{"id":21280,"date":"2007-06-07T00:00:00","date_gmt":"2007-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21280"},"modified":"2007-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2007-06-07T00:00:00","slug":"3760-ricercatori-italiani-allestero-dallesportazione-di-braccia-a-quella-dei-cervelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21280","title":{"rendered":"3760 RICERCATORI ITALIANI ALL&#039;ESTERO: DALL&#039;ESPORTAZIONE DI BRACCIA A QUELLA DEI CERVELLI"},"content":{"rendered":"<p>20071024 15:11:00 redazione-IT<\/p>\n<p>Alcune considerazioni sul sistema di reclutamento dei ricercatori italiani<br \/>\ndi Marco Cirelli, Francesco Zamponi<\/p>\n<p>Nel giugno scorso si sono svolti, come ogni anno, i concorsi del CNR francese (CNRS) per l&#8217;accesso a posti da ricercatore a tempo indeterminato. Ricercatori italiani sono risultati vincitori di buona parte di questi posti nelle sezioni di matematica, fisica e astronomia; tutti i risultati in dettaglio sono consultabili sul sito del CNRS. In queste classi di concorso e nel solo anno 2007, gli italiani hanno ottenuto il 35% dei posti banditi (il 71% restringendosi a fisica teorica) e, se il CNRS assegnasse medaglie, cinque ori e tre argenti in sette competizioni. Pi\u00f9 in generale, se si guarda alla lista degli iscritti al concorso, il numero di italiani \u00e8 impressionante: ormai tutti in Francia parlano di &#8220;invasione italiana&#8221;.<\/p>\n<p>Insieme ad altri nove vincitori del concorso CNRS 2006 e 2007, abbiamo inviato una lettera al Ministro della Universit\u00e0 e Ricerca On. Fabio Mussi e al sottosegretario On. Luciano Modica contenente alcune considerazioni sul sistema di reclutamento dei ricercatori italiani maturate durante la nostra permanenza all&#8217;estero. Quella che segue \u00e8 una sintesi di questa lettera, il cui testo completo si trova qui.<\/p>\n<p>La tendenza attuale dei ricercatori italiani a cercare posti all&#8217;estero \u00e8 stata sottolineata pi\u00f9 volte negli ultimi anni. Per comprenderne le ragioni, sono sufficienti alcune semplici considerazioni sul sistema di reclutamento italiano, evidenti a chiunque sia stato anche per un breve periodo a fare ricerca all&#8217;estero. Le nostre esperienze sono in particolare relative all&#8217;ambito accademico di matematica, fisica e astronomia, ma sono facilmente estrapolabili ad altri domini della ricerca scientifica e umanistica, che anzi spesso versano in condizioni ancor pi\u00f9 preoccupanti. Sono necessarie intanto alcune premesse:<br \/>\n(A) Di per s\u00e9, il fatto che i ricercatori italiani desiderino andare all&#8217;estero e vincano concorsi in tutti i paesi pi\u00f9 avanzati \u00e8 un dato molto incoraggiante. Vuol dire che la formazione che si impartisce in Italia \u00e8 ottima, e che i giovani ricercatori italiani sono motivati, dinamici e talmente appassionati al proprio lavoro da essere pronti a emigrare per fare ricerca nelle migliori condizioni. (B) Il problema dunque non \u00e8 la &#8220;fuga dei cervelli&#8221;, ma piuttosto l&#8217;assenza totale di un flusso inverso, ovvero l&#8217;impossibilit\u00e0 per gli italiani di rientrare dopo un periodo trascorso all&#8217;estero; e inoltre (C) la quasi totale assenza di ricercatori stranieri. Quest&#8217;ultimo fatto \u00e8 veramente preoccupante: tutti i paesi avanzati reclutano ricercatori dall&#8217;estero, ad esempio dai paesi asiatici o sudamericani. Gli Stati Uniti e la Francia hanno approfittato del crollo dell&#8217;URSS per reclutare i migliori ricercatori ex-sovietici. In Italia, niente di tutto ci\u00f2. (D) L&#8217;assenza di rientri e reclutamenti dall&#8217;estero rende il sistema insostenibile. Il progressivo pensionamento degli attuali docenti potrebbe causare un abbassamento generalizzato del livello della ricerca e dell&#8217;insegnamento; a quel punto non vinceremo pi\u00f9 neanche i concorsi all&#8217;estero.