{"id":21121,"date":"2007-06-07T00:00:00","date_gmt":"2007-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21121"},"modified":"2007-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2007-06-07T00:00:00","slug":"3922-filef-abruzzo-progetto-monongah-la-marcinelle-dimenticata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21121","title":{"rendered":"3922 FILEF ABRUZZO: Progetto Monongah, La Marcinelle dimenticata."},"content":{"rendered":"<p>20071115 19:11:00 redazione-IT<\/p>\n<p>The worst mining disaster in American History occurred in the community of Monongah, West Virginia on December 6, 1907. Around 10 o&#8217;clock in the morning after a full force of 380 men and boys had begun their shift, mines number 6 and 8   of the Consolidated Coal Company shook from the impact of an underground explosion. A total of 362 men and boys lost there lives leaving 250 widows and over 1000 children without support. &#8230; (New York Times, 7 December 1907)<\/p>\n<p>[b][s]SCARICA IL PROGETTO CON LE FOTO IN PDF[\/b][\/s]<br \/>\n[url]http:\/\/www.emigrazione-notizie.org\/EVENTI\/monongah_progetto_filef_abruzzo.pdf[\/url]<\/p>\n<p>In the late 1800&#8217;s children worked in the mines and were called breaker boys or slate pickers worked the mines for $1 to $3 a week.<\/p>\n<p>MONONGAH: LA \u201cMARCINELLE AMERICANA\u201d DIMENTICATA. <\/p>\n<p>Occorre sollevare il \u201cvelo dell\u2019oblio\u201d su questa tragedia, \u201cpi\u00f9 grande di quella di Marcinelle\u201d: una \u201cdimenticanza\u201d alla quale va assolutamente messo riparo.<br \/>\nDopo cent&#8217;anni, l&#8217;Italia ricorda le vittime di Monongah, la pi\u00f9 grande strage mineraria americana che si consum\u00f2 alle ore 10 del mattino del 6 dicembre del 1907. Una tragedia nella quale, ufficialmente, morirono 171 lavoratori arrivati dal Sud del nostro Paese. Molti, molti di pi\u00f9, invece, secondo stime recenti.<br \/>\nLa miniera \u00e8 proprio all&#8217;ingresso di Monongah, un paese fantasma della provincia americana, situato nel nord del West Virginia, meta disperata dell&#8217;immigrazione dell&#8217;inizio del secolo scorso. Qui si verificano una serie di violente esplosioni sotterranee.<br \/>\nLe viscere della terra tremano e ingoiano centinaia e centinaia di operai. Tante le croci senza nome con su scritto &#8221;qui giace un eroe&#8221;. I nomi delle 171 vittime italiane sono riecheggiati lo scorso dicembre nell&#8217;affollatissima Holy Spirit Church di Monongah, durante il rito officiato da monsignor Aldo Edoardo De Angelis, arrivato appositamente da Roma, e da padre Everett Briggs, 97 anni, che da una vita si batte affinch\u00e9 ci\u00f2 che accadde quel lontano giorno di dicembre non sia dimenticato.<br \/>\nA Monongah la casa di riposo per anziani \u00e8 intitolata a Santa Barbara, santa protettrice dei minatori.<br \/>\nIl dicembre del 1907 in America \u00e8 un mese agitato: Wall Street \u00e8 in crisi (ma il New York Times proclama John Rockefeller l&#8217;uomo pi\u00f9 ricco del mondo con un patrimonio di 300 milioni di dollari) e nelle metropoli \u00e8 in corso la rivolta delle suffragette. Monongah, un rifugio per immigrati europei, innanzitutto italiani,<br \/>\n\u00e8 tuttavia sorda agli eventi del resto del Paese: la sua realt\u00e0 \u00e8 la grande miniera di carbone della societ\u00e0 Fairmont Coal sulle rive del fiume West Fork.<br \/>\nIl giorno prima la cittadina e il circondario, oltre 3.000 persone, hanno celebrato la festa di San Nicola alla parrocchia italiana della Madonna di Pompei e a quella polacca di San Stanislao. La sirena della miniera ha chiamato 500 minatori, un benvenuto appello al lavoro in vista di Natale.<br \/>\nSul West Virginia Times , il giornale dello Stato, Thomas Koon ha ricostruito la fatale mattinata. La miniera \u00e8 un modello, \u00e8 dotata di macchine elettriche per il taglio del carbone, di ventilatori per l&#8217;aspirazione meccanica, e di mini locomotive per la ferrovia sotterranea che collega i pozzi, ma il lavoro \u00e8 molto duro e rischioso.<br \/>\nLa mattina del 6 dicembre 1907 i minatori italiani, polacchi, slavi e turchi, si apprestavano a recarsi al lavoro. La Fairmont Coal Company, sussidiaria della Consolidation Coal Company, era, a quel tempo, la migliore del mondo come qualit\u00e0 delle miniere, considerate modello poich\u00e9 fornite di macchinari che tagliavano il carbone e di locomotive che lo trasportavano e dove le aree interne erano dotate di grandi ventilatori.<br \/>\nFaceva un gran freddo perch\u00e9 arrivava un vento gelido dai vicini Monti Appalachi (che prima dell\u2019arrivo dei bianchi erano abitati da trib\u00f9 indiane: infatti Monongah altro non significa in antico dialetto indiano che \u201clupo\u201d) e tra i moltissimi minatori che erano pronti a scendere nelle gallerie c\u2019era un numero considerevole di clandestini, cio\u00e8 lavoratori non ufficialmente registrati. Tra questi ultimi molti erano ragazzi, detti \u201craccoglitori di ardesia o ragazzi dell\u2019interruttore\u201d. I clandestini erano ammessi a lavorare in base al \u201cbuddy sistem\u201d o \u201cpal sistem\u201d che consentiva a chiunque dei minatori titolari di portarsi un aiutante con cui dividere, poi, il proprio salario.<br \/>\nAlle 7 del mattino, secondo la testimonianza di L. Malone, direttore delle gallerie 6 e 8, al \u201cFairmont Times\u201d, erano entrati 478 minatori e un centinaio di operai addetti ai muli, alle pompe e ad altre attivit\u00e0.<br \/>\nTra le 10.20 e le 10.28, dentro e fuori le miniere 6 e 8 si scaten\u00f2 l\u2019inferno: esplosioni di violenza inaudita si scatenarono provocando un vero e proprio terremoto che scosse la terra sino a 12 Km di distanza. Un misto di polvere di carbone e gas metano trasform\u00f2 i due tunnel in una immensa camera ardente. Un primo conteggio ufficiale stabil\u00ec il numero delle vittime in 361 uomini e ragazzi, 171 dei quali certamente italiani. Si tratt\u00f2, secondo anche quanto hanno affermato i giornali dell\u2019epoca, della pi\u00f9 grande tragedia mineraria della storia degli Stati Uniti.