{"id":22161,"date":"2007-06-07T00:00:00","date_gmt":"2007-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=22161"},"modified":"2007-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2007-06-07T00:00:00","slug":"2863-il-mondo-oltre-vicenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=22161","title":{"rendered":"2863 IL MONDO OLTRE VICENZA"},"content":{"rendered":"<p>20070223 17:29:00 webmaster<\/p>\n<p>di Alberto Roccatano, (da Nexus on-line)<br \/>\nvenerd\u00ec 23 febbraio 2007<\/p>\n<p>Il mondo oltre Vicenza<\/p>\n<p>Se la pianura padana, insieme ai contrafforti montuosi che la circondano e dove nei tempi antichi si infrangevano le onde del mare, potesse mostrare le strutture e le strade antiche che nasconde sotto la sua superficie, diverrebbero ben pallida cosa le citt\u00e0 sotterranee della Cappadocia anatolica.<\/p>\n<p>Ma siccome il condizionante del condizionale si chiama \u201csegreto militare\u201d purtroppo non possiamo \u201cscoperchiare\u201d la pianura padana alla ricerca di profonde e antiche vestigia, potremmo imbatterci, senza volerlo, in strutture e autostrade recenti legate alla sicurezza del nostro paese o, meglio, a quelle degli amici ed alleati che da sessanta anni si sono accomodati nelle viscere e nelle profondit\u00e0 costiere del nostro paese (e non solo sotto la pianura padana e nelle sue alture confinanti).<\/p>\n<p>La presenza militare statunitense nel nord est \u00e8 una questione delicata, come \u00e8 intuibile, e tocca le sensibilit\u00e0 di queste popolazioni pi\u00f9 di quanto ufficialmente si possa supporre. Naturale, quindi, il rimbalzo mediatico provocato dall\u2019articolo uscito su L\u2019Espresso n\u00b0 38 del 28 settembre 2006. L\u2019articolo rivela le intenzioni che avrebbero gli alleati statunitensi circa la base militare di Vicenza, gi\u00e0 da loro occupata e meglio conosciuta come Caserma Ederle.<br \/>\nIl progetto \u201cpugno di combattimento\u201d \u2013 che dovrebbe portare il numero di soldati entro il 2010, a partire dal 2007, dai 6.000 circa attuali a circa 8.000 \u2013 prevede l\u2019acquisizione in uso dell\u2019area dell\u2019aeroporto civile e militare Dal Molin, attualmente poco utilizzato. Nell\u2019area Dal Molin si insedier\u00e0 tutta la 173a brigata aerotrasportata statunitense \u2013 che verr\u00e0 trasformata nel 173\u00b0Airborne Brigade Combat Team, cio\u00e8 la potenza di fuoco di una divisione raccolta in un singolo maglio mobile \u2013 attualmente divisa fra Italia (Vicenza) e Germania (Bamberga e Schweinfurt).<br \/>\nSecondo i piani USA, rivelati da L\u2019Espresso, a Vicenza dovrebbero arrivare \u00ab55 tank M1 Abrams, 85 veicoli corazzati da combattimento, 14 mortai pesanti semoventi, 40 jeep humvee con sistemi elettronici da ricognizione, due nuclei di aerei spia telecomandati Predator, una sezione di intelligence con ogni diavoleria elettronica, due batterie di artiglieria con obici semoventi, i micidiali lanciarazzi multipli a lungo raggio Mrls \u2013 insomma \u2013 continua l\u2019articolo \u2013 quanto basta per cancellare una metropoli.\u00bb<br \/>\nMa la U.S. Southern European Task Force (Setaf), unitamente all\u2019Esercito degli Stati Uniti in Europa, ritenendo errati e fuorvianti alcuni punti del reportage di Roberto Di Caro pubblicato da L\u2019Espresso, ha emesso un comunicato ufficiale nel quale \u00e8 affermato che, nell\u2019ipotesi della realizzazione dell\u2019insediamento, il totale dei soldati presenti a Vicenza passerebbe dagli attuali 2.900 a poco meno di 5.000.<br \/>\nInfatti il comunicato del quartier generale della Setaf spiega che \u00abUna volta che l\u2019intera Brigata sar\u00e0 consolidata, il 173\u00b0ABCT e le unit\u00e0 di supporto faranno aumentare i soldati presenti a Vicenza dagli attuali 2.900 a un totale di meno di 5.000\u00bb.<br \/>\nDunque, se e quando, i quattro battaglioni di cui \u00e8 composto il 173\u00b0 ABCT si trasferiranno in una parte dell\u2019area del Dal Molin (40 ettari circa), Vicenza non diventer\u00e0 certo per questo \u00abla pi\u00f9 potente base americana in Europa\u00bb (come scrive L\u2019Espresso) sottolinea il comunicato del Setaf.<br \/>\nQuindi, a Vicenza e in Germania niente tank, niente M-1 Abrams n\u00e9 blindati Bradley. Come del resto confermava anche il colonnello Preysler, comandante della 173esima, su un\u2019altra rivista militare Usa, \u201cStars and Stripes\u201d: \u00abAlcune unit\u00e0 dovranno cambiare: via i carri armati M-1 e Bradley, gi\u00e0 da quest\u2019anno, per i pi\u00f9 agili Hummvees\u00bb. Motivo: \u00abDa quando \u00e8 caduta la cortina di ferro \u2013 dice Hertling \u2013 non abbiamo pi\u00f9 nemici al confine est, quindi non ci servono pi\u00f9 grandi divisioni corazzate (\u2026) Perch\u00e9 la guerra ora \u00e8 soprattutto quella al terrorismo\u00bb. Da sottolineare questa affermazione del generale di brigata Mark P. Hertling, responsabile della riorganizzazione strategica dell\u2019Esercito Usa in Europa: e da sottolineare anche l\u2019altra sua affermazione \u00abPer il 2010 qui in Europa non ci saranno pi\u00f9 divisioni corazzate\u00bb. E sottolineiamo anche che, a supporto del Setaf, dal Pentagono, il comandante di Marina Joe Carpenter ha dichiarato che \u00abnon \u00e8 nei piani della Difesa statunitensi quella di creare strutture di enormi dimensioni al di l\u00e0 dell\u2019Oceano.\u00bb<br \/>\nBene. Allora perch\u00e9, se il pericolo non viene pi\u00f9 dall\u2019est, si piazzano sistemi antimissile nella Repubblica Ceca e in Polonia. \u00abL\u2019idea \u00e8 di allestire nella Repubblica Ceca il sistema radar e costruire in Polonia gli alloggiamenti sotterranei per dieci missili intercettori.\u00bb Come pubblica La Repubblica in un articolo del 22 gennaio trascorso dal titolo emblematico: \u201cRussia: Sistema antimissile Usa in Polonia minaccia Mosca\u201d. E perch\u00e9, nello stesso articolo, il generale Vladimir Popovkin, comandante della divisione dell\u2019esercito responsabile della tecnologia spaziale dichiara: \u00abLe nostre analisi dimostrano che la base Usa sarebbe una chiara minaccia alla Russia\u00bb. Gli Usa \u2013 continua l\u2019articolo \u2013 stanno investendo miliardi di dollari ogni anno per la realizzazione dell\u2019Iniziativa di difesa missilistica (Mdi), il cosiddetto \u2018scudo anti-missile\u2019, un sistema che combina radar a lungo raggio e missili balistici in grado di individuare e abbattere missili con testate nucleari, batteriologiche o chimiche. \u00abAbbiamo qualche dubbio che i missili iraniani o nordcoreani attraverserebbero la Polonia o la Repubblica Ceca\u00bb, ha sottolineato il generale Popovkin, rispondendo indirettamente alle rassicuranti affermazioni del sottosegretario di Stato americano Daniel Fried: \u00abRiteniamo che costruire un\u2019infrastruttura dello scudo anti-missile in Polonia e Repubblica Ceca rafforzerebbe in modo significativo le difese dell\u2019Europa\u00bb. E ancora, perch\u00e9 il presidente russo Vladimir Putin, come riportato in un articolo del Corriere della Sera dello scorso 11 febbraio 2007, intervenendo alla Conferenza per la Sicurezza, che dal 1962 riunisce ogni anno a Monaco di Baviera, in Germania, politici, militari ed esperti da tutto il mondo, ha dichiarato: \u00abAssistiamo oggi ad un uso quasi scatenato della forza nelle relazioni internazionali. Un Paese, gli Stati Uniti, ha superato in ogni senso i suoi confini nazionali. Ci\u00f2 \u00e8 molto pericoloso, perch\u00e9 nessuno si sente pi\u00f9 sicuro al riparo della legge internazionale e perch\u00e9 alimenta una corsa al riarmo, con molte nazioni decise a dotarsi dell\u2019arma nucleare\u00bb. Sempre Putin, nel suo intervento, ha affrontato la questione dell\u2019allargamento della Nato (North Atlantic Treaty Organization, cio\u00e8 Organizzazione del Trattato Nord Atlantico) ai confini europei della Russia. Sono state parole dure: \u00abL\u2019allargamento fino ai confini con la Russia \u00e8 un fatto grave, che riduce la fiducia reciproca. Non capisco che senso abbia aprire nuove basi e infrastrutture della Nato a Est, quando i veri pericoli globali sono il terrorismo e le armi di distruzione di massa. Abbiamo il diritto di chiedere dove siano finite le vostre garanzie, date quando venne sciolto il Patto di Varsavia, che non ci sarebbe stato alcuno stazionamento di truppe atlantiche a Est della Germania\u00bb. Il Presidente russo ha fatto riferimento ai progetti americani di utilizzare i territori della Repubblica Ceca e della Polonia per nuovi sofisticati sistemi antimissile: \u00abAbbiamo armi in grado di neutralizzare questi sistemi\u00bb, ha ammonito gli Usa e li ha anche messi in guardia su progetti di soluzione della questione del Kosovo che non soddisfino pienamente sia i serbi che i kosovari; una posizione non molto distante da quella assunta dal Primo Ministro tedesco Angela Merkel.