{"id":19603,"date":"2009-06-07T00:00:00","date_gmt":"2009-06-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=19603"},"modified":"2009-06-07T00:00:00","modified_gmt":"2009-06-07T00:00:00","slug":"7591-messico-storie-di-guerra-al-narcotraffico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=19603","title":{"rendered":"7591 Messico: Storie di guerra al narcotraffico"},"content":{"rendered":"<p>20091106 10:07:00 redazione-IT<\/p>\n<p>di Fabrizio Lorusso<\/p>\n<p>La violenza in Messico \u00e8 uno dei temi pi\u00f9 controversi e discussi da sempre e la dichiarazione di guerra al narcotraffico da parte del presidente della Repubblica Felipe Calderon, in carica dal dicembre 2006, ha diffuso internamente e all\u2019estero l\u2019immagine di un paese dove si muore molto facilmente e sulla stampa s\u2019\u00e8 affermata l\u2019idea di una progressiva \u201ccolombianizzazione\u201d di molte regioni del paese. Inoltre la familiarit\u00e0 con la morte, con le sue raffigurazioni e il suo culto in miriadi di forme ed espressioni diverse rappresentano elementi culturali molto vivi nell\u2019identit\u00e0 messicana e nell\u2019immaginario trasmesso all\u2019estero.<\/p>\n<p>La politica di mano dura annunciata da Calderon tre anni fa sembra avere scatenato una guerra incontrollabile e i principali quotidiani messicani come El Universal, La Jornada e Reforma fanno a gara per aggiornare il conteggio degli omicidi legati al narcotraffico che quest\u2019anno superano gi\u00e0 abbondantemente i 6000 con una media giornaliera di circa 20 morti. In generale c\u2019\u00e8 molto pane anche per i giornali pi\u00f9 scandalistici come El Grafico dove non mancheranno mai foto di sgozzati e decapitati da esporre in prima pagina per vendere qualche copia in pi\u00f9.<\/p>\n<p>(&quot;Santa Muerte&quot;, foto F. Lorusso)<\/p>\n<p>Per quest\u2019anno lo Yucatan, nel sud est del Messico, \u00e8 l\u2019unico stato su 32 (i cosiddetti estados della federazione messicana) non colpito da questa guerra, il che non significa che non vi sia presenza alcuna dei cartelli della droga, ma solo che questi non hanno provocato morti violente certificate. Comunque manca ancora del tempo per la fine del 2009 e quindi dobbiamo attendere prima di festeggiare quest\u2019eccezione che ha pi\u00f9 del paradossale dato che \u00e8 triste dover segnalare proprio l\u2019unica regione senza vittime.<\/p>\n<p>Altre cifre ritenute allarmanti: oltre 15mila e 500 morti dall\u2019inizio del mandato di Calderon sono \u201cvincolati al crimine organizzato\u201d mentre il loro numero totale durante i sei anni precedenti di Vicente Fox, dal 2000 al 2006, era stato di 13mila. Si stima quindi un possibile raddoppio nel sessennio attuale di Calderon in base a queste cifre del Ministero della Difesa messicano e della Procura Generale della Repubblica.<\/p>\n<p>Ma quali sono le dimensioni e i dati reali della violenza in Messico? Quali sono le vere responsabilit\u00e0 del governo, della magistratura, dell\u2019esercito e della polizia in questa \u201cguerra ai narcos\u201d, al di l\u00e0 dei miti creati dalla stampa e dalla risonanza che si d\u00e0 per esempio agli assassinii di cantanti famosi o alla decapitazione dei nemici, magari dopo averli freddati con un cuerno de chivo (fucile AK47 ormai mitico, forse assimilabile alla nostra lupara)?<br \/>\nDue interessanti studi di Fernando Escalante Gonzalbo ed Eduardo Guerrero Gutierrez, pubblicati dalla rivista messicana Nexos di settembre, aiutano a fare chiarezza sulla questione della violenza e del narcotraffico in Messico e aprono alcuni spiragli per la comprensione di un fenomeno cos\u00ec complesso e articolato.<\/p>\n<p>I dati statistici disponibili per il Messico, nonostante non siano sempre attendibili al 100% e costituiscano quindi un\u2019approssimazione al fenomeno della violenza, smentiscono le affermazioni dei giornalisti e di parti dell\u2019accademia, da destra a sinistra, che in qualche modo forzano i termini del paragone con la Colombia della fine degli anni ottanta e inizio anni novanta.