{"id":22024,"date":"2007-06-07T00:00:00","date_gmt":"2007-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=22024"},"modified":"2007-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2007-06-07T00:00:00","slug":"3006-da-badanti-ad-assistenti-familiari-dossier-di-noi-donne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=22024","title":{"rendered":"3006 Da badanti ad assistenti familiari &#8211; dossier di &#034;NOI DONNE&#034;"},"content":{"rendered":"<p>20070323 16:15:00 webmaster<\/p>\n<p>Si prende cura dei nostri anziani, dei malati e senza di lei il nostro sistema sanitario sarebbe ormai al collasso, ma \u00e8 una figura fragile. Chi sono le \u201cbadanti\u201d?<br \/>\n(Daniela Ricci e Catia Iori)<\/p>\n<p>Arriva dai Paesi dell\u2019Est come turista e in pochi giorni \u00e8 una clandestina senza identit\u00e0. Come far emergere un fenomeno sommerso cos\u00ec diffuso? Come salvaguardare la qualit\u00e0 di un lavoro indispensabile, l\u2019integrazione sociale delle donne che lo svolgono e al tempo stesso i bisogni e l\u2019economia delle famiglie?<\/p>\n<p>Sono in gran parte straniere le \u201cassistenti familiari\u201d, definite comunemente con il termine poco appropriato di \u201cbadanti\u201d, occupate nell\u2019assistenza di anziani e di persone non autosufficienti. Una marea di 500mila o forse 700mila donne (le cifre in questo caso non sono ufficiali cos\u00ec come il fenomeno in gran parte sotterraneo, complesso quanto molto diffuso) che si \u00e8 estesa in ogni luogo d\u2019Italia, dal pi\u00f9 piccolo paese alla pi\u00f9 grande metropoli, ha fatto ingresso nelle nostre case e si prende cura di noi, delle nostre famiglie, dei nostri anziani. Senza di loro oggi nel nostro Paese il sistema di assistenza sarebbe in seria crisi. La maggior parte di loro proviene dall\u2019Est Europa e arriva in Italia regolarmente con un visto turistico che dura pochi giorni. In genere sono alla prima esperienza lavorativa e restano in media un anno nel nostro Paese. Il tempo di accantonare un gruzzolo che servir\u00e0 a tamponare le difficolt\u00e0 per le quali sono state costrette a partire, poi fanno rientro a casa. Secondo i dati raccolti circa la met\u00e0 di loro sarebbe clandestina, ricattata e sfruttata da organizzazioni illegali prive di scrupoli che guadagnano sul traffico \u201cdi cura\u201d. Le altre sono contattate attraverso conoscenti o parenti ma solo per una minima parte di loro il contatto con le famiglie avviene mediante un servizio pubblico o un\u2019agenzia. Il lavoro \u00e8 molto duro e chiede spesso un\u2019assistenza continua agli anziani e ai malati, 24 ore su 24, in cambio di 700\/800 Euro mensili. E quando si perde il lavoro si perdono anche la casa e i mezzi per vivere. Alcune Regioni hanno ratificato formalmente la figura dell\u2019assistente familiare. Su questa base gi\u00e0 da tempo in Italia si stanno svolgendo esperienze significative per sostenere le famiglie nelle spese legate al carico di cura, per l\u2019avvio di percorsi formativi rivolti alla qualificazione del lavoro delle assistenti familiari e di progetti finalizzati a sollevare dall\u2019isolamento le donne che svolgono questa attivit\u00e0. Ed \u00e8 recente il riconoscimento della figura per contratto &#8211; in via di definizione mentre chiudiamo il servizio &#8211; e l\u2019impegno della ministra Rosy Bindi ad istituire un Fondo nazionale non autosufficienza per sostenere le spese delle famiglie. Il fenomeno richiede tuttavia ulteriori approfondimenti e scelte che vanno ad intrecciare ambiti politici differenti, dal sociale al lavoro a quello dell\u2019immigrazione. In queste pagine apriamo su questi temi un\u2019ampia riflessione.