{"id":19671,"date":"2009-06-07T00:00:00","date_gmt":"2009-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=19671"},"modified":"2009-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2009-06-07T00:00:00","slug":"7539-pensare-la-societa-nel-xxi-secolo-soggetti-istituzioni-formazioni-sociali-per-il-rinnovamento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=19671","title":{"rendered":"7539 &#039;Pensare la societa nel XXI secolo. Soggetti, istituzioni, formazioni sociali per il rinnovamento"},"content":{"rendered":"<p>20091016 12:37:00 redazione-IT<\/p>\n<p>Italian-American Conference, 15, 16 e 17 ottobre 2009 tra Pisa e Santa Croce sull&#8217;Arno.<br \/>\nL&#8217;iniziativa che ha per titolo &#8216;Pensare la societa nel XXI secolo. Soggetti, istituzioni, formazioni sociali per un rinnovamento democratico&#8217;, \u00e8 organizzata dal Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell&#8217;Universit\u00e0 di Pisa in collaborazione con l&#8217;Universit\u00e0 del Salento.<\/p>\n<p>Al convegno partecipano studiosi italiani e americani (statunitensi e latinoamericani) che approfondiranno i temi insieme con politici e rappresentanti istituzionali. Il 15 \u00e8 prevista la presenza degli onorevoli Carlo Casini e Fausto Bertinotti, mentre il 16 il presidente della Camera Fini terr\u00e0 un intervento su &#8216;Democrazia, le sfide del XXI secolo&#8217;. Questa edizione dell&#8221;Italian-American Conference&#8217;, la sesta, offrir\u00e0 anche una tribuna per i giovani studiosi di scienze sociali e politiche, che saranno autori di diverse comunicazioni scientifiche, e si aprir\u00e0 al territorio coinvolgendo, nell&#8217;ultima giornata, una delle aree pi\u00f9 vivaci della provincia, quella di Santa Croce sull&#8217;Arno. <\/p>\n<p>Pubblichiamo di seguito la relazione del prof Orlando Lentini dell&#8217;Universit\u00e0 Federico II\u00b0 di Napoli<br \/>\ndal titolo: &quot;Una prospettiva liberal per il mondo&quot;. Orlando Lentini \u00e8 anche autore di un interessante recente libro, &quot; La sinistra americana pensa il mondo&quot;, Milano, Angeli 2008<\/p>\n<p>Una prospettiva liberal per il mondo    <\/p>\n<p>Orlando Lentini (Universit\u00e0 di Napoli) <\/p>\n<p>  Nonostante il suo successo, il termine liberal  appare ancora piuttosto ambiguo. Nella tradizione politica americana da cui proviene, liberal \u00e8 considerato chi sulla base  dei Federalist Papers, della Costituzione americana e del Bill of Rights, ha adottato una prospettiva di liberalismo sociale che si sovrappone senza grandi difficolt\u00e0 alla prospettiva socialdemocratica.<\/p>\n<p>  Se dalla storia delle dottrine o del pensiero politico ci spostiamo verso la storia della produzione di sistemi di norme e valori e di aspettative condivise, possiamo osservare come questa prospettiva liberal si sia definita attraverso l\u2019elaborazione politologica della complessiva esperienza del New Deal. Il New Deal, muovendo da una crisi epocale, produce un modello di intervento sociale e una mentalit\u00e0, definita liberal, che porta ad una nuova sintesi il tipo di uomo che dovrebbe operare in una societ\u00e0 capitalista temperata da solidariet\u00e0 e welfare. Il liberal \u00e8, o dovebbe essere, il cittadino attivo di un ordine politico democratico1.<\/p>\n<p>  La parola tuttavia assume il suo valore soltanto se connessa all\u2019esperienza che l\u2019ha prodotta e utilizzata. Cos\u00ec liberal si connette a liberalism e American liberalism, cio\u00e8 ad una tradizione che ha un corrispettivo europeo, ma che negli Stati Uniti specie dopo la Grande guerra ha subito una radicale trasformazione, a causa di quella che possiamo chiamare una metamorfosi corporata del capitalismo americano, cio\u00e8 la sua trasformazione in un capitalismo dominato dalle societ\u00e0 per azioni giganti (giant corporations).