<br \/>\nLa Colombia \u00e8 arrivata infatti ad avere una reputazione internazionale stereotipata come un paese completamente in mano alla guerriglia, ai paramilitari e ai narcotrafficanti ed \u00e8 quindi un paradigma immaginario della violenza politica, sociale e militare che da una parte e senza dubbio hanno prodotto migliaia di morti, milioni di rifugiati e miseria, ma dall\u2019altra non hanno definitivamente \u201cvinto\u201d instaurando un\u2019alternativa allo Stato o creando uno stato fallito.<\/p>\n<p>In pratica e semplificando un po\u2019 il discorso, i vantaggi comparati internazionali della Colombia, parafrasando l\u2019economista David Ricardo e un mio precedente articolo sul tema, sarebbero le ragazze, la cocaina e la salsa oltre ai pi\u00f9 classici prodotti della terra come le banane e il caff\u00e8 e magari qualche citt\u00e0 turistica come Cartagena o Popayan: verit\u00e0 evidentemente parziali e scandalistiche.<\/p>\n<p>In questa nube di realismo magico e influenza mediatica \u00e8 gioco forza paragonare costantemente un paese come il Messico di oggi alla Colombia di ieri, anche grazie ad alcune indiscutibili somiglianze tra i due paesi: la forza dei cartelli di narcotrafficanti e la scarsa presenza dello Stato in alcune regioni, le grandi coltivazioni di marijuana e cocaina, i presidenti provenienti da partiti conservatori alla destra dello spettro politico, la corruzione politica e i suoi nessi con i paramilitari o i narco-capi, la crescente militarizzazione del territorio o anche la relazione speciale con gli Stati Uniti che li considerano paesi amici, ma anche da tenere sotto controllo per motivi di \u201csicurezza nazionale\u201d.<\/p>\n<p>Non importa se poi queste somiglianze potrebbero essere trovate anche con molti altri paesi o realt\u00e0 regionali quali quelle che viviamo nella nostra Gomorra, in America centrale o in certe periferie cittadine statunitensi o parigine. Inoltre nel Messico attuale non esistono minacce sistemiche importanti come lo erano le guerriglie storiche colombiane (FARC, ELN, M-19) negli anni 80 e 90 o i potenti gruppi paramilitari delle AUC (Autodefensas Unidas de Colombia).<br \/>\nQuello che sembra contare \u00e8 la suggestione solo parzialmente giustificata dai fatti.<\/p>\n<p>Tra il 1990 e il 1993 il tasso di omicidi in Colombia era tra le 75 e le 79 unit\u00e0 per 100mila abitanti con totali che si aggiravano intorno ai 25-28mila morti all\u2019anno. Nel Messico del 2008 questi tassi equivarrebbero a circa 84mila omicidi, infinitamente meno di quelli effettivamente registrati l\u2019anno scorso.<\/p>\n<p>Il tasso di omicidi ogni 100mila abitanti e il loro numero totale in Messico sono scesi costantemente dagli anni novanta in poi, passando da una media di 15-16mila all\u2019anno nel periodo 1990-1995 a una media di circa 10 mila nel 2005 e 2006 con un punto minimo di 8507 morti nel 2007 che significano una media di 8 omicidi per 100mila abitanti.<br \/>\nLa media messicana \u00e8 quindi pi\u00f9 comparabile con quella di paesi come gli Stati Uniti e quelli della UE che con quella di altri paesi latino americani come Colombia, Venezuela e Brasile o il Centro America che viaggiano dai 20 ai 40 omicidi per 100mila abitanti.<\/p>\n<p>Per altri crimini come la rapina, il furto, i delitti sessuali e le aggressioni i dati non sono chiari come nel caso degli omicidi per\u00f2 si pu\u00f2 segnalare che oscillano su medie di poco superiori rispetto a quelle dei principali paesi industrializzati.<\/p>\n<p>Un caso un po\u2019 a parte che per\u00f2 potrebbe rivelarsi tragicamente paradigmatico \u00e8 quello del sequestro di persona che sebbene nelle cifre ufficiali sia diminuito drasticamente in dieci anni passando da oltre mille casi nel 1997 a 595 nel 2007 e 438 nel 2008, potrebbe essere un problema molto pi\u00f9 grave e situare il Messico al secondo posto mondiale dopo la Colombia per i sequestri se si considera la cosiddetta \u201ccifra nera\u201d, cio\u00e8 i casi non denunciati o che non danno origine a un\u2019indagine.