{"id":21359,"date":"2007-06-07T00:00:00","date_gmt":"2007-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21359"},"modified":"2007-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2007-06-07T00:00:00","slug":"3679-rapporto-italiani-nel-mondo-2007-la-scheda-sintetica-del-rapporto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21359","title":{"rendered":"3679 Rapporto Italiani nel Mondo 2007: La Scheda sintetica del rapporto"},"content":{"rendered":"<p>20071006 14:26:00 redazione-IT<\/p>\n<p>S c h e d a   d i   s i n t e s i<br \/>\nLa Fondazione Migrantes in collaborazione con il Comitato Promotore (Acli, Inas-Cisl, Mcl, Missionari Scalabriniani)<\/p>\n<p>&quot;La storia dell\u2019emigrazione italiana \u00e8 un libro in continuo<br \/>\nsvolgimento: iniziato dai pionieri, i nuovi migranti  continuano oggi a scrivervi pagine nuove. Si pu\u00f2 dire che in tutti i paesi del mondo si trovano spunti interessanti sulle nostre vicende migratorie, e il Rapporto Italiani nel Mondo cerca di recuperarli, come ha fatto con l\u2019Argentina, l\u2019Australia e la Gran Bretagna e anche con gli insediamenti in Croazia e in Slovenia, fortemente segnati dalle vicende storiche del dopoguerra e ancora alle prese con problemi residui.<\/p>\n<p>Non si tratta di storie, luoghi e collettivit\u00e0 lontane,<br \/>\nperch\u00e9 \u00e8 continuo l\u2019intreccio tra quelle realt\u00e0 e la<br \/>\nsociet\u00e0 italiana, con visite di politici e uomini di<br \/>\ngoverno, rappresentanti degli enti locali, autorit\u00e0 religiose,<br \/>\nstudiosi, scrittori, esponenti del mondo imprenditoriale,<br \/>\nsociale e pastorale e una fitta serie di attivit\u00e0:<br \/>\nartistiche, scientifiche, economiche, turistiche.<br \/>\nIl Rapporto Migrantes, con la sua periodicit\u00e0 annuale, si<br \/>\npropone come un libro per far conoscere e far ricordare,<br \/>\nunendo alle pagine di storia le situazioni attuali e salvaguardando<br \/>\nil legame tra queste due Italie, sempre<br \/>\npi\u00f9 indispensabili in un mondo globalizzato.<br \/>\nLa Fondazione Migrantes celebra a gennaio la \u201cGiornata<br \/>\nnazionale delle migrazioni\u201d, richiamando l\u2019attenzione<br \/>\nsu tutti gli aspetti della mobilit\u00e0 umana, a partire dai<br \/>\nnostri emigrati. Questo volume, giunto alla seconda<br \/>\nedizione, intende contribuire a far superare, in Italia,<br \/>\nquell\u2019atteggiamento di superficialit\u00e0 per il quale molti<br \/>\nsono portati a pensare che l\u2019emigrazione sia una realt\u00e0<br \/>\ndel passato, irrilevante nel contesto attuale. Nello<br \/>\nstesso tempo, questa ampia raccolta di dati e di informazioni<br \/>\ndi natura economica, sociale, culturale, religiosa<br \/>\npu\u00f2 essere un incentivo, per gli stessi emigrati, a<br \/>\nindividuare i temi e lo stile in grado di suscitare interesse<br \/>\ne saldare maggiormente queste realt\u00e0.<br \/>\nAi 37 capitoli che compongono questo Secondo Rapporto<br \/>\nItaliani nel Mondo, hanno contribuito 47 autori,<br \/>\nnon solo della Redazione centrale della Fondazione<br \/>\nMigrantes e degli organismi del Comitato promotore<br \/>\n(Acli, Inas-Cisl, Mcl, Missionari Scalabriniani), ma<br \/>\nappartenenti ad altre espressioni del mondo associativo<br \/>\ne alle strutture pubbliche.<br \/>\nI paesi di insediamento degli emigrati e dei discendenti.<br \/>\nI 3.568.532 cittadini italiani residenti all\u2019estero<br \/>\nad aprile 2007 sono risultati quasi mezzo milione in<br \/>\npi\u00f9 rispetto a un anno prima. Questo forte incremento<br \/>\n\u00e8 dovuto quasi per intero ad un perfezionamento dell\u2019Anagrafe<br \/>\ndegli italiani residenti all\u2019estero (Aire), che<br \/>\nha inserito, in collaborazione con i Consolati, molte<br \/>\nposizioni di connazionali prima sotto verifica. Il 18% \u00e8<br \/>\ncostituito dai minori e un altro 18% dagli ultrasessantacinquenni:<br \/>\ntutto sommato, questa popolazione \u00e8 pi\u00f9<br \/>\ngiovane di quella rimasta in patria. I celibi sono la 2<br \/>\nmaggioranza (52%) e anche questo \u00e8 segno di una popolazione<br \/>\nrelativamente giovane. Le donne, il 47% della popolazione emigrata,<br \/>\nsono state perlopi\u00f9 protagoniste dimenticate, con un<br \/>\nimpegno di recupero negli ultimi anni.<br \/>\nQuanto alla ripartizione della presenza italiana nel mondo, semplificando,<br \/>\nsi pu\u00f2 dire che l\u2019emigrazione italiana \u00e8 in prevalenza<br \/>\neuro-americana: pi\u00f9 della met\u00e0 in Europa (2.043.998 cittadini<br \/>\nitaliani, 57,3%) e pi\u00f9 di un terzo in America (1.330.148,<br \/>\n34,3%). Non si possono, per\u00f2, trascurare le collettivit\u00e0 insediate<br \/>\nnegli altri continenti, non solo l\u2019Oceania (119.483), rimasta a<br \/>\nlungo un importante sbocco dei nostri flussi, ma anche l\u2019Asia<br \/>\n(26.670) sbocco di nuovi flussi migratori a carattere imprenditoriale<br \/>\ne l\u2019Africa (48.223), dove molti paesi (Nord Africa, Corno<br \/>\nd\u2019Africa, Sudafrica) hanno accolto nel passato dei connazionali.<br \/>\nTra i paesi, alla sommit\u00e0, troviamo quelli con mezzo milione di<br \/>\ncittadini italiani (Germania, Argentina e Svizzera) e la Francia<br \/>\ncon 350.000: in questo paese le presenze diventano molto pi\u00f9<br \/>\nnumerose se si tiene conto anche dei naturalizzati (nonch\u00e9 degli<br \/>\noriundi), riflessione che vale anche per diversi altri contesti, dall\u2019America<br \/>\nall\u2019Australia.<br \/>\nVi sono poi paesi con 200 mila cittadini italiani residenti (Belgio,<br \/>\nStati Uniti, Brasile) o 100 mila (Regno Unito, Canada, Australia) e,<br \/>\nseppure con numeri meno importanti, diversi altri in cui si sono<br \/>\nsvolti capitoli importanti della nostra storia emigratoria. In Europa<br \/>\nricordiamo per l\u2019insediamento permanente Austria, Lussemburgo e<br \/>\nPaesi Bassi e, per i flussi di frontalieri, Monaco e San Marino oltre<br \/>\nalla Svizzera; in America Latina: Venezuela, Uruguay, Cile, Per\u00f9,<br \/>\nEcuador, Colombia, Messico.<br \/>\nIn Romania, ad esempio, troviamo una vivace collettivit\u00e0 di nuovi<br \/>\nemigrati italiani, per lo pi\u00f9 imprenditori, accanto a un\u2019altra, di<br \/>\nnumero ridotto e di disagiate condizioni, che si espande dalla<br \/>\nDobrugia alla Moldavia, dai Carpazi alla Transilvania, a ricordo dei<br \/>\nflussi che, a fine Ottocento, dal Friuli e dal Veneto fornirono i<br \/>\nlavoratori per le cave di granito o gli impresari per l\u2019edilizia.<br \/>\nLa variet\u00e0 dei flussi trova una conferma nei dati Inps sulle pensioni<br \/>\npagate all\u2019estero. Nel 2006, i primi paesi per numero di<br \/>\npensioni pagate dall\u2019Italia, ciascuno con oltre 50.000, sono il<br \/>\nCanada (65.942), la Francia (56.126) e l\u2019Australia (54.575).