{"id":21618,"date":"2007-06-07T00:00:00","date_gmt":"2007-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21618"},"modified":"2007-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2007-06-07T00:00:00","slug":"3412-la-comunicazione-di-cristiano-caltabiano-al-seminario-sullassociazionismo-di-bologna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21618","title":{"rendered":"3412 La comunicazione di Cristiano Caltabiano al Seminario sull&#039;Associazionismo di Bologna"},"content":{"rendered":"<p>20070621 12:21:00 redazione-IT<\/p>\n<p>[b]COMUNICAZIONE DI CRISTIANO CALTABIANO, DIRETTORE SCIENTIFICO DELL\u2019IREF[\/b]<\/p>\n<p>\u201cLa lunga transizione: il problema del ricambio generazionale nelle reti associative degli italiani all\u2019estero\u201d &#8211; BOLOGNA 11 GIUGNO 2006<\/p>\n<p>L\u2019arte di associarsi tra le prime generazioni degli italiani all\u2019estero<\/p>\n<p>n\tPer le prime generazioni le associazioni sono stati luoghi fondamentali di incontro e di reciproco aiuto; ambiti di socializzazione che hanno accompagnato e sostenuto,  nella loro travagliata vicenda, i pais\u00e0 espatriati con la \u201cvaligia di cartone\u201d per emanciparsi da condizioni di arretratezza e povert\u00e0.<br \/>\nn\tDurante il Novecento (o addirittura prima) gli italiani all\u2019estero si sono associati con diverse finalit\u00e0: per darsi un sostegno materiale, per coltivare la propria identit\u00e0 culturale (il retaggio particolaristico del luogo provenienza), per sviluppare scambi costanti con la madrepatria, ecc. Senza dubbio, queste associazioni hanno assecondato i percorsi di integrazione sociale dei nostri connazionali nei luoghi d\u2019emigrazione, rinvigorendo la loro italianit\u00e0 a distanza.<br \/>\nn\tUn esempio che viene da lontano: la societ\u00e0 Unione e Benevolenza degli italiani di Buenos Aires nasce nel 1858, per rinsaldare i legami di mutuo sostegno dei nostri conterranei che erano espatriati nella capitale argentina.<\/p>\n<p>La rete associativa degli italiani all\u2019estero: una filiera composita di enti e gruppi sociali sparsa in tutto il mondo<\/p>\n<p>Le associazioni sono (o meglio continuano ad essere) un pilastro fondamentale per la \u201cdiaspora italiana\u201d  <\/p>\n<p>n\tAl di l\u00e0 delle statistiche &#8211; e delle differenze fra paese e pase &#8211; si pu\u00f2 dire che questo tessuto associativo \u00e8 un solido retroterra per gli italiani che vivono all\u2019estero:<br \/>\nn\t1. si \u00e8, infatti, in presenza di associazioni ben distribuite e radicate nelle principali comunit\u00e0 territoriali dove si sono insediati i nostri emigranti (e i loro discendenti);<br \/>\nn\t2. questi enti svolgono funzioni polivalenti, offrendo spazi importanti di partecipazione e di riconoscimento ai loro associati: attivit\u00e0 culturali, vita religiosa, tempo libero e iniziative ricreative, sport, ecc;<br \/>\nn\t3. non si pu\u00f2, inoltre, trascurare l\u2019azione delle associazioni regionali che, dagli anni Settanta in poi, hanno svolto un ruolo determinante, preservando tradizioni e culture locali. Senza il loro intervento, l\u2019identit\u00e0 particolaristica degli italiani all\u2019estero si sarebbe \u201csbiadita\u201d col trascorrere del tempo.     <\/p>\n<p>Il problema della partecipazione giovanile nelle associazioni<\/p>\n<p>n\tNonostante questi punti di forza, le associazioni degli italiani all\u2019estero sono oggi costrette ad affrontare un problema di non poco conto: l\u2019apparente apatia dei giovani, che sembrano scarsamente coinvolti nelle attivit\u00e0 pro-sociali di queste organizzazioni.<br \/>\nn\tQuesto aspetto emerge con chiarezza da una ricerca sulle nuove generazioni degli italiani all\u2019estero, condotta dall\u2019IREF e dall\u2019Universit\u00e0 la Sapienza di Roma tra il 2002 ed il 2004, sulla quale avr\u00f2 modo di tornare pi\u00f9 volte durante questa comunicazione.