{"id":21360,"date":"2007-06-07T00:00:00","date_gmt":"2007-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21360"},"modified":"2007-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2007-06-07T00:00:00","slug":"3680-ii-rapporto-italiani-nel-mondo-2007-relazione-di-delfina-licata-e-franco-pittau","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21360","title":{"rendered":"3680 II\u00b0 Rapporto Italiani nel Mondo \u2013 2007: Relazione di Delfina Licata e Franco Pittau"},"content":{"rendered":"<p>20071006 15:00:00 redazione-IT<\/p>\n<p>Con la collaborazione di Claudia Mancosu e Maria Paola Nanni<br \/>\nRedazione centrale del Rapporto Migrantes Italiani nel Mondo c\/o Centro Studi e Ricerche IDOS<\/p>\n<p>Il Rapporto Italiani nel Mondo, con la seconda edizione di ottobre 2007, mantiene la promessa di salvaguardare la cadenza annuale. \u00c8 stato cos\u00ec assolto l\u2019impegno assunto dalla Fondazione Migrantes e dal Comitato promotore (Acli, Inas-Cisl, Mcl e Missionari Scalabriniani), con l\u2019aiuto di<br \/>\nnumerose strutture pubbliche e dell\u2019associazionismo. A curare il Rapporto \u00e8 stato il Centro Studi e Ricerche Idos, che raccoglie i redattori del Dossier Statistico Immigrazione Caritas\/Migrantes, in collegamento con 50 autori delle pi\u00f9 diverse estrazioni.<\/p>\n<p>Dopo 150 anni di storia migratoria, in cui<br \/>\nsono state coinvolte tutte le regioni insieme ai numerosi paesi di destinazione, le pagine a stento<br \/>\nsono state sufficienti per curare tutti gli approfondimenti ipotizzati. La trama dei 40 capitoli si<br \/>\nripartisce in tre filoni:<br \/>\nIeri \u2013 Il ricordo del passato<br \/>\nOggi \u2013 La conoscenza della situazione attuale<br \/>\nDomani \u2013 Progettualit\u00e0 per il futuro<br \/>\nIeri \u2013 Il ricordo del passato<br \/>\nL\u2019Italia si presenta oggi come un grande paese di immigrazione, con pi\u00f9 di 3,5 milioni di immigrati,<br \/>\nche con la loro ben visibile prossimit\u00e0, rischiano di far dimenticare l\u2019emigrazione italiana, un<br \/>\nfenomeno che ha assunto nel passato una dimensione di massa e che anche attualmente, continua ad<br \/>\nessere di eccezionale rilevanza. Da una parte, l\u2019esperienza maturata quando eravamo noi immigrati<br \/>\nci pu\u00f2 aiutare a impostare la convivenza con gli immigrati che ora vivono in Italia: le vicende<br \/>\numane, anche se non si ripetono mai alla stessa maniera, hanno aspetti comuni e tanto resta da<br \/>\nimparare da questa esperienza vissuta, da prendere serenamente in considerazione, senza rimuoverla<br \/>\no idealizzarla. D\u2019altra parte, la presenza italiana nel mondo non costituisce solo un\u2019esperienza<br \/>\nstorica ma si rivela anche un\u2019opportunit\u00e0 per il futuro del nostro paese, sempre pi\u00f9 alle prese, e non<br \/>\nsenza difficolt\u00e0, con il fenomeno della globalizzazione e dell\u2019internazionalizzazione dell\u2019economia.<br \/>\nL\u2019Italia \u00e8 stato un caso unico tra i grandi paesi industrializzati, con pi\u00f9 di 28 milioni di emigrati<br \/>\ndal 1861 ad oggi. Un terzo di queste persone sono rimpatriate, spesso con i loro figli: \u00e8 elevato in<br \/>\nItalia il numero dei residenti nati all\u2019estero, che include non solo la nuova presenza dei cittadini<br \/>\nstranieri ma anche i protagonisti dell\u2019emigrazione di ritorno, sui quali da parte dell\u2019Istat sarebbe<br \/>\nauspicabile uno studio organico per conoscere l\u2019altra faccia della medaglia. Con il tempo si \u00e8<br \/>\naffievolita la memoria di questi flussi che nell\u2019insieme hanno rappresentato uno dei pi\u00f9 grandi<br \/>\nfenomeni sociali del paese, che ne ha accompagnato lo sviluppo con un grande effetto benefico.<br \/>\nSi pu\u00f2 considerare l\u2019emigrazione una sorta di commento della nostra recente storia, della quale<br \/>\npuntualizziamo gli aspetti pi\u00f9 significativi:<br \/>\n&#8211; il sottosviluppo che caratterizzava l\u2019incipiente cammino dell\u2019Italia unita, quando si emigrava<br \/>\nanche dalle Regioni settentrionali e nel Meridione era difficile sfuggire all\u2019alternativa<br \/>\n\u201cemigranti o briganti\u201d e sopravvivere alla povert\u00e0;<br \/>\n&#8211; i consistenti flussi che si attuarono tra la fine dell\u2019Ottocento e l\u2019inizio del Novecento e che si<br \/>\ndiressero in maniera particolare verso le Americhe;<br \/>\n&#8211; il bisogno di emigrazione dopo la prima guerra mondiale, che venne mortificato dalle<br \/>\nvicende economiche dell\u2019epoca e dalle politiche restrizionistiche, specialmente nei confronti<br \/>\ndei meridionali, e anche dalle limitazioni del periodo fascista, salvo la fuoruscita di politici,<br \/>\nintellettuali, sindacalisti ed ebrei invisi al regime;<br \/>\n2<br \/>\n&#8211; gli impetuosi flussi del secondo dopoguerra, alimentati da specifici accordi di emigrazione<br \/>\ncon vari paesi, ai quali si chiedeva aiuto economico in cambio di braccia da lavoro;<br \/>\n&#8211; il miracolo economico italiano degli anni \u201960, che ha collocato l\u2019Italia tra i grandi paesi<br \/>\nindustrializzati del mondo e man mano ha determinato l\u2019inversione dei flussi, privilegiando i<br \/>\nritorni e, quindi, l\u2019intervento delle Regioni a sostegno delle collettivit\u00e0 all\u2019estero.<br \/>\nOggi si fa un viaggio in poche ore da un continente all\u2019altro. I nostri emigrati in Europa<br \/>\nprendevano il treno in terza classe e oltreoceano si spostavano in nave, in camerini affollati o sui<br \/>\nponti, con due gallette al giorni, senza profilassi e tutela sanitaria e potevano impiegare, prima di<br \/>\narrivare a destinazione, anche quattro o cinque settimane, come era il caso dell\u2019Australia. Nel paese<br \/>\nd\u2019arrivo venivano ammessi solo se di sana e robusta costituzione fisica e non era raro che la loro<br \/>\navventura finisse proprio quando doveva iniziare. Si era cos\u00ec poveri da dover acquistare il biglietto a<br \/>\ncredito oppure, nel secondo dopoguerra, si approfittava dei passaggi pagati previsti dai programmi<br \/>\ndi emigrazione assistita, come avvenne ad esempio nell\u2019accordo bilaterale con la Germania o nei<br \/>\nflussi diretti alla citt\u00e0 di Bedford in Gran Bretagna, dove, a supporto dell\u2019industria locale del<br \/>\nmattone, gli italiani arrivarono a incidere per il 10% su una popolazione di 80 mila persone.<br \/>\nDire che gli italiani siano stati sempre ben accetti e apprezzati per le loro qualit\u00e0 \u00e8<br \/>\nnient\u2019altro che una pietosa bugia. Ad esempio, a Londra, all\u2019inizio del secolo scorso, i connazionali<br \/>\navevano costituito la Little Italy a Holborne e operavano come piccoli artigiani, venditori ambulanti<br \/>\ndi statuette, venditori itineranti di castagne, lavoratori di piastrelle, artisti di strada, suonatori di<br \/>\norganetto, saltimbanchi: insomma, si possono paragonare a quelli che sono i lavavetri e i vu cumpr\u00e0<br \/>\ndi oggi e si possono immaginare le reazioni negative nei loro confronti, che si ricavano dai<br \/>\ndocumenti dell\u2019epoca e dai libri dedicati all\u2019emigrazione.<br \/>\nEppure, a dispetto di questi inizi, \u00e8 stata forte la dinamica di affermazione. Queste<br \/>\nemigrati, umili e senza titolo di studio, ma tenaci e ricchi di speranze, hanno fondato citt\u00e0, da<br \/>\nCapitan Pastene in Cile a Faribanks in Alaska, hanno creato aziende agricole nell\u2019America Latina,<br \/>\nsono diventati capitani d\u2019industria in tutti i paesi del mondo, hanno promosso il turismo come ad<br \/>\nesempio nella Terra del Fuoco in Argentina, hanno promosso squadre di calcio anche famose come<br \/>\nquelle argentine del Boca Juniors o del River Plate, hanno costruito ferrovie, scavato tunnel, aperto<br \/>\nstrade.