{"id":21747,"date":"2007-06-07T00:00:00","date_gmt":"2007-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21747"},"modified":"2007-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2007-06-07T00:00:00","slug":"3298-mamadou-va-a-morire-la-strage-dei-clandestini-nel-mediterraneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21747","title":{"rendered":"3298 Mamadou va a morire: La strage dei clandestini nel Mediterraneo"},"content":{"rendered":"<p>20070523 11:27:00 redazione-IT<\/p>\n<p>Il libro di Gabriele Del Grande &#8211; Introduzione di Fulvio Vassallo Paleologo<\/p>\n<p>Un grande reportage racconta le vittime dell\u2019immigrazione clandestina, l\u2019invasione che non c\u2019\u00e8 e i nuovi gendarmi di un cimitero chiamato Mediterraneo.<br \/>\nDal 1988 almeno 10.000 giovani sono morti tentando di espugnare la fortezza Europa. Vittime dei naufragi, ma anche del caldo del Sahara, degli incidenti di tir carichi di uomini, delle nevi sui valichi, dei campi minati e degli spari della polizia.<\/p>\n<p>Mamadou va a morire \u00e8 il racconto coraggioso di un giovane giornalista che ha seguito per tre mesi le rotte dei suoi coetanei lungo tutto il Mediterraneo, dalla Turchia al Maghreb e fino al Senegal, nello sforzo di custodire i nomi e la memoria di una generazione vittima di una mappa.<\/p>\n<p>Il suo \u00e8 anche un grido d\u2019allarme su una tragedia negata, che chiama in causa l\u2019Europa, i governi africani e le societ\u00e0 civili delle due sponde del Mare di Mezzo.<\/p>\n<p>&quot;Dimenticare, rimuovere, rassegnarsi alla normalit\u00e0 delle tragedie dell\u2019immigrazione descritte in questo libro, sarebbe come lasciare morire ancora una volta le persone vittime dell\u2019immigrazione irregolare.  Ancora peggio sarebbe ritenere, come pure qualcuno sembra fare, che queste tragiche storie possano avere un effetto pedagogico sui &#8216;candidati&#8217; all\u2019emigrazione clandestina&quot; (dall\u2019introduzione di Fulvio Vassallo Paleologo). <\/p>\n<p>__________________<\/p>\n<p>Introduzione di Fulvio Vassallo Paleologo<\/p>\n<p>Migliaia e migliaia di morti, un numero imprecisato di dispersi di cui non si sapr\u00e0 mai nulla, effetti collaterali della guerra ai migranti che l\u2019Europa ha di-chiarato unilateralmente, per lo scopo manifesto di contrastare l\u2019immigrazione clandestina, proprio mentre sbarrava i canali di ingresso legale, persino ai richie-denti asilo.<br \/>\nDopo le timide aperture del processo di Barcellona, avviato nel 1995, e le speranze suscitate dai documenti di Tampere nel 1999, da un Consiglio Europeo all\u2019altro, soprattutto a partire dall\u201911 settembre 2001, le politiche di sbarramen-to e di militarizzazione delle frontiere hanno condizionato le scelte degli orga-nismi comunitari, sempre pi\u00f9 preoccupati da allarmi per la sicurezza nazionale e da paventati pericoli di invasione che, almeno per quanto riguarda il preteso rapporto tra clandestini e terrorismo, si sono dimostrati del tutto infondati.<br \/>\nIntanto l\u2019immigrazione clandestina non \u00e8 certo diminuita, inserendosi come un fenomeno strutturale in un\u2019economia liberista di dimensione globale caratte-rizzata dalla delocalizzazione su scala internazionale delle attivit\u00e0 produttive e da un consistente mercato parallelo del lavoro irregolare, dall\u2019edilizia all\u2019agricoltura, dai servizi ai lavori di cura, formidabile attrazione per i lavoratori migranti di tutto il mondo, disposti ad accettare il rischio di una traversata su una \u201ccarretta\u201d del mare, la condizione di clandestinit\u00e0 e una retribuzione irrisoria pur di garan-tire una minima possibilit\u00e0 di sopravvivenza alle proprie famiglie.