{"id":21100,"date":"2007-06-07T00:00:00","date_gmt":"2007-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21100"},"modified":"2007-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2007-06-07T00:00:00","slug":"3941-ecuador-della-rivoluzione-alvarista-il-petrolio-e-altri-demoni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21100","title":{"rendered":"3941 ECUADOR: Della rivoluzione alvarista, il petrolio e altri demoni"},"content":{"rendered":"<p>20071121 17:35:00 redazione-IT<\/p>\n<p>Un&#8217;analisi della situazione ecudoregna di Paola Colleoni (Phd Researcher, Universit\u00e0 di Roskilde) &#8211; (da Selvas.org)<\/p>\n<p>Con l&#8217;ultima schiacciante vittoria di Aliancia Pais alle urne per l&#8217;elezione dei candidati all&#8217;assemblea costituente, l&#8217;imminente scioglimento del congresso per il passaggio dei pieni poteri all&#8217;assemblea, Correa e il suo progetto politico possono finalmente cominciare a governare. La gran maggioranza del paese sta con il presidente e con la sua promessa di rivoluzione \u201calvarista bolivariana\u201d. E cominciano a vedersi i fatti, come il progetto di revisione dei contratti petroliferi e la legge dello scorso 6 ottobre che alza dal 50 al 99% la partecipazione dello stato nelle eccedenze dei profitti petroliferi. Questi ed altri fatti fanno dire al governo \u201cque si, la patria ya es de todos\u201d.<\/p>\n<p>Per\u00f2 rimangono alcuni nodi da sciogliere, in un paese il cui PNL dipende del 62% dall&#8217;economia del petrolio e per il resto da un&#8217;economia eminentemente primaria estrattivista, come l&#8217;industria mineraria, i gamberetti, la palma africana.<br \/>\nLa questione ambientale e delle popolazioni indigene sono alcuni fra questi nodi: il controllo dello stato sull&#8217;attivit\u00e0 estrattiva significher\u00e0 anche un altro modello di sviluppo ? C&#8217;\u00e8 spazio nel progetto bolivariano per il movimento indigeno e per le organizzazioni di base coinvolte nei sanguinosi conflitti nelle terre conquistate dall&#8217;industria estrattiva?<\/p>\n<p>LA RIVOLUZIONE ALVARISTA BOLIVARIANA DI CORREA<br \/>\nRivoluzione Costituzionale, Rivoluzione anticorruzione, Rivoluzione Economica, Rivoluzione delle Politiche Sociali, Integrazione Latinoamericana. Ecco i cinque pilastri della politica di trasformazione del governo di Correa, gi\u00e0 annunciati in campagna elettorale, e che ora fanno i loro primi, non affatto timidi, passi avanti con misure concrete e promulgazioni di leggi.<br \/>\n\u201cDale Correa!\u201d, dicono i manifesti elettorali rimasti sui muri delle strade, giocando sul doppio significato del cognome del presidente Correa, \u201ccinghia\u201d. Un&#8217;incitazione che suona pi\u00f9 o meno \u201cdagli di cinghiate!\u201d, riferendosi alla vecchia oligarchia che si aggrappa al suo posto di potere. Questo lo slogan che ha accompagnato la nuova schiacciante vittoria del \u201cPresi\u201d nelle elezioni per l&#8217;assemblea costituente, dove Allianza Pais da sola si \u00e8 guadagnata il 63% dei voti, ovvero 80 dei 130 assembleisti, senza contare quelli dei partiti di coalizione. Una vittoria che permetter\u00e0 di mantenere fede alla prima promessa di Correa: la riforma dell&#8217;istituzionalit\u00e0 politica del paese e in particolare del congresso nazionale che \u00e8 stato fino ad oggi l&#8217;alcova delle peggiori oligarchie nazionali. Ma anche e soprattutto della costituzione politica, per creare una giurisprudenza capace di porre fine al dogma neoliberale e ponga le basi per un vero stato sociale.<br \/>\nSecondo: sta per finire il banchetto dell&#8217;evasione fiscale per gli impresari ecuadoriani e per le imprese transnazionali. E&#8217; il progetto del governo che sta dentro la lotta contro la corruzione e l&#8217;impunit\u00e0, quella che ha portato il paese al collasso economico nel 1999 con la rapina dei risparmi di milioni di ecuadoriani, orchestrata dalle maggiori banche del paese e dall&#8217;allora presidente Jamil Mahuad, e che ha condotto alla decapitalizzazione del paese e alla dollarizzazione dell&#8217;economia.