{"id":22170,"date":"2007-06-07T00:00:00","date_gmt":"2007-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=22170"},"modified":"2007-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2007-06-07T00:00:00","slug":"2872-la-rotta-latinoamericana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=22170","title":{"rendered":"2872 LA ROTTA LATINOAMERICANA"},"content":{"rendered":"<p>20070224 15:00:00 webmaster<\/p>\n<p>Tito Pulsinelli (www.selvas.org)                                      <\/p>\n<p>                                                                               \u201cLa verit\u00e0, nonostante tutto, esiste.\u201d<br \/>\nVictor Serge <\/p>\n<p>La grande tornata elettorale che nel 2006 ha coinvolto una dozzina di Paesi latinoamericani si \u00e8 conclusa con risultati sorprendenti. Il partito delle privatizzazioni ad oltranza, che coincide con quello dell\u2019ultraliberismo e della sottoscrizione dei Trattati di Libero Commercio (TLC) con gli Stati Uniti, non ne esce bene e vede ridotto il suo spazio di manovra continentale.<\/p>\n<p>\u201cLa verit\u00e0, nonostante tutto, esiste.\u201d<br \/>\nVictor Serge <\/p>\n<p>La grande tornata elettorale che nel 2006 ha coinvolto una dozzina di Paesi latinoamericani si \u00e8 conclusa con risultati sorprendenti. Il partito delle privatizzazioni ad oltranza, che coincide con quello dell\u2019ultraliberismo e della sottoscrizione dei Trattati di Libero Commercio (TLC) con gli Stati Uniti, non ne esce bene e vede ridotto il suo spazio di manovra continentale.<br \/>\nNon solo in quel subcontinente in cui si cerca di introdurre il diversivo delle \u201cdue sinisistre\u201d \u2013quella buona e quella cattiva- ma persino in Messico, Costarica e Nicaragua. <\/p>\n<p>In Messico, la situazione si regge sul precario equilibrio garantito da un golpe elettorale a cui \u2013nonostante tutto- \u00e8 stato impossibile auto-attribuirsi un vantaggio superiore ad uno scarno \u201czero virgola qualcosa\u201d. Il continuismo liberista, e l\u2019apertura definitiva e fatale di quel che resta del mercato e della sovranit\u00e0 nazionale, \u00e8 praticabile solo delegando alle forze armate un ruolo di primo piano. <\/p>\n<p>Il neofalangista presidente \u201celetto\u201d, infatti, di fronte ad una societ\u00e0 lacerata e alla carenza di consensi, ha stretto un patto con i militari, che ora si apprestano ad un protagonismo che riporta alla memoria tempi lontani ed inquietanti.<\/p>\n<p>Dopo 28 anni, il frullatore liberista lascia un saldo inequivocabile: una dilagante emigrazione che richiede la costruzione di un muro da parte degli Stati Uniti, e un\u2019economia che vede al secondo posto l\u2019apporto valutario degli emigranti. Nonostante i prezzi alle stelle, la compagnia petrolifera statale PEMEX \u00e8 l\u2019unica che l\u2019anno scorso \u00e8 riuscita a chiudere con una perdita di 7 miliardi di dollari. Per privatizzare, prima bisogna indebitarsi.<\/p>\n<p>Si avvicinano scadenze importanti e tempi di grande passione sociale per il Messico. L\u2019appuntamento decisivo sar\u00e0 la privatizzazione dell\u2019ultimo grande patrimonio nazionale, che \u00e8 quello petrolifero, gi\u00e0 seriamente ipotecato dalla Federal Reserve dopo il celebre \u201ceffetto Tequila\u201d. Entreranno in collisione i due blocchi che si contrappongono nel Paese.<br \/>\nL\u2019esito decider\u00e0 se il futuro sar\u00e0 la definitiva sussunzione all\u2019economia di Wall Street o se torner\u00e0 a far parte dell\u2019America latina. Da questo, dipender\u00e0 la futura condizione delle classi subordinate, dei contadini e degli indigeni.<\/p>\n<p>Nel \u201ccortile blindato\u201d centroamericano la sorpresa non \u00e8 stata data solo dal ritorno sandinista al governo del Nicaragua. In Costarica, la risicata affermazione del fronte favorevole al TLC, marcata da un indicatore di \u201czero virgola qualcosa\u201d, ha riportato alla presidenza il vecchio conservatore Arias. Costui, per ratificare ad ogni costo il TLC, sta ricorrendo alle manovre di prammatica dei politicanti di mestiere: imporlo con le astuzie parlamentari, l\u2019asta delle cariche, senza nessun scrupolo a spaccare il Paese.