{"id":21099,"date":"2007-06-07T00:00:00","date_gmt":"2007-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21099"},"modified":"2007-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2007-06-07T00:00:00","slug":"3940-puo-leuropa-trarre-beneficio-dalle-migrazioni-seminario-della-ditchely-foundation-a-oxford","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21099","title":{"rendered":"3940 Pu\u00f2 l\u2019Europa trarre beneficio dalle migrazioni? Seminario della Ditchely Foundation  a Oxford"},"content":{"rendered":"<p>20071121 17:26:00 redazione-IT<\/p>\n<p>Pu\u00f2 l\u2019Europa trarre beneficio dalle migrazioni?<br \/>\nA Ditchley-Oxford, U.K. il 2-4 Novembre 2007, un seminario della Ditchely Foundation ha posto a 40 esperti provenienti da tutto il mondo domande comode e meno sul fenomeno migratorio e sul futuro della societ\u00e0 europea<\/p>\n<p>Ditchely Park, Oxford U.K., 2-4 novembre 2007<br \/>\nMolti europei continuano a resistere  all\u2019idea che l\u2019immigrazione sia necessaria  e che contribuisca pregevolmente alla crescita economica, malgrado l\u2019evidenza (circa l\u20198% del PIL comunitario viene dai migranti, dati Eurostat). Questa differenza di percezione \u00e8 destinata a durare?<\/p>\n<p>Stanno gli europei cominciando a rendersi conto che i flussi migratori, per Paesi con una tendenza demografica statica, quando non in declino, e con una popolazione in fase di invecchiamento, sono insieme inevitabili e utili?<br \/>\nC\u2019\u00e8 anche una considerevole pressione sui sistemi di welfare prodotta dall\u2019immigrazione. Quale volume di flussi migratori dunque sembrano produrre pi\u00f9 benefici che svantaggi? Sar\u00e0 necessaria una politica di maggiori controlli e limitazioni per evitare contraccolpi politici e sociali?<br \/>\nQueste e moltre altre domande sono state al centro di un Seminario tenuto a Ditchley (Oxford, U.K.) tra il 2 ed il 4 novembre 2007, promosso dalla Ditchley Foundation. Il panel di seminaristi, comprendeva un gruppo di 40 persone provenienti da tutta Europa, dagli Stati Uniti e dal Canada, tra cui: membri di organizzazioni internazionali, funzionari di governo e comunitari, accademici statistici e demografi, esperti, giornalisti, imprenditori e due funzionari del sindacato, esperti in materia di immigrazione: Ms Kay Carberry della  Trades Union Congress, inglese e Giuseppe Casucci, della UIL italiana. Quella   che segue \u00e8 una nota del Direttore della Ditchley Foundation Lord Jay of Ewelme, sui risultati della tre giorni di dibattito. Vista l\u2019importanza del tema ed i notevoli risultati raggiunti dal dibattito, abbiamo pendato di darne la massima diffusione.\t20\/11\/07 &#8211; A CURA DI GIUSEPPE cASUCCI<\/p>\n<p>Nota del Direttore della Ditchley Foundation Lord Jay of Ewelme<\/p>\n<p>&quot;Circondato da gloriosi colori autunnali, ed addolcito da un weekend particolarmente mite, Ditchley Foundation ha affrontato in uno specifico seminario ad inizio novembre il tema del fenomeno migratorio, all\u2019interno ed in arrivo in Unione Europea, e come l\u2019esperienza del Nord America ed altri luoghi possa influire positivamente sul dibattito in corso oggi in Europa. E\u2019 apparso subito chiaro ai partecipanti come l\u2019Europa non possa essere analizzata e discussa come un\u2019entit\u00e0 omogenea \u2013 ci sono molte politiche differenti, attitudini e pressioni in gioco all\u2019interno degli Stati Membri. In effetti, la necessit\u00e0 disaggregare dati e situazioni \u00e8 stato un tema chiave nel corso del weekend in cui si \u00e8 tenuto il seminario. <\/p>\n<p>Fattori push and pull. <\/p>\n<p>La migrazione stessa decrive molti e differenti processi e persone, i fattori push and pull sono differenziati e le politiche di accoglienza dei migranti, di qualsiasi \u201ctipo\u201d si differenziano all\u2019interno degli Stati Membri. Anche la situazione nei  paesi di origine di destino