<br \/>\nSeguono due paesi con oltre 40.000 pensioni (Argentina e Stati<br \/>\nUniti). Vi sono poi la Germania (36.486) e la Svizzera (24.319).<br \/>\nPer continenti, il maggior numero di pagamenti riguarda l\u2019Unione<br \/>\nEuropea (34,1%), il Nord America con il 26,9% e l\u2019America Latina<br \/>\n(17,2%); quindi l\u2019Oceania (13,3%) e l\u2019Europa extracomunitaria,<br \/>\ninsieme all\u2019Asia e all\u2019Africa, per il restante 8,5%.<br \/>\nLe pensioni sono, purtroppo, la mappa di un\u2019emigrazione diventata<br \/>\nanziana, e spesso anche povera e bisognosa d\u2019assistenza:<br \/>\nper rispondere alle loro esigenze in diversi paesi dell\u2019America<br \/>\nLatina, il Ministero degli affari esteri ha attivato polizze sanitarie<br \/>\ncumulative.<br \/>\nAll\u2019estero vivono anche i discendenti dei primi protagonisti dell\u2019emigrazione<br \/>\nitaliana. \u00c8 iscritto all\u2019Aire, a seguito del riconoscimento<br \/>\niure sanguinis della cittadinanza italiana, 1 ogni 37 italiani<br \/>\nresidenti all\u2019estero, (circa 100 mila), un\u2019incidenza tutt\u2019altro<br \/>\nche trascurabile e destinata a crescere, come lascia intendere l\u2019elevato<br \/>\nnumero delle domande gi\u00e0 presentate ai consolati e in<br \/>\nattesa di definizione: si parla di diverse centinaia di migliaia di<br \/>\ncasi. I cittadini per acquisizione sono concentrati in America<br \/>\n(50,5%) e in Europa (43,1%), mentre \u00e8 residuale la quota dell\u2019Asia<br \/>\n(2.264), dell\u2019Oceania (2.251) e dell\u2019Africa (1.663). L\u2019Argentina<br \/>\nguida la classifica di questi nuovi cittadini con 65.570 casi al<br \/>\n2007, seguita dal Brasile con 13.300 casi.<br \/>\nRegioni di partenza e\u2026 di ritorno. Pi\u00f9 della met\u00e0 dei cittadini<br \/>\nitaliani attualmente residenti all\u2019estero \u00e8 di origine meridionale,<br \/>\nma anche le regioni del Nord (29,8%) e del Centro (14,5%) non<br \/>\npossono considerarsi non coinvolte nel fenomeno. Basti pensare<br \/>\nche tra il 1876 e il 1915 se ne andarono dal Veneto e dal Friuli<br \/>\n3.230.000 persone, il 23% degli emigranti italiani dell\u2019epoca. Dal<br \/>\nVeneto sono stati anche il 9% degli emigrati tra il 1916 e il<br \/>\n1942, e, quindi, nell\u2019emigrazione del secondo dopoguerra i veneti<br \/>\nraggiungono percentuali importanti: l\u201911,5% degli espatri tra<br \/>\nil 1946 e il 1976.<br \/>\nOggi a risiedere all\u2019estero sono, nell\u2019insieme, 2 milioni di persone<br \/>\noriginarie del Meridione, 1 milione delle regioni settentrionali e<br \/>\nmezzo milione di quelle centrali.<br \/>\nAl vertice vi sono quattro regioni del Sud: la Sicilia con 600 mila<br \/>\ncorregionali residenti all\u2019estero, la Campania, con quasi 400<br \/>\nmila, e la Calabria e la Puglia con 300 mila, alle quali si unisce<br \/>\ncon la stessa consistenza il Lazio, seguito dalla Lombardia e dal<br \/>\nVeneto con 250 mila. Anche le altre regioni detengono quote<br \/>\nimportanti di emigrati, seppure in misura differenziata, fino ad<br \/>\narrivare all\u2019Umbria (27.000 unit\u00e0) e alla Valle d\u2019Aosta (4.000).<br \/>\n\u00c8 differenziata anche l\u2019incidenza degli emigrati all\u2019estero sull\u2019attuale<br \/>\npopolazione regionale: con il 10% troviamo il Friuli Venezia<br \/>\nGiulia, l\u2019Abruzzo e la Sicilia, con il 15% la Calabria e la Basilicata<br \/>\ne con il 22% (1 all\u2019estero ogni 5 in regione) il Molise. La media<br \/>\nitaliana, tutt\u2019altro che bassa, \u00e8 del 6,6%, al di sotto della quale<br \/>\nsi trovano solo l\u2019Emilia Romagna, la Lombardia, la Toscana, l\u2019Umbria,<br \/>\nla Valle d\u2019Aosta e il Piemonte.<br \/>\nIn alcuni casi la popolazione emigrata supera quella rimasta nel<br \/>\ncomune d\u2019origine. Ne sono esempio in Sicilia il Comune di Villarosa,<br \/>\nnel Molise Filignano e in Abruzzo Roccamonica, quest\u2019ultimo<br \/>\ncon 1.574 residenti all\u2019estero e solo 1.012 residenti rimasti<br \/>\nnel Comune.<br \/>\nL\u2019emigrazione italiana \u00e8 stata, nel panorama internazionale, quella<br \/>\npi\u00f9 fortemente contrassegnata dai rientri, che hanno coinvolto<br \/>\nle regioni di origine, beneficiarie delle rimesse gi\u00e0 durante la<br \/>\npermanenza all\u2019estero dei loro emigrati. Negli anni a cavallo tra<br \/>\nl\u2019Ottocento e il Novecento, le rimesse vennero denominate la<br \/>\n\u201cfantastica pioggia d\u2019oro\u201d. A partire dal 1998 le rimesse inviate<br \/>\ndagli immigrati in Italia hanno superato quelle fatte pervenire<br \/>\ndagli italiani all\u2019estero, perlopi\u00f9 insediati definitivamente e interessati<br \/>\na investire i risparmi sul posto.<br \/>\nI rimpatri, rilevati solo a partire dal 1905 (dai paesi extraeuropei)<br \/>\ne dal 1921 (dai paesi europei), sono stimati in 9 milioni di<br \/>\nunit\u00e0 tra il 1905 e il 1981, con un saldo negativo per l\u2019Italia di<br \/>\ncirca 17 milioni. Tra il 1987 e il 2002 le iscrizioni dall\u2019estero di<br \/>\ncittadini italiani sono state 704.208, poco meno delle partenze,<br \/>\nche sono state 731.579. Le fasi pi\u00f9 intense dei rientri sono state<br \/>\nprevalentemente legate a grandi eventi storici: le due guerre<br \/>\nmondiali, la depressione del 1966-67, l\u2019oil-shock del 1973 e, in<br \/>\ntempi pi\u00f9 recenti, la crisi economica sudamericana del 2000\/01.<br \/>\nDi chi rientra si occupano da tempo le Regioni con apposite agevolazioni.<br \/>\nMolte prevedono borse di studio per i figli e i nipoti<br \/>\ndei corregionali all\u2019estero, corsi per operatori d\u2019emigrazione, iniziative<br \/>\nper favorire l\u2019economia e il turismo. Sono numerose anche<br \/>\nle associazioni che si occupano dei rientri: anche a Caserta, da<br \/>\nultimo (ottobre 2006) \u00e8 stata costituita l\u2019\u201cAssociazione rimpatriati<br \/>\nin Italia\u201d.<br \/>\nLa storia della nostra emigrazione letta dall\u2019Argentina. In<br \/>\nArgentina si stima che la maggioranza della popolazione sia di<br \/>\norigine italiana: in un secolo (1876-1976) vi sono sbarcati circa<br \/>\ntre milioni di connazionali e ancora oggi pi\u00f9 di mezzo milione<br \/>\nha conservato la cittadinanza.<br \/>\nLa prima fase di questa epopea migratoria inizia a met\u00e0 dell\u2019Ottocento.