{"id":15921,"date":"2011-06-01T00:00:00","date_gmt":"2011-06-01T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=15921"},"modified":"2011-06-01T00:00:00","modified_gmt":"2011-06-01T00:00:00","slug":"9407-come-si-esce-dalleconomia-del-debito-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=15921","title":{"rendered":"9407 Come si esce dall&#039;economia del debito"},"content":{"rendered":"<div title=\"\/item\/excerpt_encoded1\" class=\"xml-element lvl-1 lvl-mod4-1\">\n<div>&nbsp;<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"xml-content textonly short\">20111029 18:11:00 redazione-IT<\/p>\n<p>[b]di Paolo Cacciari[\/b]<\/p>\n<p>Alzino la mano quanti hanno azioni? Pochissimi, a giudicare dal fatto che non ci dicono mai la loro vera consistenza (numero di persone per il valore delle azioni possedute). Alzino la mano quanti hanno titoli di stato? Non molti e comunque posseggono meno della met\u00e0 della met\u00e0 del valore dei titoli emessi (la met\u00e0 \u00e8 all&#8217;estero, l&#8217;altra met\u00e0 \u00e8 nelle casse di imprese e investitori istituzionali vari). Alzi la mano chi ha denari in banca? Abbastanza, ma si accontentano di interessi che non proteggono nemmeno dall&#8217;inflazione. E allora, chi se ne frega del default ! Falliscano pure banche e stati, non vengano rimborsati i prestiti che hanno avuto, o vengano congelati in attesa di tempi migliori. Le bancarotte (assieme alle guerre) sono il metodo pi\u00f9 sbrigativo per la remissione dei debiti e ricominciare da capo. E&#8217; successo molte volte nella storia degli stati e, da ultimo, l&#8217;Argentina insegna che ci si pu\u00f2 risollevare.<\/p>\n<p>Chi vive del proprio lavoro, chi non arriva alla quarta settimana, cio\u00e8 la maggioranza delle famiglie, si libererebbe cos\u00ec finalmente dal peso di dover foraggiare rendite e interessi. Se \u00e8 vero che su ogni italiano gravano 30.000 euro di debito pubblico, quanti anni ci vorranno per estinguerli, ammesso che i futuri governi riuscissero a non aggiungerne altri? I giovani senza futuro, gli indignados che protestano a Wall Street, i disoccupati nelle piazze spagnole e greche gridano: \u00abNon vogliamo pagare noi i vostri debiti\u00bb. Ed hanno pi\u00f9 che ragione.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 un ma che rende ancora pi\u00f9 grave la situazione e pi\u00f9 profonda la svolta economica e politica necessaria per uscire dalla crisi. Non sono solo gli avidi speculatori, gli approfittatori alla Soros, i manager pagati in opzioni alla Marchionne, i ministri della finanza creativa alla Tremonti che ci hanno portato sull&#8217;orlo del baratro. Via loro (e sa iddio quanto sarebbe bello!) non cambierebbe nulla perch\u00e9 anche l&#8217;azienda dove andiamo a lavorare, l&#8217;amministrazione comunale dove abitiamo, la locale azienda sanitaria, il fondo che gestisce la nostra pensione, la banca del nostro bancomat, l&#8217;agenzia di stato che sborsa il sussidio di disoccupazione a nostro figlio&#8230; sono da tempo, in un modo o nell&#8217;altro,tutti indebitati. Tutti avevano fatto il conto (&quot;aspettativa&quot; si dice in economia) di riuscire in futuro a guadagnare di pi\u00f9 (facendo profitti, riscuotendo tasse, realizzando interessi, vendendo immobili e &quot;cartolarizzando&quot; il Colosseo&#8230;) di quanto non avessero ricevuto in prestito. Credevano, cio\u00e8, nella chimera di una crescita economica esponenziale e senza fine. Un calcolo tragicamente sbagliato. Da tempo (dieci, venti, chi dice trent&#8217;anni) le economie occidentali sono in crisi di realizzo, il loro tessuto produttivo non \u00e8 pi\u00f9 in grado di riprodurre guadagni tali da riuscire a mantenere gli standard dei consumi privati e pubblici. Per mascherare questo fallimento e allontanare il declino le hanno tentate tutte: la leva finanziaria, i titoli tossici, il signoraggio del dollaro, oltre, ovviamente, al vecchio trucco di stampare carta moneta. Niente, la &quot;santa crescita&quot;, nonostante le continue invocazioni e i lauti sacrifici umani, non arriva. E non arriver\u00e0 mai pi\u00f9, almeno per chi \u00e8 da questa parte del mondo.<\/p>\n<p>Doveva essere il secolo americano ed invece \u00e8 quello del suo declino che si trascina con s\u00e9 propaggini e imitazioni. Ci\u00f2 accade un po&#8217; perch\u00e9 portare via le materie prime dal terzo mondo \u00e8 sempre pi\u00f9 costoso (militarizzazione crescente, prebende a regimi fantoccio, esaurimento delle risorse naturali), un po&#8217; perch\u00e9 i paesi emergenti hanno imparato che &quot;arricchirsi \u00e8 glorioso&quot; e nemmeno cos\u00ec difficile. In un contesto di economia neoliberista, fondata sulla competizione selvaggia tra aree geografiche vince semplicemente il pi\u00f9 forte: chi ha pi\u00f9 capacit\u00e0 produttiva, chi riesce pi\u00f9 a spremere i fattori e gli strumenti della produzione: a partire dal lavoro e dalle risorse naturali. Questa volta la Cina \u00e8 davvero vicina.