dei flussi migratori necessita disaggregazione. Nondimeno, il termine \u201cmigrazione\u201d continua ad essere usato per incapsulare condizioni di stanzialit\u00e0, spostamenti a lungo e a breve termine, causati da vari ed identificabili fattori. Ai fini della comprensione, la chiave deve essere quella di rispettare la complessit\u00e0 dell\u2019argomento, riconoscere il suo ruolo centrale nell\u2019agenda politica di molti Paesi ed ammettere la natura politica del dibattito. Le politiche infatti non sono basate solo su ragionamenti e fatti, ma vengono altres\u00ec influenzate da attitudini, valori e credenze. <\/p>\n<p>La migrazione \u00e8 fatta di persone. <\/p>\n<p>I partecipanti al seminario si sono adoperati per sgonfiare alcuni dei miti associati al tema delle migrazioni, per rendere l\u2019apparenza del soggetto meno tossica. Nel pensiero popolare la migrazione sembra principalmente essere associata con le pressioni economiche, le aspirazioni professionali ed i meccanismi di mercato. Quando invece, circa il 70% dell\u2019immigrazione verso gli Stati Uniti e circa il 60% di quella verso l\u2019Europa risulta attualmente essere dovuta a motivi di ricongiungimento familiare. Questo forse dipende da quello che le leggi nazionali ed i legislatori hanno inteso per \u201cfamiglia\u201d. Ma le cifre ci dicono che le motivazioni quali il desiderio di sicurezza, il lavoro, opportunit\u00e0 educative o il miglioramento della qualit\u00e0 della vita, hanno prodotto un minor numero di spostamenti, ed una minore intensit\u00e0 emozionale, rispetto ai fattori familiari di attrazione. <\/p>\n<p>Migrazione e demografia. <\/p>\n<p>Un\u2019altro luogo comune abbastanza diffuso \u00e8 che l\u2019immigrazione sarebbe in grado di compensare le crescenti pressioni demografiche all\u2019interno dei Paesi Occidentali ed aiuterebbe a sostenere il welfare ed i sistemi pensionistici di popolazioni invecchiate negli anni a venire. Al contrario, le statistiche e le proiezioni mostrano chiaramente che il livello di migrazione che sarebbe necessario per alleviare queste tensioni demografiche in Paesi come Germania ed Italia, ad esempio, sono completamente irrealistici. In ogni caso l\u2019invecchiamento della popolazione \u00e8 un fenomeno mondiale, che riguarda ad esempio la Cina allo stesso modo che l\u2019Europa. Queste pressioni potrebbero nel futuro portare ad un incremento nella competizione tra migranti stessi. Le molte europe. Ci sono gi\u00e0 stati sforzi volti ad attrarre il \u201cgiusto migrante\u201d per riempire il \u201cgiusto posto di lavoro\u201d qualificato. In pi\u00f9, paesi come gli U.K. smebrano in grado anche nel futuro di mantenere gli attuali livelli di popolazione anche senza i migranti. Anche il tema demografico non sembra cos\u00ec semplice come viene spesso ritratto. Il seminario ha ricordato come il popolo dei migranti rappresenti oggi solo il 3% della popolazione  mondiale, mentre il restante 97% delle persone rimane a vivere nei propri paesi d\u2019origine. I discorsi che aleggiano sul tema migrazione, dunque, sono spesso un riflesso non accurato delle complessit\u00e0 della vita reale.<\/p>\n<p>Le molte facce della migrazione. <\/p>\n<p>I concetti compresi dal tema \u201cmigrazione\u201d debbono essere sdrammatizzati e concretizzati. Ci sono migranti legali ed illegali, qualificati e non, migranti di breve periodo e richiedenti asilo. Politiche e risposte hanno bisogno di riconoscere la complessit\u00e0 e dare risposte alle differenti forme di migrazione, individualmente ed in modo appropriato. Abbiamo notato come i \u201cmigranti indesiderabili\u201d sono spesso descritti come dequalificati. Va notato per\u00f2 come in molti paesi europei il lavoro \u201cnon qualificato\u201d sia offerto quasi esclusivamente da persone provenienti dai nuovi Stati Membri UE, oltre che dai Paesi del Terzo Mondo: i migranti non qualficati, dunque,  sono