<\/p>\n<p>Il fenomeno e il contesto<br \/>\nIL PRIMO IMPIEGO DELLE DONNE IMMIGRATE<br \/>\nle donne immigrate come nuovo Servizio di cura familiare<\/p>\n<p>Da sempre la prima occupazione delle donne immigrate \u00e8 il lavoro di cura (ricomprendendovi dentro anche il lavoro di pulizia che ne \u00e8 figlio) intesa in senso ampio, in quanto competenza ascritta ovunque al genere femminile e trasmessa dalle madri alle figlie di generazione in generazione. Perci\u00f2 il baliatico, l\u2019accudimento dei bambini, il lavoro domestico, da ultimo, la cura degli anziani e delle persone disabili, sono la \u201cnaturale\u201d nicchia lavorativa di prima destinazione della immigrazione femminile. Quindi un sapere di cura e una disponibilit\u00e0 alla cura immediatamente spendibile sul mercato del lavoro occidentale senza particolari iter formativi che lo precedano, a costi relativamente bassi che si incrocia con le esigenze di aiuto di famiglie, ieri benestanti e oggi di tutti i ceti sociali. Il fenomeno delle \u201cbadanti\u201d si inscrive perci\u00f2 nello scenario mondiale della migrazione femminile esasperando in senso \u201cetnico\u201dun mercato del lavoro di cura, soprattutto a tempo pieno, che come sappiamo \u00e8 ormai occupato essenzialmente da donne straniere. La sua connotazione presenta alcune caratteristiche importanti di novit\u00e0. E\u2019 esploso nell\u2019arco di pochissimi anni raggiungendo dati quantitativi altissimi, vede una nuova immigrazione femminile dell\u2019Est europeo con buona o alta scolarizzazione possesso di competenze professionali specifiche e di esperienze lavorative pregresse, \u00e8 motivato da condizioni economiche collassate dal crollo del sistema sovietico che per quanto non siano da povert\u00e0 estrema sono comunque schiacciate solo sui bisogni primari, si presenta in realt\u00e0 familiari di tutti i ceti sociali e soprattutto in famiglie i cui membri conoscono solo la realt\u00e0 del lavoro subordinato ed hanno solo l\u2019esperienza \u201cdalla parte dei lavoratori\u201d. In particolare il fenomeno \u201cbadanti\u201d risponde a una cultura (o dovere sociale) della domiciliarit\u00e0 resa sostenibile da un prezzo della cura ancora competitivo con i ricoveri residenziali, una esigenza di supporto domiciliare nei confronti di una grande et\u00e0 anziana sempre pi\u00f9 bisognosa di assistenza tutelare, carenze del sistema di welfare impostato secondo un\u2019ottica prestazionale e connessa essenzialmente ai bisogni biologici, una impossibilit\u00e0\/indisponibilit\u00e0 alla cura a pieno tempo da parte dei familiari, in particolare delle donne che, come gi\u00e0 visto: se giovani, non riescono a conciliare il lavoro per il mercato con un surplus degli impegni di cura e comunque non sono pi\u00f9 disponibili a farsi carico da sole di una assistenza ad alta intensit\u00e0, se pi\u00f9 anziane, hanno problemi di tenuta fisica e comunque non intendono impegnare il tempo ritrovato solo nella assistenza familiare<\/p>\n<p>Nazionalit\u00e0, culture, storie<br \/>\nUNA PLURALIT\u00c0 DI RUOLI, UN FENOMENO INGOVERNATO<br \/>\nsecondo le stime ufficiali nel nostro Paese le assistenti domiciliari sono 500mila ma i dati del sommerso ne raddoppiano il numero<\/p>\n<p>Chi sono le donne immigrate che vivono al nostro fianco: le nuove serve? I nuovi servizi alla persona? I nuovi sostituti familiari? Le quasi figlie? Le nuove donne di casa?<br \/>\nIl fenomeno delle assistenti familiari ci ha sorpreso impreparati; non \u00e8 stato governato all\u2019inizio e lo \u00e8 poco tuttora; lo si sta inseguendo, in corsa; non \u00e8 ancora diventato, insieme alle famiglie degli anziani che sostengono da sole l\u2019affiancamento e il pagamento di tali figure, un punto rete dei welfare locali di cui sono co-partner e a cui consentono significativi risparmi.<br \/>\nLa regolarizzazione del fenomeno avvenuta nel 2002 ha fatto registrare 702mila domande, di cui l\u201984% (590mila) per assistenza familiare o collaborazione domestica e il 16% per lavoro subordinato, di esse 321.000 domande da parte di donne (45,7%) e fra queste 233.000 (74%) di provenienza dall\u2019Est europeo, di cui 90.000 ucraine, 65.000 rumene, 26000 polacche, 26000 moldave. Le iscrizioni all\u2019INPS nel contratto colf (quindi regolari) per l\u2019anno 2003 sono state 490.678 (l\u20198,5%\u00b0 degli abitanti). Tuttavia nel Rapporto della Caritas veneta si parla del 68% di badanti non regolarizzate, un dato che va pi\u00f9 che a raddoppiare i numeri sopra indicati.<br \/>\nLa graduatoria generale delle prime 10 nazionalit\u00e0 presenti nel nostro Paese vede un netto predominio delle Ucraine e delle Rumene (48,3% delle regolarizzate), seguite dalle moldave.