<br \/>\nA essere coinvolti sono i contadini che, dopo viaggi<br \/>\navventurosi (in nave, con due gallette al giorno, senza tutela<br \/>\nmedica e senza profilassi) finalmente sbarcano e, se riconosciuti<br \/>\ndi sana e robusta costituzione fisica, si disseminano in tutto il<br \/>\npaese. La legislazione locale riconosce parit\u00e0 di diritti ai nuovi<br \/>\nvenuti, mentre contemporaneamente negli Stati Uniti prevale<br \/>\nuna politica protezionistica per difendersi dalle \u201crazze\u201d ritenute<br \/>\ninferiori (gli emigranti dell\u2019Est Europa e delle Regioni mediterranee).<br \/>\nAlla fine del secolo gli italiani sono pi\u00f9 di un decimo sulla popolazione<br \/>\nresidente (allora di appena 4 milioni), concentrati attorno<br \/>\nalla grande Buenos Aires, con famiglie molto numerose e una<br \/>\ndiscreta affermazione economica. Non si occupano solo di lavoro.<br \/>\nRisale al 1863 la prima testata dei nostri emigrati (\u201cL\u2019italiano\u201d,<br \/>\nnaturalmente), fondata a Buenos Aires. N\u00e9 pu\u00f2 mancare<br \/>\nl\u2019interesse al calcio, dato che sono i fondatori di prestigiosi club<br \/>\ncalcistici quali il Boca Juniors e il River Plate.<br \/>\nLa seconda fase si colloca all\u2019inizio del Novecento. Iniziano ad<br \/>\narrivare anche gli operai qualificati e gli artigiani e cos\u00ec si contribuisce<br \/>\nallo sviluppo della capitale e al \u201cmiracolo economico\u201d<br \/>\ndel paese, tra l\u2019altro con la costruzione della rete ferroviaria. La<br \/>\ncrisi mondiale del 1930 causa una brusca interruzione dei flussi,<br \/>\ncomplici anche le leggi fasciste (ridotte possibilit\u00e0 di espatrio,<br \/>\nsalvo per ebrei, antifascisti, sindacalisti e intellettuali dissidenti)<br \/>\ne argentine (obbligo del contratto di lavoro per il visto di<br \/>\nsbarco).<br \/>\nLa terza fase inizia dopo la seconda guerra mondiale. Nell\u2019Italia<br \/>\ndel secondo dopoguerra si trovano centinaia di migliaia di senza<br \/>\ntetto: italiani che hanno perso la casa durante gli spostamenti<br \/>\ndel fronte, espulsi dalle ex colonie, prigionieri liberati, soldati<br \/>\ndispersi, immigrati dall\u2019Europa centro-orientale. Ne deriva una<br \/>\nforte emigrazione verso la capitale, il triangolo industriale, le<br \/>\nzone di confine per il lavoro transfrontaliero e anche verso l\u2019estero.<br \/>\nI flussi in Argentina si collocano a un livello professionale pi\u00f9<br \/>\nelevato, attratti dal nuovo boom economico del paese. Tra il<br \/>\n1947 e il 1951, in base all\u2019accordo Peron-De Gasperi arrivano<br \/>\n330 mila italiani (ma ne sarebbero serviti mezzo milione), con<br \/>\nuna forte tendenza alla ricomposizione dei nuclei familiari e<br \/>\nall\u2019integrazione sociale e culturale fino al 1960, quando i flussi<br \/>\nandranno declinando.<br \/>\nGli italiani sono presenti in tutti i settori, hanno introdotto<br \/>\nmolti mestieri e si affermano anche come proprietari, impresari,<br \/>\npolitici: tra le aziende vinicole 3 su 4 sono di origine italiana.<br \/>\nPoi arrivano anche le grandi aziende italiane, per gli appalti e le<br \/>\ncommesse. Le sfumature di \u201citalianit\u00e0\u201d si diffondono nel paese,<br \/>\ncompresi il cocoliche e il lunfardo parlati a Buenos Aires, nati<br \/>\ndalla fusione di pi\u00f9 dialetti italiani con parole di origine araba e<br \/>\nspagnola.<br \/>\nLa quarta fase \u00e8 costituita dal ribaltamento dei flussi, con la<br \/>\nvenuta degli argentini in Italia, prima per motivi politici e poi<br \/>\neconomici (crisi del 2001-2002). Vi sono coinvolti inizialmente<br \/>\nrifugiati, quindi oriundi italiani e altri argentini, giovani e preparati,<br \/>\ntutti interessati a uno sbocco lavorativo, per il quale<br \/>\nspesso l\u2019Italia \u00e8 solo una tappa di passaggio per la Spagna (che<br \/>\nha accolto circa 100 mila italo-americani, rispetto ai 17.000<br \/>\nargentini insediatisi in Italia), paese per diverse ragioni pi\u00f9 promettente.<br \/>\nFunzionale a questo progetto \u00e8 la crescente richiesta<br \/>\ndella cittadinanza italiana e il supporto assicurato da specifici<br \/>\nprogetti regionali.<br \/>\nL\u2019emigrazione di ieri. La storia \u00e8 indubbiamente fatta di grandi<br \/>\neventi e di grandi nomi, ma anche dalle umili vicende di milioni<br \/>\ndi italiani, senza soldi e senza cultura, un passato umile che talvolta<br \/>\nsi cerca di dimenticare.<br \/>\nUna volta si percorreva l\u2019oceano sui ponti delle navi o in cameroni<br \/>\ndisagiati, o si attraversavano le Alpi con i piedi gonfi, gli<br \/>\nocchi segnati e il cuore trepidante. Il secolo scorso vide l\u2019abruzzese<br \/>\nSalvatore Borsei percorrere a piedi l\u2019Africa in due anni,<br \/>\naffrontando mille peripezie, per poi lavorare nei cantieri del<br \/>\nSudafrica. Anche nell\u2019ultimo dopoguerra molti sono cos\u00ec poveri<br \/>\nda non potersi pagare il viaggio, e per questo approfittano dei<br \/>\nprogrammi di \u201cpassaggi pagati\u201d come quelli offerti dalle industrie<br \/>\ndi mattoni di Bedford, dove alla fine degli anni \u201970 sono<br \/>\noltre 8.000 gli italiani, il 10% della popolazione complessiva<br \/>\ndella citt\u00e0.<br \/>\nSempre in Gran Bretagna, agli inizi dell\u2019Ottocento, si emigra<br \/>\nanche da zone come il Comasco, l\u2019Appennino Tosco-Emiliano, la<br \/>\nLiguria e la Ciociaria (che ha continuato i flussi anche dopo) per<br \/>\nsistemarsi alla meno peggio (Little Italy di Holborn) e operare,<br \/>\nspecialmente a Londra, come piccoli artigiani, venditori ambulanti<br \/>\ndi statuette, arrotini, lavoratori di piastrelle e artisti di<br \/>\nstrada: insomma, girovaghi, saltimbanchi e suonatori di organetto,<br \/>\nuna sorta di lavavetri e \u201cvu cumpra\u201d ante litteram. A fine<br \/>\nsecolo troviamo anche i piccoli commercianti, soprattutto nel<br \/>\nsettore alimentare, con venditori itineranti di castagne d\u2019inverno<br \/>\ne gelatai d\u2019estate. Non mancano gli anarchici e i rivoluzionari.<br \/>\nNel secondo dopoguerra in Australia, gli italiani, arrivati dopo 4<br \/>\no 5 settimane di navigazione, privi di professionalit\u00e0 e del tutto<br \/>\nignari della lingua, sono in grado di svolgere solo lavori manuali<br \/>\ne non qualificati nel campo dell\u2019industria pesante, delle costruzioni,<br \/>\ndell\u2019agricoltura, dove manca la manodopera. Comunque, si<br \/>\nfanno apprezzare facilmente per impegno, resistenza, diligenza e<br \/>\ncuriosit\u00e0 nell\u2019apprendere e con il tempo riusciranno ad emergere.<br \/>\nI nostri emigranti si collocano all\u2019origine di piccole cittadine,<br \/>\ncome quella brasiliana di Cascalho, fondata alla fine dell\u2019Ottocento,<br \/>\no della grande San Paolo, anch\u2019essa a maggioranza italiana.