{"id":19623,"date":"2009-06-07T00:00:00","date_gmt":"2009-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=19623"},"modified":"2009-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2009-06-07T00:00:00","slug":"7571-la-presenza-di-immigrati-regione-per-regione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=19623","title":{"rendered":"7571 LA PRESENZA DI IMMIGRATI REGIONE PER REGIONE"},"content":{"rendered":"<p>20091028 23:48:00 redazione-IT<\/p>\n<p>[b]Lombardia, prima regione italiana per presenza di stranieri<br \/>\nCrescono gli stranieri nel Lazio (+15,1%). La maggioranza sono donne<br \/>\nEmilia Romagna: nonostante la crisi crescono lavoratori e imprese straniere<br \/>\nToscana, in 10 anni quadruplicati gli immigrati<br \/>\nPuglia: dalla &quot;schiavit\u00f9&quot; all&#8217;inclusione, i tanti volti dell&#8217;immigrazione<br \/>\nGli stranieri salvano la Sardegna dal decremento demografico<br \/>\nIl \u201cpeso\u201d dei Centri: Crotone \u00e8 una provincia sempre pi\u00f9 multietnica<br \/>\nCampania prima tra le regione del Sud per la presenza di immigrati<br \/>\nIn Veneto oltre 481 mila stranieri regolari. Verona \u00e8 la prima provincia per presenze<br \/>\nIn Umbria trend in crescita.Presenze, primi i romeni<br \/>\nSicilia, tasso di occupazione superiore tra gli immigrati<br \/>\nIn Piemonte una presenza diffusa e consolidata[\/b]<\/p>\n<p>Lombardia, prima regione italiana per presenza di stranieri <\/p>\n<p>Sono 904.816 i cittadini nati all&#8217;estero censiti a fine 2008 (+ 11% rispetto all&#8217;anno precedente). In Lombardia vive il 23.3% degli stranieri residenti in tutta Italia. Calano invece le presenze a Milano, dove per\u00f2 un cittadino su 7 \u00e8 straniero<\/p>\n<p>Milano, una classe di immigrati filippini seguono un corso di lingua italiana. Foto di Roberto Arcari\/Contrasto<br \/>\nMILANO &#8211; Sempre pi\u00f9 numerosi e integrati gli immigrati in Lombardia, che si conferma la prima regione in Italia per la presenza di cittadini stranieri: 904.816 i cittadini nati all&#8217;estero censiti a fine 2008 (+ 11% rispetto all&#8217;anno precedente).In Lombardia vive il 23.3% degli stranieri residenti in tutta Italia. Lo rivelano i dati contenuti nell&#8217;edizione 2009 del dossier statistico &quot;Caritas-Migrantes&quot;, presentato oggi a Milano.<br \/>\nIn controtendenza rispetto al quadro generale, continua la diminuzione della presenza di cittadini stranieri a Milano che, continua a conoscere un lento decremento (-1,1%) sia pure in termini relativi e non assoluti. Eppure, nel capoluogo, un residente su sette \u00e8 immigrato (a fine 2008 gli stranieri iscritti all&#8217;anagrafe sono 181.393, il 14% della popolazione). E questo rapporto aumenta ulteriormente se si prendono in considerazione i soli minorenni: quasi uno su quattro \u00e8 figlio di genitori stranieri (24,6%).<br \/>\nContinuando il raffronto per et\u00e0 tra italiani e stranieri, si osserva che l&#8217;88,1% degli immigrati ha al massimo 50 anni, contro il 53,9% degli autoctoni. Viceversa gli ultrasettantenni raggiungono il 18,9% tra gli italiani e appena l&#8217;1,1% tra gli stranieri.<\/p>\n<p>In Lombardia cresce anche il numero di concessioni di cittadinanza: passate dalle 2.195 del 2003 alle 5.263 del 2006 (+ 138,5%). Un dato che segnala la crescita dell&#8217;integrazione da parte degli immigrati residenti in Lombardia. Sono aumentate maggiormente le concessioni per matrimonio (+141%) rispetto a quelle per residenza (+135,1%). Pi\u00f9 elevata rispetto alla media nazionale anche la percentuale di matrimoni misti (18% in Lombardia contro il dato nazionale di 13%) anche se la regione si ferma al sesto posto per incidenza di matrimoni misti, preceduta da Toscana, Trentino, Veneto, Emilia Romagna e Liguria<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<p>In totale sono 450.151. La prima comunit\u00e0 di appartenenza \u00e8 quella romena con il 35,2% delle presenze, seguono filippini e polacchi. Roma rimane il principale polo di aggregazione (81,4%) ma salgono le incidenze di Latina e Viterbo<\/p>\n<p>ROMA \u2013 Aumenta il numero degli stranieri presenti nel Lazio: a fine 2008 la regione ha registrato il 15,1% in pi\u00f9 di presenze rispetto al 2007, con punte a Latina (con +30,2%) e Rieti (+18,9%), seguono Viterbo (+16,9%), Frosinone (+15,0%) e Roma (+ 13,8%). A livello nazionale la regione \u00e8 la terza (dopo la Lombardia e il Veneto) con il pi\u00f9 alto numero di cittadini immigrati: sono 450.151, con un incidenza dell\u201911,6% sul territorio nazionale. Lo rivela il rapporto Caritas Migrantes 2009 presentato questa mattina a Roma. Secondo i dati la capitale rimane il principale polo di insediamento, ma negli ultimi anni si sta ridimensionando la presenza straniera nella provincia romana a vantaggio delle altre localit\u00e0. I nuovi immigrati , infatti, raggiungono sempre pi\u00f9 facilmente i centri urbani medio-piccoli del Lazio per congiungersi direttamente a parenti e amici gi\u00e0 insediati. In totale a Roma soggiorna l\u201981,4% degli stranieri presenti in regione, ma salgono le incidenze di Latina con 30.892 stranieri (pari al 6,9%), di Viterbo con 23.843 (5,3%), di Frosinone con 19.144 (4,3%) e Rieti con 9.912 stranieri (2,2%). Rilevante \u00e8 il numero delle donne straniere residenti, sono 240.347, con un\u2019incidenza che supera il dato medio nazionale (50,8%), raggiungendo il 53,4% del totale. Tale media viene addirittura superata nelle province di Rieti(54,6%) e Roma (53,8%), seguono Frosinone (52,3%) e Viterbo (51,9%); mentre rimane indietro Latina con solo 15.423 donne pari al 49,9%.