<br \/>\nn\tAl di l\u00e0 delle ovvie diversit\u00e0 fra paese e paese di emigrazione, c\u2019\u00e8 un risultato di fondo che colpisce particolarmente in questa indagine: i figli e i discendenti degli emigranti, oltre ai  neo-immigrati, disertano le associazioni, soprattutto quelle regionali.<br \/>\nn\tSono gli stessi giovani ad aver dichiarato di non frequentare quasi mai queste organizzazioni. Questa situazione accomuna tutti i paesi in cui \u00e8 stato svolto lo studio: Europa (Belgio, Francia, Germania, Regno Unito, Svizzera); America (Argentina, Brasile, Canada, Stati Uniti, Uruguay, Venezuela); Oceania (Australia); Africa (Marocco, Sudafrica, Tunisia). <\/p>\n<p>Il paradosso del ricambio generazionale <\/p>\n<p>n\tA mio modo di vedere, il distacco dei giovani nasce da un paradosso: il tessuto associativo dell\u2019emigrazione italiana \u00e8 vitale ed essenzialmente orientato al culto delle radici (regionalistiche e municipali). Si tratta di un associazionismo denso (vissuto e partecipato dalle prime generazioni) che crea (involontariamente) delle barriere di accesso ai giovani.<br \/>\nn\tIn effetti, questi ultimi non si riconoscono pi\u00f9 nelle forme di aggregazione convenzionali (in primis le associazioni regionali, dove spesso ci si incontra per festeggiare il santo patrono del \u201cpaesello\u201d o semplicemente per  riconoscersi nella comune nostalgia per quello che ci si \u00e8 lasciati dietro alle spalle).<br \/>\nn\tOggi le istanze sociali dei giovani sono diverse da quelle dei padri e dei nonni. Per questo disertano le associazioni: il richiamo delle radici non desta un grande interesse negli eredi della diaspora italiana.<br \/>\nn\tPer ironia della sorte, un associazionismo tutt\u2019altro che virtuale (ma forse troppo tradizionale), allontana i giovani, perch\u00e9 non riesce a stimolarli pi\u00f9 di tanto. Perci\u00f2 non si assiste ancora ad un ricambio generazionale nella rete associativa degli italiani all\u2019estero. Non \u00e8 comunque solo questione di un turn over nelle cariche: non basta nominare un presidente trentenne e intraprendente per risolvere una questione cos\u00ec complessa. Piuttosto, bisogna cercare di capire meglio il vissuto dei giovani.<\/p>\n<p>I giovani e il legame con l\u2019Italia<\/p>\n<p>n\tL\u2019esperienza dei giovani italiani all\u2019estero si inquadra in un nuovo contesto: la societ\u00e0 globale. Ci\u00f2 comporta alcune trasformazioni nel modo di intendere la propria origine italiana.<br \/>\nn\tNaturalmente sono molte le differenze tra i giovani italiani che vivono all\u2019estero. Molto dipende dal paese in cui sono nati e cresciuti. E, poi, bisogna fare una distinzione netta tra i discendenti (seconde, terze, quarte generazioni\u2026fino agli oriundi) e i neo-immigrati (coloro che sono partiti di recente dall\u2019Italia, con aspirazioni ben diverse da quelle dei nostri connazionali espatriati agli inizi del Novecento o nel dopoguerra). Un fatto \u00e8 certo: per i giovani il rapporto con l\u2019Italia (e con il paese d\u2019emigrazione) \u00e8 cambiato profondamente.<br \/>\nn\tAlmeno due sono i processi che annunciano questo mutamento culturale: la reversibilit\u00e0 dell\u2019esperienza migratoria; la re-invenzione dell\u2019italianit\u00e0. Sul terzo processo (la compresenza culturale), che pure gioca una parte rilevante, non ho qui il tempo di soffermarmi. <\/p>\n<p>L\u2019esperienza migratoria diventa reversibile: dal progetto migratorio al patchwork della mobilit\u00e0 geografica<\/p>\n<p>n\tOggi, le distanze tra i paesi si accorciano, ponendo i discendenti  degli emigrati (e gli stessi neo-immigrati) di fronte ad una condizione duratura di transitoriet\u00e0: si pu\u00f2 sempre cambiare meta, laddove si presenti l\u2019occasione o si subisca un improvviso rovescio del destino.