{"id":21466,"date":"2007-06-07T00:00:00","date_gmt":"2007-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21466"},"modified":"2007-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2007-06-07T00:00:00","slug":"3586-bolle-borse-lo-stato-finanzia-la-borsa-di-new-york","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21466","title":{"rendered":"3586 BOLLE &#038; BORSE: LO STATO FINANZIA LA BORSA di NEW YORK"},"content":{"rendered":"<p>20070825 10:38:00 redazione-IT<\/p>\n<p>di Tito Pulsinelli (da Caracas)<\/p>\n<p>Negli Stati Uniti, dall\u2019inizio dell\u2019anno il settore finanziario ha licenziato 88000 funzionari ed impiegati, mentre nel 2006 persero il lavoro 50237 persone. I licenziamenti dall\u2019inizio di agosto sfiorano i 21000 (1).<br \/>\nC\u2019\u00e8 stata una forte impennata nell\u2019esecuzione dei pignoramenti ed espropriazioni di appartamenti ed edifici: 179600 nel solo mese di luglio. Il senatore C. Dodd retiene che \u201cda uno a tre milioni di persone potrebbero perdere la loro casa\u201d.<\/p>\n<p>Queste poche cifre indicano con chiarezza la gravit\u00e0 della crisi del settore inmobiliario degli Stati Uniti, che covava sotto la cenere mediatica da molto tempo, ma veniva sistematicamente ignorata o minimizzata. Ora che l\u2019esplosione \u00e8 avvenuta, emergono le caratteristiche distruttrici di un collasso che sta facendo tremare il cosiddetto sistema finanziario internazionale.<br \/>\nI \u201cfurbetti della bolla immobiliaria\u201d, vale a dire gli usurai globali che avevano gonfiato all\u2019infinito il valore dei titoli dell\u2019industria del mattone, oggi alzano bandiera bianca. La \u201cbolla\u201d gli \u00e8 scoppiata in faccia perch\u00e8 non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 una relazione credibile tra il valore di un edificio reale e quello dei \u201ctitoli\u201d che li rappresentano. <\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 un edificio, altro sono i titoli immobiliari o gli hedge funds che li \u201cassicurano\u201d; una cosa \u00e8 l\u2019economia reale altro \u00e8 l\u2019economia cartacea del capitalismo globalista. Tra le due c\u2019\u00e8 un abisso, su cui regna sovranamente la plutocrazia finanziaria.<br \/>\nA differenza delle favole, per\u00f2, i mega-speculatori vengono premiati. In loro soccorso<br \/>\narriva a sirene spiegate la crocerossa delle banche centrali che usano con gran disinvoltura i denari dell\u2019erario pubblico. \u201cImmissione di liquidit\u00e0 nel mercato\u201d viene definito il salvataggio dei pirati nel gergo dei bassifondi bancari: grazie finanziamento pubblico! \u201cE\u2019 il male minore\u201d si affrettano a dire senza pudore.<\/p>\n<p>La Banca Centrale Europea (BCE) finora ha sganciato 120 miliardi di dollari per soccorrere i truffatori d\u2019oltreoceano e i loro compari speculatori delle banche europee. Si premiano gli infami, li si incoraggia a perseverare. E\u2019 una autentica istigazione a delinquere.<\/p>\n<p>Siamo al teatro dell\u2019assurdo o al funerale del buon senso: i negatori radicali di ogni intervento publico nell\u2019economia sono provvidenzialmente salvati con quantit\u00e0 industriali di denaro pubblico. I becchini dello Stato succhiano avidi le sue mammelle.<br \/>\nSi tratta dello stesso denaro che -in nome della \u201cautonomia\u201d delle banche centrali- sarebbe irresponsabile destinare alle pensioni, al sistema sanitario o educativo.<br \/>\nLe classi dirigenti della politica sono ridotte ad eseguire le deliberazioni prese in occulta sede dal potere reale del mondo: sono semplici notai o scrivani delle periferie imperiali.