<\/p>\n<p>Nazionalit\u00e0. La comunit\u00e0 pi\u00f9 rappresentata nel Lazio \u00e8 quella rumena con 158.509 presenze pari al 35,2% del totale. La Romania guida anche la classifica dei paesi di nascita per quanto riguarda l\u2019occupazione con 105.959 lavoratori pari al37,3% del totale. Nella classifica delle presenze straniere seguono i filippini che sono in totale 27.819 (6,2%) e i polacchi (22.766 pari al 5,1%). In totale provengono dall\u2019Europa il 61,9% (278.563) degli stranieri del Lazio, il 17,5% viene invece dall\u2019Asia, seguono Africa 10,9%, America 9,5% e Oceania 0,1%.<\/p>\n<p>Et\u00e0. Rispetto all\u2019et\u00e0 degli stranieri nel Lazio, la media \u00e8 pari a 32,9 anni ed \u00e8 la pi\u00f9 alta del Nord e del Centro Italia, eguagliatadalla Calabria e superata solo da Campania e Sardegna. Il dato \u00e8 legato non tanto al peso percentuale degli ultra65enni, quanto piuttosto alla relativa scarsit\u00e0 di minorenni.<\/p>\n<p>Cittadinanza. Nel Lazio le acquisizioni di cittadinanza sono passate da 1.427 di fine 2003 a 2.308 del 2006 e di queste ultime solo il 21,7% \u00e8 ascrivibile alla lunga residenza. Ma a livello locale la situazione cambia, nelle province minori infatti le acquisizioni per matrimonio superano anche di molto la media regionale. A Frosinone rappresentano il 93,5% del totale; a Latina, Rieti e Viterbo rispettivamente l\u201986,3%, 86,1% e 82,7%; mentre Roma, pur con appena 422 acquisizioni per residenza concesse nel 2006, guida la classifica in Italia per numeri di casi ma detiene la percentuale regionale pi\u00f9 bassa di questa tipologia di acquisizione.<\/p>\n<p>Rimesse. Nel 2008 dalla sola provincia di Roma \u00e8 partito oltre un quarto (1,7 miliardi di euro) dell\u2019importo nazionale complessivo (6,7 miliardi di euro) delle rimesse inviate dagli stranieri nei paesi di origine. I dati, forniti dalla Banca d\u2019Italia, considerando i trasferimenti<br \/>\ndi denaro compiuti tramite gli operatori di money transfer, registrano una crescita a livello regionale del 12,8%. Tale aumento \u00e8 particolarmente evidente nella provincia di Roma (+13,1%), seguono Rieti (+8,3%), Latina (+8,1%),Viterbo (+4,7%) e Frosinone (+2,8%).<\/p>\n<p>Religione. Rispetto al credo degli stranieri del Lazio il rapporto Caritas Migrantes, si basa sulle appartenenze religiose riscontrate nei  paesi di provenienza. Emerge cos\u00ec che, comparando i dati di fine 2007 con quelli del 2003, \u00e8 crescente la presenza degli ortodossi, passati dal 26,5% al 34,7% di tutti gli immigrati del Lazio. I cattolici al contrario, se a fine 2003 erano pari al 32,1% e rappresentavano la prima appartenenza religiosa, a inizio 2008 sono scesi al 27,5%. Rimangono stabili le famiglie musulmane, complessivamente pari al 17,5% (nel 2003 erano il 16,6%). <\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<p>Emilia Romagna: nonostante la crisi crescono lavoratori e imprese straniere <\/p>\n<p>Anche nel 2008 segno positivo per gli stranieri occupati (da 270 a 300 mila) e per le attivit\u00e0 imprenditoriali (da 20 a 22 mila). Emerge la specializzazione dei cinesi nel manifatturiero e di indiani e pakistani in agricoltura e allevamento<\/p>\n<p>BOLOGNA \u2013 La crisi non ferma il lavoro degli stranieri. Secondo il dossier Caritas sull\u2019immigrazione, presentato questa mattina, nel 2008 i lavoratori nati all\u2019estero e occupati in regione sono 302 mila, ovvero il 18,8% del totale. Il dato \u00e8 in crescita rispetto al 2007, quando gli occupati stranieri si fermavano a quota 274 mila. Aumentano, seppur di poco, anche le nuove assunzioni: in totale sono 144 mila gli stranieri assunti (rispetto ai 136 mila del 2007). Sottraendo le cessazioni di contratto (141 mila), il saldo rimane positivo, con 2.900 \u201cnuovi\u201d lavoratori.<\/p>\n<p>Il rapporto Caritas, che in Emilia Romagna evidenzia un sempre maggior consolidamento dell\u2019immigrazione, ci dice qualcosa in pi\u00f9 anche sul tipo di lavoro degli stranieri. Se i settori d\u2019impiego rimangono quelli di sempre (nell\u2019ordine industria, edilizia, alberghi e ristorazione), i lavoratori cominciano a specializzarsi e a diventare imprenditori in prima persona. La specializzazione riguarda soprattutto i lavoratori cinesi, \u201cforti\u201d nel settore manifatturiero e in particolare nel tessile. Chi proviene dal sub-continente indiano \u00e8 invece pi\u00f9 utilizzato nel comparto agricolo e negli allevamenti. In generale, i lavoratori stranieri sono pi\u00f9 specializzati degli italiani nel comparto agricolo, nelle costruzioni e nelle attivit\u00e0 di alberghi e ristoranti. Scarsa invece la presenza nei servizi professionali, nella pubblica amministrazione, nell\u2019istruzione e nella sanit\u00e0.<\/p>\n<p>Le imprese con titolare straniero continuano ad aumentare, e dalle 20 mila del 2007 passano a 22.360. Pi\u00f9 della met\u00e0 di queste si trova nelle citt\u00e0 dove l\u2019immigrazione \u00e8 pi\u00f9 \u201cantica\u201d e quindi pi\u00f9 consolidata: Reggio Emilia, Bologna e Modena. Gli imprenditori si occupano soprattutto di edilizia, commercio e manifatturiero, ed ogni settore sembra avere una nazionalit\u00e0 che fa da apripista. Per le costruzioni sono i lavoratori albanesi (che hanno il 25,6% delle aziende edili), seguiti da tunisini (20%) e romeni (16%).  Nel commercio prevalgono i marocchini (27,7% delle imprese) e cinesi (16,9%). Sempre di matrice cinese \u00e8 pi\u00f9 della met\u00e0 delle imprese (54,5%) nel campo manifatturiero. Queste percentuali, che vedono fra gli stranieri pi\u00f9 intraprendenti albanesi, marocchini, tunisini, cinesi e romeni, rispecchiano in pratica la presenza delle nazionalit\u00e0 sul territorio e una storia migratoria pi\u00f9 lunga. <\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<p>Toscana, in 10 anni quadruplicati gli immigrati <\/p>\n<p>Nella regione si \u00e8 registrato un incremento ancora pi\u00f9 veloce rispetto al resto d\u2019Italia. Gli immigrati regolarmente soggiornanti sono 309 mila. A Prato uno studente su sei \u00e8 straniero. Quasi 6 mila gli imprenditori cinesi<\/p>\n<p>FIRENZE &#8211; Dai 71 mila del 1998 ai 309 mila del 2008 (il 12,5% in pi\u00f9 rispetto all\u2019anno precedente). In dieci anni l\u2019incremento demografico degli immigrati regolarmente soggiornanti in Toscana \u00e8 avvenuto in modo ancora pi\u00f9 veloce rispetto al resto d\u2019Italia. Nella regione, infatti, gli stranieri regolarmente presenti sul territorio regionale sono pi\u00f9 che quadruplicati, mentre a livello nazionale sono quasi triplicati.