<br \/>\nn\tIn un\u2019epoca dove il nomadismo globale acquisisce un significato positivo, il rientro o l\u2019apertura di nuovi itinerari migratori si spogliano dei loro tratti deteriori: l\u2019erranza \u00e8 sinonimo di espressivit\u00e0, autonomia e di una intraprendenza ormai senza confini di tempo e di luogo.<br \/>\nn\tDal punto di vista culturale, i giovani italiani che vivono oltre confine sembrano aver assimilato questo cambiamento; il rientro nella madrepatria o la possibilit\u00e0 di fare un\u2019esperienza in un altro paese sono ipotesi sempre aperte e percorribili. La reversibilit\u00e0 dei progetti di vita \u00e8 un tratto costitutivo dei giovani.<br \/>\nn\tQuindi, a prescindere dalle proprie condizioni economiche (comprese quelle della famiglie d\u2019origine), questi giovani sono inclini a spostarsi in altri paesi (non solo in Italia), per fare esperienze professionali (temporanee) o semplicemente per accrescere il proprio bagaglio culturale. Tale orientamento \u00e8 presente tanto fra i giovani italo-australiani che sono ben inseriti nel mercato del lavoro locale; quanto fra i giovani italiani che vivono in Argentina, costretti a fare i conti con prospettive economiche e occupazionali assai problematiche.       <\/p>\n<p>Riflessivit\u00e0 (la re-invenzione dell\u2019italianit\u00e0): un\u2019identit\u00e0 selettiva con accenti critici (una forma di rispecchiamento \u201cglocale\u201d)    <\/p>\n<p>n\tL\u2019identit\u00e0 dei giovani \u00e8 per sua natura ibrida. In particolare, i discendenti della diaspora italiana subiscono l\u2019influsso delle agenzie di socializzazione della societ\u00e0 d\u2019accoglienza (scuola, gruppo dei pari, mercato del lavoro, ecc.). Per loro la nazione di approdo non \u00e8 \u201cl\u2019estero\u201d, quanto il contesto nel quale sono nati e cresciuti.<br \/>\nn\tTuttavia, essi mantengono l\u2019ascendenza italiana; un marcatore etnico che evoca il rapporto di discendenza con la Penisola. Ben si capisce che questo \u201cnesso ereditario\u201d sia d\u2019intensit\u00e0 variabile. Dunque, l\u2019italianit\u00e0 si declina al plurale quando viene studiata dal punto di vista dei giovani oltre confine.<br \/>\nn\tIn estrema sintesi, i giovani italiani all\u2019estero sono riflessivi. Infatti, il loro rapporto con la tradizione assomiglia ad una revisione del retaggio: una re-invenzione autonoma delle radici, che investe la sfera cognitiva e la dimensione comportamentale. Il retroterra (del paese d\u2019origine e di quello d\u2019adozione) viene cos\u00ec costantemente rimesso in discussione.<br \/>\nn\tUn esempio tipico di questo processo sono le visite in Italia; durante questi viaggi, i giovani trasformano il significato della madrepatria:  dal microcosmo particolaristico che ha dato i natali ai genitori (il \u201cpaesello\u201d), alla Penisola allungata, un paese moderno, che si condensa nelle metropoli post-industriali e nelle citt\u00e0 d\u2019arte. <\/p>\n<p>Nuove istanze per nuove associazioni<\/p>\n<p>n\tQuesti cambiamenti culturali creano inevitabilmente nuove istanze partecipative fra i giovani; istanze che non hanno ancora trovato spazio (se non parzialmente) nella rete associativa degli italiani all\u2019estero.<br \/>\nn\tCome ho detto in precedenza, il ricambio generazionale non \u00e8 solo questione di rinnovamento delle cariche dirigenziali all\u2019interno delle associazioni; o magari un problema di tesseramento, che si pu\u00f2 aggirare in modo sbrigativo con una efficace campagna di iscrizioni rivolta al target degli \u201cunder trenta\u201d.<br \/>\nn\tIl punto \u00e8 che i giovani chiedono agli enti associativi di cambiare rotta, svolgendo un nuovo ruolo a cavallo tra i rispettivi paesi d\u2019emigrazione e l\u2019Italia. Basta ascoltare le loro richieste raccolte nella ricerca dell\u2019Iref e dell\u2019Universit\u00e0 di Roma.