{"id":21623,"date":"2007-06-07T00:00:00","date_gmt":"2007-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21623"},"modified":"2007-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2007-06-07T00:00:00","slug":"3417-badanti-il-welfare-fatto-in-casa-indagine-nazionale-delle-acli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21623","title":{"rendered":"3417 BADANTI, il Welfare fatto in casa: indagine nazionale delle Acli"},"content":{"rendered":"<p>20070622 11:19:00 redazione-IT<\/p>\n<p>Colf e badanti straniere: solo una su quattro vuole restare in Italia. Il sogno tornare a casa<br \/>\nOlivero:Il sistema non pu\u00f2 reggere cos\u00ec per sempre<br \/>\nIn Italia il 57% lavora in nero. I dati del &#8221;welfare fatto in casa&#8221;<\/p>\n<p>Solo uno su quattro (25%) vuole rimanere in Italia e uno su sei ha lasciato la famiglia in patria. Il 24% non ha documenti di soggiorno e la maggior parte \u00e8 originaria dell\u2019Europa dell\u2019Est. Indagine dell&#8217;Iref-Acli<\/p>\n<p>ROMA &#8211; Un futuro incerto quello del welfare italiano &quot;fatto in casa\u201d, che deve adeguarsi alle nuove \u201cmigrazioni di scopo\u201d. Questa la fotografia che emerge dall&#8217;indagine Iref-Acli compiuta sui collaboratori e collaboratrici domestiche di origine straniera presentato oggi a Roma.<\/p>\n<p>Solo uno su quattro (25%) vuole rimanere in Italia. La maggior parte \u00e8 intenzionata a tornare in patria o spostarsi altrove, al pi\u00f9 presto (28%) o non appena conclusa l&quot;esperienza lavorativa (47%), purch\u00e9 duri solo pochi anni ancora (60%): sono soprattutto le cosiddette &#8216;badanti\u2019, coloro che convivono con la persona assistita, a non voler portare avanti il proprio lavoro ancora per molto (circa 70%). Del resto, gi\u00e0 al momento della partenza, 6 su 10 pensavano di venire in Italia soltanto il tempo necessario per risparmiare dei soldi. Il 24% \u00e8 in Italia senza documenti di soggiorno. Il 57% lavora del tutto o in parte in nero: tra questi, il 61% concorda col datore di lavoro le irregolarit\u00e0 nei versamenti. Il salario medio \u00e8 di 880 euro mensili, per 42 ore settimanali. Pi\u00f9 della met\u00e0 (51%) assiste persone anziane, mentre il 17% si prende cura dei bambini. Si sentono membri di famiglia (60%), ma chi vive nella casa in cui presta servizio (33%) lavora fino a 59 ore settimanali.<\/p>\n<p>Sono stati circa mille i collaboratori e le collaboratrici di 66 nazionalit\u00e0 diverse intervistati tra marzo ed aprile, con un questionario somministrato \u201cfaccia a faccia\u201d. La maggior parte \u00e8 originaria dell\u2019Europa dell\u2019Est (31%), seguono quelli provenienti dalle Repubbliche dell\u2019ex Urss (29%). Vi sono poi i collaboratori provenienti dall\u2019Asia (16%), dal Centro e Sud America (14%), infine dall\u2019Africa (9%). Scendono quelli provenienti dalle Filippine, mentre aumentano quelli provenienti dall\u2019Europa orientale e soprattutto dall\u2019ex Unione Sovietica (sono passate dall\u201911 al 33% dal 1997 ad oggi). Proprio questo avvicendamento tra le nazionalit\u00e0 di provenienza, hanno sottolineato i ricercatori, incide sulla stabilit\u00e0 del sistema di welfare familiare e ne mette in dubbio la sostenibilit\u00e0 per il futuro, tanto che sono soprattutto gli ultimi due tipi di collaboratori che considerano il loro trasferimento in Italia come un\u2019esperienza di breve termine.<\/p>\n<p>Minoritaria la componente maschile, infatti le donne rappresentano l\u201984%. L\u2019et\u00e0 media \u00e8 di 40 anni. Le famiglie \u2018divise\u2019 sono pi\u00f9 del 60%. Il 40% spedisce ai propri familiari almeno la met\u00e0 dei suoi guadagni, soprattutto tra coloro che vivono lontano dai propri cari.<\/p>\n<p>Quasi un collaboratore su quattro (24%) vive e lavora in Italia in condizione di irregolarit\u00e0, mentre il 54% ha un regolare permesso di soggiorno ed il 18% \u00e8 riuscito ad ottenere una carta di soggiorno. E\u2019 stata soprattutto la sanatoria del 2002, hanno spiegato i ricercatori dell\u2019Iref, a permettere loro di mettersi in regola, mentre tra chi \u00e8 entrato dopo la percentuale di irregolari sale al 41%. Pi\u00f9 della met\u00e0 (57%) svolge inoltre il proprio lavoro completamente o in parte senza contratto. Tra di essi, il 24% sono coloro che non possono avere un contratto perch\u00e9 residenti in Italia irregolarmente, mentre il 33% sono coloro che pur essendo regolari svolgono almeno un lavoro in nero. Tra questi ultimi, oltre la met\u00e0 (55%) denuncia delle irregolarit\u00e0 nei versamenti previdenziali, tra coloro a cui non vengono versati e quelli a cui vengono versati solo parzialmente. Da rilevare che nel 61% dei casi questa opzione \u00e8 il frutto di una scelta concordata dalle due parti in causa, datori di lavoro e collaboratori, quando non sono questi ultimi  a chiedere di essere pagati in nero (14%). Ci\u00f2, secondo l\u2019Iref, si spiega con il fatto di ottenere un salario maggiore, ma anche con \u201cla consapevolezza dell\u2019esiguit\u00e0 dei contributi versati ai fini pensionistici, insieme all\u2019impossibilit\u00e0 di commutare questi contributi con una pensione da godere in patria\u201d.