{"id":21991,"date":"2007-06-07T00:00:00","date_gmt":"2007-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21991"},"modified":"2007-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2007-06-07T00:00:00","slug":"3054-dalema-no-alle-scissioni-preventive","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21991","title":{"rendered":"3054 D\u2019Alema: no alle scissioni preventive"},"content":{"rendered":"<p>20070401 15:07:00 redazione-IT<\/p>\n<p>Umberto De Giovannangeli<\/p>\n<p>La sfida per la pacificazione dell&#8217;Afghanistan. La scommessa del Partito Democratico. In questa intervista esclusiva a l&#8217;Unit\u00e0, Massimo D&#8217;Alema si muove a tutto campo, da ministro degli Esteri a presidente dei Ds. A Silvio Berlusconi dice: &quot;A essere variabile \u00e8 lui, non certo la maggioranza&quot;. E al leader della sinistra Ds, Fabio Mussi, dice: &quot;Quella che si sta delineando \u00e8 una scissione senza pathos&quot;.<\/p>\n<p>Anche dopo l&#8217;approvazione definitiva del decreto legge sul rifinanziamento delle missioni all&#8217;estero, l&#8217;Afghanistan resta al centro dell&#8217;attenzione. Gioved\u00ec scorso c&#8217;\u00e8 stato un nuovo attacco, il terzo, contro una pattuglia italiana a Herat. Al di l\u00e0 delle polemiche interne, non pensa che l&#8217;inasprimento delle azioni armate dei Talebani, imponga un ripensamento della missione in Afghanistan?<br \/>\nCertamente noi siamo preoccupati per il moltiplicarsi di episodi di violenza, di guerriglia, di terrorismo in Afghanistan. In verit\u00e0, questo non e&#8217; purtroppo un fatto nuovo. \u00c8 del tutto strumentale da parte della destra affermare che siamo di fronte a un cambiamento di situazione sul campo. \u00c8 drammatico doversi riferire ad una tragica contabilit\u00e0, ma non possiamo dimenticare che nel corso della missione sette valorosi militari italiani hanno perso la vita ed un numero elevato di essi sono rimasti spesso seriamente feriti in attacchi contro il contingente italiano. Ciononostante, mai da parte di chi era allora al Governo si e&#8217; ritenuto di dover fornire non so quali equipaggiamenti speciali e men che meno di dover cambiare la natura della missione. Questo tema del mutamento delle sfide su terreno, piu&#8217; o meno repentino e addirittura riferito all&#8217;arco di pochi giorni, \u00e8 stato enormemente enfatizzato per fini poco nobili. Tutti sappiamo che il vero cambiamento non riguarda la situazione in Afghanistan, ma piu&#8217; banalmente il diverso scenario dei numeri tra la Camera e il Senato. Si e&#8217; cercato di colpire il Governo al Senato dove la maggioranza \u00e8 piu&#8217; ristretta, speculando cinicamente sulla situazione bellica dell&#8217;Afghanistan. Ci\u00f2 posto, non si pu\u00f2 negare che l&#8217;accresciuta iniziativa da parte dei Talebani, anche se non parlerei di un&#8217;offensiva generalizzata, incrementa i pericoli per le nostre forze armate. Noi ci siamo fatti carico di questa situazione e ci regoleremo prontamente anche sulla base delle richieste che in questi giorni far\u00e0 lo stato maggiore, fornendo alle forze armate italiane i mezzi necessari per una loro piu&#8217; adeguata protezione. Al di l\u00e0 di questo aspetto, \u00e8 tuttavia evidente che il deteriorarsi delle condizioni dell&#8217;Afghanistan, non solo nel campo della sicurezza, induce ad una piu&#8217; approfondita riflessione sulle prospettive della missione internazionale alla quale l&#8217;Italia partecipa e di cui l&#8217;aspetto militare rappresenta solo un elemento, pur importante. Mi pare che emerga l&#8217;esigenza di un forte rilancio dell&#8217;impegno a tutto campo della comunit\u00e0 internazionale. Sul piano militare, certamente \u00e8 in corso un rafforzamento, perch\u00e9 arrivano nuovi contingenti; anche nella zona Ovest, di cui noi abbiamo la responsabilit\u00e0, con un impegno in mezzi e uomini tra i piu&#8217; rilevanti, arriveranno rinforzi forniti da altri Paesi. La questione per\u00f2 non \u00e8 soltanto quella di rafforzare il presidio militare. Si pone il problema di