<br \/>\nCapitan Pastene (Cile) viene fondata all\u2019inizio del Novecento<br \/>\nda famiglie provenienti dall\u2019Appennino modenese. Ancora un italiano<br \/>\ndell\u2019Appennino modenese, Felice Pedrone, partito nelle<br \/>\nintenzioni alla ricerca dell\u2019oro, fond\u00f2 la citt\u00e0 di Fairbanks in Alaska:<br \/>\nsulle sue vicende \u00e8 stato allestito uno spettacolo teatrale (Il<br \/>\nmistero di Felix Pedro di Giorgio Comaschi). Protagonisti di questi<br \/>\nflussi sono tanti piccoli comuni, come quello di Rocchetta<br \/>\nSant\u2019Antonio in provincia di Foggia, che ha costituito il \u201cCoordinamento<br \/>\nnazionale piccoli comuni dell\u2019Italia minore\u201d, sostenuto<br \/>\nda pi\u00f9 di 40 mila adesioni.<br \/>\nNon mancano le storie di disfatte che stanno all\u2019origine dell\u2019esodo.<br \/>\nNel 1891 i licenziamenti del Lanificio Rossi di Schio in provincia<br \/>\ndi Vicenza, sono all\u2019origine dell\u2019emigrazione di 300 famiglie<br \/>\nin diversi Stati del Brasile, che a Rio Grande do Sul impiantano<br \/>\ntra l\u2019altro una cooperativa tessile tutt\u2019ora operante.<br \/>\n3<br \/>\nL\u2019Argentina \u00e8, forse, il paese pi\u00f9 ricco di impronte del lavoro italiano,<br \/>\nche si ritrovano perfino nella Terra del Fuoco, in Patagonia,<br \/>\ndove i nostri connazionali sono stati protagonisti dell\u2019industria<br \/>\nturistica. Ad essi, che numerosi e con un apporto notevole<br \/>\ndi fatica e impegno si sono dedicati allo sviluppo in loco, \u00e8 riservato<br \/>\nil video Migrantes italianos, realizzato dal regista argentino<br \/>\nErnesto Morales in collaborazione con la Regione Toscana e<br \/>\nproiettato con successo in Italia.<br \/>\nNel Rapporto si parla anche di casi di razzismo, di lavoratori<br \/>\ndiventati vecchi e rimasti soli, di ebrei sfuggiti alle leggi razziali<br \/>\ndurante il nazismo, di persone rimaste invischiate in qualche<br \/>\ndisavventura, gente in attivit\u00e0 e pensionati.<br \/>\nIl 9 settembre 1917, a Milwaukee negli Stati Uniti, un gruppo di<br \/>\nanarchici italiani si scontra con la polizia, due sono uccisi, gli<br \/>\naltri arrestati e condannati a 25 anni di prigione \u201cper cospirazione<br \/>\ncon la finalit\u00e0 di uccidere\u201d in un processo caratterizzato da<br \/>\npregiudizi e annullato in appello: cinque di essi, anche se assolti,<br \/>\nvengono costretti a rimpatriare, come ricorda il quaderno del<br \/>\nMuseo dell\u2019emigrazione di Gualdo Tadino intitolato Milwaukee<br \/>\n1919, opera di Robert Tanzillo, un giovane italo-americano nato<br \/>\na Brooklyn.<br \/>\nUn capitolo, dedicato ai musei dell\u2019emigrazione nel mondo,<br \/>\nricorda la grande e sofferta epopea di persone costrette a cercare<br \/>\n\u201cfortuna\u201d altrove. Anche a quel tempo \u00e8 diffusa la vendita di<br \/>\nsogni, non di rado falliti gi\u00e0 in occasione della prima selezione<br \/>\neffettuata nei paesi di destinazione. Il museo di Ellis Island<br \/>\nricorda tutti gli emigranti provenienti dall\u2019Europa, mentre \u00e8 dedicato<br \/>\nsolo agli italiani il Museo Meucci Garibaldi, promosso recentemente<br \/>\nin Rosebank dall\u2019OSIA-Order Sons of Italy in America.<br \/>\nComportamenti anti-italiani si riscontrano anche in occasione<br \/>\ndella II guerra mondiale. In Gran Bretagna il forte sentimento di<br \/>\nostilit\u00e0, accentuato dall\u2019entrata in guerra di Mussolini, la stessa<br \/>\nsera del 10 giugno 1940, porta piccole folle ad accalcarsi davanti<br \/>\nai negozi italiani, considerati ormai nemici, rompendo vetrine<br \/>\ne saccheggiando. Gli episodi pi\u00f9 violenti si verificano a Liverpool<br \/>\ned Edinburgo. Churchill d\u00e0 il via a un programma di internamento<br \/>\ne circa 4.000 italiani vengono arrestati e condotti nell\u2019Isola di<br \/>\nMan. Nei casi ritenuti pi\u00f9 pericolosi, si dispone la deportazione<br \/>\nin Canada, una misura sospesa dopo l\u2019affondamento (2 luglio<br \/>\n1940) del transatlantico Arandora Star ad opera di un sottomarino<br \/>\ntedesco, con la morte di 446 dei 717 italiani a bordo, assieme<br \/>\na 175 tra tedeschi ed austriaci. Vengono rilasciati solo gli<br \/>\ninternati disposti a intraprendere lavori \u201cdi importanza nazionale\u201d<br \/>\ne solo dopo la resa dell\u2019Italia, nel settembre 1943, anche gli<br \/>\naltri internati sono rimessi in libert\u00e0, con un comprensibile strascico<br \/>\ndi amarezza e di disillusione.<br \/>\nA vegliare sulle disavventure del passato e sulle attuali collettivit\u00e0<br \/>\nvi sono i morti italiani in cimiteri sperduti, o conosciuti o<br \/>\nrecuperati, come quello sulla collina Delstern nella citt\u00e0 di<br \/>\nHagen, nella Ruhr, dove \u00e8 stata finalmente dedicata una tomba<br \/>\ncomune ai 52 italiani, morti il 2 dicembre 1944 nelle loro baracche<br \/>\nsotto le bombe degli alleati.<br \/>\nUna rilettura critica della mafia in America. Il successo dello<br \/>\nscrittore Mario Puzo (1920-1999), figlio di genitori napoletani<br \/>\nentrambi analfabeti, \u00e8 dovuto al romanzo Il Padrino (The godfather,<br \/>\n1969), la storia di una famiglia italo-americana e della<br \/>\nsua ascesa nel mondo della mafia newyorkese. Di questa mafia, il<br \/>\nRapporto Italiani nel Mondo propone una interessante rilettura<br \/>\nad opera di uno studioso campano.<br \/>\nNegli Stati Uniti, i campani si concentrano, soprattutto, nelle<br \/>\ngrandi citt\u00e0 del Nord Est e sono impiegati nelle fabbriche, nella<br \/>\ncostruzione di strade e ferrovie e nelle miniere.<br \/>\nNon trascurabili sono, specialmente nei primi anni del grande<br \/>\nesodo, i numerosi episodi del loro sfruttamento, che inizia ancor<br \/>\nprima della partenza, dal momento che una forma di finanziamento<br \/>\ndel biglietto transoceanico \u00e8 costituta dal credito. Intorno<br \/>\na questi lavoratori campani operano loschi individui. Quasi<br \/>\nsempre connazionali, anch\u2019essi ex emigranti, con una furbizia<br \/>\ndagli americani definita \u201cnapoletana\u201d, dopo aver imparato,<br \/>\nquanto basta, la lingua, si intrufolano, con le buone o con le<br \/>\ncattive maniere, nel giro degli ingaggi di manodopera straniera,<br \/>\noperando da intermediari prima e da \u201cpadroni\u201d poi. Gli emigranti,<br \/>\nattesi allo sbarco dai collaboratori del padrone, accettano la<br \/>\nprotezione e le possibilit\u00e0 di lavoro loro offerte, incoraggiati e<br \/>\nrassicurati dal fatto che i padroni e i loro sgherri parlano il loro<br \/>\nmedesimo dialetto; al tempo stesso, non avendo nulla da perdere,<br \/>\nsono disponibili per qualsiasi proposta di lavoro senza batter<br \/>\nciglio.