<br \/>\nPer quanto riguarda la questione della minimizzazione del numero dei soldati statunitensi (al massimo 5 mila assicurano le autorit\u00e0 militari Usa) che dovrebbero prendere stanza in Vicenza, perch\u00e9 allora, nel Giornale di Vicenza del 17 gennaio 2007, Marino Quaresimin, ex sindaco di Vicenza e capogruppo della Margherita al Comune di Vicenza \u2013 quindi si deve ritenere ben informato \u2013 afferma: \u00abLa nuova base ha gi\u00e0 fatto richieste per forniture idriche pari a 30 mila abitanti, e molte falde acquifere vicentine sono in sofferenza. Solo i collegamenti per gli impianti di acqua e gas costerebbero 9 milioni di euro, che gli americani non pagherebbero\u00bb. L\u2019ex sindaco, gi\u00e0 che c\u2019\u00e8, fa anche un\u2019altra affermazione notevole, mostrando il suo totale disaccordo con il via libera di Prodi al raddoppio della base \u201cEderle\u201d nell\u2019area Dal Molin: \u00abDecidere, come sta facendo lui, di buttarla sull\u2019urbanistica locale, disinteressandosi di regalare un\u2019aeroporto a una base americana (e, si badi bene, non Nato), togliendolo alla citt\u00e0, sarebbe grave\u00bb. Ma allora la Caserma Ederle \u00e8 statunitense o \u00e8 Nato. Una domanda che serve solo a sapere se l\u2019Italia sta facendo un favore alla Nato o agli Usa, e non \u00e8 che la risposta possa lasciare indifferenti gli osservatori, magari in veste di giornalisti. Ma riportiamo anche un articolo di Liberazione del 19 gennaio 2007 nel quale si accenna alle discussioni nell\u2019aula consiliare di Vicenza, cito testualmente, \u00abSopra, in Sala Bernarda, (&#8230;) il consiglio comunale inizia a discutere di Dal Molin, con buona pace dell\u2019ordine del giorno. I consiglieri dell\u2019opposizione vogliono sapere se ci sar\u00e0 un referendum \u2013 bocciato \u2013 se si far\u00e0 comunque la megalottizzazione a fianco della nuova base e come faranno le aziende municipalizzate a far fronte alle richieste Usa di luce (impianto di 9 milioni di euro) e acqua (850 mila euro per tubi profondi 180 metri)\u00bb.<br \/>\nI piani per occupare l\u2019area del Dal Molin erano gi\u00e0 pronti dal marzo del 2005 (prevedono un costo complessivo finale di un miliardo di dollari) e si inseriscono nel pi\u00f9 complesso quadro di revisione strategica della dislocazione delle basi USA in Europa, dove Vicenza diverrebbe la base principale.<br \/>\nUn costo elevato, dunque, ma i lavori pi\u00f9 delicati \u2013 si tratta di installazioni militari \u2013 non possono che essere fuori capitolo e verranno affidati ad imprese affidabili (per gli Usa) e quindi non italiane o non controllate da italiani.<br \/>\nA proposito degli impianti civili, Il Giornale di mercoled\u00ec 24 gennaio 2007 rende noto che gi\u00e0 dal 17 novembre del 2006 la Marina militare Usa ha avviato la procedura che porter\u00e0 ad assegnare i lavori per ampliare la base militare di Vicenza. Infatti \u00e8 stato pubblicato su internet l\u2019avviso di un prossimo bando per assegnare le opere (pre solicitation notice). Le imprese interessate hanno tempo fino al 6 marzo per segnalarsi e chiedere informazioni. Il capitolato, pari a 310.150.000 euro, \u00e8 consultabile nel sito www.esol.navfac.navy.mil che \u00e8 quello della Naval Facilities Engineering Command della Us Navy, per accedere (c\u2019\u00e8 una bandierina italiana a guidarvi) dovrete prima creare un account. La gara per la selezione di offerte al massimo ribasso riguarda opere civili (che appunto non fanno parte di quelle non pubblicabili, semplicemente perch\u00e9 coperte dal segreto militare, naturalmente); case, magazzini, supermercati, strade, mense, impianti sportivi, negozi, un ufficio postale, un hotel, parcheggi, lavanderie, passaggi pedonali e aree verdi, recinzioni e controlli agli ingressi. Bene, fa notare, beffardamente l\u2019articolista de Il Giornale, fra le imprese che si sono autosegnalate per partecipare al bando di gara ci sono, testualmente riporto: \u00abtre coop, i colossi dell\u2019edilizia rossa: la Cmc (Cooperativa muratori cementisti) di Ravenna, la Cmr (Cooperativa muratori riuniti) di Ferrara e la Ccc (Consorzio cooperative costruzioni) di Bologna\u00bb. Non c\u2019\u00e8 altro da aggiungere, credo, il lavoro \u00e8 lavoro, e le cooperative, se sono edilizie, devono pur lavorare.<\/p>\n<p>Ma torniamo alla questione del Dal Molin.<br \/>\nI Generali USA assicurano che non \u00e8 loro intenzione usare la pista aerea del Dal Molin e che i soldati verranno spostati, da Vicenza ad Aviano, in pullman e di notte. \u2013 Tra Aviano (che viene considerato centro di impiego primario) e la base di Vicenza (che gli USA considerano \u201cin prossimit\u00e0\u201d della base di Aviano) ci sono un centinaio di chilometri. \u2013<br \/>\nEvidentemente i generali pensano che il Passante di Mestre, di notte, sia pi\u00f9 abbordabile, oppure immaginano gi\u00e0 esistente un percorso diverso ancora da costruire, oppure ancora, magari ipotizzano di utilizzare qualcosa di gi\u00e0 esistente, ma esistente ben sotto il piano stradale (No questo non si pu\u00f2 dire avevamo promesso di non \u201cscoperchiare\u201d la pianura quindi consideratelo come non detto).<br \/>\nCi sono appurate, almeno ufficialmente, difficolt\u00e0 di collegamento fra Aviano e Vicenza. Allora perch\u00e9 i militari USA vogliono proprio il Dal Molin.<br \/>\nIl Ministro degli Esteri D\u2019Alema ha rivelato marted\u00ec 16 gennaio durante la trasmissione di Ballar\u00f2 che il Governo si era anche premurato di offrire una vasta area vicina alla Base di Aviano. Almeno la 173\u00b0 brigata aerotrasportata si sarebbe trovata adiacente il suo centro di impiego primario. Niente da fare, hanno risposto i militari statunitensi, ormai \u00e8 troppo tardi, i progetti su Vicenza sono in avanzato stato di attuazione, o il Dal Molin o ce ne andiamo in Germania.<br \/>\nMa se veramente la questione \u00e8 lo stato ormai avanzato dei progetti attuativi perch\u00e9 minacciare di andarsene in Germania; forse hanno anche per la Germania dei progetti altrettanto avanzati come quelli in Italia? Oppure \u00e8 sotto il Dal Molin il motivo reale per cui un\u2019altra area non \u00e8 proponibile. Forse \u00e8 sotto il Dal Molin che ormai sono state costruite strutture funzionali all\u2019ufficiale raddoppio della Ederle. \u00c8 gi\u00e0 sotto, molto sotto, il Dal Molin la Ederle2 ?<br \/>\nLa minaccia di scegliere la Germania, come eventuale scelta obbligata, \u00e8 comunque lanciata. Forse \u00e8 un aiutino per un Governo italiano riottoso.<br \/>\nAllarme immediato degli oltre settecento civili italiani che viene dichiarato lavorano nella base Ederle di Vicenza: ci siamo anche noi ci fanno sapere.<br \/>\nCome se il governo, provvidamente, dovesse decidere di non permettere pi\u00f9 alla Telecom Italia di vessare gli Italiani con il Canone Telecom e diecimila lavoratori Telecom scendessero in piazza, giustamente come quelli della Ederle, per difendere il loro posto di lavoro. Bene voi avreste due scelte:<\/p>\n<p>   1. Per proteggere il loro posto di lavoro siete disposti a pagare vita natural durante un canone telefonico che nel passare degli anni ha gi\u00e0 ripagato, non so quante volte, la linea che da casa vostra arriva fino alla centralina (sempre aperta e abbordabile da chiunque potrebbe aggiungere qualche maligno osservatore che non vuole farsi gli affari suoi).<br \/>\n   2. Vi sta bene di non pagare pi\u00f9 il canone Telecom e premete sui vostri partiti di riferimento perch\u00e9 il governo si occupi in qualche modo della ricollocazione lavorativa degli scioperanti Telecom.<\/p>\n<p>Non vi chiedo che cosa scegliereste per evitare che i dimostranti lavoratori civili della Caserma Ederle (e i lavoratori Telecom potenzialmente in futura difficolt\u00e0) si sentano offesi, constatando che l\u2019interesse di tutti potrebbe prevalere sul loro, pur legittimo, interesse particolare.