<\/p>\n<p>Per quanto concerne l\u2019incidenza della componente straniera sul totale della popolazione residente a livello provinciale, il primato spetta ancora a Prato (11,8%), nonostante il vistoso rallentamento degli ultimi dodici mesi. Seguono Firenze (9,6%), Arezzo e Siena (tutte e due con 9,5%). Quelle con l\u2019incidenza pi\u00f9 bassa sono Massa Carrara e Livorno (entrambe col 5,8%). <\/p>\n<p>Gli occupati nati all\u2019estero sono passati dai 195.406 del 2007 ai 209.790 del 2008, con un aumento percentuale del 7,4%. Questo dato \u00e8 di molto inferiore al tasso di crescita annuo medio degli occupati dal 2000 al 2008, che \u00e8 pari al 16,7%: lo stock di lavoratori stranieri ha continuato a crescere anche in un anno di recessione, ma il tasso di crescita \u00e8 rallentato. Firenze guida la classifica delle province con pi\u00f9 occupati (61.125), seguita da Prato che si conferma al secondo posto (32.607). I cinesi costituiscono il gruppo d\u2019imprenditori pi\u00f9 numeroso (5.842), seguiti da albanesi (4.089), romeni (3.907), marocchini (2.521) e senegalesi (925). Ogni 100 lavoratori assicurati, 16 sono stranieri. <\/p>\n<p>La scuola \u00e8 il luogo in cui, pi\u00f9 di altri, assume evidenza il processo di radicamento sul territorio regionale che ha fatto diventare l\u2019immigrazione un elemento strutturale della societ\u00e0 toscana nel volgere di un ventennio. Nell\u2019anno scolastico 2008\/2009 gli alunni stranieri sono stati 49.691, il 10% in pi\u00f9 rispetto a quello precedente, con un\u2019incidenza del 10,2% sul totale della popolazione studentesca, nettamente superiore alla media nazionale (7%).<br \/>\nPer quanto riguarda i diversi contesti provinciali, il primato spetta ancora una volta a Prato che, con circa uno studente immigrato su sei (16,4%), si conferma la seconda provincia d\u2019Italia (dopo Mantova) per quota di alunni stranieri sul totale degli iscritti. <\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<\/p>\n<p>Puglia: dalla &quot;schiavit\u00f9&quot; all&#8217;inclusione, i tanti volti dell&#8217;immigrazione <\/p>\n<p>Sono 73.848 gli stranieri ufficialmente residenti, +15,6%. Da una parte si riscontrano atteggiamenti ostili contro gli immigrati, dall\u2019altra interventi innovativi ed inclusivi, soprattutto della regione Puglia e di alcuni amministratori locali<\/p>\n<p>Bari \u2013 Sono 73.848 gli stranieri ufficialmente residenti in Puglia al 31 dicembre 2008 (1,8% dell\u2019intera popolazione). Un dato che segnala un aumento importante rispetto al 2007, pari al 15,6 %, anche se non \u00e8 paragonabile con tassi decisamente pi\u00f9 elevati di altre Regioni italiane. Lo si legge nel Dossier Statistico 2009 di Caritas\/Migrantes, che propone anche una riflessione specifica sul fenomeno immigratorio pugliese, che si pu\u00f2 definire con \u201cun\u2019immagine costituita da molti strati: alcuni lasciano spazio all\u2019indifferenza, altri allo scontro, altri ancora al dialogo\u201d. Da una parte, infatti, si riscontrano atteggiamenti ostili contro gli immigrati, che arrivano perfino alla presenza di vere e proprie situazioni di schiavit\u00f9, oppure la decisione di dedicare nella provincia di Foggia mezzi pubblici dedicati agli immigrati per non irritare gli italiani. Dall\u2019altra si riscontra una notevole capacit\u00e0 di risposta, specialmente della regione Puglia, con politiche innovative, come non si vedono in altre regioni italiane, vedi la ferma protesta della giunta regionale che ha minacciato di revocare la convenzione ai medici di base che dovessero segnalare la presenza di stranieri irregolari nei propri ambulatori, negli ospedali e nei pronto soccorso; oppure il progetto degli \u201calberghi diffusi\u201d per gli stagionali; oppure il progetto Rosa (Rete Occupazione Servizi Assistenziali) per l\u2019emersione del lavoro sommerso nel campo delle attivit\u00e0 di cura domiciliare; oppure l\u2019esperienza del comune di Gioia del Colle nel cui territorio sono presenti circa 250 musulmani che ha deciso di riservare un\u2019area del cimitero monumentale all\u2019inumazione dei fedeli musulmani.<\/p>\n<p>Ecco cosa dicono i dati storici della presenza immigrata: gli stranieri albanesi sono residenti soprattutto nella provincia di Bari; le persone provenienti dal Nord Africa e dall\u2019Europa dell\u2019Est prevalentemente nella provincia di Foggia; la provincia di Lecce \u00e8 diventata negli ultimissimi anni la meta pi\u00f9 ambita della nuova migrazione. Altri aspetti che si rilevano sono lo stretto rapporto tra l\u2019avvio di attivit\u00e0 imprenditoriali da parte di immigrati (per l\u201985% nel settore commerciale) e la provenienza da paesi come il Marocco, la Cina e il Senegal; la cospicua presenza di donne dell\u2019Europa dell\u2019Est nel settore dell\u2019assistenza familiare, al punto che in alcuni periodi le percentuali di donne giunte dall\u2019Europa orientale hanno raggiunto il 70-80% delle persone straniere provenienti da quei paesi (Moldavia, Russia, Ucraina); l\u2019alta percentuale di minori e visti per ricongiungimenti familiari nella provincia di Bari; nonch\u00e9 l\u2019elevata percentuale di permessi di soggiorno per motivi di lavoro rilasciati nella provincia di Foggia.