{"id":14809,"date":"2018-11-04T19:14:59","date_gmt":"2018-11-04T18:14:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filef.net\/?p=14809"},"modified":"2018-11-04T19:14:59","modified_gmt":"2018-11-04T18:14:59","slug":"la-brexit-e-lemigrazione-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=14809","title":{"rendered":"La Brexit e l\u2019emigrazione italiana"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t<strong>di Enrico Pugliese<\/strong><\/p>\n<blockquote><p><em><strong>La Brexit avr\u00e0 conseguenze dirette sull\u2019emigrazione italiana, in un clima sociale, politico e istituzionale radicalmente mutato nei confronti dell\u2019Europa che indica un\u2019inversione di tendenza rispetto al processo di integrazione e al comune sentire di appartenenza all\u2019Unione<\/strong><\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>A partire dall\u2019inizio di questo decennio, si \u00e8 assistito a una notevole ripresa dell\u2019emigrazione italiana verso l\u2019estero. Il numero delle partenze \u00e8 cresciuto di anno in anno e il flusso si \u00e8 diretto prevalentemente verso un ristretto numero di Paesi europei appartenenti all\u2019Unione, compresa la Gran Bretagna anche dopo la sua uscita dall\u2019Europa, la Brexit. Al rinnovato flusso di uscite dall\u2019Italia ha corrisposto negli ultimi anni un flusso in entrata soprattutto di stranieri. Il che fa del Paese un vero e proprio crocevia migratorio. E questo aspetto \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 evidente tal ch\u00e9 nel 2017 gli stranieri soggiornanti in Italia risultavano pari a 5 milioni e 200 mila e i cittadini residenti all\u2019estero pari a poco meno di cinque milioni.<\/p>\n<p>Mentre nel Paese c\u2019\u00e8 un intenso dibattito sull\u2019immigrazione, determinato anche e soprattutto dal nuovo clima istituzionale, caratterizzato prima dalle iniziative securitarie del ministro Marco Minniti e poi da quelle esplicitamente persecutorie del ministro Matteo Salvini, dell\u2019emigrazione si parla poco, quasi che la questione fosse priva di rilievo. Proprio per questo ho scritto il libretto recentemente edito dal Mulino\u00a0<a href=\"http:\/\/sbilanciamoci.info\/la-crescente-emigrazione-che-riguarda-gli-europei\/\">Quelli che se ne vanno: la nuova emigrazione italiana<\/a>. Il libro intendeva mettere soprattutto in evidenza la portata significativa del fenomeno, criticare qualche luogo comune come \u2018la fuga dei cervelli\u2019 e denunciare la precariet\u00e0 delle condizioni di lavoro e generali di questi nuovi migranti. Ma la Brexit ha gettato un\u2019ombra sulla tematica che implica un\u2019attenzione e una discussione ben pi\u00f9 serie.<\/p>\n<p>I protagonisti di questa nuova emigrazione hanno molte destinazioni, ma la stragrande maggioranza si recano in Paesi dell\u2019Unione Europea (oltre che in Svizzera). E le mete pi\u00f9 importanti sono state fin dall\u2019inizio la Germania e l\u2019Inghilterra. Nell\u2019analizzare i fattori che hanno determinato la nuova emigrazione italiana con le sue caratteristiche e specificit\u00e0, sono emersi due importanti dati di contesto: il consolidarsi del processo di integrazione europea a partire dall\u2019inizio del secolo e la crisi finanziaria del 2008, seguita nei Paesi dell\u2019Europa del Sud dalla recessione durata fino alla met\u00e0 del decennio in corso.<\/p>\n<p>Entrambi i fattori hanno contribuito a un\u2019intensa mobilit\u00e0 di cittadini europei all\u2019interno di uno spazio migratorio definito dai confini della Ue. L\u2019esclusione dei Paesi dell\u2019Europa del Sud dalla ripresa che a partire dal 2010 ha riguardato quelli del Nord, ha intensificato la nuova emigrazione che non ha rappresentato pi\u00f9 solo una opportunit\u00e0 \u2013 dovuta alla facilit\u00e0 di spostamento, alla riduzione delle barriere e (nei Paesi dell\u2019euro) alla moneta unica \u2013 ma anche una necessit\u00e0 dovuta al peggioramento della situazione economica.