<br \/>\nL\u2019aumento della immigrazione dai paesi dell\u2019Est europeo nel periodo cha va dal 2002 al 2003 \u00e8 stato del 754%. Le dimensioni del fenomeno nel sommerso registrano comunque oggi di nuovo, una presenza altissima di curanti straniere senza permesso di soggiorno in quanto la regolarizzazione ha sanato solo quel periodo lasciando pressoch\u00e9 inalterate le quote dei flussi migratori, ad eccezione dell\u2019ultimo decreto del 2006 (15.000) che comunque non ha inciso significativamente sul problema. Si ritiene che oggi, in base ad alcune ricerche, non abbiano il permesso di soggiorno: il 77% delle assistenti familiari straniere (Censis); il 43% delle assistenti familiari straniere (Fondazione Andolfi). In sostanza tutte le stime coincidono, comunque, nel ritenere che le assistenti straniere non siano meno di 500.000 e in ogni Regione o zona la loro consistenza quantitativa supera di gran lunga gli investimenti dei servizi locali in atto sul versante della Assistenza domiciliare<br \/>\nIl profilo delle assistenti familiari straniere pu\u00f2 essere diviso in tre categorie: le donne anziane, le donne giovani e le migranti pendolari.<br \/>\nLe donne pi\u00f9 anziane (le pi\u00f9 numerose) che per prime nel 2000 hanno affrontato il percorso migratorio, hanno un et\u00e0 compresa tra i 40 e i 55 anni; possiedono un buon titolo di studio &#8211; tra loro ci sono moltissime diplomate e molte laureate &#8211; e una professionalit\u00e0 ben definita in cui si identificano e che hanno esercitato fino al 1990\/91 con esperienze di lavoro strutturato e di immigrazione. In genere sono sposate, con figli grandicelli; molte sono separate o con matrimoni fragili da cui intendono prendere le distanze utilizzando a tale scopo anche la scelta migratoria. Hanno, Infine, un progetto di guadagno con il massimo risparmio che considera le esigenze della famiglia allargata e che prevede un ritorno programmato.<br \/>\nLe donne pi\u00f9 giovani che si stanno presentando dal 2002, hanno un\u2019et\u00e0 che va dai 23 ai 33 anni, fresche di studi, spesso interrotti dopo il diploma, sono in genere nubili o gi\u00e0 separate. con figli piccoli che vengono curati da parenti e con progetti matrimoniali di radicamento sociale e di non ritorno.<br \/>\nLe migranti pendolari, sostanzialmente le polacche, sono donne di varie et\u00e0 e scolarizzate che godono di una legislazione particolare in grado di consentire interessanti strategie di conciliazione in base a cui sulla stessa situazione di cura si possono alternare, nell\u2019anno, due figure curanti in una ottica di mini-impresa (in genere amiche fra loro o della stessa famiglia).<br \/>\nAnalizzando il contesto di provenienza delle donne ucraine e moldave possiamo constatare che molte di loro hanno lavorato nei Kolkotz, hanno vissuto nelle case \u201cdi fabbrica\u201d in convivenze collettive; hanno fatto l\u2019esperienza del regime sovietico (studio, lavoro e servizi per tutti ma senza libert\u00e0) e l\u2019esperienza della perestroika (libert\u00e0 ma crollo economico, mafia, lavoro di spaccio). Tante hanno vissuto il dramma di Cernobil dell\u201986 di cui hanno conosciuto le caratteristiche contaminanti solo dopo un mese (1600 agglomerati urbani sotterrati, 1.500.000 abitanti coinvolti, 15% delle zone agricole contaminate) mentre i loro padri o zii hanno vissuto la grande carestia del 1932\/33 (6 milioni di morti) e l\u2019esperienza dei gulag da cui molti non sono tornati. Per la prima volta affrontano questa dura esperienza della migrazione di massa al posto degli uomini: un vero e proprio esodo con conseguenze psico-sociali pesantissime, tenute a bada da rapporti telefonici e da pulmini itineranti (nella sola regione della Bucovina oltre 2mila pulmini fanno la spola settimanale con l\u2019Europa di cui 700 con l\u2019Italia).<br \/>\nPer quanto non \u201cnostrane\u201d, le \u201cbadanti\u201d sono apprezzate comunque perch\u00e9 hanno la pelle bianca, quindi in qualche modo europee e perci\u00f2 pi\u00f9 vicine a noi per cultura e stili di vita rispetto alle donne che arrivano dal Sud del mondo. Sono poi in grado di meglio orientarsi rispetto alle nostre esigenze; sono in genere ben curate, ben scolarizzate e diverse provengono da professioni parasanitarie quindi gi\u00e0 orientate all\u2019assistenza.