<\/p>\n<p>  La metamorfosi corporata del capitalismo americano, che avrebbe poi plasmato a sua immagine il capitalismo mondiale del XX secolo, produsse anche il suo liberalismo, che la storiografia progressista ha denominato liberalismo corporato (corporate liberalism). Il corporate liberalism ha convissuto col liberalismo progressista, ed ha combattuto insieme ad esso e a tutte le forze democratiche la guerra contro il nazifascismo, per poi mostrare apertamente il suo volto \u2018corporate\u2019 dando vita alla guerra fredda e alla costruzione del mondo secondo i bisogni del sistema delle giant corporations2. <\/p>\n<p>  La sinistra americana ha vissuto tutte le ambiguit\u00e0 della prospettiva liberal fino a che, dando un nome al sistema come corporate capitalism, non ha incominciato a prenderne le distanze. Al liberalismo fomale si contrappone ora una prospettiva liberal sostanziale. Questa \u00e8 stata l\u2019esperienza degli anni sessanta, delle varie nuove sinistre e dei loro clamorosi fallimenti, nonostante lotte che hanno trasformato l\u2019immaginario e la realt\u00e0 virtuale che stavano alla base della formazione delle nuove generazioni.<\/p>\n<p>  Che l\u2019immaginario e la realt\u00e0 virtuale con cui il mondo ha vissuto il XX secolo siano stati plasmati dal corporate liberalism e dalla sua versione liberal o progressista \u00e8 dimostrato dal ruolo che proprio la prospettiva liberal del New Deal ha avuto nella formazione di una istituzione unomondista [traduzione italiana di one worldism] come l\u2019ONU, che nel disegno di F. D. Roosevelt e di Truman aveva di certo una sua visione di \u2018New Deal per il mondo\u2019.<\/p>\n<p>  La guerra fredda e il conseguente bimondismo USA-URSS hanno di fatto segnato il dominio del corporate liberalism. Tuttavia, grazie all\u2019ONU, l\u2019unificazione ideologica del mondo ha fatto un passo straordinario con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948, fortemente voluta da Truman, anch\u2019egli uomo delle corporations, e accettata sul piano formale da tutti gli stati aderenti. Nonostante tutti i compromessi e le mediazioni con il resto del mondo, l\u2019ONU, la sua Carta e la sua Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, costituiscono il lascito pi\u00f9 significativo e pi\u00f9 duraturo del \u2018New Deal per il mondo\u2019 e della prospettiva liberal3.<\/p>\n<p>  Se l\u2019unomondismo fu messo in mora dalla guerra fredda e dal prevalere del corporate liberalism, la caduta del secondo polo, il sistema del cosiddetto socialismo reale, ha riportato in auge il programma di unificazione ideologica dell\u2019umanit\u00e0, che per la prima volta era stato istituzionalizzato dagli Stati Uniti nella fase della loro egemonia, subito dopo la seconda guerra mondiale. <\/p>\n<p>  Quel che molti attribuiscono alla cosiddetta globalizzazione, un\u2019integrazione dei mercati senza residui, \u00e8 in realt\u00e0 un processo costitutivo in corso da secoli con la formazione di una divisione tendenzialmente mondiale del lavoro, che per l\u2019Occidente pu\u00f2 farsi risalire almeno al XV secolo. La divisione fra i blocchi non aveva certo interrotto il processo secolare di formazione di una divisione mondiale del lavoro, che implicava anche la formazione di una realt\u00e0 virtuale conseguente, cio\u00e8 un sistema di norme e valori e quindi un sistema di aspettative condiviso.