<\/p>\n<p>Il dogma neoliberista proibisce salvare l\u2019Alitalia o le industrie nazionali, ma \u00e8 molto zelante e servile con gli speculatori, si chiamino Parmalat o Borsa. Il libero mercato \u00e8 un modello teorico che sopravvive solo nelle facolt\u00e0 di economia o nelle redazioni. Non \u00e8 un caso che R. Murdoch, il satrapo della comunicazione planetaria, ha appena comprato il Wall Street Journal. L\u2019interventismo statale che si manifesta con le odierne alluvionali \u201cimmissioni di liquidit\u00e0\u201d, ci dice che il libero mercato non esiste. Non \u00e8 un mercato, tantomeno \u00e8 libero. E\u2019 solo una ideologia millenarista delle elites, riemergente in ogni finale di secolo.<\/p>\n<p>Il malconcio sistema finanziario internazionale e la credibilit\u00e0 del dollaro -ormai seriamente compromessa anche a livello di immagine- sono momentaneamente puntellati dalle riserve monetarie delle Banche centrali del G7. Impazzano i poeti della \u201cvolatilit\u00e0\u201d, e c\u2019\u00e8 una proliferazione di eufemismi e metafore scadenti per occultare questa realt\u00e0, o per minimizzarne le conseguenze.<br \/>\nI pi\u00f9 arditi, come al solito post festum, segnalano le carenze di strumenti giuridici per poter controllare i corsari delle Borse, ed invocano la necesit\u00e0 di \u201cdomare le finanze che mischiano temerariet\u00e0 ed avidit\u00e0\u201d (2). <\/p>\n<p>I pi\u00f9 coraggiosi puntano il dito contro il monopolio delle tre agenzie qualificatrici di rischio, ma dimenticano che Standard &#038; Poors, Moodys e Fitch agiscono con molta solerzia quando si tratta di dare le pagelle ai Paesi indebitati del mondo non indusrializzato, non altrettanto con i consorzi privati multinazionali. E tacciono sul fatto che hanno infiltrato le presidenze delle \u201cautonome\u201d banche centrali.<br \/>\nI tre \u201cqualificatori\u201d non sono arbitri, tantomeno imparziali, ma azionisti e biscazzieri dei casin\u00f2 in cui smerciano le loro fiches corporative.<\/p>\n<p>Tutti i politici di Washington, da Obama alla coppia Clinton, esigono all\u2019unisono che la Cina proceda ipso facto alla rivalutazione della sua moneta, unico modo \u2013a loro dire- per bloccare la \u201csleale concorrenza\u201d, frenare le esportazioni cinesi e favorire quelle statunitensi. Ignorano che negli ultimi due anni il renmimbi si \u00e8 rivalutato del 10% sul dollaro, ma questo non \u00e8 servito a nulla, e il bilancio favorevole alla Cina continua a sfiorare i 27 miliardi. Ancora una volta: che fine ha fatto il libero mercato? <\/p>\n<p>Dalle cronache minimaliste di questa afosa fine estate, si apprende che la Cina avrebbe in mano il pallino. Con 1,3 bilioni di dollari stivati nelle sue riserve monetarie \u2013di cui 900 miliardi in un mix di buoni della tesoreria e titoli-  stringe in una morsa ferrea i testicoli della Riserva Federale. Come si muove, strilla.<br \/>\nBloccano gli \u201cinfetti\u201d giocattoli Mattel? Rispondono mettendo al bando derivati agricoli arricchiti con troppo alluminio.<\/p>\n<p>Gli afoni vati della \u201cvolatilit\u00e0\u201d si affannano a spiegare che non c\u2019\u00e8 problema, che la Cina non pu\u00f2 liberarsi a cuor leggero del cartaceo-USA senza deprezzare il suo malloppo, cio\u00e8 senza danneggiare le sue esportazioni e riserve monetarie. In sostanza: chi ci smenerebbe di pi\u00f9?<br \/>\nD\u2019acchitto, per\u00f2, balza alla vista che la salute degli Stati Uniti sta nelle mani dei barbari d\u2019Oriente, e questo non \u00e8 proprio un bel vedere!<br \/>\nLa sostanza sarebbe questa: i cinesi ci smenano di pi\u00f9 accettando l\u2019imposizione di rivalutare il renmimbi o liberandosi gradualmente dei titoli e della valuta degli Stati Uniti? Questa \u00e8 la questione.