<\/p>\n<p>Si conferma anche in Puglia, come in molte altre regioni, il binomio \u201cimmigrazione\/lavoro\u201d, con una particolarit\u00e0 che non ci troviamo in presenza di tassi significativi di persone incappate nella rete della criminalit\u00e0. Sono infatti 71.918, secondo l\u2019Inail, gli occupati stranieri in Puglia: a prevalere sono il settore industriale e quello dell\u2019agricoltura e della pesca, ciascuno con una quota superiore al 27%; in agricoltura risulta rilevante il contributo della provincia di Foggia, con 10.771 lavoratori stranieri (pari al 54,3% di tutti gli occupati stranieri nell\u2019agricoltura pugliese). Importante, come si diceva, \u00e8 anche il lavoro delle donne immigrate: tra contratti legali e contratti non dichiarati (sono ancora tanti i clandestini) risulterebbe ai ricercatori di Caritas\/Migrantes che ben il 52,2% degli occupati effettivi in Puglia sono in realt\u00e0 donne, impiegate soprattutto nel settore delle collaborazioni domestiche e assistenza familiare.<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<\/p>\n<p>Gli stranieri salvano la Sardegna dal decremento demografico <\/p>\n<p>Nell\u2019Isola cresce il numero di immigrati. I pi\u00f9 numerosi sono quelli che arrivano dall\u2019Europa, in particolare dall\u2019Est. La comunit\u00e0 pi\u00f9 forte \u00e8 quella dei romeni con quasi 8.500 presenze, seguita da marocchini e cinesi<\/p>\n<p>CAGLIARI \u2013 I pi\u00f9 numerosi sono i rumeni, che per\u00f2 ora sono entrati a far parte della Comunit\u00e0 europea, seguiti dai marocchini. I cinesi, invece, hanno superato i senegalesi ormai da tempo cos\u00ec come nelle grandi citt\u00e0 si contano un gran numero di polacche e, specie nel capoluogo, anche una nutrita comunit\u00e0 pachistana. In un anno, dal 2007 al 2008, sono cresciuti del 17,6% gli stranieri in Sardegna, arrivando a sfiorare quota 30 mila su una popolazione di 1.671.001 abitanti. A conti fatti, nell\u2019ultimo anno si sono aggiunti 4.431 stranieri, dato in salita rispetto agli ultimi anni. Ma il dato rilevante \u00e8 che grazie alla presenza delle comunit\u00e0 di immigrati, la regione registra un aumento demografico. \u00c8 quanto emerge dal 19\u00b0 Dossier statistico sull\u2019immigrazione stilato dalla Caritas\/Migrantes, l\u2019annuario che studia e trasforma in numeri i flussi di stranieri che scelgono di vivere in Sardegna. E proprio il dato demografico deve far riflettere: il tasso di crescita, infatti, ha registrato nel 2008 un rallentamento passando da 6.174 a 5.384 nascite, mentre il saldo totale della popolazione \u00e8 cresciuto di 6.388 abitanti solo grazie all\u2019incremento migratorio. Un aumento che rappresenta un trend costante: dal 2001 al 2008, la presenza degli immigrati \u00e8 cresciuta del 177,7%.<\/p>\n<p>L\u2019analisi dei flussi effettuata dalla Caritas si concentra su diversi aspetti, primo fra tutti la provenienza dei nuovi cittadini: pi\u00f9 della met\u00e0 (51,3%) arrivano dall\u2019Europa, in modo particolare dalla Romania e dai paesi dell\u2019Est. Il 25,8% dall\u2019Africa (in modo particolare le nazioni che si affacciano sul mar Mediterraneo), il 16.5% dall\u2019Asia, il 6.1% dall\u2019America Latina e appena lo 0,2% dall\u2019Oceania, quasi tutti in questo caso dall\u2019Australia. Il Ministero dell\u2019Interno lo scorso anno ha accordato 924 permessi di soggiorno, circa lo 0,5% di quelli concessi in tutta Italia. Un dato che ha portato, al 31 dicembre 2008, i cittadini extracomunitari presenti nell\u2019Isola a 8.456 (400 di sesso femminile). Particolarmente nutrita la comunit\u00e0 che arriva dalla Romania (con 4.496 residenti, circa il 17,9% di tutta la popolazione straniera residente in Sardegna), seguita dal Marocco (con 3.515 presenze, pari al 14%), la Cina (2.113, vale a dire l\u20198,4%), il Senegal (1.967 presenze, corrispondenti al 7,8%), la Germania (1.296, pari al 5,2%), l\u2019Ucraina (1.023 unit\u00e0, corrispondenti al 4,1%), la Polonia (969, pari al 3,9%) e le Filippine (867 presenze corrispondenti al 3,5%). Nel solo caso di Marocco e Cina, gli uomini presenti superano le donne, mentre in tutti gli altri casi il rapporto \u00e8 inverso. Spicca, in questo caso, i gruppi ucraini e polacchi dove la popolazione femminile \u00e8 rispettivamente dell\u201987,7% e dell\u201980,3% rispetto a quella maschile.<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<\/p>\n<p>Il \u201cpeso\u201d dei Centri: Crotone \u00e8 una provincia sempre pi\u00f9 multietnica <\/p>\n<p>A Crotone coesistono tre diversi Centri: il Centro di accoglienza, il Cara e il Cie. Le domande di asilo sono in crescita: nel 2008 ne sono state presentate 4.098 e ne sono state esaminate 2.765 (nel 2007 erano state 3.034, di cui 2.785 esaminate)<\/p>\n<p>REGGIO CALABRIA \u2013 Ancora dati sulla Calabria, tratti dal Dossier Caritas\/Migrantes. Per la presenza del Centro di accoglienza, Crotone  \u00e8 diventata una provincia sempre pi\u00f9 multietnica, con tutti i problemi che questo comporta.<br \/>\nIl Centro, sorto nel giugno del 1999 per dare ospitalit\u00e0 ai profughi del Kosovo, \u00e8 ubicato nel territorio di Isola Capo Rizzuto ed \u00e8 gestito dagli operatori della Confraternita delle Misericordie.  A Crotone coesistono tre diversi Centri: il Centro di accoglienza, il Cara (Centro di accoglienza per richiedenti asilo) e il Cie (Centro di identificazione e di espulsione). Sempre sul territorio crotonese ha sede anche una delle dieci Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, chiamate ad esaminare le domande di protezione presentate in Calabria e Basilicata.