<\/p>\n<p>Un fatto interessante da notare \u00e8 che le partenze dall\u2019Italia e dagli altri Paesi dell\u2019Europa mediterranea non si sono fermate neanche quando la ripresa ha cominciato a interessare questi Paesi. Ci\u00f2 deriva molto probabilmente dai limiti e dai condizionamenti che l\u2019hanno caratterizzata, con il conseguente consolidamento del dualismo tra Sud e Nord Europa. Per questo, detto per inciso, si ha l\u2019impressione che il nuovo ciclo della emigrazione italiana sia destinato a continuare.<\/p>\n<p>Ma a modificare il quadro interviene una variabile di tutto rilievo rappresentata dalla Brexit. Innanzitutto essa avr\u00e0 conseguenze dirette sulla emigrazione italiana verso la Gran Bretagna. Questa avverr\u00e0 in condizioni certamente nuove e non ancora del tutto prevedibili, ma non sar\u00e0 pi\u00f9 parte di un movimento all\u2019interno di uno spazio di libera circolazione e residenza, oltre che di godimento (ancorch\u00e9 parziale) di diritti sociali di cittadinanza. E non si tratta solo di questo: la Brexit \u00e8 anche espressione di un clima radicalmente mutato al livello di opinione pubblica, ma anche di istituzioni e di forze politiche, nei confronti dell\u2019Europa e rappresenta una radicale inversione di tendenza rispetto al processo di integrazione e a quel sentire comune di appartenenza all\u2019Unione.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non significa che le spinte e i movimenti migratori necessariamente si ridurranno in maniera importante. Si sono messi in moto molti meccanismi, molte catene migratorie, molte aspettative e anche una certa abitudine agli spostamenti che spingeranno verso la prosecuzione della nuova emigrazione italiana. Tuttavia con maggiori difficolt\u00e0 nella scelta delle destinazioni, nelle condizioni di inserimento e rispetto al godimento di diritti nel mutato clima sociale e istituzionale. E il Regno Unito \u2013 se la Brexit significher\u00e0 Brexit \u2013 non avr\u00e0 il ruolo svolto finora per l\u2019emigrazione italiana quale primo Paese di destinazione (contendendosi questa primazia con la Germania).<\/p>\n<p>Che ne sar\u00e0 dunque dei nuovi emigranti italiani? Per rispondere a questa domanda \u00e8 necessario fare un passo indietro e ritornare alle caratteristiche dell\u2019emigrazione italiana in Gran Bretagna. L\u2019eccezionale presenza in Inghilterra di accademici italiani rappresenta solo una parte degli immigrati ad alto livello di qualificazione (<em>high skilled migration<\/em>, come si usa dire) inserita nella societ\u00e0 britannica. In un saggio, Colpi [2017] sottolinea questa importante componente dell\u2019universo della immigrazione italiana e il fatto che sia relativamente silenziosa (o non udita) e contrastante con la rappresentazione dominante nell\u2019immaginario britannico dell\u2019immigrato italiano, cameriere di bar o di ristorante. Non mancano poi nel panorama le figure di giovani europei mobili alla ricerca anche di esperienze formative, compreso l\u2019apprendimento della lingua, che finora hanno trovato nel Regno Unito la destinazione pi\u00f9 opportuna. E non si tratta solo degli studenti dei programmi Erasmus.<\/p>\n<p>E da questo punto di vista la condizione pi\u00f9 problematica \u00e8 quella della componente operaia in senso lato, nei confronti della quale si \u00e8 espresso il massimo livello di risentimento da parte della componente pi\u00f9 proletaria e popolare dell\u2019elettorato britannico in occasione del referendum sulla Brexit.