<br \/>\nMoltissimi minatori rimasti sepolti in quelle miniere erano calabresi provenienti da S.Giovanni in Fiore, S.Nicola dell\u2019Alto, Gizzeria e da altri paesi del versante jonico della Calabria. Morirono, fra gli altri, 11 appartenenti alla famiglia Di Salvo di S.Giovanni in Fiore. Di moltissimi altri non si sa niente poich\u00e9 le bare aperte furono sepolte su una collina, senza un nome o una croce che li ricordi. Ci furono cos\u00ec tante vittime che le bare dovettero essere allineate lungo le strade del villaggio e molte famiglie non poterono riconoscere i loro cari. Su una popolazione di 3000 anime pi\u00f9 di 1000 bambini rimasero orfani. Dobbiamo a molti di loro le testimonianze su questa tragedia e padre Everett F. Briggs, sacerdote e memoria storica della tragedia, si chiede come mai, ancora oggi, nessuno dall\u2019Italia si \u00e8 mosso per ricordare e fare luce su quei fatti ma, soprattutto, per dare un nome e un volto a quei 500 minatori italiani sepolti su quella fredda collina.<\/p>\n<p>Una corrispondenza da Washington, datata 9 Marzo 1908, dopo la fine delle indagini e inchieste sosteneva che il vero bilancio del disastro di Monongah fu di 956 minatori morti.<br \/>\n\u00abQuel 1907 &#8211; sottolineer\u00e0 il West Virginia Times &#8211; non ci fu Natale a Monongah\u00bb. Secondo la rivista Gente d&#8217;Italia, che raccoglie le testimonianze degli italiani nel mondo e di recente ha riportato la tragedia alle cronache, intere famiglie restano distrutte: una, i Di Salvo, perde 12 persone. I miseri resti, se ritrovati, vengono sepolti in fosse comuni, e a tutt\u2019oggi nei cimiteri di Monongah e dei dintorni non c&#8217;\u00e8 una croce col nome di un caduto italiano. Dei superstiti, qualcuno riceve in risarcimento una mucca, altri ritornano a mani vuote in Italia, in Calabria, in Abruzzo e in Campania, le tre regioni pi\u00f9 colpite. Tra chi rimane, c&#8217;\u00e8 chi dedica il resto della vita alla ricerca del congiunto perduto: una donna che ha perso il marito e il figlio scaver\u00e0 per 30 anni tra i detriti. <\/p>\n<p>Nell&#8217;et\u00e0 in cui il carbone \u00e8 ancora re &#8211; ma il petrolio sta per spodestarlo &#8211; non tutte le compagnie minerarie Usa rispettano la legge. Molte costruiscono citt\u00e0 divise in rioni, uno per gli americani, uno per gli immigrati, uno per i neri, costringendoli ad affittarvi l&#8217;alloggio; pagano i minatori con buoni consumabili solo nei propri spacci; li obbligano a comprarsi gli attrezzi; negano loro sicurezza sul lavoro e assistenza in caso di incidenti. Periodiche, sanguinose battaglie verranno combattute fino agli anni Venti tra le polizie di queste compagnie e gli immigrati: una, in una miniera di propriet\u00e0 dei Rockefeller, far\u00e0 26 morti, tra i quali donne e bambini. <\/p>\n<p>Anche per riscattare la dinastia, un discendente dei Rockefeller, Jay, andr\u00e0 a vivere in West Virginia negli Anni Settanta, e ne diverr\u00e0 governatore prima e senatore poi.<br \/>\nMolte immagini si trovano nel Museo dell\u2019Emigrazione all\u2019Ellis Island, della miniera di Monongah e del piccolo cimitero dove sono sepolti i corpi dei minatori ritrovati dalle squadre di soccorso.<\/p>\n<p>Occorre sollevare il \u201cvelo dell\u2019oblio\u201d su questa tragedia, \u201cpi\u00f9 grande di quella di Marcinelle\u201d: una \u201cdimenticanza\u201d alla quale va assolutamente messo riparo. Fu una tragedia immane ma quanti furono i minatori italiani morti, in quegli anni, negli scontri derivanti dagli scioperi in tutta la West Virginia?<\/p>\n<p>Le aziende costruivano intere citt\u00e0 e le dividevano, sempre a pagamento, in rioni per bianchi, neri e immigrati. Da ricordare che gli italiani e, in particolare i meridionali, non erano considerati bianchi ma molto vicino ai neri. I lavoratori dovevano comprare gli utensili, e tutto il necessario per poter lavorare, nei negozi sempre di propriet\u00e0 delle stesse aziende. Spesso, infatti, i minatori erano pagati in buoni redimibili solo presso quei negozi di cibo e altri beni. Erano condizioni inaccettabili e, molte volte, i lavoratori rimanevano schiacciati da questo ingranaggio micidiale che li costringeva a lavorare per anni presso la stessa azienda in un clima di asservimento e ricatti vari. Il 1907 si concluse con un bilancio di 3000 minatori morti negli Stati Uniti, tra incidenti, scoppi e scontri con la polizia durante gli scioperi. Quanti furono i minatori italiani cacciati di casa nel 1912 dopo uno sciopero a Paint Creek? E quanti rimasero coinvolti nel \u201cMassacro di Matewan\u201d il 19 Maggio 1920 negli scontri con la polizia privata Baldwin-Fets? E quanti nella battaglia di cinque giorni contro lo stesso corpo di polizia finita solo dopo l\u2019intervento dell\u2019esercito ? Quante vittime senza un nome e senza un volto. Questo \u00e8 un capitolo della storia dell\u2019emigrazione che andrebbe sicuramente approfondito per rispetto a questi caduti sul lavoro. <\/p>\n<p>L&#8217;emigrazione italiana e abruzzese in America<\/p>\n<p>La decisione di recarsi in America nella speranza di trovare migliori condizioni di vita e di lavoro \u00e8 stata sicuramente la causa principale del fenomeno migratorio italiano ed europeo in generale. Certamente gli emigranti erano a conoscenza nella maggior parte dei casi delle novit\u00e0 e dei rischi a cui andavano incontro e sicuramente dai primi anni ottanta dell&#8217;Ottocento si pu\u00f2 constatare che l&#8217;entrata in funzione di numerose teste di ponte, sia nell&#8217;ambito agricolo che in quello urbano, favorirono e facilitarono l&#8217;insediamento degli emigrati italiani nelle pi\u00f9 diverse zone del Nuovo Mondo. La maggior parte degli emigranti, nonostante l&#8217;indubbia consistenza di penetrazione nel mondo rurale, si insedi\u00f2 nei grossi centri urbani e in numerose piccole citt\u00e0 che gradualmente contribuirono a sviluppare.<br \/>\nAlcune citt\u00e0 come Chicago e Buenos Aires, San Paolo e San Francisco passarono in pochi decenni da una situazione di stallo demografico al rango di grandi metropoli con parecchie centinaia di migliaia di abitanti e videro aumentare la loro popolazione tra la fine del secolo e la prima guerra mondiale grazie soprattutto al contributo dei flussi migratori stranieri e quindi anche degli italiani. Lo stesso fenomeno riguard\u00f2 altre citt\u00e0 degli Stati Uniti e del Canada quali per esempio New York, Filadelfia, Baltimora, Boston, Montreal e Toronto. In molte grandi citt\u00e0 le &quot;piccole Italie&quot;, zone dove si concentravano maggiormente gli emigrati italiani, venivano denominate sovente col nome di slums o peggio di ghetti. I luoghi nei quali si ebbe il massimo concentramento di emigranti italiani e nei quali si verific\u00f2 una loro lunga permanenza abitativa costituirono un punto nevralgico e riconoscibile della presenza italiana al Nuovo Mondo. Gran parte dell&#8217;America moderna, specialmente quella altamente industrializzata, si avvantaggi\u00f2 di questa presenza italiana e accolse in modo pi\u00f9 o meno ospitale una forza di lavoro straniera fondamentale per la sua crescita economica e demografica.