<br \/>\nLa storia dell\u2019emigrazione \u00e8 una galleria impressionante di personaggi. Qualche figura \u00e8<br \/>\nunica, come quella di John Martin, alias Giovanni Martini, nato a Sala Consilina in provincia di<br \/>\nSalerno: fu il solo scampato all\u2019eccidio di Little Big Horn nel 1876 come trombettiere del 7\u00b0<br \/>\nCavalleggeri del Generale Custer. Altri furono pi\u00f9 famosi all\u2019estero che in Italia, come il musicista<br \/>\nsardo Lao Silesu (nato a Samassi (Cg) nel 1883 e morto a Parigi nel 1953), un vero ragazzo<br \/>\nprodigio che, trasferitosi prima a Milano e poi a Parigi e a Londra, venne definito da re Edoardo VII<br \/>\n\u201cil re della melodia\u201d. E poi vengono i personaggi conosciuti da tutti: negli Usa, ad esempio, senza<br \/>\nparlare di registi, attori, docenti, professionisti e limitandosi solo ai politici di entrambi gli<br \/>\nschieramenti si possono citare: Rudolph Giuliani, gi\u00e0 sindaco di New York e possibile candidato dei<br \/>\nrepubblicani alla Presidenza USA e tra i democratici, Mario Cuomo, gi\u00e0 governatore dello Stato di<br \/>\nNew York e Nancy Pelosi, speaker della Camera dei Deputati.<br \/>\nI musei dell\u2019emigrazione sono quelle strutture nate per non far dimenticare la lezione<br \/>\ndell\u2019emigrazione. Il pi\u00f9 famoso \u00e8 quello che si trova in un\u2019isoletta, Ellis Island, nel porto di New<br \/>\nYork. \u00c8 stato realizzato un filmato dal titolo \u201cEllis Island. Il primo Cpt\u201d, facendo riferimento ai<br \/>\nCentri di permanenza temporanea in cui attualmente vengono trattenuti gli immigrati, tanto in Italia<br \/>\nche in altri paesi. Il video su internet viene cos\u00ec presentato: \u201cStorie di migrazioni\u201d. L\u2019Italia, fino a<br \/>\npochi decenni fa, era un paese poverissimo. Molti venditori di sogni ingannavano i nostri nonni,<br \/>\npromettendo terre da paradiso. La realt\u00e0 era molto diversa. Per esempio chi arriva a Ellis Island,<br \/>\ntrovava una dura selezione che rispediva indietro malati e poco intelligenti). Questi musei sono stati<br \/>\ncreati in quasi tutte le regioni italiane e, attraverso un collegamento con la scuola, sono in grado di<br \/>\npermettere un recupero di memoria.<br \/>\nI fatti da ricordare sono tanti e significativi, come indica una veloce esemplificazione:<br \/>\n3<br \/>\n&#8211; 1870-1913: inizia un periodo di intensi flussi migratori<br \/>\n&#8211; 1913: anno di quasi 900 mila espatri<br \/>\n&#8211; La \u201cfantastica pioggia d\u2019oro\u201d delle rimesse<br \/>\n&#8211; 1940: pi\u00f9 di 446 italiani affondati nell\u2019Arandora Star mentre vengono deportati dalla Gran<br \/>\nBretagna in Canada<br \/>\n&#8211; Dal 1945: drammatica situazione di persone senza tetto e senza lavoro e accordi con il<br \/>\nBelgio, l\u2019Argentina e altri paesi per collocare la manodopera italiana<br \/>\n&#8211; 1975: i rimpatri prevalgono sugli espatri<br \/>\n&#8211; 1986: la prima legge italiana sull\u2019immigrazione straniera<br \/>\n&#8211; 1992: la riforma della legge sulla cittadinanza<br \/>\n&#8211; 1998: le rimesse degli emigrati vengono superate da quelle degli immigrati<br \/>\n&#8211; 2001: la legge sul diritto di voto degli italiani residenti all\u2019estero<br \/>\n&#8211; 2006: l\u2019elezione dei primi parlamentari nelle circoscrizioni estere<br \/>\n&#8211; 2006: la Fondazione Migrantes pubblica, dopo venti anni di interruzione, un \u201cRapporto sugli<br \/>\nitaliani nel mondo\u201d.<br \/>\nOggi, a distanza di tempo, si possono citare con orgoglio le realizzazioni di questo popolo di<br \/>\nemigranti, ma questo non vuol dire che le vicende degli italiani all\u2019estero, anzich\u00e9 configurarsi<br \/>\ncome una storia umile, siano state una serie di successi perch\u00e9 ci\u00f2 sarebbe una mistificazione.<br \/>\nCome gi\u00e0 accennato gli italiani, spinti da un prepotente bisogno di sopravvivere, non sono stati<br \/>\nsempre bene accolti dalla popolazione locale. Nella vicina Francia, dove ormai sono tanti i<br \/>\nnaturalizzati, a Aigues Le Mort (1893) ci fu una rivolta contro gli italiani e una vera e propria caccia<br \/>\nall\u2019uomo nei loro confronti, che alla base, pi\u00f9 che i fatti contingenti, avevano la paura della<br \/>\nconcorrenza di questa manodopera affamata. Negli Stati Uniti, a Milwaukee nel 1917, gli italiani<br \/>\nerano cos\u00ec invisi da farli condannare in tribunale senza prove. Sempre in quel paese seguirono leggi<br \/>\nrestrittive per quanto riguarda l\u2019accesso dei meridionali. Atteggiamenti discriminatori, e<br \/>\ngiuridicamente non fondati, si ebbero contro gli italiani in Canada e Gran Bretagna, complice anche<br \/>\nl\u2019entrata in guerra decisa da Mussolini: varie centinaia di italiani, che venivano deportati come<br \/>\nsospetti in Canada, morirono a seguito dell\u2019affondamento del transantlantico Arandora Star nel<br \/>\n1940, causato da un sottomarino tedesco. Altri, in Germania come lavoratori forzati, morirono sotto<br \/>\nil bombardamento alleato nel 1945 a Duisburg. Senza contare le morti di minatori, con lo stillicidio<br \/>\ndella silicosi o nelle disgrazie collettive come quelle di Monongah negli Stati Uniti (1907) o di<br \/>\nMarcinelle in Belgio (1956) e quelle, ancor pi\u00f9 numerose, di persone sole e povere.<br \/>\nOgni paese \u00e8 un capitolo di storia, che ha qualcosa da ricordarci, specialmente ora che i flussi si<br \/>\nsono invertiti ed \u00e8 l\u2019Italia ad attirare manodopera. La Romania \u00e8 uno tra i tanti esempi dell\u2019incrocio<br \/>\ndi emigrazione\/immigrazione. In quel paese emigrarono dalla fine dell\u2019Ottocento molti italiani dal<br \/>\nNord Italia, dei quali resta una piccola collettivit\u00e0 di discendenti, che si estende dalla Dobrugia alla<br \/>\nMoldavia, dai Carpazi alla Transilvania, e ricorda i flussi che, a fine Ottocento, dal Friuli e dal<br \/>\nVeneto fornirono i lavoratori per le cave di granito, gli artigiani e gli impresari per l\u2019edilizia. Le<br \/>\nloro condizioni di vita fanno risaltare il contrasto con l\u2019attuale emigrazione in Romania, fatta da<br \/>\nmigliaia di aziende, specialmente dal Veneto e dalle altre regioni del Nord Est, che, attirate dal<br \/>\ncosto pi\u00f9 favorevole della manodopera locale, danno lavoro a pi\u00f9 mezzo milione di romeni. Oggi i<br \/>\nromeni in Italia sono una collettivit\u00e0 che, grazie anche alla libert\u00e0 di spostamento garantita<br \/>\nnell\u2019ambito dell\u2019Unione europea, superano il mezzo milione e molto spesso, per fatti veri di<br \/>\ncriminalit\u00e0 di singoli e talvolta solo presunti, sono inquadrati in maniera negativa, cos\u00ec come una<br \/>\nvolta lo erano gli italiani all\u2019estero.