<br \/>\nTanti lavoratori campani sono stati introdotti cos\u00ec negli Stati Uniti<br \/>\nma, ancor pi\u00f9, in Canada, dove le leggi \u2013 assai meno restrittive di<br \/>\nquelle statunitensi \u2013 accordano maggiore libert\u00e0 operativa ai<br \/>\npadroni ed ai loro lavoratori. Le grandi multinazionali \u2013 per non<br \/>\ncrearsi grattacapi ma soprattutto per non rischiare di restare senza<br \/>\nmanodopera \u2013 incentivano queste pratiche di reclutamento forzato,<br \/>\naccettando i servigi del trafficante di turno che riesce, quasi<br \/>\nsempre, a far assumere gli ultimi arrivati, a sfruttarli, pretendendo<br \/>\ne riscuotendo mensilmente una tariffa d\u2019ingaggio. Inutile dire che,<br \/>\nchi si rifiuta di pagare, rischia di perdere il lavoro o viene pestato<br \/>\nda aguzzini spietati: cos\u00ec, con il beneplacito del capitale, si sviluppano<br \/>\ni prodromi del crimine organizzato, contrabbandato poi,<br \/>\ndai mass media d\u2019oltreoceano, come prodotto tipico dell\u2019emigrazione<br \/>\ncampana e meridionale in genere. Quando i \u201cpadroni\u201d, enormemente<br \/>\ncresciuti, si trasformeranno in \u201cpadrini\u201d, andando a ledere<br \/>\ngli interessi del grande capitale americano, la mafia diverr\u00e0 soltanto<br \/>\nun prodotto italiano doc.<br \/>\nI flussi di oggi. Oggi i connazionali all\u2019estero sono spesso professionisti<br \/>\naffermati o concorrono per diventarlo: un sondaggio<br \/>\nrealizzato dallo Sportello Stage su un campione di 170 giovani<br \/>\nattesta che il 97% \u00e8 interessato a un\u2019esperienza di lavoro all\u2019estero.<br \/>\n\u00c8 impressionante in tutti i campi l\u2019affermazione che si<br \/>\nriscontra, sia in un grande paese come gli Stati Uniti che in<br \/>\ndiverse realt\u00e0 europee quali la Germania, la Francia, il Belgio, la<br \/>\nGran Bretagna e la Svizzera.<br \/>\nA seguito dalla ripresa economica degli anni \u201980, la capitale britannica<br \/>\n\u00e8 tornata a essere un potente magnete per flussi migratori<br \/>\naltamente qualificati, per lo pi\u00f9 di natura temporanea: per<br \/>\nmolti professionisti, managers, esperti del settore bancario, assicurativo<br \/>\ne del commercio internazionale, la city di Londra, insieme<br \/>\nal nuovo centro finanziario delle Docklands, \u00e8 una meta<br \/>\nambitissima. Attualmente un\u2019altra presenza rilevante \u00e8 quella dei<br \/>\nnumerosi medici specializzati e dei ricercatori.<br \/>\nIl Regno Unito \u00e8, insieme agli Stati Uniti d\u2019America, la principale<br \/>\ndestinazione dei \u201ccervelli in fuga\u201d dalle universit\u00e0 italiane. La<br \/>\ncifra esatta di italiani accademici presenti nel \u201ctriangolo d\u2019oro\u201d<br \/>\ndi Londra, Oxford e Cambridge e nelle altre universit\u00e0 britanniche<br \/>\n\u00e8 sconosciuta, ma uno studio del 2003 ha stimato che circa<br \/>\n4<br \/>\n5<br \/>\nil 13% di tutti i \u201cpost-doc\u201d europei presenti in Gran Bretagna<br \/>\nprovengano dall\u2019Italia. Secondo una stima del Consolato di<br \/>\nBruxelles vi sono, in Belgio, 6.000 professionisti operanti presso<br \/>\nle istituzioni internazionali e le grandi aziende italiane.<br \/>\n\u00c8 foltissima, ma difficilmente quantificabile, la schiera degli studenti<br \/>\nche si reca all\u2019estero per imparare le lingue, specialmente<br \/>\nquella inglese, ma anche il francese, il tedesco e lo spagnolo.<br \/>\nGi\u00e0 nel 2004 sono stati quasi 45.000 gli studenti italiani iscritti<br \/>\nad atenei stranieri, un numero quasi uguale a quello degli studenti<br \/>\nstranieri iscritti in Italia (40.641 nello stesso anno), con<br \/>\nquesta ripartizione: il 18,1% in Germania, il 13,9% in Austria,<br \/>\nl\u201911,6% in Gran Bretagna, il 10,4% in Francia ed il 10,0% in<br \/>\nSvizzera. Al contrario, relativamente pochi (7,4%) sono coloro<br \/>\nche frequentano atenei statunitensi e quasi nessuno quelli canadesi<br \/>\n(0,8%) ed australiani (0,4%) (OCSE, 2006).<br \/>\nNon bisogna, poi, trascurare la nostra presenza artistica nel<br \/>\nmondo, che non \u00e8 solo un retaggio del passato. Tra la fine del<br \/>\nXIX e l\u2019inizio del XX secolo il contributo degli emigranti italiani \u00e8<br \/>\nstato fondamentale alla costruzione dell\u2019immagine architettonica<br \/>\ne urbana di molti paesi di emigrazione. In Argentina, ad esempio,<br \/>\ngli italiani hanno contribuito a edificare un nuovo paese,<br \/>\nmodificando l\u2019aspetto urbano di molte citt\u00e0: a Buenos Aires circa<br \/>\nil 70% degli edifici pubblici \u00e8 opera di architetti e imprenditori<br \/>\nitaliani, incluse opere emblematiche come la Casa Rosada, il<br \/>\nPalazzo del Congresso e il Teatro Col\u00f3n. Fondamentale \u00e8 stata, in<br \/>\nquesto caso, la collaborazione fra architetti, imprenditori edili e<br \/>\nmaestranze artigianali di origine italiana, capaci queste ultime<br \/>\ndi riprodurre decorazioni e stucchi.<br \/>\nOggi il quadro dell\u2019architettura italiana all\u2019estero \u00e8 molto pi\u00f9<br \/>\ncomplesso che in passato. Dopo la stagione degli architetti italiani<br \/>\nche, durante e subito dopo il fascismo, hanno fatto scuola<br \/>\nin tutto il mondo (la cosiddetta \u201cTendenza\u201d) e gli anni della<br \/>\nstraordinaria fama internazionale di Aldo Rossi, buona parte<br \/>\ndella rappresentativit\u00e0 \u00e8 incarnata da \u201cgrandi firme\u201d come Renzo<br \/>\nPiano e Massimiliano Fuksas. Vincitore del Pritzker Prize nel<br \/>\n1998 (l\u2019equivalente del Nobel per l\u2019architettura), il Renzo Piano<br \/>\nBuilding Workshop ha firmato, dalle sue sedi di Genova e Parigi,<br \/>\nprogetti in tutti i continenti, con una concentrazione dell\u2019attivit\u00e0<br \/>\ndegli ultimi anni negli Stati Uniti. Lo studio di Massimiliano<br \/>\nFuksas, con sedi a Roma, Parigi e Vienna, ha invece in Europa i<br \/>\nsuoi progetti pi\u00f9 significativi e circa 80 realizzazioni sparse per<br \/>\nil mondo. In Giappone, la nuova sede dell\u2019Istituto italiano di cultura<br \/>\na Tokyo progettata da Gae Aulenti \u00e8 divenuta nel 2005 un<br \/>\ncaso nazionale a seguito dei dibattiti sollevati per il colore rosso<br \/>\nche la riveste all\u2019esterno. Ma sono numerosi i nomi che si<br \/>\npotrebbero citare, per il lustro che stanno dando al nostro paese.<br \/>\nGli italiani protagonisti nel mondo. Tante e diverse sono le<br \/>\nstorie che si possono raccontare della nostra emigrazione, che ha<br \/>\nvisto milioni di persone costrette ad abbandonare affetti e certezze<br \/>\nper cercare altrove quanto non trovato in patria.