<br \/>\nn\tDati i limiti di tempo di questa comunicazione, le riflessioni che mi accingo a suggerire a questa platea qualificata saranno necessariamente schematiche: le opinioni  che i giovani hanno rilasciato nell\u2019indagine presentano molte sfumature. In questa sede mi soffermer\u00f2 solo sulle tendenze generali, rinviando al volume che raccoglie i risultati della ricerca per maggiori approfondimenti. Inoltre, l\u2019indagine data ormai tre anni, quindi qualcosa potrebbe essere cambiato, anche se il quadro complessivo mi sembra ancora attuale e valido.    <\/p>\n<p>Segnali per l\u2019associazionismo (I) <\/p>\n<p>n\tStati Uniti &#8211; i giovani esprimono una forte domanda legata alla riscoperta delle tradizioni, ma anche una sensibilit\u00e0 verso la cultura italiana contemporanea, che comincia a manifestarsi all\u2019interno dei circuiti delle associazioni universitarie. La sfida \u00e8 quella di promuovere un maggiore coordinamento fra queste istanze di base dell\u2019associazionismo giovanile (in prevalenza dedicate all\u2019inserimento professionale), convogliandole cos\u00ec all\u2019interno delle reti di rappresentanza politica e associativa della comunit\u00e0 italo-americana.<br \/>\nn\tArgentina, Uruguay e Venezuela: in questi paesi i giovani italiani hanno sentito le ripercussioni della crisi finanziaria ed economica esplosa nel 2000 e sono preoccupati per il loro futuro; gli intervistati chiedono alle associazioni uno sforzo maggiore nella sfera del lavoro: trasferimento di expertise e competenze da parte degli imprenditori italiani che hanno avviato attivit\u00e0 economiche di successo in questi paesi; un interscambio professionale pi\u00f9 intenso con la madrepatria, attraverso stage e tirocini nelle aziende italiane; l\u2019attivazione di servizi di orientamento per vagliare le opportunit\u00e0 di lavoro in Italia.<\/p>\n<p>Segnali per l\u2019associazionismo (II) <\/p>\n<p>n\tAustralia &#8211; I giovani italo-australiani hanno indicato diversi obiettivi per un associazionismo profondamente rinnovato:<br \/>\nn\tpotenziare l\u2019informazione sull\u2019Italia (svecchiare l\u2019immagine della Penisola, veicolando notizie sulle attuali condizioni economiche, politiche, sociali e culturali del Belpaese), anche per poter votare in modo pi\u00f9 consapevole dall\u2019estero durante le elezioni politiche italiane;<br \/>\nn\tpromuovere la lingua e la cultura italiana, superando \u201cgli steccati\u201d della comunit\u00e0 italo-australiana, ossia facendo opera di proselitismo culturale dell\u2019italianit\u00e0 presso la popolazione astraliana;<br \/>\nn\tsviluppare politiche in campo formativo e lavorativo (interscambi universitari);<br \/>\nn\taumentare gli stage in azienda (sia in Italia che in Australia);<br \/>\nn\trealizzare corsi di formazione professionale per i neo-immigrati, che vogliono reinserirsi nel mercato del lavoro italiano;<br \/>\nn\trafforzare la rete di promozione delle imprese italiane in Australia e viceversa; i giovani assumerebbero volentieri l\u2019impegno di fare gli ambasciatori del made in Italy, muovendosi a cavallo tra i due paesi.<\/p>\n<p>Segnali per l\u2019associazionismo (III) <\/p>\n<p>n\tCanada: i giovani chiedono che si attivino luoghi associativi dove venga realmente promossa la cultura italiana; a loro parere, una \u201cpolitica associativa rinnovata\u201d dovrebbe puntare decisamente su tre elementi: informare in modo  pi\u00f9 puntuale sull\u2019attualit\u00e0 italiana; dare l\u2019opportunit\u00e0 di viaggiare per motivi di studio e professionali nella madrepatria; attivare spazi di discussione sull\u2019Italia di oggi.