<br \/>\nUn altro esempio significativo \u00e8 l\u2019Argentina, dove \u00e8 stato ben pi\u00f9 rilevante il nostro afflusso: vi<br \/>\nsono sbarcati pi\u00f9 di tre milioni di italiani, la maggioranza degli abitanti \u00e8 di origine italiana e quasi<br \/>\nmezzo milione ha conservato la cittadinanza italiana. A iniziare l\u2019insediamento furono i contadini,<br \/>\nche vi arrivarono dopo viaggi avventurosi e vennero accolti a braccia aperte. Seguirono gli operai<br \/>\n4<br \/>\nqualificati e gli artigiani, che contribuirono sostanzialmente al miracolo economico della \u201cSvizzera<br \/>\nlatino-americana\u201d. Nell\u2019ultimo dopoguerra, in un\u2019Italia stremata, i flussi si diressero specialmente a<br \/>\nBuenos Aires, bisognosa di lavoratori, che si inserirono in tutti i settori, diffondendo un carattere di<br \/>\n\u201citalianit\u00e0\u201d a tutti i livelli. Dagli anni Duemila si \u00e8 affermata una emigrazione in senso inverso,<br \/>\nperch\u00e9 sono gli argentini di origine italiana a venire in Italia, chiedendo previamente la cittadinanza<br \/>\nper non incappare nelle maglie restrittive delle norme sull\u2019immigrazione e, il pi\u00f9 delle volte,<br \/>\ntrasferendosi ulteriormente in Spagna, paese considerato pi\u00f9 soddisfacente dal punto di vista<br \/>\nculturale e occupazionale oltre che per motivazioni linguistiche.<br \/>\nUn altro caso esemplare sono gli Stati Uniti, dove quelli che hanno conservato la cittadinanza sono<br \/>\n200 mila, mentre gli oriundi vengono stimati nell\u2019ordine di 15 milioni. In questo paese le<br \/>\naffermazioni degli italiani, in tutti i settori, sono palesi e per\u00f2 pesa allora negativamente il connubio<br \/>\nitaliano-malavita. \u201cIl Padrino\u201d di Mario Puzo, nel 1969, ha ricordato le vicende della mafia negli<br \/>\nStati Uniti, una storia che pu\u00f2 essere scritta anche in altro modo. Alcuni emigrati, con un po\u2019 di<br \/>\nlingua inglese e grande prepotenza, si intrufolavano nelle operazioni di ingaggio della manodopera,<br \/>\ne, ben considerati dai datori di lavoro, taglieggiavano e, con le buone o le cattive maniere, tenevano<br \/>\ntranquilli i corregionali da assumere. Diventati poi troppo potenti, hanno dato fastidio al grande<br \/>\ncapitale e sono stati considerati solo prodotto di importazione. Probabilmente la storia,<br \/>\nreinterpretata dal punto di vista di quanti l\u2019hanno dovuta subire, in questo come in altri casi,<br \/>\nporterebbe a ritoccare le descrizioni alle quali siamo abituati.<br \/>\nOggi \u2013 La conoscenza della situazione attuale<br \/>\nL\u2019Italia, che si trova al di fuori d\u2019Italia, \u00e8 tre volte pi\u00f9 grande rispetto ai 55 milioni di residenti<br \/>\nperch\u00e9 conta 3.568.532 italiani che hanno conservato la cittadinanza, pur essendosi stabiliti<br \/>\nall\u2019estero; tra i 60 e i 70 milioni di oriundi, tra figli, nipoti e pronipoti; pi\u00f9 di 100 milioni di cittadini<br \/>\nesteri interessati alle cose italiane. Gli italiani all\u2019estero sono destinati ad aumentare, e<br \/>\nnotevolmente, a seguito della riacquisizione della cittadinanza da parte di centinaia di migliaia di<br \/>\npersone, che hanno gi\u00e0 presentato domanda presso i consolati, e cos\u00ec anche gli oriundi. Non \u00e8<br \/>\nescluso che aumentino anche le persone interessate all\u2019Italia, ma non solo per l\u2019apprezzamento della<br \/>\nsua storia e di quanto \u00e8 riuscita a creare nel passato ma, auspicabilmente, anche per quanto riuscir\u00e0<br \/>\na fare nel mondo di oggi, se si riuscir\u00e0 a porre fine a una situazione che, sotto diversi aspetti, \u00e8 di<br \/>\nstallo.<br \/>\nLa presenza italiana all\u2019estero \u00e8 in prevalenza euroamericana (9 su 10), anche se tocca tutti i<br \/>\ncontinenti. Pi\u00f9 della met\u00e0 in Europa (2.043.998, 57,3%) e pi\u00f9 di un terzo in America (1.330.148,<br \/>\n34,3%). Si farebbe un torto alla realt\u00e0 trascurando gli altri continenti, non solo l\u2019Oceania (119.483),<br \/>\ncittadini concentrati prevalentemente in Australia, rimasta a lungo un importante sbocco dei nostri<br \/>\nflussi, ma anche l\u2019Asia (26.670, a seguito dei nuovi flussi migratori, per lo pi\u00f9 a livello altamente<br \/>\nqualificato) e l\u2019Africa (48.223), dove molti paesi (Nord Africa, Corno d\u2019Africa, Sud Africa) sono<br \/>\nstati raggiunti dai connazionali e dove, nonostante gli aspetti problematici di questo continente, si<br \/>\ndirigono flussi temporanei di maestranze a seguito delle proprie aziende. Questi insediamenti, se si<br \/>\npone attenzione a quanto raccontano e scrivono i diretti interessati, hanno tutti specifici motivi di<br \/>\ninteresse, anche se quantitativamente \u00e8 notevole la differenza tra di loro.<br \/>\nVi \u00e8 un trio di grandi paesi con mezzo milione e pi\u00f9 di italiani: Germania, Argentina e Svizzera,<br \/>\nseguiti dalla Francia con 350.000 italiani, e molti di pi\u00f9 tenendo conto anche dei naturalizzati,<br \/>\nriflessione che vale anche per gli altri contesti. Vi sono poi paesi che si collocano a livello di 200<br \/>\nmila (Belgio, Brasile, Stati Uniti) o 100 mila unit\u00e0 (Regno Unito, Canada, Australia). Seppure con<br \/>\nnumeri ridotti, sono tanti i paesi da considerare capitoli importanti della nostra storia emigratoria: in<br \/>\nEuropa (per l\u2019insediamento permanente: Austria, Lussemburgo, Paesi Bassi e per i frontalieri<br \/>\nMonaco e San Marino), in America Latina (Venezuela, Uruguay, Cile, Per\u00f9, Ecuador, Colombia,<br \/>\nMessico). Vi sono piccoli insediamenti di italiani, come quelli nella Croazia e nella Slovenia, che<br \/>\n5<br \/>\nricordano gli eventi della seconda guerra mondiale e del successivo trattato di pace, con uno<br \/>\nstrascico di problemi in parte irrisolti.<br \/>\nL\u2019emigrazione, per quanto non sempre intesa come tale, \u00e8 una questione nazionale, perch\u00e9<br \/>\ncoinvolge tanto le ricche regioni settentrionali che la povera Sardegna. Anche il Nord e il Centro<br \/>\nsono implicati nelle presenze all\u2019estero. Tra il 1876 e il 1900 tre regioni italiane fornirono, da sole,<br \/>\nall\u2019incirca la met\u00e0 del contingente migratorio: il Veneto 17,9%, il Friuli Venezia Giulia (16,1%) e il<br \/>\nPiemonte (12,5%). Nei due decenni successivi, invece, a prevalere sono le regioni meridionali con<br \/>\nla Sicilia in testa (12,8% e 1.126.513 emigrati), seguita dalla Campania (10,9% e 955.189<br \/>\nemigranti). All\u2019inizio era implicata anche la Lombardia e altre regioni del Nord. La Provincia di<br \/>\nBergamo, che una volta versava in regime di sopravvivenza e ora si trova all\u2019avanguardia per il suo<br \/>\ndiffuso benessere, nel mese di maggio 2007 ha organizzato il terzo raduno internazionale dei suoi<br \/>\nemigrati sparsi nel mondo. Sono numerosi i comuni protagonisti, in tutte le parti d\u2019Italia, che dalla<br \/>\nfine dell\u2019Ottocento hanno trapiantato gli italiani nelle diverse parti del mondo e che, grazie alla<br \/>\nmediazione dei propri emigrati, hanno intessuto relazioni a livello internazionale.