, ci fu sul serio riflessione, autentica e profonda riflessione. E quel che quindi si consegn\u00f2 alla Conferenza Intergovernativa per le decisioni finali fu un materiale molto ricco di analisi, un testo lungamente meditato e discusso. Il risultato fu certamente un compromesso, ma non di basso livello : si trov\u00f2 un terreno d&#8217;incontro tra punti di vista diversi, ciascuna parte &#8211; anche il Parlamento europeo &#8211; sacrific\u00f2 in qualche misura le sue richieste e proposte, pur di giungere a un&#8217;intesa che facesse comunque avanzare la causa dell&#8217;unit\u00e0 e dell&#8217;integrazione europea.<br \/>\nEbbene, Signori Deputati, si pu\u00f2 forse oggi dichiarare con leggerezza che quel Trattato &#8211; non a caso chiamato &quot;costituzionale&quot; &#8211; \u00e8 morto? Che quello straordinario e prolungato sforzo politico e culturale \u00e8 destinato a finire nel nulla? Che le firme di 27 Capi di Stato o di governo in calce a quel testo non hanno pi\u00f9 valore?<br \/>\nNaturalmente, sappiamo benissimo quale trauma abbia rappresentato il voto contrario alla ratifica del Trattato costituzionale nei referendum indetti in due dei sei paesi fondatori della Comunit\u00e0 europea. E sappiamo egualmente quali questioni ci ponga il diffondersi, anche in altri paesi, di dubbi e scetticismi sulla strada da seguire in Europa, sullo stato attuale e sulle prospettive dell&#8217;Unione europea.<br \/>\nIn realt\u00e0, si stanno pagando le conseguenze di uno scarso sforzo per associare i cittadini alle grandi scelte dell&#8217;integrazione e unificazione europea, per diffondere nelle opinioni pubbliche di tutti i paesi la consapevolezza degli straordinari risultati e progressi conseguiti in cinquant&#8217;anni e delle nuove, sempre pi\u00f9 pressanti esigenze di rafforzamento dell&#8217;Unione europea, della sua coesione e della sua capacit\u00e0 d&#8217;azione.<br \/>\nTutto questo peraltro non pu\u00f2 condurre a una sottovalutazione delle ragioni del Trattato costituzionale sottoscritto a Roma nell&#8217;ottobre 2004, e nemmeno delle soluzioni in esso contenute. Queste hanno gi\u00e0 costituito delle concrete anche se parziali risposte &#8211; che bisogna far meglio conoscere e apprezzare &#8211; alle sollecitazioni dei cittadini, compresa quella per una maggiore trasparenza e democrazia nell&#8217;Unione.<br \/>\nSe nel complesso il Trattato costituzionale ha costituito un felice punto d&#8217;incontro, va ricordato che in un buon compromesso si tengono insieme sia l&#8217;accoglimento di certi punti di vista sia la rinuncia ad altri. Non lo si dimentichi nel momento in cui si parla di rimettere le mani sul testo del 2004 : nessuno pu\u00f2 pensare di spostare a vantaggio delle proprie tesi l&#8217;equilibrio del compromesso raggiunto. Aprire un nuovo negoziato pu\u00f2 significare aprire un vaso di Pandora, correre il rischio di ripartire da zero, avviare un confronto dai risultati e dai tempi imprevedibili.<br \/>\nDiciotto dei ventisette Stati membri hanno ratificato il Trattato, in rappresentanza di 275 milioni di cittadini europei : essi meritano rispetto per aver mantenuto l&#8217;impegno sottoscritto a Roma. E&#8217; ben chiaro, s&#8217;intende, che vanno considerate con rispetto anche le maggioranze espressesi in senso contrario nei referendum francese e olandese, e che vanno perci\u00f2 perseguiti tutti i chiarimenti possibili in ordine alle preoccupazioni da cui sono scaturiti quei pronunciamenti contrari.<br \/>\nMa \u00e8 tempo per l&#8217;Europa di uscire dall&#8217;impasse. E non si pu\u00f2 seriamente sostenere che l&#8217;Unione non abbia bisogno &#8211; dopo il grande allargamento &#8211; di una ridefinizione del quadro d&#8217;insieme dei suoi valori e dei suoi obbiettivi e di una riforma dei suoi assetti istituzionali. Lavorare a un progetto di Costituzione per l&#8217;Europa non ha rappresentato un esercizio formalistico, non ha rappresentato un capriccio o un lusso : ha corrisposto a una profonda necessit\u00e0 dell&#8217;Europa nell&#8217;attuale momento storico.