un rilancio politico, tema che noi abbiamo proposto gi\u00e0 nella discussione in sede di Consiglio di Sicurezza del 20 marzo scorso. L&#8217;esigenza di questo cambio di passo ha trovato una prima risposta nella nuova risoluzione (n.1746) per il rinnovo della missione civile (UNAMA), che contiene diverse indicazioni interessanti. In primo luogo, essa riflette le nostre proposte di un&#8217;agenda politica internazionale in grado di impegnare maggiormente, in primo luogo, i Paesi della regione e piu&#8217; intensamente tutta la comunit\u00e0 internazionale a garantire il successo della difficile transizione afghana, sia sul piano politico-istituzionale che su quello della ricostruzione economica. Inoltre, la nuova risoluzione ci impegna ad assicurare pieno sostengo allo sforzo di riconciliazione nazionale con quelle forze disponibili ad abbandonare la violenza, il terrorismo e ad integrarsi in un processo democratico; un programma, vorrei ricordare, che e&#8217; stato lanciato dal Governo Karzai e che \u00e8 oggi forse l&#8217;iniziativa politicamente piu&#8217; rilevante in corso in Afghanistan.<\/p>\n<p>Dentro questa agenda c&#8217;\u00e8, ai primo posti per l&#8217;Italia, la Conferenza internazionale di pace. Per Berlusconi e Fini \u00e8 una proposta impraticabile, velleitaria, agitata da D&#8217;Alema per tenere buona la sinistra radicale. Come intende smentirli?<br \/>\nPer il Dipartimento di Stato quella che abbiamo avanzato \u00e8 &quot;una proposta costruttiva, che merita di essere approfondita&quot;. Ed \u00e8 ci\u00f2 che in questo caso conta di piu&#8217;, certo di piu&#8217; delle considerazioni strumentali. Noi abbiamo proposto in modo preciso un&#8217;iniziativa che riteniamo possa essere posta nell&#8217;agenda politica internazionale non nell&#8217;immediato, ma come un momento culminante di una serie di passaggi&#8230;<\/p>\n<p>Quali?<br \/>\nNe cito tre che hanno un particolare rilievo. La prima tappa sar\u00e0 il vertice di fine maggio del G8 con l&#8217;Afghanistan e il Pakistan. La seconda &#8211; e si tratta di un&#8217;iniziativa italiana gia&#8217; in fase di realizzazione &#8211; la Conferenza sulla giustizia e sullo stato diritto, che promuoviamo in Italia con il governo afghano e con le Nazioni Unite: si tratta di un aspetto fondamentale nel processo di costituzione di uno Stato democratico. A seguire, la Conferenza di Islamabad sui temi dello sviluppo economico dell&#8217;intera Regione circostante l&#8217;Afghanistan. Dopo questi appuntamenti di grande rilevanza, siamo convinti che si potrebbe arrivare a una vera e propria Conferenza internazionale per la pace, che potrebbe rappresentare il momento culminante dell&#8217;agenda politica per l&#8217;Afghanistan nel corso del 2007.<\/p>\n<p>L&#8217;Italia \u00e8 impegnata attivamente per la liberazione di Adjmal Nashkbandi, l&#8217;interprete afghano rapito con Daniele Mastrogiacomo il 5 marzo. Se Kabul non tratta, e libera altri due Talebani, &quot;uccideremo Adjmal&quot;, ha minacciato il mullah Dadullah.<br \/>\nInnanzitutto bisogna precisare che questa situazione interpella drammaticamente il governo afghano, cos\u00ec come e&#8217; avvenuto per le difficili scelte delle settimane scorse. Noi non avremmo certo potuto decidere in Italia quanto \u00e8 stato fatto, perche&#8217; non era nelle nostre disponibilit\u00e0. Per quanto ci riguarda, possiamo incoraggiare, sostenere, ma non spetta noi prendere decisioni che competono ad uno stato sovrano. Certamente ci siamo attivati, e lo stesso stiamo facendo ora anche nel chiedere al governo afghano spiegazioni sulle motivazioni dell&#8217;arresto del responsabile della vigilanza di Emergency, Rahmatullah Hanefi. Il nostro Ambasciatore a Kabul ha chiesto al governo afghano di poter visitare Ramatullah, perch\u00e9, pur trattandosi di un cittadino afghano, e&#8217; indubbio che si tratta di una persona fortemente impegnata in un&#8217;iniziativa di solidariet\u00e0 gestita da un&#8217;organizzazione umanitaria italiana. Allo stesso modo, abbiamo incoraggiato e salutato con favore la decisione della direzione di Repubblica di lanciare una sottoscrizione a favore della famiglia dell&#8217;autista di Mastrogiacomo barbaramente assassinato dai Talebani. Noi ci sentiamo pienamente coinvolti in questa tragica, dolorosa vicenda, nella quale vogliamo fare fino in fondo tutto ci\u00f2 che \u00e8 nelle nostre concrete possibilit\u00e0, cos\u00ec come h anche sottolineato il presidente del Consiglio.