<br \/>\nOggi i cittadini italiani residenti all\u2019estero hanno questa origine regionale: mezzo milione dal<br \/>\nCentro (14,5%), 1 milione dal Nord (29,8%) e 2 milioni dal Sud (55,7%). Quattro sono le regioni<br \/>\nprincipali: la Sicilia con 600 mila, la Campania, con quasi 400 mila e con 300 mila la Calabria, la<br \/>\nPuglia e il Lazio mentre la Lombardia e il Veneto hanno una quota di 250 mila. Anche le altre<br \/>\nregioni sono state coinvolte nel fenomeno: quelle con gli insediamenti pi\u00f9 ridotti sono l\u2019Umbria<br \/>\n(27.000) e la Valle d\u2019Aosta (4.000). Ogni Regione ha la sua particolarit\u00e0. Ad esempio, la Liguria ha<br \/>\nalimentato nel passato consistenti flussi di emigrati in America Latina e attualmente ospita una<br \/>\nconsiste collettivit\u00e0 di latino-americani. In Piemonte \u00e8 stato realizzato il Museo storico<br \/>\ndell\u2019emigrazione piemontese per ricordare quanto l\u2019emigrazione nei due secoli passati abbia<br \/>\nsegnato profondamente la vita e l\u2019identit\u00e0 sul territorio regionale. Il Lazio ha pianto recentemente<br \/>\n(marzo 2007) la scomparsa di Lord Charles Forte, il ciociaro emigrato in Gran Bretagna e diventato,<br \/>\nnonostante la sua semplicit\u00e0, leader mondiale nel settore alberghiero. Per i numerosi emigrati<br \/>\ncampani (e non solo per loro) sar\u00e0 fonte di grande soddisfazione la creazione dell\u2019Archivio sonoro<br \/>\ndella canzone napoletana, che ha gi\u00e0 raccolto pi\u00f9 di 30 mila titoli. Per quanto riguarda la Sicilia, la<br \/>\nprima regione per numero di emigrati sta raccogliendo ampie adesioni la proposta di legge di<br \/>\niniziativa popolare \u201cLingua, cultura e media siciliani\u201d, suscitando un orgoglio che aiuta ad abbattere<br \/>\ngli stereotipi nei confronti dell\u2019Isola. Nel piccolo comune sardo di Asuni (400 abitanti), da cui \u00e8<br \/>\nemigrato un terzo della popolazione, da alcuni anni sono stati costituiti un museo e un centro di<br \/>\ndocumentazione sulla diaspora dei sardi.<br \/>\nNon bisogna prendere in considerazione solo la consistenza delle collettivit\u00e0 regionali all\u2019estero ma<br \/>\nanche la loro incidenza sulla popolazione rimasta in patria. Non sono poche le regioni segnate da<br \/>\nun\u2019incidenza elevata: con il 10% troviamo il Friuli Venezia Giulia, l\u2019Abruzzo e la Sicilia, con il<br \/>\n15% la Calabria e la Basilicata e con il 22% il Molise. La media italiana, tutt\u2019altro che bassa, \u00e8 del<br \/>\n6,6%, al di sotto della quale si trovano solo l\u2019Emilia Romagna, la Lombardia, la Toscana, l\u2019Umbria,<br \/>\nla Valle d\u2019Aosta e il Piemonte. Riassumendo, constatiamo che ogni 15 italiani rimasti in patria ve<br \/>\nn\u2019\u00e8 in media uno che vive all\u2019estero, con queste accentuazioni: 1 ogni 10 in Friuli Venezia Giulia,<br \/>\nAbruzzo e Sicilia; 1 ogni 7 in Calabria e Basilicata e 1 ogni 5 in Molise.<br \/>\nIn alcuni casi la popolazione emigrata supera quella rimasta in patria. Ne sono esempio in<br \/>\nSicilia il Comune di Villarosa (En) e nel Molise Filignano (Is) e in Abruzzo Roccamorice (Pe),<br \/>\nquest\u2019ultimo con 1.574 paesani all\u2019estero e solo 1.012 nel Comune. Il Rapporto Italiani nel Mondo<br \/>\n2007 ha indicato anche per le altre regioni i comuni con la maggiore incidenza degli emigrati sugli<br \/>\nattuali residenti: ad esempio, San Fele (Pz) in Basilicata (incidenza degli emigrati del 73%),<br \/>\nMammola (Rc) in Calabria (83%), Colle Sannita (Bn) in Campania (92%), Morfasso (Pc) in Emilia<br \/>\nRomagna (84%), Caneva (Pn) e Sedegliano (Ud) in Friuli Venezia Giulia (27%), Vallerotonda (Fr)<br \/>\nnel Lazio (61%), Zoagli in Liguria (40%), Campione d\u2019Italia in Lombardia (69%), Acquasanta<br \/>\nTerme nelle Marche (56%), Filignano nel Molise (112%), Cannobio nel Piemonte (17%), Taurisano<br \/>\nin Puglia (25%), Sindia in Sardegna (49%), Villarosa in Siclia (101%), Bagni di Lucca in Toscana<br \/>\n6<br \/>\n(34%), Tubre in Trentino Alto Adige (40%), Scheggia in Umbria (20%), Saint Rhemy en Bosse in<br \/>\nValle d\u2019Aosta (14%), Lamon in Veneto (55%)<br \/>\nDomani \u2013 La progettualit\u00e0 per il futuro<br \/>\nIl 18% degli italiani all\u2019estero \u00e8 costituito da minori, che sono stati registrati come cittadini a<br \/>\nseguito di discendenza. Si tratta di 562 mila persone (delle quali, 385.000 in Europa e 151.000 in<br \/>\nAmerica: nella sola Germania ve ne sono 130.000), nella stragrande maggioranza dei casi nati<br \/>\nall\u2019estero. Queste sono le nuove generazioni che, non essendo emigrate fisicamente, non<br \/>\nconsiderano l\u2019Italia il paese che hanno lasciato e hanno una nuova forma identitaria, per il fatto di<br \/>\nessere collocate tra due paesi e le rispettive realt\u00e0 storico-culturali-societarie-giuridiche, che<br \/>\nsubiscono un\u2019ulteriore accentuazione per il riferimento alla regione di provenienza dei loro genitori<br \/>\no antenati. La loro identit\u00e0 \u00e8 multiforme, complessa, frammentata, in continua trasformazione, con<br \/>\nuna differenza notevole rispetto ai loro genitori e ai loro avi. L\u2019utilizzo del concetto di \u201cdiaspora\u201d<br \/>\nindica il transnazionalismo loro proprio, sia di quelli rimasti cittadini italiani sia di quelli che non lo<br \/>\nsono pi\u00f9. Poich\u00e9 ciascun paese estero ha conosciuto una peculiare forma di immigrazione italiana,<br \/>\nla riflessione assume specifiche peculiarit\u00e0 e diventa, nel complesso, ancora pi\u00f9 suggestiva.<br \/>\nSenza restare ancorati al passato remoto dell\u2019emigrazione, si richiede uno sforzo innovativo per<br \/>\nelaborare strategie di intervento in grado di rispondere a queste nuove esigenze; si richiede un vero<br \/>\ne proprio rinnovamento teorico-concettuale. Il Consiglio Generale degli Italiani all\u2019Estero ha<br \/>\ndedicato ai giovani in emigrazione una sessione plenaria e deciso di ascoltarne le proposte nelle<br \/>\nriunioni delle Commissioni continentali, per recepirne le novit\u00e0 e favorirne il coinvolgimento. Non<br \/>\nsempre risultano in sintonia le decisioni concrete, come sembra risultare da un\u2019indagine condotta<br \/>\nsulle strategie delle Regioni, che non sempre e non tutte considerano i giovani emigrati una priorit\u00e0.<br \/>\nL\u2019emigrazione, inquadrata sotto l\u2019angolatura delle nuove generazioni, diventa cos\u00ec un incentivo ad<br \/>\nuna riflessione pi\u00f9 pertinente sul concetto di italianit\u00e0 oggi, quando si esce dai confini nazionali e ci<br \/>\nsi colloca in un contesto globalizzato.<br \/>\nPassando dai pi\u00f9 giovani agli anziani si constata che un altro 18% degli italiani all\u2019estero \u00e8<br \/>\ncostituito da ultrasessantacinquenni, anch\u2019essi pi\u00f9 di mezzo milione. Lo ricordano anche le 410<br \/>\nmila pensioni, pagate attualmente all\u2019estero, per un impegno annuale di 1.184 milioni di euro, una<br \/>\nspesa che si \u00e8 stabilizzata nell\u2019ultimo periodo, mentre nel passato il ritmo di aumento aveva destato<br \/>\npreoccupazioni. Se invece si prendono in considerazione anche gli emigrati rientrati il binomio<br \/>\nemigrazione-pensionamento coinvolge 815.000 persone. I primi paesi per numero di pensionati<br \/>\nsono il Canada, la Francia e l\u2019Australia, ciascuno con pi\u00f9 di 50.000 prestazioni. I pensionati sono un<br \/>\nindicatore dell\u2019invecchiamento dell\u2019emigrazione e anche dei suoi bisogni. Gli importi erogati<br \/>\nsolitamente non sono alti e le integrazioni percepite localmente (quando se ne ha diritto) non<br \/>\nsempre consentono di condurre un\u2019esistenza dignitosa. Se poi si aggiungono i problemi di salute, le<br \/>\nsituazioni possono diventare drammatiche. In casi di malattie gravi o di interventi chirurgici, la cura<br \/>\ndella salute ha comportato la vendita della casa e dei terreni acquistati, frutto di anni di lavoro<br \/>\nspesso svolto nell\u2019arco di pi\u00f9 generazioni. Per l\u2019assistenza degli anziani indigenti il Ministero degli<br \/>\naffari esteri ha promosso da ultimo, a partire da diversi paesi dell\u2019America Latina, polizze<br \/>\ncumulative che risultano pi\u00f9 affidabili per quanto riguarda la qualit\u00e0 delle prestazioni. Naturalmente<br \/>\ni problemi di natura finanziaria si intrecciano con quelli socioculturali. Questi italiani, anche quando<br \/>\nnon hanno pi\u00f9 la cittadinanza e a maggior ragione se l\u2019hanno conservata, hanno bisogno di essere<br \/>\naiutati a mantenere contatti profondi e stimolanti con l\u2019Italia. I soggiorni, organizzati dalle Regioni<br \/>\nper i meno abbienti, sono graditi e per molti si tratta dell\u2019unica possibilit\u00e0 per affrontare un viaggio<br \/>\naltrimenti al di sopra delle proprie possibilit\u00e0. Serve un arco pi\u00f9 mirato di interventi culturali, con<br \/>\nun sostegno pi\u00f9 dinamico all\u2019associazionismo, con progetti pi\u00f9 concreti di partenariato economico,<br \/>\ntenuto anche conto che sono molte le persone di una certa et\u00e0 a svolgere compiti importanti a livello<br \/>\nculturale, economico e politico. L\u2019analisi condotta sulle leggi regionali sull\u2019emigrazione e sui<br \/>\nrelativi interventi porta a concludere che le risorse disponibili non sono state utilizzate nella maniera<br \/>\npi\u00f9 accorta.