{"id":22191,"date":"2007-06-07T00:00:00","date_gmt":"2007-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=22191"},"modified":"2007-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2007-06-07T00:00:00","slug":"2853-italia-vista-dal-brasile-crisi-di-governo-o-italia-in-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=22191","title":{"rendered":"2853 Italia vista dal Brasile: Crisi di governo o Italia in crisi?"},"content":{"rendered":"<p>20070222 23:29:00 webmaster<\/p>\n<p>di Bruna Peyrot, da Belo Horizonte<\/p>\n<p>Ieri, 21 febbraio 2007, il governo Prodi \u00e8 caduto. L\u2019atto che lo ha sancito sono state le dimissioni presentate da Prodi stesso al capo dello stato Napolitano in tarda serata. L\u2019atto che lo ha provocato \u00e8 stata la votazione al Senato sulla mozione programmatica della politica estera italiana presentata dalla maggioranza al governo che \u00e8 stata bocciata con 160 voti  contro 158. I contrari infatti (coalizione di Forza Italia di Berlusconi) sono stati infatti 136 e gli astenuti (che in Senato valgono come se fossero voti contrari) 24.  La mozione del governo recitava cos\u00ec: \u201cIl Senato, ascoltate le comunicazioni del ministro Massimo D\u2019Alema sulla politica estera, le cui linee fondamentali sono ispirate al rispetto dell&#8217;articolo 11 della Costituzione, al ruolo prioritario dell&#8217;unione europea, al riconoscimento e al rilancio del ruolo dell&#8217;Onu, al rispetto delle alleanze internazionali, le approva&quot;.<\/p>\n<p>La relazione del ministro D\u2019Alema era stata ampia e importante ed aveva dato risalto  ai seguenti punti: prima di tutto la rivendicazione di una coerenza in politica estera come condizione essenziale per la credibilit\u00e0 internazionale dell\u2019Italia, dichiarando che  &quot;la politica estera del governo \u00e8 stata coerente con gli impegni assunti con gli elettori e con gli interessi strategici del Paese&quot;.  Sottolineando poi come la \u201cCasa della Libert\u00e0\u201d di Berlusconi avesse stravolto gli equilibri della politica estera italiana dopo l\u2019 \u201c11settembre\u201d, D\u2019Alema ha parlato della presenza italiana in Afghanistan: uno dei passaggi pi\u00f9 attesi dalla sinistra radicale, sempre contraria a qualsiasi mediazione in merito e sostenitrice del ritiro assoluto dei militari italiani.  &quot;La pacificazione dell&#8217;Afghanistan non \u00e8 una missione Nato ma dell&#8217;Onu, all&#8217;interno della quale la Nato svolge una funzione delicata e essenziale. Ma la missione \u00e8 una missione soprattutto politica e civile. E&#8217; questo che ripeter\u00f2 al Consiglio di sicurezza dell&#8217;Onu&quot;, ha sottolineato D&#8217;Alema. Ragion per cui l\u2019talia deve restare in Afghanistan perch\u00e9 &quot;se non fossimo l\u00ec non potremmo pi\u00f9 avere diritto di esercitare il nostro peso in seno alla comunit\u00e0 internazionale\u2026 e di svolgere un ruolo a favore della pace&quot;. Per questo: &quot;L&#8217;Italia chiede alla comunit\u00e0 internazionale una conferenza internazionale per la pace in Afghanistan capace di coinvolgere tutti i paesi della regione e le istituzioni internazionali\u2026 Il ritiro delle truppe italiane sarebbe un atto unilaterale che allontanerebbe l&#8217;Italia dall&#8217;Unione europea e che ci isolerebbe\u201d.<\/p>\n<p>Altro punto difficile \u00e8 stato il Libano dove, ha proseguito il ministro : &#8221;i nostri militari stanno svolgendo un lavoro di straordinario rilievo, non solo, come \u00e8 evidente, dal punto di vista militare, nella sicurezza, nell&#8217;interposizione, nella riduzione degli incidenti sul confine israelo-libanese, ma anche uno straordinario lavoro di assistenza delle popolazioni, di sminamento dell&#8217;area colpita dalla guerra, di prevenzione di incidenti fino a un lavoro di istruzione nelle scuole per evitare che i bambini libanesi vengono colpiti dalle cluster bomb&#8221;.  