<br \/>\nTerzo: la rivoluzione economica. Qui Correa e il suo governo non potrebbero essere pi\u00f9 chiari: occorre porre fine al paradigma neoliberale che si \u00e8 imposto in america latina ed in Ecuador per venti anni. Quel paradigma che \u00e8 servito a mantenere il paese in una posizione di subordinazione economica e all&#8217;esigenza del pagamento del debito esterno, a cui sono stati destinati l&#8217;80% delle risorse economiche statali provenienti dall&#8217;estrazione petrolifera, attraverso la creazione del cos\u00ec chiamato \u201cfondo di stabilizzazione e riduzione del debito pubblico\u201d.<br \/>\nGli effetti delle politiche neoliberali in Ecuador si vedono nei 3 milioni di migranti verso il sogno nordamericano, spagnolo, italiano; nella disoccupazione, nell&#8217;aumento della povert\u00e0, nel saccheggio delle risorse e la distruzione del bosco amazzonico. In questi venti anni si sono estratti milioni di barili di petrolio nell&#8217;oriente ecuadoriano, producendo un&#8217;incalcolabile danno ambientale e sociale. Basti pensare al caso Texaco e al giudizio cui la compagnia \u00e8 sottoposta attualmente nel tribunale di Nueva Loja, per i crimini ambientali delle sue operazioni in Amazzonia.<\/p>\n<p>Se una delle parole pi\u00f9 ricorrenti nei discorsi del presidente e del suo governo in materia economica \u00e8 quella di \u201csovranit\u00e0\u201d, uno tra i temi pi\u00f9 dibattuti \u00e8 quello del debito. Rispetto a questo, Correa propone di non pagare il \u201cdebito illegittimo\u201d, cio\u00e8 quello acquisito in condizioni di imposizione, in un contesto di corruzione, o di pressione, e che questo tema venga dibattuto da un tribunale internazionale di arbitraggio sul debito estero, alternativo al FMI.<br \/>\nE anche, di convertire il debito in progetti di cooperazione governativa, o che questo sia in parte cancellato in virt\u00f9 del servizio che l&#8217;Amazzonia fornisce per la sua capacit\u00e0 di produrre ossigeno e di assorbire carbonio. L&#8217;Ecuador dovr\u00e0 concentrarsi sul risparmio e ricorrere al prestito solo in condizioni giuste di pagamento del servizio del debito, per attuare investimenti veramente produttivi per il paese.<br \/>\nInvece, gli investimenti sociali, dovranno basarsi su risorse proprie, che il governo evidentemente appunta ad acquisire principalmente attraverso la revisione dei contratti petroliferi.<br \/>\nDa qui la promulgazione della legge sulle eccedenze del profitto petrolifero, che alza al 99% l&#8217;ingresso per lo Stato. Decisione che ha provocato un&#8217;unanime reazione contrariata da parte di tutte le imprese transnazionali che operano nell&#8217;Amazzonia ecuadoriana (fra queste l&#8217;italiana Agip, la francese Perenco, la spagnola argentina Repsol-YPF, la cinese Andes Petroleum, la canadese Petrobell e il gigante Brasiliano verde-giallo Petrobras).<br \/>\nI contratti di partecipazione di queste compagnie tali come sono stati stipulati stabiliscono che, pur essendo il petrolio patrimonio inalienabile dello stato, questo partecipa nei profitti al 20%, e le compagnie all&#8217;80%, per un prezzo del barile fissato a 25 dollari. Fino alla promulgazione del decreto legge delle scorse settimane, era stabilito che i profitti eccedenti dovuti al rialzo del prezzo del barile, si ripartissero al 50 % fra lo stato e le imprese. Una bel guadagno per le compagnie, visto che attualmente il prezzo al barile ha superato la soglia dei 90,00$ . Ora, la Costituzione attuale prevede che il governo abbia il diritto di stabilire la sua quota di partecipazione nelle eccedenze a partire da una partecipazione minima del 50%.<br \/>\nIl decreto di Correa dunque, nonostante le minacce delle compagnie, che come Repsol hanno dichiarato che ricorreranno a tribunali internazionali per far rivedere questa \u201cdecisione unilaterale ed illegittima\u201d, \u00e8 perfettamente legale e legittima.<br \/>\nSoprattutto \u00e8 la base della strategia economica del governo e del suo presidente e del quarto pilastro della sua proposta: la rivoluzione nelle politiche sociali e la creazione di uno stato sociale capace di garantire educazione, salute, infrastrutture.<br \/>\nLa legge sui profitti eccedenti, sarebbe solo la prima di una serie di misure che appuntano alla revisione dei contratti di \u201cpartecipazione\u201d a contratti di \u201cprestazione di servizio\u201d, in cui lo stato sar\u00e0 padrone del 100% dei profitti, e pagherebbe in barili di petrolio le compagnie per la loro prestazione d&#8217;opera.