{"id":20639,"date":"2009-06-07T00:00:00","date_gmt":"2009-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=20639"},"modified":"2009-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2009-06-07T00:00:00","slug":"6543-arance-amare-vivere-alla-giornata-tra-rosarno-e-gioia-tauro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=20639","title":{"rendered":"6543 Arance amare. Vivere alla giornata tra Rosarno e Gioia Tauro"},"content":{"rendered":"<p>20090127 14:36:00 redazione-IT<\/p>\n<p>Costretti a vivere in capannoni abbandonati, senza luce n\u00e9 acqua. Impiegati in nero, alla giornata, per una paga che raramente supera i 25 euro. Sono almeno 2.000 persone. Molti senza documenti<\/p>\n<p>ROSARNO &#8211; Costretti a vivere in capannoni abbandonati, senza luce n\u00e9 acqua. Impiegati in nero, alla giornata, per una paga che raramente supera i 25 euro. Sono i raccoglitori delle arance della campagna tra Rosarno, San Ferdinando e Rizziconi, in provincia di Reggio Calabria. Sono almeno 2.000. Sono tutti immigrati: ghanesi, marocchini, ivoriani, maliani, sudanesi. E quasi tutti senza documenti. \u00c8 una storia che dura da vent&#8217;anni. Arrivano a dicembre, per l&#8217;inizio della raccolta dei mandarini. E vanno via a marzo, dopo la raccolta delle arance. Quest&#8217;anno per\u00f2 la stampa nazionale si \u00e8 accorta di loro. \u00c8 successo lo scorso 13 dicembre, quando alcune centinaia di immigrati africani hanno marciato verso il centro di Rosarno, sfasciando qualche cassonetto per protesta.<\/p>\n<p>Il giorno prima, due ragazzi ivoriani di 20 e 21 anni erano stati feriti dagli spari di una pistola. Una ritorsione, secondo gli inquirenti, dopo una rapina andata male. A un mese dai fatti, siamo tornati a Rosarno. Abbiamo visitato le baraccopoli. Siamo usciti all&#8217;alba sulle piazze dove si cerca lavoro. E abbiamo scoperto una situazione molto complessa. Dove i proprietari degli aranceti sono i figli dei braccianti che fecero le lotte per le occupazioni delle terre dopo il fascismo. Dove ogni domenica una signora di 85 anni prepara da mangiare agli immigrati che vivono nella vecchia fabbrica in citt\u00e0. E dove un gruppo di avvocati sta cercando di aiutare gli immigrati senza documenti, che qua sono praticamente tutti.<\/p>\n<p>Eppure le contraddizioni restano. L&#8217;emergenza abitativa nelle baraccopoli ricavate dentro le due vecchie fabbriche alla Rognetta e alla Cartiera \u00e8 evidente. Mancano servizi igienici, acqua corrente, elettricit\u00e0 e riscaldamento. &quot;Molti si ammalano qui\u201d, dice Saverio Bellizzi, coordinatore del progetto a Rosarno di Medici senza frontiere. Le condizioni di lavoro sono dure. Ma non c&#8217;\u00e8 lo stesso caporalato della Puglia. La maggior parte delle aziende agricole sono di piccoli produttori. Che vengono direttamente in piazza, ogni mattina, a caricare i quattro o cinque braccianti di cui avranno bisogno per al massimo una settimana. E non sono nemmeno negrieri. In una diffusa economia sommersa, qua il lavoro nero \u00e8 la norma. E la paga di 25 &#8211; 28 euro per le otto ore di lavoro, non \u00e8 cos\u00ec distante dai 32 euro negoziati dal contratto provinciale di Reggio Calabria. I produttori risparmiano soprattutto sui contributi. Un lavoratore in regola costerebbe sui 40 euro lordi. Ma il settore degli agrumi \u00e8 in profonda crisi. Le clementine si riescono ancora a vendere a 28 centesimi al chilo. Ma il prezzo delle arance \u00e8 crollato a 7 centesimi. Eppure nei supermercati si comprano a oltre un euro. Colpa dei tanti passaggi della trasformazione. E di un cartello che \u2013 in terra di mafia \u2013 ha bloccato lo sviluppo delle cooperative create negli anni passati dai piccoli produttori. <\/p>\n<p>Cos\u00ec lo sfruttamento \u2013 come un domino \u2013 si ripercuote sull&#8217;ultimo anello della catena: i lavoratori. Assunti senza tutela. Anche nel caso dei comunitari, che vengono ingaggiati, per non aver problemi con