<\/p>\n<p>Il dibattito, e il voto, al Senato sul rifinanziamento delle missioni all&#8217;estero hanno fatto emergere &quot;due opposizioni&quot; e riproposto il tema della &quot;maggioranza variabile&quot;. C&#8217;\u00e8 chi la teme, chi la auspica. Per Massimo D&#8217;Alema?<br \/>\nPersonalmente ho sempre votato per le missioni internazionali del nostro Paese, salvo l&#8217;eccezione motivata dell&#8217;Iraq, anche quando ero all&#8217;opposizione, e non mi sono mai sentito parte di una &quot;maggioranza variabile&quot;. Io sono fermamente convinto che quello del sostegno alle missioni militari e civili dell&#8217;Italia nel mondo non sia un tema esclusivamente della maggioranza di governo. In un Paese civile \u00e8 tema dell&#8217;intero arco delle forze politiche nazionali. L&#8217;anomalia semmai \u00e8 il fatto che Berlusconi si \u00e8 sottratto a questo dovere nazionale, per estremismo, per strumentalismo, per ragioni politicamente poco commendevoli. Dopo aver votato a favore alla Camera, si \u00e8 astenuto al Senato, ma per il regolamento di Palazzo Madama cio&#8217; equivale ad un voto contrario. E&#8217; Berlusconi che \u00e8 variabile, non la maggioranza; \u00e8 variabile nel senso che \u00e8 incostante, legato com&#8217;\u00e8 ad obiettivi di natura tattica e non invece ad una coerenza di condotta politica per l&#8217;interesse nazionale. Naturalmente il problema, che \u00e8 reale, \u00e8 legato a due fattori. In primo luogo, al fatto che al Senato esiste una maggioranza molto ristretta anche a causa di una legge elettorale sgangherata e sciagurata, concepita apposta per rendere difficile la governabilit\u00e0 del Paese. In secondo luogo, perch\u00e9 alcuni dissidenti o obiettori, vengono meno a quello che definirei il dovere repubblicano di sostenere il Governo. Ci\u00f2 naturalmente facendo salve le ragioni del dissenso, che rispetto. In Germania, dove la Spd ha governato con un solo voto di maggioranza per una intera legislatura, quando vi sono stati casi di obiezione di coscienza, chi dissentiva lo faceva pubblicamente, adducendole sue motivazioni, ma poi per disciplina sosteneva il Governo. Qui non c&#8217;entra il tema, che sento totalmente estraneo, delle maggioranze variabili. Detto questo, ritengo che l&#8217;Udc si sia comportata come un&#8217;opposizione democratica, responsabile, non diversamente da come si comportano le forze all&#8217;opposizione, di destra o di sinistra, in tutti i Paesi europei. Ma ci\u00f2 che in Europa sarebbe semplicemente normale, nel contesto italiano merita un particolare encomio.<\/p>\n<p>Un altro fronte caldissimo, che \u00e8 stato al centro anche del vertice informale dei ministri degli Esteri della Ue qui a Brema, \u00e8 quello mediorientale. Chiusura o dialogo con il nuovo governo di unit\u00e0 nazionale palestinese?<br \/>\nRitengo che il governo di unit\u00e0 nazionale palestinese rappresenti indubbiamente un passo in avanti; tanto \u00e8 vero che la sua formazione ha contribuito a sbloccare la situazione. Ci\u00f2 per diverse ragioni. In primo luogo, ha determinato una frattura fra Hamas, o una parte di Hamas, e il fondamentalismo violento, terrorista. In secondo luogo, ha rafforzato la posizione del presidente Abu Mazen. Qui direi che avevamo ragione noi, Unione Europea, quando abbiamo incoraggiato questa soluzione, e lo abbiamo fatto &#8211; l&#8217;Italia e&#8217; stata tra i Paesi piu&#8217; attivi &#8211; anche attraverso il dialogo diretto con Abu Mazen, e anche di fronte a incertezze che vi erano nella leadership di Al-Fatah. Siamo pienamente consapevoli che nella sua piattaforma il governo di unit\u00e0 nazionale palestinese