<br \/>\nLa rinegoziazione del debito e il cambiamento dei contratti petroliferi rappresentano dunque i capisaldi della rivoluzione economica proposta da Correa, a cui si aggiunge il quinto pilastro del suo programma di governo: l&#8217;integrazione economica latinoamericana, soprattutto con i governi amici, in primo luogo quello chavista. Con il Venezuela, Correa ha gi\u00e0 stipulato accordi per la vendita di petrolio ad un prezzo vantaggioso e la costruzione di un gasdotto sulla rotta Ecuador-Colombia-Venzuela. Inoltre, tra i progetti futuri dei presidenti bolivariani, la costruzione di un Banco Latinoamericano e la possibilit\u00e0 di creare una moneta unica per il continente.<\/p>\n<p>I NODI IN SOSPESO DEL PROGETTO CORREISTA<br \/>\nSe si tratta di rivoluzione, pi\u00f9 che di socialismo del secolo XXI, l&#8217;alvarismo bolivariano di Correa assomiglia di pi\u00f9 ad una rivoluzione neo-kenesiana e social democratica, che per\u00f2 si deve adattare ad una economia strutturalmente estrattivista, dove l&#8217;industria \u00e8 praticamente assente. Di pi\u00f9, dove insieme all&#8217;economia di mercato convivono economie informali, economie contadine ed indigene di autosussistenza. Dove, il modello economico primario produce innumerevoli conflitti ambientali tra le popolazioni direttamente coinvolte nei progetti estrattivi.<br \/>\nAd esempio, sovranit\u00e0 nazionale ed economica, non significano necessariamente il fine della distruzione dell&#8217;Amazzonia. Potrebbero significare un suo sacrificio, per\u00f2 in nome della sovranit\u00e0 nazionale.<\/p>\n<p>Il movimento indigeno, Il grande assente<br \/>\nUna delle prime questioni che si pone \u00e8 quale sar\u00e0 lo spazio nella rivoluzione correista per il movimento indigeno ecuadoriano, grande assente delle ultime vicissitudini elettorali e politiche del paese. Un movimento apparentemente in crisi che, da grande protagonista dei levantamientos degli anni 90 e della costituzione multiculturale promulgata nel 1998, non si \u00e8 ancora ripreso dalla caduta di popolarit\u00e0 e legittimit\u00e0 per la sua , fugace, partecipazione al governo del colonnello Gutierrez nel 2003.<\/p>\n<p>Nelle ultime elezioni per i candidati alla costituente, la lista 35 di Allianza Pais ha preso il 70% nelle regioni indigene della Sierra come Imbabura, Cotopaxi, Tumgurahuae Chimborazo. Le basi di Conaie (l&#8217;organizzazione indigena nazionale) e di Ecuarunari (l&#8217;organizzazione indigena pi\u00f9 importante della Sierra) sono con Correa dunque. Per\u00f2 la dirigenza ha espresso pi\u00f9 volte la preoccupazione per un processo costituente senza una degna rappresentanza del settore indigeno. Lo scorso 23 ottobre il presidente di Conaie Luis Macas e il presidente di Ecuarunari hanno consegnato agli assembleisti il loro progetto di costituzione e hanno annunciato una marcia dall&#8217;Amazzonia e dalle Ande a Quito per chiedere che l&#8217;assemblea costituente prenda in considerazione il tema della Plurinazionalit\u00e0 e dell&#8217;Autonomia giurisdizionale indigena.<br \/>\nIl progetto nazionalista di Correa \u00e8 compatibile con l&#8217;agenda indigena? L&#8217;Alvarismo bolivariano esprime di fatto una posizione post-post moderna, una riedizione della concezione di popolo e patria che sfida il rimpicciolimento dello stato e il modello di governace neoliberale promosso negli ultimi vent&#8217;anni, attraverso la decentralizzazione, l&#8217;onnipresenza delle ONG, della cooperazione internazionale e delle agenzie di sviluppo. L&#8217;agenda del movimento indigeno propone autonomie amministrative e territoriali, e la strutturazione dello stato nei termini della plurinazionalit\u00e0.<br \/>\nQuest&#8217;ultimo per\u00f2 non ha potuto (ancora) produrre un progetto politico convincente, capace di esplicitare la reale definizione di un paese che si basi sulla plurnazionalit\u00e0. Insomma, il movimento indigeno non \u00e8 capace di uscire dalla sua politica d&#8217; identit\u00e0 e riconoscimento, esplicitando il suo progetto politico in materia economica e amministrativa.