<\/p>\n<p>Il fatto, per\u00f2, \u00e8 che il tranquillo Costa Rica ha fatto dell\u2019abbattimento delle frontiere commerciali a vantaggio di Washington e di Ottawa un tema nevralgico della campagna presidenziale. La difesa della societ\u00e0 telefonica ed elettrica ha coalizzato la met\u00e0 degli elettori. La privatizzazione, abbinata alla liberalizzazione della produzione agricola, sta provocando una crescente polarizzazione, e potr\u00e0 imporsi solo con uno strappo doloroso che lascer\u00e0 sequele.<\/p>\n<p>Meno sorprendente \u00e8 stato il ritorno di Daniel Ortega, alla testa di una ampia coalizione politica e sociale, benedetta persino dal cardinale Obando. L\u2019avversario sconfitto dal FSLN era un giovane e rampante banchiere, uomo di quel ristretto settore legato al business internazionale e agli Stati Uniti. La Nicaragua disastrata dalle infinite \u201caperture\u201d, perennemente al buio per i disservizi cronici del monopolio dell\u2019energia elettrica privatizzata, dove \u00e8 scomparsa persino la tradizionale coltivazione del coton, ha detto no. Vuole cambiare percorso.<\/p>\n<p>In questo nuovo contesto \u2013in cui si paga anche per studiare nelle scuole elementari- \u00e8 di vitale importanza rinegoziare il debito con il FMI e negare l\u2019avallo definitivo al TLC. Il nuovo governo, e la coalizione che lo sorregge, sostiene una politica di difesa degli interessi dell\u2019economia nazionale, e in questa si identificano anche quei settori produttivi che scomparirebbero con l\u2019inondazione di merci provenienti dal nord. <\/p>\n<p>In Brasile, a dispetto degli sforzi dispiegati a pieni mani dalla borghesia di Sao Paulo, non c\u2019\u00e8 stata partita e Lula ha vinto senza nessun affanno. Nonostante il suo moderatismo e una politica di redistribuzione sociale abbastanza tiepida, persino i suoi critici pi\u00f9 severi \u2013messi alle strette- hanno ratificato il loro appoggio. Eppure non ha messo mano alla riforma agraria, e il latifondo e l\u2019agro-esportazione della soya transgenica sono rimasti intatti. La meta delle 400000 famiglie beneficiate dalla riforma agraria \u00e8 rimasta incompiuta.<\/p>\n<p>In effetti, tra Lula e il rappresentante ultraliberista dei settori legati alla transnazionalizzata economia finanziaria, i dubbi svanirono (anche tappandosi il naso). La destra rimetteva in discussione persino il ruolo geopolitico del Brasile, con un riallineamento  vorticoso con Washington, e una frenata brusca all\u2019integrazione regionale. La destra vassalla, infatti, preferisce essere la coda dell\u2019ingrigito leone, piuttosto che la testa del blocco del sud.<\/p>\n<p>La continuit\u00e0 del nuovo corso venezuelano, avvenuta con ampio e comodo vantaggio il 3 di dicembre, \u00e8 una maiuscola conferma anche della funzione di Paese-cerniera che unisce le Ande, i Caraibi, l\u2019America centrale e la latitudine amazzonica.<br \/>\nLa scintilla scoccata a Caracas otto anni fa, ormai  ha scavalcato con agio le Ande, dove la recente svolta boliviana ed ecuadoriana, lascia in solitudine la Colombia e il Per\u00f9, prede del miraggio sempre pi\u00f9 incerto del TLC. Da via di ripiego dell\u2019abortita ALCA, attualmente corre addirittura il rischio di incagliarsi nel senato di Washington.<\/p>\n<p>La riconferma di Alvaro Uribe alla guida della Colombia, ribadisce l\u2019inalterata continuazione della repressione dei movimenti popolari con la mano militare del Plan Colombia, ma non avviene sotto una buona stella.<br \/>\nDense nuvole scure si addensano sulla testa di Uribe. In pochi mesi sono scoppiate burrasche che anticipano imminenti cicloni. Le accuse di connivenza a vari alti esponenti politici e magistrati, coinvolti direttamente<br \/>\ncon l\u2019economia criminale dei \u201cparamilitares\u201d, ormai tocca molto da vicino vari ministri del governo, e la stessa famiglia del Presidente.