<br \/>\nLe domande presentate nel 2007 sono state 3.034 e ne sono state esaminate 2.785: nel 2008 ne sono state presentate 4.098 e ne sono state esaminate 2.765. Le prime cinque nazioni di provenienza dei richiedenti asilo nel 2007 sono state: Etiopia (80), Eritrea (76), Sudan (48), Iraq (42), Somalia (35). Nel 2008, invece, sono state Iraq (124), Somalia (98), Sudan (43), Afghanistan (41) ed Eritrea (38). <\/p>\n<p>Il numero di immigrati presenti in Calabria rimane ancora lontano dalle cifre di alcune regioni del Nord Italia, pur registrando negli ultimi anni un notevole aumento dei residenti; dall\u2019esame dei dati del 2008 emerge una propensione alla \u201cfemminilizzazione\u201d dell\u2019immigrazione in Calabria: la percentuale di donne straniere residenti \u00e8 infatti superiore a quella nazionale (55,3% contro 50,8%). La Calabria sul fenomeno dell\u2019immigrazione sta approntando un programma mirato per le politiche di prima accoglienza, con le strutture di Crotone e Lamezia Terme e una significativa presenza nello Sprar (Sistema di protezione dei richiedenti asilo e rifugiati), gestito dal ministero dell\u2019Interno in convenzione con l\u2019Anci. In quest\u2019ultimo contesto che la Calabria pu\u00f2 vantare esperienze che sono un modello di sviluppo locale. Il 12 giugno 2009, \u00e8 stata approvata la legge regionale  18, la prima in Italia sull\u2019accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Un provvedimento legislativo maturato sulle esperienze di integrazione dei comuni di Riace (Rc) e Badolato (Cz). Nella legge si parla di promozione del sistema regionale  di accoglienza e di sostegno per l\u2019inserimento socio-lavorativo di rifugiati, richiedenti asilo e titolari di misure di protezione sussidiaria o umanitaria. Ci\u00f2 attraverso l\u2019elaborazione di un Piano che dia priorit\u00e0 agli interventi che valorizzino le produzioni artigianali, le competenze e le tradizioni locali, ovvero che prevedano forme di commercio equo e solidale, di turismo responsabile e programmi di economia solidale e cooperativa.<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<p>Campania prima tra le regione del Sud per la presenza di immigrati <\/p>\n<p>Sono 131.335 gli immigrati residenti, un dato pi\u00f9 che raddoppiato nell&#8217;ultimo decennio che rappresenta il 3,4% della presenza italiana. Riferita al solo Meridione, invece, la percentuale sale addirittura al 37,3%<\/p>\n<p>NAPOLI &#8211; Sono 131.335 gli immigrati residenti in Campania, un dato pi\u00f9 che raddoppiato nell&#8217;ultimo decennio che rappresenta  il 3,4% della presenza italiana. Riferita al solo Meridione, invece, la percentuale sale addirittura al 37,3%, collocando quella campana come prima tra le regioni meridionali quanto a presenza di migranti. Tra il 2007 ed il 2008, inoltre c&#8217;\u00e8 stato un ulteriore incremento nell&#8217;ordine del 14,4%. Il tasso d&#8217;incidenza sul totale della popolazione residente \u00e8 del 2,3%. E&#8217; quanto risulta dal Dossier Caritas Migrantes 2009, presentato oggi. Alle stime andrebbero poi aggiunti &#8211; secondo il Coordinamento Immigrati della Cgil Regionale &#8211; non meno di 50.000 immigrati irregolari soggiornanti sul territorio campano; tra questi ultimi, secondo dati diffusi dalla Comunit\u00e0 di Sant&#8217;Egidio e dalla Croce Rossa di Napoli, si troverebbe anche il 75% dei 1.500 senza dimora che vivono nella sola citt\u00e0 partenopea e che, in un solo anno, sono aumentati del 30%. La Campania si colloca al 7\u00b0 posto tra le regioni italiane quanto a presenza d&#8217;immigrati, seguendo &#8211; nell&#8217;ordine &#8211; Lombardia, Veneto, Lazio, Emilia Romagna, Piemonte e Toscana. Napoli e la sua provincia detengono nel 2008 il primato tra le province campane e meridionali: ospitano il 46,6% dei migranti residenti in regione (61.169 persone), con un incremento di presenza &#8211; rispetto al 2007 &#8211; del 13,8%, che tuttavia  non risulta essere quello pi\u00f9 cospicuo registrato nel corso dell&#8217;anno precedente.<\/p>\n<p>Napoli \u00e8 diciassettesima, per presenze di immigrati, tra i capoluoghi di provincia italiani (la precedono, nell&#8217;ordine, Milano, Roma, Torino, Brescia, Bergamo, Verona, Treviso, Firenze, Vicenza, Bologna, Ferrara, Padova, Modena, Perugina, Venezia e Varese), ma unica nel Meridione a superare (quasi raddoppiandolo) il tetto delle 32.000 presenze. A seguire, secondo un trend ormai consolidato, si trova la provincia di Salerno, che ospita il 22,8% dei migranti residenti in regione, pari a 29.943 unit\u00e0, con un incremento  &#8211; rispetto al 2007 &#8211; del 17,7%. Al terzo posto tra le province campane si colloca quella di Caserta, con 25.889 immigrati regolarmente residenti, pari al 19,7% del totale regionale. Il Casertano, pur facendo registrare un incremento di presenza dell&#8217;11,2% rispetto al 2007, \u00e8 la provincia che registra la crescita meno consistente del fenomeno migratorio in regione. <\/p>\n<p>Il fenomeno migratorio \u00e8 in crescita anche nelle zone pi\u00f9 interne, segnatamente l&#8217;Irpinia ed il Sannio: la provincia di Avellino arriva a sfiorare le diecimila presenze (9.516), ospitando il 7,2% dei migranti regolarmente residenti in regione, segnalando un incremento rispetto all&#8217;anno precedente del 13,6%. La provincia di Benevento, bench\u00e9 ultima tra le campane (4.818 migranti regolarmente residenti, pari ad una percentuale del 3,7% del totale regionale) fa per\u00f2 registrare il migliore incremento rispetto al<br \/>\n2007 (+ 20,2%), il pi\u00f9 alto tra le province campane.<\/p>\n<p>Le provenienze. Sul versante delle provenienze degli immigrati residenti in Campania non si registrano sostanziali novit\u00e0: Ucraina, Marocco, Polonia, Albania, Cina, Sri Lanka, Tunisia, Algeria, Romania sono le comunit\u00e0 di migranti pi\u00f9 presenti sul territorio. L&#8217;analisi delle differenze di genere conferma &#8211; ancora una volta &#8211; la prevalenza di quello femminile (58,5% vs. 41,5% della componente maschile). L&#8217;incidenza del genere femminile, si accentua nelle province di Benevento (61,0%), Avellino (60,9%), Napoli (60,6%), a testimoniare probabilmente l&#8217;elevato numero di donne straniere che, in contesti pi\u00f9 marcatamente metropolitani e\/o cittadini, si dedicano ai lavori di cura come alla collaborazion edomestica. Viceversa, in quelle di Salerno (57,6%) e &#8211; soprattutto &#8211; Caserta (53,3%) si attenua, in virt\u00f9 del fatto che, in dette province, \u00e8 sicuramente pi\u00f9 richiesta