<br \/>\nDi pi\u00f9, durante gli anni del neoliberismo selvaggio, il modello di governance e di decentralizzazione del controllo delle risorse naturali del paese promosso dalla Banca Mondiale e da altre agenzie internazionali, \u00e8 risultato spesso in una cooptazione delle organizzazioni indigene nell&#8217;agenda neoliberale di valorizzazione economica delle risorse naturali.<\/p>\n<p>Il plurinazionalismo promosso da Conaie, si \u00e8 trasformato, nella costituzione del 1998, nella promulgazione di una costituzione multiculturale che di fondo, riconosce la differenza come un capitale umano, l&#8217;autonomia territoriale e il controllo delle comunit\u00e0 locali delle proprie risorse come strumento del progetto di governance neoliberale e di inclusione di queste nel mercato.<br \/>\nNon sorprende dunque la velata, ma non troppo, antipatia di Correa a discorsi identitari e anche alle migliaia di Ong che lavorano nel paese, rispetto alle quali il presidente ha gi\u00e0 annunciato un inasprimento fiscale.<\/p>\n<p>Conflitti ambientali e frontiera petrolifera in Amazzonia<br \/>\nIl secondo nodo della politica di Correa, appena sussurato per non dire silenziato in questi mesi dal governo, \u00e8 quello dei movimenti sociali e delle organizzazioni coinvolte nei conflitti ambientali, soprattutto nell&#8217;Amazzonia.<br \/>\nSe \u00e8 evidente che il governo ha un piano a lungo termine per risolvere la questione della sovranit\u00e0 limitata del paese rispetto alle sue risorse naturali, non \u00e8 ancora chiaro come il governo gestir\u00e0 l&#8217;estrazione petrolifera in Amazzonia e come risponder\u00e0 all&#8217;immediata ed urgente situazione di conflittivit\u00e0 e povert\u00e0 delle migliaia di persone che vivono oggi nei campi petroliferi.<br \/>\nL&#8217;oriente ecuadoriano, diviso in blocchi di operazioni petrolifere, \u00e8 la regione che produce letteralmente tutta la ricchezza de paese, ma anche il luogo dove storicamente lo stato \u00e8 stato quasi assente. Zona selvaggia e di frontiera quasi inesplorata fino alla met\u00e0 del secolo scorso, l&#8217;oriente si \u00e8 aperto all&#8217;integrazione nazionale solo dopo il Boom petrolifero degli anni settanta. A partire da quel momento nella planizie amazzonica le strade, le citt\u00e0, la colonizzazione, sono tutte dipese dalla presenza dell&#8217;attivit\u00e0 petrolifera. La prima strada che collegava le Ande all&#8217;Amazzonia, tra Ambato e il Puyo, la costru\u00ec Shell nel 1949. Poi arriv\u00f2 Texaco, che costru\u00ec la stada Quito Lago Agrio negli anni settanta. Era la strada che serviva per le sue operazioni e per la costruzione dell&#8217;oleodotto Sote. Con le strade e il petrolio nacquero le citt\u00e0 petrolifere come quella di Coca, che prima dell&#8217;avvento di Texaco non era che un villaggio fondato dalla missione cappuccina, circondato dalla foresta e dai temibili \u201cselvaggi\u201d Aucas.<br \/>\nLa civilizzazione petrolifera ha avanzato aprendo strade nella giungla nella misura in cui i blocchi di petrolio venivano licitati. La strutturazione spaziale definitiva dell&#8217;oriente si \u00e8 sviluppata obbedendo alla logica delle imprese e dell&#8217;estrazione del petrolio, in nessun momento come espressione di un controllo pianificato dello stato, che piuttosto si \u00e8 \u201cservito\u201d della presenza delle imprese straniere per includere al territorio nazionale questa terra, \u201cpromessa\u201d ma mai definitivamente dominata nel corso dei secoli e dei cicli commerciali della cannella, dell&#8217;oro, del caucci\u00f9. Cicli estrattivisti che non avevano lasciato un&#8217;impronta indelebile in questo territorio.<br \/>\nFino al boom del petrolio il controllo del territorio si limitava alla presenza missionaria, che collegava i propri insediamenti amazzonici con Quito attraverso sentieri piuttosto che strade, e che esercitava il suo limitato controllo pastorale sulle anime dei nativi, nel tentativo di pacificarli e sedurli alla sedentarizzazione.<br \/>\nCon il boom petrolifero insieme alle imprese e alle loro inedite risorse economiche e capacit\u00e0 trasformatrici dello spazio, arrivavano orde di contadini con la promessa dell&#8217;Eldorado, terra e capacitazione tecnica. Perch\u00e9 la foresta non era percepita come nient&#8217;altro che un insieme di alberi ,vale a dire un ostacolo passeggero alla creazione di terre da coltivare e pascoli.