<\/p>\n<p>  Il sistema di norme e valori e di aspettative condiviso, e pi\u00f9 in generale il modo standard di pensare e vivere il mondo, era stato impostato e definito nelle sue linee essenziali durante l\u2019egemonia britannica, nel XIX secolo, e possiamo sinteticamente chiamarlo liberal-marxismo. <\/p>\n<p>  Si tratter\u00e0  di una sorta di geocultura del sistema mondiale, derivante da una sintesi dell\u2019immagine del mondo prodotta da Adam Smith, col concorso del pensiero politico e sociale scozzese e inglese, delle \u2018rivoluzioni\u2019 americana e francese, delle scienze dello stato tedesche e infine del quadro critico elaborato da Marx4. <\/p>\n<p>  Il liberal-marxismo ha dominato l\u2019immaginario del XIX e XX secolo ed ha fornito la realt\u00e0 virtuale con cui si \u00e8 pensato il mondo durante tutte le fasi di un processo costitutivo attraversato da guerre, crisi economiche, mutamenti istituzionali radicali, movimenti epocali di emancipazione. Tutto ci\u00f2 fino a quando questa realt\u00e0 virtuale non ha mostrato tutta la sua inadeguatezza, di fronte ad un mutamento della configurazione della divisione mondiale del lavoro, cui stiamo assistendo oggi con tanto pi\u00f9 stupore quanto pi\u00f9 consideravamo scontata la realt\u00e0 virtuale liberal-marxista.<\/p>\n<p>  Se invece di guardare con angoscia o con nostalgia alla realt\u00e0 virtuale del passato ormai obsoleta, ci concentriamo sulla costruzione o elaborazione di una nuova realt\u00e0 virtuale per vivere il XXI secolo, vediamo che questa nuova realt\u00e0 virtuale si pu\u00f2 costruire soltanto se si fa tesoro del meglio della tradizione precedente, ma senza  feticismi.<\/p>\n<p>   La prospettiva liberal appare, come gi\u00e0 nel 1948, la pi\u00f9 unificante fra le sintesi, una buona base di coesistenza e di convivenza, grazie al livello a cui gli Stati Uniti, attraverso l\u2019alleanza contro il nazismo, hanno portato le nazioni vincitrici (le cosiddette nazioni unite) e le nazioni sconfitte, in materia di valori e di diritti. Questa origine liberal della prima istituzione unomondista della storia dell\u2019umanit\u00e0, ci dovrebbe far riflettere su quali basi sarebbe opportuno fondare l\u2019attuale irreversibile multipolarismo.<\/p>\n<p>  L\u2019attuale processo di ridefinizione della divisione mondiale del lavoro rende obsoleta ogni prospettiva di tipo \u2018occidentale\u2019, e pone il problema di una nuova immagine condivisa del mondo, un processo che sembra riproporsi per l\u2019ennesima volta, nonostante l\u2019apparenza di durata delle nostre immagini del mondo. <\/p>\n<p>  Il mutamento ora appare pi\u00f9 drammatico, visto il nostro attaccamento alla vecchia realt\u00e0 virtuale, ma lo viviamo ogni giorno senza esserne consapevoli, attraverso il sorgere di sempre pi\u00f9 influenti nuove fonti di elaborazione della realt\u00e0 virtuale per pensare il mondo. I nuovi modi di pensare il mondo in fase di elaborazione in Asia, ad esempio nel caso della Cina e dell\u2019India, saranno sempre pi\u00f9 vincolanti per la nuova ideologia mondiale in formazione, la nuova geocultura per il XXI secolo.  <\/p>\n<p>  In ogni caso, sar\u00e0 sulle vecchie basi liberal-marxiste che potremo costruire la prospettiva liberal per il mondo. Questa sar\u00e0 la tendenza pi\u00f9 probabile grazie al sistema di norme e valori e di aspettative condivise elaborate nel corso di epiche lotte per la riduzione degli effetti perversi del sistema, che hanno prodotto democrazie avanzate e sistemi di welfare.<\/p>\n<p>  Questa prospettiva ci appare oggi quasi ovvia e scontata: occorre portare il maggior numero di persone a gradi di sviluppo umano e di diritti sociali, politici etc. considerati come un requisito minimo dell\u2019umanit\u00e0. <\/p>\n<p>  La lunga crisi del liberal-marxismo, dopo la fine del cosiddetto \u2018socialismo reale\u2019, aveva portato in Europa a un profondo trauma ideologico, che sembrava riaccreditare la prospettiva liberal di matrice americana. I laburisti britannici hanno anticipato e percorso una strategia post-trauma che \u00e8 stata definita la \u2018terza via\u2019, un vero e proprio esperimento di rifondazione dello spirito socialdemocratico5, nonostante l\u2019ostracismo a cui \u00e8 sottoposto questo termine. <\/p>\n<p>  Fra le tante innovazioni politologiche della terza via, oltre all\u2019aggiornamento dei valori socialdemocratici, figurava con evidenza il bisogno di nazioni cosmopolite e di un futuro \u2018governo globale\u2019. I liberal americani e quelli che possiamo chiamare i \u2018nuovi socialdemocratici\u2019 europei, sembrano muoversi comunque nella stessa direzione.