<\/p>\n<p>I PASSAGGI CRITICI CONNESSI AL LAVORO DI CURA DA \u201cBADANTE\u201d<br \/>\n\u2022 La decisione di partire e gli ingaggi in loco<br \/>\n\u2022 La separazione dalla famiglia ma soprattutto lo strazio del distacco dai figli piccoli gestiti per telefono<br \/>\n\u2022 Un viaggio da strozzinaggio (specie se clandestine) con pulmini molto \u201cpolivalenti\u201d<br \/>\n\u2022 L\u2019arrivo nei nostri territori e il dramma della lingua<br \/>\n\u2022 Il ruolo ambiguo delle \u201cbadanti anziane\u201d connazionali che sistemano a pagamento<br \/>\n\u2022 L\u2019esperienza della solitudine, dello straniamento e della povert\u00e0 estrema che incontra l\u2019assistenza locale gestita in genere dalla Caritas in un contesto di umiliazione<br \/>\n\u2022 Il muoversi nei territori da invisibili e senza nessun luogo proprio<br \/>\n\u2022 L\u2019arrivo nella nuova famiglia e l\u2019esame di competenza da superare<br \/>\n\u2022 La voglia di tenerezza e di un affetto e il problema della lealt\u00e0 coniugale<\/p>\n<p>Nel curriculum: seriet\u00e0, affidabilit\u00e0, prontezza<br \/>\nUNA TAPPA DEL VIAGGIO DI RITORNO VERSO EST<br \/>\nla rappresentazione del lavoro di cura \u00e8 un progetto a breve termine<\/p>\n<p>Il lavoro di cura per le donne dell\u2019Est \u00e8 considerato come un periodo di passaggio in cui non si identificano professionalmente perch\u00e9 da sempre svolto gratuitamente in famiglia in aggiunta al vero \u201cmestiere\u201d per il quale hanno studiato e rispetto a cui si \u00e8 definito il loro ruolo sociale. In tale ottica il fare la curante, a tempo pieno, ma anche a ciclo diurno, non \u00e8 ritenuto una prospettiva a lungo termine anche in caso di rivisitazione del progetto migratorio, ma un lavoro da lasciare non appena possibile per altre scelte che non si identifichino con la casalinghit\u00e0 e che non richiedano la messa in ostaggio della propria libert\u00e0. La fatica pi\u00f9 sentita riguarda la totalit\u00e0 di tempo da mettere a disposizione e la necessit\u00e0 di una convivenza forzata che, quando si aggiunge a pluripatologie pesanti con forti deterioramenti cognitivi, non regge nel tempo se non a gravi rischi per l\u2019assistito e per la lavoratrice. Resta il fatto, comunque, che il lavoro di cura loro affidato \u00e8 svolto generalmente con impegno, seriet\u00e0 ed affidabilit\u00e0 poich\u00e9 loro possiedono una forte cultura familiare che ha rispetto ed attenzione verso gli anziani; hanno una chiara consapevolezza circa l\u2019assolvimento dei compiti per cui si \u00e8 pagati e possiedono una grande facilit\u00e0 all\u2019apprendimento, sia per il livello di istruzione posseduto, sia in quanto le differenze culturali non sono disorientanti anche se va chiaramente riconosciuta l\u2019esigenza di brevi percorsi formativi professionalizzanti.<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<br \/>\n&quot;CEDESI BADANTE<br \/>\nPREZZO DA CONCORDARE<br \/>\nCELL. 00\/0000 TELEFONARE ORE PASTI&quot;<\/p>\n<p>AVVISO POSTO IN UN BAR DI PARMA APRILE 2005<br \/>\n(vicino all\u2019Ospedale Maggiore)<\/p>\n<p>senza commento<br \/>\n&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<\/p>\n<p>A.A.A. soluzione familiare cercasi<br \/>\nRITRATTO DI FAMIGLIA IN UN INTERNO<br \/>\nche cosa conduce alla richiesta di aiuto per l\u2019assistenza ad una persona cara, quali sono le aspettative e come ci si muove nel mercato del lavoro di cura?<\/p>\n<p>Le famiglie italiane che si avvalgono delle lavoratrici curanti appartengono a tutti i ceti sociali: \u00e8 la prima volta nella storia che famiglie operaie diventano datrici di lavoro con una serie di problemi e contraddizioni non preventivate. Le famiglie devono, da sole, gestire operazioni e procedure complesse (la ricerca, il contratto, l\u2019addestramento) intrecciando passaparola e uffici che si muovono secondo logiche settoriali. Tendono a negoziare il contratto a volte in modo discutibile a causa sia della difficolt\u00e0 in cui si trovano, sia di una fatica economica legata a situazioni che si prolungano (costi annui che ormai arrivano, con le sostituzioni, sui 15mila \u20ac a cui sommare quelli legati al funzionamento di una \u201ccasa aperta\u201d) in presenza, soprattutto oggi, di lavoratrici sempre pi\u00f9 consapevoli dei loro diritti e della loro strategica utilit\u00e0. Molte famiglie di fatto non hanno altra scelta che quella di impiegare lavoratrici in nero (in particolare quelle che abitano in zone non\u201dappetibili\u201d, dalle lavoratrici regolari o che si presentano con situazioni molto pesanti alle spalle) con una