ha raccolto solo in parte le richieste che la comunit\u00e0 internazionale aveva avanzato, in particolare per quanto riguarda l&#8217;esplicito riconoscimento di Israele. Dobbiamo perci\u00f2 continuare ad insistere con determinazione perch\u00e9 si arrivi al piu&#8217; presto ad una piena adesione ai principi che sono stati esposti dal Quartetto. Nel frattempo dobbiamo assumere nei confronti del Governo di unit\u00e0 nazionale un atteggiamento che dovr\u00e0 tener conto di due elementi. In primo luogo, la necessit\u00e0 di adottare un approccio flessibile nei confronti della compagine di Governo e dei suoi singoli componenti. E&#8217; evidente che la comunit\u00e0 internazionale avr\u00e0 rapporti con tutti quei ministri del governo palestinese che riconoscono Israele. Io stesso nei prossimi giorni ricever\u00f2 Mustafa Barghuti (ministro dell&#8217;Informazione, ndr.), una personalit\u00e0 indipendente, che fa parte del governo, un uomo da sempre impegnato per il dialogo. E cos\u00ec si stanno comportando quasi tutti i Paesi europei. Anche gli Stati Uniti sembrano orientati su questa linea di pragmatismo. In secondo luogo, dobbiamo chiedere al Governo palestinese di agire con coerenza sul piano dei fatti. In particolare, dobbiamo esigere un fattivo impegno per fermare il lancio dei razzi Qassam da Gaza contro il territorio israeliano, e arrivare finalmente alla liberazione del caporale Shalit, che potrebbe rappresentare un segnale molto significativo di distensione e che potrebbe portare ad analoghi gesti generosi anche da parte israeliana, in particolare per quanto riguarda la liberazione necessaria dei parlamentari palestinesi detenuti in Israele.<\/p>\n<p>E per quanto riguarda Israele?<br \/>\nDobbiamo incoraggiare Israele a porre fine alle operazioni militari, che sono certamente divenute sporadiche, ma che tuttavia non si sono arrestate, nei territori palestinesi; ad estendere la tregua da Gaza alla Cisgiordania; e soprattutto ad accelerare il negoziato, il dialogo diretto, tra Abu Mazen e Olmert, che rappresenta in questo momento il fattore piu&#8217; importante di speranza. E la nostra speranza \u00e8 che al piu&#8217; presto si passi da una discussione su temi importanti ma piu&#8217; immediati, come la sicurezza, e le misure volte a migliorare le condizioni di vita della popolazione palestinese, a una discussione sui nodi aperti per quanto attiene alla definizione dello status finale. Perch\u00e9 \u00e8 evidente che, anche per non perdere l&#8217;opportunit\u00e0 che deriva dal rilancio dell&#8217;iniziativa di pace araba, occorre accelerare il negoziato per definire i caratteri concreti di quella soluzione dei due Stati che ormai tutta la comunit\u00e0 internazionale individua come l&#8217;approdo, come la soluzione. Bisogna avere il coraggio di avviare una politica non di &quot;gestione della crisi&quot; ma di &quot;soluzione della crisi&quot;. Altrimenti il tema dei due Stati rimane sospeso nell&#8217;alveo delle dichiarazioni di principio e non prende la concretezza necessaria per porre fine a questo troppo lungo e doloroso conflitto. Non bisogna perdere questa occasione: bisogna evitare che ancora una volta si avveri l&#8217;amara profezia di Abba Eban: &quot;Il Medio Oriente, purtroppo, non si \u00e8 mai perduta l&#8217;occasione per perdere l&#8217;occasione.<\/p>\n<p>Dal ministro degli Esteri al presidente dei Ds. I Democratici di sinistra vanno ad un Congresso cruciale, per alcuni aspetti, drammatico. C&#8217;\u00e8 davvero il rischio di una scissione?