<\/p>\n<p>Alcuni settori sani dello Stato cominciano a reagire contro la collusione aperta tra \u201cparamilitares\u201d, forze armate e governo. L\u2019opera di bonifica istituzionale \u00e8 una lotta contro il tempo, che tende a concretizzare qualche risultato positivo prima che i \u201cparamilitares\u201d portino a termine il business della \u201cpacificazione\u201d.<br \/>\nConsegna delle armi a cambio della garanzia ad una pena massima di 8 anni di carcere per qualsiasi tipo di crimine, conservazione dei beni patrimoniali estorti, del potere politico locale e della loro rappresentanza parlamentare. Conserveranno, insomma, la leva del narcotraffico e la stasi dell\u2019ordine feudale, in modo che l\u2019unica via di ascesa sociale dovr\u00e0 rimanere la mafia.<\/p>\n<p>La Colombia rimane in bilico, sorretta dalle sovvenzioni con finalit\u00e0 militari del Pentagono (le terze, dopo Israele ed Egitto) che perpetuano la guerra civile, la narcoeconomia di grande scala e l\u2019iniquit\u00e0 sociale. Le elites bogotane, refrattarie ad ogni evoluzione, opposte alla tendenza regionale, sono condannate a guardare solitarie unicamente verso il nord. E soffrire una dipendenza sempre pi\u00f9 accentuata; d\u2019altronde si tratta di una vocazione storica.<\/p>\n<p>La strutturazione del caos permanente, per\u00f2, consente agli Stati Uniti di mantenersi saldamente in una piattaforma militarizzata, con proiezione ad ampio raggio d\u2019azione verso quel sud sempre pi\u00f9 refrattario al verbo globalista, che procede pi\u00f9 spedito alla formazione del blocco regionale.<\/p>\n<p>In Bolivia ed Ecuador, cuore amerindio del subcontinente, il processo di cambio raggiunge il suo culmine, ed innesca l\u2019inevitabile controffensiva dell\u2019oligarchia. Restia ad accettare il verdetto elettorale, \u00e8 disposta a giocarsi il potere sul terreno dello scontro diretto e violento. Nello Stato neocoloniale, l\u2019accesso al potere politico non facilita nemmeno una decente alternanza o la depurazione istituzionale.<\/p>\n<p> Non conferisce nessun potere di trasformazione e \u2013senza il ricorso alla Costituente, alla  riscrittura delle regole minime del gioco- condanna all\u2019inerzia e alla perdita del consenso accumulato. Vale a dire al declino dell\u2019appoggio dei movimenti contadini e indigeni, dei settori urbani in miseria e della classe media impoverita.<\/p>\n<p>Basti solo pensare che i giacimenti di gas della Bolivia erano contabilizzati come propriet\u00e0 della multinazionale Repsol e, come tali, quotati a Wall Street. Con 3 miliadi di dollari controllavano riserve gasifere stimate attorno ai 250 miliardi; in altri termini, le multinazionali recuperavano l\u2019investimento in soli 4 anni, e rimanevano proprietarie di tutto il resto.<\/p>\n<p>Questa peculiare \u201cdialettica\u201d tra economie globalizzate e nazionali pu\u00f2 anche prendere forma di leggi vincolanti. Come quella che obbliga i governi dell\u2019Ecuador a dare la priorit\u00e0 al pagamento del debito al FMI, persino rispetto ai bilanci per l\u2019istruzione pubblica e la sanit\u00e0. Si arriva al tragico paradosso di uno Stato petrolifero, con le mani legate, costretto ad importare benzina e derivati a quelle stesse multinazionali che estraggono petrolio in Ecuador. Azzerrando in questo modo gli esigui benefici.<\/p>\n<p>In questa fase, sia in Bolivia che in Ecuador, osserviamo che il ricorso alla Costituente viene osteggiato con furore, e il conflitto tra maggioranze sociali e le elites di  Santa Cruz e Guayaquil, si sposta dal terreno elettorale a quello giuridico, ma si tratta in realt\u00e0 di scontro di classe, perch\u00e8 l\u2019oligarchia non permette nessuna modificazione istituzionale. Il loro Stato \u00e8 intoccabile.