<br \/>\nn\tSud Africa: alcune associazioni giovanili cercano di diffondere lo stile di vita italiano tra le seconde e terze generazioni; in questi casi si tenta di recuperare le tradizioni, non disdegnando anche la promozione di prodotti del made in Italy; comunque, tra i giovani, si registra anche una domanda di formazione professionale e di specializzazione: accanto al viaggio turistico in Italia, si vorrebbe anche rientrare per apprendere la lingua e per partecipare a corsi altamente qualificanti.<\/p>\n<p>Segnali per l\u2019associazionismo (IV) <\/p>\n<p>n\tRegno Unito: malgrado un distacco generalizzato nei confronti delle associazioni, i giovani italo-inglesi tendono a partecipare in numero nutrito quando vengono organizzate manifestazioni per presentare il lavoro di artisti e studiosi italiani, soprattutto a Londra; ci\u00f2 non soprende perch\u00e9 nelle interviste essi dicono di appprezzare molto la produzione artistica e culturale del proprio paese, specie se \u00e8 innovativa. Una tendenza simile si riscontra anche in Svizzera, dove i giovani si rendono disponibili a partecipare alle attivit\u00e0 delle istituzioni culturali italiane, anche in veste di promotori\/organizzatori.<br \/>\nn\tCome si vede, anche in contesti dove l\u2019apatia dei giovani sembra essere il tratto dominante si registrano delle spinte partecipative, su temi sociali e istanze culturali particolari. Temi e istanze che sollecitano i giovani, spingendoli a rafforzare l\u2019interesse verso l\u2019Italia.<br \/>\nn\tIn genere, i discendenti e i neo-immigrati ritengono che l\u2019associazionismo debba diventare un attore sociale capace di attualizzare il rapporto con l\u2019Italia; per questo, dietro al loro modo di pensare, non \u00e8 difficile scorgere una domanda di cambiamento: una richiesta di aggiornare i registri culturali dell\u2019associazionismo in emigrazione.   <\/p>\n<p>I neo-immigrati: un discorso a parte <\/p>\n<p>n\tIn generale, rimane il nodo scoperto dei neo-immigrati: in gran parte dei paesi, fatta eccezione per il circuito universitario statunitense, questi ultimi appaiono quanto mai isolati dalla comunit\u00e0 italiana; eppure, essi potrebbero fare molto per rilanciare la partecipazione giovanile nei paesi d\u2019emigrazione; in definitiva, hanno lasciato da poco l\u2019Italia: conoscono l\u2019attualit\u00e0 della Pensisola, sono pi\u00f9 informati sul paese d\u2019origine. Nelle associazioni potrebbero quindi agire come degli informatori-chiave, andando incontro alle esigenze espresse dai giovani discendenti.<br \/>\nn\tQuesto \u00e8 ancora un \u201cterreno vergine\u201d per l\u2019associazionismo: presentando la ricerca a San Francisco, ho scoperto che a Seattle esiste una comunit\u00e0 di un centinaio di ingegneri informatici italiani, trasferitisi di recente in quell\u2019area; non basta: a New York, vi \u00e8 una collettivit\u00e0 di Brooker giovani, che organizzano eventi culturali in proprio per promuovere l\u2019italianit\u00e0. Ebbene questi gruppi hanno partecipato alla riunione continentale del CGIE (Commissione Paesi Anglofoni), chiedendo di poter collaborare con le associazioni regionali che operano negli Stati Uniti. Mi sembra un segnale confortante: questi neo-immigrati hanno fatto un passo per fuoriuscire da una condizione di isolamento. Il messaggio andrebbe di sicuro raccolto dalla rete associativa nord-americana.     <\/p>\n<p>Una chiave di lettura <\/p>\n<p>n\tChe cosa emerge da questa breve analisi del modo con cui i giovani si pongono nei confronti dell\u2019associazionismo?<br \/>\nn\tIn primo luogo, si deve fuoriuscire dal luogo comune sull\u2019apatia dei giovani, che impera spesso anche in Italia. Le nuove leve dell\u2019emigrazione italiana non sono narcotizzate dalla pigrizia, o troppo pragmatiche (e individualiste) per impegnarsi nelle associazioni.