l&#8217;ispettorato del lavoro, ma ai quali non sempre vengono pagate le effettive giornate di lavoro. Senza parlare dei non comunitari. Quasi tutti senza permesso di soggiorno. Quasi tutti non potranno regolarizzarsi per i prossimi dieci anni, avendo ricevuto un decreto di espulsione con divieto di reingresso in Italia. E allora il problema sembra trascendere Rosarno. C&#8217;\u00e8 in Italia un esercito di uomini illegali, costretti alla clandestinit\u00e0 dai meccanismi della legge sull&#8217;immigrazione, che vagano da una campagna all&#8217;altra del sud. Seguendo le stagioni: i pomodori a Foggia, le arance a Rosarno, le primizie a Caserta, le olive ad Alcamo, le patate a Cassibile. E vanno cos\u00ec a tappare i buchi di un&#8217;agricoltura che al sud \u00e8 sempre pi\u00f9 in crisi. In quello stesso sud che dopo la seconda guerra mondiale si distinse per le dure lotte contadine del movimento delle occupazioni delle terre. <\/p>\n<p>(Gabriele Del Grande)<\/p>\n<p>__________________<\/p>\n<p>Un inferno chiamato Rosarno<br \/>\nda Il Manifesto del 20 dicembre 2006<\/p>\n<p>Il lavoro stagionale e schiavistico nei campi della piana di Gioia Tauro, per conto della \u2019ndrangheta e per pochi euro all\u2019ora. Il razzismo, le spedizioni punitive e la prostituzione. E per alloggio un\u2019ex cartiera abbandonata. Viaggio tra gli immigrati di Rosarno, Calabria.<br \/>\nNell\u2019Italia che non si vede<\/p>\n<p>Alessio Magro<br \/>\nRosarno &#8211; Stanno sul bordo della strada, con le buste di plastica in mano, gli stivali di gomma ai piedi. Aspettano di essere scelti per una giornata di lavoro.<br \/>\nCome al mercato degli schiavi. Sono l\u2019esercito delle arance, le braccia che mandano avanti i campi nella piana di Gioia Tauro, profonda Calabria. Aspettano i caporali, con i loro pick-up, pronti a spaccarsi la schiena dieci o dodici ore per 20-25 euro. Aspettano, attenti a non farsi investire dalle auto che passano sulla Nazionale, perch\u00e9 a Rosarno i marciapiedi non ci sono. E perch\u00e9 c\u2019\u00e8 chi fa a gara a colpire il negro o il rumeno. Chi \u00e8 fortunato acquista il diritto ad essere sfruttato. Ma anche quello si paga: 5 euro a testa per il trasporto fino agli aranceti. A volte bisogna farsela a piedi. Li vedi in fila dietro il guard-rail, tre-quattro chilometri sull\u2019autostrada per abbreviare il tragitto. Gli altri tornano a casa, si fa per dire.<br \/>\nStorie comuni. Lo sbarco a Lampedusa, il trasferimento al cpt di Isola Capo Rizzuto. E da l\u00ec \u00abmi hanno mandato a Milano\u00bb, dice Marco. \u00c8 senegalese, si fa chiamare cos\u00ec. Mille euro per scappare dal Sant\u2019Anna, i documenti sequestrati fino al saldo della somma. Poi i trasferimenti seguendo il ritmo della campagna. Le metropoli del Nord, le serre del salernitano, d\u2019estate i pomodori a Foggia, poi Pachino e in autunno le arance a Rosarno. Campania, Puglia, Sicilia, Calabria. Camorra, sacra corona unita, \u2019ndrangheta e mafia. Nelle mani dell\u2019agenzia schiavi, un\u2019organizzazione ben oleata. Lo dicono anche le recenti inchieste della Dda di Catanzaro: una cellula smista i connazionali dove c\u2019\u00e8 lavoro, la centrale operativa \u00e8 a Crotone, i collegamenti in tutt\u2019Italia.<br \/>\nDietro non pu\u00f2 non esserci una regia occulta, i boss che non hanno mai lasciato le campagne. Richiedono la manodopera, mettono a disposizione i mezzi di trasporto e si arricchiscono nell\u2019ombra.<br \/>\nAnche a Rosarno ad aiutare i padroni italiani ci sono i kap\u00f2 stranieri. Curano la logistica, assoldano le braccia, tengono a bada la propria gente, con le buone o con le cattive. E, perch\u00e9 no, tengono i contatti con le autorit\u00e0, che fanno finta di non vedere. Niente controlli, nessuna tutela. Sono fantasmi che servono per mandare avanti l\u2019industria degli agrumi. E allora, durante la stagione della raccolta, le sirene tacciono. Poi arrivano le retate ad orologeria: qualche arresto, un pugno di espulsioni per far quadrare i conti. Ogni tanto un blitz: botte e sconquassi per rimettere ordine nei periodi di tensione.