serie di problemi a cascata che rendono la situazione a rischio o molto critica. Si stanno rendendo conto sempre pi\u00f9 che la badante non \u00e8 la soluzione di tutti i loro problemi per cui occorre continuare ad aggiungere sempre nuovi servizi di supporto o adottare la soluzione delle strutture protette a causa di aggravamenti terminali non pi\u00f9 sostenibili a domicilio. Le famiglie cercano dalla badante innanzitutto una copertura temporale massima, disponibilit\u00e0 per tutte le esigenze che si presentano, amorevolezza, affidabilit\u00e0, affetto. In sostanza, anche perch\u00e9 prese da sensi di colpa nei confronti di anziani delusi nelle loro aspettative, cercano una figura che li sostituisca e una sorta di servizio complessivo. La conoscenza della lingua, per quanto venga ritenuta importante, \u00e8 un aspetto che la famiglia valuta in subordine al primo punto, pur dovendo sempre pi\u00f9 registrare, soprattutto ad esperienza avviata, che si tratta di un elemento fondamentale per stabilire delle relazioni e dei \u201clegami\u201d. La competenza professionale o comunque un approfondimento di ci\u00f2 che la badante sa realmente fare sul versante assistenziale e del governo della casa fa parte di un approfondimento successivo dopo aver considerato gli aspetti per cos\u00ec dire relazionali e di tipo etico legati innanzitutto a un saper \u201cessere\u201d. In sostanza i familiari ritengono di poter compensare le competenze mancanti legate al sapere e al saper fare assumendosi il carico di un accompagnamento lavorativo e formativo che si sta rivelando molto pi\u00f9 pesante e complesso del previsto e che non pu\u00f2 essere gestito solo secondo un\u2019ottica del \u201cfai da te\u201d. Gli anziani hanno sempre sperato di essere assistiti dalla propria famiglia e dai propri figli (anzi figlie) ma si stanno rendendo ben conto che questa speranza non pu\u00f2 pi\u00f9 essere \u201ccoltivata\u201d(anche perch\u00e9 i figli sono sempre meno) per quanto cerchino di \u201cfarsi curare poco\u201d per non essere di peso. Nell\u2019insieme gli anziani si stanno adattando alla cura delle badanti bianche, sebbene siano presenti fenomeni di resistenza, agiti in modi diversi e spesso sotterranei che, in certe situazioni portano a \u201cconsumare\u201d una badante dopo l\u2019altra. Sta di fatto che, generalmente, gli anziani partecipano troppo poco al percorso di scelta e decisionale che riguarda la persona con cui dovranno condividere il quotidiano anche perch\u00e9 la ricerca delle \u201cbadanti\u201d \u00e8 sempre fatta dai familiari in situazioni di emergenza. Ovviamente l\u2019assenza di una esperienza della cura che avviene in situazione di convivenza fa s\u00ec che anche gli anziani non abbiano riferimenti a cui collegarsi per cui a volte passano da rapporti di tipo \u201cpadronale\u201d e di controllo esasperato a rapporti di tipo genitoriale e familiare con una serie di complessit\u00e0 di cui oggi ci si comincia a rendere conto anche in funzione di necessari interventi mediativi da assicurare.<\/p>\n<p>Le donne immigrate: cosa pensano di dover fare<br \/>\nCOME CAMBIA IL PATTO DI CURA FRA LE GENERAZIONI<br \/>\nquali aspettative hanno le donne immigrate e che cosa ricevono?<\/p>\n<p>In genere, soprattutto all\u2019inizio o da parte di quelle che non si sono sufficientemente informate, le donne immigrate rispetto al lavoro di cura con anziani danno molta importanza a un saper stare che non contempla, tuttavia, tutte le difficolt\u00e0 relazionali che esso richiede e gli investimenti da mettere in atto per quanto riguarda la costruzione di un legame che non pu\u00f2 attingere a una storia in comune. Conta molto per loro uno \u201cstare con\u201d che, pur prevedendo un tempo \u201ccontinuo\u201d, non tiene conto n\u00e9 della stanchezza psicologica che sopravviene, n\u00e9 degli stimoli cognitivi, comunicativi, espressivi e di rinforzo\/manutenzione della autonomia residua che dovrebbero essere assicurati e che sono tali da richiedere un impegno e una autoimprenditivit\u00e0 che vanno ben oltre la casalinghit\u00e0. E\u2019 importante, poi, il \u201csaper fare\u201d che attinge dalla loro cultura familiare e dalla loro cultura femminile senza pensare che debbano essere \u201criconvertite\u201d in quanto agite in un contesto diverso e senza mettere in conto