<br \/>\nOppure si decide di uscire dal gioco per davvero. Si esce dall&#8217;economia del debito (cio\u00e8 da quella economia che pone gli interessi del capitale sopra a quelli del lavoro e della stessa vita delle persone e dell&#8217;ecosistema terrestre) con tutto quello che ne deriva. E&#8217; questo il vero recinto di pensiero da cui nemmeno la sinistra-sinistra riesce ad uscire. Le vecchie ricette keynesiane non hanno realmente pi\u00f9 margini di applicazione dentro una crisi strutturale di queste dimensioni e di questa qualit\u00e0. Le politiche riformiste, anche quelle pi\u00f9 caute sono tagliate fuori sia sul versante del modello economico, sociale ed ecologico, sia su quello della distribuzione della ricchezza. E&#8217; ormai chiaro che le risposte possono venire solo uscendo dalle regole e dai dogmi del mercato. Dovremmo pensare ad un altro tipo di ricchezza, ad un altro tipo di benessere, ad un altro modo di lavorare, ad un altro modo di relazionarsi tra le persone che non sia quello che passa attraverso il portafogli. E sarebbe certamente una societ\u00e0 pi\u00f9 umana, pi\u00f9 in armonia con la natura, pi\u00f9 capace di futuro, pi\u00f9 desiderabile. Se provassimo a mettere la cura e la fruizione dei beni comuni (l&#8217;acqua, la terra, le foreste, il patrimonio naturale, ma anche quello culturale: la conoscenza, i saperi) al centro della nostra idea di societ\u00e0, riusciremmo facilmente e con grande soddisfazione individuale e collettiva a fare a meno dell&#8217;ossessione dell&#8217;aumento del Pil. Anzi, essere costretti a pagare per possedere, invece che condividere per accedere ad una fruizione collettiva, sarebbe un indicatore negativo di benessere. Decrescere la dipendenza dal mercato \u00e8 l&#8217;unico modo per sottrarsi ai suoi diktat. Non c&#8217;\u00e8 modo di liberarsi dalla tirannia della produttivit\u00e0 misurata in budget se non ci si libera dal dispositivo dell&#8217;incremento del valore di scambio delle merci. Ed \u00e8 esattamente questo, non altro, quello che chiamano, in modo assolutamente bipartisan (da Napolitano a Berlusconi, dalla Camusso a Marchionne, dagli economisti marxisti a quelli liberisti): crescita. <\/p>\n<p>Il guaio non \u00e8 la \u00abvera e propria crisi del capitalismo\u00bb (sono parole di The Observer), ma la mancanza di una alternativa di sistema. Cio\u00e8, la mancanza di una soggettivit\u00e0 politica che abbia il coraggio civile e intellettuale di prospettare un sistema di valori etici e di regole sociali all&#8217;altezza della odierna crisi di civilt\u00e0 e capace di evitarci di pagare le conseguenze del collasso. Per esempio: non ci si libera dagli strozzini e dagli usurai se non si stabilisce che la finanza e la moneta devono tornare ad essere strumenti neutri, beni comuni pubblici, di servizio, che nessuno (n\u00e9 grande banchiere, n\u00e9 piccolo azionista) pu\u00f2 pensare di usare per arricchirsi. Non ci si evolve dal lavoro schiavo e precario se non si torna a stabilire che anche il lavoro \u00e8 un bene comune, non una merce, un modo di realizzare s\u00e9 stessi e, assieme, contemporaneamente, un modo per offrire agli altri cose utili, sane, durevoli. Non ci si libera dal peso delle crescenti spese militari e per la &quot;sicurezza&quot;, se non si capisce che la pace e la sicurezza sono beni indivisibili, universali.<br \/>\nFastidiose utopie, dir\u00e0 qualcuno, indispensabili modi di essere per chi pensa che sia possibile praticare forme di economia non monetizzata, sociale e solidale. Ernst Friedrich Shumacher diceva che l&#8217;economia \u00e8 una \u00abscienza derivata\u00bb, che deve cio\u00e8 \u00abaccettare istruzioni\u00bb. \u00c8 urgente che qualcuno impartisca nuove istruzioni.<\/p>\n<p>http:\/\/www.ilmanifesto.it\/archivi\/commento\/anno\/2011\/mese\/10\/articolo\/5668\/<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p><\/div>\n<div title=\"\/item\/wp_post_id1\" class=\"xml-element lvl-1 lvl-mod4-1\">\n<div class=\"xml-element-xpaths\">&nbsp;<\/div>\n<div class=\"xml-tag closing\">&nbsp;<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"xml-content textonly short\">&nbsp;<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>&nbsp; 20111029 18:11:00 redazione-IT [b]di Paolo Cacciari[\/b] Alzino la mano quanti hanno azioni? 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