<br \/>\nPartiamo da una curiosit\u00e0 storica che non tutti conoscono: John<br \/>\nMartin, alias Giovanni Martini da Sala Consilina (in provincia di<br \/>\nSalerno), trombettiere del 7\u00b0 Cavalleggeri al comando del Generale<br \/>\nGeorge Armstrong Custer \u00e8 stato l\u2019unico scampato all\u2019eccidio<br \/>\ndel Little Big Horn.<br \/>\nNon mancano i protagonisti del mondo della musica, talvolta pi\u00f9<br \/>\nconosciuti all\u2019estero che in Italia. Tra la fine dell\u2019Ottocento e gli<br \/>\ninizi del Novecento, Edoardo VIII di Inghilterra ha definito \u201cil re<br \/>\ndella melodia\u201d il sardo Stanislao Silesu, un precoce compositore<br \/>\nitaliano di musica leggera e da camera, capace di eseguire a 10<br \/>\nanni il primo concerto, a 13 anni di comporre serenate e canzoni<br \/>\ne a 15 anni di scrivere una commedia musicale, per poi emigrare<br \/>\ndalla Sardegna prima a Milano e poi a Londra e a Parigi.<br \/>\nPassando a personaggi attuali vi \u00e8 l\u2019imbarazzo della scelta quanto<br \/>\nai protagonisti di origine italiana affermatisi nella vita pubblica<br \/>\ndei paesi di insediamento: ad esempio, Mario Cuomo per<br \/>\ntanti anni governatore dello Stato di New York, l\u2019ex ministro dell\u2019Economia<br \/>\na Buenos Aires e attuale candidato alle presidenziali<br \/>\nargentine l\u2019italo-argentino Roberto Lavagna o il candidato, per i<br \/>\nrepubblicani, alla presidenza degli Stati Uniti Rudolph Giuliani e<br \/>\npoi ancora ministri, governatori, parlamentari, imprenditori e<br \/>\nprofessionisti affermati.<br \/>\nMolto numerosi sono anche i personaggi dello sport: il cestista<br \/>\nAndrea Bargnani, primo rookie europeo nella storia della NBA, la<br \/>\npallavolista Francesca Piccinini affermatasi in Spagna, Fabio<br \/>\nCannavaro, calciatore del Real Madrid e, oltre ai diversi allenatori<br \/>\ningaggiati da squadre estere, l\u2019oriunda Hope Solo guida della<br \/>\nsquadra di calcio femminile statunitense alla Coppa del Mondo di<br \/>\ncalcio in Cina.<br \/>\nA un livello pi\u00f9 impegnato troviamo i sacerdoti che hanno<br \/>\nlasciato l\u2019Italia per assistere i connazionali all\u2019estero: sono stati<br \/>\nnel corso di un secolo, almeno 3 mila. Attualmente operano nel<br \/>\nmondo 461 centri, parrocchie, missioni per la cura pastorale in<br \/>\nlingua italiana, con 516 sacerdoti che celebrano la liturgia nella<br \/>\nnostra lingua. Sono impegnate in questa pastorale anche 166<br \/>\nsuore e 45 operatori laici. Met\u00e0 delle presenze e delle strutture<br \/>\npastorali si trova in Europa (214), le altre oltreoceano. Nella sola<br \/>\ndiocesi di Brooklyn, la pi\u00f9 piccola territorialmente degli Usa, ci<br \/>\nsono 40 parrocchie dove l\u2019italiano viene usato per la celebrazione<br \/>\ndomenicale.<br \/>\nVi sono poi circa 13.000 missionari italiani presenti in 143 paesi<br \/>\nper diffondere e testimoniare la fede cristiana, non di rado<br \/>\nrischiando la loro vita: una bella pagina nella storia degli italiani<br \/>\nall\u2019estero, spesso supportata da volontari laici che si rendono<br \/>\ndisponibili per 3-4 anni ad essere di supporto al lavoro delle<br \/>\nmissioni.<br \/>\nI media italiani all\u2019estero. 472 giornali, 263 programmi<br \/>\nradiofonici e 45 programmi televisivi in lingua italiana. \u00c8 quanto<br \/>\nemerge dal repertorio degli organi di stampa, dei programmi<br \/>\nradiofonici e televisivi all\u2019estero L\u2019Italia dell\u2019Informazione nel<br \/>\nmondo, realizzato dal Ministero degli affari esteri. Di queste 86<br \/>\nsono edite in Italia: 78 giornali, 4 radio e 2 emittenti televisive.<br \/>\nQuella della stampa italiana nel mondo \u00e8 una storia ormai<br \/>\nsecolare, che nasce su iniziativa di alcuni esuli politici in Europa<br \/>\ne in America, dove sono concentrate le prime collettivit\u00e0 di<br \/>\nconnazionali e, quindi, in ambito ecclesiale. La prima testata \u00e8<br \/>\nstata la Croce del Sud, pubblicata dai cappuccini di Rio de<br \/>\nJaneiro nel 1765. Mentre la fase iniziale \u00e8 prettamente politica,<br \/>\nla fase successiva \u00e8 a carattere spontaneo e vede proliferare<br \/>\npi\u00f9 bollettini di comunit\u00e0 che giornali veri e propri, con un<br \/>\nlinguaggio spesso povero ma aderente a quello della gente.<br \/>\nNel 1893 la Direzione Generale della Statistica censisce 130<br \/>\nperiodici italiani pubblicati all\u2019estero: 82 in Europa, 27 in America<br \/>\ndel Sud, 17 negli Usa e 4 in Africa. Nel 1905 l\u2019elenco ne<br \/>\nconta 264, con un aumento delle testate prodotte nell\u2019America<br \/>\ndel Nord (90) e del Sud (48). Giornali si pubblicano anche in<br \/>\nCina, dove si pubblica, nel 1906, un mensile italiano. In Tunisia<br \/>\ntra il 1859 e il 1910 si contano ben 52 testate in lingua<br \/>\nitaliana. Negli Usa, all\u2019inizio del XX secolo il numero dei fogli<br \/>\nitaliani pubblicati \u00e8 \u201clargamente superiore in media a quello di<br \/>\nqualunque altra colonia italiana anche pi\u00f9 fiorente\u201d. La riduzione<br \/>\ndi testate italiane nelle Americhe si registra alla fine della<br \/>\nseconda guerra mondiale con il calo dell\u2019emigrazione in Argentina,<br \/>\nBrasile e Usa, anche perch\u00e9 la seconda e terza generazione<br \/>\nsi integrano nelle comunit\u00e0 locali, abbandonando progressivamente<br \/>\nl\u2019uso della lingua italiana. In questo periodo, invece,<br \/>\nsi registrano nuove testate in Europa.<br \/>\nOggi, secondo il repertorio del Ministero degli affari esteri,<br \/>\nsono 11 nel mondo i quotidiani di lingua italiana: di questi 5<br \/>\nsono concentrati nelle Americhe. Il pi\u00f9 antico tra questi \u00e8 La<br \/>\nVoce d\u2019Italia fondato nel 1949 a Caracas, in Venezuela.<br \/>\nUn altro quotidiano, che ha superato il mezzo secolo di vita, \u00e8<br \/>\nil Corriere Canadese, \u201cunico quotidiano in lingua italiana\u201d edito<br \/>\nin Canada, fondato nel 1954. Il giornale \u2013 consultabile anche<br \/>\nin internet all\u2019indirizzo www.corriere.com \u2013 si rivolge alla numerosa<br \/>\ncomunit\u00e0 di origine italiana presente in Canada (2 milioni<br \/>\ntra cittadini e oriundi su 30 milioni di canadesi) e in particolare<br \/>\nai nostri connazionali che parlano e leggono l\u2019italiano. Dal<br \/>\n1995 \u00e8 nato anche Tandem, edizione settimanale in lingua<br \/>\ninglese, rivolto soprattutto ai giovani, figli degli italiani che<br \/>\nparlano prevalentemente l\u2019inglese. Il giornale vuole aiutare a<br \/>\nmantenere la cultura e la lingua italiana in Canada e soprattutto<br \/>\nnell\u2019Ontario, dove ha maggiore diffusione, e a Montreal, nel<br \/>\nQuebec.