<br \/>\nContinuo a sperare che non accada e cercher\u00f2 fino all&#8217;ultimo di evitarlo. Un partito \u00e8 prima di tutto una comunit\u00e0 di donne e uomini che decidono di stare insieme perch\u00e9 condividono un&#8217;idea del Paese e un progetto di cambiamento. Davvero pensiamo che la nostra idea di cosa serve oggi all&#8217;Italia diverga a tal punto da doverci separare? Io non credo sia cos\u00ec. La scelta di separarsi apparirebbe come una sorta di scissione fredda, figlia pi\u00f9 di una preconcetta volont\u00e0 che non di una effettiva spinta. Noi abbiamo avuto un percorso congressuale ricco, che ha avuto un carattere democratico molto ampio. Vi hanno partecipato 250mila persone, 50mila persone in piu&#8217; dell&#8217;ultimo congresso. Si \u00e8 chiesto un congresso democratico, soprattutto da parte della minoranza; si \u00e8 chiesto il voto segreto, e il progetto del Partito democratico ha ricevuto il consenso, con il voto segreto, quindi senza neppure il sospetto di un condizionamento dall&#8217;alto, di oltre 200mila iscritti, che \u00e8 un numero altissimo. Io penso che chi ha chiesto una discussione democratica di questa ampiezza, alla fine non potr\u00e0 non tenere conto della volont\u00e0 espressa con tale ampiezza, partecipazione e democraticit\u00e0. Non si tratta di un progetto calato dall&#8217;alto, si tratta a questo punto della volont\u00e0 di una larghissima maggioranza degli iscritti al nostro partito, che si sono pronunciati nel dibattito e nel voto nel modo piu&#8217; ampiamente democratico, e ritengo che tutto ci\u00f2 meriti rispetto. Se invece l&#8217;idea era quella di andarsene comunque, non so perch\u00e9 si sia chiesto di discutere, di votare, e di votare col voto segreto. Insomma, sembrerebbe una linea di condotta non coerente che farebbe pensare si sia voluto il congresso non per discutere e per decidere insieme, ma soltanto per farne l&#8217;occasione per raccogliere delle forze per un&#8217;altra prospettiva. Io ho partecipato al congresso della mia sezione, innanzitutto. Ho discusso, ho ascoltato le motivazioni dei compagni che erano contrari: non c&#8217;\u00e8 il clima della scissione. Non c&#8217;\u00e8. In quanti hanno obiettato sui caratteri, i contenuti, di questo nuovo partito, la scissione appare una &quot;misura preventiva&quot;: siccome io ritengo che in questo partito non si ritroveranno i valori della sinistra, me ne vado. In tutto questo manca l&#8217;onere della prova. Non solo&#8230;.<\/p>\n<p>Cos&#8217;altro?<br \/>\nLa scissione apparirebbe come un tentativo di fare una profezia che si autoavvera. E&#8217; chiaro che piu&#8217; si riduce la presenza di militanti della sinistra, piu&#8217; c&#8217;\u00e8 il rischio che si riduca il peso dei valori della sinistra nel Partito democratico. Sarebbe una scissione senza pathos. Noi abbiamo vissuto il dramma dell&#8217;89: sinceramente siamo di fronte a qualcosa di cui non si riescono a capire le ragioni e non si riescono a cogliere neanche i sentimenti, se non il sentimento di distacco e di scetticismo. Ho sentito il mio amico Fabio Mussi pronunciare frasi molto enfatiche, che per\u00f2 non mi convincono nel merito. Vorrei discutere alcune delle sue affermazioni. Innanzitutto si dice: &quot;Non si sa che cos&#8217;\u00e8 il Partito Democratico&quot;. Il Pd \u00e8 il punto d&#8217;arrivo dell&#8217;esperienza dell&#8217;Ulivo, cio\u00e8 della piu&#8217; importante esperienza politica innovativa che ha segnato la storia italiana dell&#8217;ultimo quindicennio. In realt\u00e0 c&#8217;\u00e8 tutta una nuova generazione che non sa quali siano i partiti di cui parliamo io e Mussi, perch\u00e9 non li ha conosciuti, mentre sa benissimo che cosa \u00e8 l&#8217;Ulivo. Si sa benissimo che cos&#8217;\u00e8 il Partito democratico: \u00e8 il compimento dell&#8217;esperienza politica e culturale che ha preso forma nell&#8217;Ulivo. Seconda affermazione enfatica, ma d&#8217;incerto fondamento: &quot;Scompare la sinistra&quot;. Una frase drammatica che d\u00e0 la sensazione che qui siamo di fronte ad un gioco di prestigio: puff, e la sinistra scompare&#8230; Non \u00e8 cos\u00ec perch\u00e9 per la stragrande maggioranza degli italiani la forma moderna che ha assunto la sinistra in Italia, \u00e8 esattamente l&#8217;Ulivo. E la novit\u00e0 vera \u00e8 che la sinistra moderna che si \u00e8 delineata in questa nuova stagione, l&#8217;Ulivo per l&#8217;appunto, si accinge ad assumere forma di partito. L&#8217;errore semmai lo compiono quelle componenti che hanno fatto parte dell&#8217;esperienza dell&#8217;Ulivo ma che in questo momento si sottraggono a questo impegno. C&#8217;\u00e8 poi una terza affermazione enfatica&#8230;<\/p>\n<p>Quale sarebbe?