manodopera straniera in mansioni pi\u00f9 prettamente maschili. (Elena Scarici)<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<p>In Veneto oltre 481 mila stranieri regolari. Verona \u00e8 la prima provincia per presenze <\/p>\n<p>Il Veneto si conferma nel 2008 la seconda regione in Italia per numero di immigrati, ma registra un rallentamento del trend di crescita rispetto al resto del paese. I minori stranieri sono 110.355, di cui 65.163 (59%) nati in Italia<\/p>\n<p>VENEZIA \u2013 Il Veneto si conferma nel 2008 la seconda regione in Italia per numero di immigrati, ma registra un rallentamento del trend di crescita rispetto al resto del paese. Insomma, la regione con i suoi 454.453 stranieri si colloca in vetta alla classifica nazionale dopo la Lombardia, ma si piazza al terzultimo posto per incremento delle presenze (12,5% in Veneto contro 13,4% della media nazionale). In ogni caso, il Veneto mantiene anche il terzo posto dopo Emilia Romagna e Umbria per l\u2019incidenza di immigrati sul totale dei residenti. Le nazionalit\u00e0 pi\u00f9 diffuse e con maggiore incremento si confermano quella romena (+59,4%), moldava (+24,7%) e cinese (+12,8%). Il Rapporto 2009 sull\u2019immigrazione presentato oggi anche a Venezia \u2013 in contemporanea con Roma \u2013 conferma sostanzialmente il quadro dell\u2019anno scorso: contando anche i domiciliati, in Veneto ci sono 481.700 stranieri regolari.<br \/>\nPer vedere delle rilevanti novit\u00e0 bisogna scendere sul piano provinciale, con Verona che per la prima volta dal 1991 diventa la prima provincia veneta per presenze straniere, seguita da Treviso e Vicenza, tutte aree tradizionalmente ad alto tasso di immigrazione. La provincia scaligera risulta prima anche per il numero di nuovi nati: i parti quest\u2019anno sono stati 2.157, mentre in tutta la regione si tocca quota 10.045 (20% di tutti i nati nell\u2019anno). A Treviso, invece, l\u2019incremento della popolazione immigrata tocca il tasso di crescita pi\u00f9 basso, nonostante la Marca si confermi al primo posto per incidenza degli stranieri sulla popolazione (10,9%) e per quota di minori stranieri residenti (26,5%).<\/p>\n<p>Da sempre il Dossier dedica ampio spazio alla componente straniera rappresentata dai minorenni: il futuro apporto delle seconde generazioni alla vita sociale e politica del paese potrebbe infatti cambiare gli equilibri e ridisegnare nuovi scenari. In regione i minori stranieri sono 110.355, di cui 65.163 (59%) nati in Italia. Dati alla mano, quasi un quarto dei residenti stranieri \u00e8 under18. La presenza immigrata nelle scuole \u00e8 significativa, se si conta che in Veneto gli alunni sono 77.081 (di cui 31.262 nati in Italia) e che il loro numero negli ultimi 10 anni \u00e8 quintuplicato. Le presenze maggiori sono nella scuola primaria (38,5%). Non sorprende, poi, che le province con pi\u00f9 alunni immigrati siano Treviso (la sesta a livello nazionale), Vicenza e Verona. Gli studenti rumeni (12 mila) e i marocchini (11 mila) si confermano ai primi posti, seguiti da albanesi (8.600), serbi, cinesi e moldavi. Un significativo incremento \u00e8 quello dei senegalesi: +20%.<br \/>\nQuanto alle appartenenze religiose della popolazione straniera, circa 196 mila immigrati sono cristiani, di cui circa 122 mila ortodossi, 56 mila cattolici, 10 mila riformati e 7 mila delle \u2018Chiese libere\u2019. I musulmani invece sono 133 mila.<br \/>\nIl Dossier immigrazione guarda al presente della regione ma anche al futuro e stima che in Veneto nel 2017 si arriver\u00e0 a quota 700 mila stranieri. Nel 2037, invece, il numero dovrebbe salire a 1,2 milioni (22% della popolazione). Degli stranieri, secondo le proiezioni, sar\u00e0 il merito se l\u2019assetto demografico sar\u00e0 \u201cpi\u00f9 sopportabile\u201d poich\u00e9 la popolazione italiana invecchia e fa meno figli, mentre quella immigrata incider\u00e0 soprattutto sulla fascia giovane.<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<p>In Umbria trend in crescita. Presenze, primi i romeni <\/p>\n<p>Su 896 mila cittadini umbri, 86 mila sono stranieri, concentrati soprattutto a Perugia. In testa romeni, seguiti da albanesi e marocchini. Molti di loro occupati nel settore dell\u2019edilizia e dell\u2019agricoltura ma non sono pochi i nuovi imprenditori<\/p>\n<p>PERUGIA &#8211; L\u2019Umbria cresce grazie ai cittadini immigrati.  Su una popolazione totale di 896mila persone, secondo dati Istat del gennaio 2009,  gli stranieri residenti nel \u201ccuore verde\u201d d\u2019Italia alla fine del 2008 hanno  raggiunto quota 86mila, facendo balzare l\u2019Umbria al secondo posto in Italia, con il 9,6% per  incidenza sull\u2019intera popolazione regionale. La maggior parte delle presenze si registra nella provincia di Perugia (67.296), mentre a Terni la popolazione immigrata risulta essere di 18.651 persone.<br \/>\nSecondo i dati del rapporto 2009 Caritas-Migrantes, le principali collettivit\u00e0 straniere presenti nella regione sono i cittadini rumeni (21%), seguiti dagli albanesi (18,6%) e dai marocchini (11,1%); il 47,8% degli immigrati ha un\u2019et\u00e0 compresa tra i 18 e i 39 anni.<br \/>\nI dati sulle appartenenze religiose degli immigrati contribuiscono a sfatare alcuni pregiudizi sul \u201crischio integralismo\u201d: infatti il 56% \u00e8 costituito da persone appartenenti alla religione cristiana (per lo pi\u00f9 ortodossi provenienti dai nuovi paesi dell\u2019Unione, con una quota comunque importante di cattolici, pari al 19,6%), mentre nel 32,4% dei casi si tratta di persone di religione musulmana, provenienti in prevalenza dal continente africano; percentuali minime si contano tra gli induisti e gli ebrei. <\/p>\n<p>Notevole appare il contributo dato dalla popolazione immigrata al mercato del lavoro in Umbria: secondo dati Inail del 2008,  analizzati e ripresi dal dossier della Caritas, i lavoratori immigrati sono 48.926 in tutta l\u2019Umbria, cos\u00ec distribuiti:  38.614 nella provincia di Perugia e 10.312 in quella di Terni. Nel perugino sono stati 3.873 gli occupati nell\u2019agricoltura e nella pesca e circa 17.900 nell\u2019industria.