<br \/>\n7<br \/>\nLe donne italiane in emigrazione sono state le grandi protagoniste dimenticate, per lo pi\u00f9<br \/>\nconsiderate un\u2019appendice delle decisioni maschili. Esse sono 1.679.000, in prevalenza meridionali,<br \/>\nil 47% del totale, con una quasi parit\u00e0 con il sesso maschile nelle Americhe e una leggera<br \/>\npreminenza in Argentina e in altri paesi dell\u2019America Latina. Per lo pi\u00f9 alla donna, almeno nella<br \/>\nprima fase del percorso migratorio, \u00e8 stata demandata la gestione della famiglia rimasta in patria<br \/>\ndopo la partenza del capo famiglia; solo in tempi pi\u00f9 recenti si \u00e8 andata affermando anche la figura<br \/>\ndella donna emigrante per lavoro, con un suo progetto autonomo fin dalla partenza, sebbene il tasso<br \/>\ndi attivit\u00e0 delle emigrate, anche in considerazione del loro ruolo di madri, \u00e8 stato sempre inferiore a<br \/>\nquello dei maschi. Una volta trasferitasi nel paese estero, la donna \u00e8 stata quella che ha pagato di<br \/>\npi\u00f9 per favorire l\u2019inserimento, per lo pi\u00f9 sacrificando le aspirazioni professionali per sostenere gli<br \/>\nobiettivi del nucleo familiare. Indubbiamente, l\u2019emigrazione ha pesato anche sugli uomini, ma in<br \/>\nmodo particolare sulle donne che, pur nei casi di lavoro fuori famiglia, hanno svolto il ruolo di<br \/>\nmadri e mogli e di mediatrici culturali e sociali nel paese di accoglienza per inserire fruttuosamente<br \/>\ni figli. Per questi motivi \u00e8 intervenuta dagli anni \u201980 una rivalutazione del loro ruolo e ci\u00f2 ha<br \/>\npermesso di considerare anche loro come protagoniste culturalmente, socialmente ed<br \/>\neconomicamente attive. Il quadro delle donne italiane residenti all\u2019estero \u00e8 estremamente variegato,<br \/>\na seconda dei paesi di destinazione e dell\u2019anzianit\u00e0 migratoria. Quelle di una certa et\u00e0 non sempre<br \/>\nhanno conservato la cittadinanza italiana, ma nonostante ci\u00f2 sentono forte il richiamo per la loro<br \/>\nterra di origine. A complicare situazioni, gi\u00e0 di per s\u00e9 difficili, \u00e8 intervenuto il deterioramento delle<br \/>\nrealt\u00e0 in diversi paesi che ha, talvolta, reso funzionale il riacquisto della cittadinanza e anche il<br \/>\nrimpatrio, mentre molte altre sono rimaste sul posto, pur versando in gravi situazioni finanziarie e a<br \/>\nrischio di isolamento, tanto pi\u00f9 se malate.<br \/>\nNon sussistono difficolt\u00e0 solo nell\u2019inquadrare i problemi dei tradizionali flussi migratori ma,<br \/>\ncomprensibilmente, sono ancora pi\u00f9 accentuati quelli riguardanti i nuovi flussi migratori, per lo<br \/>\npi\u00f9 molto diversi rispetto al passato, sia per il livello di qualificazione dei protagonisti che per gli<br \/>\nsbocchi che essi perseguono. Urgono strategie di collegamento pi\u00f9 efficaci tra i numerosi<br \/>\nprotagonisti dei flussi tradizionali e la nuova categoria, ristretta ma significativa, degli emigrati<br \/>\nqualificati. I giovani interessati a una esperienza all\u2019estero sono tanti, cos\u00ec come tanti sono i<br \/>\ncosiddetti \u201ccervelli in fuga\u201d, negli Stati Uniti, nella City di Londra, nell\u2019Estremo Oriente. Pi\u00f9 del<br \/>\n10% dei post-graduati in Gran Bretagna \u00e8 costituito da italiani. La fuga dei cervelli si riscontra<br \/>\nanche in Belgio e, secondo una stima consolare, a Bruxelles vi sono circa 6.000 professionisti<br \/>\noperanti presso le istituzioni e le grandi aziende italiane, senza contare i numerosi studenti<br \/>\ninteressati a perfezionare gli studi, seguire master o, pi\u00f9 semplicemente, imparare il francese. E cos\u00ec<br \/>\nsi potrebbe continuare in riferimento ad altre nazioni, segnatamente gli Stati Uniti, sbocco dei<br \/>\ncervelli pi\u00f9 prestigiosi. Per capire questa fuga \u00e8 funzionale una riflessione sugli studi universitari, il<br \/>\ncui mercato internazionale \u00e8 andato assumendo una crescente importanza. Secondo dati OCSE, nel<br \/>\n2004 erano iscritti in atenei di paesi diversi da quello del quale hanno la cittadinanza 2.651.144<br \/>\nstudenti universitari, concentrati nei paesi dove l\u2019inserimento professionale \u00e8 pi\u00f9 soddisfacente<br \/>\n(Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Francia, Australia e Canada). Risulta distanziato il Giappone<br \/>\n(4% del totale) e ancor di pi\u00f9 l\u2019Italia (1,5%). La competizione attraverso una manodopera altamente<br \/>\nqualificata induce i paesi maggiormente sviluppati ad attrarre il maggior numero di studenti<br \/>\nstranieri nelle proprie universit\u00e0. Le percentuali pi\u00f9 elevate di emigrati per ragioni di studio<br \/>\nuniversitario provengono dalla Cina (381.330), in prevalenza negli Stati Uniti, in Giappone e in<br \/>\nInghilterra. Tra i paesi appartenenti all\u2019OCSE, l\u2019Italia \u00e8 una delle nazioni che ha il pi\u00f9 alto numero<br \/>\ndi studenti che frequentano l\u2019universit\u00e0 in altri paesi, essendo superata solo dalla Germania (61.845)<br \/>\ndalla Francia (57.231), dalla Turchia (54.381) e dagli USA (46.547). Gli studenti universitari<br \/>\nitaliani iscritti a universit\u00e0 estere sono 44.892 (rispetto a 2 milioni iscritti in Italia), un numero quasi<br \/>\nuguale a quello degli studenti stranieri che studiano in Italia (40.641 nello stesso anno). Tra di essi il<br \/>\n18,1% studia in Germania, il 13,9% in Austria, l\u201911,6% in Gran Bretagna, il 10,4% in Francia ed il<br \/>\n10,0% in Svizzera. Al contrario, relativamente pochi (7,4%) sono coloro che frequentano atenei<br \/>\nstatunitensi e quasi nessuno quelli canadesi (0,8%) ed australiani (0,4%). Studia invece in Belgio il<br \/>\n8<br \/>\n6,1% degli studenti italiani iscritti in atenei stranieri, mentre il 4,1% \u00e8 iscritto ad universit\u00e0<br \/>\nspagnole, entrambe nazioni che non contano numeri molto alti di studenti stranieri. Cosa dice tutto<br \/>\nquesto rispetto alle politiche italiane in materia di istruzione, di ricerca e di sostegno al diritto allo<br \/>\nstudio a livello internazionale? Il confronto con gli altri paesi mostra che siamo in basso alle<br \/>\nclassifica.