Sul Medio Oriente e , pi\u00f9 in generale, nel rapporto con il mondo islamico, il ministro aveva evidenziato la necessit\u00e0 di aprire &quot;la porta dell&#8217;Europa&quot; ai Balcani occidentali e alla Turchia, &quot;perch\u00e9 il processo di adesione di un grande paese islamico \u00e8 la grande risposta a chi teorizza lo scontro di civilt\u00e0&quot; e sostenendo ancora che &quot;l&#8217;Italia \u00e8 tornato a essere un Paese amico sia degli arabi che di Israele&quot;. <\/p>\n<p>Anche il tema \u201ccaldo\u201d della base Usa a Vicenza  (vedasi scheda Italia1 gi\u00e0 spedita) \u00e8 stato accennato da D\u2019Alema dicendo che era possibile un maggior dialogo con la popolazione senza mettere tuttavia in questione l\u2019alleanza con gli Usa.<\/p>\n<p>D\u2019Alema ha chiesto al Senato \u201cil consenso pi\u00f9 ampio possibile per continuare nel difficile e impegnativo cammino per la pace&quot;. Pur sapendo che alcuni non condividevano pienamente la sua politica , \u201cpersone che possono essere messe a disagio\u201d,  a loro ha chiesto \u201c un&#8217;adesione entusiastica a ogni passaggio, ma la valutazione di un impegno complessivo e dei valori a cui questo impegno si ispira&quot;. <\/p>\n<p>Chiaramente il discorso limpido di D\u2019Alema, rafforzato da una serie di azioni condotte nei nove mesi di conduzione del Ministero degli Esteri che hanno dato sostanza alle sue parole, \u00e8 stato una sfida. A nostro avviso per diversi motivi. Il primo \u00e8 che la politica estera del governo Prodi ha presentato una progettualit\u00e0 vera con idee e programmi che \u00e8 stata apprezzata sia dagli stati interessati (per esempio il Libano) sia da buona parte degli italiani che ha ravvisato in questo modo di procedere la trasparenza di intenti dei propri dirigenti politici. Quella trasparenza alla quale lo stesso D\u2019Alema ha invitato a conclusione del suo intervento:  &quot;E&#8217; venuto il momento delle assunzioni di responsabilit\u00e0. Chi condivide la politica estera del governo lo voti, chi non la condivide voti contro. Per noi \u00e8 fondamentale misurare il consenso di quest&#8217;Aula, condizione preziosa per andare avanti con il lavoro&quot;. <\/p>\n<p>Questo consenso tanto invocato \u00e8 mancato per un soffio.  Intorno alla mancata approvazione, a nostro avviso, si sono coagulati alcuni movimenti che possono essere cos\u00ec sintetizzati:<\/p>\n<p>1) astensione di due senatori della \u201csinistra radicale\u201d: Franco Turigliatto di Rifondazione Comunista e Fernando Rossi eletto nelle Marche nella lista dei Verdi-Comunisti italiani, ex troskista, due persone che pretendono di portare il linguaggio, spesso forte, delle piazze nelle istituzioni.  A questo proposito non \u00e8 possibile ora considerare il loro modo di ragionare un semplice comportamento individuale, perch\u00e9 essi esprimono in ogni caso un\u2019area culturale italiana con la quale \u00e8 spesso molto difficile confrontarsi sia per lo stile dei linguaggi sia per  la radicalit\u00e0 delle posizioni che non accettano troppo il dialogo. A questa parte si deve chiedere di interrogarsi se \u00e8 coerenza attaccare globalmente le politiche riformiste e poi stare seduti (con relativo stipendio) sugli scanni di una istituzione parlamentare e cosa e in che modo la loro radicalit\u00e0 pensa di costruire un societ\u00e0 che pur \u00e8 nazionale e quindi  chiamata a esprimere un\u2019identit\u00e0 collettiva in quanto tale;<\/p>\n<p>2)  altri personaggi che hanno agito la scena della \u201ccaduta\u201d sono coloro che l\u2019hanno sempre invocata, gli oppositori della \u201cCasa delle Libert\u00e0\u201d raccolti intorno alla mozione del senatore Roberto Calderoli della Lega Nord che in un primo tempo approvava l\u2019operato del governo sostenendo che \u201ccontinuava\u201d la linea del precedente governo Berlusconi in politica estera. Solo dopo la dura replica di D\u2019Alema  &#8211; che ha affermato :&quot;Credo che sia del tutto legittimo rivendicare la novit\u00e0 della politica estera del governo Prodi dal governo Berlusconi. Noi non avremmo aderito alla politica neoconservatrice dell&#8217;amministrazione americana e non avremmo mandato i soldati in Iraq&quot; \u2013 la mozione Calderoli \u00e8 stata trasformata in dissenso aperto.