<br \/>\nA Terni, invece, gli occupati nell\u2019agricoltura e nella pesca sono stati 675 e oltre 4.400 quelli nell\u2019industria. Proprio in quest\u2019ultimo settore la maggior parte dei cittadini stranieri ha trovato lavoro nelle costruzioni: oltre 9.233 occupati a Perugia e 2.817 a Terni.<br \/>\nMa il territorio umbro, che risente in maniera massiccia in certi settori (la chimica e la siderurgia in particolare) della crisi economica generale, vedendo diminuire la possibilit\u00e0 di occupazione per cittadini umbri e per immigrati, ha visto con sorpresa crescere la percentuale di stranieri che si cimentano nel lavoro autonomo, nel settore della piccola e media imprenditoria.<br \/>\nInteressanti i dati che arrivano dalla Cna Umbria, aggiornati al 31 maggio 2009, secondo cui nella regione sono  570 le imprese costituite da cittadini immigrati, di cui 144 avviate da persone provenienti da paesi europei. In particolare, rispetto ai settori, sono 37 le imprese di costruzioni realizzate da cittadini albanesi, 169 quelle costituite da cittadini del Marocco nel commercio, 32 e 16 nello stesso settore le imprese di cittadini cinesi e nigeriani.<br \/>\nRiguardo alle imprese costituite da cittadini europei, spicca l\u2019intraprendenza dei romeni, con la costituzione di 43 imprese di costruzioni e 16 nel settore del commercio. Un altro osservatorio privilegiato per un\u2019analisi sul mondo del lavoro degli immigrati \u00e8 la rete di sportelli di orientamento delle Caritas diocesane; il 75% dell\u2019utenza \u00e8 costituito da lavoratrici straniere che si propongono come collaboratrici domestiche o assistenti a persone disabili, malate o anziane.<\/p>\n<p>La presenza di minori stranieri in Umbria \u00e8 anch\u2019essa in crescita costante: al 2008 risultano residenti 18.828 minori, pari al 22% della intera popolazione straniera, di cui 10.175 nati in Italia. Su questo fronte si registrano gravi difficolt\u00e0 per quanto riguarda la cura dei bambini da parte dei genitori che raramente possono contare su una rete familiare di sostegno; a questo va aggiunto  il difficile inserimento negli asili nido, per la scarsit\u00e0 dei posti disponibili, e perch\u00e9 a causa dei tempi lunghi del ricongiungimento familiare, non si fa in tempo a presentare la domanda di ammissione. Anche se il fenomeno dei minori non accompagnati non ha assunto in Umbria le dimensione allarmanti di altre regioni italiane, tuttavia il problema \u00e8 all\u2019attenzione dei servizi sociali.<br \/>\nI minori inseriti nelle scuole umbre sono 14.726, di cui 8.992 con cittadinanza europea, 3.182 africana, 915 asiatica, 1.619 americana, mentre in soli 18 casi sono cittadini di un paese dell\u2019Oceania.<br \/>\nPer i minori appartenenti a famiglie prive di una rete parentale anche il percorso scolastico \u00e8 irto di difficolt\u00e0. I centri d\u2019ascolto delle Caritas diocesane, infatti,  ricevono spesso richieste d\u2019aiuto di genitori stranieri che non riescono a coniugare la cura dei propri figli con il lavoro. Grave \u00e8 anche il fenomeno delle madri nubili che fino qualche anno fa potevano contare su un aiuto economico specifico, gestito dalle province. Non poter pi\u00f9 realizzare come prima questi interventi mirati,  provoca preoccupazione per il futuro dei minori stranieri. Una situazione, questa, confermata dall\u2019esperienza di accoglienza delle caritas umbre. Fino a qualche mese fa i minori e le loro madri venivano inseriti nelle case di accoglienza per fatti eccezionali, come violenze, abusi e conflittualit\u00e0 tra coniugi. Ora le richieste d\u2019accoglienza si sono moltiplicate, e a  prevalere sono le ragioni economiche.<br \/>\nInfine, un dato preoccupante emerso sul territorio umbro \u00e8 quello legato al fenomeno della prostituzione, che coinvolge sempre pi\u00f9 spesso ragazze giovanissime, appena maggiorenni o in alcuni casi minorenni, come \u00e8 stato segnalato di recente da alcune indagini condotte dalla Polizia di Perugia. <\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<p>Sicilia, tasso di occupazione superiore tra gli immigrati <\/p>\n<p>Nei primi tre trimestri del 2008, il valore riferito agli stranieri era pari al 60%, rispetto al 44,1% relativo agli italiani. Anche il tasso di attivit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 elevato: 67,2% contro il 51,6%<\/p>\n<p>PALERMO &#8211; Il tasso di occupazione degli immigrati, con un\u2019et\u00e0 compresa tra 15 e 64 anni, \u00e8 superiore al dato relativo ai cittadini italiani. Nei primi tre trimestri del 2008, il valore riferito agli stranieri era pari al 60,0 per cento, rispetto al 44,1 per cento relativo agli italiani. Pure il tasso di attivit\u00e0 degli immigrati \u00e8 pi\u00f9 elevato di quello registrato per i cittadini italiani (rispettivamente il 67,2 e il 51,6 per cento). E\u2019 quanto si legge nel Dossier Caritas\/Migrantes 2009, presentato oggi. Gli immigrati svolgono in misura prevalente attivit\u00e0 lavorative di tipo dipendente. La percentuale di lavoratori autonomi, nella media del periodo 2005-2008, \u00e8 stata pari al 22,0%: circa tre punti in meno del dato riferito ai cittadini italiani. <\/p>\n<p>Nel 2008, il 72% dei lavoratori stranieri risultava occupato in agricoltura. Dal 2000 al 2008, la quota di stranieri nei settori pi\u00f9 tradizionali \u00e8 cresciuta di 3,4 punti percentuali, a fronte di un calo di 2,1 punti percentuali riferito ai lavoratori italiani. Il maggior numero di occupati si trova nella provincia di Catania, seguita da Ragusa, Palermo e Messina. Il maggior numero di assunzioni si \u00e8 verificato, invece, nella provincia di Ragusa, con 10.267 assunzioni nette. I settori che vedono maggiormente impiegati gli stranieri sono quello dei servizi (che assorbe circa il 52% degli occupati), a Messina, Palermo e Catania, soprattutto per quel che riguarda il commercio e l\u2019impiego in alberghi e ristoranti e l\u2019agricoltura, maggiormente concentrata nel ragusano e nel trapanese.