<\/p>\n<p>  Certo \u00e8 che i problemi oggi di fronte ai cittadini di tutto il mondo presentano tratti comuni che richiedono una Carta aggiornata dei diritti da istituzionalizzare, riassumibili nella parola d\u2019ordine dello sviluppo come libert\u00e0. Non si tratta pi\u00f9 di puntare soltanto sulla crescita del PIL, ma di orientarsi in direzione dello \u2018sviluppo umano\u2019 inteso come effettiva capacitazione di tutti gli esseri umani6. <\/p>\n<p>   Noi oggi siamo finalmente consapevoli che la libert\u00e0 \u00e8 possibile solo con la democrazia sostanziale, e consiste in un sistema di diritti disponibili, la cui costruzione \u00e8 sempre storica, pragmatica e non speculativa. L\u2019insieme dei diritti istituzionalizzati che formano la libert\u00e0 del cittadino, sono alla base della democrazia. <\/p>\n<p>  Inoltre la prospettiva liberal, pur avendo diverse sorgenti, soprattutto europee, continua a trarre la sua linfa da molteplici movimenti di emancipazione, quindi \u00e8 sempre in movimento e si ottimizza senza frontiere, siano esse politiche, economiche, culturali o meramente geografiche. <\/p>\n<p>  Ci\u00f2  che va sottolineato \u00e8 il carattere negoziale della prospettiva, che si costruisce attraverso il confronto fra posizioni diverse, ma che tende ad attestarsi in linea con le compatibilit\u00e0 del momento. Tuttavia abbiamo a disposizione una sorta di traguardo intermedio da raggiungere, un idealtipo temporaneo, che viene fissato dalla comunit\u00e0 internazionale nel suo insieme, come comunit\u00e0 politica, economica, ma anche comunit\u00e0 epistemica e morale. E\u2019 stata questa comunit\u00e0 \u2018umana\u2019 a postulare l\u2019idealtipo di libert\u00e0 e democrazia che noi chiamiamo oggi prospettiva liberal.<\/p>\n<p>  Breve cenno su declino e riorientamento degli USA <\/p>\n<p>  Permettetemi ora di fare un breve cenno su declino e riorientamento degli USA. Gli Stati Uniti hanno attraversato il lungo periodo che va dall\u2019egemonia al declino egemonico, affrontando prove davvero drammatiche, guidati da una nozione di interesse nazionale che non lasciava spazio agli interessi terzi. L\u2019unilateralismo comunque, soft o duro, non aveva pi\u00f9 una reale base di forza politica gi\u00e0 ai tempi di Regan. <\/p>\n<p>  La graduale consapevolezza del declino e le strategie dell\u2019America post-egemonica hanno dapprima creato con Bush l\u2019illusione di un nuovo secolo americano, e poi la resipiscenza degli elettori di Obama, che hanno preso atto del declino irreversibile del loro paese e hanno posto il problema di una prospettiva liberal sostantiva. Qui si pu\u00f2 sottolineare come la sconfitta dei corporate democrats, fra i quali veniva annoverato in un primo tempo anche Obama, segna l\u2019inizio di una nuova colorazione dell\u2019ordine politico democratico creato dal New Deal.<\/p>\n<p>  Obama pu\u00f2 ora tentare di andare oltre il darwinismo sociale e il corporate welfare, e dotare il suo paese di quei sistemi di sicurezza sociale che hanno fatto il vanto delle democrazie europee nelle loro varie configurazioni politiche. La forza del suo tentativo sta nel radicamento profondo dei valori democratici fra i cittadini del suo paese. La debolezza sta nel persistere di un potere economico corporato, che tiene ancora in ostaggio la democrazia americana e anche molti dei suoi rappresentanti democrat. Sembra tuttavia che la grande epopea dei diritti civili, e con essa la democrazia liberal americana, stia per fare oggi un grande passo in avanti.