<br \/>\nn\tIl loro distacco \u00e8 solo apparente; sotto la superficie del disinteresse e della passivit\u00e0, si agitano nuove spinte partecipative. In breve, un nuovo modo di intendere le associazioni, che non si fonda pi\u00f9 sull\u2019appartenenza (nostalgica) ad una cultura locale (regionale); le associazioni vengono viste dai giovani come luoghi dove si pu\u00f2 esprimere una sensibilit\u00e0 su singoli temi sociali e istanze culturali. In tal senso, si delinea una partecizione espressiva, legata al proprie aspirazioni individuali. Una partecipazione personalizzata, che \u00e8 anche un modo per dire: \u201cci siamo, battiamo un colpo, siamo una nuova generazione, lasciateci degli spazi per rinnovare l\u2019italianit\u00e0 all\u2019estero\u201d.<br \/>\nn\tQuesta tendenza \u00e8 simile a quello che avviene in Italia: nei partiti e nei sindacati, non esiste pi\u00f9 (o \u00e8 diventata una specie rara da proteggere) la figura del militante socializzato ad una subcultura organizzativa. I sindacati e i partiti italiani riescono a mobilitare i giovani solo se propongono iniziative coinvolgenti, centrate su cause sociali vicine agli stili culturali e ai vissuti delle nuove generazioni: la povert\u00e0 in Africa, la precariet\u00e0 dei lavori flessibili, la pace, la lotta alla mafia. Insomma, non si pu\u00f2 pretendere di stimolare i giovani se non si parla il loro liguaggio.   <\/p>\n<p>Un associazionismo a geometria variabile   <\/p>\n<p>n\tDunque, la sfida per l\u2019associazionismo in emigrazione \u00e8 quella di lasciarsi contaminare dai nuovi orientamenti espressi dai giovani, pur mantenendo un legame con la tradizione.<br \/>\nn\tPer accompagnare questo processo, bisogna tuttavia ascoltare con attenzione le aspirazioni dei giovani, senza chiudersi a riccio di fronte al cambiamento.<br \/>\nn\tIn definitiva, le nuove leve dell\u2019emigrazione italiana sembrano propendere per un associazionismo versatile e polivalente, capace di svolgere quattro funzioni fondamentali:<br \/>\n1.\tproporsi come un laboratorio dove si possano sperimentare nuovi format per  veicolare \u201cin loco\u201d la cultura dell\u2019Italia moderna;<br \/>\n2.\tagire come un\u2019agenzia di scambio con la madrepatria, in chiave di mobilit\u00e0 professionale e di formazione post-universitaria;<br \/>\n3.\ttrasformarsi in un\u2019agor\u00e0 democratica nella quale discutere di quello che avviene in Italia, anche per rendere pi\u00f9 consapevole il voto dall\u2019estero;<br \/>\n4.\tcostruire una casa comune anche per i nuovi gruppi di base che si formano grazie all\u2019azione spontanea dei neo-immigrati<br \/>\nn\tE\u2019 perfino scontato aggiungere che l\u2019opera di rinnovamento dell\u2019associazionismo non pu\u00f2 essere svolta autonomamente dalle associazioni regionali; ci vuole il concorso di tutta la rete delle rappresentanze degli italiani all\u2019Estero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3412-la-comunicazione-di-cristiano-caltabiano-al-seminario-sullassociazionismo-di-bologna<\/p>\n<p>4175<\/p>\n<p>EmiNews 2007<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20070621 12:21:00 redazione-IT [b]COMUNICAZIONE DI CRISTIANO CALTABIANO, DIRETTORE SCIENTIFICO DELL\u2019IREF[\/b] \u201cLa lunga transizione: il problema del ricambio generazionale nelle reti associative degli italiani all\u2019estero\u201d &#8211; <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21618\" title=\"3412 La comunicazione di Cristiano Caltabiano al Seminario sull&#039;Associazionismo di Bologna\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[80],"tags":[],"class_list":["post-21618","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2007"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - 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