<br \/>\nLa razionalit\u00e0 dominante e imperante nella conformazione dell&#8217;oriente attuale, quella estrattiva del petrolio, ha dominato sulla dimensione umana e ambientale, producendo oggi, una situazione sempre al punto di esplodere, sia socialmente e sia per il grave impatto sugli ecosistemi.<br \/>\nQuesto fino agli inizi degli anni novanta, quando esplode internazionalmente il caso di Texaco denunciata per il suoi crimini ambientali, l&#8217;avanzata dell&#8217;industria del petrolio fu rapace e selvaggia. Come se la restituzione dell&#8217;Amazzonia all&#8217;Ecuador attraverso l&#8217;avanzata civilizzatoria dell&#8217;industria petrolifera, la sua reificazione oltre il mito che l&#8217;aveva attanagliata per secoli, fosse sufficiente per le oligarchie di turno a giustificare il furto di petrolio negoziato a condizioni sempre troppo vantaggiose per le imprese; il disastro ambientale per la politica del doppio standard delle compagnie ( pulite a casa propria, devastatrici nel loro cortile posteriore); la condizione di miseria dei colonos che ben presto si ritrovarono a vivere in terre ostili, senza il credito promesso e in un ambiente contaminato.<\/p>\n<p>O l&#8217;altissimo prezzo pagato dai nativi come ad esempio i Tetetes che si estinsero, i Cofanes, i Sionas e i Secoia che furono decimati e il cui territorio venne ridotto a una piccola porzione di terra imbrattata dalle vasche di drenaggio tossiche di Texaco, o gli Huaoranis, che attraverso un&#8217;operazione in concerto tra missionari evangelici e funzionari di Texaco furono sottoposti a un processo di riduzione, lasciando libero un favoloso territorio per l&#8217;estrazione petrolifera.<br \/>\nNegli anni novanta, una serie di congiunture, nazionali ed internazionali, come la Conferenza Impresariale sullo Svilippo Sostenibile del &#8217;92, il rinnovato movimento ambientalista, l&#8217;intensificarsi dei conflitti nell&#8217;oriente che diventava via via una regione sempre pi\u00f9 ingovernabile, fa si che le forme di intervento delle imprese petrolifere adottino tecnologie di controllo dello spazio pi\u00f9 sottili.<\/p>\n<p>La sicurezza affidata a privati e le convenzioni illegali con i militari, altri protagonisti della storia dell&#8217;oriente, non sono pi\u00f9 sufficienti per controllare la situazione. Le imprese sono costrette ad assumere nel conteggio dei rischi dei propri investimenti non solo il fattore tecnico, ma anche quello sociale. Nasce l&#8217;approccio degli stakeholders, e l&#8217;idea della Corporate Social Responsibility. \u201cSe si vuole continuare ad operare in Amazzonia\u201d, scrive un&#8217;articolista del Oil and Journal Gas nel 1992, \u201cle imprese devono assumere la sfida delle relazioni comunitarie. Bisogna dare qualcosa alla gente, perch\u00e9 la situazione non esploda\u201d.<br \/>\nDa questo momento le imprese cominciano ad aggiungere alle loro funzioni territorializzatrici para-statali nella civilizzazione dell&#8217;amazzonia, quella di providers di servizi di varia natura. Appoggio alla salute, all&#8217;educazione, alle opere infrastrutturali e a progetti di sviluppo delle comunit\u00e0 coinvolte nella zona di operazioni petrolifere, che diventano l&#8217;arena di contesa e di negoziazione costante tra le comunit\u00e0 di base e l&#8217;impresa.<br \/>\nLa firma di convenzioni annuali con i dirigenti, l&#8217;indennizzazione delle famiglie per opere infrastrutturali nuove o per il risarcimento per i danni causati dagli sversamenti di petrolio o sostanze tossiche nell&#8217;ambiente, diventano il terreno di scontro perenne e lo strumento di controllo e cooptazione della resistenza locale.<br \/>\nSi produce cos\u00ec in questi anni una situazione parossistica in cui, le organizzazioni indigene e di colonos che vivono tra le torri di perforazione e gli oleodotti delle imprese petrolifere sono obbligati a negoziare con le imprese in cambio di attenzione medica ed educazione per i loro figli.