<\/p>\n<p>Il miracolo lo fa l\u2019ambasciatore Usa Ronald Spogli. Quali siano gli argomenti messi in campo, non \u00e8 dato sapere. Il sindaco di Vicenza Enrico H\u00fcllweck, a ridosso degli effetti dell\u2019articolo de L\u2019Espresso, aveva dichiarato che di fronte a quelle gravi notizie lui \u00e8 per il \u201cno\u201d; poi, attraverso la diplomazia collaterale di Silvio Berlusconi (\u00e8 pur sempre un ex Presidente del Consiglio), H\u00fcllweck ottiene udienza presso l\u2019ambasciatore degli Usa, quindi decide che si, il raddoppio della base si pu\u00f2 fare, sia il governo a dire \u201cno\u201d.<br \/>\nAnche Prodi non \u00e8 da meno. Il capo del Governo tergiversa (non \u00e8 una scelta facile, come \u00e8 intuibile), la cosa riguarda il comune di Vicenza, il governo si adeguer\u00e0.<br \/>\nL\u2019ambasciatore Spogli fa sapere, inviando un dossier al Governo, che a Washington aspettano una risposta in tempi brevissimi.<br \/>\nGli Usa premono perch\u00e9 l\u2019Italia dica con chiarezza se intende dare il benestare o no all\u2019ampliamento della base di Vicenza; indicano anche i tempi: entro il 15 gennaio, poi la scadenza sar\u00e0 prolungata al 19.<br \/>\n\u00c8 Prodi che rompe gli indugi; infatti il 17 gennaio, da Bucarest dove si trova in visita, dichiara: \u00abSto per comunicare all\u2019ambasciatore statunitense che il governo italiano non si oppone alla decisione, presa dal governo precedente e dal Comune di Vicenza, a che venga ampliata la base militare di Vicenza\u00bb, aggiunge che il suo Governo \u00absi era impegnato a seguire il parere della comunit\u00e0 locale\u00bb.<br \/>\nDue decisioni spiazzanti che non sai se elencare sotto il titolo \u201cfurbizia tattica\u201d o sotto il titolo \u201cintelligenza strategica\u201d.<br \/>\nIl passaggio del cerino fra il capo del Governo e il sindaco di Vicenza \u00e8 un passaggio finto perch\u00e9 il cerino non \u00e8 mai stato acceso.<br \/>\nIl Sindaco di Vicenza, Enrico H\u00fcllweck, ha sottolineato che il parere favorevole \u00e8 gi\u00e0 stato dato dal consiglio comunale e che la normativa attuale non prevede la possibilit\u00e0 di indire un referendum consultivo.<br \/>\nTutto risolto, dunque, anche se la popolazione di Vicenza \u00e8 stata privata del suo diritto di decidere, sia pure con un referendum consultivo, su una questione cos\u00ec delicata come il rafforzamento di una base militare sotto, dentro e intorno alla loro citt\u00e0.<br \/>\nLa risposta dei vicentini non si fa attendere. Viene costituito un presidio formato dal mondo eterogeneo della societ\u00e0 laterale e da settori consistenti della popolazione vicentina.<br \/>\nIl sito www.altravicenza.it raccoglie le iniziative dei cittadini vicentini che non vogliono sentirsi espropriati del loro diritto di decidere del loro futuro.<br \/>\nLe notizie che si rincorrono sulla stampa e nei telegiornali parlano del raddoppio di una base che deve accogliere altri militari, il cui compito \u00e8 intervenire nei vari scenari di guerra contro il terrorismo islamico, come viene confermato anche da esponenti militari statunitensi. I cittadini vicentini sono allarmati, e come potrebbero non esserlo.<br \/>\nQuello che non pu\u00f2 essere sottaciuto \u00e8 che l\u2019opposizione al raddoppio della base sta entrando nelle case dei cittadini non politicizzati, e sono tanti, della cittadina militarizzata che ormai \u00e8 divenuta Vicenza. Anzi, \u00e8 bene che le forze politiche si rendano conto che la sfiducia verso il consiglio comunale, che ha negato la parola ai cittadini su una questione cos\u00ec delicata, sta creando una crisi di rappresentanza che non pu\u00f2 essere ridotta, anzi minimizzata, ai pacifisti, agli ambientalisti e agli \u201cincazzosi\u201d strutturali (che sar\u00e0 bene smettere di criminalizzare in modo pregiudiziale).<br \/>\nSi sta formando, e non ha finito di strutturasi, un movimento di popolo che \u00e8 un illusione presumere che possa essere controllato da qualunque partito, anche questo \u00e8 bene che venga inserito nei tentativi di analisi di un movimento ancora in piena gestazione.<br \/>\nI giovani vicentini, anche quelli che frequentano le strutture religiose cattoliche, sono certamente attenti a quanto sta avvenendo e non sono per nulla intenzionati a rimanere in seconda fila e comunque non vogliono essere strumentalizzati.<br \/>\nUn movimento di popolo, dunque, nel quale le donne, anzi le famiglie intere, non rimangono silenziose, consapevoli come sono che dietro la questione della base Usa (e non Nato come ha affermato l\u2019ex sindaco Marino Quaresimin), si profila un futuro fosco, nel quale le nuove generazioni future percepiranno la pace solo come un sogno.<br \/>\nUn movimento di popolo, deciso e consapevole, che dimostra di saper reagire al tentativo di privare la citt\u00e0 di Vicenza del suo diritto ad un futuro sereno.<br \/>\nUna dura reazione che ricorda l\u2019opposizione alle basi militari che si \u00e8 sviluppata in Giappone, nel marzo del 2006. L\u2019aperta ribellione di migliaia di cittadini, associazioni, comunit\u00e0 locali contro le basi statunitensi in Giappone aveva assunto dimensioni inaspettate.<br \/>\nLe popolazioni locali si erano allarmate e preoccupate per gli effetti del gigantesco piano di ridislocazione delle forze armate Usa nei loro territori.<br \/>\nSe si realizzasse il piano riorganizzativo Usa della Base di Iwakuni (che si trova nella prefettura di Yamaguchi in Giappone centrale) non solo gli aerei della base raddoppierebbero raggiungendo le 130 unit\u00e0, ma la stessa base giapponese diverrebbe la pi\u00f9 grande base Usa a livello mondiale.<br \/>\n12 prefetture e 43 fra citt\u00e0 e villaggi (sono numeri grandi per il piccolo Giappone) si sono mobilitati contro il piano di ampliamento delle basi Usa approvate dal Governo (e potremmo anche ipotizzare che gli organismi militari non hanno avuto bisogno di giustificare il raddoppio e il gigantesco potenziamento con la necessit\u00e0 di attrezzarsi contro il terrorismo islamico).<br \/>\nLa reazione delle comunit\u00e0 locali, da Hokkaido ad Okinawa, al piano di nuova dislocazione sottoscritto dal governo \u00e8 stata dura e sorprendente. I governi locali a guida conservatrice, che pure avevano condiviso con il Governo il Trattato di Sicurezza Nippo-Statunitense ed avevano sostenuto la politica governativa della \u201ccoesistenza su una base di prosperit\u00e0\u201d, sotto la spinta delle loro popolazioni hanno negato il loro consenso all\u2019attuazione di quegli stessi piani militari nei loro territori.<br \/>\nIl 5 marzo, nella citt\u00e0 di Ginowan (prefettura di Okinawa), 35.000 persone hanno manifestato contro il progetto del governo di costruire una nuova base aerea presso la costa di Nago City ed hanno chiesto la chiusura della base di Futenma. I manifestanti lamentavano la circostanza che rispetto al 2003 i voli degli aerei statunitensi avevano superato il numero di 10.000.<br \/>\nIn quegli stessi giorni di un anno fa il governo Giapponese aveva concesso alla citt\u00e0 di Iwakuni la consultazione referendaria (negata, un anno dopo, ai vicentini).<br \/>\nInfatti la popolazione di Iwakuni, il 12 marzo 2006, era stata chiamata ad un referendum consultivo circa il rafforzamento delle basi USA.<br \/>\nIn modo inatteso, nonostante i quotidiani conservatori e i grandi mezzi di comunicazione invitassero alla prudenza, preoccupati che le relazioni fra Giappone e Stati Uniti potessero entrare in crisi a causa di manifestazioni di dissenso locali, si sono presentati ai seggi il 58,68 % degli aventi diritto. I \u201cno\u201d sono stati 43.433, i \u201csi\u201d 5.369.<br \/>\nIl Governo Italiano non dovr\u00e0 aspettarsi questa sconfessione. Infatti il Sindaco di Vicenza, supportato dalla maggioranza dei consiglieri comunali, ha gi\u00e0 negato ai vicentini il diritto di esprimersi con una consultazione. A meno che il Ministro dell\u2019Interno, oltre che preoccuparsi della presenza di facinorosi nella manifestazione del 17 febbraio, decida di costruire le condizioni normative per la consultazione referendaria sull\u2019ampliamento della caserma Ederle. Almeno si faccia come in Giappone a Iwakuni.<br \/>\nI problemi in comune che hanno le due citt\u00e0 rappresenterebbero una buona motivazione per un gemellaggio popolare. Anche in considerazione che le costituzioni italiana e giapponese hanno in comune un articolo che sancisce il rifiuto della guerra come mezzo risolutorio di controversie internazionali. (Non risulta che i rappresentanti del Paese che hanno imposto questa limitazione ne abbiano uno analogo nella loro costituzione, soprattutto dopo l\u201911 settembre).