<\/p>\n<p>Un punto importante va chiarito subito: se i finanziamenti alla ricerca scientifica in Italia fossero notevolmenti maggiori (ad esempio, adeguati allo standard europeo o statunitense) e se, di conseguenza, il numero di reclutamenti di giovani ricercatori fosse significativamente pi\u00f9 elevato, la situazione di impasse attuale molto probabilmente non si porrebbe. Il sistema-Italia sarebbe all&#8217;equilibrio con i sistemi degli altri paesi e, nel bene o nel male, i problemi qui discussi si riassorbirebbero nel complesso dell&#8217;apparato accademico (ovviamente, a patto che anche l&#8217;ulteriore fattore importante dell&#8217;adeguamento del livello salariale per i giovani ricercatori a quello dei sistemi stranieri sia tenuto in considerazione). Uno slancio nella direzione dell&#8217;aumento dei fondi \u00e8 quindi senza dubbio un passo cruciale e necessario, come \u00e8 stato sottolineato gi\u00e0 innumerevoli volte nel corso degli ultimi anni. Tuttavia il problema non sono solo i soldi o i numeri. Ci sono almeno altri due aspetti fondamentali per un sistema di reclutamento efficiente: la mobilit\u00e0, e la possibilit\u00e0 per il giovane ricercatore di valutare le proprie opportunit\u00e0 di carriera nel quadro di un sistema di reclutamenti chiaramente programmati. Purtroppo, mentre il governo si \u00e8 impegnato ad aumentare il numero di reclutamenti, questi due aspetti sono passati inosservati. Ci sembra quindi importante discutere questi ulteriori aspetti, nella speranza che, quando l&#8217;aumento di fondi e di posizioni si materializzer\u00e0, si possa fare dei passi avanti anche in queste direzioni. Si veda a questo proposito anche l&#8217;articolo recente di Giorgio Parisi.<\/p>\n<p>Mobilit\u00e0 &#8211; Negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Francia \u00e8 prassi comune cambiare sede tra laurea e il dottorato, tra il dottorato e il primo post-doc, per gli eventuali post-doc successivi e infine per il posto da ricercatore. L&#8217;idea \u00e8 che il giovane ricercatore, durante la sua formazione, debba entrare in contatto con il maggior numero possibile di persone, di metodi, di idee, con l&#8217;obiettivo di diventare autonomo. In Italia, invece, accade l&#8217;esatto contrario. Di fatto, come \u00e8 ben noto, in Italia ci si mette in &#8220;coda&#8221;. Ogni professore universitario o direttore di istituto di ricerca ha la propria &#8220;coda&#8221; di studenti, in fila per un posto permanente. La mobilit\u00e0 \u00e8 bassa perfino all&#8217;interno della coda! Questo sistema di code causa problemi gravissimi al sistema dei reclutamenti; ne elenchiamo qui alcuni. (A) Non sempre il merito \u00e8 il criterio principale per essere ammessi alla coda. Entrano in gioco fattori personali, e l&#8217;anzianit\u00e0 rimane un criterio importante. (B) I ricercatori spesso non sono incentivati a sviluppare la propria ricerca in maniera autonoma. Ci si affida al capo, con l&#8217;idea che tanto sar\u00e0 lui a decidere della propria carriera. (C) Il fatto di collaborare con molti docenti spesso \u00e8 mal visto (&#8220;Quello che fa, tiene il piede in pi\u00f9 staffe?&#8221;). (D) Gli stessi docenti non sono particolarmente motivati rispetto ai propri studenti: sanno che, in ogni caso, essi rimarranno loro &#8220;fedeli&#8221; perch\u00e9 non hanno alternative.