<\/p>\n<p>L&#8217;impresa paga il pranzo scolare, l&#8217;impresa assiste nel campo base con i suoi centri di salute. L&#8217;impresa costruisce il campo da calcio. Quando deve, l&#8217;impresa paga un leader e si risolve un grattacapo. Conflitto e negoziazione con l&#8217;impresa sono diventati l&#8217;unico strumento, quasi una forma di sopravvivenza, per alcune migliaia di persone tra le pi\u00f9 povere dell&#8217;Ecuador.<br \/>\nPer l&#8217;impresa fare responsabilit\u00e0 sociale significa garantirsi la possibilit\u00e0 di operare in questi territori. Per\u00f2 ha assunto un ruolo che non le compete, un ruolo a cui di fatto non \u00e8 interessata se non nella misura in cui gli permetta di portare a termine il proprio lavoro.<br \/>\nIn altre parole, ci\u00f2 che muove l&#8217;impresa \u00e8 un mero calcolo economico: un giorno di paralizzazione dell&#8217;attivit\u00e0 estrattiva dovuto alla conflittivit\u00e0 sociale, costa pi\u00f9 che una convenzioneannuale stipulato con le comunit\u00e0.<br \/>\nLa responsabilit\u00e0 sociale dell&#8217;impresa si \u00e8 convertita cos\u00ec in un arma potentissima a suo favore, per una duplice ragione: prima di tutto il marketing che queste attivit\u00e0 \u201cbenefiche\u201d le permettono di fare verso l&#8217;opinione pubblica; secondo per il controllo biopolitico che gli permette di esercitare sulle comunit\u00e0.<br \/>\nCi si potrebbe chiedere perch\u00e9 lo stato non compia con le sue funzioni in questi territori, se non conoscessimo che il modello estrattivoin Ecuador \u00e8 frutto di relazioni economiche internazionali asimmetriche, lo stesso che ha svuotato lo Stato delle sue funzioni, che ha impedito l&#8217;istituirsi di uno stato capace di controllare il proprio territorio e la sua popolazione, e lo ha privato delle risorse economiche per giocare questo ruolo.<br \/>\nSoprattutto in Amazzonia, dove migliaia di ettari sono stati di fatto assegnati alle imprese petrolifere, per estrarre petrolio a condizioni svantaggiose per lo stato, rendendo questo incapace di intervenire nella regione e delegando quindi alle stesse imprese che impoveriscono il paese l&#8217;opera civilizzatoria della regione.<\/p>\n<p>Le mobilitazioni degli ultimi mesi e la risposta del governo<br \/>\nOra, il problema \u00e8 come il governo di Correa intenda affrontare questa eredit\u00e0.<br \/>\nIl dato \u00e8 che da quando Aliancia Pais si \u00e8 istallata al potere si sono gi\u00e0 verificate diversi conflitti e tensioni nella zona petrolifera dell&#8217;Amazzonia, in particolare nella provincia di Orellana.<br \/>\nLo scorso luglio, c&#8217;\u00e8 stato un \u201cparo\u201d (blocco) delle organizzazioni sociali del Pindo, dove opera la compagnia Cinese Andes Petroleum, nel Bloque 14. Il paro era dovuto principalmente al non rispetto delle convenzioni da parte della compagnia riguardo all&#8217;assunzione di lavoratori locali nelle sue operazioni. Per disperdere il \u201cparo\u201d intervengono i militari e la sicurezza privata della compagnia. Risultato, diversi feriti ed uno grave, con una ferita d&#8217;arma da fuoco quasi mortale alla gola.<br \/>\nPer\u00f2 silenzio stampa. Da quando l&#8217;ex ministro dell&#8217;ambiente, attuale assembleista Alberto Acosta ha deciso di legalizzare le convenzioni tra militari ed industrie petrolifere il giugno scorso, ci dovrebbe essere pi\u00f9 trasparenza. Se ci sono morti o feriti lo stato dovrebbe rispondere. Dovrebbe.<\/p>\n<p> Il Ministero di Governo manda qualcuno a negoziare. Nella pratica sono pi\u00f9 preoccupati di ottenere una promessa dalle organizzazioni di base di non bloccare le operazioni petrolifere. Sarebbe troppo costoso per il governo. I movimenti di base tornano alle loro baracche scontenti.<br \/>\n4 Ottobre 2007. Altro paro nella provincia di Orellana. Questa volta \u00e8 la gente del Campo Tiguino. Protestano contro uno sversamento di petrolio e chiedono un&#8217; indennizzazione alla compagnia Petrobell. Per\u00f2 la risposta la danno ancora una volta la sicurezza privata e i militari. Questa volta il bilancio \u00e8 peggiore. Tre feriti e un morto. Ha 28 anni, \u00e8 un contadino. I militari lo trasportano all&#8217;obitorio della citt\u00e0 di Coca. L&#8217;hanno ucciso i suoi propri compagni dichiarano i militari. Per il resto silenzio stampa. Si ha l&#8217;impressione che questo morto potrebbe offuscare la rivoluzione di Correa.