<br \/>\nNon pu\u00f2 mancare in Italia una grande forza del socialismo europeo. A parte il fatto che \u00e8 per circa cinquant&#8217;anni di storia repubblicana la pi\u00f9 grande forza della sinistra non era una forza socialista, nel senso che il maggiore partito della sinistra si chiamava Partito comunista; vorrei anche dire che la scissione non produrrebbe una grande forza del socialismo europeo, semplicemente determinerebbe la presenza di un nuovo movimento di un&#8217;assai frammentata sinistra nella quale non mi pare proprio che ci sia l&#8217;idea di dare vita ad un partito socialista europeo. Il leader della principale forza di questa frammentata sinistra radicale, che \u00e8 Fausto Bertinotti, alla domanda se voglia fare un partito socialista, ha risposto, del tutto legittimamente, io sono comunista&#8230; Noi abbiamo tentato di fare prima del Pds, poi dei Ds, una grande forza del socialismo europeo. E abbiamo dato vita ad una importante forza del socialismo europeo. Tuttavia ci siamo anche resi conto che i Ds non sono sufficienti ad imperniare su di s\u00e9 il bipolarismo italiano, a differenza di quello che accade generalmente negli altri Paesi. Proprio per risolvere questo problema vogliamo fare il Pd, una forza che rappresenti in Italia quello che i grandi partiti socialisti rappresentano nel resto d&#8217;Europa, un grande partito di governo, riformatore, che possa aspirare a dare al Paese un asse di governo stabile, robusto. E a contribuire ad uscire dalla frammentazione di un sistema politico che genera un bipolarismo tanto rissoso quanto in difficolt\u00e0 ad esprimere governi stabili e coerenti del Paese. E d&#8217;altra parte non \u00e8 forse una scelta figlia della nostra storia di questi anni? Il partito dei Ds, \u00e8 bene ricordarlo, \u00e8 nato proprio con questi obiettivi. Ma progressivamente ci siamo resi conto che l&#8217;unica possibilit\u00e0 di riuscirci \u00e8 di costruire questo partito insieme ai cattolici riformisti a partire dall&#8217;esperienza dell&#8217;Ulivo..<\/p>\n<p>Ma le minoranze lamentano poca chiarezza sul rapporto col Pse. Il Pd vi aderir\u00e0 o no?<br \/>\nVoglio dirlo ancora una volta con assoluta chiarezza: il Pd non sar\u00e0 una terza forza tra socialisti europei e conservatori. Noi vogliamo, con il Pse ma anche con altre forze, dare vita a una nuova e pi\u00f9 grande sinistra europea; il Pd italiano contribuir\u00e0 ad un allargamento e ad un rafforzamento del campo riformista, e non lo si pu\u00f2 certo fare senza il Pse. D&#8217;altro canto, i leader socialisti europei guardano al Partito democratico in Italia come a un loro interlocutore e non certo all&#8217;improbabile partito socialista che dovrebbe nascere da questa scissione. Trovo davvero molto piu&#8217; appassionante l&#8217;idea di partecipare alla costituente del Partito democratico per portare l\u00ec le idee, i progetti, i valori della sinistra di ispirazione socialista in Italia, in un confronto aperto con altre correnti culturali, che \u00e8 esattamente quella prospettiva di incontro fra culture, di rinnovamento nella sinistra per la quale lavoriamo da oltre dieci anni. Voglio fare un ultimo appello alle compagne e ai compagni della minoranza: proviamo ancora una volta a lavorare insieme, a discutere, a confrontarci. Il PD ha bisogno delle idee e della passione di tutti. Non decidete oggi come il nuovo partito sar\u00e0 domani. Partecipate alla sua costruzione, e forse tra qualche mese vi troverete in un partito che non sar\u00e0 poi cos\u00ec diverso da come lo volete.<\/p>\n<p>www.unita.it<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3054-dalema-no-alle-scissioni-preventive<\/p>\n<p>3828<\/p>\n<p>EmiNews 2007<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20070401 15:07:00 redazione-IT Umberto De Giovannangeli La sfida per la pacificazione dell&#8217;Afghanistan. La scommessa del Partito Democratico. 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