{"id":20895,"date":"2009-06-07T00:00:00","date_gmt":"2009-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=20895"},"modified":"2009-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2009-06-07T00:00:00","slug":"6316-gaza-il-modello-di-costruzione-delle-news-che-ha-unificato-i-tg-di-rai-e-mediaset","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=20895","title":{"rendered":"6316 GAZA: Il modello di costruzione delle news che ha unificato i tg di Rai e Mediaset"},"content":{"rendered":"<p>20090102 13:18:00 redazione-IT<\/p>\n<p>1. Il Glasgow Media Group e la Palestina<\/p>\n<p>Il Glasgow Media Group, una rete di accademici e ricercatori britannici che si occupa da oltre un trentennio di monitorare i media del Regno Unito, ha pubblicato nel 2006 un interessante testo di analisi sulla copertura che i media inglesi e scozzesi hanno dato al conflitto israelo-palestinese. La ricerca diretta da Greg Philo, uno dei teorici di punta del Glasgow Media Group, e da Mike Berry si chiama Bad News From Israel e non \u00e8 ovviamente tradotta in Italia dove la saggistica sui temi riguardanti l\u2019informazione risente sempre dell\u2019influenza e del controllo della comunicazione politica istituzionale. Philo e Berry hanno coordinato un lavoro sia di analisi qualitativa che quantitativa, da parte dei ricercatori del Glasgow, su 200 differenti edizioni di tg di BBC one e ITV News, ritenuti rappresentativi del panorama mediale britannico monitorando il conflitto israelo-palestinese in un periodo che va dal 2000 al 2002.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo sono state intervistate pi\u00f9 di 800 persone sulla ricezione delle notizie date dalla televisione in quel periodo. Tra gli intervistati, oltre a telespettatori presi a campione dalla popolazione, c\u2019erano anche specialisti del mondo dei media britannici come George Alagiah e Brian Hanrahan della BBC e Lindsey Hilsum di Channel Four e il regista Ken Loach. Questo per dare alla fase qualitativa delle interviste sia il taglio dell\u2019approfondimento legato al tema della ricezione, e della interpretazione, delle notizie da parte della popolazione sia quello della formazione delle categorie critiche rispetto alla costruzione simbolica del reale operata dai media tramite le notizie. A parte la specificit\u00e0 del tema, se si parla di Israele nel nostro paese \u00e8 facile incorrere nella incredibile accusa di \u201cantisemitismo di sinistra\u201d, un lavoro cos\u00ec sistematico, sofisticato nell\u2019impianto categoriale che usa \u00e8 ancora impensabile in Italia. Per diversi motivi: perch\u00e9 gli specialisti di comunicazione politica sono quasi tutti arruolati del mainstream, per lo stato di minorit\u00e0 teorica in materia di media di buona parte dell\u2019informazione alternativa, perch\u00e9 in materia di equilibrio dell\u2019informazione in tv in Italia il dibattito \u00e8 drogato dalla questione del conflitto di interessi di Berlusconi e dall\u2019illusione che una volta risolto questo conflitto le notizie possano tornare libere. Inoltre lavori come quello diretto da Philo e Berry in Italia rischiano di non trovare n\u00e9 editoria universitaria, strangolata dalle necessit\u00e0 di bilancio, n\u00e9 tantomeno editoria maggiore che deve sempre fare i conti, anche in quel campo, con la presenza di Berlusconi. Allo stesso tempo le autorit\u00e0 di controllo, nazionali e regionali, che commissionano lavori di monitoraggio della comunicazione lo fanno principalmente su criteri mainstream e non certo critici come quelli di Philo e Berry. E\u2019 il classico circolo vizioso: in Italia l\u2019intreccio tra media e politica produce la notizia generalista, le autorit\u00e0 di controllo, costituite dallo stesso intreccio, la monitorizzano secondo gli stessi criteri cognitivi che hanno prodotto questa notizia. E la situazione italiana \u00e8 per adesso lontana dallo sbloccarsi: nelle recenti vertenze su scuola, universit\u00e0 e Alitalia i movimenti i media li hanno semplicemente subiti senza capire che l\u2019agenda setting dei tg \u00e8 ormai la forza decisiva in ogni contrattazione sindacale, quella che sposta la bilancia a favore di istituzioni e imprenditori in ogni conflitto.