<\/p>\n<p>La tragedia di Monongah<\/p>\n<p>Come \u00e8 noto, una grande percentuale di questi emigrati erano abruzzesi. E numerosi furono anche gli abruzzesi-molisani che perirono in quella tragedia mineraria, che accadde circa 100 anni fa e che viene definita la \u201cMarcinelle americana\u201d o la \u201cMarcinelle dimenticata\u201d per le similitudini con la pi\u00f9 nota catastrofe del Bois du Cazier a Charleroi.<br \/>\nUfficialmente nella tragedia della miniera di Monongah (West Virginia &#8211; USA) del 6 dicembre 1907, morirono, secondo le cifre ufficiali, 361 minatori di cui 171 italiani, arrivati dal Sud del nostro Paese, e in particolare dalla Calabria, e dall\u2019Abruzzo e Molise. Tragedia dimenticata per quasi cento anni, la strage di Monongah, il pi\u00f9 grave disastro minerario americano di tutti i tempi. L\u2019inchiesta che segu\u00ec l\u2019incidente dimostr\u00f2 infatti che il numero delle vittime fu di molto superiore a quello ufficiale (956 !) a causa del cosiddetto \u201cbuddy system\u201d che consentiva ad ogni lavoratore regolare di portare con s\u00e9 un aiutante con cui divideva il salario. Quel sistema decim\u00f2 intere famiglie poich\u00e9 era d\u2019uso all\u2019epoca che i capi famiglia si facessero aiutare nel loro lavoro in miniera dai propri figli. Molti bambini, anche di 8-10 anni, perirono cos\u00ec nell\u2019inferno delle gallerie di Monongah. Dopo quasi cent&#8217;anni, anche l&#8217;Italia ha ricordato  le vittime di Monongah. La miniera \u00e8 proprio all&#8217;ingresso di Monongah (\u201clupo\u201d nella lingua indiana), un paese fantasma della provincia americana, meta disperata dell&#8217;immigrazione dell&#8217;inizio del secolo scorso. Qui si verifica una serie di violente esplosioni sotterranee. Le viscere della terra tremano e ingoiano centinaia e centinaia di operai.<br \/>\nTante le croci senza nome con su scritto &#8221;qui giace un eroe&#8221;.<br \/>\nI nomi delle 171 vittime italiane sono riecheggiati nell&#8217;affollatissima Holy Spirit Church di Monongah, durante il rito officiato da monsignor Aldo Edoardo De Angelis, arrivato appositamente da Roma, e da padre Everett Briggs, 97 anni, che da una vita si batte affinch\u00e9 ci\u00f2 che accadde quel lontano giorno di dicembre non sia dimenticato<br \/>\nA Monongah la casa di riposo per anziani \u00e8 intitolata a Santa Barbara, santa protettrice dei minatori.<br \/>\nCarlo Azeglio Ciampi, a Washington per una visita di Stato di una settimana,  ha incontrato gli organizzatori delle cerimonie in occasione del centenario del terribile disastro della miniera di Monongah. <\/p>\n<p>TEMI DEL PROGETTO MONONGAH<\/p>\n<p>Monongah (West Virginia)<br \/>\n6 dicembre 1907, ore 10,27,<br \/>\nterribile esplosione nelle gallerie 6 e 8 della miniera di carbone <\/p>\n<p>I soccorsi <\/p>\n<p>L&#8217;esplosione fu tanto violenta da essere avvertita a diversi chilometri di distanza, come pure le vibrazioni del terreno. Frammenti del tetto del locale motori, pesanti pi\u00f9 di 50 kg, furono scagliati a oltre 150 metri. Una dozzina di medici accorse all&#8217;entrata della miniera, ma &#8211; tranne poche eccezioni &#8211; il loro intervento sfortunatamente non fu necessario, per l&#8217;assenza di sopravvissuti.<br \/>\nI componenti delle squadre di soccorso non poterono resistere all&#8217;interno della miniera per pi\u00f9 di 15 minuti consecutivi a causa della mancanza di adeguati respiratori. Alcuni di essi perirono durante il loro intervento. Per diversi giorni madri, mogli, fidanzate e sorelle sostarono in angosciosa attesa dinanzi all&#8217;ingresso dell&#8217;impianto, osservando, strillando e piangendo. Alcune pregavano, altre cantavano e altre ancora &#8211; nella disperazione &#8211; ridevano istericamente.<\/p>\n<p>Le cause della sciagura <\/p>\n<p>La commissione d&#8217;inchiesta della contea di Marion che fu istituita per indagare sulla sciagura rese pubbliche le proprie conclusioni nel pomeriggio del 16 gennaio 1908.<br \/>\nNella loro relazione il coroner  E. S. Amos e i suoi collaboratori confermarono le ipotesi gi\u00e0 espresse sia nel rapporto degli ispettori minerari dello Stato dell&#8217;Ohio sia dal Capo Ispettore minerario James W. Paul: il disastro era da attribuire ad un&#8217;esplosione, la cui origine rimaneva ignota e controversa, verificatasi nella galleria 8.<br \/>\nAlcuni addossarono la colpa dell&#8217;esplosione ad un&#8217;imprudenza commessa da uno dei numerosi &quot;raccoglitori d&#8217;ardesia&quot; o &quot;ragazzi dell&#8217;interruttore&quot;, i giovanissimi aiutanti di dieci, dodici, quattordici anni che, grazie al &quot;buddy system&quot;, non erano registrati in alcun elenco e scendevano nei pozzi assieme ai minatori.<br \/>\nIn altre ricerche si ritiene che deflagrazione sarebbe stata innescata dalle scintille provenienti da un cavo elettrico tranciato da un carrello andato fuori controllo.<br \/>\nSecondo un&#8217;altra ipotesi, il giorno precedente il disastro le miniere rimasero chiuse e la Fairmont Coal Company, proprietaria dell&#8217;impianto, per risparmiare energia, tenne spenti gli aeratori.<br \/>\nCi\u00f2 avrebbe determinato l&#8217;accumulo di gas che fu alla base dell&#8217;esplosione. Quest&#8217;ipotesi renderebbe comprensibile il rapido oblio che segu\u00ec l&#8217;incidente. Infatti, se ci\u00f2 fosse vero, la Fairmont Coal Company, potente e influente compagnia mineraria, avrebbe avuto ogni interesse ad &quot;insabbiare&quot; velocemente una catastrofe di cui si sarebbe resa responsabile.<br \/>\nLe cause del disastro rimangono tuttora sconosciute. L&#8217;estrema violenza della deflagrazione fa propendere per l&#8217;ipotesi secondo cui la sciagura sarebbe stata provocata da un&#8217;esplosione di grisou, il pericoloso gas delle miniere (Firedamp in inglese).<br \/>\nCome previsto dalla Commissione del coroner Amos nel 1908, l&#8217;assenza di sopravvissuti ha reso estremamente difficile &#8211; se non pressoch\u00e9 impossibile &#8211; la ricostruzione della dinamica della catastrofe.