<br \/>\nN\u00e9 si pu\u00f2 proporre oggi come visione e strategia alternativa quella dell&#8217;Europa dei progetti o dei risultati. Certo, \u00e8 ben vero che negli ultimi due anni l&#8217;Unione non \u00e8 rimasta ferma. Essa ha dato la maggior prova di quel che potrebbe rappresentare sulla scena internazionale quando \u00e8 riuscita a esprimersi con una sola voce sulla guerra in Libano, promuovendo una nuova e impegnativa missione per la pace in quella regione e in tutto il Medio Oriente. Accanto a questa rinnovata iniziativa politica, si pu\u00f2 iscrivere all&#8217;attivo del bilancio di questo periodo la definizione, con il sostanziale contributo dato dal Parlamento europeo grazie ai poteri della procedura di codecisione, di alcune importanti direttive e dell&#8217;accordo per un sia pur limitato rafforzamento delle magre prospettive finanziarie 2007-2013.<br \/>\nMa sulla strada dei risultati, Signori Deputati, con l&#8217;attuale quadro istituzionale non si pu\u00f2 andare molto lontano. E&#8217; certamente importante elaborare e prospettare le linee di nuove politiche comuni : come ha di recente fatto la Commissione per i problemi dell&#8217;ambiente e dell&#8217;energia, esplosi ormai in tutta la loro acutezza col cambiamento climatico e con le tensioni per l&#8217;approvvigionamento di petrolio e di gas. Sappiamo tuttavia per lunga esperienza che documenti, comunicazioni e anche proposte legislative della Commissione possono sfociare in scarsi risultati o in solo lentissimi progressi : ce lo dice ad esempio il cos\u00ec stentato cammino di molti anni verso una politica europea dell&#8217;immigrazione.<br \/>\nSappiamo egualmente come alla nascita della moneta unica non sia seguita la governance economica che sarebbe stata necessaria anche per assicurare l&#8217;effettivo conseguimento degli obbiettivi formulati nel grande progetto della strategia di Lisbona.<br \/>\nE allora, che cosa \u00e8 decisivo per rendere vitali i progetti e per far crescere sul serio un&#8217;Europa dei risultati? E&#8217; decisiva la forza delle istituzioni e dell&#8217;impegno politico. E&#8217; decisivo per l&#8217;Unione dotarsi di istituzioni pi\u00f9 forti delle resistenze opposte da quegli Stati membri che restano pi\u00f9 chiusi nella difesa di anacronistiche prerogative e di velleitarie presunzioni nazionali.<br \/>\nIl Trattato costituzionale ha sgombrato il campo da ogni timore o sospetto di svolta verso un superStato centralizzato : ha sancito pi\u00f9 nettamente la ripartizione delle competenze e garantito il rispetto del principio di sussidiariet\u00e0. Si pu\u00f2 piuttosto sostenere che abbia innovato troppo poco per adeguare regole di funzionamento e procedure di decisione alla sfida dell&#8217;Unione allargata, e troppo poco per avviare le nuove politiche comuni di cui c&#8217;\u00e8 bisogno.<br \/>\nCon il Trattato costituzionale, i pi\u00f9 decisi passi avanti si sono compiuti in direzione di una politica estera e di sicurezza comune, di un effettivo spazio europeo di libert\u00e0, sicurezza e giustizia, di una cooperazione strutturata nel campo della difesa e di una cooperazione rafforzata in altri campi. Ma se si aprisse un nuovo negoziato e da qualche parte si rimettessero in questione tali innovazioni, a cominciare dall&#8217;istituzione di un ministro degli affari esteri europeo e di un servizio europeo per l&#8217;azione esterna, si pu\u00f2 esser certi che da altre parti verrebbe richiesto piuttosto il completamento o l&#8217;integrazione del Trattato del 2004 con nuove, pi\u00f9 coraggiose e coerenti scelte per lo sviluppo del processo di integrazione. Verrebbe ad esempio comprensibilmente riproposta l&#8217;esigenza di una maggiore estensione dell&#8217;area delle decisioni a maggioranza in seno al Consiglio : anche perch\u00e9 il superamento della regola dell&#8217;unanimit\u00e0 e del diritto di veto non esclude, e anzi favorisce la ricerca di larghe intese, il raggiungimento in tempi rapidi di accordi accettabili.<br \/>\nEd egualmente sarebbe di nuovo avanzata &#8211; riaprendosi il negoziato &#8211; la proposta di superamento del vincolo dell&#8217;unanimit\u00e0 per le future riforme dei Trattati e per la loro entrata in vigore.<br \/>\nOccorre dunque grande realismo da tutte le parti. Realismo e insieme determinazione per non far prevalere la tendenza, che ancora una volta si manifesta, a indebolire e annacquare la scelta che pi\u00f9 di cinquant&#8217;anni orsono venne compiuta. Si scelse allora la prospettiva di un&#8217;Europa capace di integrarsi, una e plurale, ricca nelle sue diversit\u00e0, consapevole del suo comune retaggio di civilt\u00e0, forte nel combinare la cooperazione tra governi nazionali con una nuova dimensione sovranazionale.<br \/>\nStiamo per celebrare il cinquantenario dei Trattati di Roma, ed \u00e8 importante cogliere l&#8217;occasione per confermare quella prospettiva e quella scelta, rendendone chiare le nuove ragioni e le nuove ambizioni.