altamente importanti per queste economie. Molti di questi lavori \u2018comuni\u2019 vengono fatti da migranti qualificati che farebbero professioni ben diverse se i loro titoli scolastici e professionali fossero adeguatamente riconosciuti. Tenendo in mente queste differenze, i seminaristi hanno concluso che la UE pu\u00f2 e deve fare di pi\u00f9 per arrivare ad un comune quadro di riferimento migratorio. <\/p>\n<p>L\u2019urgenza di una politica europea. <\/p>\n<p>Accordi comuni possono essere raggiunti pi\u00f9 facilmente all\u2019interno della UE su temi come la politica dell\u2019asilo o i migranti irregolari \u2013 e la libert\u00e0 di movimento delle persone associata eventualmente con il ricevimento di diritti di cittadinanza rende tutto questo ancora pi\u00f9 importante. Al contrario, dato che diversi Stati Membri definiscono sia i richiedenti asilo che i migranti irregolari in modo diverso, applicando norme e leggi differenti, il poter lavorare su di un quadro comune di riferimento, implica la necessit\u00e0 di una politica migratoria comune. Con queste complesse considerazioni in mente, i partecipanti sono arrivati alla conclusione che \u00e8 pi\u00f9 utile parlare di mobilit\u00e0. <\/p>\n<p>Mobilit\u00e0 e libera circolazione. <\/p>\n<p>E\u2019 stato importante riconoscere che la mobilit\u00e0 interna ad uno stato \u00e8 di per se stessa un problema enorme. La gente ha bisogno di abituarsi all\u2019idea della libera circolazione delle persone all\u2019interno della UE ed alla distinzione tra questo ed il movimento dei paesi terzi. La rimozione nel 2008 dei confini interni tra i Paesi A8 (Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Estonia,  Lettonia, Lituania, Polonia e Slovenia) ed il resto della UE avr\u00e0 un impatto sul mercato, materiale e psicologico, sull\u2019approccio alla mobilit\u00e0 ed al libero movimento all\u2019interno della UE. La Migrazione \u00e8 stata descritta anche come un \u201cbusiness\u201d, con una serie di protagonisti che rivestono interessi nella migrazione stessa. Questo modo di mercificare la migrazione non \u00e8 stato comunque raccolto come aspetto principale, probabilmente in riconoscimento delle variabili umane connessioni alla cultura, la storia e le tradizioni. E\u2019 stato generalmente riconosciuto come la libert\u00e0 di movimento e la mobilit\u00e0 delle persone, siano di fatto collegate alla libera circolazione delle merci e dei servizi, anche se ovviamente le due cose non possono essere messe sullo stesso piano.<\/p>\n<p>Capire di pi\u00f9 il fenomeno, per dare risposte. <\/p>\n<p>La discussione \u00e8 ritornata costantemente sulla bassa qualit\u00e0 dei dati disponibili. Politici e ricercatori hanno la necessit\u00e0 di cooperare per identificare i temi dominanti ed analizzare i dati disponibili, se vogliono cominciare a dare risposte adeguate. Le analisi statistiche debbono essere disaggregate in modo di riconoscere le molte differenti classi di immigrati e le differenti ragioni della migrazione stessa \u2013 per ricongiungimento familiare, domanda di lavoro, povert\u00e0 o conflitti. I seminaristi sentono che politici e legislatori danno  principalmente risposte a breve termine, nel mentre accademici e ricercatori hanno una pi\u00f9 utile prospettiva a lungo termine.  Le politiche migratorie tendono a prendere tempi lunghi per poter essere sviluppate ed implementate; c\u2019\u00e8 quindi una sfasatura politica tra l\u2019identificazione di un problema \u2013 ad esempio scarsit\u00e0 di disponibilit\u00e0 al lavoro qualificato \u2013 ed una adeguata risposta allo stesso. <\/p>\n<p>Nuove politiche sono necessarie. <\/p>\n<p>Pi\u00f9 generalmente, i politici sono considerati incapaci di andare al cuore dei problemi veri alla base del fenomeno migratorio, soprattutto a causa delle \u201csensibilit\u00e0\u201d politiche e sociali che esso produce. Perdippi\u00f9, gli effetti della