<\/p>\n<p>2. I punti salienti della ricerca di Philo e Berry<\/p>\n<p>La ricerca diretta da Philo e Berry ha quindi un doppio valore: quello essere un lavoro critico e sistematico sui telegiornali come non ce ne sono in Italia, e quello di indicare lo standard di copertura e di ricezione delle notizie nel conflitto israelo-palestinese cos\u00ec come si \u00e8 formato in questi anni nella BBC e che, come possiamo constatare, riassume gli stessi standard complessivi dell\u2019informazione occidentale istituzionale in materia . Andiamo a vedere quindi i punti salienti dei risultati della analisi del lavoro diretto da Philo e Berry. Non prima di aver ricordato un fatto esemplare presente in questa ricerca: la stragrande maggioranza dei bambini uccisi durante la seconda intifada sono stati classificati nei tg britannici come vittime di crossfire, fuoco incrociato. Immaginate la dinamica reale, dei bambini che durante l\u2019intifada tirano pietre all\u2019esercito israeliano, e come \u00e8 stata riportata la notizia: dei ragazzi sempre e inevitabilmente vittime di uno scontro a fuoco incrociato tra truppe israeliane e palestinesi. Con questi ultimi spesso rappresentati o come coloro che si fanno scudo dei bambini o come coloro che hanno scatenato gli incidenti che hanno prodotto il crossfire.<\/p>\n<p>Ecco i risultati salienti della ricerca diretta da Philo e Berry<\/p>\n<p>1) Sul piano della percezione delle notizie nei tg monitorati, gli spettatori intervistati si sono detti confusi nella ricezione dell\u2019insieme del conflitto mentre allo stesso tempo hanno assimilato chiaramente gli argomenti e i linguaggi espressi nei comunicati ufficiali del governo israeliano. Questo anche a causa del fatto che, mediamente, gli israeliani sono stati intervistati oltre il 100% in pi\u00f9 delle volte rispetto ai palestinesi e in un contesto di interviste pi\u00f9 chiaro e approfondito.<\/p>\n<p>2) Nell\u2019insieme delle cronache e dei commenti \u00e8 largamente maggioritaria la presenza dei commenti ufficiali del governo di Israele. Sul primo canale della BBC \u00e8 stata norma intervistare due israeliani ogni palestinese. A supporto delle tesi israeliane sono stati intervistati una serie di parlamentari Usa apertamente a favore di Israele. Quest\u2019ultima categoria di intervistati sulla questione israelo-palestinese \u00e8 apparsa su BBC one pi\u00f9 di qualsiasi altro parlamentare non britannico sullo stesso tema e in misura almeno due volte superiore a quella di qualsiasi parlamentare britannico intervistato sul tema.<\/p>\n<p>3) Un altro grande fattore di confusione, per gli spettatori intervistati, \u00e8 stata l\u2019assenza di contestualizzazione storica del conflitto israelo-palestinese. Di conseguenza, buona parte degli spettatori britannici non sapeva neanche \u201cchi\u201d stesse effettivamente occupando i territori occupati, se gli israeliani o addirittura i palestinesi. Praticamente nessuno sapeva che gli israeliani controllano acqua e risorse dei palestinesi. Diversi spettatori intervistati credevano che i palestinesi volessero occupare territori israeliani facendogli fare la fine dei \u201cterritori gi\u00e0 occupati dai palestinesi\u201d<\/p>\n<p>4) Siccome non \u00e8 presente nessuna ricostruzione storica degli eventi, la tendenza dei telespettatori intervistati \u00e8 di concepire gli eventi come \u201ciniziati\u201d con l\u2019azione dei palestinesi. Quindi praticamente qualsiasi battaglia o incidente in corso viene concepito dai telespettatori come iniziato dai palestinesi con successiva risposta israeliana. Gli storici del futuro avranno cos\u00ec enormi problemi a sostenere tesi differenti da questa versione, ormai implementata nella percezione generale dello scontro israelo-palestinese. Come dice un ventenne intervistato dal Glasgow Media Group \u201cpensi sempre che i palestinesi siano gente aggressiva dopo quello che hai visto in tv\u201d.