{"id":21599,"date":"2007-06-07T00:00:00","date_gmt":"2007-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21599"},"modified":"2007-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2007-06-07T00:00:00","slug":"3437-il-che-il-mito-il-marchio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21599","title":{"rendered":"3437 Il Che, il mito, il marchio"},"content":{"rendered":"<p>20070703 04:10:00 redazione-IT<\/p>\n<p>di Maurizio Chierici (da l&#8217;Unita&#8217;)<\/p>\n<p>Con le guerriglie che ogni sera accendono i Paesi alla fine del mondo (tre ore d\u2019aereo dalle nostre abitudini) sembra paradossale la commozione che accompagna il ricordo del guerrigliero dei guerriglieri del secolo appena alle spalle. Ma la giovinezza brucia le rabbie e intiepidisce gli slanci e la memoria perde nel tempo veleni e ambizioni, ma non svaniscono i sentimenti, e il guerrigliero dei guerriglieri \u00e8 un sentimento che accompagna due o tre generazioni cresciute sotto il segno del Che Guevara: poster, t-shirts e barbe dietro alle quali le masse adolescenti enfatizzavano rivoluzioni quasi sempre allo yogurt. E adesso comincia l\u2019estate del Che.<\/p>\n<p>Guevara \u00e8 morto in ottobre, 40 anni fa, ma giornali e librerie, dibattiti e graffi si preparano all\u2019evento. Mancano quattro mesi e gi\u00e0 propongono antiche e nuove immagini: dal film \u00abViaggio in motocicletta\u00bb al documentario premiato con Gianni Min\u00e0 al festival di Berlino. E la straordinaria ricostruzione su chi ha tradito Guevara: Erik Gandini l\u2019ha raccolta in un documentario &#8211; \u00abSacrificio\u00bb- incoronato in Brasile e Portogallo.<\/p>\n<p>Per il momento gira le citt\u00e0 italiane in circuiti quasi underground, mentre Toni Capuozzo si incarica di inaugurare la saga Tv. Due libri stanno scalando la classifica delle vendite: \u00abEvocacion: la mia vita al fianco del Che\u00bb, ricordi di Aleida March, guerrigliera e moglie del guerrigliero (editore Bompiani) e \u00abGuevariana: racconti e storie del Che\u00bb, curato per Einaudi da Alberto Filippi e Paolo Collo. Sacrificio di Guevara che immalinconisce Jos\u00e8 Saramago, Eduardo Galeano, Osvaldo Soriano, Julio Cortazar. Chi lo ha incontrato e chi lo ha solo immaginato da lontano assieme a milioni di ragazzi anni sessanta. Il Che \u00e8 morto quando aveva quasi 40 anni; ne avrebbe quasi 80 ma nessuno riesce a immaginarlo con la barba bianca cos\u00ec diverso da come lo ha sorpreso la Leica di Korda. Per ogni giovinezza quale simbolo pi\u00f9 esaltante di un argentino di buona famiglia, cura i lebbrosi, libera Cuba dalla dittatura e subito ricomincia a camminare nell\u2019illusione di liberare il resto del mondo? Ricomincia tagliando il passato: quando muore, muore un apolide che ha rinunciato agli onori e alla cittadinanza cubana e non ha chiesto a Buenos Aires di rimettere il nome nei registri argentini. \u00c8 diventato nessuno. <\/p>\n<p>La febbre del \u201868 era alla ricerca di un simbolo da sventolare nelle piazze. La foto che nel 1967 esce dalla valigia di Gian Giacomo Feltrinelli reduce dall\u2019Avana dove incontra l\u2019Italo Calvino che ha attraversato il mare per sposarsi nella citt\u00e0 nella quale \u00e8 nato; questa foto del Che dallo sguardo smarrito regalata da Korda all\u2019editore del \u00abDottor Zivago\u00bb, diventa la bandiera che tutti aspettavano. E ancora attraversa le piazze inquiete 40 anni dopo quando i fan hanno perso l\u2019innocenza dell\u2019idealismo per farsi largo nella vita: dirigenti d\u2019azienda, machiavelli nei giornali, capi di personale che non perdonano, mentre il Che \u00e8 sempre lo stesso: la morte ha pietrificato giovinezza e utopia. Ma non subito e non in ogni posto. Gli anni settanta sono anni complicati per l\u2019America Latina. Il basco di Guevara non riusciva ad attraversare certe frontiere. I camion carichi di merci e campesinos che salivano dal Per\u00f9 governato da generali progressisti ed entravano nella Bolivia del generale Banzer, prima di arrivare alla dogana sul ponte del Rio Desaguadero, facevano toeletta. Giravano le fiancate di legno sulle quali era stampata l\u2019immagine di Korda per offrire alle polizie un messaggio senza problemi: \u00abTodo va bien con coca cola\u00bb. La notte argentina si \u00e8 allungata agli anni ottanta. Regime militare che inceneriva ogni disobbedienza censurando anche i pensieri. \u00abEra sufficiente tornare dall\u2019Europa con un giornale con la foto del Che e si spariva. Ecco perch\u00e9 nessun ragazzo argentino lascia infoltire la