<br \/>\nPi\u00f9 di 500 sacerdoti curano la pastorale in lingua italiana, aiutati da suore e laici: nella sola<br \/>\ndiocesi di Brooklyn sono 40 le parrocchie con una messa in lingua italiana. Fin dall\u2019inizio, la chiesa<br \/>\ncattolica \u00e8 stata vicina ai migranti con figure prestigiose e indimenticabili, quali mons. Scalabrini,<br \/>\nmons. Bonomelli, Suor Cabrini e altri operatori pastorali meno conosciuti al gran pubblico ma non<br \/>\nnegli ambienti dove hanno operato con grande efficacia. Rispetto a una collettivit\u00e0, che conta<br \/>\nmilioni di cittadini e molti pi\u00f9 numerosi oriundi, le strutture pastorali di riferimento sono poche e,<br \/>\nci\u00f2 nonostante, le chiese locali tendono a ridurle. Questo orientamento ha una motivazione<br \/>\nfinanziaria, in quanto le strutture e gli operatori pastorali hanno un costo economico, e una di natura<br \/>\nculturale. \u00c8 molto vivace, specialmente, in Europa il dibattito sull\u2019integrazione, e gli orientamenti<br \/>\nvanno accentuando a tal fine l\u2019adesione dei nuovi venuti alle impostazioni linguistiche e socioculturali-<br \/>\npastorali locali. Questo \u00e8 una fase di confronto dialettico tra i missionari italiani e le chiese<br \/>\nlocali ed \u00e8 indispensabile unire la prudenza e la serenit\u00e0 di giudizio per non ostacolare la meta<br \/>\nfinale, che \u00e8 il completo inserimento nella chiesa locale, a partire dalla lunga fase di preparazione<br \/>\nche esige una maggiore attenzione alla lingua e alla cultura di provenienza. Connessa con questa<br \/>\nriflessione \u00e8 anche quella sulla religiosit\u00e0 popolare, che si sostanzia di riti molto vicini alla gente<br \/>\nche garantiscono la continuit\u00e0 nel loro percorso religioso. Anche a questo riguardo si richiede<br \/>\napertura e prudenza, portando i fedeli ad interrogarsi sul senso pi\u00f9 profondo che sta all\u2019origine di<br \/>\nquesti riti, per arrivare, cos\u00ec, ad una fede pi\u00f9 pura.<br \/>\nL\u2019emigrazione ha una storia antica, come ricordano le prime testate in lingua italiana<br \/>\ncostituite in ambito ecclesiale e presso gli ambienti degli esuli politici, e poi continuata a livello<br \/>\nsociale e in ambito associativo. Tra le prime testate vanno citate La Croce del Sud, fondata dai<br \/>\nCappuccini a Rio de Janeiro nel 1765 e l\u2019Italiano nato a Buenos Aires nel 1863. Sono poi seguiti<br \/>\nnumerosissimi bollettini di comunit\u00e0 con un linguaggio semplice ma aderente allo stile dei<br \/>\ndestinatari, e comunque efficace per salvaguardare la lingua e la cultura e mantenere il<br \/>\ncollegamento con l\u2019Italia. L\u2019intensit\u00e0 delle iniziative editoriali \u00e8 dipesa anche dalla consistenza dei<br \/>\nflussi nelle diverse fasi migratorie, e oggi ci si trova pi\u00f9 in una fase di assestamento che di<br \/>\nespansione. Oggi appaiono all\u2019estero, in lingua italiana, 472 giornali, 263 programmi radiofonici,<br \/>\n45 programmi televisivi. \u00c8 quanto emerge dal repertorio L\u2019Italia dell\u2019informazione nel mondo,<br \/>\ncurato dal Ministero degli affari esteri. 86 testate operano in Italia: 78 giornali, 4 radio e 2 emittenti<br \/>\ntelevisive. Il quotidiano pi\u00f9 antico in attivit\u00e0 \u00e8 La Voce d\u2019Italia, fondato a Caracas nel 1949. Un<br \/>\naltro quotidiano che ha superato il mezzo secolo di vita \u00e8 il Corriere canadese, l\u2019unico esistente in<br \/>\nquel paese, nato per servire, tra cittadini italiani e oriundi, due milioni su una popolazione<br \/>\ncomplessiva di 30 milioni. Negli Stati Uniti, dove i potenziali destinatari sono 16 milioni, dal 1998<br \/>\nopera il quotidiano America Oggi, staccatosi dalla testata storica Progresso Italo-americano; un<br \/>\nterzo giornale \u00e8 Gente d\u2019Italia, fondato nel 2000.<br \/>\nL\u2019emigrazione \u00e8 strettamente connessa con la politica culturale, anch\u2019essa funzionale<br \/>\nall\u2019affermazione dell\u2019immagine del nostro paese. L\u2019italiano \u00e8 la quarta lingua pi\u00f9 studiata nel<br \/>\nmondo, che coinvolge 600 mila persone l\u2019anno. A farsi carico della sua diffusione sono le scuole<br \/>\nitaliane, le sezioni bilingue presso scuole estere, gli istituti italiani di cultura, le associazioni e i<br \/>\ncomitati \u201cDante Alighieri\u201d. Tra gli aspetti problematici va segnalato l\u2019orientamento restrittivo, che<br \/>\nsi riscontra in qualche Land tedesco per il sostegno alla lingua e alla cultura degli italiani: la<br \/>\nGermania, da quando si \u00e8 ufficialmente riconosciuta come paese di immigrazione, \u00e8 pi\u00f9<br \/>\npreoccupata di diffondere l\u2019utilizzo della lingua e della cultura tedesca, ritenuta una tappa<br \/>\nfondamentale per integrare chi si trova sul posto da diverse generazioni. Anche in Canada, paese<br \/>\nprofondamente improntato al multiculturalismo, di fatto si riscontra un utilizzo sempre pi\u00f9 rarefatto<br \/>\ndell\u2019italiano nelle stesse famiglie italiane, per cui nella collettivit\u00e0 sono sorte fondate<br \/>\n9<br \/>\npreoccupazioni in merito al suo futuro. Per rimediare a questa deriva, il ricorso a maggiori<br \/>\ninvestimenti a sostegno dei corsi di italiano, per quanto auspicabile, non sembra sia la soluzione<br \/>\ndefinitiva. Si richiede una politica culturale pi\u00f9 convincente, che mostri l\u2019italiano come una lingua<br \/>\nche ha l\u2019eccellenza sul piano culturale. La dove questo riesce, i risultati non mancano e ne sono un<br \/>\nesempio gli Stati Uniti. Da quando l\u2019italiano non viene pi\u00f9 equiparato al linguaggio della bassa<br \/>\nmanovalanza e non viene pi\u00f9 unicamente collegato all\u2019utilizzo che ne fanno i discendenti degli<br \/>\nitaliani emigrati, le sue azioni sono in crescita e si sta rafforzando la sua posizione di quarta lingua<br \/>\npi\u00f9 studiata (61.000 studenti), dopo lo spagnolo, il francese e il tedesco (rispettivamente 746, 200 e<br \/>\n91 mila). Per\u00f2, perch\u00e9 continui questa operazione di recupero, non basta l\u2019ancoraggio al passato ma<br \/>\nsi richiede anche un forte collegamento con il presente e una strategia ben mirata degli Istituti<br \/>\nitaliani di cultura e di ogni altra azione di promozione socio-economica che viene attuata all\u2019estero:<br \/>\nanche sotto questo aspetto sussistono riserve per quanto fin ora \u00e8 stato fatto.<br \/>\nL\u2019estero, dove esportiamo merci per 327 milioni di euro, \u00e8 fondamentale per l\u2019economia<br \/>\nitaliana, attuando anche un significativo riposizionamento sulle fasce alte del mercato. Si \u00e8<br \/>\nriscontrato anche il fenomeno inverso ovvero l\u2019aumento delle importazioni in settori che sono di<br \/>\ntradizionale appannaggio del made in Italy, come il tessile o l\u2019abbigliamento. Ci\u00f2 \u00e8 contraddittorio<br \/>\nsolo in apparenza e dipende dal fatto che molte imprese italiane, per risparmiare sui costi del<br \/>\npersonale, tendono a delocalizzare all\u2019estero parte della loro linea produttiva (anche dei segmenti di<br \/>\nfascia alta), lasciando in Italia la progettazione e la commercializzazione. Le imprese estere<br \/>\npartecipate da imprese italiane sono 17.200, con 1.120.000 dipendenti e un fatturato di 322 milioni<br \/>\ndi euro. La necessit\u00e0 di inserirsi in un contesto commerciale globalizzato sta suscitando un<br \/>\nmaggiore dinamismo nel sistema italiano, che per\u00f2 continua a scontare grandi ritardi rispetto ai<br \/>\npaesi concorrenti, che ad esempio si fanno carico in misura ben pi\u00f9 ampia degli investimenti diretti<br \/>\nall\u2019estero: a tale riguardo l\u2019Italia ha maturato una posizione preminente solo nell\u2019area dell\u2019Est<br \/>\nEuropa. E cos\u00ec la quota italiana del commercio mondiale \u00e8 in lenta, ma continua diminuzione da<br \/>\nmolti anni, mentre i nostri concorrenti europei, come la Germania, riescono a migliorare le loro<br \/>\nposizioni nonostante il protagonismo di nuovi paesi come la Cina e l\u2019India. \u00c8 l\u2019intero \u201cSistema<br \/>\nItalia\u201d a essere in affanno, che si struttura in produzioni tecnologicamente non molto avanzate, che<br \/>\nincidono maggiormente sulla possibilit\u00e0 di affermarsi.