<\/p>\n<p>3) attori importanti di questa drammatica vicenda sono per\u00f2 altri di cui si parla, tutto sommato, poco sulla stampa italiana concentrata sui due senatori della \u201csinistra radicale\u201d. A nostro avviso invece bisognerebbe analizzare di pi\u00f9 perch\u00e9 a questi conveniva la caduta del governo Prodi e proprio sulla politica estera. Si tratta di \u201cvecchi\u201d della politica: Giulio Andreotti, Francesco Cossiga e  Sergio Pininfarina. Sono senatori a vita, non eletti dunque, ma il loro voto \u00e8 stato sempre determinante per dare la maggioranza a Prodi, fino alla mozione D\u2019Alema. Che cosa \u00e8 successo? Pininfarina da un anno non si presentava al Senato. Pare sia stato letteralmente obbligato a partecipare e convinto ad astenersi da Forza Italia. Cossiga che pur aveva sempre votato per Prodi si \u00e8 astenuto a sua volta, affermando dopo che non avrebbe mai pensato a una caduta del governo in carica. Infine, Andreotti, colui che da oltre mezzo secolo tira molti fili della politica italiana, legato in modo molto stretto al cardinale Camillo Ruini, presidente della Commissione Episcopale italiana (Cei).  Da poche settimane, infatti, erano pronti a diventare legge dello stato i cosiddetti \u201cDico\u201d cio\u00e8 o diritti e i doveri dei \u201cconviventi\u201d che avrebbero concesso a molti tipi di convivenza (fratelli e sorelle, amici ecc.) dei diritti di reversibilit\u00e0 (eredit\u00e0, pensione ecc.).  Far cadere l\u2019attuale governo sulla politica estera \u2013 parte forte del governo in carica \u2013 per fermare invece proposte inaccettabili per l\u2019establishment cattolico sembra essere tipica dei metodi strategici dei personaggi in questione;<\/p>\n<p>4) i DICO, elaborati da una cattolica convinta come la ministra della Famiglia, Rosy Bindi e da una comunista e femministra come la ministra delle Pari Opportunit\u00e0 Barbara Pollastrini non sono piaciuti alla gerarchia cattolica che ancora pretende di interferire direttamente con i suoi uomini dentro le istituzioni italiane. Secondo la Cei, infatti, riconoscere qualsiasi convivenza umana, diversa da quella di marito e moglie significa avallare lo scardinamento della famiglia e quindi il principio anche di autorit\u00e0 su cui si basa la chiesa cattolica. In altre parole, la legislazione italiana deve sempre corrispondere alla visione del mondo cattolica. Neppure quella dei cattolici che ben diversamente si stanno comportando e anche esprimendo, come \u00e8 successo anche in passato nelle battaglie per la legge su aborto e divorzio.<br \/>\nI DICO, dunque, era ed \u00e8 la posta in gioco nel comportamento di Andreotti e Cossiga, ma soprattutto del primo che pochi giorni addietro aveva affermato che non sarebbero stati mai votati!<\/p>\n<p>Questi fatti sollevano ancora alcune considerazioni di contesto, sull\u2019Italia in generale:<\/p>\n<p>1) Ci sembra sia in atto uno scontro profondo fra, principalmente, due Italie molto diverse fra loro, che si fronteggiano dai tempi del Risorgimento (voluto da una minoranza attiva, con senso utopico e unitario) e poi si sono combattute durante il fascismo e anche dopo, nelle politiche per lo sviluppo della modernit\u00e0 sociale italiana. Queste due Italie oggi sono una di fronte all\u2019altra per la questione della laicit\u00e0. Laicit\u00e0 significa che lo Stato si presenta e opera come un luogo aperto al\u2019incontro e al dialogo con le diverse componenti anche religiose della societ\u00e0 a partire dal loro rispetto della Costituzione che d\u00e0 base ai valori che devono essere condivisi per la costruzione della cittadinanza.  Oggi, la parte conservatrice legata alla Cei e a quella parte del cattolicesimo che ben rappresenta lo stesso papa Benedetto XVI, non vuole un\u2019Italia libera dal giogo religioso, con leggi adeguate a rispecchiare ci\u00f2 che gi\u00e0 di fatto \u00e8. L\u2019altra Italia, quella laica e progressista \u00e8 ancora timida nel proporre le innovazioni che la interpretano anche sul piano istituzionale, come ha dimostrato il primo governo Prodi, caduto nel 1998. Molta parte dei cattolici \u00e8 ormai insofferente di fronte alle ingerenze nella propria coscienza di vescovi e prelati che vivono staccati da una realt\u00e0 di convivenze ben pi\u00f9 complessa di quella dei palazzi vaticani.