<\/p>\n<p>5) Nella costruzione delle notizie gli insediamenti dei coloni sono sempre rappresentati come comunit\u00e0 vulnerabili piuttosto che come istituzioni che hanno un ruolo decisivo nell\u2019occupazione dei territori. Come riportato da Bad News from Israel i coloni occupano il 40% del West Bank. La grande maggioranza dei telespettatori intervistati non solo non aveva alcuna idea di questa percentuale ma si \u00e8 sempre rappresentata gli insediamenti di coloni come quella di piccoli gruppi isolati entro un enorme territorio palestinese.<\/p>\n<p>6) Una netta differenza di enfasi nella rappresentazione delle morti israeliane rispetto a quelle palestinesi (che, durante la seconda intifada, sono state almeno tre volte superiori a quelle israeliane). Nella settimana del marzo 2002 in cui pi\u00f9 alto in assoluto \u00e8 stato il numero dei decessi palestinesi \u00e8 stato dato comunque pi\u00f9 spazio, in termini di minuti e di rilievo della notizia, alle morti israeliane. I termini quali \u201cmacelleria\u201d, \u201catrocit\u00e0\u201d, \u201cbrutale assassinio\u201d, \u201cselvaggio omicidio a sangue freddo\u201d sono stati usati per definire solo omicidi di cittadini israeliani e mai, in nessun caso statistico quindi, per definire l\u2019uccisione di palestinesi. Per i bambini palestinesi, come abbiamo visto, c\u2019\u00e8 il metodo di definirli come vittime del fuoco incrociato. Originato dai palestinesi. Diversi telespettatori intervistati sulla percezione del fenomeno mediato dalle news hanno detto che \u201cle vittime israeliane sono in numero almeno cinque volte superiori a quelle palestinesi\u201d. Un sovvertimento della realt\u00e0 statistica di tipo spettacolare.<\/p>\n<p>Gli impressionanti risultati di questo lavoro di Philo e Berry mostrano una copertura mediale di applicazione fatta di disinformazione e propaganda lunga due anni e coestensiva con tutta la fase acuta della seconda intifada. E stiamo parlando della BBC, un media che, anche in questi anni, ha saputo mantenere caratteri di indipendenza essendo risultato per questo estremamente sgradito al governo Blair prima, dopo e durante l\u2019invasione dell\u2019Iraq del 2003, appena un anno dopo i fatti rilevati dal Glasgow Media Group. La BBC nel caso israelo-palestinese, ovviamente per decisione congiunta tra piano politico istituzionale e quello mediale editoriale che non \u00e8 stata cos\u00ec salda sulla questione Iraq, rappresenta quindi un modello di come queste tattiche di costruzione della notizia possano applicarsi sistematicamente e con pieno successo alla disinformazione e alla propaganda in materia di comprensione del conflitto, di rapporti di forza tra le parti e la sostanza delle posizioni politiche, toccando persino la stessa comprensione geografica della zona e la proporzione del numero di morti tra gli schieramenti.<br \/>\nQuesto genere di tattiche, di cui il testo di Philo e Berry rappresentano eloquente capacit\u00e0 di comprensione, non \u00e8 per\u00f2 isolabile al solo conflitto israelo-palestinese. Si tratta infatti di un corpo di applicazioni mediali in materia di disinformazione e propaganda che, pur essendosi formate durante gli anni \u201980 nel mondo occidentale (si veda la vicenda della copertura mediale della guerra delle Falkland), trovano una diffusione e una legittimazione globale nel periodo della prima guerra del golfo all\u2019inizio degli anni \u201990. La caduta del muro di Berlino ha avuto come conseguenza anche l\u2019unificazione della comunicazione televisiva e, con la guerra del Golfo del \u201991, questo genere di tattiche ha trovato una legittimazione nel sistema mediale del nuovo mondo delle comunicazioni. L\u2019applicazione al caso israelo-palestinese da parte della BBC non rappresenta quindi l\u2019anomalia ma la norma di un genere di tattiche di costruzione del reale da parte del media mainstream ufficiale di tipo occidentale. Che a partire dall\u2019inizio degli anni \u201990 si \u00e8 costruito come egemonia e norma linguistica delle infrastrutture tecnologica di senso delle comunicazioni globali.