<\/p>\n<p>Il bilancio umano <\/p>\n<p>La camera ardente fu allestita nell&#8217;edificio della First National Bank della citt\u00e0. Successivamente, per mancanza di spazio, centinaia di bare furono allineate di fronte all&#8217;edificio, nel corso principale della citt\u00e0. Nacquero discussioni sull&#8217;identificazione delle vittime e, pi\u00f9 di una volta, una salma fu reclamata da due famiglie. Un cimitero speciale, presto riempito, fu ricavato sul fianco della brulla collina. File di bare aperte furono sepolte nel freddo suolo della West Virginia. Le rovine delle miniere furono murate e molte delle nuove abitazioni dei minatori furono costruite sul versante della collina sopra la miniera.<br \/>\nLa sciagura ebbe un&#8217;enorme eco nell&#8217;opinione pubblica del Paese. Infatti le sue proporzioni erano di gran lunga superiori a quelle di ogni precedente incidente minerario accaduto.<br \/>\nLe vittime &#8211; secondo il rapporto della citata Commissione &#8211; furono &quot;circa 350&quot;. Gi\u00e0 nei giorni immediatamente successivi alcuni resoconti giornalistici parlarono per\u00f2 di 425 morti. Tale cifra divenne successivamente quella &quot;ufficiale&quot;, confermata dai rapporti redatti dalla Monongah Mines Relief Committee, la commissione che provvide al risarcimento dei parenti dei minatori scomparsi.<br \/>\nAlla raccolta contribu\u00ec generosamente il magnate statunitense Andrew Carnegie e 17.500 dollari furono elargiti dalla Fairmont Coal Company, che successivamente erog\u00f2 un&#8217;ulteriore somma ai minatori sopravvissuti.<br \/>\nNon risulta che il Governo italiano abbia erogato fondi per i parenti delle vittime.<br \/>\nIl 27 dicembre 1907 pi\u00f9 di duemila quotidiani promossero una raccolta di fondi per aiutare le 250 vedove e i mille orfani lasciati dalle vittime. Essa frutt\u00f2 circa centocinquantamila dollari che furono poi devoluti come sussidio agli sfortunati familiari dei minatori scomparsi.<\/p>\n<p>I 171 morti &quot;ufficiali&quot; italiani <\/p>\n<p>Le 171 vittime &quot;ufficiali&quot; italiane erano emigrati da localit\u00e0 molisane (un centinaio), calabresi (una quarantina) e abruzzesi (una trentina). E&#8217; bene ricordare che gli Italiani e, in particolare i meridionali, non erano considerati bianchi ma molto vicino ai \u201cneri\u201d.<br \/>\nTra i paesi pi\u00f9 colpiti i molisani Frosolone (14 vittime), Duronia, Roccamandolfi, Bagnoli del Trigno, Torella del Sannio, i calabresi San Giovanni in Fiore (una trentina di vittime), San Nicola dell\u2019Alto, Falerna, Strongoli, Gizzeria, Castrovillari e gli abruzzesi Civitella Roveto, Civita d&#8217;Antino, Canistro e la lucana Noepoli. Fra gli altri persero la vita anche il ponzano Luigi Feola, un bellunese di Vallesella e un piemontese di Premia. Il fratello di quest&#8217;ultimo, Giuseppe D&#8217;Andrea, sacerdote dell&#8217;Ordine degli Scalabriniani, aiut\u00f2 il Reale Agente Consolare, Giuseppe Caldera, che era a Fairmont, a redigere centinaia di atti di morte.<br \/>\nIl numero dei caduti italiani fa della tragedia mineraria di Monongah una delle pi\u00f9 gravi &#8211; se non la pi\u00f9 grave &#8211; mai abbattutesi sulla comunit\u00e0 italiana: nel pur tristemente assai pi\u00f9 noto disastro di Marcinelle perirono 262 vittime, 136 delle quali italiane. Monongah con i suoi morti rappresenta oggi l&#8217;icona del sacrificio dei nostri lavoratori costretti ad emigrare per poter sopravvivere.<\/p>\n<p>Il Reverendo Everett Francis Briggs<\/p>\n<p>Il Reverendo Everett Francis Briggs (Fitchburg, Massachusetts, 27 gennaio 1908 &#8211; Monongah, Virginia Occidentale, 20 dicembre 2006) \u00e8 stato un sacerdote cattolico statunitense.<br \/>\nAl reverendo Briggs si deve la conservazione della memoria della sciagura e la definizione delle sue reali dimensioni, per lungo tempo assai sottostimate. Il Reverendo Briggs \u00e8 stato per mezzo secolo il parroco della Chiesa Cattolica di Nostra Signora del Rosario di Pompei a Monongah. Egli ha dedicato gran parte della sua esistenza e della sua attivit\u00e0 pastorale alla identificazione delle vittime della tragedia.<br \/>\nNel Natale del 1956 il reverendo Briggs giunse a Monongah e, resosi presto conto che la memoria della catastrofe era quasi del tutto andata perduta, inizi\u00f2 a prodigarsi per dare un nome agli scomparsi (molti dei quali restano tuttora ignoti) e recare conforto ai loro familiari, operando per la conservazione e per la diffusione della memoria della sciagura.<br \/>\nBriggs ha contribuito in maniera determinante a strappare all&#8217;oblio la strage e a definire le reali dimensioni del disastro e gi\u00e0 nel 1964, in un articolo pubblicato sull&#8217;autorevole rivista scientifica \u201cScience\u201d, egli stimava che il numero delle vittime del disastro fosse di gran lunga pi\u00f9 elevato di quello sino ad allora diffuso dai mezzi di informazione e che &#8211; in base alle proprie ricerche &#8211; superasse i 500.<\/p>\n<p>Lo Stato della Virginia Occidentale, in riconoscimento dell&#8217;attivit\u00e0 svolta al servizio della comunit\u00e0, gli ha intitolato il ponte che traversa il fiume West Fork nei pressi di Monongah.<br \/>\nNel 1961 egli fond\u00f2 la casa di cura Saint Barbara&#8217;s Memorial Nursing Home a Monongah, intitolandola alla santa patrona dei minatori e dedicandola alla memoria delle vittime dell&#8217;esplosione del 1907 e di tutti i minatori morti nelle disgrazie minerarie.<br \/>\nHa creato e presieduto sino alla morte una Commissione che aveva come scopo la costruzione di un monumento che perpetuasse la memoria delle vedove e degli orfani di tutti i minatori. Una statua in marmo di Carrara, che il Reverendo ha voluto dedicare all&#8217; Eroina di Monogah sar\u00e0 collocata nelle vicinanze del municipio di Monongah.<br \/>\nBriggs \u00e8 considerato unanimemente colui &quot;che pi\u00f9 di tutti si \u00e8 impegnato a far luce sulla tragedia mineraria di Monongah&quot;.<\/p>\n<p>Il 31 maggio 2004 l\u2019allora Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi gli ha conferito l&#8217;onorificenza di Cavaliere dell&#8217;Ordine della Stella della Solidariet\u00e0 Italiana.<br \/>\nNell&#8217;ottobre del 2006, guidando una delegazione italiana in visita a Monongah per commemorare la sciagura del 1907, padre Briggs si \u00e8 rivolto a loro con queste parole: \u201cIo, che non sono Italiano, ho dedicato quasi tutta la mia esistenza ai minatori italiani\u201d.<br \/>\nPadre Briggs si \u00e8 spento nel Saint Barbara&#8217;s Memorial Nursing Home e riposa nel Saint Bernard\u2019s Cemetery di Fitchburg.<\/p>\n<p>La collina di carbone<\/p>\n<p>A Monongah, una statua intitolata a Santa Barbara, patrona dei minatori commemora sia le vittime identificate, sia quelle rimaste senza nome.