<br \/>\nDalla fine degli anni \u201990, il sistema si \u00e8 perfezionato. E Rosarno \u00e8 diventata forse il luogo dove la Bossi-Fini ha dato i suoi frutti pi\u00f9 amari. Un fallimento totale. O, se si cambia punto di vista, un successo pieno. Senegalesi, ghanesi, liberiani, ivoriani, la gran parte costretti alla clandestinit\u00e0 o comunque al lavoro nero. Perch\u00e9 il sistema dei flussi si basa sulla percentuale di disoccupati: pi\u00f9 stranieri al Nord, dove c\u2019\u00e8 pi\u00f9 lavoro. Al Sud la richiesta \u00e8 alta nei periodi di raccolta, ma nei campi non ci va pi\u00f9 nessuno. Dunque, l\u2019accesso regolare alle campagne \u00e8 negato ai migranti. Ci sono poi i richiedenti asilo che non possono lavorare, ma sono costretti a farlo per sopravvivere, a qualunque condizione. E cos\u00ec accanto alle poche centinaia di stranieri regolari, in autunno lavorano pi\u00f9 di quattromila migranti fuori dalla legge, sfruttati all\u2019inverosimile. I falsi braccianti rosarnesi prendono il sussidio senza far nulla. E la \u2019ndrangheta ringrazia.<br \/>\nIn pochi possono permettersi una casa. E se riescono ad affittare quattro mura, dormono in sei o sette in una stanza. Per le badanti dell\u2019Est le opportunit\u00e0 sono maggiori. Anche i rumeni se la passano un po\u2019 meglio, per loro c\u2019\u00e8 il lavoro nei cantieri edili. Uomini di fatica a 50 euro a giornata. Ma i soprusi e gli infortuni sono di routine. Se ti ammali, poi, nessuno ti aiuta.<br \/>\n\u00abIl padrone non mi ha pagato, ho il braccio rotto e non riesco pi\u00f9 a lavorare\u00bb. Dimitri, 23 anni, dalla Romania in Italia per sfiancarsi sui ponteggi. Accade che qualcosa va storto, una manovra errata e una caduta. Con una mano sola non si pu\u00f2 lavorare e allora a casa senza un euro.<br \/>\nPer gli africani \u00e8 ancora pi\u00f9 dura. Vivono in miseria negli angoli pi\u00f9 degradati della squallida Rosarno. Denigrati, emarginati, colpiti dal razzismo di chi ha dimenticato i parenti \u00abgermanesi\u00bb, gli emigranti di Little Italy o Marcinelle. A pochi passi dalla stazione, un recinto di ferro sigilla villa Fazzari. Abbandonata dopo la confisca al boss. E lo sgombero. L\u00ec ci vivevano fino a qualche anno fa i campesinos della Piana. Un\u2019occupazione insopportabile per gli \u2019ndranghetisti. Pi\u00f9 gi\u00f9, sotto un cavalcavia, un gruppo di disperati ha sistemato le proprie cose. Vengono dall\u2019Africa sub-sahariana. Vivono senz\u2019acqua e luce. Mangiano quando possono alla mensa della Caritas.<br \/>\nParlano poco, sguardo basso, ascoltano e stanno zitti.<br \/>\nUn motorino d\u2019altri tempi s\u2019avvicina. A bordo un ragazzo senza casco, riccioli e occhi neri. Abdul vive in un casolare a due passi dal commissariato di polizia. Si entra per uno squarcio tra le lamiere. Un gruppetto esce da uno stanzone. Fumano, ridono, sembrano immuni alla fatica. Dentro dieci materassi, il fornello e poco altro. Poco pi\u00f9 gi\u00f9 un pozzetto per l\u2019acqua. E oltre lo slargo di terra battuta, sotto il viadotto dell\u2019A3, una casetta con l\u2019orto. Ci abita una famiglia straniera. Ma l\u2019accesso \u00e8 off-limits. Sono loro a riscuotere l\u2019affitto da Abdul. Alle spalle della cittadina, il primo avamposto dei sans papiers. Si va lungo la Nazionale, poi una sterrata attraversa un torrente. Un camioncino sbarra il passo. \u00c8 carico di lastre di eternit, retaggio di una demolizione da smaltire a costo zero. Oltre la fiumara un fabbricato nudo e abbandonato. Ci vivono in cinquanta. Come meglio possono.