<br \/>\nTiguino e Pindo non sono gli unici nodi della geografia del conflitto nel paese. C&#8217;\u00e8 la questione delle imprese minerarie e il fronte popolare che vi si oppone nella regione dell&#8217;Azuay e delle mobilitazioni represse con violenza in giugno. Ci sono poi i movimenti di base sulle Ande contro i megaprogetti idroelettrici.<br \/>\nNon \u00e8 una questione da poco, perch\u00e9 sulle teste dei loro leader pendono denunce di terrorismo che provengono dalle imprese.<br \/>\nMentre il governo propone di costituire una commissione di vigilanza su questi conflitti, il prossimo 6 novembre tutti i movimenti di base si daranno appuntamento nella citt\u00e0 amazzonica di Macas. Chiedono che decadano le denunce ai loro compagni. Ma soprattutto che il governo parli chiaro rispetto alle concessioni minerarie e si posizioni nel conflitto tra le comunit\u00e0 e le compagnie.<br \/>\nIl fatto \u00e8, che fino ad ora la posizione del governo, seppur non dichiarata, appare chiara in questo tema. L&#8217;industria mineraria\/estrattiva rappresenta una fonte d&#8217;ingresso irrinunciabile per il paese. E per quanto riguarda i conflitti nei campi petroliferi, lo stato ha il suo piano a lungo termine per controllare le sue riserve modificando i contratti petroliferi. Non ha intenzione di farsi rovinare il gioco dai movimenti di base.<\/p>\n<p> E intanto ci si chiede, se per questa gente condannata a cedere alle compagnie petrolifere terra in cambio di educazione, salute e strade, il governo attuer\u00e0 una politica migliore delle imprese, o se continuer\u00e0 la stessa logica per\u00f2 nazionalizzata.<\/p>\n<p>E qui arriviamo alla questione pi\u00f9 ampia, di quale modello di sviluppo la rivoluzione correista intenda applicare in Ecuador e nella sua Amazzonia.<br \/>\nQuesta incertezza e ambiguit\u00e0 hanno per esempio caratterizzato tutta la campagna del governo per il progetto della ITT, ovvero la proposta di lasciare sotto terre le riserve petrolifere del campo Ishpingo Tambococha Tiputini, che si trova in pieno parco nazionale Yasun\u00ec e che corrisponde al territorio degli ultimi clan di indios non contattati dell&#8217;amazzonia ecuatoriana.<\/p>\n<p> Lasciare il petrolio sotto terra, contribuire al contenimento del cambiamento climatico globale rinunciando a disperdere nell&#8217;atmosfera tonnellate di carbonio, in cambio e solo nella condizione in cui la comunit\u00e0 internazionale sar\u00e0 disposta a ripagare lo sforzo economico dell&#8217;Ecuador con la cifra di quasi 4 mila milioni di dollari.<br \/>\nSe questa proposta sembra tuttavia avere gambe, lo si deve soprattutto alla campagna di pressione delle organizzazioni della societ\u00e0 civile \u201cAmazonia Por la Vida\u201d (www.amazoniaporlavida.org) Mentre il vicepresidente Lenin Moreno dichiara l&#8217;importanza del progetto ITT alla conferenza sul cambiamento climatico \u201cClima Latino\u201d che si \u00e8 chiusa lo scorso 18 ottobre a Quito, Correa negozia la concessione della licenza ambientale ai brasiliani di Petrobras per lo sfruttamento delle riserve di petrolio nel Parco nazionale Yasuni nel blocco 31, limitrofo con l&#8217;ITT. Non solo un&#8217;altra ferita in uno dei parchi pi\u00f9 biodiversi del pianeta, ma un&#8217;iniziativa che svuoterebbe di significato la proposta dell&#8217;ITT che \u00e8 una proposta di intangibilit\u00e0 del parco di Yasun\u00ec.<\/p>\n<p>Concedere la licenza ambientale del blocco 31, dello Yasun\u00ec , dove gi\u00e0 opera Repsol-YPF , Andes Petroleum e Petro Ecuador, riduce a solo 300.000 mila gli ettari di parco. Non solo. Il \u201cbloque\u201d 31 si trova in territorio indigeno Huaorani e questa volta la organizzazione indigena che li rappresenta, la NAWE, non \u00e8 disposta ad accettare la presenza di una nuova compagnia nel territorio tradizionale. Per questo motivo lo scorso 17 ottobre una delegazione di Huaorani \u00e8 arrivata a Quito per manifestare contro la licenza di Petrobras.<br \/>\nIl fatto che questa zona di estrazione nel parco Yasuni sia stata licitata al gigante brasiliano, al quale le stesse leggi del proprio paese impediscano in casa propria di operare in aree protette, apre un altro legittimo interrogativo sulla cosiddetta Integrazione Latinoamericana.