<\/p>\n<p>  Italia, anomalia esemplare al bivio   <\/p>\n<p>  Quanto all\u2019Italia, la democrazia vi torna dopo il fascismo, con le varie componenti della resistenza e con le truppe alleate. Un caso di nuovo inizio molto diverso da quelli tedesco e giapponese, in cui la democrazia viene imposta con la forza e modellata da esperti delle scienze sociali americane. Ma, nel secondo dopoguerra, le basi della democrazia italiana sono fragili a causa del sostanziale ademocratismo delle \u2018masse\u2019 e, cosa ancora pi\u00f9 grave, del sostanziale ademocratismo delle forze economiche e dei ceti medi. Ademocratico \u00e8 chi \u00e8 sostanzialmente indifferente, e talvolta insofferente, alla democrazia, ma non necessariamente antidemocratico.<\/p>\n<p>  La costruzione dell\u2019ordine politico democratico nel nostro paese, segue comunque modelli e suggestioni provenienti dal New Deal, e poi dal corporate liberalism, che imporr\u00e0 in Italia un modello di guerra fredda del tutto subalterno agli interessi delle giant corporations americane. Nonostante questa subalternit\u00e0, la nostra repubblica si \u00e8 rafforzata anche nelle sue istituzioni democratiche, grazie alla sostanziale coesistenza pacifica fra le forze politiche di ispirazione cristiana, quelle laiche e quelle di ispirazione social-comunista.<\/p>\n<p>  La repubblica democratica italiana crea una sua identit\u00e0 e porta avanti un processo di democratizzazione fondamentale fino al definitivo crollo del socialismo reale. In seguito, a partire dagli anni novanta, il conflitto politico si svolger\u00e0 in forme nuove, non pi\u00f9 nel confronto fra democrazia cristiana e democrazia social-comunista, ma nello scontro fra forze politiche laiche e cattoliche di sostanziale ispirazione socialdemocratica e nuove forme organizzate (attraverso i mass media) di pulsioni ademocratiche.<\/p>\n<p>  L\u2019ademocratismo sia delle \u2018masse\u2019 che delle forze economiche, che aveva favorito l\u2019ascesa del fascismo, viene ora risvegliato e artificialmente alimentato attraverso una politica mediatica di riaccreditamento del qualunquismo, col concorso di politiche di liquidazione di ogni senso civico. La fondazione di un partito ademocratico, Forza Italia, contribuisce a ridare legittimit\u00e0 a corruzione e illegalit\u00e0, portando avanti quella che Machiavelli non avrebbe esitato a definire \u2018la corruzione della repubblica\u2019.<\/p>\n<p>  Il lungo confronto fra socialdemocratici e ademocratici \u00e8 giunto ora ad una fase di scontro radicale non per ragioni legate a temi politici, ma per i livelli di corruzione e di impresentabilit\u00e0 del leader degli ademocratici del nostro paese, che sembra intenzionato ad avvelenare tutte le istituzioni create dalla repubblica, al solo scopo di mantenere il potere economico della sua famiglia e del sistema di potere creato intorno alle sue imprese economiche e politiche.<\/p>\n<p>  Dopo essersi comprato il carisma con i suoi soldi e le sue tv, [un caso di potere carismatico non previsto da Max Weber], il leader degli ademocratici italiani sembra voler riportare indietro il paese ai tempi del maccartismo, questa volta non per favorire la guerra fredda delle giant corporations, ma pi\u00f9 modestamente per favorire i suoi interessi materiali familistici. A questo scopo, perfino la politica estera del paese sembra merce di scambio.