<br \/>\nDi fronte al fallimento annunciato delle politiche espulsive praticate a livello nazionale, che hanno ridotto i centri di detenzione amministrativa a luogo di selezione e di espulsione della forza lavoro, o di prolungamento della detenzione carceraria, piuttosto che di effettivo allontanamento degli immigrati irregolari presenti nel territorio, i principali Paesi europei hanno riscoperto il valore della cooperazione internazionale, non pi\u00f9 come strumento per praticare un\u2019autenti-ca solidariet\u00e0 con gli abitanti dei Paesi pi\u00f9 poveri, quanto piuttosto per imporre ai governi degli Stati di transito, soprattutto dei Paesi nord-africani, accordi di collaborazione basati sul finanziamento delle politiche di arresto, di detenzione e di espulsione dei migranti irregolari prima che questi potessero tentare l\u2019ultimo salto, la traversata verso l\u2019Europa.<br \/>\nIn questa direzione, l\u2019Italia e la Spagna hanno offerto gli esempi pi\u00f9 eclatanti, nei rapporti, rispettivamente, con la Libia e con il Marocco, concludendo accordi che hanno permesso operazioni di deportazione di migranti anche se provenienti da Paesi terzi, in cambio di quote privilegiate nella programmazione dei flussi d\u2019ingresso o di trattamenti preferenziali negli scambi commerciali (con il superamento dell\u2019embargo verso la Libia).<br \/>\nSnodo essenziale di queste politiche di contenimento, se non di vero e proprio blocco dei movimenti migratori, \u00e8 costituito dagli accordi di pattugliamento congiunto e dalle attivit\u00e0 dell\u2019agenzia Frontex istituita nel 2004 dall\u2019Unione europea per il controllo delle frontiere esterne e il contrasto dell\u2019immigrazione clandestina. Evidentemente le attivit\u00e0 di controllo, e spesso di salvataggio, compiute dai mezzi navali dei singoli Stati, come si \u00e8 verificato nel Canale di Sicilia, non sono sembrate pi\u00f9 sufficienti a contrastare l\u2019immigrazione clandestina con quel rigore che avrebbero voluto i fautori della Fortezza Europa. Come se i mor-ti in mare non fossero gi\u00e0 troppi, come se occorresse ancora lanciare messaggi dissuasivi nei confronti di chi non ha altra scelta di vita che tentare l\u2019avventura della traversata su una carretta del mare. La missione operativa di Frontex si \u00e8 tradotta nel pattugliamento congiunto (con unit\u00e0 provenienti da diversi Paesi) e nel respingimento in mare delle imbarcazioni cariche di migranti verso i porti di provenienza, anche se il tentativo di sbarrare la rotta a battelli stracarichi e instabili, o una semplice virata improvvisa, ne poteva comportare il rovesciamento, con la perdita di molte vite umane. L\u2019effetto deterrente costituito dallo schieramento di unit\u00e0 militari finanziato dall\u2019Unione europea non ha comun-que arrestato i movimenti migratori clandestini, ma ne ha reso pi\u00f9 pericolosi gli itinerari, anche per il ricorso a imbarcazioni sempre pi\u00f9 piccole per sfuggire ai controlli dei radar e degli aerei ricognitori.<br \/>\nUn\u2019immigrazione clandestina che diventa merce di scambio per chi deve stabilire i nuovi assetti geopolitici nel Mediterraneo (e non solo), che tutti affermano solennemente di volere realizzare nel rispetto dei diritti fondamentali della persona umana, salvo a concludere poi accordi di collaborazione per il contrasto dell\u2019immigrazione clandestina con Paesi che quei diritti non rispettano affatto. Accordi di riammissione tenuti segreti per anni, proprio sulla pelle delle vittime, i migranti costretti alla clandestinit\u00e0.<br \/>\nGli Stati dell\u2019Unione europea sono chiamati oggi a un crescente impegno militare, soprattutto quelli pi\u00f9 esposti alla frontiera sud, come la Spagna, l\u2019Italia, la Grecia, ma collaborano anche Paesi come la Germania, l\u2019Olanda, la Francia e il Belgio, apprestando mezzi (navali, ma anche aerei e terrestri) e curando la formazione congiunta delle guardie di frontiera, nella prospettiva di una polizia di frontiera europea unica, capace di realizzare intese operative con le polizie dei Paesi di transito.<br \/>\nQuesta \u00e8 l\u2019Europa voluta dall\u2019attuale Commissione, malgrado le posizioni contrarie emerse in seno al Parlamento europeo, unico organo comunitario dotato di una diretta legittimazione popolare.