politica pubblica sono stati finora piuttosto risibili \u2013 le capacit\u00e0 dei governi di dar forma o influire sulla mobilit\u00e0 delle persone \u00e8 stata sovvrastimata. Essi tendono a preoccuparsi soprattutto del grado di accettazione della mobilit\u00e0 da parte delle popolazioni dei paesi riceventi i migranti. Nuove politiche sono dunque necessarie per arrivare alla radice dei problemi: e cio\u00e8 che l\u2019essenza di questi varia in differenti contesti, ma bisogna comunque che le politiche siano basate su di un messaggio pubblico pi\u00f9 onesto e rigoroso. <\/p>\n<p>Governare l\u2019immigrazione attraverso controllo, ma anche cooperazione ed accoglienza. <\/p>\n<p>I tre gruppi di lavoro in cui il seminario si \u00e8 diviso, hanno passato un po\u2019 di tempo a discutere i fattori push (diperazione) and pull (aspirazione) e le politiche necessarie a governare o integrare i migranti in arrivo. Era largamente condiviso il fatto che i livelli di migrazione debbano essere governati non solo attraverso meccanismi di controllo, ma anche attraverso politiche di sviluppo pi\u00f9 efficaci, prevenzione dei conflitti, e capacity building per i governi dei Paesi origine dei migranti. Investimenti esteri diretti ed un commercio pi\u00f9 equo sono anche necessari in un quadro pi\u00f9 generale. <\/p>\n<p>Rimesse e sviluppo. <\/p>\n<p>E\u2019 anche riconosciuta l\u2019importanza delle rimesse, ma si \u00e8 convinti anche del fatto che i Paesi sviluppati dovrebbero mettere in grado quelli in via di sviluppo di spendere le rimesse dei migranti pi\u00f9 efficacemente, combattendo la corruzione e promuovendo il buon governo. E\u2019 stato anche sottolineato come questo politiche siano necessariamente di lungo termine, dato che la liberalizzazione del commercio e la crescita economica produrranno inizialmente un incremento della mobilit\u00e0 dei migranti. Si pensa comunque che, nell\u2019arco di 10 o 15 anni molti migranti vorranno ritornare nei propri paesi d\u2019origine, soprattutto se in questi ultimi si saranno davvero consolidate condizioni di maggior sviluppo e miglior governo. La cosiddetta \u201cmigrazione circolare\u201d, per la quale le capacit\u00e0 professionali vengono riportate nel paese d\u2019origine dopo alcuni anni, \u00e8 comunque improbabile che abbia effetti sostanziali sui trend di migrazione globale. In sostanza, solo l\u2019applicazione globale di equit\u00e0 e giustizia potrebbe in teoria eliminare i fattori \u201cpush and pull\u201d, ma non c\u2019\u00e8 alcuna prospettiva che questa condizione si realizzi nel breve termine. <\/p>\n<p>Pi\u00f9 integrazione \u00e8 necessaria. <\/p>\n<p>In effetti, il dibattito \u00e8 ritornato varie volte sul tema dell\u2019integrazione dei migranti. All\u2019interno dei Paesi di destino, la resistenza delle comunit\u00e0 pu\u00f2 facilmente essere generata da fattori culturali e di competizione, nel mentre i governi spesso non riescono a convincere la pubblica opinione sui grandi benefici della migrazione. E\u2019 generalmente accettato il fatto che l\u2019integrazione \u00e8 un processo spesso lungo e doloroso. I Paesi europei sono alle prese in particolare con la necessit\u00e0 di una efficace integrazione dei migranti mussulmani. Una volont\u00e0 di adattamento da entrambe i lati \u00e8 assolutamente vitale e molti partecipanti hanno sostenuto che alcune comunit\u00e0 islamiche non hanno alcun desiderio di integrarsi o adattarsi alle societ\u00e0 che le ospitano. E\u2019 necessaria comunque una grande attenzione per non confondere i temi della migrazione e quelli della lotta al terrorismo, anche se la preoccupazione \u00e8 legittima. I partecipanti al seminario non sono stati in grado di avanzare proposte concrete sui passi in avanti necessari, anche se era universalmente condivisa la necessit\u00e0 di un maggiore ed efficace processo di integrazione e che nuove idee su questo soggetto sono