<\/p>\n<p>Per comprendere quello che sta accadendo ai protagonisti della nuova emigrazione italiana \u00e8 opportuno sottolineare alcune specificit\u00e0 della politica migratoria inglese che non riguardano solo gli italiani. Il Regno Unito all\u2019interno dell\u2019Unione Europea ha sempre mantenuto una posizione particolare riservandosi una serie di prerogative. A parte il fatto che non rientra nella zona dell\u2019Euro \u2013 e questo rende forse meno drammatico l\u2019effetto della Brexit \u2013 il Regno Unito non rientra neanche all\u2019interno dello spazio Schengen, fatto di rilievo per le migrazioni. Pi\u00f9 in generale, il Paese ha inteso mantenere una sorta di autonomia rispetto alle linee europee di gestione della politica migratoria, sia per quanto riguarda l\u2019emigrazione da Stati esterni all\u2019Unione Europea, sia rispetto a quella proveniente dagli stessi Stati membri della Ue. E anche sul piano del welfare, la letteratura ha messo in evidenza una serie di limitazioni volte a ridurne i benefici anche per gli immigrati provenienti da Paesi dell\u2019Unione. Il processo si \u00e8 espresso sia a livello legislativo che a livello di intervento operativo e di applicazione restrittiva delle norme esistenti.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte questa non \u00e8 una specificit\u00e0 britannica: in tutti i Paesi dell\u2019Unione si sono verificate restrizioni alla libert\u00e0 di movimento e al godimento dei benefici delle politiche sociali per i cittadini stranieri appartenenti a Paesi dell\u2019Unione con un ruolo molto importante in questa direzione da parte della Corte Europea.<\/p>\n<p>In un articolo recente Gabriella Alberti conduce una utile illustrazione delle restrizioni alla libert\u00e0 di movimento del lavoro nell\u2019Ue con particolare riferimento al caso della Gran Bretagna, passando in rassegna una molteplicit\u00e0 di studi sugli interventi restrittivi messi in atto sia nel campo del diritto alla residenza che su quello dell\u2019accesso ai benefici del sistema di welfare, e partendo dalla convinzione che i due aspetti sono strettamente intrecciati. \u201cLe restrizioni alle libert\u00e0 dei migranti \u2013 scrive Alberti \u2013 emerge in maniera clamorosa nel Regno Unito dove il diritto ai benefici sociali \u00e8 definito dalla condizione di lavoratore (\u2026) e non dalla cittadinanza sociale (Alberti 2016: 44)\u201d. Il che \u00e8 in contrasto radicale con il carattere universalistico del sistema di welfare britannico.<\/p>\n<p>Alla base di questa erosione c\u2019\u00e8 l\u2019assunto che i migranti rappresentino un carico eccessivo per il sistema del welfare. E proprio sulla base di questo assunto, alla vigilia del referendum, nel febbraio 2016, fu firmato un accordo \u2013 poi invalidato ovviamente dall\u2019esito del referendum \u2013 riguardante condizioni e limiti per avere l\u2019accesso a benefici o per esserne esclusi. Ma gi\u00e0 da prima di queste decisioni, condizionate dall\u2019incombere del referendum, erano state introdotte nel 2013 norme riguardanti l\u2019esclusione dei disoccupati cittadini di Stati membri dell\u2019Ue dal sussidio. Altri esempi portati da D\u2019Onofrio e Marino (2017) in un saggio sulla\u00a0<em>Rivista delle politiche sociali<\/em>\u00a0offrono ulteriore documentazione in questa direzione.<\/p>\n<p>Gli esempi riportati riguardano, per quel che attiene il peggioramento delle condizioni, soprattutto i lavoratori immigrati appartenenti alla fascia pi\u00f9 bassa della scala occupazionale, ma quelli riguardanti il diritto di residenza riguardano anche la componente costituita dagli europei mobili, appartenente alla fascia pi\u00f9 scolarizzata e qualificata.