che dovranno prendere in carico situazioni di pluripatologie, spesso non ancora diffuse nei loro paesi e che hanno bisogno di tecniche assistenziali ben precise. Non meno importanti sono ritenuti gli aspetti connessi a un rapporto lavorativo che comunque \u00e8 di tipo sessuato e viene percepito come tale soprattutto dagli anziani maschi con problemi cognitivi (ma anche da altri) con una serie di criticit\u00e0 tanto pi\u00f9 complesse in quanto gestite in grande solitudine. A fronte di questa nuova realt\u00e0 si pongono comunque degli interrogativi di fondo: come pu\u00f2 una societ\u00e0 non essere in grado di onorare il patto di cura fra le generazioni e finire per comprare la cura dalle donne dei paesi poveri?<br \/>\nA quale prezzo affettivo le donne dei paesi poveri vendono la cura e l\u2019accudimento ai bambini e agli anziani dei paesi ricchi sottraendo a se stesse e ai propri cari il diritto che viene riconosciuto agli altri? Quanto si potr\u00e0 sensibilizzare e promuovere, almeno per le donne dell\u2019est europeo (i cui paesi sono relativamente vicini) forme di conciliazione che consentano una presa in carico di un anziano da parte di due figure che si alternano nel lavoro di cura?<br \/>\nE infine: per quanto tempo sar\u00e0 disponibile questa nuova generazione di curanti dalla pelle bianca, dai modi fini e con una buona istruzione? Per quanto tempo ci si potr\u00e0 permettere una cura familiare che prevede un rapporto uno a uno?<\/p>\n<p>Da badanti ad assistenti familiari<br \/>\nIL RUOLO DELLA COOPERAZIONE SOCIALE<br \/>\nla proposta di una cooperativa di utenti e di imprese per i servizi di assistenza domiciliare<\/p>\n<p>Come accompagnare e sostenere la transizione dalla figura di \u201cbadante\u201d, una lavoratrice autonoma, esclusa dalla rete dei servizi, spesso in situazioni di irregolarit\u00e0, a quella di \u201cassistente familiare\u201d: una lavoratrice regolare, inserita in una comunit\u00e0 professionale e nella rete dei servizi? Una proposta in merito \u00e8 stata avanzata dalla cooperazione sociale nel corso del convegno \u201cDa badanti ad assistenti familiari: il ruolo della cooperazione sociale\u201d organizzato a Reggio Emilia da Legacoop, Ceis, Consorzio Quarantacinque Legacoop Reggio Emilia, Consorzio Cooperative Sociali Quarantacinque in collaborazione con il Centro di Solidariet\u00e0 di Reggio Emilia attivo nell&#8217;accoglienza e accompagnamento di migranti.<br \/>\nLega delle Cooperative di Reggio Emilia e Consorzio Cooperative Sociali Quarantacinque hanno sviluppato nell\u2019ultimo anno un\u2019importante riflessione sul tema del rapporto tra badantato e cooperazione sociale in forza della loro partecipazione a due PIC Equal (Aspasia e Fuori Orario).<br \/>\n&quot;La cooperazione sociale potrebbe avere un ruolo importante \u2013 afferma Ildo Cigarini, presidente di Legacoop Reggio Emilia \u2013 nella definizione di una figura professionale pi\u00f9 strutturata come quella dell\u2019assistente familiare. \u00c8 possibile fondere le mutualit\u00e0 interne ed esterne attraverso la costituzione di cooperative di utenti capaci di rispondere al bisogno di assistenza delle famiglie e a quello sociale\u00bb. Concorda con questa ipotesi Alessandro Corvino del Centro Studi Marco Biagi, esperto di legislazione del lavoro: &quot;\u00c8 ipotizzabile la creazione di una cooperativa di utenti, regolata sul modello delle cooperative di consumatori, che sia in grado di aggregare le famiglie e mettere in rete le competenze di altri soggetti&quot;. Il ruolo giocato dalla cooperazione sociale nell\u2019innovazione di questi servizi secondo Loredana Ligabue, coordinatrice nazionale di Equal Aspasia \u00e8 quello di &quot;diventare espressione diretta della domanda territoriale di solidariet\u00e0, inclusione e servizi sociali per rinnovare i valori propri della cooperazione e rendendoli aderenti ai nuovi bisogni&quot;. E quale assetto potrebbero avere questi modelli, lo spiega Mauro Degola, segretario generale di Legacoop Reggio Emilia che prefigura &quot;il superamento dell\u2019attuale sistema dei flussi di ingresso, il sostegno all\u2019emersione del lavoro nero tramite deduzioni e detrazioni fiscali, la creazione di una cooperativa di utenti che si occuper\u00e0 di organizzare e qualificare il lavoro di cura e di supportare la