<\/p>\n<p>Programmazione &#8211; \u00c8 molto importante, in un sistema di reclutamento sano, che le opportunit\u00e0 di carriera di un giovane siano definite in largo anticipo. In Francia, ad esempio, il concorso CNRS gi\u00e0 citato si svolge tutti gli anni e, ogni anno, le universit\u00e0 bandiscono un certo numero di posti che rimane in media costante di anno in anno. Tutti i concorsi si svolgono nello stesso periodo: il ricercatore post-doc in cerca di un posto fisso sa quanti sono i posti disponibili negli anni a venire, prova i concorsi di anno in anno, si rende conto facilmente e soprattutto molto presto delle proprie possibilit\u00e0 di successo. Anche negli Stati Uniti il sistema funziona in modo simile (seppure non esista un ente di ricerca nazionale centralizzato). Al contrario in Italia non si riesce mai a sapere quanti posti saranno banditi e quando. Le fluttuazioni sono immense: un anno si assumono tutti, poi per vari anni pi\u00f9 nessuno. Come gi\u00e0 detto, ci si mette in coda, e si attende il momento in cui il posto da ricercatore bandito dal dipartimento toccher\u00e0 al proprio docente, oppure una sanatoria generalizzata. Non c&#8217;\u00e8 nessuna programmazione a lungo termine dei reclutamenti. Questa situazione causa, di nuovo, diversi problemi che \u00e8 bene elencare. (A) Non \u00e8 possibile avere un controllo sul proprio futuro e sapere quali sono le proprie possibilit\u00e0 di carriera e di stabilit\u00e0. Spesso il giovane ricercatore italiano finisce per capire se avr\u00e0 o no un posto permanente a 35\/40 anni, quando ormai \u00e8 troppo tardi per fare qualunque altra cosa. (B) L&#8217;incertezza alimenta il sistema delle code, perch\u00e8 chi si allontana quando arriva il raro &#8220;momento buono&quot; \u00e8 perduto. (C) Un istituto non ha modo di stendere una strategia per puntare all&#8217;assunzione di uno studente\/ricercatore veramente brillante, una specie il cui numero \u00e8 molto limitato a livello mondiale anno per anno. Quando c&#8217;\u00e8 un posto, non si cerca il candidato migliore: si attinge dalla coda, punto e basta.<\/p>\n<p>Proposte: Questa situazione \u00e8 insostenibile e rischia di portare in breve tempo il sistema di ricerca italiano al collasso. Tuttavia, alcuni interventi, che richiedono solo una riallocazione delle risorse e lo stanziamento di fondi aggiuntivi di modesta entit\u00e0, potrebbero correggere almeno in parte lo stato delle cose. L&#8217;idea \u00e8, da un lato, di scardinare il sistema delle code e il rapporto privilegiato tra un giovane ricercatore e il proprio docente di riferimento; dall&#8217;altro, di programmare a lungo termine i reclutamenti. Riportiamo qui di seguito alcune proposte, nella speranza di suscitare una discussione che porti a individuarne molte altre:<br \/>\nIncentivare la mobilit\u00e0 durante gli studi e in corrispondenza degli avanzamenti di carriera, ad esempio a livello di corso di laurea (incentivando gli scambi inter-universitari nazionali e\/o rivedendo il livello delle borse dei programmi Erasmus), di dottorato (incentivando lo svolgimento della tesi di dottorato in una sede diversa da quella dove ci si \u00e8 laureati, potenziando le cotutele, favorendo il soggiorno temporaneo in sedi diverse), a livello di assegni di ricerca post-doc (ad esempio prevedendo un cofinanziamento del MIUR in caso di cambio di sede) e infine a livello di assunzione dei ricercatori e dei passaggi successivi della carriera (ad esempio prevedendo contributi a universit\u00e0 che assumano ricercatori, professori associati e ordinari da altre sedi). L&#8217;idea \u00e8 la stessa che si applica alla guardia di Finanza, i cui vertici vengono costantemente avvicendati per evitare la cristallizzazione di rapporti di potere; la mobilit\u00e0 rende pi\u00f9 difficile la formazione di baronati.<br \/>\nFavorire nei concorsi coloro che hanno collaborazioni con gruppi differenti, ad esempio valutando anche la variet\u00e0 delle collaborazioni. A questo fine sarebbe utile che il candidato possa accludere alla domanda lettere di presentazione di ricercatori italiani e stranieri con cui ha collaborato.<br \/>\nFavorire le collaborazioni fra ricercatori di sedi diverse finanziando la creazione di &#8220;network&#8221; con obiettivi e criteri di valutazione precisi, ad esempio sul modello dei programmi europei, dell&#8217;ANR francese e dei PRIN italiani.