<\/p>\n<p>Da una parte c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 di scegliere tra rivalutazione della propria moneta o svalutazione di quella del debitore, ma dall\u2019altra c\u2019\u00e8 solo la prospettiva della recessione e dell\u2019eclisse definitivo del dollaro. Comunque vadano le cose, da un lato si profila un perdente sicuro, dall\u2019altro c\u2019\u00e8 un giocatore con varie giocate a disposizione, e che potrebbe limitare i propri danni. Fino a quando potranno contare sulle trasfusioni sanguinee delle \u201cautonome\u201d Banche centrali del Giappone e dell\u2019 Europa? <\/p>\n<p>La fiction globalista, dopo i fasti delle scorribande filibustiere che sbancavano le economie latino-americane e dei piccoli e grandi dragoni, ebria di \u201ceffetti tequila e vodka\u201d, oggi non pu\u00f2 pi\u00f9 occultare l\u2019ingovernabilit\u00e0 di un caos che ha varcato persino il perimetro del santuario di Wall Street.<br \/>\nLa plutocrazia finanziaria riparata sotto l\u2019ombrello del G7, ha fatto del dogma neoliberista il suo grido di guerra, ma i dogmi vanno bene per le religioni, non per la politica economica, n\u00e8 per armonizzare il mondo e rendere pi\u00f9 vivibile l\u2019esistenza del pianeta e degli umani.<br \/>\nGiocano con la logica del \u201ctutto o niente\u201d, e brandiscono la mannaia apocalittica del \u201cmuoia Sansone con tutti i Filistei\u201d. Ormai, per\u00f2, non sono pi\u00f9 gli unici giocatori globali, n\u00e8 i pi\u00f9 importanti: l\u2019unilateralismo \u00e8 fallito nella geopolitica, nella guerra e nell\u2019economia. Attorno al tavolo ci sono almeno altri 4 giocatori globali. <\/p>\n<p>Gli Stati Uniti devono mettere ordine nei propri conti, abbandonare un sistema di vita depredatore, e rassegnarsi che non si pu\u00f2 vivere eternamente al di sopra dei propri mezzi. Sono passati 60 anni da quando producevano il 60% delle mercanzie circolanti nel globo; oggi sono il Paese pi\u00f9 inebitato del mondo.<br \/>\nSar\u00e0 sempre pi\u00f9 difficile nel futuro sopravivere accumulando irresponsabilmente debiti. Non basta pi\u00f9 un\u2019economia cha ha come caposaldo la produzione di manufatti bellici sofisticati, i loisirs di Hollywood, e la produzione incontrollata di cartamoneta e titoli. N\u00e8 una geopolitica ispirata al vandalismo inconcludente e velleitario, che sistematicamente si sopravaluta, ma \u00e8 incapace di affermarsi persino su piccole nazioni rovinate da due guerre perdute, com\u2019\u00e8 quella iraqena. <\/p>\n<p>L\u2019esportazione del suo sistema produttivo ha generato gran dipendenza e una innegabile vulnerabilit\u00e0 alle mosse di Pechino. E\u2019 un segreto pubblico che \u00e8 arrivato a conoscenza della plebe globale. E\u2019 il caso di dire che \u201cgrande \u00e8 il disordine sotto il cielo, la situazione \u00e8 eccellente\u201d.<\/p>\n<p>(1) studio di Challenger, Gray and Christmas<br \/>\n(2) Bernard Connolly, de The Daily Telegraph (20\/8\/07)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3586-bolle-borse-lo-stato-finanzia-la-borsa-di-new-york<\/p>\n<p>4343<\/p>\n<p>EmiNews 2007<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20070825 10:38:00 redazione-IT di Tito Pulsinelli (da Caracas) Negli Stati Uniti, dall\u2019inizio dell\u2019anno il settore finanziario ha licenziato 88000 funzionari ed impiegati, mentre nel 2006 <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21466\" title=\"3586 BOLLE &#038; BORSE: LO STATO FINANZIA LA BORSA di NEW YORK\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[80],"tags":[],"class_list":["post-21466","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2007"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\r\n<title>3586 BOLLE &amp; 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