<\/p>\n<p>  La salvaguardia in Italia della prospettiva liberal non solo sul piano teorico, richiede dunque la liberazione del paese dalla metastasi ademocratica, perch\u00e8 nessun processo di democratizzazione \u00e8 irreversibile. Come ai tempi di Machiavelli i Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio miravano a sostenere le ragioni della repubblica contro i processi di rimonarchizzazione7, cos\u00ec oggi \u00e8 necessario reagire alla rimonarchizzazione della coscienza pubblica indotta attraverso mass media e corruzione. Si tratta di ristabilire la machiavelliana \u2018arte del vivere civile\u2019, quotidianamente calpestata dalle pulsioni ademocratiche. <\/p>\n<p>  I \u2018paesi nuovi\u2019 e le prospettive liberal      <\/p>\n<p>  Mentre in occidente si combatte per difendere la democrazia, i sistemi di welfare e tutte le conquiste ottenute dai cittadini attraverso lotte ormai secolari, fino ai \u2018diritti umani\u2019 promulgati dall\u2019ONU, in molti paesi nuovi o non occidentali i problemi sono di natura ben diversa. Si tratta di conseguire e istituzionalizzare complessi di diritti e libert\u00e0 riconosciuti come primari, ma ancora difficili da affermare, in gran parte per ragioni storiche, ma anche per le resistenze di forze che difendono i loro privilegi negando i principi di eguaglianza, libert\u00e0, democrazia.<\/p>\n<p>  La prospettiva liberal, ormai accreditata dagli organismi internazionali come prospettiva standard per l\u2019umanit\u00e0 del XXI secolo, avr\u00e0 enormi difficolt\u00e0 ad affermarsi in molti paesi, se non matureranno le condizioni materiali e ideali del mutamento democratico. Inoltre, come abbiamo visto nel caso italiano, perfino i paesi occidentali rischiano di essere risucchiati da questa diffusa indifferenza o anche ostilit\u00e0 verso le procedure e le pratiche della democrazia, cedendo alla sirena del qualunquismo ademocratico.<\/p>\n<p>  Tuttavia, nell\u2019auspicare con forza un processo mondiale di democratizzazione fondamentale, dobbiamo ricordare che l\u2019ispirazione mannheimiana e razionalista o illuminista di questo processo, dovr\u00e0 cedere il passo ad un\u2019ispirazione multiculturale in cui ogni paese e ogni tradizione definiscono autonomamente i termini della loro specifica multiculturalit\u00e0 e del loro \u2018essere democratici\u2019 . Non pi\u00f9 modelli occidentali di modernizzazione, ma idealtipi specifici, che costituiranno la ricchezza dell\u2019umanit\u00e0 del XXI secolo.<\/p>\n<p>  Nonostante le \u2018sacre differenze\u2019, tuttavia, vi sar\u00e0 anche un processo di uniformazione negoziata, il vero segreto della coesistenza umana. Il confronto e lo scontro continueranno e le \u2018repubbliche armate\u2019 continueranno a guardarsi con ostilit\u00e0, ma sar\u00e0 inevitabile trovare forme di convivenza. Al loro interno, i paesi dovranno dare risposte sempre pi\u00f9 convincenti ai loro cittadini, che per una sorta di demonstration effect vorranno sempre pi\u00f9 democrazia e sempre pi\u00f9 diritti.<\/p>\n<p>  Avremo dunque un doppio movimento politico, da un lato per la maggioranza dei cittadini del mondo, in Asia, Africa, Russia, America Latina, di lottare per l\u2019affermazione della prospettiva liberal, e dall\u2019altro per una parte minore nel mondo occidentale, di resistere alle pulsioni ademocratiche sempre latenti, anche se a farle riemergere \u00e8 un personaggio di assoluta mediocrit\u00e0, che per\u00f2 pu\u00f2 contare su una storica ansia di servilismo di buona parte della popolazione. Il caso Italia sembra ancora una volta, come lo fu col fascismo, un\u2019anomalia esemplare.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n7539-pensare-la-societa-nel-xxi-secolo-soggetti-istituzioni-formazioni-sociali-per-il-rinnovamento<\/p>\n<p>8268<br \/>\nEmiNews 2009<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20091016 12:37:00 redazione-IT Italian-American Conference, 15, 16 e 17 ottobre 2009 tra Pisa e Santa Croce sull&#8217;Arno. L&#8217;iniziativa che ha per titolo &#8216;Pensare la societa <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=19671\" title=\"7539 &#039;Pensare la societa nel XXI secolo. 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