famiglia negli adempimenti burocratici&quot;. La strada da percorrere \u00e8 indubbiamente quella della legalit\u00e0, come conferma Ramona Campari, segretaria nazionale Filcams Cgil &quot;Le assistenti familiari vivono oggi ai confini dei diritti. La via d\u2019uscita dall\u2019irregolarit\u00e0 potrebbe avvenire passando attraverso il datore di lavoro impresa, un\u2019impresa dove queste lavoratrici possano diventare protagoniste. Maria Chiara Acciarini, sottosegretaria di Stato alle Politiche per la Famiglia chiarisce l\u2019impegno del Governo: &quot;di dare una svolta alle politiche sia in tema di immigrazione che di servizi sociali&quot; riconoscendo il ruolo di grande rilievo rivestito dalla cooperazione sociale della quale &quot;andrebbero valorizzati gli interventi di semplificazione, aiuto e sostegno alle famiglie&quot;.<\/p>\n<p>ESPERIENZE A CONFRONTO<\/p>\n<p>L\u2019incontro domanda-offerta<br \/>\nIl progetto \u201cELSA Politiche di empowerment delle lavoratrici straniere addette alla cura\u201d, promosso a Forl\u00ec, Cesena e Svignano sul Rubicone, prevede l\u2019inserimento dei nominativi che hanno superato un corso di formazione in una banca dati utilizzata dallo sportello di incontro della domanda e dell\u2019offerta di lavoro. Rientrano nello stesso intervento le azioni di accompagnamento al lavoro di cura con la supervisione periodica del lavoro, il collegamento dell\u2019assistente con la rete degli aiuti professionali, la pronta sostituzione in caso di abbandono, la mediazione dei conflitti e lo svolgimento di pratiche burocratiche. Una prima sperimentazione nell\u2019ambito dei servizi per l\u2019albo lavoratori, anagrafica anziani e incontro domanda\/offerta \u00e8 stata avviata nel dicembre 2003 dal Comune di Modena attraverso lo \u201cSportello Informanziani\u201d, poi sviluppata, all\u2019interno del progetto Madreperla, anche in diversi comuni della provincia modenese. Sono attivi a Parma, Fidenza, Borgo Val di Taro e Langhirano, presso le sedi dei Centri per l\u2019Impiego, i \u201cCentri Risorse\u201d, servizi che operano in rete con gli altri soggetti pubblici e privati del territorio, fornendo un incrocio tra la domanda e l\u2019offerta di lavoro e informazioni di carattere sanitario, abitativo, sociale, culturale, di socializzazione. Alle donne immigrate viene fornita inoltre l\u2019opportunit\u00e0 di partecipare a specifici percorsi di formazione professionale e successivamente all\u2019inserimento in uno specifico albo che riconosce e garantisce la professionalit\u00e0 raggiunta.<\/p>\n<p>I percorsi di formazione<br \/>\n&quot;Aspasia &#8211; Assistenza domiciliare anziani: sistema integrato di servizi a persone e imprese\u201d \u00e8 un progetto nazionale che si rivolge a vari soggetti: assistenti familiari e badanti, anziani e famiglie, cooperative sociali ed enti locali. Oltre a creare un sistema integrato di modelli per l&#8217;inclusione e a qualificare le professionalit\u00e0 delle badanti, il progetto intende favorire le sinergie tra gli attori del welfare locale e sviluppare una rete informativa tra istituzioni e soggetti del Terzo Settore con: la creazione di un database (Sportello Informanziani Professionale) di informazione e aggiornamento professionale continuo, l\u2019apertura di centri locali polifunzionali che offrono servizi di incontro domanda\/offerta, orientamento, counselling, tutoraggio e sostegno all\u2019integrazione delle addette all\u2019assistenza. Le aree coinvolte dalla sperimentazione sono tre: Emilia Romagna (Bagnolo), Puglia (Brindisi) e Sicilia (Ragusa). \u201cITER strumenti per la certificazione di percorsi femminili\u201d mette in campo in Piemonte la formazione delle assistenti familiari straniere allo scopo di fornire competenze linguistiche e informatiche di base, ma anche competenze professionali (di cura, sanitarie e assistenziali) e prevede la creazione di un albo badanti al quale possono iscriversi le assistenti che hanno ottenuto la certificazione delle competenze.