<\/p>\n<p>Le iniziative lavorative autonome di stranieri sono principalmente svolte sotto forma di imprese individuali. Le ditte di propriet\u00e0 di immigrati sono 5.538 (+11,6% rispetto al 2008), concentrate per l\u201985,7% nel settore commerciale. Il 53,2% delle attivit\u00e0 \u00e8 gestito da cittadini marocchini e cinesi, particolarmente dinamici nel settore della vendita commerciale. Nel settore agricolo, in particolare, molti lavoratori si sono trasformati nel tempo da dipendenti ad autonomi, diventando proprietari di serre soprattutto nella provincia di Ragusa.<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<p>In Piemonte una presenza diffusa e consolidata <\/p>\n<p>Stranieri cresciuti non solo nelle aree di \u201cprimo approdo\u201d, ma anche in quelle periferiche. Sono 351.112 le persone con cittadinanza non italiana (+40.569), il 7,9% della popolazione residente. I minori sono il 23% della popolazione straniera<\/p>\n<p>TORINO &#8211; Una presenza diffusa e consolidata: in Piemonte l\u2019esistenza dello straniero ha assunto la caratteristica di un fenomeno strutturale. Il passaggio dalla prima alla seconda generazione ha modificato il rapporto dei cittadini immigrati con le diverse realt\u00e0 locali, favorendo una maggiore relazione delle famiglie, sia con i servizi del territorio che con la cittadinanza in generale. Un processo non privo di difficolt\u00e0: il riconoscimento del contributo economico e socio demografico portato dagli stranieri \u00e8 ancora condizionato dal binomio immigrazione-insicurezza e dalla distanza culturale con la popolazione piemontese.  <\/p>\n<p>La presenza straniera \u00e8 cresciuta su tutto il territorio piemontese (dati Istat) con un incremento rispetto al 2007, non solo nelle aree di \u201cprimo approdo\u201d, ma anche in quelle pi\u00f9 periferiche, dove spesso la loro presenza serve a ripopolare il territorio, a rivitalizzare aree destinate al declino demografico. Dal 16% di Novara al 7% di Biella, per un totale di 351.112 iscritti con cittadinanza non italiana, che rappresentano il 7,9% della popolazione residente. Rispetto all\u2019anno precedente, i cittadini stranieri sono cresciuti nella regione di 40.569 unit\u00e0.<br \/>\nNumerosa la collettivit\u00e0 romena, un boom che si realizza sotto il segno del lavoro, per citare la Relazione Economica e Sociale dell\u2019IRES Piemonte, e appare legato a incisivi processi di integrazione, anche se un\u2019immigrazione con numeri cos\u00ec elevati in un arco temporale relativamente breve, pu\u00f2 sollevare problemi di sostenibilit\u00e0 sociale. <\/p>\n<p>Importante per il ringiovanimento della popolazione nel suo complesso, il numero di nati da genitori non italiani; sommati a quello dei ricongiungimenti di figli minorenni e di coloro gi\u00e0 presenti negli archivi della popolazione, si traduce in un\u2019incidenza della componente minorile con cittadinanza non italiana pari al 23% del totale dei cittadini stranieri iscritti alle anagrafi piemontesi.<br \/>\nNella scuola, il numero di allievi stranieri  \u00e8 cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi quindici anni, arrivando nell\u2019anno 2008\/09 al 10,5% del totale degli iscritti (59,4% fra scuola primaria e seconda di I grado; il 20,7% nelle scuole di infanzia; nelle secondarie di II grado il 19,8%).<br \/>\nIl lavoro. Nonostante il rallentamento dovuto alla crisi, sul mercato piemontese nel 2008 si \u00e8 registrato un aumento dell\u2019occupazione, grazie soprattutto al settore dei servizi: la componente di lavoratori generici e non qualificati in cui si inseriscono gli immigrati ha rappresentato il sottoinsieme pi\u00f9 dinamico. Presenti gli uomini stranieri nelle province con economia industriale e\/o agricola o in cui il comparto edilizio ha ancora un certo dinamismo: Novara, Asti, Cuneo. Le donne invece presenti maggiormente nelle province con una maggiore domanda terziaria: Torino, Verbano-Cusio-Ossola. A Biella invece un numero significativo di donne straniere \u00e8 impiegata nel comparto tessile.<br \/>\nL\u2019agricoltura ha un inserimento occupazionale a carattere stagionale, in Piemonte riguardante la raccolta della frutta e la viticoltura: nelle province di Asti e Cuneo \u00e8 del 21,2% e il 23,1% la percentuale di lavoratori stranieri. Nell\u2019industria, pur toccata dalla crisi, gli immigrati sono presenti tramite agenzie interinali, con professionalit\u00e0 poco qualificate. Nel settore dei servizi, partecipano stagionali, interinali, collaboratori a progetto. Esperienze imprenditoriali straniere sono presenti soprattutto nei settori delle costruzioni (82,9% albanesi, 79,4% rumeni e 69,3% tunisini) e del commercio (86,9% senegalesi, 72,8% nigeriani, 65,4% i cinesi come titolari d\u2019impresa). Molti marocchini nelle attivit\u00e0 commerciali (62%) e nelle costruzioni (22%). Significativo lo sviluppo, fra le attivit\u00e0 commerciali gestite da stranieri, quelle della filiera alimentare.<br \/>\nLe rimesse: nel 2008 (dati Banca d\u2019Italia) dal  Piemonte sono stati inviati all\u2019estero dagli stranieri quasi 300 milioni di euro , pari al 4,7% dell\u2019intero ammontare delle rimesse in Italia; un dato superiore rispetto al 2007.<\/p>\n<p>www.redattoresociale.it<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n7571-la-presenza-di-immigrati-regione-per-regione<\/p>\n<p>8300<br \/>\nEmiNews 2009<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20091028 23:48:00 redazione-IT [b]Lombardia, prima regione italiana per presenza di stranieri Crescono gli stranieri nel Lazio (+15,1%). 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