<br \/>\nLa riflessione sulla presenza italiana nel mondo equivale, cos\u00ec, ad una presa di coscienza<br \/>\ndella carente presenza del \u201cSistema Italia\u201d nell\u2019economia globale, anche se non mancano leleve<br \/>\nper intraprendere un cammino pi\u00f9 promettente. L\u2019Italia conta all\u2019estero 278 sedi diplomatiche e<br \/>\nconsolari, 155 uffici commerciali, 100 uffici dell\u2019Istituto per il Commercio Estero, 70 Camere di<br \/>\nCommercio. \u00c8 stata approvata una legge sull\u2019internazionalizzazione (56\/2005), ma il passo in avanti<br \/>\n\u00e8 stato pi\u00f9 che altro formale, perch\u00e9 non \u00e8 seguita la semplificazione delle leggi esistenti e delle<br \/>\nprassi amministrative. Anche per quanto riguarda il collegamento con la business community<br \/>\nitaliana all\u2019estero i programmi, lanciati con abbondante aggettivazione, sono finora risultati avari di<br \/>\nrisultati (Programma di parnenariato territoriale con gli Italiani all\u2019estero-PPTIE e International<br \/>\ntraining and employement network Itenets). Miglioramento dei sistemi occupazionali e formativi,<br \/>\nvalorizzazione degli italiani all\u2019estero come soggetti facilitatori, creazione di una rete di servizi di<br \/>\ninformazione, animazione e progettazione: non si pu\u00f2 non essere d\u2019accordo con questi obiettivi, ma<br \/>\na condizione che portino a risultati concreti. Come si legge nel Rapporto Italiani nel Mondo 2007,<br \/>\nsi parla spesso , specialmente a livello ufficiale, di quanto la presenza italiana all\u2019estero costituisca<br \/>\nuna risorsa straordinaria per l\u2019Italia e il suo sviluppo competitivo, ma viene a mancare la coerente<br \/>\napplicazione di questo assunto in sede di decisioni politiche e di operativit\u00e0.<br \/>\nL\u2019emigrazione ha anche una forte valenza politica. Questo fenomeno pone richieste di<br \/>\ntutela, di promozione sociale, di partecipazione, che trovano difficolt\u00e0 ad essere soddisfatte, non<br \/>\nsolo a causa delle implicazioni finanziarie conness, ma anche per l\u2019esigenza di una nuova attenzione<br \/>\nalla diaspora italiana. I patronati e le associazioni sono le antenne sensibili di questa richiesta, per<br \/>\ncui ne va potenziata la funzione collettiva e promozionale, al fine di evitare una dispersione<br \/>\nindividualistica di queste presenze: in particolare, il ruolo delle associazioni pu\u00f2 essere potenziato<br \/>\nin sede di riforma della legge sull\u2019associazionismo (283\/2000). Peraltro, una canalizzazione<br \/>\nunificante delle esigenze di base \u00e8 gi\u00e0 avvenuta ufficialmente con la costituzione, a livello<br \/>\nterritoriale, dei Comitati (Comites) e, a livello generale, del Consiglio generale degli italiani<br \/>\nall\u2019estero (Cgie). Si tratta di organismi che conservano la loro validit\u00e0, ma che non possono essere<br \/>\nconsiderati perfetti. Mentre ci si adopera per il loro potenziamento, bisogna anche sollecitarne non<br \/>\nsolo l\u2019adeguamento normativo ma anche il rinnovamento intrinseco, evitando nel futuro<br \/>\natteggiamenti conflittuali o aprioristici che, come ricorda la Fondazione Migrantes nel presentare il<br \/>\nRapporto 2007, impediscono di individuare i temi sostanziali e di proporli con uno stile sobrio e<br \/>\nefficace, l\u2019unico in grado di recuperare l\u2019attenzione della societ\u00e0 italiana e di superare la<br \/>\npresunzione che l\u2019emigrazione sia una realt\u00e0 del passato. Un\u2019altra doverosa avvertenza consiste nel<br \/>\nraccomandare alle forze sociali e alle strutture che le rappresentano, che la funzione politica svolta<br \/>\nin precedenza con un compito di supplenza, ormai spetta ai parlamentari eletti all\u2019estero nel 2006,<br \/>\ncon i quali bisogna collegarsi per presentare le istanze della base sociale. L\u2019emigrazione \u00e8, nel suo<br \/>\ncomplesso, come un meccanismo con tanti ingranaggi e ci\u00f2 pu\u00f2 essere un arricchimento, a<br \/>\ncondizione che vi sia una sincronizzazione.<br \/>\nIn sintesi, il messaggio del Rapporto Italiani nel Mondo2007 \u00e8 il seguente: La rete degli emigrati<br \/>\npu\u00f2 essere una grande opportunit\u00e0, ma va inquadrata e valorizzata come tale. Per questo occorrono<br \/>\nnuove sintesi e nuove sinergie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3680-ii-rapporto-italiani-nel-mondo-2007-relazione-di-delfina-licata-e-franco-pittau<\/p>\n<p>4437<\/p>\n<p>EmiNews 2007<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20071006 15:00:00 redazione-IT Con la collaborazione di Claudia Mancosu e Maria Paola Nanni Redazione centrale del Rapporto Migrantes Italiani nel Mondo c\/o Centro Studi e <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21360\" title=\"3680 II\u00b0 Rapporto Italiani nel Mondo \u2013 2007: Relazione di Delfina Licata e Franco Pittau\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[80],"tags":[],"class_list":["post-21360","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2007"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\r\n<title>3680 II\u00b0 Rapporto Italiani nel Mondo \u2013 2007: Relazione di Delfina Licata e Franco Pittau - Emi-News<\/title>\r\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\r\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21360\" \/>\r\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\r\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\r\n<meta property=\"og:title\" content=\"3680 II\u00b0 Rapporto Italiani nel Mondo \u2013 2007: Relazione di Delfina Licata e Franco Pittau - Emi-News\" \/>\r\n<meta property=\"og:description\" content=\"20071006 15:00:00 redazione-IT Con la collaborazione di Claudia Mancosu e Maria Paola Nanni Redazione centrale del Rapporto Migrantes Italiani nel Mondo c\/o Centro Studi e [...]