<\/p>\n<p>L\u2019emersione del lavoro nero<br \/>\nCon \u201cFuori Orario\u201d l\u2019impresa sociale in Emilia Romagna intende offrire non solo nuovi servizi all\u2019interno di un sistema di welfare, ma anche un bacino di occupazione e sviluppo per l\u2019imprenditoria. Tra gli obiettivi del programma: la costruzione di un modello integrato pubblico-privato di servizi assistenziali a domicilio forniti dalle imprese e cooperative sociali delle province di Modena e Reggio Emilia con la definizione di un sistema di incentivi a sostegno della domanda e dell\u2019offerta ufficiale di assistenza privata e un quadro di azioni per la semplificazione burocratica a favore di coloro che intendono accedere al mercato regolare del servizio di cura attraverso le imprese cooperative; il potenziamento organizzativo della cooperazione sociale; la definizione di un piano sperimentale per l\u2019emersione del lavoro nero nel settore dei servizi di cura e assistenza.<\/p>\n<p>Il progetto &#8216;Madreperla&#8217;<br \/>\n\u00c8 stato realizzato nel corso del su scala regionale grazie al sostegno del Fondo sociale europeo, Ministero politiche sociali e Regione Emilia-Romagna. La Provincia e il Comune di Reggio Emilia hanno affidato alla dott.ssa Ebe Quintavalla il coordinamento su scala locale che prevedeva l\u2019apertura di un punto di incontro. Questo strumento \u201cha inteso rispondere \u2013 recita il documento progettuale \u2013 ai bisogni di socializzazione e di un luogo di riferimento per s\u00e9 cercando di dare una risposta alle situazione di isolamento, di solitudine delle donne immigrate, soprattutto se impegnate nella cura a tempo pieno, ma anche al loro bisogno di creativit\u00e0, ai loro interessi, alla costruzione di scambi culturali e di relazioni amicali\u201d. Il Punto di incontro \u00e8 stato fin dall\u2019inizio una casa dove le donne immigrate si sono incontrate ma anche confrontate con le realt\u00e0 locali, qui ha aperto lo Sportello di aiuto e auto-aiuto per affrontare e superare i momenti di difficolt\u00e0. La creazione del Madreperla \u00e8 stata coordinata da un gruppo di lavoro composto da donne, in prevalenza dell\u2019Est ma anche gruppi di volontariato e associazionismo locale, come la Caritas cittadina e un\u2019operatrice del centro d\u2019ascolto \u201cSintonia\u201d della parrocchia di San Pellegrino. Nel corso dei primi incontri si \u00e8 voluto portare alla luce il genere di rappresentazione del lavoro di cura svolta dalle donne immigrate, le richieste, i problemi e i bisogni espressi o inespressi all\u2019interno della loro esperienza lavorativa ed \u00e8 emerso con chiarezza che occorreva approfondire i bisogni delle donne immigrate e costruire un metodo di lavoro. Sono quindi emerse le linee guida che hanno caratterizzato il punto di incontro dove si possono svolgere attivit\u00e0 di socializzazione e per il tempo libero, come festeggiare compleanni e ricorrenze significative. La struttura \u00e8 dotata di un televisore corredato da antenna satellitare, lettore video e dvd; di una piccola biblioteca per rendere possibile la consultazione di vocabolari, manuali di italiano, ricettari di cucina locale e italiana, guide turistiche e guide ai musei. Si pu\u00f2 telefonare ai propri famigliari con tessere di credito pre-pagate; utilizzare una postazione di videoscrittura e internet gratuito; confezionare abiti con la macchina da cucire. Ci si prende cura di s\u00e9 nello spazio per il taglio dei capelli e la messa in piega e si pu\u00f2 disporre di uno spazio cucina attrezzato. Qui si svolgono, inoltre, attivit\u00e0 e corsi brevi inerenti, in particolare, il lavoro di cura e si ricevono informazioni e orientamenti su citt\u00e0, provincia e servizi territoriali.<br \/>\n(22 marzo 2007)<\/p>\n<p>www.noidonne.org<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3006-da-badanti-ad-assistenti-familiari-dossier-di-noi-donne<\/p>\n<p>3781<\/p>\n<p>EmiNews 2007<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20070323 16:15:00 webmaster Si prende cura dei nostri anziani, dei malati e senza di lei il nostro sistema sanitario sarebbe ormai al collasso, ma \u00e8 <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=22024\" title=\"3006 Da badanti ad assistenti familiari &#8211; dossier di &#034;NOI DONNE&#034;\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[80],"tags":[],"class_list":["post-22024","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2007"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\r\n<title>3006 Da badanti ad assistenti familiari - dossier di &#034;NOI DONNE&#034; 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