barba; nessuna ragazza va in giro con un basco francese. Troppo pericoloso. E la cautela sopravvive alla fine della dittatura. Non si sa mai&#8230;\u00bb: amarezza di Ernesto Sabato, grande scrittore con un dubbio che vent\u2019anni dopo \u00e8 stato cancellato. \u00abChiss\u00e0 se gli argentini sapranno mai chi \u00e8 stato Guevara\u00bb. Guardando la sala delle 500 poltrone, Fiera del Libro di Torino, camicie e giacche blu appollaiate fin sotto il palco dove la figlia del Che presentava il libro della madre stretta da una folla che spaventa gli organizzatori; guardando facce di generazioni diverse, mi sono chiesto: ma tutti, proprio tutti, sanno cos\u2019ha fatto Guevara? Eccitazione troppo giovane, entusiasmo delle magliette. E sessantenni sull\u2019orlo della pensione ormai disposti a recuperare l\u2019idealismo chiuso nel cassetto negli anni della carriera. Non si \u00e8 spenta la curiosit\u00e0 dell\u2019ascoltare come la moglie racconta il marito. Fin dalla seconda pagina del libro ci si dimentica di tutti i libri che da quarant\u2019anni hanno raccontato la sua storia. Il Che lavora giorno e notte: dorme cinque ore, si sveglia e torna in ufficio. Appena sposato il Che ministro parte per Africa e Oriente: deve convincere cinesi, indiani e i presidenti del continente nero che la democrazia cubana pu\u00f2 cambiare il mondo. \u00abUn viaggio di tre mesi. Posso lavorare come segretaria, ma voglio stare con te\u00bb, implora la giovane sposa. Impossibile, risponde il giovane marito. \u00abSarebbe un privilegio che chi d\u00e0 l\u2019esempio non si pu\u00f2 permettere\u00bb. E Aleida resta a casa. Quando nasce Aleidita, la pediatra commossa sul palco di Torino, il Che \u00e8 in missione. Manda un telegramma da Shangai: aveva sognato un figlio maschio da chiamare Camillo come Cienfuegos, compagno sulla Sierra: \u00abCon la solita ironia mi prende in giro: \u201cAllora \u00e8 una femmina. Chiss\u00e0 perch\u00e9 ti impegni sempre nel farmi arrabbiare\u201d\u00bb. Arriver\u00e0 anche Camillo e Aleida \u00abper ordine di Fidel\u00bb pu\u00f2 raggiungere il marito sotto la tenda della guerriglia africana o a Praga dove l\u2019irritazione di Mosca lo costringe ad un esilio concordato con Castro. Sono gli ultimi giorni che i due sposi trascorrono da sposi sia pure in vacanza coatta. Ufficialmente a Cuba Guevara non torna pi\u00f9. Torna un uomo dai capelli rasati, occhiali di vetro e protesi in bocca per perdere l\u2019accento argentino: si preparava a sparire in Bolivia. \u00c8 l\u2019ultimo ricordo di Aleidita bambina. La voce si rompe scatenando l\u2019applauso della folla torinese. Se questo \u00e8 il Che privato, pi\u00f9 profondo il ricordo del Che di \u00abGuevariana\u00bb. Rodolfo Walsh, giornalista e drammaturgo, \u00e8 fra gli argentini che corrono all\u2019Avana dopo la vittoria della rivoluzione: \u00abRisento il vecchio Hemingway dire queste parole: \u201cAndiamo a vincere, noi cubani andiamo a vincere\u201d\u00bb e quando Walsh lo guarda con aria dubbiosa, lo scrittore si scusa battendo le ciglia: \u00abD\u2019accordo, sono yankee, non cubano ma questi ragazzi mi piacciono\u00bb. Gli piace il Che che piomba all\u2019Avana dove \u00abgli abitanti impiegano un po\u2019 di tempo per abituarsi al suo humor freddo e sottile, cos\u00ec porte\u00f1o: cade loro addosso come un temporale. Quando capiscono chi \u00e8 diventa una delle persone pi\u00f9 amate\u00bb. \u00abTraditore\u00bb, gli dice Eduardo Galeano mostrandogli il ritaglio di un giornale: appariva vestito da pitcher e giocava a baseball. Traditore perch\u00e9 un argentino deve credere solo al gioco del pallone e perch\u00e9 il baseball \u00e8 una piega dell\u2019imperialismo americano. Traditore? Il Che scoppia a ridere. \u00abLa conversazione rimbalzava come una pallina da ping pong da un argomento all\u2019altro, da un ricordo a un rimpianto. \u201cChe cos\u2019ha la mia mano?\u201d, chiede il Che a Galeano: \u201c\u00c8 maledetta\u201d, risponde lo scrittore. \u201cMaledetta?