<br \/>\nVa comunque ricordato, come dovere di cronaca, che il Capogruppo del Partito Liberal Democratico (PLD) alla Camera Alta, Katayama Toranosuke, preventivamente, aveva dichiarato che \u00abSicurezza e difesa sono affari che riguardano il governo\u00bb e che, comunque, \u00abIl referendum costituisce un esempio di egoismo localistico\u00bb.<br \/>\nAnche in Italia, il giorno dopo la grande manifestazione del 17 febbraio a Vicenza, il Presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha dichiarato che la decisione \u00e8 ormai presa e che l\u2019ampliamento della base militare si far\u00e0. Che la consultazione referendaria sia concessa o no, i vicentini sono avvisati.<br \/>\nSabato 17 febbraio (di questo anno 2007 che nei progetti militari USA dovrebbe dare inizio ad una rimodellazione della presenza USA in Italia e quindi in Europa) si \u00e8 svolta una manifestazione che non pu\u00f2 essere sottovalutata. In corteo non c\u2019erano solo intere famiglie vicentine ma anche rappresentanti di organizzazioni italiane, europee ed extraeuropee. Questa manifestazione dimostra che i rappresentanti comunali del popolo vicentino hanno perso pezzi consistenti dei loro rappresentati. (Forse questo \u00e8 l\u2019unico argomento che potrebbe costringere il Governo a spingere per una parziale marcia indietro Usa su Vicenza).<\/p>\n<p>In quale lingua i partiti politici (che concordino o no con l\u2019ampliamento della base) parleranno ai vicentini, alla popolazione italiana, perch\u00e9 siano almeno comprensibili (accettabili \u00e8 altra questione) gli effetti locali delle decisioni geopolitiche e geostrategiche che l\u2019Italia ha assunto in appoggio al Paese militarmente pi\u00f9 potente, per ora, nello scacchiere mondiale.<br \/>\nUno spaccato della confusa lingua che i partiti, e i rappresentanti delle istituzioni, parlano quando si occupano del sistema Paese, \u00e8 rappresentato da quello che \u00e8 avvenuto recentemente intorno al comune di Susegana.<br \/>\nTra la fine di gennaio e i primi di febbraio dell\u2019anno in corso \u00e8 rimbalzata sulla stampa la notizia che nei pressi del Piave, nel comune di Susegana, mentre si stavano facendo lavori su un oleodotto militare, senza che gli uffici comunali ne fossero a conoscenza, erano stati ritrovati ordigni bellici inesplosi. Si tratterebbe, secondo gli articoli giornalistici, di un oleodotto che collegherebbe Vicenza con Aviano, sconosciuto agli uffici comunali, nelle cui tubature scorrerebbe carburante additivato per aerei militari.<br \/>\nApriti cielo fibrillazione generale.<br \/>\nCi sarebbero dunque le prove (l\u2019oleodotto militare sconosciuto) che gli USA avrebbero gi\u00e0 programmato l\u2019utilizzo militare dell\u2019Aeroporto Dal Molin, e questo nonostante le assicurazioni fornite da esponenti militari USA di primo piano.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, come poi si \u00e8 appurato, il diametro del tubo di circa 10 centimetri (circa 4 pollici) \u00e8 compatibile solo per l\u2019attraversamento dell\u2019alveo del Piave e per collegare due depositi di stoccaggio, certamente fra loro non troppo distanti; oppure ha la semplice funzione di collegare un deposito di stoccaggio ad un utilizzatore.<br \/>\nD\u2019altra parte, se effettivamente esistesse un oleodotto collegante Vicenza con Aviano, appunto distanti fra loro circa 100 chilometri, la tubatura dovrebbe avere un diametro almeno sei volte pi\u00f9 grande per garantire la resistenza e la durata nel tempo, oltre alla capacit\u00e0 di rispondere ad eventuali futuri incrementi di portata. Inoltre, non sarebbe una condotta diretta, ma sarebbe inframmezzata da stoccaggi sotterranei (che poi sarebbero dei centri di raccolta e distribuzione di altre condotte collegate ad altre strutture presenti lungo il percorso), oltre che da gruppi di pompaggio. Se poi, per esempio (cos\u00ec per ipotizzare) esistesse nel sottosuolo fra Aviano e Vicenza una rete di gallerie, le condotte sempre col principio della raccolta a grappolo (depositi a distribuzione stellare) potrebbero correre lungo le pareti delle gallerie per renderle facilmente controllabili e ispezionabili. Va da se che se cos\u00ec fosse, soprattutto in questi ultimi venti anni, non avrebbe senso costruire nuovi oleodotti troppo prossimi alla superficie, come quelli dei decenni precedenti, per i quali continua ad essere necessario scavare per raggiungerli e sottoporli a ordinaria e straordinaria manutenzione. Ma quanto davvero i velivoli di nuova generazione Usa sono dipendenti dai derivati del petrolio. I motori elettromagnetici o Magneto-Idro-Dinamici (MHD) per indicarne alcuni, dovrebbero da tempo aver superato il periodo di prova.<\/p>\n<p>Ma, tornando alle notizie di stampa, non \u00e8 da considerarsi eccezionale il ritrovamento di bombe inesplose. Soprattutto se consideriamo l\u2019intensit\u00e0 dei bombardamenti \u201calleati\u201d che ha dovuto subire, nel secondo conflitto mondiale, l\u2019area intorno ai ponti sul fiume Piave. Infatti, entrando nel Sito del Comune di Susegana, si apprende che sono state trovate altre bombe inesplose all\u2019interno di un cantiere in prossimit\u00e0 del Ponte della Priula e che per il 19 novembre 2006 era stata fissata la data dell\u2019allontanamento della popolazione, perch\u00e9 in sicurezza potesse avvenire il disinnesco degli ordigni.<br \/>\nLe notizie rimbalzate sulla stampa, riguardanti il ritrovamento dell\u2019oleodotto militare mostravano come ho sopra riportato evidenti incongruenze. Valeva la pena di chiedere un incontro con il Sindaco di Susegana, architetto Gianni Montesel. L\u2019intervista \u00e8 accordata e si svolge, non registrata, nell\u2019ufficio municipale del Sindaco.<br \/>\nQuello che \u00e8 emerso \u00e8 veramente stupefacente.<br \/>\nGli uffici comunali di Susegana vengono avvertiti, insieme alle autorit\u00e0 militari, che durante i lavori di scavo in prossimit\u00e0 del Piave sono stati trovati degli ordigni bellici inesplosi. Agli uffici comunali non risultava che, in quell\u2019area, ci fossero dei lavori di scavo in corso, quindi chiedono, come \u00e8 ovvio, spiegazioni. L\u2019impresa comunica che stava facendo dei lavori su un oleodotto Nato e che disponeva delle autorizzazioni necessarie senza aver bisogno di quelle comunali.<br \/>\nVale la pena, a questo punto, far parlare direttamente le notizie pubblicate sulla vicenda dell\u2019oleodotto Nato, presentandole e commentandole in ordine cronologico.<\/p>\n<p>Sabato 27 gennaio<br \/>\nIl Piave online pubblica un articolo sullo stoccaggio del Gas russo nel sottosuolo di Susegana. Il comune trevigiano di cui \u00e8 Sindaco l\u2019architetto Gianni Montesel. Il Sindaco si oppone al progetto della Snam di far passare il gasdotto a ridosso delle fondamenta del castello di Susegana. Poich\u00e9 il castello si trova in un\u2019area di interesse archeologico e paesaggistico il Sindaco propone, in alternativa, che la condotta, dal diametro di 60 centimetri (24 pollici), passi sotto il Piave. \u00c8 qui che appare l\u2019accenno all\u2019oleodotto militare. Il Sindaco semplicemente chiede che sia permesso l\u2019attraversamento del Piave anche al gasdotto Snam, cos\u00ec come \u00e8 stato permesso alla tubatura militare che, per di pi\u00f9, non ha avuto bisogno dei permessi locali e neanche di quelli dell\u2019autorit\u00e0 di Bacino. I lavori sulla condotta di carburante \u2013 di circa 10 centimetri di diametro (circa 4 pollici)\u2013 sono venuti a conoscenza delle autorit\u00e0 comunali, solo per la circostanza che, durante gli scavi, sono state trovate delle bombe inesplose. \u00c8 la presenza degli ordigni che ha costretto l\u2019impresa che stava lavorando sull\u2019oleodotto ad avvertire le autorit\u00e0 locali perch\u00e9 fossero rimosse. Nell\u2019articolo la frase attribuita al Sindaco \u00e8 la seguente: \u00abNoi diciamo che la soluzione vada trovata lungo il tracciato del Piave perch\u00e9 pi\u00f9 breve e meno impattante, ma l\u2019Autorit\u00e0 di Bacino del fiume ha detto che non si pu\u00f2 fare. \u2013 afferma Montesel \u2013 Va per\u00f2 detto che solo qualche mese fa \u00e8 stata trovata una bomba, proprio mentre veniva posata la condotta per un oleodotto militare che attraversa proprio il Piave. Se non si trovava la bomba nessuno sapeva nulla. Allora \u00e8 solo una questione di volont\u00e0 politica, per cui faccio appello ai parlamentari della nostra provincia e ai consiglieri regionali per far s\u00ec che quello che \u00e8 possibile alla Nato sia fattibile anche per una comunit\u00e0 di cittadini che chiede di essere ascoltata\u00bb.