<\/p>\n<p>Ne deriva un quadro di durezza e precariet\u00e0 delle condizioni di lavoro disponibile e accettate dai lavoratori immigrati in un contesto di generale aumento delle diseguaglianze e di precariet\u00e0 crescente dei lavoratori autoctoni che fa montare il convincimento della funzione di social dumping svolta dalla immigrazione anche tra gli studiosi e che ha esacerbato l\u2019animo dei lavoratori locali che soffrono la concorrenza in alcuni ambiti e vivono male anche nei settori non sottoposti alla concorrenza.<\/p>\n<p>Il paradosso \u00e8 che questa inversione di tendenza rispetto alla politica precedente ha avuto luogo per primo nel Paese in cui pi\u00f9 alta era stata a partire dagli anni Novanta l\u2019apertura agli stranieri e la mobilit\u00e0 dei migranti. E non a caso proprio con un riferimento principale alla Gran Bretagna erano state prodotte le rappresentazioni pi\u00f9 note dei nuovi migranti.<\/p>\n<p>A chiudersi con la Brexit \u00e8 dunque il Paese che pi\u00f9 di ogni altro aveva favorito la libert\u00e0 di circolazione come espressione di una societ\u00e0 liberale. Quali che saranno i livelli e i modi di chiusura alla mobilit\u00e0 e alla immigrazione degli italiani e degli europei in generale che il Governo inglese decider\u00e0 di (o potr\u00e0) applicare, l\u2019effetto sar\u00e0 pesante sui protagonisti della nuova emigrazione italiana verso questa destinazione e su quelli che c\u2019erano dapprima. L\u2019inversione di tendenza, ormai chiarissima, non riguarda solo il Regno Unito ma l\u2019intero quadro generale delle relazioni intra-europee e in particolare delle migrazioni interne all\u2019Unione quale si era andato costruendo negli anni finora trascorsi di questo secolo.<\/p>\n<p>Per l\u2019Europa non si tratta solo della \u201cperdita di un pezzo\u201d, peraltro molto significativo. A parte gli effetti immediati e concreti, l\u2019esito del referendum inglese e la conseguente Brexit hanno un significato ancora pi\u00f9 generale quali indicatori del nuovo clima che si respira in Europa: un clima meno aperto e meno solidale che avr\u00e0 dei riflessi nelle politiche migratorie dell\u2019Unione e dei suoi Stati membri per quel che \u00e8 di loro competenza. Ci\u00f2 ricordando che questi hanno comunque sempre preteso un elevato grado di autonomia, soprattutto per quanto attiene all\u2019accoglienza: orientamento che potrebbe rafforzarsi nella direzione attualmente prevalente che \u00e8 quella della chiusura.<\/p>\n<p>Tornando, per concludere, agli effetti della Brexit e sugli italiani, le decisioni, le proposte e gli impegni non riguardano allo stesso modo tutte le figure sociali dei protagonisti della nuova emigrazione e non tutti soffrono della stessa antipatia da parte dalla societ\u00e0 e delle istituzioni britanniche. Cos\u00ec le trattative in corso riguardano gli studenti, per i quali si pone un problema costosissimo di pagamento delle tasse universitarie e di accesso al welfare britannico. E per quanto riguarda poi la componente accademica, minoritaria ma importantissima, le istituzioni universitarie hanno tutto l\u2019interesse a non perderla e questo sar\u00e0 oggetto di trattativa.