\" \/>\r\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21360\" \/>\r\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Emi-News\" \/>\r\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2007-06-07T00:00:00+00:00\" \/>\r\n<meta name=\"author\" content=\"admin\" \/>\r\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\r\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"admin\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"32 minuti\" \/>\r\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/emigrazione-notizie.org\\\/?p=21360#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/emigrazione-notizie.org\\\/?p=21360\"},\"author\":{\"name\":\"admin\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/emigrazione-notizie.org\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/fe29b413db8f079f5349865bcb161aa4\"},\"headline\":\"3680 II\u00b0 Rapporto Italiani nel Mondo \u2013 2007: Relazione di Delfina Licata e Franco Pittau\",\"datePublished\":\"2007-06-07T00:00:00+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/emigrazione-notizie.org\\\/?p=21360\"},\"wordCount\":6478,\"commentCount\":0,\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/emigrazione-notizie.org\\\/#organization\"},\"articleSection\":[\"Z- EmiNews 2007\"],\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"CommentAction\",\"name\":\"Comment\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/emigrazione-notizie.org\\\/?p=21360#respond\"]}]},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/emigrazione-notizie.org\\\/?p=21360\",\"url\":\"https:\\\/\\\/emigrazione-notizie.org\\\/?p=21360\",\"name\":\"3680 II\u00b0 Rapporto Italiani nel Mondo \u2013 2007: Relazione di Delfina Licata e Franco Pittau - Emi-News\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/emigrazione-notizie.org\\\/#website\"},\"datePublished\":\"2007-06-07T00:00:00+00:00\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/emigrazione-notizie.org\\\/?p=21360#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/emigrazione-notizie.org\\\/?p=21360\"]}]},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/emigrazione-notizie.org\\\/?p=21360#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/emigrazione-notizie.org\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"3680 II\u00b0 Rapporto Italiani nel Mondo \u2013 2007: Relazione di Delfina Licata e Franco Pittau\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/emigrazione-notizie.org\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/emigrazione-notizie.org\\\/\",\"name\":\"Emi-News\",\"description\":\"Emigrazione Notizie\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/emigrazione-notizie.org\\\/#organization\"},\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/emigrazione-notizie.org\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Organization\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/emigrazione-notizie.org\\\/#organization\",\"name\":\"Emi-News\",\"url\":\"https:\\\/\\\/emigrazione-notizie.org\\\/\",\"logo\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/emigrazione-notizie.org\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/emigrazione-notizie.org\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2023\\\/04\\\/cropped-cropped-LOGO-EMI-NEWS-100-3.png\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/emigrazione-notizie.org\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2023\\\/04\\\/cropped-cropped-LOGO-EMI-NEWS-100-3.png\",\"width\":390,\"height\":115,\"caption\":\"Emi-News\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/emigrazione-notizie.org\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\"}},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/emigrazione-notizie.org\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/fe29b413db8f079f5349865bcb161aa4\",\"name\":\"admin\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/c6a5980337db2acdbf91d5a435f092b24e21b51c832d5e3457a6fbd3ade7009a?s=96&d=mm&r=g\",\"url\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/c6a5980337db2acdbf91d5a435f092b24e21b51c832d5e3457a6fbd3ade7009a?s=96&d=mm&r=g\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/c6a5980337db2acdbf91d5a435f092b24e21b51c832d5e3457a6fbd3ade7009a?s=96&d=mm&r=g\",\"caption\":\"admin\"},\"url\":\"https:\\\/\\\/emigrazione-notizie.org\\\/?author=1\"}]}<\/script>\r\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"3680 II\u00b0 Rapporto Italiani nel Mondo \u2013 2007: Relazione di Delfina Licata e Franco Pittau - Emi-News","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21360","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"3680 II\u00b0 Rapporto Italiani nel Mondo \u2013 2007: Relazione di Delfina Licata e Franco Pittau - Emi-News","og_description":"20071006 15:00:00 redazione-IT Con la collaborazione di Claudia Mancosu e Maria Paola Nanni Redazione centrale del Rapporto Migrantes Italiani nel Mondo c\/o Centro Studi e [...]","og_url":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21360","og_site_name":"Emi-News","article_published_time":"2007-06-07T00:00:00+00:00","author":"admin","twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Scritto da":"admin","Tempo di lettura stimato":"32 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21360#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21360"},"author":{"name":"admin","@id":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/#\/schema\/person\/fe29b413db8f079f5349865bcb161aa4"},"headline":"3680 II\u00b0 Rapporto Italiani nel Mondo \u2013 2007: Relazione di Delfina Licata e Franco Pittau","datePublished":"2007-06-07T00:00:00+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21360"},"wordCount":6478,"commentCount":0,"publisher":{"@id":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/#organization"},"articleSection":["Z- EmiNews 2007"],"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"CommentAction","name":"Comment","target":["https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21360#respond"]}]},{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21360","url":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21360","name":"3680 II\u00b0 Rapporto Italiani nel Mondo \u2013 2007: Relazione di Delfina Licata e Franco Pittau - Emi-News","isPartOf":{"@id":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/#website"},"datePublished":"2007-06-07T00:00:00+00:00","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21360#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21360"]}]},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21360#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"3680 II\u00b0 Rapporto Italiani nel Mondo \u2013 2007: Relazione di Delfina Licata e Franco Pittau"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/#website","url":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/","name":"Emi-News","description":"Emigrazione Notizie","publisher":{"@id":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/#organization"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Organization","@id":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/#organization","name":"Emi-News","url":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/","logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/cropped-cropped-LOGO-EMI-NEWS-100-3.png","contentUrl":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/cropped-cropped-LOGO-EMI-NEWS-100-3.png","width":390,"height":115,"caption":"Emi-News"},"image":{"@id":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/#\/schema\/logo\/image\/"}},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/#\/schema\/person\/fe29b413db8f079f5349865bcb161aa4","name":"admin","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/c6a5980337db2acdbf91d5a435f092b24e21b51c832d5e3457a6fbd3ade7009a?s=96&d=mm&r=g","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/c6a5980337db2acdbf91d5a435f092b24e21b51c832d5e3457a6fbd3ade7009a?s=96&d=mm&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/c6a5980337db2acdbf91d5a435f092b24e21b51c832d5e3457a6fbd3ade7009a?s=96&d=mm&r=g","caption":"admin"},"url":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?author=1"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/21360","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=21360"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/21360\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=21360"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=21360"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=21360"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}