vitali. <\/p>\n<p>Benefici macro e costi micro. <\/p>\n<p>Per quanto riguarda la capacit\u00e0 di ricezione da parte dei paesi di destino, \u00e8 importante pubblicizzare maggiormente la natura dei benefici dell\u2019immigrazione, che sono spesso considerati a livello macro, mentre i costi corrispondenti sono considerati a livello micro. Per esempio, la crescita economica imputabile alla migrazione, valutata negli U.K pari al 20% del PIL da alcuni partecipanti il seminario, ha bisogno di essere adeguatamente redistribuita e filtrata verso il basso, in modo tale che le comunit\u00e0 locali che accolgono i migranti e conseguentemente condividono con loro i propri spazi e servizi pubblici, possano a loro volta godere anche dei benefici della ricchezza prodotta dai nuovi cittadini. E\u2019 anche cruciale riconoscere i diritti dei migranti e la responsabilit\u00e0 di proteggere sia loro che le comunit\u00e0 che li ospitano. L\u2019altra faccia della medaglia di questi aspetti positivi \u00e8 il bisogno di esercitare un efficace controllo sui flussi d\u2019ingresso. Quanta migrazione \u00e8 necessaria e desiderabile? E\u2019 facile vedere come sia desiderabile trovare una via di mezzo tra controllo assoluto ed una ipotetica politica di porte aperte.  In ogni caso, il controllo assoluto \u2013 e cio\u00e8 chiudere i confini all\u2019immigrazione legale \u2013 porterebbe inevitabilmente ad una immigrazione sotterranea, e dunque illegale. Una tale politica \u00e8 logisticamente impossibile, persino su di un\u2019isola qual\u2019\u00e8 la Gran Bretagna. Ma trovare il giusto grado di controllo \u00e8 necessario per creare un clima di fiducia da parte della gente sulla politica migratoria del governo. Molti partecipanti hanno rilevato come, senza una percezione di controllo effettivo, diventa difficile per qualsiasi governo implementare una credibile politica di integrazione. Le future pressioni migratorie e flussi sono difficili da predire e, dunque, difficili da governare e pianificare. Questi in cambio hanno un effetto sui pubblici servizi. C\u2019\u00e8 stato disaccordo su di un punto: se i migranti, cio\u00e8, abbiano o meno un indebito effetto di stress, o addirittura un effetto insopportabile, sui pubblici servizi, o se invece la loro presenza non metta maggiormente in luce problemi pre esistenti. E ancora, al contrario: se loro di fatto non contribuiscano a migliorare i servizi pubblici fornendo la manodopera che manca, ad esempio nel campo dei servizi alla persona nelle case, o infermieristici negli ospedali. Quello che \u00e8 apparso chiaro, comunque, \u00e8 che la mancanza di un\u2019analisi seria del problema rende la pianificazione politica estremamente difficile.<\/p>\n<p>Le esperienze americana e canadese. <\/p>\n<p>Una parte del seminario \u00e8 stata dedicata a confrontare le esperienze in Europa e nel Nord America. E\u2019 condiviso che l\u2019immigrazione sia stata il DNA della creazione della \u201cnazionalit\u00e0\u201d in America e Canada.  Il dibattito negli USA e Canada, in generale \u00e8 stato incentrato sulla migrazione irregolare, mentre il dibattito nei Paesi europei si \u00e8 focalizzato sulla migrazione nel suo insieme, specialmente sui numeri e sulle culture, anche se non sono mancate testimonianze dell\u2019estrema diffusione della migrazione irregolare, ad esempio in Paesi come l\u2019Italia. Europa e Nord America, comunque affrontano problemi simili di armonizzazione a livello locale. La UE tenta di incrementare la cooperazione attraverso meccanismi, quali la Blue Card, ma si \u00e8 trovata di fronte attitudini differenti da parte dei diversi Stati Membri, ed anche realt\u00e0 diverse per quanto riguarda i mercati del lavoro.