<br \/>\nTanto che qualcuno gi\u00e0 parla del nuovo imperialismo verde giallo in america latina. Un&#8217; egemonia che riflette la costituzione e il rafforzarsi dell&#8217;asse economico Cina-Brasile all&#8217;interno dell&#8217;ordine imperiale globale e l&#8217;indebolimento dell&#8217;egemonia nordamericana.<\/p>\n<p>Che significato assume l&#8217;idea di Rivoluzione Bolivariana in questo scenario?<br \/>\nE&#8217; certo che la sovranit\u00e0 nazionale economica e la creazione di uno stato sociale effettivo siano obiettivi sacrosanti e che Correa, come Chavez o Morales rappresentino un fase nuova e di trasformazione radicale. Invece, il costo ambientale della rivoluzione Bolivariana in america latina e la proposta di sviluppo ad esso inerente, \u00e8 ancora tutto da stimare.<\/p>\n<p>_________________<\/p>\n<p>Agip ha fatto il pieno in Amazzonia<\/p>\n<p>Il gruppo &#8216;Inviati Speciali in Ecuador&#8217; ha incontrato il 16 novembre, nell&#8217;ambito della missione in Ecuador, la leader Sarayacu Patricia Gualinga che ha anticipato in esclusiva i risultati di una ricerca che confermano che i livelli di inquinamento riconducibili all&#8217;estrazione petrolifera nel blocco 10 &#8211; quello dell&#8217;Agip &#8211; sono superiori alle quantita\u00b4 consentite.<br \/>\nL&#8217;Agip in Ecuador continua a dichiarare che nelle sue estrazioni petrolifere che realizza nella provincia del Pastaza utilizza &quot;una tecnologia di punta&quot;. Ma la leader Sarayacu Patricia Gualinga ha dichiarato con chiarezza e fermezza al gruppo di giornalisti ed esperti italiani in missione in Ecuador che non esiste tecnologia tale da evitare danni alla natura e alle popolazioni nel caso delle estrazioni petrolifere. Lo conferma con le testimonianze che raccoglie, con la vita quotidiana delle comunit\u00e1 del blocco 10, in cui lavora l&#8217;impresa italiana, e con i ripetuti tentativi dell&#8217;Agip di creare spaccatura tra le comunita\u00b4 e all&#8217;interno degli stessi indigeni danneggiati dalle attivit\u00e1 estrattive.<br \/>\nDario, abitante di una delle comunit\u00e1 colpite e presente all&#8217;incontro a denunciato l&#8217;emarginazione che lo ha colpito quando ha cominciato a raccontare ci\u00f3 che osservava e viveva giornalmente.<br \/>\nPatricia Gualinga ha anticipato i risultati di una ricerca della impresa di consulenza nordamericana Entrix, contrattata dalla stessa Agip per confutare uno studi realizzato dagli stessi Sarayacu insieme all&#8217;associazione Accion Ecologica, ma che hanno confermato i dati che parlano di acque, falde,. terreni, flora e fauna che subiscono gli effetti negativi del lavoro della multinazionale al di sopra dei limiti consentiti e che l&#8217;Agip dice di rispettare utilizzando una tecnologia all&#8217;avanguardia e con un lavoro sostenibile con l&#8217;ambiente in cui interviene.<br \/>\nGualinga ha parlato anche dell&#8217;emarginazione che subisce il popolo Sarayacu e degli attacchi mediatici, probabilmente organizzati, che li definiscono sovversivi, terroristi o guerriglieri. Ha sottolineato l&#8217;importanza della partecipazione delle donne alla resistenza e della tradizionale accoglienza del popolo Sarayacu verso gli ospiti che li rispettano.<\/p>\n<p>Di Gianni Tarquini (InviatoSpeciale 2007) &#8211; per Selvas.org<\/p>\n<p>www.selvas.org<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3941-ecuador-della-rivoluzione-alvarista-il-petrolio-e-altri-demoni<\/p>\n<p>4697<\/p>\n<p>EmiNews 2007<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20071121 17:35:00 redazione-IT Un&#8217;analisi della situazione ecudoregna di Paola Colleoni (Phd Researcher, Universit\u00e0 di Roskilde) &#8211; (da Selvas.org) Con l&#8217;ultima schiacciante vittoria di Aliancia Pais <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21100\" title=\"3941 ECUADOR: Della rivoluzione alvarista, il petrolio e altri demoni\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[80],"tags":[],"class_list":["post-21100","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2007"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - 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