<br \/>\nCome affermato nel gennaio del 2007 dal Commissario alla giustizia e agli affari interni dell\u2019Unione europea, Franco Frattini, \u00abEU needs helicopters, boats, and planes\u00bb. Secondo Frattini, sostenuto particolarmente dalla presidenza tedesca, occorre che tutti i Paesi chiamati a contribuire all\u2019agenzia Frontex facciano presto, se si vuole bloccare il nuovo flusso di migranti che si attende nei mesi di aprile, maggio e giugno, quando le condizioni meteo saranno pi\u00f9 favorevoli.<br \/>\nI dati agghiaccianti forniti da Fortress Europe costituiscono un primo squar-cio di verit\u00e0 dopo anni di disinformazione o di vere e proprie menzogne, come quelle diffuse dal governo italiano in occasione del blocco in acque internazio-nali della nave tedesca Cap Anamur carica di naufraghi.<br \/>\nIn futuro, le attivit\u00e0 delle unit\u00e0 navali europee impegnate nelle operazioni di contrasto dell\u2019immigrazione clandestina dovranno essere meglio documentate, rispetto alle operazioni semiclandestine, come le grandi manovre navali anti-immigrazione realizzate a partire dall\u2019estate del 2000 fino a oggi. Almeno, l\u2019opinione pubblica, apparentemente rassegnata a questa strage degli innocenti, potr\u00e0 conoscere le catene di comando e individuare i veri responsabili delle tante tragedie dell\u2019immigrazione clandestina. E si potranno conoscere meglio le storie di quell\u2019umanit\u00e0 in fuga (dal bisogno, dalla fame o dalle guerre non cambia poi tanto) che tenta di entrare in Europa per ritrovarsi, quando va bene, tra le sbarre di un centro di detenzione amministrativa.<\/p>\n<p>Un dato \u00e8 certo e traspare dalla ricerca di Gabriele Del Grande: ogni ina-sprimento delle misure di controllo delle frontiere e di contrasto dell\u2019immigra-zione clandestina modifica immediatamente i percorsi seguiti dai migranti ma non arresta i movimenti migratori irregolari, tanto in partenza che all\u2019arrivo nei Paesi di destinazione. Nelle imbarcazioni bloccate in mare al largo delle coste atlantiche dell\u2019Africa, sempre pi\u00f9 a sud, si scoprono ormai migliaia di migranti provenienti dall\u2019Africa centrale, dal Corno d\u2019Africa, dal subcontinente indiano.<br \/>\nVite appese a un filo, se la fortuna pu\u00f2 aiutare tra le onde del mare, ma una volta respinti a terra dalle pattuglie europee di Frontex, la prospettiva \u00e8 quella della segregazione e della schiavit\u00f9, perch\u00e9 i Paesi di transito, come la Mauritania o la Guinea, non hanno i mezzi per il rimpatrio dei migranti irregolari verso Stati di provenienza tanto lontani, e il Marocco o la Libia si limitano a respingere nel deserto, nella terra di nessuno, quei migranti che ritengono di espellere. In questi casi, le identificazioni si esauriscono nell\u2019attribuzione sommaria di una nazionalit\u00e0 e le procedure di allontanamento forzato si traducono in vere e pro-prie espulsioni collettive, vietate da tutte le convenzioni internazionali.<br \/>\nNegli anni passati l\u2019Italia \u00e8 stata all\u2019avanguardia in Europa nella pratica delle espulsioni collettive verso i cosiddetti Paesi di transito, come la Libia e l\u2019Egitto, dai quali numerosi migranti, tra cui molti potenziali richiedenti asilo, sono stati respinti verso quegli stessi stati, come l\u2019Eritrea, il Sudan, la Nigeria, il Ghana, il Mali, ma anche il Bangladesh, il Pakistan o lo Sri Lanka, dai quali erano fuggiti. La svolta avveniva a partire dal caso Cap Anamur, nell\u2019estate del 2004, quando la Germania mutava politica, probabilmente anche per ragioni elettorali del governo allora in carica, negando ai naufraghi salvati dalla nave tedesca l\u2019accesso alla procedura di asilo.<br \/>\nL\u2019Italia, al fine dichiarato di non creare \u00abun pericoloso precedente\u00bb espelleva sommariamente persino coloro che avevano ottenuto da parte della Corte Europea dei diritti dell\u2019uomo la sospensiva del provvedimento di respingimento.