<\/p>\n<p>Lo stipendio mensile, su una media lavorativa di 42 ore settimanali, \u00e8 di 880 euro, con una paga oraria media corrispondente a circa 6 euro. Ma forte \u00e8 la disparit\u00e0 di trattamento, nel senso che chi \u00e8 pi\u00f9 \u2018fragile\u2019 &#8211; perch\u00e9 irregolare ed in Italia da meno di 2 anni \u2013 lavora in media 17 ore in pi\u00f9 a settimana rispetto a chi \u00e8 regolare e risiede nel nostro paese da oltre 10 anni (50 ore contro 33), ma guadagna anche meno: 750 euro mensili, contro oltre mille. Oltre la met\u00e0 degli intervistati (57%) lavora in case in cui risiedono degli ultrasessantacinquenni, per cui rientra nella cosiddetta categoria del \u201cbadante\u201d: il 29% assiste persone sole, il 20% presta servizio presso coppie di anziani, il 7% lavora presso famiglie con almeno un anziano a carico. Quasi un terzo di loro lavora invece  per famiglie con figli (nel 77% dei casi si tratta di coppie a doppia carriera), svolgendo la mansione di \u201ccollaboratore domestico\u201d. Il 17% si prende cura dei bambini.<\/p>\n<p>Si sentono membri di famiglia (60%), ma chi vive nella casa in cui presta servizio (33%) lavora fino a 59 ore settimanali. Per chi vive con le persone per le quali lavora \u00e8 normale mangiare spesso insieme (68%) e sedersi insieme in salotto a guardare la televisione o per scambiare quattro chiacchiere (67%), fino a festeggiare insieme i compleanni (37%) o partecipare a pranzi e feste di famiglia (17%). Per le Acli, \u00e8 un \u201cvero sistema popolare di integrazione multietnica e multiculturale\u201d, anche se proprio questa dinamica della  familiarizzazione comporta aspetti di ambiguit\u00e0, nel senso che essere uno di famiglia rischia di tradursi in richieste sempre maggiori rispetto a quanto si \u00e8  tenuti a fare. I collaboratori che convivono lavorano infatti, in media, 3 ore al giorno in pi\u00f9 rispetto ai colleghi non conviventi: 59 ore lavorative settimanali, a fronte di 39. Disparit\u00e0 di trattamento anche riguardo al giorno di riposo: non ne beneficia il 21% dei lavoratori in coabitazione contro il 10% dei non conviventi.<\/p>\n<p>_________________<\/p>\n<p>Il &#8221;welfare fatto in casa&#8221;? Una realt\u00e0 da cui non si pu\u00f2 prescindere<\/p>\n<p>Indagine Iref-Acli. Bindi e Olivero d&#8217;accordo: &#8221;Aumentare il fondo per la non autosufficienza. Il ministro: &#8221;Nel paese ci sono molte emergenze e la coperta \u00e8 cortissima, bisogna colmare le carenze che si sono consolidate nel tempo&#8221;<\/p>\n<p>ROMA \u2013 E\u2019 giunto il momento di prendere consapevolezza che il welfare \u201cfatto in casa\u201d, ossia che si affida sul lavoro di collaboratrici domestiche straniere a carico delle famiglie, \u00e8 una realt\u00e0 da cui non si pu\u00f2 prescindere e che quindi \u00e8 tempo che il servizio pubblico se ne faccia carico. Se la loro presenza venisse a mancare, la situazione sarebbe tragica per le famiglie italiane, senza contare che nei prossimi anni la loro richiesta aumenter\u00e0 sempre di pi\u00f9, mentre sta cambiando intanto l\u2019offerta. Andiamo infatti incontro alla cosiddetta \u201cmigrazione di scopo\u201d delle collaboratrici domestiche di \u201cnuova generazione\u201d, che si spostano solo per brevi periodi, giusto il tempo di mettere da parte qualche soldo, per poi rientrare in patria, senza garantire un ricambio. La risposta \u00e8 una sola: l\u2019aumento del fondo per la non autosufficienza, fino a pi\u00f9 di un miliardo di euro nel breve periodo, ed una rete di servizi pubblici che si faccia carico della famiglia e dei suoi bisogni, legati soprattutto agli anziani. Questa \u00e8 la ricetta espressa oggi dal ministro delle Politiche per la Famiglia, Rosy Bindi, intervenuta alla presentazione dell\u2019indagine nazionale Acli-Iref sulle collaboratrici domestiche straniere che lavorano a sostegno