<br \/>\nUn impressionante monumento &quot;naturale&quot; \u00e8 rappresentato dalla cosiddetta collina di carbone, un cumulo creato da Caterina Davia, madre di quattro figli e vedova di un minatore rimasto seppellito nella miniera. La donna, sconvolta dalla scomparsa del marito, ogni giorno, per ventinove anni, si sarebbe recata alla miniera, distante tre chilometri, per prelevare un sacco di carbone che avrebbe poi svuotato accanto alla propria casa. Riteneva che in tal modo avrebbe alleviato il peso del terreno che gravava sul marito l\u00ec sepolto.<br \/>\nNessuno fra quanti erano presenti nella miniera si salv\u00f2. Le attuali ricostruzioni indicano che nell&#8217;incidente perirono 956 lavoratori. Il merito di aver riportato alla luce questa triste pagina di storia italiana \u00e8 del quotidiano \u201cLa Gente d&#8217;Italia\u201d. La determinazione del suo direttore Mimmo Porpiglia ha consentito agli italiani di conoscere la verit\u00e0 sullo scoppio di Monongah.<br \/>\nRecentemente \u00e8 stato realizzato da Silvano Console il film-documentario &quot;Monongah, la Marcinelle americana&quot; che ha attinto immagini storiche fornite dal Museo dell&#8217;Immigrazione di Ellis Island di New York, e da materiale fornito dal Museo dell&#8217;Emigrazione di Gualdo Tadino (PG), dall&#8217;Istituto storico \u201cFerruccio Parri\u201d di Bologna e dal Museo etnografico di Bomba (CH).<br \/>\nA Frosolone (Isernia), in piazza Municipio, c&#8217;\u00e8 un&#8217;epigrafe che ricorda il sacrificio dei quattordici frosolonesi.<br \/>\nLa tragedia ebbe un tale effetto sulla comunit\u00e0 calabrese che ancor oggi, in quelle zone, quando si vuole indicare la drammaticit\u00e0 di un avvenimento, si usa dire che \u00e8 una minonga e tuttora, nella zona di San Giovanni in Fiore, si utilizza l&#8217;espressione non vado mica a minonga quando si vuole intendere che non si ha intenzione di scomparire senza lasciare traccia.<\/p>\n<p>Le vittime <\/p>\n<p>Elenco delle vittime del disastro secondo l&#8217; Annual Report of the Department of Mines, West Virginia, 1908.<\/p>\n<p>Galleria n. 6<br \/>\n\u00b7\tAmericani : Henry Burke | Fay Cooper | Fred Cooper | G. L. Davis | Thos. Donlin | Thos. Duffy | Harry Evans | Wm. Evans | John Fluharty | Floyd Ford | Jno. Herman | Lonnie Hinerman | L. D. Lane | Sam R. Kelly | Timothy Lydon | Henry Martin | Albert Miller | J. W. Miller | Frank Moon | James Moon | A. H. Morris | Cecil Morris | Homer Pyles | Fred Rogers | Frank Shroyer | Scott Sloan | Will Staley | Harold Trader | Wm. R. Walls | A. J. Watkins | Milroy Watkins | Geo. Wiley;<br \/>\n\u00b7\tPolacchi: Geo. Boshoff | Frank Davis | Felix Gasco | Ignat Goff | Frank Krall | Ignots Lapinsky | Jno. Regulski | Petro Rossia | Frank Sawyer | Frank Shantah | Thos. Susnofsky | Mike Wassale;<br \/>\n\u00b7\tGreci: Gass Levant | Nick Scotta | Nick Susta | Andy Tereza | Nick Tereza;<br \/>\n\u00b7\tSlavi: Joe Bagola | Andy Berrough | Geo. Berrough | Mike Belo | Mike Bonotsky | Martin Bosner | Jno. Cresko | Mike Donko | Jno. Dunko | Mike Durkuta | Jno. Dursc | Thos. Duvall | Mike Egar | Steve Feet | Lobe Feretts | Joe Foltin | Paul Frank | Albert George | Jno. Gomerchec | Wogtech Hamock | Mike Hanish | Jno. Hiner | Martin Honick | Paul Honick | Jno. Hornock | Steve Ignatchic | Mike Kerest | Joe Kovatch | Jno. Kristofitz | Jno. Martin | Mike Oshwie | Geo. Polonchec | Paul Provitsky | Jno. Sari | Geo. Sari | Mike Sari | Steve Sari | Mike Sebic | Thos. Seyche | Andy Stie, Sr. | Andy Stie, Jr. | Geo. Strafera | Mike Wattah | Geo. Yourchec | Geo. Yourchec, Jr. | Mike Zucco;<br \/>\n\u00b7\tItaliani: Carl Abatta | Frank Abatta | Joe Abatta | Frank Abruzino | Joe Alexander | Angello Bagunoli | Frank Basile | John Basile | Sam Basile | Salvare Basilla | Joe Belcaster | Sam Belcaster | Pasq Beton | Tony Beton | John Bonasa | Adolph Brand | Don Cemino | Frank Connie | John Connie | Rolph Couch | Joe Covelli | Victor Davia | Nick Deplacito | Lunard Dewett | Loui Faluke | Joe Ferara | Tony Frank | John Fusari | Tony Gall | Franc Garrasco | Carmen Larossia | Frank Larossia | Loui Lelle | James Lerant | Salvatore Lobbs | Mike Meffe | Salvastore Motts | Steve Noga | John Olivaria | Tony Olivette | Janaway Orse | Nick Perochchi | Dom Perri | Fred Prelotts | Peter Privingano | Tony Prosper | Domnick Richwood | John Richwood | Patsy Richwood | Tony Richwood | Mike Ritz | Louis Scholese | Tony Selet | Frank Tallorai | Patsy Toots | Tony Touch | Patsy Virgelet | Tony Virgelet | Dom Ware;<br \/>\n\u00b7\tEbrei: Frank Dutca | John Matakonis | Mike Matakonis | Thomas Matakonis | Thos. Zinnis;<br \/>\n\u00b7\tIrlandesi: Patrick McDonough <\/p>\n<p>Galleria n. 8<br \/>\n\u00b7\tAmericani: Carl Bice | W. H. Bice | Robert Charlton | Wm. R. Cox | James Fletcher | Thos. Gannon | J. W. Halm | E. V. Herndon | Patrick Highland | C. A. Honaker, Jr. | Jno. N. Jones | Pat. J. Kearns | Thos. Killeen | Adam Lane | Scott Martin | Jno. J. McGraw | Chas. McKane | L. L. Moore | C. E. Morris | Marion Morris | Wm. Morris | C. D. Mort | Jno. H. Mort | Sam Noland | Hugh Reese | Jno. Ringer | T. O. Ringler | D. V. Santee | Harry Seese | Beth Severe | Jessie Severe | Dennis Sloan | F. E. Snodgrass | Geo. Snodgrass | Michael Soles | Leslie Spragg | Sam Thompson;<br \/>\n\u00b7\tPolacchi: Andy Garlock | Geo. Herlick | Anton Hiawatin | Vadis Kawalsky | Joe Keatsky | Geo. Kingerous | Mike Kingerous | Jacob Kores | John Kowalish | John Luba | John Majeska | Jno. Majeska, Jr. | Martin McHortar | Chas. Miller | Mike Motsic | Victor Novinsky | Joe Stahnlski | Tom Stampian | Stanley Urban;<br \/>\n\u00b7\tSlavi: Alex. Bustine | John Cheesit | Paul Cheeswock | John Goff | Paul Goff | John Ignot | Geo. Konkechec | Mike Kosis | Frank Krager | Geo. Krall | Frank Loma | John Rehich | Geo. Tomko | John Tomko | Anton Unovich | John Wolincish;<br \/>\n\u00b7\tNegri: Chas. Farmer | Richard Farmer | Geo. Harris | Gilbert Joiner | Calvin Jonakin | Rippen McQueen | W. M. Perkins | Jno. H. Preston | K. D. Ryals | Jessie Watkins | Harry Young;<br \/>\n\u00b7\tItaliani: Beat Anchillo | Dominick Anchillo | Paul Anchillo | Tony Angello | Patsy Alexander | Tony Alexander | Patsy Augustine | Colistino Avicello | Angello Barrard | Felix Barrard | Jose Barrard | Ross Beton | Chas. Bolze | Jersti Bonordi | Felix Calanero | Dom Colasena | Joseph Colcherci | Nick Colcherci | Nick Colleat | Dom Colross | Joe Colross | Victor D&#8217;Andrea | Vintura Darso | Clem