\u201d. \u00abHa salutato Frondizi (presidente argentino) e Frondizi \u00e8 caduto. Ha salutato Janio Quadros (presidente brasiliano) e Janio Quadros \u00e8 caduto. Per fortuna che non ho nessuna carica dalla quale cadere e ti posso dare la mano. E lui rideva, si accigliava, camminava per la stanza lasciando cadere la cenere del sigaro. Me lo puntava al petto fingendo una minaccia\u00bb. Il premio Nobel Jos\u00e9 Saramago non lo ha mai incontrato ma non gli piace che il Che sia stato usato \u00abcome incongruente oggetto di arredamento in molte case della piccola e media borghesia&#8230; sorta di rischiosa maniera per occupare l\u2019ozio della mente, frivolezze mondane che non hanno mai retto il minimo scontro con la realt\u00e0 quando \u00e8 venuto il momento di passare dalle parole ai fatti. Ed \u00e8 allora che il ritratto del Che, testimone di cos\u00ec tante azioni d\u2019impegno, della paura nascosta, della codardia rinunciataria o addirittura del tradimento, \u00e8 stato tolto dalle pareti e nascosto o distrutto come se si avesse avuto a che fare con qualcosa di cui vergognarsi\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019ipotesi di Saramago fa balenare il ricordo di Regis Debray: intellettuale rivoluzionario, lo aveva raggiunto sulle pietraie della Bolivia per raccogliere le sue ipotesi sul futuro dell\u2019America Latina. Ma appena lo catturano i ranger boliviani che danno la caccia ad una banda di straccioni armati, Debray si difende con poche parole di delazione: \u00abSono un giornalista e un saggista francese. Ho solo intervistato Che Guevara\u00bb. Il Che, qui? Fino al momento nessuno ne sospettava la presenza. E comincia la grande caccia: cattura e morte. I primi saggi di Debray raccolgono l\u2019ammirazione per il guerrigliero maestro. Ma ad ogni decennale della scomparsa l\u2019entusiasmo si affievolisce, cominciano i dubbi che diventano accuse terribili dopo la scomparsa del presidente Mitterand del quale era consigliere. Il Che autoritario, sadico, psicopatico. Gli ultimi insulti risalgono al \u201897. Chiss\u00e0 cosa sta preparando per il quarantesimo anniversario. I giornalisti grigi che hanno invece seguito gli ultimi passi del Che in Bolivia, sono passati dal silenzio timoroso della gente di La Higuera (paese dei fichi dove \u00e8 stato ucciso), alle ammissioni di averlo conosciuto, alle vanterie di avergli portato le ultime sigarette nella scuola dove aspettava la morte: il tempo passava, la paura spariva. A poco a poco il Che \u00e8 diventato l\u2019orgoglio dei contadini che lo avevano venduto. Nel \u201897 Walter Romero, scrivano e memoria storica di La Higuera, sospira con malinconia nello studiolo di pochi libri. \u00abGuevara pu\u00f2 diventare l\u2019attrazione turistica di questo posto, polvere, rocce e niente. Mancano perfino le strade\u00bb. Allunga una cartolina: l\u2019immagine del Che sfumata nel fondo \u00e8 attraversata da una linea rossa, l\u2019ultimo viaggio. Accampamenti e soste, casa per casa, testimone per testimone: \u00abL\u2019abbiamo fatta stampare a Santa Cruz de la Sierra chiedendo al governo di La Paz di organizzare qualcosa. Nessuno si \u00e8 fatto vivo\u00bb. Adesso si \u00e8 fatto vivo il governo di Evo Morales. \u00c8 nata la \u00abstrada del Che\u00bb: 18 chilometri di una via Crucis con stazioni dolorose. Qui ha sofferto un attacco d\u2019asma, qui non ha sparato a un povero graduato della polizia che non sapeva d\u2019essere sotto tiro, qui \u00e8 scappato nella notte mentre arrivavano i rangers. Le agenzie turistiche diffondono la lista dei \u00abChe Hotels\u00bb: a Santa Cruz il Discount Hotel offre il 70 per cento di sconto alle carovane degli stranieri che si ripercorrono i passi di Guevara. Le chincaglierie dei ricordi affollano le bancarelle. Magliette \u00aboriginali\u00bb con il basco di Korda vendute a prezzo d\u2019affezione: 8,9 dollari. Il pericolo \u00e8 che il ricordo diventi una celebrazione pasticciata dalle caricature di ogni Disneyland. Nel bene e nel male Guevaraland pu\u00f2 far piacere solo a chi mette un piatto in tavola in un posto dove le tavole sono ancora vuote. Perch\u00e9 la memoria \u00e8 un segreto del cuore che non batte pi\u00f9 forte fra i cotillon. La sua rivoluzione boicottata da Mosca \u00e8 finita al cimitero ma quarant\u2019anni dopo a La Higuera arriva almeno il pane.<\/p>\n<p>mchierici2@libero.it<\/p>\n<p>www.unita.it<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3437-il-che-il-mito-il-marchio<\/p>\n<p>4196<\/p>\n<p>EmiNews 2007<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20070703 04:10:00 redazione-IT di Maurizio Chierici (da l&#8217;Unita&#8217;) Con le guerriglie che ogni sera accendono i Paesi alla fine del mondo (tre ore d\u2019aereo dalle <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21599\" title=\"3437 Il Che, il mito, il marchio\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[80],"tags":[],"class_list":["post-21599","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2007"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - 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