<br \/>\nIn quell\u2019occasione, l\u2019intesa tra i ministri degli Interni di Italia, Gran Bretagna e Germania, Giuseppe Pisanu, David Blunkett e Otto Schily, riuniti il 6 luglio 2004 a Sheffield, in Inghilterra, apr\u00ec la strada alle successive politiche europee centrate sulle espulsioni collettive, sui respingimenti in mare aperto e sull\u2019ester-nalizzazione dei controlli di frontiera e dei centri di detenzione amministrativa. Come si speriment\u00f2 poco tempo dopo a Lampedusa, con le espulsioni collettive verso la Libia, nell\u2019ottobre del 2004 e poi nel marzo del 2005, e poi ancora in altre occasioni nel corso del 2005, dall\u2019Italia verso la Libia e l\u2019Egitto, malgrado le censure del Parlamento europeo e della Corte Europea dei diritti dell\u2019uomo.<br \/>\nDopo il caso della Cap Anamur, sul quale \u00e8 ancora aperto un processo ad Agrigento, sanzioni penali sempre pi\u00f9 severe dissuadono le imbarcazioni da pesca e le navi mercantili dal prestare aiuto ai migranti, come se in alto mare non valessero pi\u00f9 le Convenzioni internazionali che prevedono comunque l\u2019obbligo di salvataggio immediato. Come se nelle acque internazionali non fosse pi\u00f9 applicabile quella discriminante umanitaria che invece esclude la sanzione penale per coloro che aiutano senza fine di lucro gli immigrati irregolari nel territorio nazionale. Numerose testimonianze di migranti riferiscono come le navi e le imbarcazioni da pesca ignorino le richieste di soccorso, talvolta senza neppure rilanciare un allarme che potrebbe salvare la vita a decine di persone; storie raccolte proprio dopo la vicenda della Cap Anamur e le incriminazioni, per agevolazione all\u2019ingresso di clandestini, di alcuni comandanti delle imbarcazioni che avevano condotto azioni di salvataggio.<br \/>\nSenza l\u2019estensione immediata della esimente umanitaria agli interventi di salvataggio operati da mezzi civili in acque internazionali, si corre il rischio che le attivit\u00e0 di soccorso siano sempre meno tempestive e che l\u2019elenco dei morti e dei dispersi possa allungarsi ancora di pi\u00f9.<br \/>\nIn mare aperto non ci dovranno pi\u00f9 essere clandestini da conteggiare come vittime o, se sopravvivono, da respingere al pi\u00f9 presto, ma soltanto persone da salvare e da accompagnare in un porto sicuro. Come prescritto dalla legge del mare, oltre che dalle convenzioni internazionali.<br \/>\nLa Commissione europea, in vista dell\u2019estate del 2007, stagione nella quale tradizionalmente si intensificano i tentativi di traversata dei migranti, ha rivolto un invito ai ministri dell\u2019Interno dei 27 paesi comunitari per fornire un maggiore sostegno economico a Frontex, in particolare per rinforzare il pattugliamento congiunto al largo delle Canarie e nel Mediterraneo.<br \/>\nAncora navi militari, elicotteri, aerei da ricognizione, e poi tecnologie militari e uomini specializzati per bloccare in alto mare le imbarcazioni cariche di migranti e tentare con ogni mezzo di respingerle verso i porti di provenienza. Non importa a quale costo in termini di vite umane, anche se tutti i documenti comunitari richiamano i diritti fondamentali della persona umana. Non sembra per\u00f2 che decisioni tanto gravi sollecitino un particolare interesse da parte del-l\u2019opinione pubblica.<br \/>\nDimenticare, rimuovere, rassegnarsi alla normalit\u00e0 delle tragedie dell\u2019immigrazione descritte in questo libro, sarebbe come lasciare morire ancora una volta le persone vittime dell\u2019immigrazione irregolare. Ancora peggio sarebbe ritenere, come pure qualcuno sembra fare, che queste tragiche storie possano avere un effetto pedagogico sui \u201ccandidati\u201d all\u2019emigrazione clandestina.<br \/>\nCome dimenticare quella terribile storia, non scritta in questo libro, di un migrante giunto in Italia sulla nave tedesca Cap Anamur dopo essere stato salvato in alto mare, respinto in Ghana dalle autorit\u00e0 italiane, e poi perito durante un secondo tentativo di traversata. Come tanti altri che hanno provato pi\u00f9 volte a entrare nel continente europeo, tante volte, magari fino a entrarvi da morti, come \u00e8 successo ancora sino a pochi mesi fa nell\u2019isola di Lampedusa in Sicilia.