Debartonia | Dominick Debartonia | Mike Deffelus | Tony Deffelus | Pasqual Deleal | Louis Demarco | Angelo Demaria | Jos. Demaria | Mike Demaria | Sebastian Demaria | Sebastian Demaria, No. 2 | Albert Demark | Jose Demark | Felix Depetris | Angelo Desalvo | Chas. Desalvo | Dominick Desalvo | Felix Desalvo | Tony Desalvo | Jos. Dewey | Mike Dewey | Jno. Dills | Donatto Domico, Jr. | Mike Domico | Pete Donord | Tony Dorse | Jas. Fassanella | Armanda Fellen | Carman Ferrare | Joe Ferrare | Matta Ferrare | Tony Folio | Peter Frabiacolo | Petro Frediavo | Prospera Inveor | Jim Jacobin | Jim Jeremont | Antonio Joy | Frank Joy | Jno. Lombardo | Frank Lore | Dan Manse | Mike Manse | Tony Manse | Pete Marcell | Jas. Maronette | D. C. Masch | Carl Meff | Frank Meff | Cosmo Meo | Bobrato Metill | Jno. Metill | Nick Metill | Dom Morsee | Mike Mostro | Dom Mysell | Felix Mysell | Basile Palela | Jim Palela | Tony Pasqual | Louie Patch | Nick Pett | Saverio Pignalli | Bossilo Pillela | Frank Porzilo | Frank Preletto | Jno. Preletto | Pete Prigulatta | Flora Salva | Joe Salva | Vint Salva | Vint Salva No. 2 | Joe Sarfino | Frank Simpson | Dominick Smith | Jake Sullivan | Angelo Toots | Frank Vendetta | John Vendetta | John Yanero | Nick Yanero | Carman Zello | Jno. Zello;<br \/>\n\u00b7\tUngheresi: John Palinkis | Joseph Toth;<br \/>\n\u00b7\tIrlandesi: Patrick Laughney;<br \/>\n\u00b7\tLituani: Mike Bolinski;<br \/>\n\u00b7\tScozzesi: David Riggins <\/p>\n<p>La drammatica attualit\u00e0 dei disastri minerari<\/p>\n<p>Cina 2007<br \/>\nUSA 2007<br \/>\nIndiana, 3 morti in miniera.<br \/>\nUtah, morti 6 minatori e 3 soccorritori<br \/>\n(dramma nel dramma).<\/p>\n<p>Il 10 agosto 2007 tre persone sono morte in un incidente avvenuto in una miniera di carbone a Princeton, nell&#8217;Indiana. Incerte le cause. La tragedia segue di pochi giorni il crollo in una miniera di carbone nello Utah avvenuta il 6 agosto: sei minatori intrappolati per oltre circa tre settimane sono morti. Altri tre sono morti nel vano tentativo di realizzare un tunnel di 609 metri attraverso la frana di rocce e carbone per raggiungere i minatori bloccati.<\/p>\n<p>La legislazione USA su sicurezza e igiene del lavoro nelle miniere <\/p>\n<p>1879 Eureka (Nevada) tre italiani promotori di uno sciopero contro le terribili condizioni di lavoro nelle miniere, furono barbaramente linciati.<br \/>\n1891 il Congresso USA vara la prima legge sulla sicurezza in materia mineraria. Riguardava esclusivamente i Territori federali e stabiliva, fra l&#8217;altro, i minimi valori di ventilazione e il divieto di impiegare bambini minori di 12 anni.<br \/>\n nelle miniere statunitensi si verificano oltre duemila decessi all&#8217;anno;<br \/>\n1907 l\u2019anno di Monongah: i morti nelle miniere furono circa tremila.<br \/>\n1910 sulla spinta del dramma di Monongah, il Congresso istituisce l&#8217;Ufficio delle Miniere (Bureau of Mines), un ente del Ministero dell&#8217;Ambiente, ma con poteri assai limitati.<br \/>\n1941 Al Bureau of Mines vengono per la prima volta  riconosciute autorit\u00e0 ispettive.<br \/>\n1968 (20 Novembre) Farmington, sempre nel West Virginia, accade un terribile incidente minerario, in cui perdono la vita 78 minatori<br \/>\n1969 viene approvato il Federal Coal Mine Health and Safety Act che amplia le precedenti leggi federali. La nuova norma impone due ispezioni annuali per le miniere di carbone di superficie e quattro per quelle sotterranee, pene pecuniarie per tutte le violazioni e sanzioni penali per quelle intenzionali e dolose. Le misure di sicurezza vengono rese pi\u00f9 severe e &#8211; per la prima volta &#8211; sono introdotte norme sull&#8217;igiene, in particolare modo riguardanti l&#8217;antracosi (il black lung anglosassone, la terribile malattia del polmone nero, causata dalla lunga esposizione alla polvere di carbone). Inoltre viene introdotto l&#8217;importantissimo obbligo della conservazione delle mappe delle miniere.<\/p>\n<p>In miniera come in guerra<\/p>\n<p>Un ricercatore ha calcolato che nei primi anni del Novecento le probabilit\u00e0 di sopravvivenza di un minatore erano minori di quelle di un soldato in una battaglia durante la Prima Guerra Mondiale. <\/p>\n<p>La gabbietta del minatore<\/p>\n<p>Per tanti anni gli strumenti fondamentali per la sicurezza e la prevenzione degli incidenti nelle miniere erano la  gabbiette con uccellini i quali, in caso di presenza di gas, a causa della loro fragilit\u00e0, avrebbero segnalato, con la loro morte, l&#8217;esistenza di un&#8217;imminente pericolo per lavoratori.<\/p>\n<p>Tutela della salute e della sicurezza sul lavoro in Italia<br \/>\nVedi: misure in tema di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro: delega al Governo per il riassetto e la riforma della normativa in materia.<\/p>\n<p>Costituzione Repubblicana art. 1 e art. 41<\/p>\n<p>La dignit\u00e0 delle persone inizia dal riconoscimento del diritto al lavoro, un diritto che \u00e8 garantito e tutelato dalla Costituzione a partire dall&#8217;articolo 1, che richiama il lavoro come fondamento della Repubblica, fino all&#8217;articolo 41, che sancisce la necessit\u00e0 di riconoscere \u201cdignit\u00e0 e sicurezza\u201d.<\/p>\n<p>Costituzione Repubblicana art. 32<\/p>\n<p>La Costituzione all&#8217;articolo 32 garantisce solennemente la tutela della salute intesa come diritto dell&#8217;individuo e interesse della collettivit\u00e0. <\/p>\n<p>Ogni anno un milione di infortuni sui luoghi di lavoro e 20mila invalidi.<br \/>\nOgni giorno tre lavoratori morti.<br \/>\nLa fatalit\u00e0: un cinico alibi dietro cui si nascondono<br \/>\nle inadeguatezze di tutti soggetti chiamati, a diverso titolo, a cimentarsi con l&#8217;emergenza insicurezza. <\/p>\n<p>Nel corso dei decenni gli infortuni, le \u00abmorti bianche\u00bb, il lavoro nero, la precariet\u00e0 hanno rappresentato una degenerazione drammatica del modello produttivo, per quanto considerata incredibilmente normale.<br \/>\nIl sistema dei controlli mostra limiti da un lato sotto il profilo del mancato coordinamento degli organismi ispettivi, dall&#8217;altro sotto l&#8217;aspetto delle croniche carenze di organico. <\/p>\n<p>12 giugno: Giornata mondiale contro il lavoro minorile<\/p>\n<p>Nel 2002 l&#8217;OIL (Organizzazione Internazionale Lavoro) ha proclamato il 12 giugno<br \/>\n&quot;Giornata mondiale contro il lavoro minorile&quot;, con l\u2019obiettivo di rompere il silenzio e il sentimento di impunit\u00e0 su chi sfrutta economicamente i bambini.