<br \/>\nL\u2019hotel Africa di Rosarno \u00e8 a pochi chilometri, lungo la strada che va a San Ferdinando e al porto di Gioia. Un\u2019ex cartiera abbandonata e sventrata. Dentro in pochi, ad attendere i fratelli che tornano dai campi, ciondolando nel cortile o stesi nelle tende da campeggio sistemate al piano terra. Una lambretta s\u2019avvicina al varco. Un urlo, \u00abcurnuti\u00bb. L\u2019uomo alla guida s\u2019accorge delle presenze estranee, ingrana la marcia e riparte. I ragazzi dell\u2019hotel Africa neanche ci fanno caso, sono abituati a tutto. Alle violenze e alle minacce, alle botte e alle spedizioni punitive. Oltre l\u2019accampamento, nel retro dello stabile, uno spazio per le donne. Spesso sono costrette a prostituirsi, carne da bordello.<br \/>\nLo scorso gennaio, quattro di loro hanno avuto il coraggio di denunciare i loro aguzzini senegalesi. C\u2019era anche il bar per i clienti italiani, poi il sesso mercenario nei box di cartone. Prima era cos\u00ec per tutti, l\u2019affitto per un materasso e due metri quadri di spazio con le pareti fatte di scatole da imballaggio, l\u2019acqua in cortile. Adesso qualcosa \u00e8 cambiato. Da quando in inverno i ragazzi del circolo Ds \u00abPeppe Valarioti\u00bb hanno messo in pratica gli insegnamenti dell\u2019ex sindaco antimafia Peppino Lavorato, il primo ad occuparsi dei migranti di Rosarno. Le visite ogni domenica, il dialogo per conquistare la fiducia, un aiuto fin dove si pu\u00f2. Come nel caso di Victor, nigeriano, in fuga dalle persecuzioni. \u00c8 finito a Rosarno dopo il lavoro in fabbrica nel Nord-Est. Il primo giorno ha perso due dita, qualcuno aveva rimosso la sicura dal macchinario. Poi un\u2019operazione ai polmoni andata male, le medicine salvavita che costano troppo. Difficili i ricorsi per chi non ha nulla.<br \/>\nDifficile far valere i propri diritti senza un avvocato di fiducia. Ci hanno pensato i ragazzi del centro sociale Angelina Cartella di Reggio: un pool di legali segue le pratiche di un gruppo di migranti, i pi\u00f9 fortunati, quelli che hanno con s\u00e9 i documenti per ottenere l\u2019asilo ed evitare l\u2019espulsione.<br \/>\nDa tempo Rifondazione presidia l\u2019ex cartiera. I Giovani comunisti hanno anche girato un video, dopo il blitz antidroga dei carabinieri in primavera: un pugno di arresti, l\u2019intero stabile messo a soqquadro, in centinaia sbattuti in strada. Dopo la visita del parlamentare no global Francesco Caruso e il caso-choc dei pomodori in Puglia, la deputata Angela Lombardo ha lanciato l\u2019idea di una commissione conoscitiva sulla raccolta dei prodotti ortofrutticoli nel Meridione, a Foggia come a Rosarno.<br \/>\nQualcosa si \u00e8 mosso anche grazie a Medici senza frontiere, che ha attivato da aprile un servizio di assistenza medica con l\u2019aiuto dell\u2019Asl e di mediatori culturali. E anche per merito del neo sindaco Carlo Martelli. \u00abStiamo per acquistare la vecchia cartiera per farne un ostello, garantire posti letto, una doccia, mense, cucine, servizi igienici\u00bb. I Comuni di Rosarno e San Ferdinando hanno stanziato 20 mila euro ciascuno per un primo intervento di bonifica dell\u2019ex cartiera. Per rimuovere i detriti, l\u2019amianto, l\u2019immondizia. Ma per il centro ne serviranno almeno 200mila. \u00abLa mia posizione non \u00e8 molto ortodossa.<br \/>\nSi parla di irregolari &#8211; dice il sindaco &#8211; ma non posso fare finta di non vederli. Sono 4mila persone, in un paese di 15mila abitanti\u00bb. La rivoluzione della normalit\u00e0. A sera il ritorno, tutti in fila. Scuri, stanchi, sporchi. Le auto sfilano accanto. Ma non si curano di loro, guardano e passano.<\/p>\n<p>[ mercoled\u00ec 20 dicembre 2006 ]<\/p>\n<p>www.redattoresociale.it<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n6543-arance-amare-vivere-alla-giornata-tra-rosarno-e-gioia-tauro<\/p>\n<p>7276<br \/>\nEmiNews 2009<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20090127 14:36:00 redazione-IT Costretti a vivere in capannoni abbandonati, senza luce n\u00e9 acqua. Impiegati in nero, alla giornata, per una paga che raramente supera i <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=20639\" title=\"6543 Arance amare. 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