<\/p>\n<p>In questi casi, dato che le stime di questa \u201ccifra nera\u201d si aggirano negli ultimi anni intorno all\u201980-90%, ecco che i sequestri potrebbero essere addirittura cinquemila e non cos\u00ec pochi come vengono censiti ufficialmente. Inoltre i casi di sequestro express, una modalit\u00e0 di privazione delle libert\u00e0 particolarmente diffusa a Citt\u00e0 del Messico che prevede un furto alla vittima ripetuto durante alcune ore di notte per obbligarla a prelevare pi\u00f9 volte e il pi\u00f9 possibile negli sportelli ATM, non vengono contabilizzati in questa fattispecie riducendo di fatto l\u2019impatto delle cifre.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 che il numero assoluto, quello che fa notizia \u00e8 la connivenza delle autorit\u00e0 poliziesche e giudiziarie con i delinquenti, rese evidenti da alcuni casi recenti ed eclatanti di sequestri che hanno coinvolto famiglie potenti come i Mart\u00ec e i Vargas, vessate da bande di sequestratori di cui facevano parte anche poliziotti ed elementi deviati del potere giudiziario.<\/p>\n<p>La percezione generale della gente \u00e8 perci\u00f2 sensibilmente adulterata ed instabile a causa dell\u2019influenza dei mezzi di comunicazione che drammatizzano i casi specifici e per le spiccate differenze tra regioni e citt\u00e0 messicane che mostrano livelli di pericolosit\u00e0 spesso molto estremi e divergenti tra di loro.<br \/>\nAd ogni modo i tassi di omicidio colombiani attualmente sono addirittura il quadruplo dei messicani, anche se oggi siamo nel mezzo della \u201cguerra contro il narcotraffico\u201d decantata da Calderon come soluzione dei mali di questo Messico lindo y querido minacciato \u201cda forze antipatriottiche\u201d. Chi ha ragione quindi?<\/p>\n<p>Da quanto discusso finora emerge che in Messico gli omicidi totali e la violenza estrema sono diminuiti tendenzialmente nel paese considerato come un tutt\u2019uno, ma i morti legati al narcotraffico e alla guerra tra i cartelli rivali e poi tra ciascuno di questi e lo Stato sono invece aumentati drammaticamente nel primo triennio di governo di Calderon.<br \/>\nUn altro discorso \u00e8 poi distinguere tra varie zone del Messico colpite dal crimine organizzato e dagli omicidi in modi e livelli radicalmente diversi: da una parte ci sono le grandi citt\u00e0 e, in particolare, quelle della frontiera con gli Stati Uniti e la grosse metropoli come Citt\u00e0 del Messico, Guadalajara e Monterrey in cui la tensione \u00e8 generata storicamente dalla crescita smisurata della popolazione e, lungo la frontiera, soprattutto dal commercio di stupefacenti e il suo indotto; dall\u2019altra ci sono le zone rurali soprattutto nel centro-sud con gli stati di Guerrero, Oaxaca, Michoacan, Estado de Mexico e Morelos che hanno una dinamica diversa da altre regioni rurali e dalle citt\u00e0 grandi in quanto qui la violenza \u00e8 stata determinata principalmente dalla mancanza delle istituzioni, delle infrastrutture dei trasporti, scolastiche e sanitarie oltre che da motivi storici come la crisi della riforma agraria e dei regimi di propriet\u00e0 della terra.<\/p>\n<p>Come aspetti sicuramente comuni e pi\u00f9 generali cito tra gli altri la povert\u00e0 sofferta da oltre il 50% della popolazione nazionale, l\u2019altissimo tasso d\u2019impunit\u00e0 per i crimini denunciati che s\u2019aggira intorno al 97% (stima ottimista), lo scontento verso la politica e il sistema giudiziario e gli insultanti indici di disuguaglianza economica e sociale che caratterizzano tutti gli stati del Messico. Un altro dato certo \u00e8 che la guerra al narcotraffico lanciata dal presidente messicano, forte del piano di aiuti militari americani chiamato Plan Merida, non sta dando i risultati attesi in termini di sicurezza e riduzione dei fenomeni criminali ma sta anzi esacerbando le lotte intestine tra i grandi cartelli di trafficanti, le loro bande di sicari e i gruppi usciti dalle numerose scissioni e tradimenti che lo Stato stesso favorisce con infiltrazioni e catture.