<\/p>\n<p>Il Sindaco di Susegana, si \u00e8 semplicemente tolto qualche sassolino dalla scarpa. Da una parte c\u2019\u00e8 la concretezza di un oleodotto militare (circa 4 pollici) che attraversa il fondo del fiume senza nessun impedimento normativo, dall\u2019altra c\u2019\u00e8 un gasdotto della Snam che dovrebbe attraversare un\u2019area di interesse storico, archeologico, paesaggistico e che il comune di Susegana propone in alternativa che passi sotto l\u2019alveo del Piave per proteggere l\u2019integrit\u00e0 del suo territorio, in mezzo c\u2019\u00e8 l\u2019autorit\u00e0 di bacino che usa pesi e misure elastici quando deve occuparsi di un oleodotto militare, e, invece, pesi e misure rigidi quando deve occuparsi di un gasdotto civile, certo di 24 pollici di diametro (d\u2019altra parte \u00e8 gas non carburante) e non tiene minimamente conto che le motivazioni della deviazione proposta hanno semplicemente la finalit\u00e0 di proteggere aree a vincolo paesaggistico e archeologico. Tutto qui.<\/p>\n<p>Domenica 28 gennaio<br \/>\nIl Gazzettino di Treviso riprende la notizia de \u201cIl Piave\u201d.<br \/>\nIl Gazzettino, travisando le affermazioni del Sindaco, afferma che la bomba \u00e8 stata trovata a novembre (in realt\u00e0 \u00e8 un\u2019altra bomba), mentre l\u2019evento collegato con l\u2019oleodotto Nato si \u00e8 verificato a ottobre del 2006.<br \/>\nLuned\u00ec 29 gennaio<br \/>\nLa Tribuna di Treviso pubblica un articolo dal titolo: \u201cSul Piave oleodotto per le basi Usa\u201d e dal sottotitolo: \u201cSindaco scopre per caso la Aviano-Vicenza, \u00e8 bufera. Quindi improvvisamente appare sul Piave un oleodotto che serve di cherosene le basi di Aviano e di Vicenza. Un esponente di Rifondazione Comunista comunica che \u00abquesto oleodotto sar\u00e0 uno dei punti cardine del dibattito (&#8230;) Il potenziamento dell\u2019oleodotto, pare, direttamente collegato al raddoppio delle basi militari di Vicenza\u00bb. Dopo il Bomba-day del 19 novembre i lavori sulla condotta sono ripresi e alacremente portati a termine. Intanto l\u2019ufficio del magistrato delle acque insiste a considerare inammissibile una analoga operazione per il gasdotto della Snam.<\/p>\n<p>La questione ha preso improvvisamente una piega inattesa che in nessun modo pu\u00f2 essere addebitata alle dichiarazioni del sindaco Gianni Montesel. E il rimbalzo mediatico fa evidentemente il resto.<\/p>\n<p>Luned\u00ec 29 gennaio<br \/>\nNella seduta n\u00b0 99 del 29 gennaio 2007, Severino Galante, deputato dei Comunisti Italiani e componente della Commissione Difesa della Camera presenta una interrogazione parlamentare a risposta scritta, indirizzata al Ministro della Difesa. La premessa dell\u2019interrogazione si basa su notizie di stampa, dalle quali si sarebbe venuti a conoscenza che sarebbe stato consentito il potenziamento dell\u2019oleodotto Vicenza-Aviano, che \u00abcorre nella golena del Piave, per trasportare cherosene additivato, finora usato per far decollare gli aerei dell\u2019avamposto della base Nato ad Aviano.\u00bb (&#8230;) \u00abLa scoperta di questo mega oleodotto \u2013 continua l\u2019interrogazione \u2013 sembra essere avvenuta in modo del tutto casuale durante il mese di ottobre, in occasione delle operazioni di disinnesco di alcuni residuati bellici della seconda guerra mondiale rinvenuti in zona; i tubi delle suddette condotte sembra siano tutti nuovi, del diametro di una ventina di centimetri\u00bb. L\u2019interrogante chiede se il governo \u00e8 a conoscenza di questi lavori e in che modo riterr\u00e0 di poter appurare se il cherosene servir\u00e0 alla base di Vicenza, proveniente dalla base di Aviano, o viceversa.<\/p>\n<p>\u00c8 legittimo predisporre una interrogazione parlamentare sulla mera base di notizie di stampa se l\u2019interrogante non ha modo di accedere direttamente all\u2019origine delle informazioni apparse sulla stampa. E quindi non si pu\u00f2 che rimanere stupiti nel constatare che un deputato della Repubblica e componente della Commissione Difesa della camera non abbia potuto direttamente acquisire le informazioni corrette che gli avrebbero permesso di basare una sua eventuale interrogazione su documentazione inoppugnabile.<\/p>\n<p>Marted\u00ec 30 gennaio<br \/>\nIl Messaggero Veneto titola \u201cLavori all\u2019oleodotto Aviano-Vicenza, \u00e8 polemica\u201d, e sottotitola: \u201cI sindaci non ne sanno nulla, la questione in Parlamento: interventi senza autorizzazione. La rete dovrebbe rifornire di cherosene la nuova base Usa raddoppiata in Veneto\u201d. \u00abSecondo i Comunisti Italiani \u2013 prosegue l\u2019articolo, si tratterebbe addirittura di un raddoppio delle dimensioni delle condotte\u00bb. Nell\u2019articolo c\u2019\u00e8 anche una pesante dichiarazione dell\u2019On. Galante: \u00abApprendiamo la notizia che sarebbero in corso nel trevigiano dei lavori per il potenziamento dell\u2019oleodotto che collega la base Nato di Aviano con la Base Usa stanziata a Vicenza. \u2013 spiega Galante \u2013 Sembra che i suddetti lavori per l\u2019ampliamento di questo oleodotto, sottoposti al segreto militare, siano stati autorizzati alla Nato per trasportare il cherosene additivato finora usato per far decollare gli aerei dall\u2019avamposto friulano\u00bb.<br \/>\nGioved\u00ec 1 febbraio<br \/>\nSul sito del Ministero della Difesa viene pubblicato un comunicato stampa del Ministro Arturo Parisi. La prima riga del comunicato recita: \u201cPrecisazioni Ministero Difesa su lavorazioni oleodotto NATO-Vicenza-Aviano\u201d. \u00abIn merito alle notizie riportate recentemente da organi di stampa, riguardo a lavorazioni definite di natura riservata relative ad un oleodotto NATO\u00bb, il comunicato informa che: \u00abil sistema NATO POL (Petroleum Oil e Lubricant), totalmente finanziato dalla NATO, \u00e8 stato realizzato, sul finire degli anni sessanta, allo scopo di alimentare con carburante per aerei e mezzi terrestri alcuni aeroporti militari principali del nord-nord est. In particolare quelli di Ghedi (BS), Villafranca (VR), Istrana (TV), Aviano (PN), Rivolto (UD) e Cervia (RA). Si sottolinea che l\u2019aeroporto \u201cDal Molin\u201d di Vicenza non \u00e8 alimentato da tale rete\u00bb. Inoltre il comunicato afferma che: \u00abl\u2019oleodotto attraversa 6 regioni, 17 province e 136 comuni, il suo tracciato \u00e8 segnato in superficie da cartelli indicatori (uno ogni 200 metri) con la dicitura \u201cAmministrazione dello Stato\u201d e quindi non riveste carattere di segretezza; (\u2026) i lavori ai quali fanno riferimento le notizie di stampa sono relativi alla messa in sicurezza di un tratto subalveo del Piave che, per la sua particolare collocazione, subisce le evoluzioni naturali del letto del fiume; l\u2019esecuzione dei lavori \u00e8 stata autorizzata dalla Regione Veneto e l\u2019Ufficio del Genio Civile di Treviso, a conoscenza dell\u2019attivit\u00e0, ne ha dato comunicazione alla Difesa nel giugno del 2006.\u00bb<\/p>\n<p>Il titolo del comunicato fa riferimento ad un oleodotto Nato Vicenza-Aviano e, dal resto del comunicato, riceviamo l\u2019informazione che l\u2019Aeroporto Dal Molin di Vicenza semplicemente non \u00e8 alimentato dal \u201cSistema Nato Pol\u201d. Come va interpretato questo comunicato stampa ufficiale del nostro ministro della Difesa.<\/p>\n<p>Venerd\u00ec 2 febbraio<br \/>\nChi entra, in questa giornata, nel sito del Giornale online trova il seguente titolo: \u201cReplica del Governo al senatore dei Comunisti Italiani Severino Galante. L\u2019infrastruttura della Nato non \u00e8 collegata al potenziamento delle basi.\u201d Il ministro: \u00abNon \u00e8 segreto, non va a Vicenza\u00bb. Continua la guerra al gasdotto.<\/p>\n<p>Tralascio il resto dell\u2019articolo che \u00e8 comunque sintetizzato nel titolo. Chi legge noter\u00e0 che il Deputato Severino Galante \u00e8 diventato improvvisamente Senatore. \u00c8 evidente che l\u2019articolo fa riferimento al comunicato stampa sopra riportato. Ma il comunicato non \u00e8 una risposta al Senatore Severino Galante, che poi \u00e8 un Deputato, ma ha lo scopo, come spiega lo stesso titolo, di fornire precisazioni sull\u2019oleodotto Nato Vicenza-Aviano \u00abIn merito alle notizie riportate recentemente da organi di stampa\u00bb. \u00c8 probabilmente questo titolo che trae in errore (come vedremo poi) chi cerca informazioni nella rete, in questa giornata, sulla questione dell\u2019oleodotto Nato \u201csegreto\u201d \u201cscoperto\u201d a Susegana.