<\/p>\n<p>2) La laicit\u00e0 ha anche un\u2019altra misura: quella del rapporto Chiesa e Stato che in Italia \u00e8 regolamentata dai Patti Lateranensi (art.9) della Costituazione. Da un lato altre componenti religiose hanno siglato o stanno per siglare (buddisti, islam ecc.) Intese con lo stato italiano sull\u2019esempio di quelle pi\u00f9 antiche di ebrei e valdesi. Questo riduce, se non nei fatti, sul piano culturale e simbolico lo spazio che si vuole egemmonizzare da parte del Vaticano che non \u00e8 pi\u00f9 il solo, soprattutto a livello culturale, detentore della \u201cverit\u00e0\u201d pedagogica e formativa dei futuri cittadini con il privilegio \u2013 concesso dal Concordato \u2013 di ore di religione cattolica obbligatoria nelle scuole di ogni ordine e grado pubbliche italiane. Questa paura di perdere la \u201cpedagogia\u201d della societ\u00e0 italiana si \u00e8 resa palese nel \u201cno\u201d ferrero di Ruini all\u2019incarico di ministro della Pubblica Istruzioni dato a Rosy Bindi che pur cattolica sincera non \u00e8 integralista n\u00e9 si lascia soggiogare dai diktat papali.<\/p>\n<p>3) Un altro aspetto della questione riguarda la societ\u00e0 italiana tutta e il \u201cProgetto \u2013Italia\u201d che nessuno sa pi\u00f9 esprimere. Chi siede in Parlamento \u00e8 pur sempre stato votato \u2013 e da una legge elettorale assurda che ha voluto Berlusconi  per  tentare di non perdere le ultime elezioni di fatto perse, ma che sta impedendo comunque di governare \u2013 dai cittadini, una parte dei quali condivide la logica berlusconiana. Berlusconi non \u00e8 certo da demonizzare, ma da battere politicamente, costruendo e producendo progettualit\u00e0 l\u00e0  dove lui ha disgregato lo stato e la societ\u00e0. Il suo modo di pensiero \u00e8 diventata un ragionamento che ha messo radici nella societ\u00e0 italiana: valore assoluto dell\u2019interesse individuale, dignit\u00e0 di analisi al luogo comune, linguaggio popolare e poco analitico, tanta tv e poca lettura vera dei fenomeni e cos\u00ec via\u2026 Berlusconi \u00e8 diventato un esempio per chi crede  e rincorre il successo facile nella vita. Lo studio e la cultura vera sono stati oggetto di disprezzo dei berlusconiani che vantano la spocchia del non sapere come un valore. <\/p>\n<p>4) Questi anni sono stati distruttivi del tessuto sociale profondo della societ\u00e0 italiana che non ha trovato, neppure o poco attraverso la Sinistra, una globalit\u00e0 di visione. E interi patrimoni culturali che la alimentavano si sono lentamente esauriti: esaurita la memoria della Resistenza al nazifascismo, esaurita la storia del movimento sindacale e socialista perch\u00e9 sono state chiuse le sezioni di base dove si tramandava nella pur necessaria trasformazione del partito che ne era stato l\u2019erede, cio\u00e8 il Pci (Partido comunista italiano). Il problema che quelle scuole umane di base non sono state sostituite da  nulla, spesso solo da giochi di potere fra individui interni ai partiti della Sinistra stessa.<\/p>\n<p>5) Ognuno di queste punti meriterebbe una trattazione a s\u00e9. E altri se ne potrebbero elencare. Ci basti ricordare che l\u2019Italia oggi sta male. Si autopercepisce divisa e senza futuro. Non lo si vede. E separata dai grandi tesori culturali che hanno fatto la sua storia: i valori della convivialit\u00e0 e accoglienza mediterranea, la storia di libert\u00e0 che ha caratterizzato il movimento oepario e contadino, i gridi di libert\u00e0 e di coerenza pieni di senso dello stato e della storia come Giacomo Matteotti, ucciso per aver denunciato i delitti fascisti. Sono queste storie, di italiani coerenti e leali verso il destino storico della propria patria che la cultura media italiana ha dimenticato.<\/p>\n<p>6) Queste brevi note, in conclusione, per dire che la crisi che c\u2019\u00e8 dentro e dietro il governo Prodi \u00e8 pi\u00f9 ampia dei due voti in meno al Senato che l\u2019hanno resa tale. E che non sar\u00e0 certo n\u00e9 un governo tecnico n\u00e9 una nuova impresa elettorale a risolvere. Su queste considerazioni sarebbe oltre modo interessante aprire un confronto e un dibattito anche con gli amici brasiliani.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>2853-italia-vista-dal-brasile-crisi-di-governo-o-italia-in-crisi<\/p>\n<p>3628<\/p>\n<p>EmiNews 2007<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20070222 23:29:00 webmaster di Bruna Peyrot, da Belo Horizonte Ieri, 21 febbraio 2007, il governo Prodi \u00e8 caduto. 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