<\/p>\n<p>Al riguardo Boffo e Gagliardi (2017:95), a proposito della Brexit e non solo, paventano il fatto che \u201cuna serie di spinte protezionistiche che stanno emergendo potrebbero infatti gestire anche la dimensione dell\u2019immigrazione qualificata determinando non solo meno agevoli opportunit\u00e0 migratorie per i giovani italiani ma forse anche rientri forzati quantomeno nei settori pi\u00f9 deboli\u201d. Ma, come detto prima, la posizione pi\u00f9 critica \u00e8 quella della componente operaia. Quest\u2019ultima ha un peso maggiore nel flusso proveniente dai Paesi dell\u2019Est, nei confronti dei quali l\u2019orientamento di chiusura sembra essere pi\u00f9 netto di quello proveniente dal Sud Europa e dall\u2019Italia. Ma anche tra gli italiani la componente operaia qualificata \u00e8 importante ed estesa.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 esser venuto al lettore qualche dubbio sulla opportunit\u00e0 dell\u2019insistere sui numeri, sul quanti sono. La questione per\u00f2 \u00e8 esplosa proprio in occasione delle trattative riguardanti la Brexit: ai 260 mila cittadini italiani risultanti residenti in Gran Bretagna secondo l\u2019Aire, \u00e8 stata contrapposta la cifra di 600 mila di fonte britannica (molto probabilmente esagerata). Alla dimensione del fenomeno in casi come questo corrisponde anche la dimensione del problema. Soprattutto nella eventualit\u00e0 auspicabilmente modesta che un irrigidimento nei criteri di applicazione della Brexit porti a scelte di contingentamento degli ingressi o a difficolt\u00e0 di regolarizzazione (per ora, pare, esclusa) di quelli gi\u00e0 presenti, molti si troveranno in una condizione di irregolarit\u00e0 che gli italiani da tempo avevano disimparato a conoscere.<\/p>\n<p>E non si tratta solo di questo: i Salvini esistono in tutta Europa e quando la xenofobia monta non ci sono trattamenti di favore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Riferimenti bibliografici<\/strong><br \/>\nAlberti, G. (2016), \u201cA new status for migrant workers: restrictions of free movement of labour in the EU\u201d, in Mondi Migranti, n. 3\/2016.<br \/>\nColpi, T. (2017), \u201cBenvenuti nel Regno Unito? British Perceptions and Realities of Italians in the UK\u201d, in Studi Emigrazione, n. 207\/2017.<br \/>\nDi Salvo, M. (2017), \u201cExpat, espatriati, migranti: conflitti semantici e identitari\u201d, in Studi Emigrazione n. 207\/2017.<br \/>\nMarino, S., D\u2019Onofrio, G. (2017), \u201cLa Brexit e l\u2019emigrazione italiana\u201d, in La rivista delle Politiche Sociali, n. 4\/2017.<br \/>\nMondi Migranti (2016), Numero speciale (3\/2016) dedicato a \u201cI processi migratori interni all\u2019Unione Europea\u201d, a cura F. A. Vianello e D. Sacchetto.<br \/>\nSacchetto, D., Vianello, F. A. (2013), Navigando a vista: migranti nella crisi economica tra lavoro e disoccupazione, Milano: Franco Angeli.<br \/>\nSanguinetti, A. (2016) \u201cLa nuova emigrazione italiana in Germania. In fuga dalla crisi\u201d, in Mondi Migranti, n. 3\/2016.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE<\/strong>:\u00a0http:\/\/sbilanciamoci.info\/la-brexit-e-lemigrazione-italiana\/\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>di Enrico Pugliese La Brexit avr\u00e0 conseguenze dirette sull\u2019emigrazione italiana, in un clima sociale, politico e istituzionale radicalmente mutato nei confronti dell\u2019Europa che indica un\u2019inversione <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=14809\" title=\"La Brexit e l\u2019emigrazione italiana\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":13771,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18,28,24,20,17,25],"tags":[],"class_list":["post-14809","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-emigrazione","category-nuova-emigrazione","category-lavoro","category-politica","category-economia","category-leggi-e-normative"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - 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