<br \/>\nLa prima linea di intervento va individuata a livello delle istituzioni comunitarie e consiste nella richiesta di sostegno a tutte quelle azioni positive poste in essere da enti locali e da ong, che a livello nazionale e internazionale, soprattutto nei Paesi di transito, si rivolgono alla tutela dei richiedenti asilo e protezione umanitaria. Si tratta di praticare una cooperazione internazionale dal basso, con aiuti che arrivino direttamente alle comunit\u00e0 locali, senza finanziare regimi autoritari e pratiche di controllo delle migrazioni che contrastano con i diritti fondamentali della persona.<br \/>\nIn secondo luogo, le istituzioni dell\u2019Unione europea competenti in materia di immigrazione e asilo dovrebbero svolgere attivit\u00e0 di monitoraggio sullo stato di applicazione effettiva della normativa di fonte comunitaria, e sulla gestione degli accordi di riammissione da parte dei Paesi membri, anche con visite periodiche di delegazioni e la richiesta di dati e documentazione. Quei dati e quella documentazione negati dalle Prefetture e dalle Questure italiane anche alla Commissione ministeriale presieduta dall\u2019ambasciatore Staffan De Mistura, che avrebbe dovuto accertare le gravi violazioni dei diritti fondamentali della persona, denunciati da anni all\u2019interno dei centri di detenzione amministrativa e nel corso delle procedure di allontanamento forzato.<br \/>\nAl di l\u00e0 del ruolo delle istituzioni comunitarie, rimane fondamentale il ruolo delle organizzazioni non governative che in molte realt\u00e0 nazionali, tanto a sud che a nord del Mediterraneo, sono gravemente \u201cdiscriminate\u201d e non vengono neppure considerate come interlocutori dei governi in carica, per le critiche che rivolgono alle autorit\u00e0 amministrative e per le denunce che sono costrette a presentare alla magistratura. In particolare, occorre costruire collegamenti operativi per dare voce alle reti di famiglie di emigrati che si stanno costituendo in associazione, come sta avvenendo tra mille difficolt\u00e0 in Marocco e in altri Paesi di provenienza.<br \/>\nLa rete delle associazioni in collegamento con gli enti locali deve riuscire a seguire i percorsi di reinserimento nel Paese di origine dei migranti espulsi o respinti dall\u2019Europa. Sono questi progetti di impegno civile, e non i programmi militari per armare le pattuglie contro i migranti, che l\u2019Unione europea \u00e8 chiamata a finanziare se vuole restare fedele ai principi fondamentali sui quali si basa la Carta di Nizza e il progetto di Costituzione Europea. Un modo, anche questo, per esportare la democrazia senza bisogno delle armi. Un modo, soprattutto, per impedire che si tenti di nuovo l\u2019avventura della traversata, in condizioni sempre pi\u00f9 disperate; un modo per impedire altre stragi del mare.<br \/>\nL\u2019Hcr, infine, dovrebbe dichiarare pubblicamente se e dove \u00e8 in grado di garantire il diritto di asilo delle persone che si rivolgono agli uffici di quest\u2019organizzazione nei Paesi di transito come il Marocco e l\u2019Egitto. Gli accordi di riammissione con molti Paesi nordafricani sono basati sul presupposto che questi Paesi hanno aderito alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati.<br \/>\nQuando poi si va a considerare la dimensione effettiva del diritto di asilo in questi Stati si verifica come tale status venga concesso in poche centinaia di casi. Va detto che non basta l\u2019adesione alla Convenzione di Ginevra se poi i singoli Stati si comportano in modo da violare i principi essenziali di quella convenzio-ne, e neppure consentono il tempestivo intervento dei funzionari dell\u2019Hcr. Se non si far\u00e0 chiarezza sulla situazione dei richiedenti asilo nei Paesi di transito, questa importante agenzia delle Nazioni Unite rischia di diventare la foglia di fico dietro la quale si potranno celare i pi\u00f9 vergognosi accordi di riammissione e le peggiori operazioni di deportazione dei richiedenti asilo e protezione umanitaria. In nessun caso l\u2019Hcr dovrebbe cogestire operazioni di rimpatrio che si svolgano con accompagnamento forzato da parte della polizia contro la volont\u00e0 dei migranti.