<\/p>\n<p>Senza la mobilitazione permanente dei settori sociali da poco coinvolti nella partecipazione politica \u2013che in Ecuador rifiutano di eleggere i deputati- le oligarchie e i loro compari internazionali avrebbero partita vinta ai primi rounds. I partiti politici, senza i movimenti, non sono in grado di far fronte ad una situazione di questo tipo. Sono i limiti invalicabili della democracia rappresentativa. Votare \u00e8 indispensabile, per\u00f2 non \u00e8 sufficiente per garantire alternanza o inversione di tendenza.<\/p>\n<p>La Casa Bianca ha cercato di sbarrare la strada con i \u201cgolpes elettorali\u201d, dove non vi riesce passa a destabilizzare i neo-governi che contano con un vasto e radicato sostegno popolare attivo. Alla fine, a questo si riduce quel \u201cpopulismo\u201d che attacano con tanto livore e timore.<br \/>\nCaptano e muovono come massa d\u2019urto le minoranze privilegiate tradizionali, con l\u2019indotto di guardaspalle (mediatici, legulei, sicurezza) e manutengoli vari che -a cambio della depredazione delle materie prime e bio-diversit\u00e0- coltivano l\u2019illusione di ascendere al ruolo di borghesia trans-nazionale. In realt\u00e0, rimarranno funzionari neocoloniali subordinati o dirigenti di quarta fila delle multinazionali del nord.<\/p>\n<p>Con le mega-elezioni del 2006, \u00e8 entrata in crisi l\u2019ideologia che codificava la possibilit\u00e0 dello sviluppo dei Paesi periferici solamente proibendo agli Stati ogni forma di intervento nell\u2019economia, con un mercato spalancato e senza nessuna regola. Si sono ridotti gli spazi ottimali per l\u2019accesso delle multinazionali alle materie prime. In tal senso, \u00e8 stata pedagogica l\u2019esecrazione e il grido di dolore levatosi nelle due sponde atlantiche contro la nazionalizzazione dei giacimenti di gas in Bolivia.<\/p>\n<p> E pi\u00f9 tardi, contro l\u2019annuncio del Presidente Correa di riportare l\u2019Ecuador nel seno dell\u2019OPEP, di rinegoziare il debito con l\u2019FMI e di non rinnovare la concessione della base militare di Manta agli Stati Uniti. Nel giro di una settimana, il Venezuela e l\u2019Argentina hanno estromesso due compagnie nordamericane dalla distribuzione dell\u2019elettricit\u00e0.<br \/>\nIl governo di Caracas, con 730 milioni di dollari, ha ottenuto l\u201982% delle azioni della maggiore industria del Paese,  tagliando fuori la multinazionale AES. Kirchner ha reagito con durezza alle pressioni dell\u2019ambasciatore Earl Wayne, tendenti ad assegnare il controllo della met\u00e0 della Transener al fondo di investimenti nordamericano Eton Park. \u201cNon siamo una repubblichetta\u201d ha ammonito il Presidente argentino, respingendo l\u2019assalto di un fondo che ha come capitale dichiarato\u20263200 euro!<\/p>\n<p>Gli elettori si sono pronunciati sui due modelli geopolitici di integrazione latinoamericana: autonoma o con gli Stati Uniti. Quest\u2019ultimo fronte si \u00e8 assottigliato, visto che Nicaragua ed Ecuador respingono il TLC, e la situazione messicana \u00e8 assai incerta. Rimangono la Colombia, Per\u00f9, Cile e i rimanenti microStati centroamericani.<br \/>\nSul versante opposto dell\u2019integrazione senza Washington si sono compattati Brasile, Argentina, Venezuela, Bolivia, Cuba, Uruguay e Paraguay, con varie titubanze degli ultimi due. In sintesi, questo fronte si \u00e8 allargato sia al di l\u00e0 delle Ande che in Centroamerica. E in Messico si sono riaperte le danze al suono di un ritmo che sembrava fuori moda.<\/p>\n<p>Con questo rapporto di forze, e la solidit\u00e0 del legame tra i nuovi governi insediati e le rispettive basi sociali, \u00e8 scontato che la destabilizzazione cercher\u00e0 di fomentare il separatismo. Soprattutto in Bolivia e in Ecuador, dove cercheranno di staccare artificialmente la regione costiera di Guayaquil-industriale ed agroalimentare- e del suo vitale porto. E quella regione boliviana nelle cui viscere c\u2019\u00e8 il tesoro gasifero. Tenteranno di trasfigurare il conflitto sociale soffiando sul fuoco dell\u2019etnicismo separatista delle minoranze privilegiate. <\/p>\n<p>Questo, per\u00f2, \u00e8 di difficile applicazione