delle famiglie italiane. In realt\u00e0, il ministro \u00e8 andato oltre, chiedendosi se non sia possibile che questo tipo di mansione non possa essere svolta in futuro anche da qualche italiana, oppure che ci sia un qualche tipo di riconoscimento, come quello fiscale e previdenziale, per il familiare che decidesse di occuparsene. <\/p>\n<p>\u201cE\u2019 un sistema che non pu\u00f2 reggere \u2013 ha denunciato il presidente delle Acli, Andrea Olivero \u2013 perch\u00e9 estremamente logorante, sia per le famiglie, che per le lavoratrici immigrate, legate da una dipendenza reciproca e costrette spesso ad accordi al ribasso. Da una parte le famiglie raschiano il fondo del barile dei risparmi, per farvi fronte. Dall\u2019altra \u00e8 legato ai progetti migratori delle collaboratici di \u2018nuova generazione\u2019, orientate pi\u00f9 di ieri al rientro a casa in tempi brevi, senza che nessuno possa garantirne il ricambio. Si aprono mercati lavorativi per loro pi\u00f9 vantaggiosi sia in patria, dove la situazione \u00e8 in evoluzione, che in Europa, che nella stessa Italia\u00bb. Secondo Olivero \u201cservono dei correttivi, ossia l\u2019aumento del fondo per la non autosufficienza, ma anche accrescere l\u2019elemento legalit\u00e0, cio\u00e8 vincolare le risorse per le famiglie alla possibilit\u00e0 di diminuire il lavoro nero delle collaboratrici e di aumentarne la retribuzione\u201d. In particolare il presidente, insieme a Pina Bruscolin, responsabile Acli colf, ha fatto le seguenti richieste per le collaboratrici: la preparazione professionale, in modo che si garantisca \u201cun\u2019assistenza qualificata e responsabile\u201d; un sistema di soggetti pubblico-privati che gestiscano il collocamento e la sostituzione; una copertura previdenziale omogenea, con la possibilit\u00e0 di riscattare in patria i contributi versati in Italia; il riconoscimento dell\u2019indennit\u00e0 di malattia, come \u201cquestione di civilt\u00e0\u201d; un percorso di regolarizzazione agevolata, come gi\u00e0 fatto con la sanatoria del 2002; l\u2019aumento della retribuzione.<\/p>\n<p>Secondo il ministro, nel \u201cpaese ci sono molte emergenze e la coperta \u00e8 cortissima, bisogna colmare le carenze che si sono consolidate nel tempo\u201d, tanto che sarebbe necessario il triplo delle risorse. \u201cLe richieste \u2013 ha evidenziato la Bindi \u2013 sono tutte legittime e paradossalmente prioritarie, ognuno ha la propria, ma io sono convinta che questa sia quella con qualche stella in pi\u00f9\u201d. E\u2019 necessario pi\u00f9 di un miliardo di euro nel breve periodo, oltre ad un\u2019integrazione socio-sanitaria pi\u00f9 netta. \u201cE\u2019 una riforma del sistema nella vita del nostro paese \u2013 ha evidenziato \u2013 che bisogna con coraggio affrontare\u201d, tanto pi\u00f9 che \u201cla risposta alla non autosufficienza \u00e8 una risposta anche alle giovani generazioni\u201d, in quanto si liberano delle risorse che le famiglie potranno usare a loro vantaggio e sar\u00e0 comunque un problema che una volta divenuti adulti si troveranno a dover affrontare anche loro. <\/p>\n<p>\u201cIl welfare fatto in casa \u2013 ha continuato \u2013 deve entrare a pieno titolo dentro la rete dei servizi pubblici, proprio in nome della personalizzazione delle risposte, ma superando la privatizzazione\u201d. Per la Bindi, l\u2019assistente domiciliare deve essere \u201criconosciuto a pieno titolo come colui che ha in carico la persona non autosufficiente\u201d. Il ministro si \u00e8 trovato d\u2019accordo con tutte le richieste che le sono giunte dall\u2019Acli, tranne che su due. Secondo lei, \u201cla retribuzione \u00e8 gi\u00e0 dignitosa, visto che gli stipendi medi degli italiani sono inferiori\u201d, mentre le collaboratrici non devono nemmeno preoccuparsi di pagare vitto e alloggio. Rispetto alla copertura previdenziale, che preveda la possibilit\u00e0 di riscattare i contributi versati, la Bindi \u00e8 favorevole ad \u201cun sistema previdenziale modulato\u201d, per cui anche in questo caso, fissati alcuni paletti, si tratta di trovare il percorso pi\u00f9 adatto ad ogni singola persona. (vap)<\/p>\n<p>www.redattoresociale.it<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3417-badanti-il-welfare-fatto-in-casa-indagine-nazionale-delle-acli<\/p>\n<p>4180<\/p>\n<p>EmiNews 2007<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20070622 11:19:00 redazione-IT Colf e badanti straniere: solo una su quattro vuole restare in Italia. 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