<\/p>\n<p>3. Il caso italiano<\/p>\n<p>Nel caso italiano possiamo tranquillamente affermare che questo modello di costruzione delle notizie, e quindi della realt\u00e0, sia applicabile non solo nei punti salienti rilevati nel lavoro diretto da Philo e Berry ma anche in quelli della recezione da parte dalla popolazione del nostro paese in termini simili rispetto a quella britannica. I sei punti emersi dallo studio del Glasgow Media Group, sia nell\u2019aspetto di costruzione delle notizie che in quello della loro ricezione, rappresentano quindi una formidabile anticipazione su come i media italiani tratteranno la questione israelo-palestinese e di come nel nostro paese questo sar\u00e0 recepito per tutto il conflitto apertosi di recente. Basta rileggere le categorie emerse in Bad News From Israel per poter classificare le notizie dei tg di questi giorni, sia del servizio pubblico che delle tv private, nel novero delle tattiche di propaganda e disinformazione operate a favore di una percezione positiva dell\u2019agire dello stato di Israele nel conflitto.<br \/>\nPossiamo dire che in Italia l\u2019attenzione all\u2019applicazione delle tattiche di disinformazione e di propaganda sulla vicenda di Gaza \u00e8 cominciata prima del conflitto. Infatti, la notizia dell\u2019imminente attacco a Gaza, quando sui tg tedeschi aveva gi\u00e0 preso piede entro una copertura internazionale degli effetti della crisi, \u00e8 stata abbondatemente sepolta sotto le notizie dedicate al maltempo e all\u2019interruzione dei sentieri di montagna e rappresentata unanimemente come \u201coperazione chirurgica\u201d, limitata, di breve durata ed escludente la popolazione nei suoi effetti. Il fatto che la breve durata dell\u2019operazione sia stata smentita dallo stesso governo israeliano il giorno dopo, senza che i tg italiani abbiano dato notizia di questa contraddizione, mostra il doppio lavoro fatto a favore di Israele da parte dei tg italiani a reti unificate. Il primo neutralizzando la portata della notizia dell\u2019attacco a Gaza , tenendo cos\u00ec calma l\u2019opinione pubblica italiana ed evitando l\u2019 \u201deffetto concerto\u201d a livello di attenzione dell\u2019 opinione pubblica europea, il secondo evitando di contraddire il governo israeliano su una contraddizione palese rispetto a dichiarazioni cos\u00ec importanti.<br \/>\nIl giorno dell\u2019attacco israeliano a Gaza, viste queste premesse, ha rappresentato una delle tante Caporetto della libert\u00e0 di informazione in Italia. Per rappresentare l\u2019attacco chirurgico il media mainstream italiano ha estrapolato 155 (sui 200 complessivi) morti tra la polizia palestinese battezzandoli come \u201cla polizia di Hamas\u201d, quando invece si tratta di giovani universitari che si arruolano nella polizia municipale per sfuggire alla disoccupazione e che non sono inquadrabili come Hamas. Il capo della polizia municipale deceduto \u00e8 stato frettolosamente ribattezzato come \u201cil capo della polizia di Hamas\u201d per dare l\u2019idea del fatto che era stato colpito un bersaglio eccellente e che, insomma, \u201csolo\u201d 45 morti su 200 bersagli colpiti possono essere classificati come effetti collaterali di una operazione chirurgica. In realt\u00e0 secondo fonti della cooperazione internazionale si \u00e8 semplicemente sparato nel mucchio, compresa una scuola elementare, e nessun obiettivo sensibile o capo storico di Hamas \u00e8 stato colpito il primo giorno. Del resto la verit\u00e0 non la si pu\u00f2 dire: se si vuol colpire una organizzazione bisogna fare terra bruciata del consenso che ha dalla popolazione circostante. Come \u00e8 stato sperimentato nella \u201cmissione di pace\u201d afghana, quella tenuta in piedi dal centrodestra e dal centrosinistra, dove si bombardano i villaggi per suggerire, ai villaggi restanti, che \u00e8 meglio non dare solidariet\u00e0 alla resistenza.<br \/>\nUna volta costruita, anche se in maniera approssimativa, l\u2019operazione chirurgica i tg unificati sono passati a rappresentare le reazioni politiche. Nei tg italiani la sproporzione, due israeliani intervistati ogni palestinese, tenuta dalla BBC \u00e8 stata abbondantemente sorpassata. Nel tg1 delle 20,00 di sabato 27 il monologo delle posizioni ufficiali del governo israeliano \u00e8 stato interrotto da un brevissimo flash di un rappresentante di Hamas che \u00e8 stato solo citato nella seguente frase \u201c\u00e8 stata una provocazione\u201d senza possibilit\u00e0 di far aggiungere una lettura dei fatti da parte di quella che \u00e8 comunque una componente del conflitto. Ma dopo le posizioni politiche delle parti in conflitto, rappresentate in modo cos\u00ec sbilanciato, si \u00e8 passati alla fase del commento. Il tg1 ha intervistato una giornalista del Corriere della Sera che ha semplicemente ripetuto le tesi del governo israeliano aggiungendo persino un beffardo \u201cla guerra in fin dei conti fa comodo anche ad Hamas perch\u00e9 la popolazione palestinese tende a stringersi attorno a chi \u00e8 attaccato\u201d.