in Venezuela, al fine di impossessarsi della ricca regione petrolifera del lago di Maracaibo. A parte la realt\u00e0 catodica della propaganda, il Venezuela si basa su di un soddisfacente modello di integrazione, dove le tre componenti afro, indo ed euroamericane convivono in assenza di seri conflitti etnici, sociali, religiosi o culturali. E\u2019 difficile, pertanto, separare il Zulia per unirlo alla limitrofe regione petrolifera colombiana, in un enclave-degli-idrocarburi dato in gestione ai \u201cparamilitares\u201d, riciclati come separatisti. <\/p>\n<p>Sul versante europeo, i cultori delle \u201cdue sinistre\u201d sudamericane, non dovrebbero farsi soverchie illusioni. E riflettere sulle parole pronunciate da Lula nel conclave di Davos, dove ha difeso la legittimit\u00e0 del nuovo corso sudamericano, contro qualsiasi interferenza esterna. Inoltre, dovrebbero chiedersi perch\u00e8 tutti i Paesi latinoamericani \u2013salvo isolate eccezioni- abbiano intensificato le relazioni economiche e commerciali con Cuba. Esiste una convinta difesa delle sovranit\u00e0 nazionali e ferma opposizione alle interferenze esterne, siano \u201cumanitarie\u201d o di ordinaria \u201cesportazione democratica\u201d. Su questo terreno Bush \u00e8 solo.<\/p>\n<p>Il continente dove il neoliberimo \u00e8 venuto alla luce grazie alla macabra levatrice Pinochet, non vede di buon occhio un\u2019Europa succube che \u2013oltre a mantenere blindata l\u2019agricoltura- fa propria la filastrocca propagandistica dei neocons.<br \/>\nIl nazionalismo latinoamericano non \u00e8 mai stato colonialista o espansionista  (salvo il Cile), ma resistenza contro le aggressioni imperiali spagnole, francesi, portoghesi, inglesi, olandesi e statunitensi. E\u2019 superficiale e fuorviante, pertanto, proiettare sugli altri il peso del proprio passato. La difesa della sovranit\u00e0 nazionale, lungi dall\u2019essere un anacronistico morbillo di ritorno nell\u2019epoca globalista, \u00e8 un binario su cui avanza l\u2019integrazione. Dove la questione sociale \u00e8 tornata d\u2019attualit\u00e0, ed \u00e8 al centro del dibattito pubblico.<\/p>\n<p>Di fronte alla rotta tracciata dall\u2019elettorato, Bush sta programando in tutta fretta il suo primo tour continentale, e a fine marzo visiter\u00e0 5 Paesi: Brasile, Uruguay, Colombia, Guatemala e Messico. Il pathos di questa riscoperta tardiva dell\u2019America latina non \u00e8 certo quello trionfalista della brevissima stagione dell\u2019ALCA.<br \/>\nSi limita a visitare 3 soci incondizionali e a cercare di portare a casa qualcosa di positivo a Brasilia (accordo sull\u2019etanolo) e a Montevideo (qualche liberalizzazione commerciale). Sar\u00e0 un viaggio emblematico che sancir\u00e0 la nuova situazione: fine della dottrina Monroe, tramonto dell\u2019egemonismo assoluto.<br \/>\nIl sogno di Bush -al di l\u00e0 dell\u2019ovvio calcolo elettorale- si riduce a seminare insidie lungo il Rio de la Plata,  scompigliare il MERCOSUR e rallentarne la marcia, ma non ha molte speranze. Nemmeno quella di trovare collaborazione per legare le mani a Chavez. Bush, in fondo, si presenta a mani vuote, mentre il Venezuela offre l\u2019autonomia energetica come motore dell\u2019unificazione regionale. <\/p>\n<p>11\/2\/2007<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>2872-la-rotta-latinoamericana<\/p>\n<p>3647<\/p>\n<p>EmiNews 2007<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20070224 15:00:00 webmaster Tito Pulsinelli (www.selvas.org) \u201cLa verit\u00e0, nonostante tutto, esiste.\u201d Victor Serge La grande tornata elettorale che nel 2006 ha coinvolto una dozzina di <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=22170\" title=\"2872 LA ROTTA LATINOAMERICANA\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[80],"tags":[],"class_list":["post-22170","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2007"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - 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