<br \/>\nSecondo dati dell\u2019organizzazione, nel mondo ci sono 246 milioni di bambini sfruttati per lavoro, di cui 179 sono esposti alle peggiori forme di lavoro minorile, con grave pericolo per il loro benessere fisico, mentale e morale. <\/p>\n<p>2007: bicentenario dell\u2019abolizione della schiavit\u00f9 <\/p>\n<p>Quest\u2019anno la Giornata Mondiale contro il lavoro minorile cade in occasione del bicentenario dell\u2019abolizione della schiavit\u00f9, che ricorda la fine del commercio degli schiavi nelle colonie britanniche del 25 marzo 1807. Ma la schiavit\u00f9, paradossalmente, persiste ancora dopo due secoli. Sono 5 milioni e 700 mila i minori schiavi in tutto il mondo. Accanto a loro, altri bambini e adolescenti risultano invece vittime di situazioni di grave sfruttamento, tra cui la tratta, che riguarda 1 milione e 200 mila minori.<br \/>\nFino al 1842 in Gran Bretagna i bambini di 5 anni erano mandati legalmente a lavorare nelle miniere; una legge federale del 1885 vietava negli USA il lavoro nelle miniere prima del compimento dei 12 anni di et\u00e0, ma ancora all&#8217;inizio del secolo XX numerosi erano i bambini di et\u00e0 inferiore ai 10 anni che lavoravano nelle miniere statunitensi. <\/p>\n<p>Fonte: http:\/\/www.corriere.it\/Primo_Piano\/Cronache\/2004\/06_Giugno\/11\/lavoro_minorile.shtml &#8211; 11 <\/p>\n<p>Le cifre del lavoro minorile nel Mondo<\/p>\n<p>352 milioni di bambini (7 &#8211; 17 anni) il 23% del totale della popolazione infantile mondiale.<br \/>\n\u00b7\t14 milioni nei Paesi sviluppati<br \/>\n\u00b7\t8 milioni e 400 mila nei paesi dell&#8217;Europa dell&#8217;est<br \/>\n\u00b7\t28 milioni in America Latina<br \/>\n\u00b7\t66 milioni nella zona subsahariana (la parte pi\u00f9 povera del continente africano)<br \/>\n\u00b7\t21 milioni in Nord Africa<br \/>\n\u00b7\t214 milioni in Asia e Pacifico (la zona geografica pi\u00f9 popolosa del mondo)<br \/>\nMolti di essi sono sfruttati per prostituzione e traffico di droga.<\/p>\n<p>Baby lavoratori <\/p>\n<p>in Italia: quasi 150 mila<br \/>\nNel nostro Paese i sono 144.285. Oltre la met\u00e0 (il 59%) lavora con genitori o parenti.<br \/>\n\u00b7\t12.168 hanno meno di 10 anni<br \/>\n\u00b7\t66.047 tra gli 11 e i 13 anni<br \/>\n\u00b7\t69.070 hanno 14 anni <\/p>\n<p>Nordest: prima dei 15 anni ha lavorato il 19,4% dei minori (Nordovest il 14,1%, Sud il 13,9%, Isole il 12,3%, Centro Italia il 9,6%).<\/p>\n<p>Osservatorio sul lavoro minorile in Italia (Dati Istat) <\/p>\n<p>1978: 18 anni l&#8217;et\u00e0 minima<br \/>\nper i lavoratori<br \/>\nLa Convenzione OIL n. 138 fissa a 18 anni l&#8217;et\u00e0 minima per i lavoratori; solo in alcuni casi, dopo avere consultato le organizzazioni sindacali e datoriali, si potevano ammettere deroghe, a condizione di non compromettere la &quot;salute, la sicurezza, la moralit\u00e0&quot; dei minori lavoratori e dopo avere verificato &quot;specifica ed adeguata formazione professionale nel settore d&#8217;attivit\u00e0 corrispondente&quot;.<br \/>\nA distanza di un quarto di secolo, nel 1998, la Dichiarazione dell&#8217;OIL sui Principi e diritti fondamentali nel lavoro ha richiamato la necessit\u00e0 dell&#8217;&quot;abolizione effettiva del lavoro infantile&quot;.<\/p>\n<p>CGIL, CISL e UIL:<\/p>\n<p>&quot;Mai pi\u00f9 lavoro minorile!&quot;<br \/>\nIn Italia la piattaforma comune, firmata nel 2004, di CGIL, CISL e UIL &quot;Mai pi\u00f9 lavoro minorile!&quot;<br \/>\nLe tre confederazioni chiedono al Governo di impegnarsi nella lotta all&#8217;evasione dell&#8217;obbligo scolastico, di ridefinire e riqualificare i percorsi formativi, di rilanciare gli Osservatori provinciali e regionali, di definire interventi di offerte culturali, didattiche e per il tempo libero finalizzate ad una migliore integrazione sociale dei minori, di promuovere una politica europea di monitoraggio e di intervento per lottare contro il fenomeno del lavoro minorile.<\/p>\n<p>Il fenomeno dello sfruttamento del lavoro minorile nel mondo (ma anche nei Paesi dell&#8217;OCSE) \u00e8 cos\u00ec grave e diffuso che non pu\u00f2 essere risolto senza un impegno incessante e deciso.<br \/>\nLa globalizzazione dell&#8217;economia mondiale rischia di aggravare il fenomeno dello sfruttamento del lavoro minorile. La tentazione di essere pi\u00f9 competitivi riducendo i costi comporta anche la spinta ad utilizzare maggiormente questo tipo di lavoro.<\/p>\n<p>       Come nei Paesi occidentali il progresso sociale \u00e8 stato possibile creando, sotto la spinta delle organizzazioni dei lavoratori, un &quot;diritto del lavoro&quot;, occorre elaborare   e rendere effettivo un diritto internazionale del lavoro, che vieti relazioni commerciali con le imprese che non rispettano i diritti fondamentali dei lavoratori ed in particolare dei minori.<br \/>\nNon avrebbe senso lottare nei Paesi ricchi per migliorare le condizioni dei lavoratori ed ignorare le condizioni di miseria in cui vivono i lavoratori delle altre aree del mondo.<br \/>\nIl sottosviluppo non \u00e8 solo &quot;ingiusto&quot; per alcuni, ma \u00e8 motivo di insicurezza ed instabilit\u00e0 per tutti.<\/p>\n<p>   Rubare oggi il futuro di 350 milioni di minori mette a rischio il futuro di tutti ed aumenta lo squilibrio di un mondo nel quale il 20% dell&#8217;umanit\u00e0 detiene l&#8217;80% delle risorse.<\/p>\n<p>Minori come merce di scambio, turni di nove ore giornaliere e inalazioni tossiche nei Paesi in via di sviluppo.<br \/>\nLe miniere di oro e diamanti della Costa d\u2019Avorio e del Sudafrica, e quelle di carbone in Colombia, continuano a proliferare grazie alla manodopera infantile, che respira giornalmente polvere di carbone ma \u00e8 addirittura avvantaggiata rispetto ai colleghi delle industrie delle serrature, che respirano fumi nocivi emessi da sostanze chimiche, e dei vivai colombiani, dove \u00e8 costante l\u2019esposizione a pesticidi ormai banditi nei paesi industrializzati.