<br \/>\nFavorire le universit\u00e0 che programmano i reclutamenti con largo anticipo e far svolgere i concorsi nello stesso periodo dell&#8217;anno, su scala nazionale. Distribuire le risorse, a livello ministeriale, in modo tale che il numero di posti per anno sia pressappoco costante, almeno per i prossimi dieci anni. Meglio pochi posti, ma sicuri e programmati in anticipo, che tanti posti mal distribuiti.<br \/>\nEvitare stabilizzazioni straordinarie e reclutamenti di massa, che non fanno altro che alimentare il sistema delle code e il precariato, per lo stesso motivo per cui i condoni fiscali alimentano l&#8217;evasione.<br \/>\nQueste proposte richiedono uno stanziamento minimo di fondi aggiuntivi e tutte dovrebbero essere attuabili in tempi brevi facendo ricorso agli strumenti ordinari di gestione senza bisogno di riforme drastiche, che sono assolutamente auspicabili ma richiedono tempi pi\u00f9 lunghi e percorsi accidentati. \u00c8 tuttavia importante sottolineare che non tutti i problemi discussi in precedenza possono essere affrontati con misure ordinarie. Ad esempio, il problema dell&#8217;assenza di ricercatori stranieri si intreccia ovviamente con il problema pi\u00f9 generale della regolamentazione dell&#8217;immigrazione: nel passato le misure legislative adottate in materia non hanno assolutamente favorito, se non addirittura ostacolato l&#8217;immigrazione di cervelli stranieri. Inoltre, questo problema \u00e8 legato anche al problema generale della scarsit\u00e0 di finanziamenti: le retribuzioni dei ricercatori italiani sono tra le pi\u00f9 basse in Europa, per non parlare degli Stati Uniti, e in queste condizioni attirare un ricercatore dall&#8217;estero \u00e8 molto difficile.<\/p>\n<p>Conclusioni: La scarsit\u00e0 di finanziamenti condiziona il futuro dell&#8217;universit\u00e0 e della ricerca in Italia, e le proposte qui formulate non saranno certo sufficienti se questa situazione non viene corretta. Ulteriori risorse economiche sono dunque indispensabili, ma \u00e8 anche indispensabile che le nuove disponibilit\u00e0 di fondi siano contestuali alla modifica del reclutamento, con l&#8217;abolizione del sistema delle code, l&#8217;introduzione trasparente di criteri meritocratici e la stesura di una ragionevole programmazione delle assunzioni, altrimenti il dispendio di denaro pubblico rischierebbe di andare vanificato, alimentando un sistema non efficiente. A questo proposito, pensiamo che sia utile che il mondo accademico italiano contribuisca alla discussione costruttiva e all&#8217;attuazione di queste misure, anche attraverso delibere dei singoli consigli accademici, di facolt\u00e0 o di dipartimento, che stabiliscano prassi e norme in accordo con quanto discusso sopra. Ad esempio, un dipartimento potrebbe mettere in atto varie procedure per incentivare i propri dottorandi a cercare un post-doc altrove. Riteniamo auspicabile che i ricercatori che condividono queste proposte facciano pressione sui propri istituti in tal senso.<\/p>\n<p>http:\/\/www.sinistra-democratica.it\/documenti\/contributi-103<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3760-ricercatori-italiani-allestero-dallesportazione-di-braccia-a-quella-dei-cervelli<\/p>\n<p>4517<\/p>\n<p>EmiNews 2007<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20071024 15:11:00 redazione-IT Alcune considerazioni sul sistema di reclutamento dei ricercatori italiani di Marco Cirelli, Francesco Zamponi Nel giugno scorso si sono svolti, come ogni <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21280\" title=\"3760 RICERCATORI ITALIANI ALL&#039;ESTERO: DALL&#039;ESPORTAZIONE DI BRACCIA A QUELLA DEI CERVELLI\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[80],"tags":[],"class_list":["post-21280","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2007"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - 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