<\/p>\n<p>Mercoled\u00ec 7 febbraio<br \/>\nIl Giorno, a pag. 13, ospita l\u2019intervento del Generale Mario Arpino ancora sulla questione dell\u2019oleodotto che collegherebbe Aviano con Vicenza. Il Generale Mario Arpino \u00e8 stato Capo di Stato Maggiore della Difesa dal 15 febbraio 1999 al 31 marzo 2001. Incarico attualmente ricoperto dall\u2019Ammiraglio Giampaolo Di Paola.<br \/>\nAttualmente Mario Arpino \u00e8 Presidente di Vitrociset. L\u2019agenzia NATO NETMA ha affidato a Vitrociset l\u2019incarico di sviluppare e gestire il sistema informativo-logistico per la gestione di materiali, la manutenzione e la pianificazione dell\u2019attivit\u00e0 dell\u2019Eurofighter 2000, il caccia che costituir\u00e0 la base della difesa aerea europea. Vitrociset \u00e8 uno dei maggiori gruppi italiani, per dimensione e know-how, operante nell\u2019alta tecnologia informatica ed elettronica e nella logistica integrata, come si legge nel suo sito ufficiale. L\u2019intervento del Generale Arpino \u00e8 fortemente ironico nei confronti del Sindaco di Susegana che \u201cha scoperto casualmente\u201d un oleodotto Nato \u201cdiabolicamente omesso di dichiarare\u201d ma lo stesso Sindaco, \u201cl\u2019architetto Gianni Montesol\u201d scrive il Generale, dovrebbe essere ben a conoscenza dei proventi derivanti dalle Servit\u00f9 Militari. Il Generale prosegue mantenendo il tono ironico: Per \u00abevitare (\u2026) errori e (\u2026) brutte figure i personaggi pubblici dovrebbero documentarsi\u00bb. Riferendosi chiaramente al \u00absenatore Severino Galante dei Comunisti Italiani\u00bb e al sindaco di Susegana.<br \/>\nQuindi i lettori de Il Giorno vengono informati che nel nord Italia esiste un sistema di oleodotti, il Nips Northern Italy Pipeline System \u201cche si estende per una lunghezza di circa 900 chilometri\u201d, dividendosi convenzionalmente in tre rami, dal terminale marino di La Spezia alle aree Pol di Udine e San Giorgio di Cesena (Forl\u00ec) passando per il nodo di Collecchio (Parma). Come ogni sistema di questo tipo, anche quello italiano \u00e8 composto da punti di introduzione del combustibile, depositi di stoccaggio, gruppi di pompaggio, rete di oleodotti, punti di distribuzione. Poi, il Generale, affonda il colpo di fioretto: \u00abIl Nips \u00e8 una risorsa nazionale, che serve aeroporti militari e civili italiani e che \u00e8 stato a suo tempo finanziato con fondi infrastrutturali della Nato, cui l\u2019Italia, a suo tempo, partecipava solo in misura esigua. In quanto all\u2019aeroportino di Vicenza, sul quale si continua scientemente a equivocare, \u00e8 sotto gli occhi di tutti che non potr\u00e0 mai ospitare n\u00e9 far operare reparti militari di caccia-bombardieri\u00bb. \u00abAh, dimenticavo: \u2013 conclude il Generale Mario Arpino \u2013 queste informazioni, non classificate, le ho prese dal Nato Handbook, edizione 2001, pubblicato anche in lingua italiana e largamente diffuso, in quanto viene regalato ai visitatori. Anzi, per chi volesse saperne di pi\u00f9 sugli oleodotti della Nato, a pagina 309 c\u2019\u00e8 un esplicito invito a scrivere a Central Europe Pipeline Management Agency (CEPMA), BP Versailles, France \u2013 Tel. \u2013 Fax. Possono servirsene anche i sindaci e i senatori.\u00bb<\/p>\n<p>Insomma la questione dell\u2019oleodotto che raggiunge il Dal Molin \u00e8 definitivamente cancellata da questo intervento anche se, vorrei far notare, senza enfasi, a chi ha avuto il grande onere ed onore di ricoprire la pi\u00f9 alta carica militare del nostro paese dopo quella del Presidente della Repubblica che \u00e8 anche a capo delle nostre Forze Armate, che il Sindaco di Susegana si chiama Gianni Montesel e non Montesol (anche se questo potrebbe essere un refuso di stampa de Il Giorno), e che Severino Galante \u00e8 un Deputato della Repubblica e non un Senatore (ma anche questo errore potrebbe essere stato indotto da erronee informazioni contenute nelle notizie di stampa e diffuse nella rete internet). Per il resto anche il nostro Generale Arpino ha voluto cogliere l\u2019occasione, avvolgendola di simpatica ironia, per togliersi qualche sassolino dalle scarpe; proprio come il Sindaco di Susegana Architetto Gianni Montesel.<\/p>\n<p>Ma aldil\u00e0 delle diverse lingue politiche che si odono intorno alla vicenda Dal Molin, dovremmo fare lo sforzo di guardare oltre Vicenza. Dovremmo cercare di comprendere quali siano le reali motivazioni della riorganizzazione militare Usa nel mondo, e quindi anche nel nostro Paese.<br \/>\nLa frase che meglio raccoglie il senso di quanto sinteticamente cerco di esprimere \u00e8 la seguente: \u201cGli Stati Uniti d\u2019America vogliono il pieno controllo della terra\u201d. Ed \u00e8 privo di interesse giustificare questa frase con l\u2019esigenza di una grande potenza di stare sicura dentro i propri confini.<br \/>\nI mezzi, gi\u00e0 prepotentemente visibili, che si stanno utilizzando per ottenere questo controllo sono quelli connessi alla finanza, all\u2019informazione, al commercio, \u2013 (vedi il WTO \u2013 World Trade Organization, commercio e democrazia, si sa, camminano sempre insieme soprattutto con l\u2019appoggio esterno delle Organizzazioni non Governative) \u2013 alla sofisticata tecnologia (controllo del clima, radar satellitari molto speciali che vi possono spiare dentro casa, oltre che guardare sotto terra, e potrebbero addirittura gi\u00e0 esistere aeroporti sotterranei a trasduzione \u2013 visto che intorno a Vicenza qualcuno afferma di aver avuto l\u2019impressione di veder scomparire improvvisamente aerei militari che sembravano in atterraggio: e chiss\u00e0 se ne sa qualcosa il manifestante travestito da ufficiale della flotta stellare di Star Trek che, durante l\u2019imponente manifestazione del 17 febbraio u.s. a Vicenza, sfilava mostrando un cartello con su scritto: \u00abHanno promesso niente aerei ma hanno gi\u00e0 il teletrasporto?\u00bb.)<br \/>\nUsare tutti i mezzi e piegarli, a tutti i costi, alle esigenze egemoniche militari Usa. A tutti i costi, da quel che si vede, anche a costo di scontrarsi con alleati atlantici come l\u2019Europa (sono di dominio pubblico, per esempio, le differenti visioni della geopolitica e dei conseguenti riflessi militari espresse della Francia e della Spagna) e il Canada (\u00e8 noto il disaccordo canadese all\u2019occupazione militare aereo navale degli Usa del passaggio a nord-ovest reso ancora pi\u00f9 importante e strategico dallo scioglimento in atto dei ghiacci dell\u2019artico per il controllo dell\u2019Eurasia, \u2013 e parte dell\u2019Europa \u00e8 gi\u00e0 sotto pressione egemonica statunitense).<br \/>\nA proposito della Nato, dovremmo chiederci quanto sia condizionata dalle scelte geopolitiche degli Usa e, quindi, quali azioni potrebbe autonomamente intraprendere, se in disaccordo con gli Usa. E ancora, le nostre forze armate quanto sono dipendenti da quelle Usa e quanta autonomia reale hanno nel controllo del territorio nazionale, e non solo sulla superficie del territorio e dei mari. Il fatto, per esempio, che gran parte delle risorse destinate alla difesa sono utilizzate per missioni all\u2019estero dimostra che la dipendenza da scelte militari esterne \u00e8 gi\u00e0 in atto. La presenza di truppe all\u2019estero, quantunque presentate con l\u2019assurdo termine \u201ctruppe di pace\u201d, potrebbe in realt\u00e0 mostrare l\u2019evidenza che le nostre forze armate si stanno strutturando come supporto di altri e superiori organismi militari e che, sempre meno, avranno, da sole, il reale controllo dell\u2019intero territorio nazionale.<br \/>\n\u00abSono padroni a casa nostra\u00bb, riferendosi ai militari Usa, gridava nel consiglio comunale di Vicenza Emilio Franzina, prima di dimettersi per protesta da capo gruppo di Rifondazione Comunista.<br \/>\nC\u2019\u00e8 il dubbio che quello che accade a Vicenza rappresenti, appena visibile, l\u2019estensione sottaciuta dell\u2019applicazione dell\u2019art. 11 della nostra costituzione, proprio quello richiamato dai nostri simpatici pacifisti, oltre che nella tutt\u2019ora piena vigenza di \u201caccordi\u201d segreti militari imposti alla sconfitta Italia dal principale fra i paesi vincitori della seconda guerra mondiale.