<\/p>\n<p>La corruzione e la scarsa professionalit\u00e0 delle forze dell\u2019ordine, del personale penitenziario e giudiziario nascondono e a loro volta amplificano il problema di fondo che nessuna autorit\u00e0 sembra voler vedere e risolvere, tanto qui in Messico come nei vicini Stati Uniti: la mancanza assoluta di opportunit\u00e0 economiche e di sviluppo, la carenza quasi totale di istituzioni affidabili, di reti sociali e di un sistema educativo elementare e superiore realmente efficace e accessibile.<\/p>\n<p>Non parliamo poi delle politiche volte a controllare e reprimere l\u2019offerta e la produzione di stupefacenti illegali mentre da decenni ormai si segnala che le misure pi\u00f9 efficaci e comunque meno nocive per la societ\u00e0 in termini di violenza e dispendio di risorse nel lungo periodo sono quelle di sensibilizzazione della domanda e controllo della vendita, eventualmente anche grazie ad una progressiva liberalizzazione.<br \/>\nMa sappiamo che questo \u00e8 un altro discorso e rappresenta spesso un tab\u00f9 doloroso per ampie parti di societ\u00e0 civili e classi politiche ipocrite e immature, tanto in Messico come in Italia, le quali sono incapaci di trattare il tema per quello che \u00e8 e di tracciare un bilancio non ideologico tra i costi e i benefici di queste alternative.<\/p>\n<p>Si stima che le cifre contabilizzate con scrupolo dai giornali sui morti legati al narcotraffico e alle bande criminali in Messico siano addirittura inferiori di un 20-30% rispetto alla realt\u00e0 dato che non si tengono da conto i cadaveri spariti e alcune aree del paese non sono \u201ccoperte\u201d n\u00e9 dalla stampa n\u00e9 da un sistema ufficiale di controllo che sia efficace al riguardo. Anche cos\u00ec bisogna separare i dati: l\u2019aumento netto e inesorabile dei morti per la guerra al narcotraffico diverge dalla diminuzione tendenziale della violenza totale e degli omicidi in generale.<\/p>\n<p>Alla luce di ci\u00f2 e del quadro istituzionale precario \u00e8 chiaro che la repressione militare e l\u2019indurimento della lotta contro i cartelli criminali hanno avuto l\u2019effetto di aumentare la \u201cnarcoviolenza\u201d nel paese ed anzi, per essere precisi, solo in alcune zone di esso. Questa \u00e8 praticamente assente in Baja California Sur, Queretaro, Tlaxcala, Campeche, Colima e Yucatan mentre invece \u00e8 aumentata terribilmente in altre regioni soprattutto al nord, sulla frontiera con gli USA, nel Michoacan e nel Guerrero, lo stato di Acapulco.<br \/>\nNello stato di Chihuahua, tristemente noto per gli assassinii incessanti di centinaia di donne in pochi anni, i cosiddetti feminicidios di Ciudad Juarez, si registra addirittura il 25% delle esecuzioni totali. Le citt\u00e0 pi\u00f9 mortifere in termini assoluti sono proprio Ciudad Juarez, Culiacan, Tijuana, Chihuahua e Monterrey, tutte al nord.<\/p>\n<p>Un altro aspetto importante che sfata alcuni luoghi comuni su come si sta combattendo questa guerra \u00e8 che il 90% delle esecuzioni totali riguarda i membri di bande e cartelli, circa il 9% le forze di polizia, in particolare i corpi municipali e regionali a volte collusi coi cartelli, e solo l\u20191% i militari.<br \/>\nL\u2019uso dell\u2019esercito era stato giustificato nel 2006 per evitare i problemi di corruzione della polizia, ma le violazioni dei diritti umani e l\u2019effettivo aumento della tensione, delle rappresaglie e delle lotte interne ai cartelli non propongono assolutamente un panorama positivo. Nelle file delle bande criminali la maggior parte degli omicidi riguarda i livelli bassi siccome sono colpiti soprattutto sicari, pusher e spacciatori di medio livello gerarchico.