<br \/>\nLo stesso tipo di violazione di ogni norma di sicurezza e di igiene \u00e8 pratica comune nelle piantagioni di caff\u00e8, the e tabacco, in cui i minori rappresentano quasi un terzo della forza lavoro ed il 40% delle vittime di incidenti provocati dal machete. <\/p>\n<p>Piccoli schiavi domestici <\/p>\n<p>Un fenomeno sommerso soprattutto nel caso dei \u00abpiccoli servi\u00bb impiegati nelle case. Bambini costretti a portare a scuola i figli dei padroni mentre \u00e8 loro negato ogni accesso all&#8217;istruzione; sottoposti a intere giornate di lavoro in cambio di un angolo di pavimento per dormire; bambini vittime di abusi. Quel che si sa per certo \u00e8 che sono almeno 10 milioni nel mondo i minori sfruttati come lavoratori domestici, in condizioni che talvolta sfiorano la schiavit\u00f9. Nella grande maggioranza di questi casi di sfruttamento si tratta di bambine, anche giovanissime. Proprio ai piccoli schiavi domestici, un fenomeno \u00abmolto diffuso e in aumento\u00bb, ma difficile da misurare perch\u00e9 nascosto e quindi invisibile \u00e8 dedicato quest&#8217;anno il rapporto dell&#8217;Ilo. <\/p>\n<p>Lavori pericolosi per i minori<\/p>\n<p>Il fenomeno del lavoro minorile non interessa soltanto i Paesi sottosviluppati: ben 2,5 milioni di baby lavoratori si trovano nei Paesi industrializzati. La maggior parte non gode di nessuna protezione ed \u00e8 impiegata in attivit\u00e0 pericolose (170,5 milioni). E ogni anno, 22.000 di loro restano coinvolti in incidenti sul lavoro.<br \/>\nIl 70% \u00e8 impiegato nelle attivit\u00e0 agricole, l&#8217;8% nelle imprese manifatturiere, stessa percentuale anche per commercio, ristorazione e settore alberghiero, il 7%, infine, lavora nei servizi sociali e alle persone, come ad esempio i lavori domestici. Sono 8,4 milioni i minori prigionieri della schiavit\u00f9, della servit\u00f9 per debiti, della prostituzione, della pornografia, e di altre attivit\u00e0 illecite. Un milione e 200mila, invece, le vittime della tratta di esseri umani, anche a scopo di traffico di organi.<\/p>\n<p>I bambini vittime di Monongah<\/p>\n<p>6 dicembre 1907, ore 10.27, nella miniera di carbone di Monongah, negli USA, proprio un secolo fa, avvenne uno dei pi\u00f9 grandi disastri minerari, in cui furono vittime centinaia di bambini. Nel cimitero, sulla collina del paese, sotto l&#8217;ombra dei pini, sono incisi i nomi, ormai sbiaditi, delle 361 vittime, di cui 171 minatori italiani (in realt\u00e0 il numero di morti fu di circa mille).<br \/>\nCentinaia di minatori-bambini, morti in quel disastro, non hanno avuto nemmeno il &quot;risarcimento&quot; di una lapide: essi non avevano il &quot;time-check&quot;, cio\u00e8 il tipico bottone con la matricola del minatore. Non esistevano.<br \/>\nLa commissione federale di inchiesta suppose che a causare lo scoppio sarebbe stato proprio uno di loro, uno di questi minatori bambini, chiamati &quot;raccoglitori di ardesia&quot; o &quot;ragazzi dell&#8217;interruttore&quot;, non registrati in nessun elenco, remunerati con qualche spicciolo direttamente dai minatori adulti.<br \/>\nQuesto non \u00e8 il solo luogo dove decine di lapidi portano i nomi di bambini di sette, otto, dieci anni morti in miniera, ma ne troviamo anche in Belgio e Lussemburgo, bambini magri particolarmente adatti ad entrare nei cunicoli pi\u00f9 stretti.<\/p>\n<p>Contro il lavoro minorile<\/p>\n<p>\u00c8 preoccupante che, in un Paese a sviluppo avanzato come l\u2019Italia, esista ancora oggi lo sfruttamento economico dei minori, sia perch\u00e9 costretti a lavorare da bambini, sia perch\u00e9 non adeguatamente tutelati da adolescenti, nonostante le norme. <\/p>\n<p>1.      conoscere: il sistema informativo sul lavoro minorile<br \/>\noccorre realizzare un sistema informativo efficiente che coinvolga maggiormente le parti sociali e che, dando continuit\u00e0 all\u2019impegno dell\u2019Istat, permetta il raccordo tra i diversi centri ed istituti di ricerca impegnati e valorizzando anche i nuovi compiti degli ispettorati del lavoro;<br \/>\n2.      sanzionare i reati, sostenere i minori<br \/>\noccorre dare pi\u00f9 incisivit\u00e0 all\u2019opera di repressione, ispezione e vigilanza, con un programma mirato al contrasto delle forme peggiori, agli ambiti territoriali ed ai contesti produttivi pi\u00f9 a rischio, realizzando contestualmente una costante e strutturale connessione tra questa e il sistema dedicato al recupero ed alla promozione sociale dei bambini e degli adolescenti;<br \/>\n3.      investire nella scuola e nella formazione:<br \/>\noccorre investire nella scuola e nella formazione, garantendo a tutti i giovani il diritto a ricevere una formazione elevata e di qualit\u00e0, adeguata a sostenerne un crescita responsabile, come cittadini e come lavoratori del futuro;<br \/>\n4.      sostenere la famiglia:<br \/>\noccorre sostenere tutte le famiglie, comprese quelle degli immigrati extracomunitari definendo rapidamente i livelli essenziali delle prestazioni sociali rivolte alla famiglia ed all\u2019infanzia ed in quest\u2019ambito  sviluppare un efficace strumento nazionale di lotta alla povert\u00e0;<br \/>\n5.      valorizzare i progetti del territorio:<br \/>\noccorre valorizzare i progetti territoriali, incentivando i programmi di sostegno al recupero dei minori coinvolti nel lavoro illegale e delle loro famiglie attraverso un meccanismo di finanziamento o di cofinanziamento che orienti in questa direzione i proventi derivanti dalle sanzioni economiche comminate ai datori di lavoro che violano le norme sul lavoro minorile;<br \/>\n6.      promuovere pi\u00f9 responsabilit\u00e0 nelle imprese e con le imprese:<br \/>\noccorre promuovere pi\u00f9 responsabilit\u00e0 nelle imprese, con le imprese, diffondendo la pratica degli accordi quadro e dei codici di condotta, concertati con le organizzazioni sindacali, per garantire , in tutti i livelli produttivi, compresa la catena dell\u2019appalto e sub appalto, outsourcing e fornitura, l\u2019impegno alla attuazione di tutti i diritti fondamentali del lavoro, a partire dal diritto alla libert\u00e0 di organizzazione sindacale, alla contrattazione, al divieto di lavoro minorile e di ogni forma di discriminazione.<\/p>\n<p>_________________<\/p>\n<p>FILEF &#8211; PROGETTO MONONGAH<br \/>\ncon il patrocinio e il contributo della Regione Abruzzo<br \/>\nAssessorato alle Politiche Sociali<\/p>\n<p>Organizzazione<br \/>\nBest Service Sas del dr Silvano Console<br \/>\nVia L\u2019Aquila, 21 &#8211; 65121 Pescara (Italy)<br \/>\nTel. +  fax<br \/>\nmob.  e-mail: best.service@email.it<\/p>\n<p>http:\/\/www.emigrazione-notizie.org\/EVENTI\/monongah_progetto_filef_abruzzo.pdf<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3922-filef-abruzzo-progetto-monongah-la-marcinelle-dimenticata<\/p>\n<p>4678<\/p>\n<p>EmiNews 2007<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20071115 19:11:00 redazione-IT The worst mining disaster in American History occurred in the community of Monongah, West Virginia on December 6, 1907. 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