<br \/>\nQuale Governo ammetterebbe, palesemente, di essere impedito ad utilizzare in pieno il mandato ricevuto con regolari elezioni democratiche a causa di limitazioni esterne della sovranit\u00e0 sul proprio territorio nazionale. (Non abbiamo ancora visto rimbalzare sulla stampa lamentele del presidente iracheno sulle limitazioni di sovranit\u00e0 che il suo governo ha sul territorio occupato da truppe straniere).<\/p>\n<p>Art. 11<br \/>\nL\u2019Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libert\u00e0 degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parit\u00e0 con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranit\u00e0 necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.<\/p>\n<p>Se chi legge provasse ad immaginare, o ad osservare se ne ha uno vicino, un mappamondo e ponesse dei piccoli segnali colorati autoadesivi (quelli che si usano anche per selezionare con dei colori i libri, per intenderci) su tutti i territori dove gli Usa hanno piazzato delle loro basi militari, partendo dalla caduta dell\u2019Unione Sovietica e continuando dopo l\u2019attentato alle torri gemelle fino ai giorni nostri, si renderebbe conto, inequivocabilmente, che l\u2019obiettivo militare Usa \u00e8 quello di circondare e penetrare l\u2019area geografica Eurasiatica (un terzo della popolazione mondiale, un quarto delle terre emerse, tanto per comprendere le grandezze in gioco).<br \/>\n\u00c8 il rifiuto strategico statunitense di accettare un mondo multipolare che ha spinto la Russia, la Cina e l\u2019India a stringere una serie di accordi di collaborazione e di sostegno politico reciproco. Accordi che comprendono non solo scambi commerciali, economici e tecnologici ma anche accordi militari nel settore missilistico e aereo-spaziale. Si stanno determinando confronti non proprio agonistici che potrebbero, purtroppo, creare le premesse future di uno scontro che, da tecnologico come \u00e8 attualmente, potrebbe trasformarsi in aperto scontro militare quando uno dei due sfidanti dovesse ritenere di avere il livello tecnologico necessario alla vittoria finale.<br \/>\nIl fatto per esempio che la riorganizzazione militare Usa deve concludersi entro il 2010 \u2013 (vedi i tempi finali previsti per la riorganizzazione militare Usa vicentina) \u2013 avr\u00e0 un significato tattico\/strategico che dovr\u00e0 pur essere approfondito.<br \/>\nIntanto prendiamo atto che i tre pi\u00f9 grandi Paesi dell\u2019Eurasia stanno collaborando per la costruzione di nuovi motori per aeri, centrali nucleari, missili a lunga gittata, oltre che su vettori spaziali, anche con l\u2019obiettivo di raggiungere la Luna. Anche se va precisato che la Cina intende costruire da sola entro il 2007 la sua prima stazione spaziale.<br \/>\nLa Cina, recentemente, ha accecato con un cannone laser un satellite spia statunitense, ha abbattuto un proprio satellite obsoleto in orbita con un missile. Il Paese del celeste impero, che ha fatto progressi incredibili in pochissimi anni, \u00e8 solo dal 2003 che ha iniziato a lanciare e a mettere in orbita capsule con astronauti.<br \/>\nAssume quindi un preciso significato l\u2019intenzione di \u00abnegare lo spazio ad altri se necessario\u00bb, frase che appare nei documenti ufficiali della US Space Command. Lo spazio esterno alla Terra (e chi gi\u00e0 lo percorre?) \u00e8 il vero motivo di frizione fra Usa da una parte e Cina e Russia dall\u2019altra. Chi avr\u00e0 la capacit\u00e0 di occupare e controllare militarmente lo spazio esterno alla terra avr\u00e0 anche il controllo della stessa terra (sempre che esistendo \u201cchi gi\u00e0 lo percorre\u201d sia d\u2019accordo).<br \/>\nEcco quindi assumere motivazione il gigantesco piano di armamento della Cina volto a scoraggiare gli obiettivi dell\u2019accerchiamento militare Usa. Durante il vertice della societ\u00e0 dell\u2019informazione (Wsis), tenutasi il 17 novembre del 2005 a Tunisi, la Cina \u00e8 stata fra i paesi promotori della proposta di portare la rete Internet, considerata ormai patrimonio mondiale dell\u2019umanit\u00e0, sotto il controllo dell\u2019ONU. Internet, infatti, \u00e8 nata nell\u2019ambito della ricerca militare (e si sa i militari quando cedono qualcosa ai civili vuol dire che, tecnologicamente, hanno superato di gran lunga quello che hanno ceduto). Attualmente la rete appartiene ad una societ\u00e0 privata (la Icann) che gestisce il nodo fondamentale &#8211; e quindi tutte le diramazioni internazionali degli indirizzi web e domini. Questa societ\u00e0 risponde unicamente al ministero del Commercio Usa. Naturalmente il rappresentante Usa si \u00e8 opposto a che Internet venisse posta sotto il controllo dell\u2019ONU, mentre ha accettato che venisse costituita una commissione che studi il problema e proponga delle soluzioni. Se ne riparler\u00e0 al prossimo vertice: tutto rinviato al 2010 (ancora!).<br \/>\nLa Russia, la Cina e l\u2019India tengono regolarmente esercitazioni militari comuni. I Rapporti nei settori strategici civili e militari (energia, ricerche di alta tecnologia nel campo spaziale e militare), si sono in questi ultimi due anni pi\u00f9 che consolidati.<br \/>\nLo storico trattato di amicizia firmato fra Russia e Cina, il 16 luglio 2001, si \u00e8 dimostrato profetico e strategico insieme, se nello sfondo si pone l\u2019attentato alle torri gemelle dell\u201911 settembre di quello stesso anno. \u00c8 infatti da quella data che ha iniziato a modificarsi la strategia geopolitica Usa.<br \/>\nRicorderete lo strano terremoto sottomarino che, nel dicembre del 2004, ha colpito il Golfo del Bengala con un disastroso Tsunami. Uno Tsunami molto particolare che pur non toccando le pi\u00f9 vicine coste australiane ha invece colpito le pi\u00f9 lontane coste del Kenia e della Somalia. Ebbene potrete trovare nella rete delle note scientifiche che mettono in discussione la \u201cnaturalit\u00e0\u201d dell\u2019evento ponendo in vece il grave dubbio che il disastro asiatico sia l\u2019effetto di nuove armi a disposizione dei militari Usa. Tanto che l\u2019India, che ha ricevuto immediati aiuti sia dalla Cina che dalla Russia, ha ingiunto alle forze occidentali (Usa in testa) di stare lontano dai suoi territori (una delle aree colpite, a ridosso del Golfo del Bengala, \u00e8 per l\u2019India una vasta zona militare).<br \/>\n\u00abNoi prevarremo\u00bb ha dichiarato, in modo sibillino, il Presidente degli Stati Uniti, Bush, in una conferenza stampa improvvisata dopo quattro giorni dalla catastrofe asiatica, dal suo Ranch a Crawford nel Texas. Bush \u00e8 stato costretto ad intervenire a causa di una lapidaria accusa di disinteresse del Washington Post, che lo ha accusato di essere l\u2019unico leader mondiale che se ne stava in vacanza mentre il mondo intero era in lutto.<br \/>\nDalla tragedia delle torri gemelle gli Usa hanno dato avvio ad una politica a tappe forzate tendente ad incrementare la nascita di micro staterelli etnico-confessionali.<br \/>\nLe prove generali sono state fatte in Jugoslavia. In nome della protezione etnica \u00e8 stato distrutto un paese multietnico proprio di fronte alle nostre coste adriatiche.<br \/>\nL\u2019Italia, affaccendata da tangentopoli, non \u00e8 stata in grado di occuparsene. Anzi se ne \u00e8 occupata dopo, partecipando alla guerra alla Serbia mobilitata militarmente perch\u00e9 non voleva perdere la regione del Kosovo, culla del cristianesimo ortodosso (come se noi non volessimo perdere il Lazio per intenderci).<br \/>\nPer cogliere le metodologie statunitensi volte a determinare la rottura delle unit\u00e0 interregionali funzionali alle esigenze di un impero (\u201cdividi i popoli e governali\u201d era il motto dell\u2019impero romano) \u00e8 sufficiente ricordare quello che ha dichiarato l\u2019allora Presidente del Consiglio Massimo D\u2019Alema nella trasmissione televisiva Porta a Porta, nella notte fra il 6 e il 7 marzo 2006 alle ore 24,15: \u00abDurante la guerra nei Balcani (il Kosovo) gli Stati Uniti favorivano l\u2019entrata di guerriglieri fondamentalisti a fianco dei combattenti musulmani contro i serbi. Noi facemmo notare il pericolo futuro di questa scelta, ma gli americani continuarono nel loro operato e dopo si vide quanto questa scelta fosse pericolosa\u00bb ha detto sostanzialmente il ministro degli Esteri in carica.