<\/p>\n<p>In definitiva quattro grandi fronti di guerra segnalati da Guerrero Gutierrez su Nexos, sono la causa del 90% degli omicidi legati ai narcos e si svolgono soprattutto in alcune zone del paese come ho segnalato pocanzi. Riassumendo si tratta della lotta di alcuni gruppi regionali contro un nemico comune di livello nazionale, il Cartel de Sinaloa, e nello specifico tra<br \/>\n(1) il Cartel de Juarez, aiutato dagli Zetas (in origine un gruppo di militari dissidenti braccio armato del Cartel del Golfo) e i fratelli Beltran Leyva, contro quello di Sinaloa;<br \/>\n(2) tra il Cartel de Tijuana, alleato qui con il Cartel del Golfo e gli Zetas, contro quello di Sinaloa;<br \/>\n(3) tra i cartelli degli Zetas, alleati coi Beltran Leyva, contro quello di Sinaloa e infine<br \/>\n(4) quella dello Stato contro tutti e contro le sue stesse schegge corrotte e deviate.<br \/>\nLa guerra tra il Cartel de la Familia dello stato del Michoacan e gli Zetas o altre bande non risulta molto rilevante in termini di morti ma pu\u00f2 spiegare quanto rimane per concludere questo tragico conteggio.<\/p>\n<p>Il governo ha quindi avuto la funzione di propiziare e stabilire le regole del gioco senza poterlo poi controllare completamente, anzi, i livelli di violenza in questo senso sono cresciuti esponenzialmente e continuano a farlo dopo ogni cattura di qualche capo o il sequestro di ingenti quantit\u00e0 di droga.<br \/>\nCalderon e Medina Mora, discusso Procuratore Generale della Repubblica, hanno bisogno di mostrare numeri positivi in queste voci \u201cdure\u201d per\u00f2 favoriscono allo stesso tempo un circolo vizioso da cui \u00e8 difficile uscire: non si pu\u00f2 di certo sperare di risolvere il problema facendoli ammazzare tutti tra di loro o creando mini stati senza legge n\u00e9 governo dove le garanzie individuali sono un lontano ricordo per tutti.<\/p>\n<p>Inoltre non si riescono a fermare nemmeno le diserzioni di militari che fuggono dall\u2019arma per unirsi alle file del crimine organizzato. Si calcola che siano alcune migliaia gli ex militari a disposizione dei cartelli della droga, quindi lo Stato paga e forma l\u2019esercito durante anni e cos\u00ec i cartelli hanno poi a disposizione forze fresche e professionali che possono pagare profumatamente.<\/p>\n<p>L\u2019alternativa a una politica di mano dura in questo contesto passa da una parte attraverso un deciso processo di riforma istituzionale (e direi anche culturale) in profondit\u00e0 che combatta la corruzione e le infiltrazioni dentro il sistema grazie alla professionalizzazione della magistratura e della polizia e a ingenti investimenti in strutture e risorse umane e dall\u2019altra da uno sviluppo umano, sociale ed economico complessivo che crei opportunit\u00e0 maggiori per la popolazione marginale.<\/p>\n<p>Prevedere rapidamente una politica meno repressiva che investa con continuit\u00e0 e sostanza sulla riduzione della domanda, la prevenzione e l\u2019educazione resta, a mio parere, la via migliore da seguire. C\u2019\u00e8 da chiedersi quali siano realmente la forza e la volont\u00e0 politiche di promuovere e attuare tali cambiamenti.<\/p>\n<p>latinoamericaexpress.blog.unita.it\/\/<\/p>\n<p>lamericalatina.net<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n7591-messico-storie-di-guerra-al-narcotraffico<\/p>\n<p>8320<br \/>\nEmiNews 2009<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20091106 10:07:00 redazione-IT di Fabrizio Lorusso La violenza in Messico \u00e8 uno dei temi pi\u00f9 controversi e discussi da sempre e la dichiarazione di guerra <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=19603\" title=\"7591 Messico: Storie di guerra al narcotraffico\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[107],"tags":[],"class_list":["post-19603","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2009"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - 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