<br \/>\nAl contrario, come gi\u00e0 successo in qualche caso, spetta proprio all\u2019Hcr fare rispettare il diritto di accesso alla procedura di asilo, anche in favore dei mi-granti bloccati in mare per effetto delle operazioni di pattugliamento congiunto poste in essere dagli Stati europei, come avvenuto all\u2019inizio del 2007, quando un\u2019imbarcazione carica di migranti \u00e8 stata bloccata in pieno oceano per oltre una settimana, mentre la Spagna, il Marocco e il Senegal discutevano sullo Stato verso il quale effettuare il respingimento. A rischio, ancora una volta, di centinaia di vite umane sballottate tra le onde.<br \/>\nGli obblighi di salvaguardia della vita umana, in mare come nei deserti africani, dovrebbero prevalere sempre sulle esigenze di sbarramento delle frontiere. Se ci\u00f2 non dovesse avvenire e se si penalizzeranno ancora gli interventi di soc-corso operati dai mezzi civili, le vittime della Fortezza Europa continueranno ad aumentare inesorabilmente anche nei prossimi anni.<\/p>\n<p>Fulvio Vassallo Paleologo<br \/>\nUniversit\u00e0 di Palermo Maggio 2007<\/p>\n<p>__________________<\/p>\n<p>1 Fulvio Vassallo Paleologo \u00e8 docente di Diritto privato e di Diritti umani presso l\u2019Universit\u00e0 di Palermo. Componente del Dottorato in Diritti umani presso la stessa Universit\u00e0, e del comitato ordinatore del Master universitario su Medicina, migranti, diritti presso la Facolt\u00e0 di Medicina di Palermo. Svolge attivit\u00e0 di ricerca presso il Dipartimento di Studi su Politica Diritto e Societ\u00e0 dell\u2019Universit\u00e0 di Palermo. Componente del Consiglio direttivo dell\u2019Asgi (Associazione studi giuri-dici sull\u2019immigrazione), opera attivamente nella difesa dei migranti e dei richiedenti asilo, collaborando con diverse Organizzazioni non governative. Tra le sue principali pubblicazioni: No, questa non \u00e8 una pace giusta, in Il rovescio internazionale, Odradek, 1999; I centri di permanenza temporanea per stranieri espellendi in Italia, in Diritto, immigrazione e cittadinanza, Angeli, 1999; Brevi cenni sulla legislazione sovranazionale ed italiana sui Rom e sui Sinti, Aut aut, Quaderni di percorsi di cittadinanza, 2000, Relazione presentata al Convegno promosso dall\u2019Anci Toscana su Rom e Sinti: quale futuro in Italia (Firenze, 22 gennaio 2000); (con. S. Palidda) L\u2019ultra-lib\u00e9ralisme \u00e0 l\u2019\u0153uvre en Italie, in Plein Droit, n. 55, dicembre 2002 ; Allontanamento forzato degli immigrati e diritti fondamentali della perso-na: quando i diritti umani diventano un ostacolo per le politiche migratorie, in La forza e il diritto (a cura di A. Burgio), 2002; Les nouvelles formes de privation de libert\u00e9 des immigr\u00e9s clandestins, Asgi, giugno 2003; La convenzione Onu sui diritti dei migranti in rapporto alle normative ed alle prassi dell\u2019Unione europea, Relazione presentata al Convegno organizzato sullo stesso tema dalla Fondazione Scalabrini a Roma, 28 novembre 2003, in Studi Emigrazione, Cser, 2004; Monitoraggio della discriminazione e della xenophobia contro i migranti, assistenza legale e interventi sociali: quali prospettive dopo la conferenza di Durban?, in Diritto, immigrazione e cittadinanza, Franco Angeli, 2004; (con Paolo Cuttitta, a cura di) Migrazioni, Frontiere, Diritti, Esi, Napoli, 2006.<\/p>\n<p>http:\/\/www.infinitoedizioni.it\/index.php?id=213<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3298-mamadou-va-a-morire-la-strage-dei-clandestini-nel-mediterraneo<\/p>\n<p>4064<\/p>\n<p>EmiNews 2007<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20070523 11:27:00 redazione-IT Il libro di Gabriele Del Grande &#8211; Introduzione di Fulvio Vassallo Paleologo Un grande reportage racconta le vittime dell\u2019immigrazione clandestina, l\u2019invasione che <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21747\" title=\"3298 Mamadou va a morire: La strage dei clandestini nel Mediterraneo\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[80],"tags":[],"class_list":["post-21747","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2007"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - 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