<br \/>\nL\u2019evidenza dimostra che non era una scelta tattica, ma una decisione precisa e strategica, che \u00e8 stata applicata anche in altre circostanze. Una tattica che non va limitata alla penetrazione subdola di combattenti islamici fondamentalisti. Anche far entrare persone ben addestrate, al seguito delle Organizzazioni non Governative, dentro i paesi a ridosso della Russia, come per esempio l\u2019Ucraina (la rivoluzione arancione) potrebbe far emergere meglio la tattica virale utilizzata.<br \/>\nL\u2019assordante rumore del rimbombo mediatico della guerra al terrorismo nasconde le vere motivazioni di una riorganizzazione e ricollocazione delle truppe Usa nel mondo dentro e intorno all\u2019Eurasia. Le Forze armate Usa si stanno preparando ad utilizzare nuove e pi\u00f9 sofisticate armi, non solo di natura elettronica, o genetico-chimica (si parla anche di micro bombe di antimateria), nel prossimo conflitto armato in gestazione.<br \/>\nCome in un mastodontico gioco, simile al nostro Risiko, le truppe \u2013 pi\u00f9 Usa che Nato \u2013 hanno occupato prima l\u2019Afghanistan, dove hanno piazzato le loro basi militari sotterranee (a ridosso della Cina e non solo, provvisoriamente, a ridosso dell\u2019Iran). Gli Usa hanno quindi iniziato ad occuparsi dei Paesi caucasici (e del loro petrolio), orfani del defunto impero sovietico, poi, hanno occupato l\u2019Iraq. \u00c8 credibilmente ipotizzabile che anche in Iraq (come in Italia e in Giappone) siano state costruite basi militari sotterranee, e, in questo caso, quanto potrebbe essere credibile che abbiano occupato profondi siti collegati all\u2019antica Babilonia, resi, da tempo, visibili dai loro speciali radar satellitari. Ipotesi naturalmente.<br \/>\nGli aerei militari Usa che sorvolano il confine fra Iraq e Iran (dopo che, come pubblica Panorama del 15 febbraio u.s., un rapporto segreto dell\u2019opposizione interna iraniana di oltre 12 mila pagine dimostrerebbe che l\u2019Iran fornisce uomini, fondi e armi alle milizie sciite in Iraq) non sono certamente partiti da Aviano, perch\u00e9, a distanza di quattro anni dall\u2019occupazione militare dell\u2019Iraq, hanno ormai costruito i loro aeroporti militari, perfettamente operativi, anche in territorio iracheno. Senza contare le portaerei che stazionano nei dintorni e, soprattutto la super base Usa in Qatar, che \u00e8 l\u00ec a due passi. E poi, se proprio gli Usa ritenessero necessario sferrare un attacco aereo sull\u2019Iran, per esempio, non sarebbero pi\u00f9 convenienti, come distanza appunto (la Sicilia \u00e8 pi\u00f9 vicina all\u2019Iran del nord-est d\u2019Italia), le basi terrestri, sotterranee e sottomarine che gli Usa hanno in Sicilia e dintorni? Davvero a Vicenza e ad Aviano \u00e8 stata affidata una funzione antiterroristica islamica, o piuttosto sono state, invece, inserite nella pi\u00f9 complessa riorganizzazione delle strutture militari Usa che hanno come obbiettivo principale il contenimento e la pressione militare sulla Russia.<br \/>\nDurante il conflitto fra Israele e il Libano, causato del rapimento di militari israeliani ad opera dell\u2019esercito privato degli Hezbollah, un missile israeliano ha colpito una postazione ONU uccidendo i quattro osservatori che stavano all\u2019interno. L\u2019osservatore canadese, maggiore Hess Von Krodner, uno dei quattro osservatori uccisi (gli altri tre erano un austriaco, un cinese e un finlandese), aveva inviato una e-mail al suo ex-comandante, sei giorni prima. Aveva scritto che gli Hezbollah facevano uso della postazione dell\u2019Onu, dove si trovava come osservatore con gli altri tre militari ONU, per sparare contro il territorio israeliano.<br \/>\nEsattamente ecco cosa ha scritto: \u00abCi\u00f2 che posso dirti \u00e8 che la nostra postazione si trova al centro degli scontri tra gli israeliani e gli Hezbollah, i cui uomini circolano tutto attorno, e la usano come riparo per sparare contro Israele. La nostra postazione \u00e8 stata sotto il fuoco diretto e indiretto delle due parti, sia artiglieria sia bombardamenti dal cielo. Un proiettile di cannone \u00e8 esploso a due metri dalla nostra posizione e una bomba d\u2019aereo a cento metri. Non \u00e8 stato un colpo intenzionale ma una necessit\u00e0 tattica\u00bb.<br \/>\nPerch\u00e9 riporto questo episodio? Perch\u00e9 non credo che sia una bella idea quella di piazzare una base militare dentro una citt\u00e0 come Vicenza \u2013 nessuna base militare dovrebbe stare dentro una qualunque altra citt\u00e0 \u2013 rendendo, di fatto, gli abitanti di quella citt\u00e0 degli ostaggi e quindi, come ci ha lasciato scritto il maggiore Hess Von Krodner, le risposte del \u201cnemico\u201d \u2013 quando scoppia un conflitto \u2013 possono concretizzarsi come necessit\u00e0 tattiche che possono non tenere conto di eventuali vittime civili.<br \/>\nSiamo obbligati poi a notare che l\u2019operazione riguardante l\u2019ampliamento della base militare Ederle \u00e8 strettamente coordinata alla progettata trasformazione militare della 173a brigata aerotrasportata statunitense (non Nato) nel 173\u00b0 Airborne Brigade Combat Team.<br \/>\nNel nome \u201cPugno di Combattimento\u201d dato al progetto si racchiude il richiamo della potenza di un maglio, raccolta nella mobilit\u00e0 di un pugno chiuso. Siccome il pugno chiuso potrebbe anche essere considerato rappresentativo dell\u2019ex Unione Sovietica comunista, pu\u00f2 nascere il dubbio che il maglio \u2013 pugno chiuso &#8211; in realt\u00e0 non serva contro i terroristi islamici ma abbia una precisa funzione anti-russa?<br \/>\nSono innegabili e visibili le iniziative Usa affinch\u00e9 la Palestina e Israele si riconoscano reciprocamente come Stati e riconoscano anche reciprocamente il loro diritto all\u2019esistenza. Questo dimostra che la diplomazia statunitense non vuole mantenere all\u2019infinito il fondamento motivante del terrorismo islamico e che, di conseguenza, il terrorismo islamico, in nessuno modo, pu\u00f2 giocare un ruolo strategico negli obiettivi futuri statunitensi.<br \/>\nPer questi complessi motivi, sia pure sinteticamente accennati, diventa necessario comprendere con chiarezza se, in un futuro molto prossimo, l\u2019Italia si prepara a sostenere gli Usa in un\u2019avventura militare che potrebbe mettere a repentaglio le popolazioni che vivono intorno e sopra le basi degli Stati Uniti, non solo nel Nord Est, ma anche nel resto del Paese.<br \/>\nBasi e territori che potrebbero diventare obiettivi \u201cobbligatori e tattici\u201d della difesa di un paese che da queste basi e territori fosse attaccato, cos\u00ec come abbiamo visto addirittura avvenire per la neutrale base ONU in Libano di cui abbiamo accennato nelle righe precedenti.<br \/>\nI Cittadini italiani, secondo i loro rappresentanti istituzionali, avrebbero il diritto di sapere per quanto altro tempo, dopo i sessant\u2019anni trascorsi dall\u2019ultimo conflitto, dovranno accettare lo stazionamento di truppe non italiane nel loro territorio?<br \/>\nNon dovrebbe essere necessaria un\u2019altra guerra per ritornare un paese libero e normale nel quale le alleanze e le collaborazioni militari fra eserciti amici si realizzano in modo altro: cio\u00e8 si basino su condizioni paritarie dove, almeno, \u201cil primo fra i pari\u201d sia il padrone di casa.<br \/>\nDa Vicenza siamo costretti a guardare oltre. Oltre Vicenza c\u2019\u00e8 l\u2019Italia e il resto del mondo.<br \/>\n\u00c8 il resto del mondo che dobbiamo cominciare ad osservare con pi\u00f9 attenzione, prima che il mondo, a nostra insaputa, ci caschi addosso.<\/p>\n<p>Alberto Roccatano<br \/>\nper Nexus on-line<\/p>\n<p>23 febbraio 2007<\/p>\n<p>www.nexusitalia.com<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>2863-il-mondo-oltre-vicenza<\/p>\n<p>3638<\/p>\n<p>EmiNews 2007<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20070223 17:29:00 webmaster di Alberto Roccatano, (da Nexus on-line) venerd\u00ec 23 febbraio 2007 Il mondo oltre Vicenza Se la pianura padana, insieme ai contrafforti montuosi <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=22161\" title=\"2863 IL MONDO OLTRE VICENZA\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[80],"tags":[],"class_list":["post-22161","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2007"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - 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