<br \/>\nL\u2019aspetto sicuramente caratteristico dei media italiani sta poi nel fatto che non sono neanche in grado di mantenere le forme. L\u2019inviato dal fronte del tg1 delle 13,30 di domenica 28 ha testualmente detto in diretta \u201ccito direttamente le conclusioni del briefing riservato delle forze militari israeliane al quale ho avuto l\u2019onore di partecipare\u201d. Siccome i briefing riservati in momenti di crisi si fanno solo con i media strettamente amici, il giornalista italiano non si \u00e8 reso probabilmente conto dell\u2019enormit\u00e0 che ha detto in diretta: ha semplicemente sputtanato il ruolo di imparzialit\u00e0 apparente, buona norma di ogni giornalista schierato che fa lavoro di propaganda, per l\u2019ansia di rivelare uno scoop. Del resto nella serata del 28 la Rai ha trasmesso una intervista praticamente a reti unificate del ministro degli esteri israeliano, futuro candidato a primo ministro.<br \/>\nNel circuito ufficiale dei media italiani si somma quindi la consolidata propaganda usata su temi nazionali, in funzione anche nettamente antisindacale, a quella di tipo internazionale. E quest\u2019ultima \u00e8 leggibile e riconoscibile secondo modelli consolidati dall\u2019inizio degli anni \u201990 e che sono stati isolati dalla ricerca del Glasgow Media Group in questo lavoro sulla copertura britannica delle notizie sul conflitto israelo-palestinese.<br \/>\nE qui tanto per sparare sulla croce rossa bisogna ricordare che il centrosinistra, nelle sue varie articolazioni, in quasi un quindicennio dopo il referendum del \u201995 sulla concentrazione proprietaria delle tv, ha mai messo in discussione questo sistema di integrazione tra politica e notizie sia sul piano nazionale che su quello internazionale. Perch\u00e9 n\u00e9 \u00e8 parte integrante. Per questo l\u2019emergenza democratica dell\u2019informazione in Italia non ha mai fatto veramente parte dell\u2019agenda politica mainstream.<br \/>\nViene quindi da lontano il modello sovranazionale di copertura delle notizie: oltre a influenzare l\u2019opinione pubblica, strutturare la percezione dei fatti quando i partiti sono televisivi (ovvero sempre) detta direttamente l\u2019agenda politica. E inoltre influenza la politica estera perch\u00e9 questa la si fa sempre sul modo di coprire televisivamente i fenomeni. Non a caso una copertura televisiva globale sostanzialmente favorevole alla guerra all\u2019Iraq ha favorito politicamente l\u2019invasione del 2003, nonostante che l\u2019opinione pubblica mondiale fosse contraria. Il modello di integrazione tra politica e media \u00e8 questo: applicare tattiche di disinformazione e di propaganda alle notizie. Se l\u2019opinione pubblica le recepisce bene, se no agire ugualmente. Tanto alla lunga l\u2019opinione pubblica sfavorevole si disgrega mentre i media agiscono tutti i giorni plasmando e rimodulando la realt\u00e0 politica.<br \/>\nE\u2019 d\u2019obbligo un parere da rivolgersi alle organizzazioni che si occupano di solidariet\u00e0 con la Palestina, in questo contesto. A nostro avviso si tratta di intensificare le manifestazioni sotto la Rai e sotto Mediaset pretendendo di contrattare l\u2019agenda setting delle notizie, delegittimando il ruolo di informazione di queste sedicenti televisioni. La solidariet\u00e0 con la popolazione palestinese passa oggi da ci\u00f2 che circola su antenne e parabole satellitari.<\/p>\n<p>mcs<\/p>\n<p>http:\/\/www.rekombinant.org<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n6316-gaza-il-modello-di-costruzione-delle-news-che-ha-unificato-i-tg-di-rai-e-mediaset<\/p>\n<p>7052<br \/>\nEmiNews 2009<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20090102 13:18:00 redazione-IT 1. 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