<br \/>\nMa \u00e8 a Parigi che gi\u00e0 nel 1950 nacque &quot;l&#8217;invenzione comunitaria&quot;, con la quale si giunse a delineare l&#8217;orizzonte pi\u00f9 lontano della Federazione europea, degli Stati Uniti d&#8217;Europa. Ed \u00e8 da Parigi che oggi attendiamo con fiducia un responsabile apporto al superamento della crisi che si \u00e8 aperta con la mancata ratifica del Trattato del 2004. L&#8217;amica Francia ha un senso cos\u00ec alto del suo ruolo nell&#8217;Europa e nel mondo, che non ci far\u00e0 mancare questo suo ormai decisivo apporto.<br \/>\nSignor Presidente, Signori deputati, ho richiamato la vostra attenzione su alcuni elementi essenziali del quadro in cui si collocano le decisioni da prendere nel prossimo futuro, senza entrare nel merito delle molteplici ipotesi che si sono di recente affacciate sul piano giuridico, tecnico e politico, nella ricerca di una via d&#8217;uscita dall&#8217;impasse istituzionale. L&#8217;Italia guarda con piena fiducia all&#8217;impegno della Presidenza tedesca, per i principi e i valori cui il Cancelliere, Signora Merkel, si \u00e8 richiamata nel suo discorso in quest&#8217;aula e per la riaffermazione dell&#8217;obbiettivo di giungere all&#8217;adozione del Trattato costituzionale.<br \/>\nComunque possa definirsi la roadmap di cui oggi si parla, \u00e8 importante che gi\u00e0 si convenga sulla necessit\u00e0 che alle elezioni del 2009 si possa presentare ai cittadini il Trattato costituzionale entrato in vigore, con il suo messaggio e il suo programma.<br \/>\nIl mio vuol essere, partendo da ci\u00f2, un appello al senso di responsabilit\u00e0 e alla volont\u00e0 politica di tutti coloro che hanno ruoli di guida nei nostri paesi. Nessuno ignora la portata delle nuove minacce, sfide e opportunit\u00e0 che sono dinanzi a noi. L&#8217;Europa potr\u00e0 incidere sulle relazioni internazionali e sullo sviluppo globale, potr\u00e0 ritrovare slancio e dinamismo e potr\u00e0 contare nel mondo, solo se rafforzer\u00e0 la propria coesione e unit\u00e0, dotandosi rapidamente &#8211; come Unione &#8211; delle istituzioni e delle risorse necessarie. L&#8217;alternativa &#8211; dovremmo saperlo &#8211; \u00e8 un drammatico declino del ruolo di tutti i nostri paesi, del ruolo storico del nostro continente. Lasciatemi ripetere le parole con cui Jean Monnet concluse le sue memorie nel 1976 : &quot;Non possiamo fermarci quando attorno a noi il mondo intero \u00e8 in movimento&quot;. Trent&#8217;anni dopo, quelle parole sono ancora pi\u00f9 vere, suonano come un assillo a cui non si pu\u00f2 pi\u00f9 sfuggire.<br \/>\nSi mostrino dunque all&#8217;altezza di questa consapevolezza e di questa responsabilit\u00e0 le forze che guidano tutti i nostri paesi, sappiano sprigionare una nuova volont\u00e0 politica europea.<br \/>\nE si levi pi\u00f9 che mai alta la voce del Parlamento europeo, la sua sollecitazione, come nel passato, alla coerenza e al coraggio.<br \/>\nL&#8217;Italia far\u00e0 la sua parte, Signor Presidente P\u00f6ttering, dar\u00e0 come ha dato fin dall&#8217;inizio del processo di integrazione il suo contributo. Un contributo che \u00e8 simboleggiato dalle figure di uno statista lungimirante, Alcide De Gasperi, e di un appassionato profeta e combattente dell&#8217;idea europea, Altiero Spinelli, di cui celebriamo quest&#8217;anno il centenario della nascita. E nel richiamarmi al loro esempio, nel ribadire l&#8217;impegno europeo dell&#8217;Italia, so di poter rappresentare il mio paese nell&#8217;insieme delle sue forze politiche e nel sentire profondo dei suoi cittadini.<br \/>\nNello stesso tempo, ho inteso rivolgermi a voi, signori deputati, con accenti pi\u00f9 strettamente personali, dettati dall&#8217;emozione di chi, sedendo in questi banchi, operando in questo Parlamento, ha sempre meglio imparato che la causa dei nostri popoli, delle nostre nazioni, del nostro comune futuro si serve solo lavorando per un&#8217;Europa unita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>2797-il-discorso-del-presidente-napolitano-in-occasione-della-visita-al-parlamento-europeo<\/p>\n<p>3572<\/p>\n<p>EmiNews 2007<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20070216 15:32:00 webmaster IL DISCORSO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NAPOLITANO IN OCCASIONE DELLA VISITA AL PARLAMENTO EUROPEO. 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