<br \/>\nUn approccio europeo pi\u00f9 armonizzato, capace di andare oltre alla programmazione di numeri, in favore dell\u2019adozione di norme e principi nella governance dell\u2019immigrazione \u00e8 desiderabile e necessario. I comuni interessi degli Stati Membri riesiedono in aree come un efficace controllo delle frontiere, un prospero mercato del lavoro e un\u2019efficace integrazione dei migranti. Il successo relativo di FRONTEX ha dimostrato come la cooperazione su alcuni di questi temi pu\u00f2 produrre risultati positivi. Alcuni studi hanno anche dimostrato che l\u2019integrazione a livello locale, per esempio in Germania, ha funzionato meglio in pratica di quanto non si prevedesse. Nondimeno, i partecipanti hanno sostenuto che il processo migratorio a livello comunitario potrebbe essere meglio governato, valorizzando la diffusuone di buone pratiche e l\u2019uso e le istituzioni locali all\u2019interno di ciascun Stato Membro. Una effettiva partnership con le istituzioni del territorio, leaders di comunit\u00e0 locali, nonch\u00e8 servizi pubblici locali \u00e8 anche indispensabile. <\/p>\n<p>Pi\u00f9 suggerimenti che proposte. <\/p>\n<p>Data la complessit\u00e0 dei temi in discussione \u2013 che va dalla difficolt\u00e0 di condividere la stessa definizione di migrazione, all\u2019adattamento di soluzioni e politiche alle varie sfaccettature del tema  &#8211; raccomandazioni politiche chiare erano difficili da raggiungere. C\u2019\u00e8 stato accordo generale sul fatto che certa migrazione \u00e8 non solo inevitabile ma anche desiderabile; che i fattori di attrazione della migrazione potrebbero superare quelli di spinta nel futuro e che l\u2019integrazione, a livello di societ\u00e0 e locale \u00e8 oggi la sfida centrale proveniente dalla mobilit\u00e0 oltre confine delle persone. In ogni modo, nell\u2019ambito del seminario, sono stati suggeriti alcuni indicatori:<\/p>\n<p>\u00b7\tI governi dei Paesi ospitanti dovrebbero lavorare pi\u00f9 sistematicamente con ricercatori ed accademici (a con la IOM) al fine di provvedere dati ed analisi accurati sul fenomeno e, dunque, migliorare i livelli di comprensione dell\u2019opinione pubblica  soprattutto sui trends a medio e lungo termine;<br \/>\n\u00b7\tI governi dei Paesi ospitanti dovrebbero assicurare coerenza e complementariet\u00e0 tra le proprie politiche migratorie e le altre importanti politiche sociali ed economiche;<br \/>\n\u00b7\tI Governi centrali dovrebbero lavorare pi\u00f9 strettamente con le istituzioni locali nel rispondere agli effetti dell\u2019immigrazione a livello di comunit\u00e0 locale;<br \/>\n\u00b7\tPaesi di origine ed ospitanti dovrebbero valutare la possibilit\u00e0 di un approccio rivolto  ad una pi\u00f9 forte partnership (co-sviluppo), incluse specifiche soluzioni per specifici problemi di mobilit\u00e0;<br \/>\n\u00b7\tIl mondo degli affair dovrebbe essere maggiormente coinvolto nella creazione di impiego pertinente alla migrazione;<\/p>\n<p>La conferenza si \u00e8 conclusa con la consapevolezza che, viste le correnti predizioni relative alla crescita demografica ed al cambio climatico, le sfide che Paesi d\u2019origine e di destino dei migranti dovranno affrontare, richiederanno soluzioni a lungo termine. Molti partecipanti il seminario, comunque, sembrano pensare che le opportunit\u00e0 per migliorare le politiche e le risposte ci sono, e sono tutti nelle mani dell\u2019umana intellingenza, dialogo  e ragionevolezza nelle soluzioni da cercare insieme.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3940-puo-leuropa-trarre-beneficio-dalle-migrazioni-seminario-della-ditchely-foundation-a-oxford<\/p>\n<p>4696<\/p>\n<p>EmiNews 2007<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20071121 17:26:00 redazione-IT Pu\u00f2 l\u2019Europa trarre beneficio dalle migrazioni? A Ditchley-Oxford, U.K. il 2-4 Novembre 2007, un seminario della Ditchely Foundation ha posto a 40 <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=21099\" title=\"3940 Pu\u00f2 l\u2019Europa trarre beneficio dalle migrazioni? 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