<br \/>\nGiovane in quanto nato nel 1998, \u00e8 il quotidiano America Oggi,<br \/>\ncomparso dopo il licenziamento da parte di una storica testata<br \/>\nitaliana (Progresso Italoamericano) di tutti i dipendenti. Alcuni<br \/>\ndi loro, sia giornalisti che tipografi e amministrativi, decidono<br \/>\ndi fondare un altro giornale, da vendere nelle edicole e diffondere<br \/>\ngratuitamente in circa 70 licei dove si studia l\u2019italiano.<br \/>\nNegli Usa si pubblica anche un altro quotidiano: si tratta di<br \/>\nGente d\u2019Italia nato nel 2000. \u00c8, invece, di luglio 2007 la notizia<br \/>\ndella nascita di un altro quotidiano italiano in Argentina:<br \/>\nL\u2019italiano in Sud America.<br \/>\nLa lingua e la cultura come strumento di affermazione. Oggi<br \/>\nl\u2019italiano \u00e8 la quarta lingua pi\u00f9 studiata al mondo, la seconda in<br \/>\nordine di iscritti ai corsi in Canada e la quarta negli Stati Uniti.<br \/>\nSono circa 200 milioni gli italofoni nel mondo, per circa un terzo<br \/>\ncittadini, per un terzo oriundi e per un altro terzo amatori.<br \/>\nIl Ministero degli affari esteri ha erogato nel 2006 oltre 26<br \/>\nmilioni di euro per l\u2019attivazione di corsi di lingua italiana all\u2019estero,<br \/>\nper l\u201980% destinati ai territori europei e americani. Qui si<br \/>\nconcentrano, infatti, l\u201983% delle scuole italiane e delle sezioni<br \/>\nbilingue che organizzano insegnamenti di italiano, il 73% degli<br \/>\nIstituti italiani di cultura e oltre il 90% dei Comitati della<br \/>\n\u201cDante Alighieri\u201d.<br \/>\nNell\u2019insieme sono oltre 600.000 nel mondo le persone che studiano<br \/>\nl\u2019italiano presso le scuole pubbliche locali, le universit\u00e0,<br \/>\ngli Istituti italiani di cultura e le diverse associazioni attive<br \/>\nnella promozione della nostra lingua, tra le quali spicca la<br \/>\nSociet\u00e0 \u201cDante Alighieri\u201d.<br \/>\nMa non tutto va per il verso giusto. Il Land Baviera ha deciso di<br \/>\ndeclinare totalmente l\u2019onere della gestione diretta dei corsi di<br \/>\nlingua-madre entro l\u2019anno scolastico 2008\/2009 per puntare sull\u2019integrazione<br \/>\nlinguistica tedesca a partire dagli asili, salva<br \/>\nrestando la disponibilit\u00e0 a sostenere la lingua italiana come attivit\u00e0<br \/>\ncomplementare e facoltativa (Arbeitsgemeinschaft) nelle<br \/>\nRealschule (ginnasi), nonch\u00e9 l\u2019istituzione di classi bilingui.<br \/>\nAnche nelle famiglie italo-canadesi l\u2019uso dell\u2019italiano va lentamente<br \/>\nspegnendosi e, secondo le previsioni, fra dieci o quindici<br \/>\nanni i figli degli italiani non solo non sapranno pi\u00f9 parlare l\u2019italiano,<br \/>\nma avranno anche difficolt\u00e0 a capirlo: questa la preoccupazione<br \/>\nespressa dall\u2019ambasciata e dalle organizzazioni italiane.<br \/>\nPer questo si \u00e8 pensato alle strategie da seguire per introdurre<br \/>\nl\u2019insegnamento della lingua italiana fin da piccoli, a partire dagli<br \/>\nasili nido, e di potenziare su Rai International i programmi dedicati<br \/>\nai bambini, curando anche maggiormente la preparazione<br \/>\ndei docenti.<br \/>\nUn esempio di evoluzione positiva \u00e8 invece quello degli Stati<br \/>\nUniti, dove in passato l\u2019italiano era stato declassato a \u201clingua<br \/>\ndella manovalanza\u201d, mentre la \u201clingua della cultura, della raffinatezza,<br \/>\ndei viaggi\u201d era il francese. Nel 2006 a studiare l\u2019italiano<br \/>\nsono stati 61.000 ragazzi, quasi il doppio rispetto al 1970.<br \/>\nLa nostra lingua \u00e8, ora, al quarto posto tra quelle pi\u00f9 studiate<br \/>\nnel paese (746.000 lo spagnolo, 200.000 il francese, 91.000 il<br \/>\ntedesco). Le possibilit\u00e0 di ulteriore avanzamento sono concrete,<br \/>\nperch\u00e9 l\u2019italiano non \u00e8 pi\u00f9 considerato una lingua da insegnare<br \/>\nai soli discendenti degli emigrati, ma una lingua portatrice<br \/>\ndi cultura e di stile.<br \/>\nIn effetti, l\u2019italiano e la cultura italiana riusciranno ad affermarsi<br \/>\nsempre pi\u00f9 non solo in forza della grandezza storica, ma<br \/>\nanche per lo sforzo che si far\u00e0, nell\u2019Italia di oggi, nel selezionare<br \/>\ncontenuti in grado di richiamare l\u2019interesse degli italiani<br \/>\nsparsi nel mondo e dei paesi che li hanno accolti.<br \/>\nGli italiani all\u2019estero e il mondo imprenditoriale. Il fatturato<br \/>\ndelle nostre esportazioni all\u2019estero nel 2006 \u00e8 stato di 327<br \/>\nmiliardi di euro, con la tendenza a un riposizionamento nelle<br \/>\nfasce pi\u00f9 alte del mercato. Ma nello stesso anno le importazioni<br \/>\nsono aumentate pi\u00f9 delle esportazioni, anche nei settori<br \/>\ntipici del made in Italy, come il tessile o l\u2019abbigliamento. Ci\u00f2<br \/>\nsembra dipendere anche dal fatto che molte imprese italiane,<br \/>\nper risparmiare sui costi, tendono a spostare all\u2019estero, presso<br \/>\nimprese consociate, anche produzioni di fascia alta, lasciando<br \/>\nin Italia solo le fasi della progettazione e della commercializzazione.<br \/>\nAnche in Italia si percepisce un inserimento pi\u00f9 dinamico nel<br \/>\ncontesto globalizzato, ma in misura ridotta rispetto ai paesi<br \/>\nindustrializzati concorrenti, come Germania, Francia e Gran<br \/>\nBretagna. In gioco \u00e8 la marginalizzazione del nostro sistema<br \/>\nproduttivo. Siamo indietro per quanto riguarda gli investimenti<br \/>\ndiretti all\u2019estero, anche se sono stati superati ampiamente i<br \/>\n1.000 miliardi di euro nel 2006. L\u2019area di maggior intervento \u00e8<br \/>\nl\u2019Est Europa, insieme al Nord Africa, alla Cina e, da ultimo,<br \/>\nanche l\u2019India. D\u2019altra parte, \u00e8 ancora scarsa la presenza delle<br \/>\nimprese italiane nelle produzioni a pi\u00f9 elevato contenuto tecnologico<br \/>\ne innovativo.<br \/>\nLe imprese all\u2019estero partecipate da imprese italiane sono<br \/>\n17.200, i soggetti investitori 5.789, i dipendenti totali all\u2019estero<br \/>\n1.120.550, il fatturato 322 milioni di euro. In quattro<br \/>\ncasi su cinque si tratta di partecipazione di controllo: nel<br \/>\n22,1% dei casi sono partecipazioni paritarie e minoritarie.<br \/>\n6<br \/>\nNegli ultimi anni \u00e8 crescente la tendenza all\u2019acquisizione, alla<br \/>\nfusione e all\u2019investimento in reti distributive e nelle attivit\u00e0<br \/>\ntradizionali del made in Italy e della moda.<br \/>\nCon 150 Uffici commerciali operanti presso le 238 sedi della rete<br \/>\ndiplomatica e consolare, oltre 100 uffici dell\u2019Istituto del commercio<br \/>\nestero e 70 camere di commercio all\u2019estero si potrebbe<br \/>\nfare di pi\u00f9, ma, poich\u00e9 le buone intenzioni non equivalgono di<br \/>\nper s\u00e9 ad effettivi passi in avanti, si deve riconoscere che la<br \/>\nlegge n.56 del 2005 sull\u2019internazionalizzazione delle imprese,<br \/>\nnon ha prodotto gli effetti sperati per quanto riguarda il coordinamento<br \/>\ndegli enti pubblici e privati, la costituzione degli<br \/>\nsportelli unici all\u2019estero, la semplificazione delle leggi e delle<br \/>\nprassi amministrative. Di positivo va segnalato che l\u2019Istituto di<br \/>\ncommercio estero, nella destinazione dei fondi, nel 2006 ha<br \/>\nprivilegiato le aree strategiche e i settori innovativi.<br \/>\nUna maggiore presenza del Sistema Italia all\u2019estero implica<br \/>\nnecessariamente un collegamento con gli italiani all\u2019estero. Di<br \/>\nci\u00f2 si \u00e8 occupato il PPTIE (Programma di Partenariato Territoriale<br \/>\ncon gli Italiani all\u2019Estero) e, per sette regioni meridionali<br \/>\n(Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna),<br \/>\nil progetto Itenets (International Training and Employement<br \/>\nNetwork). L\u2019obiettivo \u00e8 consistito nel miglioramento dei<br \/>\nsistemi occupazionali e formativi mediante il contributo e la<br \/>\nvalorizzazione degli italiani all\u2019estero come soggetti facilitatori<br \/>\n(PPTIE) e la creazione di una rete di servizi di informazione,<br \/>\nanimazione e progettazione con il coinvolgimento degli emigrati,<br \/>\ndelle loro associazioni e delle loro imprese (ITENETs).<br \/>\nQueste vie innovative sono da sperimentare, ma anche da analizzare<br \/>\ncriticamente alla luce dei risultati. Come si legge nel<br \/>\nRapporto Italiani nel Mondo, si parla spesso, specialmente a<br \/>\nlivello ufficiale, di quanto le business community italiane all\u2019estero<br \/>\ncostituiscano una risorsa straordinaria per l\u2019Italia e rappresentino<br \/>\nun autentico fattore di sviluppo e un grande vantaggio<br \/>\ncompetitivo per il nostro sistema paese, ma in realt\u00e0 la<br \/>\nretorica rimane troppo spesso tale e, soprattutto, ci si dimentica<br \/>\ndella coerenza in sede di elaborazione e attuazione di provvedimenti<br \/>\ndi legge o di iniziative pubbliche.<br \/>\nGli emigrati dovrebbero, senz\u2019altro, essere considerati una<br \/>\nrisorsa strategica anche sul piano economico: perch\u00e9 questo<br \/>\nnon rimanga soltanto uno slogan, bisogna affrettarsi sulla via<br \/>\ndella realizzazione.<br \/>\nPer il futuro: un impegno innovativo. Il Rapporto Italiani nel<br \/>\nMondo. Un volume ricco di notizie, che si propone di risvegliare<br \/>\nl\u2019attenzione al mondo dell\u2019emigrazione e di sottolinearne le<br \/>\npotenzialit\u00e0, senza nascondere i problemi e sottacere la complessit\u00e0<br \/>\ndell\u2019impegno. Questo mondo pu\u00f2 diventare veramente<br \/>\nuna risorsa per l\u2019Italia, ma si richiedono cambiamenti e, quindi,<br \/>\natteggiamenti innovativi.<br \/>\nL\u2019elezione dei parlamentari della Circoscrizione estero non ha<br \/>\nfatto venir meno il ruolo delle associazioni degli emigrati, n\u00e9<br \/>\nquello dei Comites e del Consiglio generale degli italiani all\u2019estero,<br \/>\ncanali indispensabili di partecipazione. Senza le \u201cantenne\u201d<br \/>\nterritoriali, che le associazioni, i Comites e il Cgie possiedono,<br \/>\nla capacit\u00e0 di rappresentanza dei parlamentari sarebbe<br \/>\nlimitata nella lettura dei problemi e delle aspettative delle collettivit\u00e0<br \/>\nresidenti all\u2019estero. I parlamentari hanno una rappresentanza<br \/>\ngenerale rispetto a quella pi\u00f9 specifica degli altri<br \/>\norganismi, sebbene le interconnessioni siano evidenti.<br \/>\nI meriti delle associazioni sono innegabili a livello di aggregazione,<br \/>\nmutuo soccorso, tutela, partecipazione, e, anzi, bisogna<br \/>\nfarsi maggiormente carico della funzione di promozione socioculturale<br \/>\nsvolta nelle comunit\u00e0 italiane all\u2019estero e con il suo<br \/>\nriconoscimento in sede di revisione della legge n. 383\/2000<br \/>\ndedicata all\u2019associazionismo nelle sue varie articolazioni.<br \/>\nServe, per\u00f2, in questi organismi una maggiore capacit\u00e0 di<br \/>\ninterpretare i processi economici, culturali e politici in atto, gli<br \/>\nsbocchi di partecipazione, i collegamenti con l\u2019Italia, le esigenze<br \/>\ndei protagonisti dei nuovi flussi migratori. Per le associazioni,<br \/>\ne non solo per loro, si richiede uno sforzo di adattamento<br \/>\nai contesti nazionali e al ricambio generazionale tra i connazionali.<br \/>\nNon \u00e8 poco quello che si fa a livello regionale, ma anche le<br \/>\nregioni nei loro interventi sono chiamate a inserire elementi di<br \/>\nmaggiore presa, cos\u00ec come per i Comites e il Cgie si tratta non<br \/>\nsolo di potenziare risorse e ambiti di intervento, ma anche di<br \/>\navviare una riconsiderazione del proprio ruolo.<br \/>\nLa questione si pone negli stessi termini a livello culturale, e<br \/>\ncos\u00ec \u00e8 anche per la pastorale degli italiani nel mondo, tra le<br \/>\nesperienze del passato e le esigenze pi\u00f9 diversificate di oggi,<br \/>\ntra l\u2019attaccamento alla patria e l\u2019inserimento nel paese d\u2019accoglienza,<br \/>\ntra la lingua locale e quella italiana. Tradizione e apertura<br \/>\nal futuro: interessarsi oggi all\u2019emigrazione significa curare<br \/>\nuna nuova sintesi. \u00c8 questo il messaggio del Rapporto Migrantes<br \/>\n2007, un sussidio per riflettere e per preparare il futuro.<\/p>\n<p>AREE TERRITORIALI DI ORIGINE DEI CITTADINI ITALIANI ISCRITTI<br \/>\nALL\u2019AIRE (2007)<\/p>\n<p>Isole      19%<br \/>\nSud        37%<br \/>\nCentro     15%<br \/>\nNord est   15%<br \/>\nNord ovest 14%<\/p>\n<p>DISTRIBUZIONE DELL&#8217;EMIGRAZIONE ITALIANA NEI CONTINENTI<br \/>\nISCRITTI ALL\u2019AIRE (2007)<\/p>\n<p>EUROPA     58%<br \/>\nOCEANIA     3%<br \/>\nASIA        1%<br \/>\nAFRICA      1%<br \/>\nAMERICA     37%<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3679-rapporto-italiani-nel-mondo-2007-la-scheda-sintetica-del-rapporto<\/p>\n<p>4436<\/p>\n<p>EmiNews 2007<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20071006 14:26:00 redazione-IT S c h e d a d i s i n t e s i La Fondazione Migrantes in collaborazione con il <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21359\" title=\"3679 Rapporto Italiani nel Mondo 2007: La Scheda sintetica del rapporto\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[80],"tags":[],"class_list":["post-21359","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2007"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - 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